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	<title>Romano Prodi &#187; Industria</title>
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	<description>Pagine del sito del prof. Romano Prodi</description>
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		<title>Non c&#8217;è Europa senza Italia</title>
		<link>http://www.romanoprodi.it/interviste/non-ce-europa-senza-italia_4345.html</link>
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		<pubDate>Sun, 08 Jan 2012 06:45:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Romano Prodi &#8211; Dall&#8217; ex premier sostegno in prima fila
«L&#8217; Europa non è a tre. E la Francia si smarchi dai tedeschi»
Io e Monti abbiamo lavorato alla Ue insieme per 5 anni e non abbiamo mai litigato
Intervista di Monica Guerzoni su Il Corriere della Sera del 08 gennaio 2012
Reggio Emilia &#8211; Fuori dal Teatro Municipale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2012/01/monti-prodi.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4347" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2012/01/monti-prodi-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Romano Prodi &#8211; Dall&#8217; ex premier sostegno in prima fila<br />
<strong>«L&#8217; Europa non è a tre. E la Francia si smarchi dai tedeschi»</strong><br />
Io e Monti abbiamo lavorato alla Ue insieme per 5 anni e non abbiamo mai litigato</p>
<p>Intervista di Monica Guerzoni su <a href="http://www.difesa.it/Sala_Stampa/rassegna_stampa_online/Pagine/PdfNavigator.aspx?d=08-01-2012&amp;pdfIndex=28" target="_blank"><strong>Il Corriere della Sera</strong></a> del 08 gennaio 2012</p>
<p>Reggio Emilia &#8211; Fuori dal Teatro Municipale Valli, quando Romano Prodi sparisce dietro un muro di cameramen, fotografi, cronisti e cittadini che vogliono stringergli la mano, una voce rivolta ai giornalisti ironizza: «Guardate che il premier non è lui, è l&#8217; altro!». Ma l&#8217; ex capo del governo, nato a quindici chilometri da Reggio nella cittadina di Scandiano, non è venuto alla <a href="http://www.redacon.it/2012/01/07/gli-evasori-ci-mettono-le-mani-in-tasca/" target="_blank">Festa del Tricolore</a> per rubare la scena al professore della Bocconi. Ha ascoltato dalla prima fila il discorso di Mario Monti, ha incassato due citazioni dall&#8217; oratore e ha offerto, pubblicamente, il suo sostegno all&#8217; ex commissario, con il quale ha lavorato a lungo in Europa.</p>
<p><em>Lei ha abbracciato Monti e il presidente le ha reso omaggio dal palco con un «caro Romano&#8230;». Ma se il suo governo non fosse stato buttato giù, forse le riforme le avrebbe fatte lei&#8230; Davvero non c&#8217; è rivalità fra voi?</em></p>
<p>«Io e Monti non abbiamo mai litigato, nemmeno una volta. Abbiamo lavorato per cinque anni in Europa, fianco a fianco, io da presidente della Commissione e Monti da commissario. E non c&#8217; è mai stata la minima incomprensione».</p>
<p><em>Condivide <a href="http://video.tiscali.it/canali/News/Politica/100491.html" target="_blank">l&#8217; attacco del presidente</a> del Consiglio agli evasori fiscali? </em></p>
<p>«L&#8217; immagine degli evasori che mettono <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2012/gennaio/08/Mani_tasca_agli_italiani_Sono_co_8_120108010.shtml" target="_blank">le mani nelle tasche degli italiani</a> è molto forte. L&#8217; Italia va ricostruita prima di tutto dal punto di vista morale e civico, perché è evidente che la nostra crisi non è soltanto economica. Se non ritroviamo <a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/con-monti-litalia-ricostruira-il-suo-ruolo-ma-occorre-una-riscossa-etica-tutti-insieme_4201.html" target="_blank">il senso dell&#8217; unità etica</a> e della solidarietà, il Paese è perduto».</p>
<p><em>Lo scorso anno, nel 150° anniversario dell&#8217; Unità d&#8217; Italia, era stato Giorgio Napolitano a celebrare il Tricolore a Reggio Emilia. </em></p>
<p>«Il pensiero di Monti è in assoluta continuità con quello del presidente della Repubblica. Il premier ha fatto un intervento di unità e di grandissima etica politica e, non a caso, ha concluso con una frase che non dicono in molti, &#8220;<a href="http://video.tiscali.it/canali/News/Politica/100479.html" target="_blank">viva l&#8217; Italia e viva l&#8217; Europa</a>&#8220;».</p>
<p><em>Monti è impegnato in una delicatissima missione europea. Venerdì a Parigi ha visto Sarkozy e mercoledì a Berlino incontrerà la Merkel. Il premier ce la può fare ad ammorbidire le resistenze della Cancelliera? </em></p>
<p>«<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/07/prodi-europa-senza-litalia/182209/" target="_blank">Non c&#8217; è Europa senza Italia</a>, questa è una regola assoluta. L&#8217; Italia deve ritrovare l&#8217; unità interna e <a href="http://video.repubblica.it/edizione/bologna/reggio-prodi-l-europa-ha-bisogno-dell-italia/85207/83596" target="_blank">il suo ruolo in Europa</a>. Sulle decisioni è chiaro che l&#8217; euro dipende dalla Germania, ma altrettanto importante è l&#8217; atteggiamento della Francia».</p>
<p><em>Come si sta muovendo Sarkozy? </em></p>
<p>«Mi chiedo perché Parigi abbia smesso di essere il collante dell&#8217; Europa. Il dovere della Francia è <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/il-tandem-berlino-parigi-ha-fallito-portare-a-termine-il-progetto-delleuro_4308.html" target="_blank">ricomporre l&#8217; unità europea</a>, non fare da ruotino di scorta alla Germania. Ma vediamo quanto dura&#8230;».</p>
<p><em>Pensa che Monti sia riuscito a convincere Sarkozy a invertire la rotta?</em></p>
<p>«Da quel che ho saputo sull&#8217; <a href="http://www.youtube.com/watch?v=3nZX-dgK6AY&amp;feature=related" target="_blank">incontro di Parigi</a>, il presidente francese ha percepito che così non si va avanti. Con la crisi che comincia a mordere anche la Francia è a rischio e Nicolas Sarkozy ha capito che non può continuare a inseguire la Germania».</p>
<p><em>Il 20 gennaio Roma ospiterà <a href="http://ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2012/01/04/visualizza_new.html_40414387.html" target="_blank">il trilaterale</a> con Francia e Germania. Il tandem franco-tedesco può diventare un&#8217; alleanza a tre gambe? </em></p>
<p>«I vertici sono importanti, ma <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/%E2%80%9Ccento-euro-senza-ricevuta-o-centocinquanta-con-la-ricevuta_4333.html" target="_blank">non basta un&#8217; intesa a tre</a>. Ormai è chiaro che serve molto di più».</p>
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		<title>L&#8217;Italia ha fatto il suo dovere; ora tocca agli altri</title>
		<link>http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/litalia-ha-fatto-il-suo-dovere-ora-tocca-agli-altri_4274.html</link>
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		<pubDate>Sun, 18 Dec 2011 06:29:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Vivere in un mondo senza crescita
Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 17 dicembre 2011
Un mondo senza guida non può che vivere in una pericolosa contraddizione e le contraddizioni di oggi sono così profonde da metterci quasi in trappola. Fino a pochi mesi fa molti governi speravano di potere uscire dalla crisi da soli, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/12/1930crisis.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4282" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/12/1930crisis-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Vivere in un mondo senza crescita</strong></p>
<p>Articolo di Romano Prodi su <a href="http://www.difesa.it/Sala_Stampa/rassegna_stampa_online/Pagine/PdfNavigator.aspx?d=18-12-2011&amp;pdfIndex=63" target="_blank"><strong>Il Messaggero</strong></a> del 17 dicembre 2011</p>
<p>Un mondo senza guida non può che vivere in una pericolosa contraddizione e le contraddizioni di oggi sono così profonde da metterci quasi in trappola. Fino a pochi mesi fa molti governi speravano di potere uscire dalla crisi da soli, quasi per virtù propria. Gli Stati Uniti hanno coltivato a lungo quest&#8217;illusione e la Germania la porta ancora avanti e pensa di potere essere la locomotiva di se stessa, aumentando le esportazioni in mercati che diventano invece sempre più poveri. Eppure <a href="http://www.smh.com.au/business/chinas-days-of-doubledigit-growth-are-over-20111216-1oyl9.html" target="_blank">perfino la Cina</a>, che sembrava del tutto immune dalla crisi, <a href="http://www.google.com/hostednews/afp/article/ALeqM5gEbudzZj4YPh-PO0tuoF-rOlJhtw?docId=CNG.18e459e732cc92fd5c955faa8fb5a341.481" target="_blank">comincia a soffrire</a> in conseguenza della generale caduta della domanda.</p>
<p>Dal mese di giugno le cose sono infatti cambiate. La crescita e le previsioni di crescita sono ovunque crollate. In molti Paesi del mondo, tra cui l&#8217;Italia, essa avrà, nel prossimo anno, <a href="http://www.guardian.co.uk/business/2011/dec/15/imf-world-risks-1930s-style-slump" target="_blank">un pesante segno meno</a>. Quello che si dovrebbe fare in queste circostanze è abbatsanza chiaro: i Paesi con un forte surplus commerciale dovrebbero, per il loro stesso interesse, amentare la propria domanda interna. Con questo aiuterebbero anche le economie, come quella italiana, obbligate ai tagli ed ai sacrifici necessari per mettere in ordine i conti e ripararsi in questo modo dagli attacchi della speculazione. Nessuna azione di questo tipo viene messa in atto e l&#8217;Europa sembra <a href="http://www.businessweek.com/news/2011-12-18/european-stocks-decline-for-second-week-on-fiscal-crisis-fed.html" target="_blank">procedere tranquillamente</a> verso una crisi più pesante da quella da cui pensava di essere ormai fuori.</p>
<p>Continuando così siamo destinati a <a href="http://www.economist.com/blogs/freeexchange/2011/12/business-cycles-0" target="_blank">ripetere gli errori</a> che ci hanno portato alla crisi degli anni Trenta, quando si è fatto fronte alla grande depressione creandone una ancora più grande. In mancanza di un accordo  generale, i Paesi con un bilancio in deficit, tra i quali non solo l&#8217;Italia ma anche la Gran Bretagna, la Spagna e la Francia, sono costretti ad una politica di compressione dei consumi e degli investimenti, rendendo ancora più difficile la ripresa della tanto auspicata crescita. Si predica che rigore e sviluppo debbono andare assieme ma si è poi costretti ad applicare una politica per cui questi due termini diventano impossibili da comporre fra di loro.</p>
