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	<title>Romano Prodi &#187; Iran</title>
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	<description>Pagine del sito del prof. Romano Prodi</description>
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		<title>Slacciate le scarpe, ma fate la pace</title>
		<link>http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/slacciate-le-scarpe-ma-fate-la-pace_1239.html</link>
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		<pubDate>Wed, 13 Jan 2010 09:44:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 13 gennaio 2010.
Viaggio molto in aereo e non posso non constatare come viaggiare sia diventato sempre più complicato. Le misure di sicurezza sono di giorno in giorno più severe: si è cominciato con il proibire le forbicine per le unghie, poi le normali confezioni di schiuma da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1242" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1242" title="un body scanner in azione" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/01/body-scanners-371-300x233.jpg" alt="un body scanner in azione" width="300" height="233" /><p class="wp-caption-text">un body scanner in azione</p></div>
<p>Articolo di Romano Prodi su <a href="http://sfoglia.ilmessaggero.it/view.php?data=20100113&amp;ediz=20_CITTA&amp;npag=1&amp;file=PRODII_31.xml&amp;type=STANDARD" target="_blank"><strong>Il Messaggero</strong></a> del 13 gennaio 2010.</p>
<p>Viaggio molto in aereo e non posso non constatare come viaggiare sia diventato sempre più complicato. Le misure di <a href="http://www.enac-italia.it/I_Diritti_dei_Passeggeri/Cosa_portare_a_bordo/index.html" target="_blank">sicurezza</a> sono di giorno in giorno più severe: si è cominciato con il proibire le forbicine per le unghie, poi le normali confezioni di schiuma da barba, quindi i boccettini di profumo che eccedono la minima dimensione e infine, dopo lo sciagurato <a href="http://www.corriere.it/esteri/09_dicembre_26/detroit-aereo-sventato-attentato_08843330-f1f7-11de-b17d-00144f02aabe.shtml" target="_blank">tentativo</a> di strage del giovane nigeriano nel volo tra Amsterdam e Detroit, ci si deve <a href="http://www.ilgiornale.it/esteri/nuove_misure_voli_partenza_usa/05-01-2010/articolo-id=411310-page=0-comments=1" target="_blank">adattare</a> non solo a toglierci le scarpe, ma perfino a sottoporci a una sorta di non immaginata radiografia.</p>
<p>Dieci anni fa tutto ciò sarebbe stato impensabile ma poi ci si abitua a tutto. Anzi debbo ammettere che i passeggeri si comportano con una lodevole pazienza, giustamente consapevoli che queste misure sono prese per la loro <a href="http://www.cnn.com/video/#/video/bestoftv/2010/01/07/cb.do.body.scanners.work.cnn?iref=allsearch" target="_blank">sicurezz</a>a, di fronte alla quale non bisogna avere incertezza di sorta.</p>
<p>Tuttavia, quando mi trovo in aeroporto in attesa del controllo, non posso non pensare che questo pur necessario rito costituisca un passo indietro nella nostra condizione di vita e, soprattutto, comunichi un senso di sconfitta di fronte alla speranza di vivere in un mondo sempre più pacificato e sicuro. E che nessun inasprimento delle misure di sicurezza potrà mai garantirci di fronte ad un mondo in cui il terrorismo e l’odio politico assumono una dimensione sempre più crudele e violenta. E che nemmeno il più perfetto coordinamento degli organi di sicurezza fra i diversi paesi e all’interno degli Stati Uniti potrà proteggere le nostre vite in un mondo in cui i popoli e le etnie sono così profondamente mescolati e in cui bisognerebbe controllare i movimenti di centinaia di milioni di persone che vivono in mezzo a noi e con noi condividono la nostra vita quotidiana.</p>
<p>Questa semplice ed elementare riflessione mi nasce spontanea ogni volta in cui mi slaccio le scarpe per sottopormi al dovuto <a href="http://www.cnn.com/video/#/video/world/2010/01/07/black.uk.airport.scanners.cnn?iref=allsearch" target="_blank">controllo</a> mentre mi imbarco all’aeroporto di Parigi o di New York.</p>
<p>E’ però evidente che le nostre riflessioni non possono fermarsi qui e che tutti noi dobbiamo pensare a quale può essere la via d’uscita da questa tragedia a cui sembriamo essere per sempre condannati. Per questo motivo quando mi trovo di fronte ai controlli di sicurezza di un qualsiasi aeroporto sono spinto a pensare che la vera sicurezza può essere solo il frutto del raggiungimento della pace. Di questo discutevamo poche settimane fa con alcuni intellettuali a Singapore quando uno di essi ha esposto una tesi che, pur partendo da un punto di osservazione asiatico, deve obbligare tutti noi a riflettere. E che cioè questa situazione di permanente altissima tensione fra il mondo islamico e gli Stati Uniti non può che condurre ad una completa rivoluzione dei rapporti di forza nella politica mondiale.</p>
<p>Gli Stati Uniti infatti saranno sempre più gravati dal peso economico,politico e psicologico di doversi difendere da un miliardo di potenziali nemici, mentre i nuovi protagonisti della politica internazionale, a partire dalla Cina, ma comprendendo, seppure in grado minore, anche Russia, India e Brasile, potranno correre liberamente nelle praterie della politica mondiale, rovesciando nel tempo i rapporti di forza oggi esistenti. Di conseguenza gli Stati Uniti dovrebbero essere consapevoli che, nel lungo periodo, ogni misura di sicurezza è vana se non si pone rimedio in radice ai problemi che hanno generato le condizioni di odio e di paura in cui ci troviamo. E che la sicurezza dei cittadini americani ( e di conseguenza anche la nostra sicurezza) è affidata solo provvisoriamente all’inasprimento delle misure di controllo ma può essere garantita solo dalla fine del conflitto fra Israele e la Palestina. E che quindi il problema della pace in Medio Oriente deve essere affrontato nel tempo più rapido possibile, prima che gli Stati Uniti, come hanno sottolineato i miei interlocutori di Singapore, abbiano perso la capacità e la forza di risolverlo. Nessuno infatti può resistere a lungo ad uno sforzo così intenso e prolungato come quello a cui sono oggi sottoposti il governo ed il popolo americano.</p>
<p>Come è già accaduto negli ultimi decenni ancora la nostra sicurezza è ancora una volta sulle spalle del presidente degli Stati Uniti e sulla sua capacità di imporre una soluzione riguardo all’eterno conflitto fra israeliani e palestinesi. La differenza rispetto al passato è che il tempo gioca contro la capacità americana di essere in grado di costruire questa soluzione. Dall’osservatorio asiatico ( ma io credo anche dal nostro osservatorio) il presidente Obama non ha più di fronte a sé molti anni di tempo ma solo alcuni mesi. Dopo non avrà più la possibilità di farlo.</p>
<p>Romano Prodi</p>
<p>PS. In queste riflessioni non ho menzionato l’Europa perché, date le sue divisioni, non è ritenuta un possibile protagonista di questa grande vicenda mondiale.</p>
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		<title>Pochi fondi, «congelata» la scuola di Prodi</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Dec 2009 10:00:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Articolo di Francesco Alberti su Il Corriere della Sera del 1 dic 2009
Dal nostro inviato  Francesco Alberti &#8211; L’ex premier e la formazione Pochi fondi, «congelata» la scuola di Prodi
BOLOGNA— Forse non li ha fatti ancora tutti, i 53 Paesi del continente africano, ma ci manca poco. In compenso, qualche mese fa, radunò a Bologna [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-1179 alignright" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2009/12/200705101250Romano_Prodi_154035c.jpg" alt="" width="280" height="272" />Articolo di Francesco Alberti su <strong><a href="http://www.pressdisplay.com/pressdisplay/it/viewer.aspx" target="_blank">Il Corriere della Sera</a></strong> del 1 dic 2009</p>
<p>Dal nostro inviato  Francesco Alberti &#8211; L’ex premier e la formazione Pochi fondi, «congelata» la scuola di Prodi</p>
<p>BOLOGNA— Forse non li ha fatti ancora tutti, i 53 Paesi del continente africano, ma ci manca poco. In compenso, qualche mese fa, radunò a Bologna <a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/i-capi-tribu-del-forum-africa-prodi-nostro-portavoce-ed-emissario-allonu-ed-alla-ue_738.html" target="_blank">i capi di decine di tribù</a> in un incontro solo apparentemente folcloristico, visto che quasi tutti i conflitti di quella terra hanno origini tribali. È il Romano Prodi di sempre, con la valigia in mano. La <a href="http://www.romanoprodi.it/interviste/prodi-in-cattedra-fidiamoci-della-cina_1141.html" target="_blank">Cina</a>, dove ormai lo chiamano «Plodì», tanto è di casa. L’<a href="http://www.romanoprodi.it/documenti/guardandosi-intorno_384.html" target="_blank">Iran</a>, cliente scomodo: incoraggianti i primi incontri, poi la contestata elezione di Ahmadinejad ha gelato i rapporti. La <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/le-divisioni-del-mondo-arabo-non-aiutano-la-pace-ma-possono-provocare-un-conflitto-inarrestabile_358.html" target="_blank">Palestina</a> con i suoi mille rovi.</p>
<p>Cittadino del mondo per curriculum e vocazione (ex presidente Ue, attuale inviato Onu), l’ex premier ha blindato ieri il primo anno e mezzo di vita della sua <a href="http://www.fondazionepopoli.org">Fondazione</a> per la Collaborazione tra i Popoli: organismo nato sotto i portici bolognesi di Santo Stefano, con un budget finanziario all’osso (250 mila euro, una trentina di finanziatori) e la generosa ambizione «di affrontare le problematiche sociali, economiche e politiche del mondo».</p>
<p>Ironicamente distaccato dalle cose italiane («Non sono qui a parlare di Abdul Franceschini o Mohamed Bersani&#8230; » ha scherzato), Prodi ha gettato sull’Italia uno sguardo preoccupato: «Ho l’impressione di un Paese particolarmente assente nei processi di pace e sviluppo, nonostante la presenza di truppe nelle varie missioni. Vedo un certo isolamento, mentre sarebbe augurabile da parte di maggioranza e opposizione avere uno sguardo sul mondo: il rischio, altrimenti, è chiudersi nel provincialismo».</p>
<p>Aspettando l’Italia, il Professore e la sua squadra (tra cui la parlamentare Zampa, l’amico e consulente Ovi, l’ex ministro Santagata) puntano ad inspessire il lavoro della Fondazione. Il sogno è quello di mettere in piedi una scuola di formazione per giovani, con metà dei posti riservati a ragazzi africani. Ma la scarsità di fondi ha congelato per ora l’iniziativa: «Non voglio fare le nozze con i fichi secchi. È già stato faticoso trovare le attuali risorse, l’Italia è fatta così&#8230;». Prodi l’africano comunque ci crede: per i primi mesi del 2010 è in cantiere a Bologna una <a href="http://www.libero-news.it/adnkronos/view/234175" target="_blank">conferenza sul Continente Nero</a> con esperti dell’Onu, Banca mondiale, Fondo monetario e rappresentanti di Usa, Ue e Cina: «I soldi sono pochi, ma quanto a contatti non scherziamo&#8230;» ha ricordato, orgoglioso, l’ex premier.</p>
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		<title>Guardandosi intorno</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Feb 2009 10:00:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[GUARDANDOSI INTORNO
Care amiche, cari amici,
il racconto che vi proponiamo oggi rappresenta una sorta di &#8216;diario di bordo&#8217; delle visite internazionali che Romano Prodi ha fatto dopo la conclusione della sua esperienza di governo.
