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	<title>Romano Prodi &#187; India</title>
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	<description>Pagine del sito del prof. Romano Prodi</description>
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		<title>&#8220;Nave senza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Oct 2011 10:21:24 +0000</pubDate>
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Prodi: &#8220;Via Silvio subito&#8221;
Un premier senza credibilità. Che perde persino l&#8217;appoggio degli imprenditori. E intanto il referendum dimostra che la gente ha capito che qualcosa non va. Il prof rompe il silenzio e lancia il suo je accuse: &#8220;meglio qualsiasi altro governo di quello attuale&#8221;
Intervista a Romano Prodi [...]]]></description>
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<div id="attachment_3851" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/10/ForeignPolicy14sept2010.jpg"><img class="size-medium wp-image-3851" title="Copertina di Foreign Policy 14/09/2010" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/10/ForeignPolicy14sept2010-300x258.jpg" alt="Copertina di Foreign Policy 14/09/2010" width="300" height="258" /></a><p class="wp-caption-text">Copertina di Foreign Policy 14/09/2010</p></div>
<p></strong></p>
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<p><strong>Prodi: &#8220;Via Silvio subito&#8221;</strong></p>
<p><strong>Un premier senza credibilità. Che perde persino l&#8217;appoggio degli imprenditori. E intanto il referendum dimostra che la gente ha capito che qualcosa non va. Il prof rompe il silenzio e lancia il suo je accuse: &#8220;meglio qualsiasi altro governo di quello attuale&#8221;</strong></p>
<p>Intervista a Romano Prodi di Orazio Carabini su <strong><a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/prodi-via-silvio-subito/2163024/8" target="_blank">L&#8217;Espresso</a></strong> del 6 ottobre 2011</p>
<p>«In luglio <a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/prodi-invita-lopposizione-a-consentire-una-rapidissima-approvazione-della-manovra-ma-senza-andare-oltre_3371.html" target="_blank">avevo detto</a> che durante una tempesta così sarebbe stato meglio non cambiare nocchiero, ma dopo quello che è successo in agosto mi sono dovuto ricredere: <a href="http://www.corriere.it/notizie-ultima-ora/Cronache_e_politica/Prodi-qualsiasi-governo-meglio-attuale/06-10-2011/1-A_000256509.shtml" target="_blank">meglio qualsiasi altro governo</a> di quello attuale». In questa intervista  Romano Prodi, impegnato nella preparazione di tre lezioni sul futuro, dal titolo &#8216;<a href="http://www.la7.it/intv/pvideo-stream?id=i461677" target="_blank">Il mondo che verrà</a>&#8216;, che andranno in onda su La7 a partire <a href="http://www.cinetivu.com/programmi-tv/programmi-dinformazione/il-mondo-che-verra-su-la7-con-romano-prodi/" target="_blank">da martedì 11 ottobre</a>, parla a tutto campo della situazione italiana e internazionale.</p>
<p><em>Non l&#8217;ha impressionata il tono perentorio della lettera inviata al governo italiano nel momento in cui sono cominciati gli acquisti di titoli di Stato? Sembra quasi che l&#8217;Italia sia stata commissariata.</em></p>
<p>&#8220;Per la verità non mi ha sorpreso molto, anzi. Nelle circostanze attuali era quasi <a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/doveroso-lammonimento-della-bce-al-governo-italiano-arrivato-nel-massimo-del-caos-assoluto_3805.html" target="_blank">un doveroso gioco delle parti</a>. Il fatto che fossimo commissariati era già evidente prima della lettera. Quella lettera la dovevano mandare, per le nostre debolezze, per costruirsi un&#8217;eventuale giustificazione per il futuro: &#8220;Gliel&#8217;avevamo detto, prima di comprare i loro bond, che cosa avrebbero dovuto fare&#8221;. Si sono cautelati, si sono creati la motivazione politica. Una cosa che si fa solo quando uno è molto debole. Come dicevo, si spara sulla Croce rossa&#8221;.<br />
<em><br />