<p>L&#8217;ultimo vertice di Bruxelles sembrava costituire un passo in avanti nella  direzione di una Unione più forte e solidale e io stesso, la scorsa domenica, avevo <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/senza-londra-leuropa-andra-piu-veloce-ma-occorre-fronte-comune-per-uscire-dalla-recessione_4250.html" target="_blank">commentato con un certo favore</a> i suoi risultati.</p>
<p>Questi positivi passi in avanti sono stati tuttavia rapidamente ridimensionati, se non addirittura cancellati, dagli stessi protagonisti. Il presidente francese in <a href="http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=159522" target="_blank">un&#8217;intervista a Le Monde</a> e la cancelliera tedesca, nel suo <a href="http://www.unita.it/mondo/i-no-di-merkel-stanno-affondando-l-europa-1.362738" target="_blank">discorso di fronte al Bundestag</a>, si sono solo preoccupati di rassicurare i propri cittadini che nessun sostanziale cambiamento di politica era avvenuto. In conseguenza di queste dichiarazioni i mercati finanziari hanno continuato nel loro atteggiamento negatiivo: gli spread sui titoli italiani rimangono così elevati da obbligarci ad un rigore sempre più stringente e sempre meno compatibile con una strategia di crescita.</p>
<p>Nelle scorse settimane, l&#8217;Italia ha fatto il suo dovere: i nostri bilanci sono in ordine per il prevedibile futuro, ma il quadro europeo sembra impedirci di raccogliere i frutti di questa riacquistata serietà. La debolezza politica dell&#8217;Eurozona impedisce infatti di allontanare la morsa della speculazione anche dopo un unanime e corale apprezzamento degli sforzi compiuti.</p>
<p>Questo non significa che riforme e sacrifici siano inutili, perchè sarebbe stato davvero drammatico restare senza gli aggiustamenti di lungo termine impostati dal governo Monti. Tuttavia non si avrà mai la quiete fino a che le divisioni europee spingeranno la finanza senza volto a colpire il Paese più debole, alcune di lucrare sulla sua debolezza. Francia e Germania non hanno ancora capito che, se questo processo va a avanti, saranno loro stesse a <a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/deluso-dalla-merkel-decisioni-tardive-e-insufficienti_4229.html" target="_blank">rimanere col cerino in mano</a>. E non hanno capito che, più la situazione si deteriora, più energiche e dolorose saranno per loro le misure da prendere.</p>
<p>All&#8217;indomani dello scoppio della crisi greca, sarebbe bastato un intervento di modesta misura. Oggi, quando nel mulinello sono entrate anche l&#8217;Italia e la Spagna, bisogna pensare ad una difesa di livello paragonabile all&#8217;offensiva in corso. Bisogna fare capire che l&#8217;Euro sarà difeso come lo è il dollaro. Non si potrà perciò sfuggire all&#8217;aumento di poteri della BCE e all&#8217;introduzione degli <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/eurounionbond-per-la-nuova-europa_3598.html" target="_blank">Eurobonds</a>. La guerra deve essere combattuta con armi in grado di vincerla e non si può andare a Bruxelles affermando di voler accumulare le munizioni per vincere e tornare a Parigi e Berlino per dichiarare che si era scherzato.</p>
<p>L&#8217;Italia ha fatto il suo dovere e questo è stato da tutti riconosciuto. Ora abbiamo il  diritto di esigere che i nostri partner europei ne prendano doverosamente le conseguenze. Essi ci avevano chiesto, con una espressione che ho sempre trovato <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/la-germania-non-ha-alcun-titolo-per-fare-la-maestrina_4241.html" target="_blank">non poco insultante</a> di &#8220;fare i compiti a casa&#8221;. I compiti li abbiamo fatti, ed erano compiti molto difficili. Il presidente del Consiglio può ora andare a mostrare con orgoglio il suo quaderno alla severa maestra di Berlino e, presentandosi in classe, non deve solo pretendere un bel voto ma chiedere anche che gli sia dato un adeguato posto dei banchi della classe superiore.</p>
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		<title>Per ridare speranza ai giovani investire su ricerca, investimenti e scuola</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Oct 2011 06:45:58 +0000</pubDate>
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Ma i giovani hanno ragione
L&#8217;Italia ha investito troppo poco in formazione e ricerca e adesso ne paghiamo le conseguenze. La protesta dei ragazzi è fondata: &#8220;il rapporto tra le generazioni non è mai stato così cattivo.&#8221;
Intervista di Simonetta Pagnotti a Romano Prodi su Famiglia Cristiana del 27 ottobre 2011
Andare a lezione dal professore fa sempre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/10/corteostudentiscioperogenerale.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4046" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/10/corteostudentiscioperogenerale-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a></p>
<p><strong>Ma i giovani hanno ragione</strong></p>
<p>L&#8217;Italia ha investito troppo poco in formazione e ricerca e adesso ne paghiamo le conseguenze. La protesta dei ragazzi è fondata: &#8220;il rapporto tra le generazioni non è mai stato così cattivo.&#8221;</p>
<p>Intervista di Simonetta Pagnotti a Romano Prodi su <a href="http://www.difesa.it/Sala_Stampa/rassegna_stampa_online/Pagine/PdfNavigator.aspx?d=27-10-2011&amp;pdfIndex=47" target="_blank"><strong>Famiglia Cristiana</strong></a> del 27 ottobre 2011</p>
<p>Andare a lezione dal professore fa sempre bene. Romano Prodi è sempre Romano Prodi, anche se si è allontanato dalla politica attiva. Lo incontriamo nella sua Bologna, nella sede della <a href="http://www.fondazionepopoli.org/" target="_blank">Fondazione</a> per la collaborazione tra i popoli di cui è presidente. Il problema dei giovani gli sta a cuore non da oggi. Ne parla con pacatezza. Approfondisce, distingue, evita semplificazioni. Ma ogni tanto la sua voce ha uno scatto. Come per dire io qualcosa la saprei fare.</p>
<p><em>Presidente, trova esagerato parlare di una generazione senza futuro?</em></p>
<p>&#8220;Il futuro prima di tutto è nelle mani di Dio, noi dobbiamo aiutare a costruirlo. Devo dire che, in termini più o meno gravi, il problema del futuro e dell&#8217;<a href="http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2011-08-24/senza-lavoro-milione-under-120659.shtml?uuid=AalR1byD" target="_blank">occupazione dei giovani</a> esiste <a href="http://epp.eurostat.ec.europa.eu/statistics_explained/index.php/Unemployment_statistics" target="_blank">in tutti in paesi</a> ad alto livello di sviluppo&#8221;.</p>
<p><em>A quanto dobbiamo tornare indietro per trovare un&#8217;emergenza del genere?</em></p>
<p>&#8220;In queste dimensioni è un problema nuovo. Pensi che la <a href="http://epp.eurostat.ec.europa.eu/statistics_explained/index.php/Unemployment_statistics#Youth_unemployment_trends" target="_blank">disoccupazione giovanile</a> è al 41% in Spagna, 28% in Irlanda e Italia, 23% in Francia, 19% in Gran Bretagna, 18%  negli Stati Uniti. Persino la Germania è al 10% .&#8221;</p>
<p><em>E&#8217; un&#8217;emergenza legata alla crisi?</em></p>
<p>&#8220;No, il problema è preesistente, ma il rapporto tra la generazioni non è mai stato così cattivo. Il peso della crisi è stato sempre distribuito in modo più equo tra le generazioni, mentre questa prevalente sofferenza dei giovani è un fenomeno nuovo che non si traduce in miseria solo perché  l&#8217;economia familiare attenua la caduta&#8221;.</p>
<p><em>E&#8217; una generazione di precari…</em></p>
<p>&#8220;E&#8217; il secondo fattore dell&#8217;emergenza. C&#8217;è poca occupazione e <a href="http://epp.eurostat.ec.europa.eu/statistics_explained/index.php/Employment_statistics" target="_blank">sempre più precaria</a>. Anche chi ha il lavoro precario è privato del diritto alla speranza di un futuro&#8221;.</p>
<p><em>Un suo ministro li ha chiamati bamboccioni.</em></p>
<p>&#8220;<a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/in-tommaso-padoa-schioppa-competenza-tecnica-e-raffinatezza-intellettuale-si-univano-con-rigore-etico-e-passione-civile_2461.html" target="_blank">Padoa Schioppa</a> aveva  un cuore grande così. Usava questa espressione come <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/tps-progettava-il-futuro_2467.html" target="_blank">una frustata</a>, per dire: dai <a href="http://www.romanoprodi.it/interventi/linsegnamento-di-tommaso-padoa-schioppa-ed-il-suo-richiamo-alle-necessarie-virtu-collettive_2579.html" target="_blank">ragazzi muovetevi</a>&#8220;.</p>
<p><em>Ci sono responsabilità da individuare?</em></p>
<p>&#8220;Intanto non abbiamo mai investito in <a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/ricerca-sviluppo-e-innovazione-per-rimanere-competitivi-e-superare-la-crisi_655.html" target="_blank">formazione</a>. Parlo di <a href="http://www.romanoprodi.it/interviste/o-puntiamo-su-ricerca-formazione-scuola-oppure-scompariamo-dal-mondo_2268.html" target="_blank">ricerca e di università</a> ma anche e soprattutto di scuole tecniche. E&#8217; assurdo che, con i dati che le ho appena citato, noi, in certe specializzazioni applicate, manchiamo di mano d&#8217;opera&#8221;</p>
<p><em>Perché continuiamo a <a href="http://matematica.unibocconi.it/articoli/una-generazione-perduta-la-fuga-dei-cervelli-dall%E2%80%99italia" target="_blank">esportare laureati</a>? </em></p>
<p>&#8220;Perché siamo debolissimi in tutto quello che viene chiamato terziario superiore, perché gli studi legali internazionali sono tutti stranieri, perché abbiamo sempre meno studi di progettazione e strutture di consulenza. <a href="http://www.economist.com/node/17862256" target="_blank">Abbiamo la colpa</a> di non avere spinto la nostra società ad aprirsi alla nuova cultura mondiale&#8221;</p>
<p><em>Cioè la nostra scuola non è stata al passo con le sfide che si ponevano.</em></p>
<p>&#8220;Né per quantità né per qualità. Altro errore drammatico è che il costo di un precario è minore del costo di un lavoratore fisso. <a href="http://www.cgil.it/dettagliodocumento.aspx?ID=16158" target="_blank">Dobbiamo cambiare</a>, un precario deve costare di più. Posso investire su un ragazzo che sta da me solo tre mesi?&#8221;.</p>
<p><em>Stiamo andando verso una società sempre più classista?</em></p>