Al rientro da Palazzo Chigi, il Professore ha ritenuto di voler mettere la propria esperienza al servizio della Fondazione per la Collaborazione tra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><b>GUARDANDOSI INTORNO</b></p>
<p style="padding-left: 30px;" mce_style="PADDING-LEFT: 30px"><i>Care amiche, cari amici,<br />
il racconto che vi proponiamo oggi rappresenta una sorta di &#8216;diario di bordo&#8217; delle visite internazionali che Romano Prodi ha fatto dopo la conclusione della sua esperienza di governo.</i></p>
<p style="padding-left: 30px;" mce_style="padding-left: 30px;"><i>Al rientro da Palazzo Chigi, il Professore ha ritenuto di voler mettere la propria esperienza al servizio della Fondazione per la Collaborazione tra i Popoli. Una Fondazione che affronta le problematiche sociali, culturali, economiche, politiche del mondo&#8217;, che cerca nuove proposte di collaborazione nel contesto internazionale.</i></p>
<p style="padding-left: 30px;" mce_style="padding-left: 30px;"><i>Il racconto qui proposto , scritto di suo pugno da Romano Prodi, parla del lavoro per la pace in Africa su incarico delle Nazioni Unite. Ricorda&nbsp; gli incontri con i vertici di governi in Cina, in Europa, in America Latina. Sono i primi passi di un lavoro intenso e appassionante. C&#8217;e&#8217; il desiderio di rendere trasparente e condiviso il percorso intrapreso tappa per tappa, con chi ha manifestato interesse ad essere informato.<br />
</i></p>
<p style="padding-left: 30px;" mce_style="padding-left: 30px;"><i>E&#8217; uno scritto sintetico che consegna riflessioni rapide e vive. Dal primo viaggio di lavoro, in Spagna nel 2008, si arriva alla visita in Messico che ha avuto luogo poche settimane fa. Il testo e&#8217; corredato da foto e rinvii a documenti di approfondimento. Potete trovarlo qui.<br />
</i></p>
<p style="padding-left: 30px;" mce_style="PADDING-LEFT: 30px"><i>Se lo desiderate, potete inviare le vostre impressioni ed i vostri commenti sul Forum che la Fondazione ha preparato per voi.<br />
</i><br />
<i>Il Forum e&#8217; pronto per voi <a href="http://www.mondogrande.it/" mce_href="http://www.mondogrande.it/" target="_blank"><b>qui</b></a>. </i><i>Potete iscrivervi e cominciare subito a dialogare.</i></p>
<p style="padding-left: 30px;" mce_style="PADDING-LEFT: 30px"><i>Buona lettura<br />
e buona partecipazione al Forum della Fondazione !</i></p>
<p style="padding-left: 30px;" mce_style="PADDING-LEFT: 30px"><i>la Fondazione per la Collaborazione tra i Popoli</i></p>
<p><i></i><br />
<b>Rimettere ordine</b></p>
<div class="mceTemp">
<dl id="attachment_387" class="wp-caption alignright" style="width: 250px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/prodipalazzochigi.jpg" mce_href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/prodipalazzochigi.jpg"><img class="size-medium wp-image-387" title="prodipalazzochigi" src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/prodipalazzochigi.jpg" mce_src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/prodipalazzochigi.jpg" alt="" height="276" width="240"></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">A Palazzo Chigi</dd>
</dl>
</div>
<p>Terminata la mia attività di <a href="http://www.romanoprodi.it/cgi-bin/adon.cgi?act=doc&amp;doc=1764" mce_href="http://www.romanoprodi.it/cgi-bin/adon.cgi?act=doc&amp;doc=1764" target="_blank">governo</a> ho dedicato una notevole parte del mio tempo a &#8220;guardarmi intorno&#8221;.<br />
Il che ha significato riprendere a studiare con sistematicità la politica, l&#8217;economia e i loro cambiamenti negli ultimi dieci anni e, soprattutto, potermi dedicare con intensità ed ampiezza di orizzonti a capire che cosa sta succedendo al di fuori dei confini italiani.<br />
Il tutto naturalmente inframmezzato da un vero e proprio lavoro di &#8220;facchinaggio&#8221; per stipare in un&#8217;unica casa l&#8217;enorme quantità di libri e carte che si erano via via accumulati a Bologna, poi a Bruxelles e quindi anche a Roma.<br />
Data l&#8217;impenetrabilità dei corpi, molti libri sono dovuti forzatamente uscire di casa.<br />
Il che provoca un certo dolore, ma anche la soddisfazione di rimettere in ordine le cose, accumulate in vent&#8217;anni, secondo un nuovo criterio.<br />
Ci vorrà un tempo lunghissimo per finire questo lavoro ma questa opera di &#8220;riordino totale&#8221; è estremamente efficace per staccare rispetto al passato e riadattare la testa in vista dei cambiamenti futuri, volendo dedicare una particolare attenzione allo scenario internazionale.</p>
<p>L&#8217;attenzione all&#8217;estero esigeva ed esige naturalmente uno strumento di lavoro ancorché minimo ed estremamente agile.<br />
È stato a questo proposito interamente cambiato lo statuto della Fondazione &#8220;Governare per&#8221;, trasformata in &#8220;<a href="http://www.fondazionepopoli.org/statuto.html" mce_href="http://www.fondazionepopoli.org/statuto.html" target="_blank">Fondazione per la collaborazione fra i popoli</a>&#8220;.<br />
La nuova denominazione è stata scelta in modo da descrivere accuratamente i suoi obiettivi, e non esige quindi alcun commento.</p>
<p><b>Viaggiando in Europa</b></p>
<div class="mceTemp">
<dl id="attachment_390" class="wp-caption alignright" style="width: 310px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/prodisantander.jpg" mce_href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/prodisantander.jpg"><img class="size-medium wp-image-390" title="prodisantander" src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/prodisantander-300x199.jpg" mce_src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/prodisantander-300x199.jpg" alt="" height="199" width="300"></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Inaugurazione dell&#8217;Anno Accademico 2008 all&#8217;Univesità di Santander</dd>
</dl>
</div>
<p>Il primo cerchio di questo sguardo al mondo è naturalmente dedicato ai temi europei, sia nell&#8217;analisi del presente sia nelle possibili evoluzioni future.<br />
Questo interesse si è manifestato in una serie di convegni e di incontri in diverse parti d&#8217;Europa.<br />
Tra questi appuntamenti posso ricordare il discorso all&#8217;Università di <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/05/31/prodi-sono-nemici-dell-europa-guardano-al.html" mce_href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/05/31/prodi-sono-nemici-dell-europa-guardano-al.html" target="_blank">Tarragona</a> (dove ho ricevuto il <a href="http://www.urv.cat/es_noticies/97/romano-prodi-recoge-el-premio-al-dialogo-intercultural-en-el-mediterraneo-2007" mce_href="http://www.urv.cat/es_noticies/97/romano-prodi-recoge-el-premio-al-dialogo-intercultural-en-el-mediterraneo-2007" target="_blank">premio</a> per il dialogo interculturale nel Mediterraneo), all&#8217;Università di <a href="http://www.uimp.es/blogs/prensa/2008/06/19/romano-prodi-europa-es-la-unica-propuesta-valida-para-evitar-los-danos-de-la-globalizacion-y-de-la-fragmentacion/" mce_href="http://www.uimp.es/blogs/prensa/2008/06/19/romano-prodi-europa-es-la-unica-propuesta-valida-para-evitar-los-danos-de-la-globalizacion-y-de-la-fragmentacion/" target="_blank">Santander</a>, alla celebrazione del decennale della Banca Centrale Europea a <a href="http://www.ecb.int/events/conferences/html/10ann_celeb.en.html" mce_href="http://www.ecb.int/events/conferences/html/10ann_celeb.en.html" target="_blank">Francoforte</a>, agli &#8220;Stati generali&#8221; dell&#8217;Unione Europea a <a href="http://www.etatsgeneraux-europe.eu/spip.php?article8" mce_href="http://www.etatsgeneraux-europe.eu/spip.php?article8" target="_blank">Lione</a> e come oratore alla Conferenza Winston Churchill, in ricordo del discorso pro-Europa tenuto nel 1948 da Churchill, che si svolge ogni anno presso l&#8217;Università di <a href="http://www.uzh.ch/news/articles/2008/3167.html" mce_href="http://www.uzh.ch/news/articles/2008/3167.html" target="_blank">Zurigo</a>.</p>
<div class="mceTemp">
<dl id="attachment_393" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/prodidecennalebce.jpg" mce_href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/prodidecennalebce.jpg"><img class="size-medium wp-image-393" title="prodidecennalebce" src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/prodidecennalebce-300x195.jpg" mce_src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/prodidecennalebce-300x195.jpg" alt="Decennale della Banca Centrale Europea a Francoforte" height="195" width="300"></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Decennale della Banca Centrale Europea a Francoforte</dd>
</dl>
</div>
<p>Questi incontri sono stati l&#8217;occasione per riprendere il tema dell&#8217;Euro, dell&#8217;allargamento, del Mediterraneo e della politica del vicinato,&nbsp; il cosiddetto <i>anello dei paesi amici</i> (come ho spiegato in &#8220;<a href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/insieme" mce_href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/insieme" target="_blank">Insieme</a>&#8221; si tratta di&nbsp; «[Quei]&#8230;paesi che stanno attorno all&#8217;Unione Europea, quell&#8217;anello che va dalla Russia fino al Marocco [...] con cui intraprendere una relazione speciale basata su una cooperazione stretta [...] Tutti i paesi che ne fanno parte potranno avere con l&#8217;Europa rapporti sempre più stretti, fino a condividere tutto con l&#8217;Unione tranne le istituzioni».).<br />
<i><br />
</i></p>
<p>Dopo il tentativo, da parte di qualche osservatore, di trattare questi temi in modo affrettato e qualunquistico, si procede finalmente verso un&#8217;interpretazione più approfondita, più equilibrata e più veritiera della politica europea impostata e attuata dalla <a href="http://ec.europa.eu/archives/commission_1999_2004/index_it.htm" mce_href="http://ec.europa.eu/archives/commission_1999_2004/index_it.htm" target="_blank">Commissione</a> da me presieduta tra il 1999 e il 2004.<br />
In un periodo di fortissima affermazione degli egoismi nazionali, le realizzazioni compiute sono un saldo punto di riferimento per il passato ed un punto di partenza per il futuro.<br />