Tra un inciampo e l&#8217;altro il governo una manovra che porta al pareggio di bilancio però l&#8217;ha fatta. Eppure lo spread non è sceso ai livelli pre-crisi.</em></p>
<p>&#8220;Il mese di agosto ha cambiato totalmente la sensibilità internazionale. A luglio avevo detto che di fronte a una tempesta non era il caso di cambiare nocchiero. Poi però ho assistito alle liti tra ministri, alle proteste delle categorie colpite dai provvedimenti, ho letto le reazioni della stampa internazionale, ho viaggiato in Cina e negli Stati Uniti e ho constatato come tutto ciò veniva interpretato. Sono così arrivato a una conclusione: <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/governo-non-allaltezza-qualsiasi-nuovo-timoniere-e-meglio-dellattuale_3837.html" target="_blank">meglio qualsiasi altro governo</a> di quello attuale. Perché un cambiamento di governo sarebbe visto come un fattore di stabilità. Sia le classi dirigenti sia la gente comune sono convinti che questo governo viva all&#8217;insegna dell&#8217;instabilità e della <a href="http://archivio-radiocor.ilsole24ore.com/articolo-984036/prodi-meglio-qualsiasi-altro-governo/" target="_blank">non credibilità</a>. Ed è inconcepibile che il nostro spread sia maggiore di quello spagnolo, cioè di un paese in cui l&#8217;economia è più debole della nostra. Lo dico da economista e senza nessuna polemica. Ci può essere solo una spiegazione politica perché <a href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/0/0f/Debito_pubblico.jpg" target="_blank">il nostro debito</a> è identico a quando siamo entrati nell&#8217;euro. Il fatto è che la Spagna ha una linea politica, l&#8217;Italia no&#8221;.</p>
<p><em>Non toccherebbe al presidente Giorgio Napolitano <a href="http://www.senato.it/istituzione/29375/131336/131368/131374/articolo.htm" target="_blank">staccare</a> la spina?</em></p>
<p>&#8220;Su questo tema non voglio dire nulla&#8221;.</p>
<p><em>Dal referendum può venire un cambiamento?</em></p>
<p>&#8220;Certamente ha affrettato il processo di presa di coscienza. Se in un mese <a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/e-un-trionfo-farla-finita-con-una-legge-elettorale-che-ha-umiliato-i-cittadini_3834.html" target="_blank">un milione e 200 mila persone</a> sono andate a firmare, malgrado un&#8217;organizzazione debole, vuol dire che c&#8217;è <a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/toccato-il-fondo-il-paese-va-in-rovina_3588.html" target="_blank">qualcosa che non va</a> e che <a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/porcellum-e-peggior-legge-della-storia-repubblicana-avanti-con-le-firme-per-il-referendum_3670.html" target="_blank">la gente ne è cosciente</a>&#8220;.</p>
<p><em>Non è singolare che in Italia facciano più baccano gli imprenditori che la piazza? Sono loro gli indignados made in Italy?</em></p>
<p>&#8220;<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/20/marcegaglia-con-berlusconi-italia-zimbello-della-comunita-internazionale/158714/" target="_blank">L&#8217;imprenditore indignado</a> ha dei toni diversi dalla ragazza <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/19/spagna-gli-indignados-invadono-le-piazze-non-siamo-merci-in-mano-a-politici-e-banchieri/120088/" target="_blank">spagnola</a>, <a href="http://video.ilsole24ore.com/SoleOnLine5/Video/Notizie/Medio%20Oriente%20e%20Africa/2011/indignados-israele/indignados-israele.php" target="_blank">israeliana</a> o <a href="http://www.repubblica.it/esteri/2011/10/05/news/protesta_waal-street-22721699/" target="_blank">americana</a> che va per strada. Ma non li definirei nemmeno indignados. L&#8217;imprenditore è per definizione filogovernativo ed è triplamente filogovernativo con un governo di destra. Nella storia italiana non ho <a href="http://www.repubblica.it/politica/2011/09/20/news/berlusconi_reazioni-dimissioni-21961052/" target="_blank">mai visto gli imprenditori diventare antigovernativi</a> con un governo di destra. Vuol dire che la politica economica proprio non va, non c&#8217;è altra spiegazione. Cito Dante:<em> <a href="http://it.wikisource.org/wiki/Divina_Commedia/Purgatorio/Canto_VI#Ahi_serva_Italia" target="_blank">&#8220;Nave senza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello&#8221;</a></em>&#8220;.</p>