<p>&#8220;Manca sempre di più <a href="http://www.repubblica.it/politica/2011/05/23/news/diamanti_mappe-16619778/" target="_blank">l&#8217;ascensore sociale</a>. Siamo un paese dove il figlio del medico fa il medico, il figlio dell&#8217;avvocato fa l&#8217;avvocato. Tutti questi fattori aggravano un problema che, ripeto, <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/la-mobilita-del-sistema-tedesco-e-lincapacita-italiana-di-prendere-decisioni_3177.html" target="_blank">è mondiale</a>.  E&#8217;chiaro però che, se avessimo il 15% anziché il 28% di disoccupazione, ci sarebbe una generazione meno disperata&#8221;.</p>
<p><em>Oggi siamo arrivati alla contestazione dei <a href="http://occupiamobankitalia.wordpress.com/" target="_blank">draghi ribelli</a>. Cosa ne pensa?</em></p>
<p>&#8220;E&#8217; un movimento mondiale che da noi, per uno sfaldamento maggiore della società, è degenerato. Su 82 città che hanno protestato solo qui c&#8217;è stata violenza e questo <a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/pacifica-protesta-in-82-citta-non-e-ammissibile-che-proprio-a-roma-sia-sfociata-in-violenze_3984.html" target="_blank">è da condannare</a> senza nessuna comprensione &#8220;.</p>
<p><em>La contestazione ha preso di mira banche e finanza. Ci sono motivi reali?</em></p>
<p>&#8220;La finanza è il simbolo del passaggio dall&#8217;economia reale all&#8217;economia di carta. Dal dopoguerra fino ai primi anni &#8216;80 nel mondo sviluppato la <a href="http://www.oecd.org/document/49/0,3746,en_21571361_44315115_47737521_1_1_1_1,00.html" target="_blank">differenza tra ricchi e poveri</a> è andata diminuendo, mentre dall&#8217;80 in poi si è molto accresciuta. La finanza è diventata anche simbolo dell&#8217;aumento dell&#8217;ingiustizia e oggi le viene attribuita la colpa della crisi che in effetti è partita dalla eccessiva speculazione finanziaria&#8221;.</p>
<p><em>Quindi la protesta dei giovani si basa su motivazioni reali.</em></p>
<p>&#8220;Sì. Del resto la politica di tutti i governi occidentali, soprattutto di destra ma non solo, è andata in questa direzione. Non bisogna intervenire, guai alla politica industriale, guai a uno stato che regola gli eccessi&#8221;.<br />
<em></em></p>
<p><em>Altre responsabilità?</em></p>
<p>&#8220;Non sono senza responsabilità sindacati, associazioni, albi professionali, che per definizione difendono l&#8217;esistente e nel nostro paese sono particolarmente forti&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/10/20110108_eud001.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4043" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/10/20110108_eud001-255x300.jpg" alt="" width="255" height="300" /></a><em>Cosa può fare la politica per aiutare questa situazione?</em></p>
<p><em></em>&#8220;Intanto spero che si prenda sul serio <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/vigorose-riforme-o-l%e2%80%99inevitabile-peggioramento-delle-condizioni-di-vita-e-di-lavoro-spingera-i-giovani-alla-rivolta_2492.html" target="_blank">la denuncia collettiva</a>. Però, per ridare speranza ai giovani, bisogna che questo si traduca in una ripresa della crescita: nessuno pretende che si cresca come i cinesi, però credo che una  politica molto più attenta alla ricerca, agli investimenti, alla scuola possa dare risultati&#8221;.<br />
<em></em></p>
<p><em>Lei insiste molto su parole come formazione e esperienza. Oggi però i nostri ragazzi vanno all&#8217;estero molto più di ieri.</em></p>
<p>&#8220;Farsi un&#8217;esperienza non vuol dire saltabeccare da una cosa all&#8217;altra, un mese qui, un mese là. L&#8217;esperienza deve essere finalizzata. Perché i giovani che oggi sono in giro per il mondo trovano ragazzi indiani, cinesi che hanno una voglia di riuscire impressionante. La globalizzazione è un fatto, non si torna indietro&#8221;.<br />
<em></em></p>
<p><em>Quindi l&#8217;Europa si deve anche rafforzare…</em></p>
<p>&#8220;Se l&#8217;Europa non si rafforza l&#8217;impegno dei nostri ragazzi è inutile. In un mondo di giganti <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/se-la-grande-germania-capisse-quanto-e-piccola_1935.html" target="_blank">nemmeno la Germania</a> è abbastanza forte. <a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/non-basta-leuro-ci-vogliono-riforme-e-politiche-comuni-ed-efficaci_3761.html" target="_blank">Se l&#8217;Europa avesse una politica</a>, non avremmo una crisi così profonda. Stando ai numeri, la<a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/perche-gli-speculatori-attaccano-leuropa-ma-non-gli-usa_3491.html" target="_blank"> crisi dovrebbe colpire gli Stati Uniti</a>: sono loro che hanno un terribile deficit commerciale e del bilancio pubblico, non  lontano da quello greco, e invece la crisi ha colpito noi perché manca la politica. Soffriamo la <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/estero/europe-must-have-a-single-and-powerful-voice_2441.html" target="_blank">mancanza assoluta di leadership</a> europea e del tragico costume politico di pensare solo al breve periodo e alle elezioni successive&#8221;</p>
<p><em>Che non è solo un malcostume italiano…</em></p>
<p>&#8220;No, è comune a tutt&#8217; Europa. Proprio il pensiero a breve adottato nella crisi greca <a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/una-mancanza-di-solidarieta-che-porta-al-suicidio-anche-la-germania_3502.html" target="_blank">dalla Germania</a> (perché aveva delle elezioni regionali) è stato l&#8217;inizio della tragedia&#8221;.<br />
<em></em></p>
<p><em>Il pensiero politico a breve danneggia le nuove generazioni?</em></p>
<p>&#8220;Non è un caso che non si <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/puntare-sulla-ricerca-per-costruire-il-nostro-futuro_698.html" target="_blank">investa su innovazione e ricerca</a>. Investire sul capitale umano vuol dire raccogliere non domani, ma tra molti anni&#8221;.</p>
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		<title>Futuro Cercasi</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Sep 2011 15:01:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[«Di fronte alla crisi, i governi reagiscono con decisioni di breve  periodo. Se c’è qualcosa che, invece, è un investimento di lungo  periodo, questa è l’università. Sempre di più si preferisce tagliare i pilastri di una società futura per pareggiare i conti oggi».
Un libro di Romano Prodi pubblicato da Aliberti
ottobre 2011 &#8211; ISBN: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/09/FUTURO_CERCASI.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3763" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/09/FUTURO_CERCASI-193x300.jpg" alt="" width="193" height="300" /></a></strong></em><em><strong>«Di fronte alla crisi, i governi reagiscono con decisioni di breve  periodo. Se c’è qualcosa che, invece, è un investimento di lungo  periodo, questa è l’università. </strong></em><em><strong>Sempre di più si </strong></em><em><strong>preferisce tagliare i pilastri di una società futura per pareggiare i conti oggi».</strong></em></p>
<p>Un libro di Romano Prodi pubblicato da <a href="http://bologna.repubblica.it/cronaca/2011/09/25/news/prodi_lettera_ai_giovani_fate_politica_ma_a_modo_vostro-22187430/" target="_blank"><strong>Aliberti</strong></a></p>
<p>ottobre 2011<span><span> &#8211; ISBN</span>: <a href="http://www.ibs.it/code/9788874248261/prodi-romano/futuro-cercasi-bisogna-aiutare.html" target="_blank"><span>8874248261</span> <span>9788874248261</span></a></span></p>
<p><span><span><br />
</span></span></p>
<p>«Si pensa solo all’oggi, e mai si pensa al domani».</p>
<p>Questa è la mina che sta sotto la democrazia occidentale, quella in cui i leader pensano sempre più all’urgenza del presente, rimandando le considerazioni sul futuro.</p>
<p>Il grande difetto della politica contemporanea europea sta proprio nella mancanza di una pianificazione e riorganizzazione che guardi in avanti.</p>
<p>Romano Prodi in più occasioni mette in luce le fragilità di un sistema politico nazionale e sovranazionale che dimentica i fenomeni di lungo corso in favore del tempo breve. Una misura che, com’è ovvio, incide in maniera negativa soprattutto sulle nuove generazioni, perché lede proprio quel sentimento che dovrebbe essere la spinta per i giovani di oggi: la speranza.</p>
<p>Il Professore per eccellenza propone una strada percorribile e in netta controtendenza per aiutare l’Italia (e l’Europa) a uscire dalla crisi: ripartire dalla scuola e ricominciare a investire su quel capitale umano tanto prezioso che è l’energia dei giovani.</p>
<p><em><br />
</em></p>
<p><em>Romano Prodi è stato presidente del Consiglio dei ministri per due legislature, presidente della Commissione europea, presidente del Gruppo di lavoro Onu &#8211; Unione africana, ministro dell’Industria e di Giustizia ad interim. Attualmente è docente universitario tra Cina, Stati Uniti e Italia.</em></p>
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		<title>Il &#8220;rinascimento cinese&#8221; guarda all&#8217;Europa per il passato ma guarda agli USA per il futuro</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Sep 2011 07:10:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Crisi e occasioni perse
 
La Cina chiama, l&#8217;Europa tace
Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 18 Settembre 2011
L&#8217;unione Europea è il più grande importatore di beni dalla Cina, è una  destinazione privilegiata degli investimenti cinesi ma non è un  interlocutore politico del colosso asiatico. Le nostre divisioni, le  nostre incertezze e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/09/20110513_a13026e09e97e7129d1etTTCKovqnJcZ.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3730" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/09/20110513_a13026e09e97e7129d1etTTCKovqnJcZ-300x182.jpg" alt="" width="300" height="182" /></a>Crisi e occasioni perse</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>La Cina chiama, l&#8217;Europa tace</strong></p>
<p>Articolo di Romano Prodi su <a href="http://www.difesa.it/Sala_Stampa/rassegna_stampa_online/Pagine/PdfNavigator.aspx?d=18-09-2011&amp;pdfIndex=82" target="_blank"><strong>Il Messaggero</strong></a> del 18 Settembre 2011</p>
<p>L&#8217;unione Europea è <a href="http://ec.europa.eu/trade/creating-opportunities/bilateral-relations/countries/china/" target="_blank">il più grande</a> importatore di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_the_largest_trading_partners_of_the_People%27s_Republic_of_China" target="_blank">beni dalla Cina</a>, è una  destinazione privilegiata degli <a href="http://www.tradingeconomics.com/china/balance-of-trade" target="_blank">investimenti cinesi</a> ma non è un  interlocutore politico del colosso asiatico. Le nostre divisioni, le  nostre incertezze e le nostre ambiguità spingono sempre di più la Cina a  immaginare il suo destino politico in un <a href="https://www.uschina.org/statistics/tradetable.html" target="_blank">rapporto diretto</a> e quasi  esclusivo con gli Stati Uniti.</p>