Si comincia anche a riflettere su quale sarebbe la situazione oggi senza l&#8217;ancoraggio all&#8217;Euro e senza l&#8217;allargamento a nuovi paesi che, fuori dall&#8217;Unione Europea, sarebbero fonte di divisione e di turbamento.<br />
Questo soprattutto dopo che il <a href="http://www.politichecomunitarie.it/comunicazione/15962/referendum-irlanda-i-commenti" mce_href="http://www.politichecomunitarie.it/comunicazione/15962/referendum-irlanda-i-commenti" target="_blank">referendum irlandese</a> ha <a href="http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/esteri/irlanda-referendum/irlanda-referendum/irlanda-referendum.html" mce_href="http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/esteri/irlanda-referendum/irlanda-referendum/irlanda-referendum.html" target="_blank">bloccato</a> la positiva evoluzione di un&#8217;Unione Europea che già faticava a procedere nel suo processo di consolidamento.<br />
Mi ha fatto inoltre piacere constatare personalmente in un tranquillo viaggio, i progressi di Slovacchia, Polonia e Repubblica Ceca dopo il loro ingresso nell&#8217;Unione Europea.</p>
<p><b>In Albania</b></p>
<div class="mceTemp">
<dl id="attachment_404" class="wp-caption alignright" style="width: 310px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/prodiberisha1.jpg" mce_href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/prodiberisha1.jpg"><img class="size-medium wp-image-404" src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/prodiberisha1-300x216.jpg" mce_src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/prodiberisha1-300x216.jpg" alt="Incontro con il Premier Sali Berisha" height="216" width="300"></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Incontro con il Premier Sali Berisha</dd>
</dl>
</div>
<p>In questa linea di aggiornamento sullo &#8220;stato&#8221; della politica internazionale mi è stato di estrema utilità un soggiorno in <a href="http://www.rinascitabalcanica.com/?read=10482" mce_href="http://www.rinascitabalcanica.com/?read=10482" target="_blank">Albania</a> occasionato dalla partecipazione come insegnante ad un corso tenuto dall&#8217;Università di Bologna presso l&#8217;Università della Nostra Signora del Buon Consiglio a <a href="http://www.parlament.al/?k=3900" mce_href="http://www.parlament.al/?k=3900" target="_blank">Tirana</a>.<br />
È stata una occasione per incontrare nuovamente il Presidente della Repubblica, il Primo Ministro, il Presidente del Parlamento, i sindaci di Tirana e Durazzo. Il sindaco di <a href="http://www.panorama.com.al/index.php?id=16070" mce_href="http://www.panorama.com.al/index.php?id=16070" target="_blank">Girocastro</a>, mi ha voluto concedere la cittadinanza onoraria per quanto compiuto in favore dell&#8217;Albania durante il periodo alla Presidenza del Consiglio e alla Presidenza della Commissione Europea.<br />
È stato importante verificare quanto sia ancora vivo (anche a livello popolare) il ricordo della <a href="http://www.esercito.difesa.it/root/attivita/mix_alba.asp" mce_href="http://www.esercito.difesa.it/root/attivita/mix_alba.asp" target="_blank">missione Alba</a> che ha salvato l&#8217;Albania da una vera e propria guerra civile nel momento degli scandali finanziari e delle conseguenti violenti tensioni politiche.<br />
Con tutta la difficoltà che questo processo comporta, l&#8217;Albania sta rapidamente cambiando e iniziando il proprio percorso di modernizzazione e di democratizzazione.<br />
La prospettiva è, naturalmente, l&#8217;ingresso nell&#8217;Unione Europea, un ingresso accompagnato dalle necessarie riforme nella vita politica, economica e sociale del Paese. Vi sono molti che, naturalmente, pensano che il cammino di modernizzazione sia troppo lento, ma non dobbiamo dimenticare che sono passati poco più di dieci anni dal momento in cui l&#8217;Albania era considerata un paese in sicuro disfacimento.</p>
<p><b></b></p>
<p><b>All&#8217;ONU</b></p>
<div class="mceTemp">
<dl id="attachment_425" class="wp-caption alignright" style="width: 510px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/rp_onu_00011.jpg" mce_href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/rp_onu_00011.jpg"><img class="size-full wp-image-425" title="Press Conference" src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/rp_onu_00011.jpg" mce_src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/rp_onu_00011.jpg" alt="Con Ban Ki Moon ed i membri del AU-UN panel: James Dobbins (United States), Jean-Pierre Halbwachs (Mauritius), Monica Juma (Kenya), Toshi Niwa (Japan), Behrooz Sadry (Iran). " height="242" width="500"></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">con Ban Ki Moon ed i membri del AU-UN panel: James Dobbins (United States), Jean-Pierre Halbwachs (Mauritius), Monica Juma (Kenya), Toshi Niwa (Japan), Behrooz Sadry (Iran). </dd>
</dl>
</div>
<p>In settembre comincia in modo imprevisto&nbsp;una nuova attività, quella di presiedere un così detto &#8220;<a href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/notizie/former-italian-prime-minister-to-head-african-union-un-peacekeeping-panel_66.html" mce_href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/notizie/former-italian-prime-minister-to-head-african-union-un-peacekeeping-panel_66.html" target="_blank">gruppo di alto livello</a>&#8221; (High Level Group) nominato dal Segretario Generale delle <a href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/notizie/il-segretario-generale-dellonu-nomina-romano-prodi-alla-guida-della-commissione-speciale-delle-nazioni-unite-per-lafrica_58.html" mce_href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/notizie/il-segretario-generale-dellonu-nomina-romano-prodi-alla-guida-della-commissione-speciale-delle-nazioni-unite-per-lafrica_58.html" target="_blank">Nazioni Unite</a> (in accordo con l&#8217;Unione Africana) per cercare nuove regole e nuovi finanziamenti indispensabili a rendere più efficace il <a href="http://www.un.org/News/briefings/docs/2008/db080912.doc.htm" mce_href="http://www.un.org/News/briefings/docs/2008/db080912.doc.htm" target="_blank">Peacekeeping</a> in Africa.<br />
Il compito era quello di redigere di un rapporto, che presenterò in marzo al Consiglio di Sicurezza dell&#8217;ONU, attraverso una serie di aggiornamenti e approfondimenti ma&nbsp;soprattutto operando con&nbsp;un lavoro comune che si è svolto fra la sede delle Nazioni Unite di New York e la sede dell&#8217;Unione Africana di Addis Abeba.<br />
La diversità delle due città non potrebbe essere più stridente e, nello stesso tempo più efficace nel descrivere quale debba essere lo sforzo per aiutare l&#8217;Africa ad uscire dal suo stato di &#8220;continente dimenticato&#8221;.<br />
Questo lavoro si è fatto via via più appassionante, anche se non è facile assorbire in fretta gli aspetti tecnici ed operativi del peacekeeping.<br />
Mi ha aiutato l&#8217;esperienza politica e operativa delle due missioni di peacekeeping da me direttamente organizzate in <a href="http://archiviostorico.corriere.it/1997/luglio/09/Complimenti_Prodi_sull_Albania_dopo_co_0_9707094474.shtml" mce_href="http://archiviostorico.corriere.it/1997/luglio/09/Complimenti_Prodi_sull_Albania_dopo_co_0_9707094474.shtml" target="_blank">Albania</a> e in <a href="http://www.archiviostampa.it/it/news/news.aspx?id=1864" mce_href="http://www.archiviostampa.it/it/news/news.aspx?id=1864" target="_blank">Libano</a> durante i due periodi della mia presidenza del Consiglio. Missioni che sono da tutti&nbsp;ricordate tra i casi di successo in questo campo.</p>
<div class="mceTemp">
<dl id="attachment_428" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/rp_onu_00001.jpg" mce_href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/rp_onu_00001.jpg"><img class="size-medium wp-image-428" src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/rp_onu_00001-300x262.jpg" mce_src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/rp_onu_00001-300x262.jpg" alt="" height="262" width="300"></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">con Ban Ki Moon</dd>
</dl>
</div>
<p>A rendere ancora più importante questo compito è l&#8217;evidenza dei dati che dimostrano quale sia la differenza, in termini di sviluppo, fra paesi che vivono in pace e paesi vittime dei conflitti.<br />
La frase &#8220;non c&#8217;è sviluppo senza pace&#8221; non è una espressione retorica ma la semplice descrizione della realtà.<br />
Una parte non trascurabile di questo rapporto è dedicato alle fonti di finanziamento che possono permettere alle Nazioni Unite e all&#8217;Unione Africana di organizzare in modo efficace il peacekeeping.<br />
Problema che diventa sempre più acuto con l&#8217;aggravarsi della crisi economica.<br />
Viene tuttavia spontaneo ricordare che la sproporzione fra le spese militari e quelle dedicate al peacekeeping è tale da essere persino difficile da spiegare.<br />
Basta un dato sintetico. Il totale delle <a href="http://www.ambwashingtondc.esteri.it/NR/rdonlyres/059222C8-F7F6-4D42-B89C-568A2664ADD5/20987/UNPKFactsheetITA28Mar08.doc" mce_href="http://www.ambwashingtondc.esteri.it/NR/rdonlyres/059222C8-F7F6-4D42-B89C-568A2664ADD5/20987/UNPKFactsheetITA28Mar08.doc" target="_blank">spese dell&#8217;ONU</a> per il mantenimento della pace nel mondo è stato nel 2007 attorno ai 7 miliardi di dollari.<br />
Una cifra forse non trascurabile a livello microeconomico, ma che è minore del costo di due settimane della sola guerra in Irak.<br />
Anche per questo motivo pongo sempre il problema della partecipazione al processo di peacekeeping in Africa come prioritario in tutti gli incontri politici e i contatti da me compiuti a livello internazionale.<br />
Questi contatti non sono naturalmente limitati ai leaders europei ma riguardano una sfera più ampia che va dall&#8217;Asia, all&#8217;America e all&#8217;Africa, dove è iniziato un dialogo sistematico sia con i leaders dell&#8217;Unione Africana sia con i responsabili politici dei paesi che si trovano in situazione di maggiore difficoltà e tensione.</p>
<p><b>L&#8217;importanza del dialogo</b></p>
<p>Dialogo (e questo deve essere sottolineato) non significa parlare solo con quelli che la pensano come te o ti sono vicini nell&#8217;azione politica.<br />
Dialogo significa interagire anche con coloro che stanno provocando problemi e tensioni, non cessando mai di mettere sul tavolo le nostre convinzioni e le nostre analisi.<br />
Continui sono perciò i colloqui (anche telefonici) con tutti i leaders africani, anche con coloro che più hanno tensioni e problemi con la comunità internazionale.<br />
La mia esperienza mi ha sempre portato a concludere che non il dialogo ma la mancanza di dialogo ha provocato le maggiori tragedie dell&#8217;umanità.<br />
Ho ricordato spesso in passato la mia sorpresa nel constatare come i protagonisti della politica medio-orientale in molti casi non si fossero mai parlati fra di loro, né nei rari momenti di distensione né nei periodi di maggiore tensione.<br />
Farsi la guerra senza essersi mai scambiati direttamente alcuna parola appartiene alle grandi tragedie dell&#8217;umanità contemporanea.</p>
<p><b>Incontri in Iran</b></p>
<div class="mceTemp">
<dl id="attachment_415" class="wp-caption alignright" style="width: 310px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/religion-modern-world-conf-tehran11.jpg" mce_href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/religion-modern-world-conf-tehran11.jpg"><img class="size-medium wp-image-415" src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/religion-modern-world-conf-tehran11.jpg" mce_src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/religion-modern-world-conf-tehran11.jpg" alt="Conference on Religions in the Modern World" height="192" width="300"></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Conference on Religions in the Modern World</dd>
</dl>
</div>
<p>In questo quadro e in questa prospettiva si inserisce un viaggio in <a href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/interventi/conference-religion-in-the-modern-world-intervento-del-presidente-romano-prodi_160.html" mce_href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/interventi/conference-religion-in-the-modern-world-intervento-del-presidente-romano-prodi_160.html" target="_blank">Iran</a>, invitato (insieme all&#8217;ex Segretario Generale dell&#8217;ONU Kofi Annan ed altri leaders politici e religiosi) ad un incontro della Fondazione Khatami sul dialogo fra le religioni.<br />
È stata un&#8217;occasione non solo per parlare a fondo con l&#8217;ex Presidente della Repubblica Khatami più aperto verso la democrazia e l&#8217;occidente, ma per incontrare ancora una volta l&#8217;attuale Presidente Ahmadinejad, il &#8220;leader&#8221; supremo Khamenei, il sindaco di Teheran e gli altri leader iraniani.<br />
Un&#8217;occasione per ribadire le aspettative europee nei confronti dell&#8217;Iran a spingere questo Paese non solo verso un mutamento del suo ruolo nel Medio Oriente ma anche riguardo al problema nucleare, punto di tensione e di rischio per tutta la politica mondiale.</p>
<div class="mceTemp">
<dl id="attachment_416" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/prodikhatami1.jpg" mce_href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/prodikhatami1.jpg"><img class="size-medium wp-image-416" src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/prodikhatami1-300x212.jpg" mce_src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/prodikhatami1-300x212.jpg" alt="con Mohammad Khatami" height="212" width="300"></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">con Mohammad Khatami</dd>
</dl>
</div>
<p>Il rapporto con l&#8217;Iran aveva raggiunto un momento molto significativo quando, durante il mio primo Governo avevo fatto (unico leader europeo) un viaggio ufficiale a Teheran.<br />
Un viaggio compiuto, dopo un lungo dialogo con il Presidente americano Clinton.<br />
Da un lato la presidenza di Khatami e dall&#8217;altra la presidenza Clinton permettevano infatti un pur ristretto spazio di colloqui, spazio che si è progressivamente chiuso in seguito.<br />
Il cambiamento della politica iraniana è la chiave di volta per la soluzione di molti problemi dell&#8217;area medio orientale ed è un mutamento difficile ma possibile anche perché la politica americana ha indebolito drammaticamente tutti i nemici dell&#8217;Iran.<br />
Se vi fosse razionalità in politica la dirigenza iraniana avrebbe tutta la convenienza a passare ad una nuova fase di dialogo con gli Stati Uniti e l&#8217;Europa. E forse dovrebbe anche erigere un monumento a Gorge W. Bush nella piazza centrale di Teheran proprio perché, con la sua politica, ha regalato all&#8217;Iran il ruolo di grande potenza regionale.</p>
<p><b>L&#8217;interesse per la Cina</b></p>
<div class="mceTemp">
<dl id="attachment_418" class="wp-caption alignright" style="width: 310px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/prodiwenjiabao.jpg" mce_href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/prodiwenjiabao.jpg"><img class="size-medium wp-image-418" src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/prodiwenjiabao-300x226.jpg" mce_src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/prodiwenjiabao-300x226.jpg" alt="con Wen Jiabao" height="226" width="300"></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">con Wen Jiabao</dd>
</dl>
</div>
<p>In novembre ho compiuto un lungo viaggio in Cina. Per essere preciso a <a href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/articoli/estero/prodi-in-cina-incontro-a-pechino-con-il-premier-wen-jabao_294.html" mce_href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/articoli/estero/prodi-in-cina-incontro-a-pechino-con-il-premier-wen-jabao_294.html" target="_blank">Pechino</a>.<br />
Un viaggio dedicato a una serie di seminari su problemi politici ed economici di fronte all&#8217;Accademia del <a href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/interventi/la-crisi-finanziaria-e-le-sue-conseguenze-politiche-globali-intervento-al-comitato-centrale-del-partito-comunista-cinese_472.html" mce_href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/interventi/la-crisi-finanziaria-e-le-sue-conseguenze-politiche-globali-intervento-al-comitato-centrale-del-partito-comunista-cinese_472.html" target="_blank">Partito Comunista Cinese</a>, all&#8217;Accademia del Ministero degli Esteri, ai diplomatici in pensione ed ai giovani della scuola diplomatica. E con incontri con le massime autorità competenti sui problemi africani e, riguardo agli aspetti più tecnici della crisi, con la China Development Bank e la China Investment Bank.<br />
I seminari erano divisi equamente fra temi di politica e di economia internazionale ma, nella discussione che seguiva la mia introduzione, i temi economici hanno finito con il prevalere.<br />
Per la Cina si tratta infatti di affrontare per la prima volta dopo l&#8217;inizio del grande periodo di sviluppo, una pesante e diffusa crisi economica.<br />
Grandissima preoccupazione ma anche una precisa coscienza del nuovo ruolo che la Cina può svolgere nell&#8217;economia mondiale non solo come protagonista nella produzione ma anche come il più grande possessore di titoli del debito pubblico americano.<br />
Lunghe sono state le discussioni sul grande piano di rilancio della spesa pubblica cinese.<br />
Interessante notare che mentre i commentatori americani ed europei ne accentuano soprattutto l&#8217;aspetto degli investimenti in infrastrutture (ferrovie, telefoni e strade) l&#8217;analisi interna pone soprattutto l&#8217;accento sull&#8217;enorme aumento di spesa nel settore sanitario, scolastico, della ricerca e del sostegno del reddito delle categorie più disagiate, soprattutto nelle campagne.<br />
Se questa è la prospettiva e se i tempi di questa spesa saranno rapidi, queste decisioni provocheranno (attraverso un sensibile aumento del potere di acquisto interno) un forte e positivo processo di riequilibrio dell&#8217;economia mondiale.<br />
Dimensioni e rapidità delle spese sono naturalmente le condizioni perché si ottengano risultati in linea con le aspettative.<br />
Gli incontri sul problema africano sono stati rivolti a promuovere un forte impegno cinese per il peacekeeping in Africa.<br />
Un&#8217;Africa pacificata e con forti tassi di sviluppo è, tra l&#8217;altro, la migliore garanzia per gli enormi investimenti compiuti e in via di realizzazione da parte cinese nel continente africano.<br />
Di massima importanza è stato l&#8217;incontro privato di oltre due ore con il Primo Ministro <a href="http://hr.china-embassy.org/eng/zxxx/t524001.htm" mce_href="http://hr.china-embassy.org/eng/zxxx/t524001.htm" target="_blank">Wen Jiabao</a>, con il quale si è discusso con estrema franchezza e libertà sui temi più delicati sul tappeto; dalla crisi economica internazionale, ai rapporti con l&#8217;Unione Europea, al Tibet e alle prospettive della politica mondiale, soprattutto dopo il risultato delle elezioni americane.<br />
Come atto di cortesia, le immagini dell&#8217;incontro sono state inserite nel telegiornale delle 19, di fronte al quale siedono abitualmente più di 500 milioni di telespettatori.</p>
<p>Credo che l&#8217;attenzione da me dedicata fin dal lontano passato all&#8217;Asia (ed in particolare alla Cina) fosse davvero ben posta e che oggi ci si accorga finalmente come e dove si stanno spostando i punti di riferimento dell&#8217;economia e della politica mondiale.</p>
<p><b>Al Cairo per il Peacekeeping</b></p>
<div class="mceTemp">
<dl id="attachment_419" class="wp-caption alignright" style="width: 310px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/prodimubarak.jpg" mce_href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/prodimubarak.jpg"><img class="size-medium wp-image-419" src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/prodimubarak-300x214.jpg" mce_src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/prodimubarak-300x214.jpg" alt="con Hosni Mubarak" height="214" width="300"></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">con Hosni Mubarak</dd>