<p>L&#8217;Europa esercita ancora un fascino  particolare ed è di gran lunga la meta preferita di un immenso e  crescente numero di turisti cinesi ma non è l&#8217;oggetto dei desideri dei  giovani e non è la prima meta per gli studenti. Le nazioni europee, dopo  avere deliberatamente ridotto la forza dell&#8217;Unione, cercano di  ricostruire una propria politica autonoma, ma è uno sforzo impari, anche  perchè la Cina <a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/recuperare-il-rapporto-con-la-cina-per-aiutare-leuropa-ad-uscire-dalla-crisi_3708.html" target="_blank">non ritiene interlocutori credibili</a> i singoli Paesi  dell&#8217;Unione. <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/estero/leuropa-non-ha-imparato-nulla-angela-merkel-deve-mostrare-maggiore-ruolo-di-leadership_3386.html" target="_blank">Nemmeno la Germania</a> è in grado di assumere questo ruolo,  anche se la sua <a href="http://europe.chinadaily.com.cn/epaper/2011-09/09/content_13660136.htm" target="_blank">forza economica</a>, superiore a quella di tutti gli altri  Paesi europei, le ha permesso di <a href="http://www.destatis.de/jetspeed/portal/cms/Sites/destatis/Internet/EN/Navigation/Statistics/Aussenhandel/Handelspartner/Handelspartner.psml" target="_blank">esportare per 71 miliardi</a> di euro nel  2010, con l&#8217;obiettivo di arrivare a 120 miliardi nel 2012.</p>
<p>Il paradosso tedesco è proprio questo; vista da Bruxelles la Germania è  forse troppo grande per l&#8217;Europa ma vista da Pechino essa, pur con tutti  i suoi successi, è certamente <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/se-la-grande-germania-capisse-quanto-e-piccola_1935.html" target="_blank">troppo piccola per il mondo</a>. La Cina,  quindi, guarda all&#8217;Europa per il passato ma guarda agli Stati Uniti per  il futuro. Con attenzione e ammirazione  ma con molta preoccupazione.  L&#8217;interlocutore americano è il padrone della scena anche se la Cina e la  tranquillità futura del mondo preferirebbero un gioco a tre oggi e un  equilibrio con ancora più protagonisti domani. La nostra assenza lascia  cinesi e americani sempre più soli gli uni di fronte agli altri. Questo  non è interesse di nessuno, nemmeno dei due grandi protagonisti della  politica mondiale perchè il confronto a due sta facendo crescere una  <a href="http://usa.chinadaily.com.cn/us/2011-06/09/content_12667938.htm" target="_blank">reciproca diffidenza</a> che molto probabilmente porterà ad un pericoloso  aumento della tensione fra di loro. Dal lato americano la Cina è la  prima vera sfida dopo la caduta dell&#8217;Unione Sovietica. Di fronte a  questa sfida la <a href="http://politicalticker.blogs.cnn.com/2010/11/17/cnn-poll-americans-see-china-as-economic-threat/" target="_blank">società americana è divisa</a>: una parte pensa che lo  scontro sia inevitabile mentre un&#8217;altra parte è altrettanto convinta che  una forma di accordo sia l&#8217;unica via per uscire stabilmente dalla <a href="http://abcnews.go.com/blogs/politics/2011/01/hus-an-economic-threat/" target="_blank">crisi  economica</a> e <a href="http://www.washingtontimes.com/news/2011/mar/10/china-deemed-biggest-threat-to-us/?page=all" target="_blank">politica</a>. La Cina, a sua volta, conosce i propri limiti ed è  consapevole di avere bisogno di molto tempo e di molta crescita per  completare la propria modernizzazione, che i cinesi amano sempre più  definire &#8220;<a href="http://insightbureau.cn/insight_articles/FTDO.No16.Ziegler.Jun07.pdf" target="_blank">rinascimento</a>&#8220;, proprio per mettere in rilievo come <a href="http://europe.chinadaily.com.cn/epaper/2011-05/13/content_12505178.htm" target="_blank">questo  processo</a> non solo implichi una <a href="http://www.peopleforum.cn/viewthread.php?tid=93983" target="_blank">trasformazione di tutta la società cinese</a> ma si proponga come <a href="http://opinion.globaltimes.cn/editorial/2010-12/600648.html" target="_blank">il punto di riferimento</a> per tutti gli altri Paesi  in via di sviluppo.</p>
<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/09/Bejing.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3733" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/09/Bejing-300x230.jpg" alt="" width="300" height="230" /></a>L&#8217;obiettivo è molto ambizioso. Forse non è un obiettivo impossibile ma  esige moltissimi anni di sviluppo continuo. Su questo sono tutti  d&#8217;accordo; è sulla modalità di questo sviluppo che si snoda il dissenso  fra chi pensa di dovere spingere al massimo la velocità della crescita e  chi invece ne teme le tensioni e i pericoli. Un dibattito duro e  appassionato il cui centro è, come sempre, il problema delle centinaia  di milioni di cinesi che spingono per spostarsi dalle campagne alle  città sommandosi alle altre centinaia di milioni che già vi abitano. con  l&#8217;enorme costo che tutto questo comporta e con l&#8217;ancora più temuto  rischio di crescenti tensioni sociali. <a href="http://www.chinatoday.com/data/data.htm" target="_blank">La Cina oggi</a> conta intorno al <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_countries_by_population" target="_blank">20%  della popolazione</a> ma non arriva al <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_countries_by_GDP_%28nominal%29_per_capita" target="_blank">10% del reddito mondiale</a> e non vuole  e forse non può permettersi di rallentare il suo cammino verso il  benessere, ma non si nasconde il rischio che questa corsa comporta. Essa  cerca di fare quadrare il cerchio cominciando a costruire uno stato  sociale che ancora non esiste e spostando gli investimenti verso le zone  periferiche, ma è davvero una corsa difficile perchè uno sviluppo non  lontano dal 10% all&#8217;anno comporta un aumento di produttività che può  essere raggiunto solo se milioni di persone abbandonano i campi, dove il  contributo alla produzione è trascurabile, e si dirigono verso le  città. Intanto <a href="http://www.chinadaily.com.cn/china/2010-07/23/content_11038489.htm" target="_blank">Pechino cresce di 700 mila abitanti all&#8217;anno</a> e nonostante  la vendita di automobili sia severamente razionata e siano in  costruzione centinaia di chilometri di metropolitana, le condizioni del  traffico sono ovviamente sempre più difficili e il costo dei servizi  sempre più elevati. E insieme a Pechino si gonfiano le altre 160 città  che hanno oltre un milione di abitanti e le 10 metropoli che superano i  10 milioni.</p>
<p>La Cina ha dimostrato di sapere andare veloce ma non sappiamo se sa  stare in equilibrio andando piano. Venga fatta l&#8217;una o l&#8217;altra scelta  una cosa è certa: la Cina ha bisogno di molti anni di sviluppo pacifico e  teme più di ogni altra cosa una probabile escalation di tensione con  gli Stati Uniti. Per questo motivo aveva molto contato su una saggia e  forte presenza europea, capace di prevenire gli attriti fra i due  giganti. Questa attenzione verso l&#8217;Europa si è affievolita fino a  scomparire. Essa non può essere certo risvegliata dal pur formidabile  attivismo economico della Germania.</p>
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		<title>EuroUnionBond per la nuova Europa</title>
		<link>http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/eurounionbond-per-la-nuova-europa_3598.html</link>
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		<pubDate>Tue, 23 Aug 2011 08:26:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La proposta di Prodi e Quadrio Curzio:
EuroUnionBond per la nuova Europa
Lettera di Romano Prodi e di Alberto Quadrio Curzio su Il Sole 24 Ore del 23 agosto 2011
Caro Direttore,
abbiamo molto apprezzato l&#8217;attenzione del Sole 24 Ore al tema degli Eurobond (Eb), di recente &#8220;bocciati&#8221; dal vertice Merkel-Sarkozy del 16 agosto per paura che Francia e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/08/eurobond.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3605" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/08/eurobond-300x238.jpg" alt="" width="300" height="238" /></a>La proposta di Prodi e Quadrio Curzio:</strong></p>
<p><strong>EuroUnionBond per la nuova Europa</strong></p>
<p>Lettera di Romano Prodi e di Alberto Quadrio Curzio su <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2011-08-22/eurounionbond-nuova-europa-201300.shtml?uuid=AapbbDyD" target="_blank"><strong>Il Sole 24 Ore</strong></a> del 23 agosto 2011</p>
<p>Caro Direttore,<br />
abbiamo molto apprezzato <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2011-07-12/torna-eurobond-sgradito-berlino-081534.shtml?uuid=AantSQnD" target="_blank">l&#8217;attenzione</a> del Sole 24 Ore <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-07-26/abbattere-tabu-eurobond-063540.shtml?uuid=AaKFEMrD" target="_blank">al tema</a> degli <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-08-20/bruxelles-apre-eurobond-081133.shtml?uuid=AaYCCcxD" target="_blank">Eurobond (Eb)</a>, di recente <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-08-16/sarkozymerkel-tassa-transazioni-finanziarie-181056.shtml?uuid=AaHaYlwD" target="_blank">&#8220;bocciati&#8221;</a> dal vertice Merkel-Sarkozy del 16 agosto per paura che Francia e Germania debbano pagare debiti di altri Paesi. Noi crediamo invece che gli Eb servano all&#8217;unità, alla stabilità e alla crescita dell&#8217;Unione economica e monetaria (Uem) e all&#8217;euro e quindi alla Ue. Bisogna però progettare bene gli Eb partendo da una impostazione economico-istituzionale che adotteremo nel seguito (senza rinvii ad altre, salvo a una di <a href="http://www.rivistailmulino.it/journal/article/index/Article/Journal:RWARTICLE:34157" target="_blank">Quadrio Curzio sul Mulino 2/2011</a>).</p>
<p>Distinguiamo quattro tipologie genericamente definite di Eb di cui una sola attuata,gli StabilityBond (Sb), mentre altre due sono state proposte da tempo tempo &#8211; UnionBond (Ub) e EuroBond (Eb) ma non attuate. Da ultimo presenteremo la nostra proposta che definiamo deli degli EuroUnionBond (Eub).</p>
<p><strong>Gli UnionBond (Ub). </strong>Questi titoli di debito pubblico &#8220;europeo&#8221; a lungo termine furono <a href="http://www.orientamentoirreer.it/materiali/DelorsLibroBianco1993.htm" target="_blank">proposti</a> dal presidente della Commissione europea Jacques Delors nel Libro bianco <a href="http://www.lafeltrinelli.it/products/9788842802112/Crescita,_competitivita,_occupazione/Delors_Jacques.html" target="_blank"><em>Crescita, competitività, occupazione</em></a> del 1993. Gli Ub dovevano essere garantiti dal bilancio della Comunità europea per finanziare investimenti in grandi infrastrutture transeuropee i cui ricavi sarebbero andati ai promotori dei progetti medesimi (enti del settore pubblico e ditte private) onerati dagli interessi e dal rimborso degli Ub. Questa proposta è stata spesso ripresa e recentemente anche dal Parlamento europeo.</p>
<p>Una variante limitata degli Ub sono i <strong>&#8220;projectbond&#8221; (Pb) </strong><a href="http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2010-12-14/project-bond-ripresa-europea-063850.shtml?uuid=AYmIqWrC" target="_blank">sostenuti</a> da José Manuel Barroso e dalla Commissione europea nel 2010, per <a href="http://www.euractiv.com/en/euro-finance/barroso-promises-go-ahead-with-eu-project-bonds-news-500620" target="_blank">realizzare singole infrastrutture europee</a> con finanziamenti nel partenariato pubblico-privato. I Pb andrebbero emessi da privati ma garantiti dal bilancio comunitario e dalla Bei. Ne esistono già alcuni varati dalla Bei e dal &#8220;Fondo Marguerite&#8221; operativo del 2008 con &#8220;core sponsors&#8221; costituiti dalle Casse depositi e prestiti (o forme affini) di Francia, Germania, Italia, Polonia, Spagna e dalla Bei. Si tratta di partecipazioni minoritarie in nuovi progetti di infrastrutture europee per trasporti, energia ed energie rinnovabili.</p>
<p><strong><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/08/eurobonds.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3607" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/08/eurobonds-300x234.jpg" alt="" width="300" height="234" /></a>Gli EuroBond(Eb).</strong> Questi titoli dei debito pubblico &#8220;europeo&#8221; sono stati <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/bilancio-piu-forte-e-titoli-europei-per-battere-paura_533.html" target="_blank">presentati</a> come mezzo per ristrutturare i debiti pubblici nazionali degli Stati membri della Uem. <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/estero/fight-the-crisis-with-eurozone-bond-market_526.html" target="_blank">L&#8217;abbiamo avanzata</a> in molti mentre altri l&#8217;hanno criticata. Nel dicembre 2010 la <a href="http://www.ft.com/cms/s/0/8f1825fc-0d01-11e0-ace7-00144feabdc0.html" target="_blank">proposta è stata fatta</a> sul Financial Times da due ministri dell&#8217;economia: Jean-Claude Juncker (presidente dell&#8217;eurogruppo) e Giulio Tremonti. Essi partono dalla constatazione che, malgrado le decisioni delle istituzioni della Ue e della Uem, i mercati dei titoli di Stato dei Paesi membri dell&#8217;euro rimangono attaccati e attaccabili. Il contrasto dovrebbe venire dagli Eb emessi da una European debt agency (Eda) da sostituire allo European financial stability facility (Efsf). Delors, come altri, ha sottovalutato questo tipo di interventi quasi servissero «solo per colmare i disavanzi del passato».</p>
<p><strong>Gli StabilityBond (Sb).</strong> Sono <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2010-11-16/ecco-come-opera-veicolo-220458.shtml" target="_blank">già attuati</a>. Dall&#8217;agosto 2010 è operativo lo Efsf (<a href="http://www.efsf.europa.eu/about/index.htm" target="_blank">European financial stability facility</a>) dotato di garanzie di capitale fino a 440 miliardi per emettere titoli finalizzati a prestiti condizionati a Stati di Eurolandia in crisi finanziaria. Le quote di capitale del Fondo sono proporzionali a quelle che gli Stati della Uem hanno nella Bce. La Germania ne garantisce perciò circa il 27%, la Francia il 20%, l&#8217;Italia quasi il 18 per cento. Ovvero il 65% della Uem. Per ora questo Fondo ha emesso solo 13 miliardi di Sb per prestiti a Portogallo e Irlanda.</p>
<p>Successivi ampliamenti di operatività tra cui quelli decisi in luglio hanno aumentato il capitale garantito a 780 miliardi di euro e altri poteri sono stati conferiti allo Efsf. In particolare il Fondo potrà acquistare sul mercato primario e secondario di titoli di Stato dei Paesi della Uem in difficoltà purché in ristrutturazione finanziaria. Gli ampliamenti deliberati sono tuttora soggetti a ratifica degli Stati azionisti. Quindi per ora il Fondo può solo fare prestiti. Dall&#8217;1 luglio 2013 lo Efsf sarà sostituito dallo Esm (European stabilization mechanism), con capitale sottoscritto per 700 miliardi di euro, che avrà durata permanente e che dovrà essere recepito dai trattati europei. In conclusione: gli Sb sono un&#8217;importante novità anche se la loro operatività è limitata a operazioni difensive di salvataggio.<br />
<strong><br />
Gli EuroUnionBond (Eub).</strong> La nostra proposta è che bisogna innovare di più con il varo di un Fondo finanziario europeo (Ffe) che emetta Eub con tre caratteristiche che ricomprendono alcune delle precedenti.</p>
<p style="padding-left: 30px;">1) Il Ffe dovrebbe avere un capitale conferito dagli Stati Uem in proporzione alle loro quote nel capitale della Bce. Il capitale dovrebbe essere costituito dalle riserve auree del Sistema europeo di banche centrali (Sebc) che sono la maggiori al mondo con circa 350 milioni di once per un controvalore intorno ai 450 miliardi di euro. Per mettere l&#8217;oro a garanzia vanno modificati gli statuti del Sebc e della Bce (anche con riflessi sui Trattati europei, ma non sul Central banks gold agreement che tratta delle vendite di oro), enti che potrebbero anche diventare azionisti, in quanto conferenti, del Ffe. Supponendo che il capitale versato del Ffe sia di 1.000 miliardi di euro, ogni Stato membro della Uem dovrà conferire oltre all&#8217;oro altri capitali anche in forma di obbligazioni e azioni stimate a valori reali e non a prezzi di mercato sviliti.</p>
<p style="padding-left: 30px;">L&#8217;Italia dovrebbe conferire 180 miliardi di euro in totale di cui 79 milioni di once in riserve auree, valutabili oggi a circa 101 miliardi di euro, più altri 79 miliardi di euro che a nostro avviso dovrebbero essere azioni di società detenute dal ministero dell&#8217;Economia (Eni, Enel, Finmeccanica, Poste ecc). Società che oggi non sono privatizzabili, dati i prezzi di mercato. Con questi conferimenti il timore tedesco di pagare i debiti altrui dovrebbe placarsi. La Germania dovrebbe versare al Ffe 270 miliardi di euro di cui 140 miliardi sono 109 milioni di once d&#8217;oro e 130 altri valori. La Francia dovrebbe versare 200 miliardi di cui 100 con i 78 milioni di once d&#8217;oro e 100 in altri valori. Sarebbe importante che Italia, Germania e Francia conferissero a complemento dell&#8217;oro azioni di società settorialmente omogenee nell&#8217;energia, nelle telecomunicazioni, nei trasporti.</p>
<p style="padding-left: 30px;">2) Il Ffe con 1.000 miliardi di euro di capitale versato potrebbe fare una emissione di 3.000 miliardi di Eub con una leva di 3 e durata decennale (e oltre) al tasso del 3% eventualmente variabile dopo un certo periodo. Altre garanzie si potrebbero aggiungere con impegni giuridici degli Stati Uem. L&#8217;onere di interessi sarebbe di 90 miliardi di euro all&#8217;anno pari oggi a circa l&#8217;1% del Pil della Uem pagabile sia con i profitti del conferimento del capitali azionari al Ffe sia con una quota dell&#8217;Iva dei Paesi della Uem, sia con gli interessi di cui diremo. Quanto detto è ovviamente adattabile in vari modi su tassi, scadenze, rimborsi degli Eub e magari loro convertibilità in azioni. Ma la sostanza non cambia.</p>
<p style="padding-left: 30px;">3) Il Ffe dovrebbe dividere in due parti i 3.000 miliardi raccolti con gli Eub.Per far scendere dall&#8217;attuale 85% al 60% la media del debito della Uem sul Pil verso il mercato il Ffe dovrebbe rilevare 2300 miliardi dei titoli di Stato dei Paesi della Uem. L&#8217;Italia scenderebbe al 95% del debito su Pil verso il mercato mentre per il restante 25% sarebbe debitrice verso il Ffe. La Francia e la Germania scenderebbero sotto il 60% di debito su Pil verso il mercato. I rimanenti 700 miliardi della citata emissione dovrebbero andare a grandi investimenti europei anche per unificare e far crescere imprese continentali nella energia, nelle telecomunicazioni, nei trasporti delle quali il Ffe diverrebbe azionista.</p>
<p>I vantaggi di questa emissione di Eub sarebbero enormi. Ne citiamo solo due.</p>
<p style="padding-left: 30px;">Il primo è che il Ffe non sarebbe opportunistico ma stabilizzante nella gestione dei titoli di Stato nazionali da detenere su lunghe durate rendendo così molto difficile anche la speculazione.</p>
<p style="padding-left: 30px;">Il secondo vantaggio sarebbe un mercato degli Eub di grandi dimensioni e una raccolta a interessi in media più bassi rispetto ai titoli nazionali di quasi tutti i Paesi Eum. Data anche la natura del Ffe e degli Eub, che hanno garanzie reali, diverrebbe realistico attrarre investitori molto liquidi come i Fondi sovrani che si stima abbiamo oggi asset intorno ai 4.200 miliardi di dollari, ovvero circa 3.000 miliardi di euro, che nessuna emissione di titoli di Stato della Uem può servire se non in piccola parte. In tal modo gli Eub possono davvero diventare competitivi nei confronti dei titoli del tesoro Usa dei quali la Cina vuole alleggerirsi.</p>
<p>Naturalmente vanno precisate le strutture e la governance societaria del Ffe (che in parte si possono prendere dallo Efsf e dal Esm), tra cui i poteri di voto dei partecipanti al Ffe, che pur dipendendo dalle quote nel capitale dovrebbero anche essere rivedibili periodicamente per tenere conto della eccedenza sul 60% del debito pubblico su Pil dei singoli stati. Anche in tal modo si spingerebbero i diversi Paesi a far scendere il loro rapporto di debito su Pil.</p>
<p>In conclusione: queste innovazioni andrebbero subito messe in progettazione perché, dati i tempi legali della Uem (e della Ue), l&#8217;Eurozona sta correndo gravi rischi. Quelli della speculazione, quelli di un rigore di bilancio senza crescita e occupazione, quelli della diarchia franco-tedesca che ha avocato a se il governo della Uem e della Ue ma che non pare all&#8217;altezza di un Governo capace dei grandi progetti politico-istituzionali attuati in passato.</p>
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		<title>L&#8217;eccellenza dell&#8217;Emilia-Romagna le permette di superare le altre regioni italiane e straniere</title>