</dl>
</div>
<p>Anche in questo caso con riferimento al Peacekeeping in Africa ma con allargamento ai principali temi politici (soprattutto il Medio Oriente) è stato il viaggio in Egitto, proprio nel giorno immediatamente precedente la tregua di Gaza.<br />
Sui problemi tecnici del Peacekeeping e sul ruolo dell&#8217;Egitto si è concentrato l&#8217;incontro con il Ministro della Difesa Tantawi e con il Ministro per la Cooperazione Internazionale, Signora Aboulnaga. Si è invece parlato soprattutto di politica internazionale nel lungo e amichevole incontro con il Presidente Mubarak.<br />
Indubbiamente, anche spinto da necessità di politica interna, il Presidente Mubarak è riuscito ad organizzare una tregua che, se anche non potrà dare pace duratura al Medio Oriente, ha però il grande merito di porre termine al tragico elenco di vittime dei bombardamenti di Gaza.</p>
<p><b>Infine in Messico</b></p>
<div class="mceTemp">
<dl id="attachment_421" class="wp-caption alignright" style="width: 310px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/prodigonzalessanguinetti.jpg" mce_href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/prodigonzalessanguinetti.jpg"><img class="size-medium wp-image-421" src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/prodigonzalessanguinetti-300x205.jpg" mce_src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/prodigonzalessanguinetti-300x205.jpg" alt="con Gonzales, Lagos e Sanguinetti" height="205" width="300"></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">con Gonzales, Lagos e Sanguinetti</dd>
</dl>
</div>
<p>Diversa è stata la motivazione del viaggio in <a href="http://www.cronica.com.mx/nota.php?id_nota=411341" mce_href="http://www.cronica.com.mx/nota.php?id_nota=411341" target="_blank">Messico</a>, dove sono stato invitato dal Senato messicano a partecipare al dialogo fra le forze politiche e sociali per riflettere e formulare rimedi riguardo alle conseguenze della crisi economica mondiale sul Paese.<br />
Questo lungo &#8220;dialogo&#8221; è stato preceduto da un seminario a cui ho partecipato insieme all&#8217;ex Primo Ministro Spagnolo Felipe Gonzales e agli ex Presidenti della Repubblica del Cile Lagos e dell&#8217;Uruguay Sanguinetti.<br />
Il dibattito si è concentrato sulla politica necessaria per diversificare l&#8217;export del Paese (ora per oltre l&#8217;80% verso gli Stati Uniti) e sugli strumenti da adottare per fare riprendere gli investimenti ora in grandissima crisi.<br />
Alle analisi economiche si è affiancato l&#8217;esame delle conseguenze di una criminalità diffusa, che è arrivata a produrre 6.270 morti solo nel corso del 2008.</p>
<div class="mceTemp">
<dl id="attachment_422" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/prodicalderon.jpg" mce_href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/prodicalderon.jpg"><img class="size-medium wp-image-422" src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/prodicalderon.jpg" mce_src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/02/prodicalderon.jpg" alt="con Calderon" height="150" width="200"></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">con Calderon</dd>
</dl>
</div>
<p>Su questi temi si sono concentrati anche gli incontri con il Presidente della Repubblica Calderon e con i massimi rappresentanti dei tre maggiori partiti rappresentati in Parlamento, cioè il Partito di Azione Nazionale (PAN), il Partito Rivoluzionario Istituzionale (PRI) e il Partito della Rivoluzione Democratica (PRD).<br />
Con i rappresentanti di numerose Associazioni non Governative e negli incontri all&#8217;Università Iberoamericana di Puebla (gestita dai gesuiti) e all&#8217;Università Statale di Città del Messico l&#8217;interesse è stato soprattutto sulle Piccole e Medie Imprese Italiane, sulla politica per lo sviluppo e la lotta alla criminalità nel Mezzogiorno e, soprattutto, sull&#8217;esperienza politica dell&#8217;Ulivo, alla quale è dedicato (da tutte le categorie incontrate) un particolare interesse.<br />
Non è stato sempre agevole spiegare a tanti appassionati osservatori perché l&#8217;Ulivo sia prematuramente appassito.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.romanoprodi.it/documenti/guardandosi-intorno_384.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Nessun compenso a Prodi per la conferenza in Iran. Il &#8216;Giornale&#8217; ha scritto il falso</title>
		<link>http://www.romanoprodi.it/comunicati/nessun-compenso-a-prodi-per-la-partecipazione-alla-conferenza-in-iran-il-giornale-ha-scritto-il-falso_217.html</link>
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		<pubDate>Wed, 29 Oct 2008 18:39:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gg</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Iran]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;ufficio stampa di Romano Prodi replica alle insinuazioni del quotidiano milanese
Ancora una volta &#8216;Il Giornale&#8217; di proprietà dei familiari del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, diffonde menzogne e falsità indegne di un organo di informazione ancorché &#8216;di parte&#8217;.
Non solo, infatti, in occasione della sua visita in Iran, Romano Prodi non ha ricevuto alcun compenso per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2008/12/teheran.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-307" title="teheran" src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2008/12/teheran-300x233.jpg" alt="" width="300" height="233" /></a>L&#8217;ufficio stampa di Romano Prodi replica alle insinuazioni del quotidiano milanese</strong></p>
<p>Ancora una volta &#8216;Il Giornale&#8217; di proprietà dei familiari del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, diffonde menzogne e falsità indegne di un organo di informazione ancorché &#8216;di parte&#8217;.</p>
<p>Non solo, infatti, in occasione della sua visita in Iran, Romano Prodi non ha ricevuto alcun compenso per aver partecipato alla Conferenza, ma ha anche sostenuto tutte le spese di viaggio relative alla presenza della moglie Flavia che lo ha accompagnato&#8221;.</p>
<p>Ciò che risulta davvero indegno e che dovrà essere valutato anche da parte dell&#8217;Ordine dei giornalisti e&#8217; che un professionista dell&#8217;informazione si presti a scrivere falsità facendo credere al lettore che l&#8217;accusa sia avanzata e diffusa dalla stampa iraniana.</p>
<p>Quanto pubblicato oggi dal &#8216;Giornale&#8217;, che dopo essere stato sbugiardato su Telekom Serbia e Mitrokhin non si dà per vinto, conferma che si è avviata una nuova campagna denigratoria nei confronti del presidente volta a danneggiare la sua immagine e la sua persona. Per queste ragioni il presidente si riserva di adire alle vie legali nei confronti del &#8216;Giornale&#8217;.</p>
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		<title>Intervista a Famiglia Cristiana: &#8220;Ricomincio dal Mondo&#8221;</title>
		<link>http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/intervista-a-famiglia-cristiana-ricomincio-dal-mondo_178.html</link>
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		<pubDate>Wed, 22 Oct 2008 06:59:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ll</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[ONU]]></category>

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		<description><![CDATA[Famiglia Cristiana &#8211; 22 ottobre 2008
ESCLUSIVO &#8211; L&#8217;AFRICA, L&#8217;EUROPA, LA CRISI DEI MERCATI: PARLA ROMANO PRODI
«RICOMINCIO DAL MONDO»
Nella prima intervista da quando ha lasciato Palazzo Chigi l&#8217;ex premier ci parla del suo nuovo incarico per le Nazioni Unite. Ma  si toglie anche qualche sassolino&#8230;
di Francesco Anfossi e Luciano Scalettari
Versione integrale dell&#8217;intervista che sul cartaceo, per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_182" class="wp-caption alignright" style="width: 270px"><a href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2008/10/prodi_onu.jpg"><img class="size-medium wp-image-182" title="prodi_onu" src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2008/10/prodi_onu.jpg" alt="Romano Prodi all`ONU" width="260" height="180" /></a><p class="wp-caption-text">Romano Prodi all`ONU</p></div>
<p><a href="http://www.sanpaolo.org/fc/0843fc/0843fc32.htm" target="_blank">Famiglia Cristiana</a> &#8211; 22 ottobre 2008</p>
<p>ESCLUSIVO &#8211; L&#8217;AFRICA, L&#8217;EUROPA, LA CRISI DEI MERCATI: PARLA ROMANO PRODI</p>
<p><strong>«RICOMINCIO DAL MONDO»</strong></p>
<p>Nella prima intervista da quando ha lasciato Palazzo Chigi l&#8217;ex premier ci parla del suo nuovo incarico per le Nazioni Unite. Ma  si toglie anche qualche sassolino&#8230;</p>
<p><em>di Francesco Anfossi e Luciano Scalettari</em></p>
<p><em>Versione integrale dell&#8217;intervista che sul cartaceo, per mancanza di spazio, è riportata solo parzialmente.</em></p>
<p>Prende dalla scrivania l’agenda Moleskine e comincia a leggere il diario del suo ultimo viaggio, quello in Iran, dove ha rivisto molti &#8220;vecchi amici&#8221; come Kofi Annan e numerosi rappresentanti dell’oligarchia persiana, a cominciare da Khatami. &#8220;Tanti colloqui di oltre un’ora in cui si parla con franchezza anche se con tanta retorica&#8221;, ha annotato.</p>
<p>Per la sua prima intervista da quando non è più presidente del Consiglio (con un’unica condizione, non parlare della situazione politica interna italiana) ha scelto il suo ufficio nel cuore di Bologna, in via Santo Stefano, il suo &#8220;buen retiro&#8221; dove ha amici e affetti. Ma Romano Prodi &#8220;a casa sua&#8221; ci sta poco, la sua &#8220;sesta vita&#8221; professionale (dopo l’Università, L’Iri, il Governo, la Commissione europea, il nuovo Governo) prevede il mondo: nell’agenda dei prossimi giorni ci sono la Francia e il Sudafrica e poi ancora New York, Palazzo di Vetro. &#8220;All’Onu dovremmo iniziare la stesura del rapporto sull’organizzazione delle missioni di peacekeeping in Africa. Una missione importante e delicatissima il cui successo dipenderà molto anche dal ruolo che avrà in futuro l’Unione africana, l’omologa dell’Unione europea&#8221;.</p>