		<link>http://www.romanoprodi.it/interviste/leccellenza-dellemilia-romagna-le-permette-di-superare-le-altre-regioni-italiane-e-straniere_3513.html</link>
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		<pubDate>Thu, 28 Jul 2011 08:00:43 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi economica]]></category>
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		<category><![CDATA[Industria]]></category>
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		<description><![CDATA[Attività produttive, al via il percorso per il Piano 2012-14
Tra settembre e dicembre incontri di ascolto e confronto con la comunità economica e sociale dell&#8217;Emilia-Romagna
Articolo sul portale della Regione Emilia Romagna del 28 luglio 2011
Sono partiti ufficialmente, con l&#8217;iniziativa della Regione che ha visto la partecipazione di Romano Prodi intervistato dall&#8217;editorialista Giampiero Gramaglia, i lavori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/07/prodigramaglia.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3518" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/07/prodigramaglia-300x180.jpg" alt="" width="300" height="180" /></a>Attività produttive, al via il percorso per il Piano 2012-14<br />
Tra settembre e dicembre incontri di ascolto e confronto con la comunità economica e sociale dell&#8217;Emilia-Romagna</strong></p>
<p>Articolo sul portale della <a href="http://www.regione.emilia-romagna.it/notizie/primo-piano/attivita-produttive-al-via-il-percorso-per-il-piano-2012-14" target="_blank"><strong>Regione Emilia Romagna</strong></a> del 28 luglio 2011</p>
<p>Sono partiti ufficialmente, con l&#8217;iniziativa della Regione che ha visto la <a href="http://www.nelletuemani.org/blog/2011/07/19/28-07-11-vasco-errani-romano-prodi-intervista-doppia-bologna/" target="_blank">partecipazione di Romano Prodi</a> intervistato dall&#8217;editorialista <a href="http://giampierogramaglia.blogspot.com/2011/04/francia-conflitto-dinteressi-operazione.html" target="_blank">Giampiero Gramaglia</a>, i lavori per la realizzazione del nuovo Piano triennale delle attività produttive 2012-2014.</p>
<p><a href="http://www.regione.emilia-romagna.it/notizie/primo-piano/attivita-produttive-al-via-il-percorso-per-il-piano-2012-14" target="_blank">On line</a> il video integrale dell&#8217;evento e l&#8217;intervista all&#8217;assessore Muzzarelli.</p>
<p>Con una intervista &#8211; realizzata da Giampiero Gramaglia – <a href="http://www.viaemilianet.it/notizia.php?id=8083" target="_blank">a Romano Prodi</a>, la Regione ha avviato il ciclo di incontri di ascolto e confronto con la comunità economica e sociale dell’Emilia-Romagna che porterà, entro l’anno, alla proposta del nuovo piano delle attività produttive e della ricerca. Un percorso che, come quello della Casa dell’Energia, aprirà le porte e le finestre a tutte le idee e a tutti gli attori.</p>
<p>L’appuntamento – a cui hanno partecipato i rappresentanti di enti locali, delle <a href="http://www.agi.it/bologna/notizie/201107271653-cro-rt10183-e_romagna_critiche_imprenditori_a_linee_guida_piano_energetico" target="_blank">forze economiche e sociali</a> ed esponenti del mondo della ricerca e dell’Università – è stata l’occasione per affrontare i temi dello sviluppo economico e della qualità della vita, con un’attenzione ai nuovi scenari mondiali.</p>
<p>&#8220;Abbiamo pensato – ha sottolineato l’assessore regionale <a href="http://www.youtube.com/watch?v=QXkgQgc6ZSc" target="_blank">Gian Carlo Muzzarelli</a> aprendo i lavori dell’iniziativa &#8211; di avviare questo percorso di confronto guardando lontano nello spazio per capire dove vanno e cosa fanno gli altri, e lontano nel tempo, per immaginare <a href="http://www.telesanterno.com/regione-al-timone-del-piano-concertato-delle-attivita-produttive-2012-2014-0728.html" target="_blank">il nostro futuro</a>. Insieme a questo dobbiamo agire come sistema Emilia-Romagna perché abbiamo bisogno di partecipazione e di consenso. Il nostro orizzonte è la strategia Europa 2020, il nostro navigatore nella burrasca della crisi e oltre, nelle acque che speriamo tornino presto calme e favorevoli, è il Piano territoriale regionale. Lì abbiamo scritto le parole d’ordine che ci guidano: società ed economia della conoscenza, green economy e welfare&#8221;.</p>
<p>Tra gli obiettivi della Regione quello di scommettere ancora sul valore aggiunto del made in Italy, che &#8220;significa – ha aggiunto Muzzarelli &#8211; creatività, originalità, flessibilità e adattabilità, personalizzazione e bellezza. L’Emilia-Romagna è un &#8216;brand&#8217; che dobbiamo sostenere e promuovere aggregando le forze dei singoli territori, coordinando le azioni, curando e valorizzando le nostre eccellenze. L’internazionalizzazione è la vera, nuova dimensione del nostro operare. Possiamo subirla, e perdere capitali, intelligenze e lavoro; oppure possiamo starci dentro con gli occhi aperti e le idee chiare, per attrarre capitali e talenti, per presidiare nuovi mercati, per rendere ancor più riconoscibile e riconosciuto il brand Emilia-Romagna&#8221;.</p>
<p>Durante la presentazione, l’assessore Muzzarelli ha anche richiamato alcuni aspetti del secondo Piano triennale attuativo del Piano energetico regionale per il triennio 2011-2013 evidenziando che &#8220;occorre cambiare il modello energetico. Con case, ospedali e scuole al riparo dai black-out di energia. Con il recupero di elettricità e calore nelle imprese ma anche la produzione diffusa da fonti rinnovabili. Inoltre sarà fondamentale lo sviluppo delle filiere regionali e nazionali delle tecnologie per il risparmio energetico e il ricorso alle fonti rinnovabili&#8221;.</p>
<p>Il percorso</p>
<p>I prossimi appuntamenti del percorso che porterà alla realizzazione del Piano riguarderanno: ‘Lo scenario macroeconomico del prossimo triennio’ (30 settembre); i ‘Mutamenti strutturali, filiere produttive e servizi’ ovvero alimentare, moda, salute, abitare, meccanica, green economy e servizi (6-8 ottobre); ‘Il comparto dei servizi e la produzione’ come Ict e design, servizi finanziari, consulenza e formazione, progettazione, ricerca e sviluppo, controllo di gestione (14 ottobre). Inoltre, tra novembre e dicembre, si svolgeranno anche appuntamenti sul tema delle ‘leve per la competitività d’impresa e le politiche pubbliche’ in relazione alla ricerca industriale e al nuovo PRIITT–infrastrutture, alla innovazione, alle reti, alle dinamiche imprenditoriali, alla internazionalizzazione, alla semplificazione e responsabilità sociale d’impresa, all’accesso al credito, capitalizzazione e strumenti finanziari innovativi, alle Infrastrutture per lo sviluppo nonché all’attrattività territoriale.</p>
<p>
<strong>Il video integrale dell&#8217;iniziativa</strong><br />
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<p>
<!--  altro codice </p>
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<p>&#8211;></p>
<p>
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		<title>I drammatici avvenimenti di questi giorni ci aprano gli occhi: rischiamo il fallimento del Paese</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jul 2011 08:06:26 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi economica]]></category>
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		<description><![CDATA[La crisi economica
Il debito, la spesa pubblica e la formica
Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 17 luglio 2011
Per oltre un anno, anche in piena tempesta, ci siamo raccontati che la  crisi dell&#8217;euro non avrebbe toccato l&#8217;Italia. In fondo il deficit era  cresciuto in linea coi Paesi più forti, le banche erano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/07/Crescita-Italia.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3427" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/07/Crescita-Italia-300x230.jpg" alt="" width="300" height="230" /></a>La crisi economica</strong></p>
<p><strong>Il debito, la spesa pubblica e la formica</strong></p>
<p>Articolo di Romano Prodi su <strong><a href="http://www.difesa.it/Sala_Stampa/rassegna_stampa_online/Pagine/PdfNavigator.aspx?d=17-07-2011&amp;pdfIndex=82" target="_blank">Il Messaggero</a></strong> del 17 luglio 2011</p>
<p>Per oltre un anno, anche <a href="http://it.finance.yahoo.com/notizie/Italia-Berlusconi-nostra-spystock-3150371948.html?x=0" target="_blank">in piena tempesta</a>, ci siamo raccontati che la  crisi dell&#8217;euro <a href="http://www.corriere.it/politica/08_settembre_10/berlusconi_brown_economia_76f4ca64-7f48-11dd-a664-00144f02aabc.shtml" target="_blank">non avrebbe toccato l&#8217;Italia</a>. In fondo il deficit era  cresciuto in linea coi Paesi più forti, le banche erano solide, e il  debito sarebbe ritornato a calare in rapporto a un Pil in lenta ma duratura  crescita. In realtà è bastato che venissero allo scoperto la <a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/uscita-dalla-crisi-tutto-rinviato-al-governo-successivo_3342.html" target="_blank">fragilità  politica di questo governo</a> e la sua endemica tendenza a rinviare le  decisioni più impegnative per far crollare questo racconto.</p>
<p>Di fronte al silenzio e alla <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/manovra-poco-credibile-il-governo-rinvia-laggiustamento-dei-conti-a-dopo-le-elezioni_3308.html" target="_blank">debolezza del governo</a> gli assalti sono  diventati furibondi. Il risorgere di un minimo di coesione, soprattutto  in conseguenza degli <a href="http://www.corriere.it/politica/11_luglio_11/napolitano-appello-coesione-nazionale_8d6e8c98-ab9c-11e0-a665-5070e23b7a33.shtml" target="_blank">ammonimenti</a> del Presidente della Repubblica, sembra  avere per ora calmato i mercati finanziari. Dobbiamo però rassegnarci  al fatto che, non essendo nè americani nè giapponesi, saremo ancora  sotto tiro, avendo un debito pubblico pari al 120% del nostro Prodotto  nazionale lordo. Anche in presenza di bassi tassi di interesse questa  zavorra impedisce la crescita, indebolisce le nostre strutture  produttive, rende precario il nostro futuro e ci espone a ogni ondata  speculativa.</p>
<p>Per metterci definitivamente in sicurezza vi sono solo due vie. La via  più semplice, e cioè l&#8217;applicazione di una imposta patrimoniale  abbastanza pesante da mettere i conti in ordine, non sembra  politicamente praticabile. Non resta quindi che una seconda strada,  quella di adottare la politica della formica, controllando in modo  inflessibile la spesa pubblica e erodendo anno per anno il peso del  debito. Ed è proprio quello che non è avvenuto nemmeno nei lunghi anni  di bassi tassi di interesse di cui abbiamo potuto beneficiare dopo  l&#8217;entrata nell&#8217;euro.</p>