<p>* Chi decide le operazioni di pace in Africa?</p>
<p>«Le Nazioni Unite, questo è un punto fermo. Quel ruolo sarà la stella polare nella stesura del mio rapporto».</p>
<p>* Eppure le missioni di peacekeeping in Africa sono rare e difficoltose.</p>
<p>«Dobbiamo partire da un fatto: ormai nessun Paese dell’Occidente, diciamo nessun Paese ricco, manda più truppe in Africa, a meno che non vi sia un motivo di diretto interesse».</p>
<p>* Dunque a mantenere la pace in Africa dovranno essere gli africani&#8230;</p>
<p>«Per questo occorre che la responsabilità di queste missioni sia assunta non dai singoli Stati ma dall’Africa nel suo complesso, ovvero dall’Unione africana, una struttura giovane, che deve crescere e rafforzarsi. Anche per le missioni di pace. La via l’abbiamo indicata quando ero alla Presidenza della Commissione europea, affidando per la prima volta all’Unione Africana sostanziose risorse per il peacekeeping: una mossa che è stata ritenuta allora azzardata e di cui oggi sono tutti contenti. Ripeto la frase che usai a Bruxelles: &#8220;L’Africa è sulle spalle dell’Europa, abbiamo un obbligo molto importante, morale, storico e politico. Tra Europa e Africa c’è un rapporto di amore e odio, dovuto al passato coloniale che dobbiamo trasformare in un rapporto del tutto positivo e nuovo&#8221;».</p>
<p>* L’Unione africana è una struttura molto fragile, sarà adeguata a un compito fondamentale per il Continente?</p>
<p>«L’Unione Africana è piena di difficoltà e contraddizioni, è strutturata in una serie di organismi e commissioni con carenze burocratico-amministrative, ma esiste. I suoi leader sono di altissimo livello, a cominciare dal presidente Jean Ping, questo africano con gli occhi a mandorla così penetranti, che ha intelligenza e sensibilità politica da vendere. Ma l’Unione africana deve avere il ruolo di garante, indispensabile per rappresentare la molteplicità degli Stati Africani».</p>
<p>* È vero che per fermare il genocidio in Ruanda sarebbero bastati mille caschi blu?</p>
<p>«Pare di sì. La riuscita degli interventi di pacificazione dipende infatti dai tempi con cui i caschi blu vengono inviati. Se si mandano subito ne bastano pochi. Per questo il problema è come riuscire ad essere rapidi ed efficienti in caso di crisi. Attualmente l’organizzazione delle missioni in Africa è quasi inesistente ed è un miracolo che si sia potuto fare quello che si è fatto».</p>
<p>* Che significa riorganizzare le operazioni di peacekeeping?</p>
<p>«Significa rivedere organizzazione, addestramento, logistica, trasporti, rapporti con le istituzioni regionali, mezzi. E anche stipendi, che sono molto bassi attualmente, e a volte vengono versati con ritardi drammatici o non sono affatto pagati. Bisogna avere anche un’unica catena di comando: nelle missioni di pace organizzate durante il mio Governo, in Albania e in Libano, c’era una struttura di comando lineare sostenuta da un accordo politico ferreo, come quello tra me, Chirac e Kofi Annan per il Libano. In quei frangenti bisogna decidere in fretta, perché il tempo è vitale. Al momento giusto, con un via, devono partire all’istante soldati, navi, aerei, truppe e mezzi di supporto».</p>
<p>* L’Italia è molto stimata per le sue missioni di peacekeeping in tutto il mondo, al punto che c’è chi dice che ci ha fatto dimenticare la brutta immagine che aveva alla fine della Seconda guerra mondiale&#8230;</p>
<p>«Questo è vero e dipende da due motivi. Innanzi tutto perché le truppe italiane hanno una struttura seria e ben addestrata. In secondo luogo perché hanno sviluppato al massimo questa doppia faccia militare e di assistenza alla popolazione. Corrisponde a una frase pronunciata nel 1956 dall’allora segretario generale dell’Onu, lo svedese Dag Hammarskjöld: &#8220;Il mantenimento della pace non è una lavoro da soldato ma solo un soldato lo può fare&#8221;».</p>
<p>* Come mai l’Africa in questi decenni non è cresciuta com’è accaduto invece ad altri Paesi, come India e Cina?</p>
<p>«Questo dipende dalla frammentazione del Continente in tanti Stati. La loro piccolezza e la mancanza di quella che gli inglesi chiamano governance, che potremmo tradurre con buon governo. Quello che mi angoscia è che la crisi economica internazionale frenerà anche quel poco sviluppo cui abbiamo assistito in questi anni. Abbiamo segnali ben precisi: stanno calando gli investimenti dall’estero e c’è un calo delle esportazioni. La sfida diventa quindi ancora più difficile. L’Unione africana deve poter godere di nuovi mezzi e di nuovo credito. Ed è chiaro che Gli Stati Uniti, il Giappone e l’Unione europea non sono sufficienti. Il nostro compito è portare a bordo anche le altre potenze: la Cina, l’India, i Paesi del Golfo, la Turchia, il Brasile, la Russia. In particolare la Cina, con il potere economico e gli interessi che ha in Africa deve assumersi nuove responsabilità che peraltro sembra intenzionata ad assumersi. È successo così anche per la missione in Libano, quando Pechino decise di inviare un suo piccolo contingente di caschi blu».</p>
<p>* Le relazioni fra Cina e Africa stanno diventando una questione cruciale. La presenza cinese è dirompente. C’è chi ne è molto preoccupato, perché la strategia è puramente di scambio, commerciale.</p>
<p>«Ho fatto questa domanda a tutti i leader africani. La risposta è interessante. Per l’Europa l’attivismo cinese può diventare un problema, ma è anche vero che la Cina è l’unica che sull’Africa fa una politica continentale, con una visione complessiva. Fa i propri interessi, è chiaro, ma ha avviato un processo concorrenziale, che vorremmo fosse fatto proprio anche da altri, nell’interesse dell’Africa».</p>
<p>* La Cina, però, non si pone alcun problema sulla questione dei diritti umani, del buon governo, di fare affari con dittatori o di vendere armi&#8230;</p>
<p>«Vi sembra che gli Stati europei se li siano posti davvero questi problemi? Perché li dovremmo porre solo alla Cina? Così replicano i presidenti africani. La Cina deve porsi in modo serio anche la responsabilità di sostenere e finanziare l’Unione Africana. A fianco del potere deve esserci anche la responsabilità. Teniamo conto che c’è un fatto senza precedenti nella storia: è la prima volta che un Paese esporta in modo massiccio e simultaneo capitali, uomini e tecnologie. Verso un intero Continente».</p>
<p>* Cosa comporta, secondo lei?</p>
<p>«Tra due o tre anni la Cina sarà il primo partner economico e commerciale dell’Africa. E con questo dovremo fare i conti. Entro il 2010, massimo 2011 supereranno l’Europa. Già ora sono il primo compratore del petrolio angolano e sudanese».</p>
<p>* Il ministro Tremonti dice che la crescita cinese assomiglia in modo preoccupante alla Germania del dopo Weimar. Fra 40 anni – scrive nel suo libro La paura e la speranza – potrebbe dichiararci guerra&#8230;</p>
<p>«Io penso che ci sia necessità di un progressivo coinvolgimento della Cina nelle relazioni internazionali. Se Tremonti pensa che l’alternativa sia fare guerra alla Cina, la faccia. Credo che abbiamo impostazioni diverse. Negli ultimi mesi del mio Governo, ho chiesto a Bush, a Putin, ai principali leader dei Paesi avanzati come vedevano il rapporto con la Cina fra vent’anni. Nessuno mi ha ovviamente potuto dare una risposta. Io dico che dobbiamo preparare un mondo multipolare, dove tutti stiano alle regole e rispettino gli accordi internazionali. Dobbiamo operare perché la Cina sia inserita nel tessuto e nella rete di questi rapporti internazionali. Se mi è permessa una battuta, piuttosto, ricordo che Tremonti aveva previsto che la nostra grande crisi sarebbe venuta da India e Cina. Invece è venuta da Wall Street. Dovrebbe rifletterci. Semmai la Cina sta aiutando ad arginare la crisi degli Stati Uniti».</p>
<p>* Si parla molto di Obiettivi del Millennio e della necessità di riequilibrare le disparità fra Paesi ricchi e poveri. Qual è la strada praticabile?</p>
<p>«Bisogna, intanto, parlarne con coerenza. Insistiamo molto sul riequilibrio,  ma appena due Paesi come Cina e India riescono a risalire la china con le proprie forze urliamo contro i pericoli della loro crescita. Piuttosto, dobbiamo creare le condizioni perché, domani, le grandi potenze – Stati Uniti, Europa, Russia, Cina, India – possano avere relazioni equilibrate. Per dieci anni ha dominato l’idea di un mondo unipolare, in cui un Paese è in grado di comandare da solo. La guerra in Iraq l’ha cancellata, e non solo perché quella guerra non è stata vinta, ma anche perché nel frattempo c’è stata la crescita della Cina e un atteggiamento più assertivo della Russia e una nuova presenza indiana. Adesso viviamo in un mondo dove c’è una potenza superiore alle altre, gli Stati Uniti, ma non è certamente l’unica. Viviamo in una realtà internazionale che va gestita».</p>
<p>* Significa forse un ritorno a una sorta di Congresso di Vienna?</p>
<p>«Può darsi. Penso sia positivo che ci si renda conto che il mondo è sempre più multipolare, e questo richiede maggiore sforzo di accordi e di mediazioni a livello internazionale».</p>
<p>* Nel suo nuovo ruolo gli Stati Uniti, l’Unione Europea, la Cina, la Russia, saranno i primi interlocutori per mettere insieme risorse e mezzi per creare la struttura del peacekeeping. Quale sarà la strategia?</p>
<p>«Quand’ero presidente dell’Unione europea, ho lavorato molto per rafforzare il multilateralismo. Lo stesso deve accadere per la struttura di mantenimento della pace: con nuovi accordi per il versante economico e logistico, e con il rafforzamento del ruolo dell’Onu per la parte politica».</p>
<p>* In Africa, i più recenti conflitti sono stati risolti mettendo semplicemente insieme al potere i contendenti. Così è avvenuto, ad esempio, in Kenya e in Zimbabwe. Poi le missioni dei caschi blu devono tenere insieme le situazioni di estrema tensione che queste soluzioni creano. Che ne pensa?</p>