<p><a href="http://www.istat.it/grafici_ra/crisi/pilue.html" target="_blank">I dati contabili</a> del passato decennio sono impressionanti. Le spese  correnti (esclusi cioè gli investimenti sempre stagnanti) sono passate  da 444 miliardi di euro nel 2000 a 670 miliardi nel 2010. I 226 miliardi  in più sono pari a una crescita superiore al 50%. Si tratta di oltre 20  miliardi all&#8217;anno di spesa aggiuntiva, metà dei quali dovuti  all&#8217;inflazione ma metà imputabili ad un aumento netto della spesa  corrente. Fatta eccezione per il biennio 2007-2008, la spesa pubblica è  sempre cresciuta in maniera sensibilmente più elevata rispetto al  Prodotto nazionale lordo.</p>
<p>Quest&#8217;aumento non ha risparmiato nessuno dei grandi settori  dell&#8217;amministrazione pubblica: non gli enti previdenziali, non  l&#8217;amministrazione centrale e ancora meno gli enti locali, anche se a  loro parziale giustificazione soccorre il fatto che, nell&#8217;ultimo  decennio hanno dovuto assumersi il peso di qualche nuova funzione  aggiuntiva. Il fatto vero è che la spesa pubblica è stata nell&#8217;ultimo  decennio, assolutamente fuori controllo. Anche all&#8217;interno dei diversi  settori sono accaduti fenomeni davvero incomprensibili come nel settore  pensionistico in cui sono enormemente cresciute (dall&#8217;11,56% del 2000 al  22,7% del 2008) le pensioni al di sotto dei 500 euro e dal 18,8 al  22,7% le pensioni oltre i 2000 euro mensili, facendo di conseguenza  crollare la fascia delle pensioni intermedia. Il tutto senza una  razionale previsione delle cause di questi fenomeni.</p>
<p>Potremmo proseguire all&#8217;infinito con l&#8217;elenco delle anomalie e delle  incongruenze ma queste poche osservazioni sono sufficienti per  sottolineare che non si può porre rimedio a questo stato di disordine  con i tagli lineari della spesa, ma solo analizzando tutte le voci di  spesa, allo scopo di eliminare sprechi, disfunzioni e iniquità. Bisogna  cioè operare col microscopio e col cacciavite. In termini più colti  questo significa mettere subito in piedi una commissione per la  &lt;&lt;spending review&gt;&gt; munita di poteri straordinari e forte di  una piena investitura da parte del governo. Mettere sotto crontrollo la  spesa pubblica non è tuttavia solo un fatto tecnico. E&#8217; un&#8217;operazione  con profonde implicazioni politiche. Il processo di revisione della  spesa deve perciò essere accompagnato dalle nessarie decisioni capaci di  coinvolgere i responsabili della spesa stessa.</p>
<p>Sotto quest&#8217;aspetto  abbiamo anche qualche esempio virtuoso, tra i quali emerge <a href="http://www.salute.gov.it/imgs/C_22_pagineAree_22_paragrafi_paragrafo_0_listaFile_itemName_2_fileAllegato.pdf" target="_blank">il Patto per  la Salute</a>, inaugurato dall&#8217;accordo fra governo e Regioni del settembre  2006. Esso, come si legge nell&#8217;ultimo rapporto della Corte dei Conti, ha  consentito di contenere la dinamica della spesa corrente del Servizio  sanitario nazionale che, in crescita nel periodo 2000-2005 ha un tasso  medio annuo del 7,3%, ha fatto registrare nel triennio 2007-2009, un  valore medio più contenuto, pari al 2,9%, dando inoltre inizio ai primi  segnali di riduzione delle forti e ingiustificate differenze nei costi  pro-capite fra le diverse Regioni. Conoscenza tecnica e volontà politica  sono cioè gli ingredienti necessari per invertire la mostruosa crescita  della spesa pubblica.</p>
<p>Se ben poco è stato fatto in passato spero almeno che i drammatici  avvenimenti di questi giorni abbiano aperto gli occhi a tutti noi.  Altrimenti saranno gli avvenimenti a imporci la patrimoniale più gravosa  di tutte, cioè il fallimento del Paese.</p>
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		<title>La Turchia di Erdogan: fortissima concorrente ma anche potenziale alleata</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Jun 2011 06:30:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ll</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La sfida di Erdogan
Turchia ponte fra due mondi
Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 26 giugno 2011
Il governo turco, presieduto da Tayyp Erdogan, è in  carica dal novembre 2002.
In questo spazio di tempo ha totalmente cambiato il paese, suscitando, in questa sua azione, grande ammirazione e grande timore.
Prima di tutto grande ammirazione per i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3289" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/06/erdogan-elections1.jpg"><img class="size-medium wp-image-3289" title="Tayyip Erdogan durante la recente campagna elettorale" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/06/erdogan-elections1-300x225.jpg" alt="Tayyip Erdogan durante la recente campagna elettorale" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Tayyip Erdogan durante la recente campagna elettorale</p></div>
<p><strong>La sfida di Erdogan</strong></p>
<p><strong>Turchia ponte fra due mondi</strong></p>
<p>Articolo di Romano Prodi su <strong>Il Messaggero</strong> del 26 giugno 2011</p>
<p>Il <a href="http://www.basbakanlik.gov.tr/Forms/pMain.aspx" target="_blank">governo turco</a>, presieduto da <a href="http://www.akparti.org.tr/site/yonetim/genel-baskan" target="_blank">Tayyp Erdogan</a>, è in  carica dal novembre 2002.<br />
In questo spazio di tempo ha totalmente cambiato il paese, suscitando, in questa sua azione, grande ammirazione e grande timore.</p>
<p>Prima di tutto grande ammirazione per i risultati ottenuti nello sviluppo economico e nella modernizzazione del Paese. Non solo il <a href="http://www.invest.gov.tr/en-US/turkey/factsandfigures/Pages/Economy.aspx" target="_blank">tasso di sviluppo</a> è stato straordinario, tanto da fare <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/File:Public_debt_as_percent_of_GDP_-_Europe_major_economies.PNG" target="_blank">raddoppiare</a> il Prodotto Nazionale Lordo in meno di nove anni, ma tutta la Turchia è <a href="http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/esteri/erdogan-auto/1.html?ref=search" target="_blank">fisicamente</a> cambiata, con la costruzione di nuove <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/File:Lev_Ist_Tur_1.jpg" target="_blank">strade</a>, <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/File:TCDD_CAF_1.jpg" target="_blank">ferrovie</a>, <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/File:Esenboga_terminal.jpg" target="_blank">aeroporti</a>, <a href="http://www.turizm.net/turkey/info/education.html" target="_blank">scuole</a> e <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_hospitals_in_Turkey" target="_blank">ospedali</a>, mentre gli <a href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/en/5/5c/2006Turkish_exports.PNG" target="_blank">insediamenti industriali</a> si sono estesi fino alle zone più periferiche dell&#8217;immenso paese.</p>
<p>Anche per effetto dei massicci investimenti esteri e per la qualità della nuova generazione di dirigenti e funzionari, la Turchia è ora uno dei  <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Economy_of_Turkey" target="_blank">protagonisti</a> dell&#8217;<a href="http://www.economonitor.com/emredeliveli/2011/06/12/latest-turkish-economy-overheating-indicators/" target="_blank">economia</a> e della politica mondiale, una nuova potenza regionale. E come potenza regionale ha cominciato a comportarsi. Prima di tutto ha usato i negoziati con l&#8217;Unione Europea per <a href="http://news.bbc.co.uk/2/hi/business/4307644.stm" target="_blank">modernizzare</a> le <a href="http://www.economist.com/node/15772870" target="_blank">istituzioni</a>, introducendo le <a href="http://www.time.com/time/magazine/article/0,9171,721601,00.html" target="_blank">riforme</a> di cui aveva bisogno, allargandone la base democratica, garantendo una maggiore libertà di espressione e assicurando, seppure in modo inferiore rispetto alle attese e alle necessità, nuovi diritti alle minoranze etniche.</p>
<p>In politica estera la Turchia è ascesa al ruolo di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/File:Erdogan_foreign_trips.PNG" target="_blank">potenza regionale</a> tramite la  dottrina elaborata dal ministro degli esteri <a href="http://www.presseurop.eu/it/content/article/251491-ahmet-davutoglu-cavallo-tra-due-mondi" target="_blank">Davutoglu</a>, una dottrina che si riassume nell&#8217;elementare programma di evitare qualsiasi conflitto con i paesi vicini. Una <a href="http://www.foreignpolicy.com/articles/2010/05/20/turkeys_zero_problems_foreign_policy" target="_blank">dottrina molto semplice</a>, che ha però cambiato in modo radicale l&#8217;assetto politico dell&#8217;area, costruendo un rapporto stretto con l&#8217;Iraq, con l&#8217;Iran, con i paesi dell&#8217;area caucasica e, seppure con profonde tensioni negli ultimi giorni, con la Siria. In parallelo è stata impostata una politica economica che vede le imprese turche presenti in modo crescente dai Balcani fino agli sconfinati paesi dell&#8217;Asia Centrale. Ed a questa si affianca una presenza culturale sempre più penetrante, anche perché spesso fondata su profonde affinità storiche e linguistiche.</p>
<p>La Turchia ha cioè approfittato del suo importante ruolo nella Nato, della sua indispensabilità nei confronti degli Stati Uniti (come ponte verso il mondo islamico) e della sua nuova forza economica, per costruire una politica di inaspettata autonomia. Una <a href="http://www.iai.it/pdf/DocIAI/iai1003.pdf" target="_blank">politica non certo antioccidentale</a> ma che si è distaccata da Israele fino ad arrivare, nello scorso maggio, allo <a href="http://it.euronews.net/2011/01/25/flottiglia-gaza-rapporto-turchia-accusa-israele/" target="_blank">scontro aperto</a> nel mare di fronte a Gaza, un&#8217;evidente conseguenza della nuova amicizia nei confronti dei propri vicini.</p>
<p>Nel mondo multipolare è arrivato quindi un nuovo protagonista, costruito sul partito di Erdogan, un partito di stretta osservanza religiosa ma sufficientemente tollerante e capace di creare una nuova elite, accanto a quella costruita da Kemal <a href="http://www.bbc.co.uk/history/historic_figures/ataturk_kemal.shtml" target="_blank">Ataturk</a>. La trasformazione del ruolo politico ed economico della Turchia è ormai tale che l&#8217;ingresso <a href="http://www.repubblica.it/2007/01/sezioni/esteri/prodi-turchia/prodi-turchia/prodi-turchia.html" target="_blank">nell&#8217;Unione Europea</a> non è più visto come un obiettivo essenziale e prioritario ma come una tra le diverse ipotesi che il paese ha davanti.</p>
<p>I ripetuti successi hanno però messo Erdogan in una classica tentazione presidenziale, che si è espressa tramite <a href="http://www.corriere.it/esteri/11_giugno_12/erdogan-elezioni-%20plebiscito_2a12a674-94c8-11e0-b80f-3da7c892fae6.shtml" target="_blank">atteggiamenti</a> perlomeno discutibili nei confronti dei giornalisti e tentativi di <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/11/turchia-erdogan-punta-a-supermaggioranza-per-realizzare-la-riforma-costituzionale/117356/" target="_blank">riforma  della Costituzione</a> in senso autoritario. Le <a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=152557&amp;sez=HOME_NELMONDO&amp;ssez=" target="_blank">elezioni politiche</a> del 12 giugno (passate quasi inosservate in Italia forse anche a causa della coincidenza con i <a href="http://www.romanoprodi.it/interviste/litalia-si-sta-scongelando-le-vittorie-ai-referendum-dicono-che-i-cittadini-creano-nuove-catene-di-rapporti_3212.html" target="_blank">referendum</a>) assumevano quindi un&#8217;enorme portata.</p>
<p>Se il partito di Erdogan avesse raggiunto i 330 seggi avrebbe infatti potuto (pur con il passaggio di un voto popolare) emendare la Costituzione permettendo a Erdogan di allargare e approfondire il proprio potere oltre gli attuali limiti. L&#8217;obiettivo non era certo impossibile anche perché la legge elettorale turca prevede uno sbarramento del 10% e, quindi, spazza via tutti i partiti minori. I <a href="http://www.corriere.it/esteri/11_giugno_12/turchia-elezioni-%20risultati-erdogan_47dcac7c-9509-11e0-b80f-3da7c892fae6.shtml" target="_blank">risultati elettorali</a> hanno confermato la grande popolarità di Erdogan, il cui successo si è tuttavia dovuto fermare a 326 seggi. Erdogan è quindi anche oggi  molto forte <a href="http://www.wallstreetitalia.com/article/1149285/turchia-erdogan-cambieremo-costituzione-cercando-consenso.aspx" target="_blank">ma non onnipotente</a>.</p>
<p>Questa è una garanzia per tutti e segnerà il probabile proseguimento della politica fino ad ora praticata.<br />
Prepariamoci quindi a vedere una Turchia ancora più attiva nei nostri mercati, una Turchia fortissima concorrente nei Balcani e nel Mediterraneo, proprio nelle aree nelle quali è maggiore la presenza italiana. Ma anche un potenziale alleato per le nostre imprese che vorranno essere presenti nel Caucaso e nell&#8217;Asia Centrale sposando le nostre conoscenze tecniche con la profonda esperienza turca in quei mercati. Prepariamoci perciò ad avere rapporti sempre più stretti con una Turchia che avrà bisogno dell&#8217;Europa non certo in misura maggiore di quanto l&#8217;Europa avrà bisogno della Turchia.</p>
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		<title>Il Governo è completamente fuori linea rispetto al Paese. Non avere il senso della legalità ci isola dal mondo</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Jun 2011 06:10:25 +0000</pubDate>
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GOVERNO: PRODI, COMPLETAMENTE FUORI LINEA RISPETTO PAESE
&#8216;LO DICE REFERENDUM. NECESSARIO,MA NON SUFFICIENTE PER CAMBIARE&#8217;
(ANSA) &#8211; BOLOGNA, 19 GIU &#8211; Il Governo e&#8217; &#8221;completamente fuori linea rispetto al paese&#8221;. E questa &#8221;e&#8217; una condizione necessaria, ma non sufficiente per il cambiamento&#8221;. Sono le conseguenze che per Romano Prodi bisogna trarre dal referendum. L&#8217;ex presidente del Consiglio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/06/telefono.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3247" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/06/telefono-300x220.jpg" alt="" width="300" height="220" /></a></p>
<p><strong>GOVERNO: PRODI, COMPLETAMENTE FUORI LINEA RISPETTO PAESE</strong></p>
<p>&#8216;LO DICE REFERENDUM. NECESSARIO,MA NON SUFFICIENTE PER CAMBIARE&#8217;</p>
<p>(<a href="http://www.blitzquotidiano.it/politica-italiana/governo-prodi-completamente-fuori-linea-rispetto-al-paese-894049/" target="_blank"><strong>ANSA</strong></a>) &#8211; BOLOGNA, 19 GIU &#8211; Il Governo e&#8217; &#8221;completamente <a href="http://www.romaregione.net/2011/06/19/on-romano-prodi-governo-completamente-fuori-linea-rispetto-al-paese/" target="_blank">fuori linea rispetto al paese</a>&#8221;. E questa &#8221;e&#8217; una condizione necessaria, ma non sufficiente per il cambiamento&#8221;. Sono le conseguenze che per Romano Prodi bisogna trarre dal referendum. L&#8217;ex presidente del Consiglio ne ha parlato nel videomessaggio inviato a Bologna all&#8217;incontro del gruppo &#8216;Insieme per il Pd&#8217;, all&#8217;Arena del Sole, dal titolo &#8216;<a href="http://www.youdem.tv/docu/124/.htm" target="_blank">Voltiamo pagina, insieme</a>&#8216;.</p>
<p>Per Prodi, &#8221;prima le <a href="http://www.romanoprodi.it/interviste/solo-uniti-si-vince-loro-hanno-perso-perche-non-capiscono-piu-il-mondo_3081.html" target="_blank">elezioni comunali</a>, ma ancor piu&#8217; il <a href="http://www.romanoprodi.it/interviste/litalia-si-sta-scongelando-le-vittorie-ai-referendum-dicono-che-i-cittadini-creano-nuove-catene-di-rapporti_3212.html" target="_blank">referendum</a>, hanno cominciato a far capire che c&#8217;e&#8217; un&#8217;aspirazione popolare che e&#8217; completamente diversa dalla politica del Governo&#8221;.</p>
<p>&#8221;Intendiamoci &#8211; ha precisato subito dopo &#8211; il referendum mica ha detto &#8216;evviva il Pd&#8217;. Ha semplicemente detto &#8211; ha spiegato il Professore &#8211; che <a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/prodi-questo-governo-non-va-da-nessuna-parte-e-incapace-di-prendere-le-decisioni-necessarie_3151.html" target="_blank">questo Governo non batte i tasti</a> che sono i tasti della nostra musica. E&#8217; completamente fuori linea rispetto al paese. E&#8217; una condizione necessaria, ma non sufficiente per il cambiamento&#8221;. (ANSA).</p>
<p><strong>PRODI, NON AVERE SENSO LEGALITA&#8217; ISOLA ITALIA DAL MONDO</strong></p>
<p>(<a href="http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/127450/riprendiamoci_la_parola_liberta" target="_blank"><strong>ANSA</strong></a>) &#8211; BOLOGNA, 19 GIU &#8211; &#8221;Non avere il senso della legalita&#8217; ci isola dal mondo&#8221;. E&#8217; questo uno dei maggiori problemi che ha l&#8217;Italia, secondo l&#8217;ex premier Romano Prodi, che lo ha messo in evidenza nel videomessaggio inviato all&#8217;incontro di Bologna del gruppo &#8216;<a href="http://www.pder.it/index.html?idpg=7&amp;id=2205" target="_blank">Insieme per il Pd</a>&#8216;, all&#8217;Arena del Sole. Un problema, per Prodi, &#8216;&#8217;storico, ma che si e&#8217; accentuato recentemente&#8221;.</p>
<p>&#8221;E quando un pezzo di paese &#8211; ha proseguito &#8211; e&#8217; <a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/prodi-senza-investimenti-stranieri-resteremo-dei-poveracci_2232.html" target="_blank">isolato dal mondo</a>, la diffidenza arriva e lo comprende tutto. Non e&#8217; che l&#8217;investitore americano o cinese abbia letto il rapporto del Censis che dice che l&#8217;Italia e&#8217; fatta a macchie di leopardo&#8221;, con parti dove la legalita&#8217; e&#8217; rispettata e altre no, ha spiegato.</p>
<p>Per il Professore, invece, &#8216;&#8217;si da&#8217; il senso che sia un paese in cui la maesta&#8217; della <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/lillegalita-italiana-frena-gli-investimenti-unica-via-per-uscire-dalla-crisi_3114.html" target="_blank">legge non impera</a>. Quindi la legge non e&#8217; sovrana&#8221;. Questo, ha auspicato Prodi, &#8221;va rovesciato: non solo per i problemi di giustizia, ma per la necessita&#8217; che questo rovesciamento prepara il nostro futuro&#8221;.  (ANSA).</p>
<p><strong>PRODI AI GIOVANI, ITALIA SFIANCATA DALL&#8217;INSEGUIMENTO</strong></p>
<p>&#8216;EUROPA SENZA LEADER NON TROVA IL SUO SPAZIO NEL MONDO&#8217;</p>
<p>(<a href="http://www.ilrestodelcarlino.it/bologna/politica/2011/06/19/527720-prodi_giovani_italia_sfiancata_dall_inseguimento.shtml" target="_blank"><strong>ANSA</strong></a>) &#8211; BOLOGNA, 19 GIU &#8211; &#8216;Questo paese e&#8217; sempre all&#8217;inseguimento,  non  riusciamo mai a salire sul treno in modo stabile. Siamo sempre li&#8217; a   inseguire&#8217;. Romano Prodi ha definito cosi&#8217; la condizione dell&#8217;Italia,   nel videomessaggio inviato all&#8217;<a href="http://insiemeperilpd.ning.com/forum/topics/voltiamo-pagina-insieme" target="_blank">incontro di Bologna</a> del gruppo &#8216;Insieme   per il Pd&#8217;. Rivolgendosi in particolare alle giovani generazioni, l&#8217;ex   presidente della commissione europea ha chiesto, di conseguenza, di   &#8216;<a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/i-giovani-conquisteranno-il-futuro-se-sapranno-gestire-il-cambiamento_2853.html" target="_blank">lavorare e correre</a> perche&#8217; l&#8217;Italia abbia un posto nella locomotiva di   questo treno: a forza di inseguire, ci siamo sfiancati&#8217;. Per questo   motivo, ha proseguito &#8216;abbiamo bisogno di un paese che traini gli altri,   che si metta insieme all&#8217;avanguardia del mondo e che non si sfianchi&#8217;.</p>
<p>Prima l&#8217;ex numero uno della commissione europea aveva sottolineato il   &#8216;momento assolutamente decisivo&#8217; per l&#8217;Europa, che &#8216;deve trovare uno   spazio nel mondo e non l&#8217;ha ancora trovato. La tenaglia con Cina da un   lato e Stati Uniti dall&#8217;altro sembra prevalere, quantomeno   nell&#8217;immaginazione di tutti e l&#8217;Europa sta li&#8217; a guardare, senza   leader&#8217;. In particolare, non c&#8217;e&#8217; &#8216;nessuno che si <a href="http://www.romanoprodi.it/interviste/un-suicidio-allontanarsi-dalleuropa-in-italia-si-fa-leva-sulla-paura-per-vincere-le-elezioni_2824.html" target="_blank">assume il rischio</a> anche di una certa <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/leuropa-e-assente-ma-litalia-non-ha-fatto-nulla-i-politici-e-la-moralita-pubblica_2702.html" target="_blank">impopolarita&#8217;</a> di fronte ai propri elettori oggi, per   preparare un domani migliore. I grandi leader non guardano solo alle   elezioni dell&#8217;oggi, ma a preparare il futuro&#8217;. Leader di questo tipo, ha   notato infine Prodi, &#8216;in questo momento in Europa non ce n&#8217;e&#8221;. (ANSA).</p>
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