<p>«Il fatto è che, spesso, è l’unica possibilità. Queste soluzioni, però, possono essere efficaci solo grazie a mediazioni forti e autorevoli, come sta avvenendo con Kofi Annan e Mbeki, in Kenya e in Zimbabwe. Non è cosa da poco. Quello che manca è proprio un’adeguata struttura di peacekeeping anche per accompagnare l’applicazione degli accordi che nascono da queste difficili mediazioni. E non intendo solo i soldi e i soldati: il peacekeeping si fa anche con i militari, ma il ruolo di prevenzione e di dialogo lo fanno i diplomatici e la politica internazionale, che è parte integrante del peacekeeping. Oggi, ad esempio, è molto preoccupante la situazione del Congo orientale che rischia di diventare esplosiva. Ma le strutture adeguate per intervenire in fretta non ci sono».</p>
<p>* Finché la trattativa sul conflitto somalo è stata guidata dall’Italia si sono ottenuti risultati. Quando è passata in mano ad altri, si è di nuovo inceppato il processo di pace. È d’accordo?</p>
<p>«Gli uomini che l’Italia aveva messo in campo conoscevano probabilmente molto meglio degli altri la realtà e la situazione somala».</p>
<p>* Che relazione vede fra la Corte penale internazionale e il peacekeeping?</p>
<p>«Mi sono trovato ad assistere a un interessantissimo dibattito sull’eterno dilemma fra giustizia legale e riconciliazione. I leader africani presenti erano quasi tutti schierati per la riconciliazione. È giusto che chi commette delitti venga punito, ma c’è il rischio che questo porti al riaccendersi del conflitto. Il primo nostro obiettivo è sostenere la pacificazione e la riconciliazione. Il fare giustizia non deve far dimenticare che ci sono popolazioni esposte alle conseguenze di eventuali nuove tensioni. E il loro diritto alla vita viene prima. Fatta salva l’autonomia doverosa della Corte penale internazionale, il quando e il come usarla deve tenere conto di questi aspetti».</p>
<p>* Che ne pensa del modo con cui l’Europa ha gestito la crisi? L’Unione e i suoi governi hanno dimostrato rapidità di decisione, affiatamento e soluzioni più convincenti degli Stati Uniti nel salvataggio della struttura finanziaria ed economica&#8230;</p>
<p>«Penso quello che ho sempre detto. L’Europa reagirà al processo di scollamento, soprattutto dopo i referendum francesi, irlandesi e olandesi, solo in conseguenza di una grande crisi, quando la paura fa novanta. Di fronte a questo egoismo sfaccettato soltanto le bastonate, purtroppo, potranno riportare l’Europa sui binari giusti. E mi sembra che quello che sta avvenendo in questi giorni confermi queste previsioni».</p>
<p>* Tra l’altro i Governi hanno abbandonato il liberismo senza regole, il laissez-fare, per tornare a una regolamentazione del mercato e a un intervento diretto pubblico, con politiche di deficit spending, come le definiva il grande economista Keynes&#8230;</p>
<p>«Qui siamo alla tragicommedia. Quando parlavo della necessità di regolamentare l’economia, quando dicevo che Keynes non era morto, venivo tacciato con disprezzo di essere &#8220;quello dell’Iri&#8221;. Oggi sono tutti keynesiani e tutti vogliono statalizzare le imprese&#8230; In realtà l’economia trova le sue fondamenta nel mercato, ma ha bisogno di severi strumenti di regolamentazione e sorveglianza. Strumenti che non possono non essere nelle mani dell’autorità politica, nazionale e sovranazionale. Eppure per anni mi sono dovuto sorbire le prediche di coloro che sostenevano che la mano invisibile dei mercati era sufficiente a risolvere ogni problema. In questi giorni mi sto godendo un sacco di soddisfazioni sul piano intellettuale: si è scoperto che occorre anche la mano ben visibile dello Stato. Mi hanno attaccato perché venivo dall’Iri e oggi gli stessi propongono rimedi che assomigliano più alla vecchia pianificazione sovietica che all’Iri».</p>
<p>* Si parla di una nuova Bretton Woods, la Conferenza che regolamentò i mercati fissando i rapporti di cambio tra i Paesi Occidentali, in cui il dollaro (agganciato all’oro) era la moneta regina&#8230;</p>
<p>«Sì, sono favorevole, anche se non si possono sapere gli esiti di una conferenza del genere prima della sua conclusione. Ma se si fa una nuova Bretton Woods dobbiamo rivedere i rapporti di forza tra il dollaro e le altre monete, a cominciare dall’euro. Non siamo ancora all’utopia di Keynes della moneta unica mondiale, ma è certo che la nuova Bretton Woods per essere efficace dovrà stabilire un nuovo ordine economico mondiale. E in ogni modo non si potrà non tener conto dell’esistenza dell’euro e dei grandi cambiamenti dell’economia mondiale».</p>
<p>* Eppure in Italia c’è che dice che si stava meglio con la lira, che in una fase simile si sarebbe potuto facilmente svalutare facilitando le esportazioni.</p>
<p>«A parte il fatto che si creerebbe una situazione di insolvenza tragica e di impoverimento generale con tassi d’interesse alle stelle e fughe di capitali, mi viene in mente le frase che mi disse il Presidente cinese ai tempi in cui l’euro – quando la Repubblica popolare cinese vi aveva investito parte delle sue riserve – si era un po’ deprezzato. Mi disse che seguendo il mio suggerimento di investire in euro non aveva fatto un buon affare, ma che avrebbe continuato a comprare euro, sia perché si sarebbe rivalutato (come poi avvenne), sia perché – soprattutto – l’euro per la Cina costituiva una grande novità politica, di differenziazione dallo strapotere del dollaro, uno strumento di multipolarità. Ecco perché l’euro è così importante per il futuro di tutti noi. Quando penso a quelli che vogliono il ritorno alla lira&#8230;»</p>
<p>* Oggi si parla con sempre più insistenza di rivedere i vincoli-capestro di Maastricht, anche per via dell’aumento di spesa pubblica necessaria al salvataggio delle banche&#8230;</p>
<p>«Quando diedi la famosa intervista a Le Monde dicendo che come tutte le cose rigide il Patto di stabilità era stupido, sono stato letteralmente massacrato. Anche allora, ai tempi in cui Monti ed io lavoravamo per rendere il Patto più intelligente, scrissi che solo una crisi ci avrebbe permesso di andare avanti. Ma c’è un’altra cosa&#8230;»</p>
<p>* E cioè?</p>
<p>«È chiaro che il Patto di stabilità avrebbe dovuto essere accompagnato da una maggiore autorità in campo di politica economica a livello europeo. Accanto ad ogni banca centrale c’è in ogni Paese un ministero dell’Economia che prende decisioni di politica economica. La Banca centrale europea (Bce) ha accanto gli innumerevoli ministri dell’Economia che prendono decisioni solo all’unanimità e quindi non hanno quasi nessuna possibilità di decidere. Il problema della Bce è la sua solitudine. A fianco della politica monetaria deve esserci sempre una politica economica».</p>
<p>* Che ne pensa della politica italiana sull’immigrazione?</p>
<p>«L’Italia vuole gli immigrati di notte, per fare i turni in fabbrica, ma non i loro bambini di giorno. Vuole le badanti, ma solo quando badano. Poi devono scomparire».</p>
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		<title>Prodi a Tehran</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Oct 2008 15:55:01 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Comunicati]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Pace]]></category>

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Desta una certa sorpresa (ma forse non tanto) leggere sul Foglio e sul Riformista commenti sdegnati sulla visita del professor Romano Prodi a Tehran per partecipare alla Conference “on Religions in the Modern World”, organizzata dal Club di Madrid (di cui Prodi è membro insieme ad un selezionato numero di ex leaders politici occidentali), dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img style="margin: 0px 10px 1px 0px;" src="http://www.romanoprodi.it/images/rp_1.jpg" alt="" align="right" /><br />
Desta una certa sorpresa (ma forse non tanto) leggere sul Foglio e sul Riformista commenti sdegnati sulla visita del professor Romano Prodi a Tehran per partecipare alla <em>Conference “on Religions in the Modern World”</em>, organizzata dal Club di Madrid (di cui Prodi è membro insieme ad un selezionato numero di ex leaders politici occidentali), dalla <span style="text-decoration: underline;">Fondazione per il dialogo tra le civiltà</span>, presieduta dall’ex Presidente Iraniano Mhommad Khatami e dal <span style="text-decoration: underline;">Centro di Oslo per la pace e i diritti umani</span>, presieduto dall’ex Primo ministro norvegese Magne Bondevik.<br />
Questo incontro faceva parte di una serie di conferenze sui diritti umani e sulla tolleranza che si sono tenute nei mesi scorsi a Tehran, Oslo e Ginevra.<br />
Tra i partecipanti a Tehran vi erano l’ex segretario dell’Onu Kofi Annan, l’ex Primo Ministro francese Leonel Jospin, l’ex Presidente della Confederazione svizzera Joseph Deiss, l’ex Presidente del Portogallo Jorge Fernando Branco de Sampaio, l’ex Presidente della Repubblica irlandese Mary Robinson, per anni Alto Commissario per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, studiosi e teologi di diverse fedi religiose.<br />
Prodi ha tenuto un <em>Keynote address</em> (il cui testo è disponibile nel Sito) nella sessione inaugurale aperta da Mhommad Khatami.<br />
A margine della Conferenza i partecipanti sono stati invitati ad incontrare i maggiori referenti politici iraniani.<br />
In particolare Romano Prodi ha incontrato il Sindaco di Tehran Mohammad-Baqer Qalibaf, il Ministro degli Esteri Manouchehr Muttaki, il Segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale Saeed Jalili, la Guida Suprema Alì Khamenei e il Presidente della Repubblica Mahmoud Ahmadineyad.<br />
All’incontro con il Presidente iraniano Ahmadineyad (a cui si riferisce il Foglio) ha partecipato l’ex Segretario dell’Onu Kofi Annan e l’ex Primo Ministro norvegese Magne Bondevik.<br />
È stato un incontro franco e diretto in cui Bondevik ha sostenuto il tema dei diritti umani, partendo dal problema della punizione del reato di apostasia in questi giorni in discussione davanti al Parlamento Iraniano.<br />
Insieme a Kofi Annan non solo sono stati sollevati altri problemi riguardanti i diritti umani, come la condanna a morte dei minorenni, ma il Prof. Prodi ha sollevato direttamente il problema del Medio Oriente, ricordando come dopo le proposte di Olmert la situazione possa evolvere, anche se con le ben note difficoltà, verso momenti più costruttivi sia per Israele che per la Palestina. A questo proposito il Prof. Prodi ha fortemente sottolineato la necessità che l’Iran garantisca, con tutti i suoi mezzi e con tutta la sua influenza, il pluralismo e l’indipendenza del Libano, come premessa per una stabilizzazione dell’intera area.<br />
Questo proprio perché, alla riaffermazione dei principi, si aggiungano azioni concrete e immediate.<br />
Ovviamente tutti i partecipanti hanno espresso le loro opinioni, senza nessuna implicazione per il proprio paese di origine, essendo presenti come semplici privati cittadini, chiamati a colloquio per la loro autorevolezza e non per il loro potere.<br />
Questo significa che la conferenza e gli incontri nulla hanno a che fare neppure con l’attuale impegno di Romano Prodi presso l’ONU, impegno che per altro riguarda esclusivamente la politica di peacekeeping in Africa.<br />
Non è inoltre giustificato presentare un’Italia divisa in due sul mantenere contatti con l’Iran, non solo perchè il Prof. Prodi non rappresenta l’Italia, ma perché la stampa iraniana ha riportato con evidenza la notizia che il Ministro degli Esteri, Franco Frattini, mantiene giustamente colloqui con una delle persone chiave del governo iraniano, cioè il potentissimo Saeed Jalili, Segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale e responsabile del negoziato nucleare.<br />
Nessun giornale attacca per questo il Ministro Frattini, che pure ha una responsabilità diretta nel Governo, né lo condanna per aver invitato Jalili in Italia.<br />
Gi incontri del nostro Ministro degli Esteri con i responsabili della politica iraniana potranno rivelarsi molto utili per qualche passo in avanti nella direzione della Pace.</p>
<p><em>a cura dell’Ufficio Stampa del Presidente Romano Prodi</em></p>
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		<item>
		<title>Conference Religion in the Modern World &#8211; Intervento del Presidente Romano Prodi</title>
		<link>http://www.romanoprodi.it/interventi/conference-religion-in-the-modern-world-intervento-del-presidente-romano-prodi_160.html</link>
		<comments>http://www.romanoprodi.it/interventi/conference-religion-in-the-modern-world-intervento-del-presidente-romano-prodi_160.html#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 13 Oct 2008 16:51:34 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Interventi]]></category>
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		<category><![CDATA[Pace]]></category>

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		<description><![CDATA[Intervento Presidente Romano Prodi
Conference Religion in the Modern World
Tehran, 13 ottobre 2008
 
Many thanks to the Foundation for Dialogue among Civilizations chaired by Seyed Mohammad Khatami, to the Club of Madrid chaired by Mary Robinson and to the Oslo Center chaired by Kjell Magne Bondevik.
1.
We all understand that in 1989 the end of the blockades didn&#8217;t [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_164" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2008/10/religion-modern-world-conf-tehran1.jpg"><img class="size-medium wp-image-164" title="religion-modern-world-conf-tehran1" src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2008/10/religion-modern-world-conf-tehran1.jpg" alt="Conference “on Religions in the Modern World" width="300" height="192" /></a><p class="wp-caption-text">Conference on Religions in the Modern World</p></div>
<p><strong>Intervento Presidente Romano Prodi<br />
Conference Religion in the Modern World<br />
Tehran, 13 ottobre 2008</strong></p>
<p> </p>
<p>Many thanks to the Foundation for Dialogue among Civilizations chaired by Seyed Mohammad Khatami, to the Club of Madrid chaired by Mary Robinson and to the Oslo Center chaired by Kjell Magne Bondevik.</p>
<p>1.<br />
We all understand that in 1989 the end of the blockades didn&#8217;t touch only international relationships and geopolitics. It also affected Religions&#8217; role as channels for hope.<br />
Deprived from ideology&#8217;s support, politics ended up filling the channels of &#8220;religiosity&#8221;.<br />
It built aspiration of hegemony and needs for visibility that couldn&#8217;t be otherwise fulfilled. Politics, therefore, decided to play on two intertwined elements: &#8220;Religious&#8221; violence and &#8220;Religious&#8221; fear.</p>
<p>2.<br />
The simple declaration of illegitimacy will not cancel out the consequences both of violence and of fear.<br />
Simply listing or reading passages bearing a message contrary to violence and fear from the Koran, the Gospels or other scriptures cannot, by itself, dissipate fear and violence.<br />
Indeed, within any religions tradition there are those who believe that only fear and violence can affirm who they are and defend the spiritual heritage of which they feel part.<br />
This should be the starting point, in order to understand the importance and the limit of the theory of global ethos elaborates by Tubingen&#8217;s Catholic theologian, Hans Kung&#8217;s.<br />
He is convinced that peace among nations cannot exist without peace among Religions, and that peace among Religions cannot exist without dialogue.<br />
Kung therefore, &#8220;distils&#8221; from all cultures a series of fundamental principles that teach respect for life, truthfulness, dignity, and protection of the whole creation.<br />
<strong>In the same years, however, Religious violence and Religious fear have grown.</strong><br />
Everywhere small minorities devote their time spreading violence and fear.<br />
And, at the same time, they claim for themselves the status of authentic interpreters of their tradition.<br />
They believe and claim to be strong and coherent, different from the &#8220;weak beleivers&#8221;.<br />
They claim to be non-relativist, distinguished from the compromisers.</p>
<p>3.<br />
We need to stop thinking about Religions&#8217; power as if these situations and these behaviour are given for granted and impossible is be changed.<br />
It is time to look not at Religions as they are today, but at their capability and possibility of being open to a necessary evolution.<br />
After all, it is already quite easy to find Rabbis, Bishops, Ayatollahs, Muftis and Pastors willing to exchange signs of warm affection. We all know, however, that these gestures of friendship, though precious, are not effective.<br />
Even men of dialogue who occupied positions of great power (John Paul II is an example within the Catholic Church) weren&#8217;t able to prevent this conflict from spreading.<br />
The <strong>academic and educational effort</strong> should be aimed at making the possibilities for reform, hidden inside each Religion&#8217;s tradition, <strong>emerge</strong>. Once unveiled, these possibilities must be deeply analyzed.<br />
The historical breadth of each Religion shows that there have been in the past and could be again today religious experiences. Even more radical, but mostly focused on the spiritual sphere. This would cast doubts on what today&#8217;s fear/violence fundamentalism presents itself as eternal and unchangeable.</p>
<p>4.<br />
Even we, western countries, face a recurrent problem.<br />
Not only we, Western countries, can or want to give up resorting to Religion in the matter of politics.<br />
We want to use Religion to regulate fear and violence of our societies.<br />
Indeed, as a matter of facts, politics has too often the necessity to justify its place in the world. And sometimes, to alleviate the dismay before the inability to transmit its legacy of ethical, political and civil values (for instance to new generations).<br />
Therefore politics is looking for an ultimate point of reference.<br />
Within this framework, room is being made to brands of Christianity that present themselves not only as a faith but as a cement to be used to keep society and politics together, replacing vanished ideologies.<br />
This trend is a threat to democracy, even more when politics and region push together to extreme behaviours (the most extreme example is voluntary martyrdom).</p>
<p>5.<br />
We need something like a major &#8220;pure science&#8221; experiment: a worldwide &#8220;ring&#8221; enabling the circulation of basic research an in order to allow religions to talk each other with the goal to find a common language.<br />
We need an ever-deeper understanding of the spiritual vocation of the different religions and of their mutual relationships.<br />
Integralist minorities will not disappear because of this, as if by magic: they will always exist.<br />
This evolution, however, will strip them of their flag of purity and radicalism in which they wrap themselves. It will show that they are simply political lobbies sclaves of the political power.</p>
<p><em></em></p>
<p><em>Il Prof. Prodi, agganciando queste riflessioni alla sua esperienza politica, ha poi aggiunto alcune osservazioni riguardanti le proposte elaborate nel periodo in cui era Presidente della Commissione Europea, per una politica di vicinato tra la sponda nord e la sponda sud del Mediterraneo con la creazione di strutture comuni tra i paese del nord e del sud.<br />
Tali proposte prevedevano in primo luogo la creazione di una Banca di Investimenti per lo Sviluppo del Mediterraneo con poteri uguali fra Paesi del Nord e del Sud e di strutture universitarie con uguale numero di professori e di studenti del Nord e del Sud.<br />
L&#8217;istruzione e azioni comuni nel campo dell&#8217;apprendimento delle lingue, dello scambio di studenti e di iniziative nel settore dei media sono infatti reputati tra gli strumenti più utili per una preparazione efficate al dialogo e alla comprensione reciproca.</em></p>
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