<p><em>Queste proteste porteranno alle elezioni?</em></p>
<p>&#8220;Non lo so. Perché l&#8217;espressione stessa indignados non ha il significato di una forza politica con un programma. <a href="http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/403300/" target="_blank">Indignados è un atteggiamento</a>, è segno di sfiducia, non è un programma. Anzi, in teoria, tante indignazioni separate possono anche allungare la vita del governo. Mentre le indignazioni che si trasformano in un programma ne accelerano la sostituzione. Non è un caso che i commenti all&#8217;esito della campagna referendaria siano stati di segno opposto uno dall&#8217;altro. E&#8217; l&#8217;interpretazione di un&#8217;indignazione, non è un disegno&#8221;.<br />
<em><br />
Sta segnalando la mancanza di compattezza dell&#8217;opposizione?</em></p>
<p>&#8220;Il momento politico offre questo. Quanto alla compattezza, uno come me può solo dire che è un desiderio. <a href="http://www.youtube.com/watch?v=lkIhG_HK5IY" target="_blank">Non sono mai riuscito ad averla</a>. Non posso essere certo io, dopo quello che ho passato con il mio ultimo governo, a indignarmi per la mancanza di compattezza&#8221;.</p>
<p><strong>L&#8217;EUROPA</strong></p>
<p><em>Prima il ministro del Tesoro americano <a href="http://www.lettera43.it/economia/finanza/26046/crisi-geithner-striglia-i-ministri-dell-ue.htm" target="_blank">Tim Geithner</a>, poi <a href="http://www.repubblica.it/economia/2011/09/14/news/cina_davos-21634359/" target="_blank">i cinesi</a> e i governi dei <a href="http://www.blitzquotidiano.it/economia/crisi-brics-unione-europea-mantegna-959298/" target="_blank">Bric</a>. Tutti sono preoccupati per il futuro dell&#8217;Europa. E lo dicono in modo esplicito. Non la sorprende tanta attenzione?</em></p>
<p>&#8220;No, l&#8217;euro è diventato importante per tutti e la crisi europea coinvolge il mondo intero. Gli americani temono che, data l&#8217;interconnessione dei sistemi bancari, un collasso in Europa si ripercuota sulle loro banche. Politicamente non hanno fatto nulla per evitare che si arrivasse a questa situazione: non hanno consentito alcun coordinamento delle politiche e dal <a href="http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/economia/crisi-mutui-5/lunedi-lehman/lunedi-lehman.html" target="_blank">fallimento di Lehman Brothers</a> in poi hanno fatto come pareva a loro. In Cina la preoccupazione è anche politica: loro <a href="http://www.china.org.cn/world/obamas_asia_tour/2009-11/18/content_18913266.htm" target="_blank">non vogliono essere</a> l&#8217;unica controparte degli Usa in un G2 che domina il mondo. L&#8217;Europa gli è utile. Quando nacque l&#8217;euro, io ero presidente della Commissione. Ricordo che i cinesi erano molto favorevoli. All&#8217;epoca il presidente Jiang Zemin mi disse: «Vogliamo l&#8217;euro perché non vogliamo vivere in un mondo in cui uno solo comanda. Ed è meglio che ci sia <a href="http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2011/9/14/EURO-Prodi-la-moneta-unica-non-si-dissolvera/207024/" target="_blank">anche l&#8217;euro, insieme al dollaro</a>». Da allora sono stati coerenti e hanno accumulato tante riserve in euro. Adesso sanno che ancora per qualche tempo hanno bisogno di un sistema &#8220;multipolare&#8221; in cui l&#8217;euro bilanci la forza del dollaro in attesa di arrivare alla convertibilità del renmimbi. Per loro l&#8217;euro è una specie di assicurazione, una garanzia, un&#8217;ancora di salvezza. Detto tutto questo, la colpa della crisi è principalmente nostra: sparare sui paesi europei divisi o sull&#8217;Italia è <a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/litalia-e-indifesa-contro-la-speculazione-con-questo-governo-tutto-il-paese-rischia-di-saltare_3583.html" target="_blank">come sparare sulla Croce rossa</a>. E pensare che l&#8217;Unione europea nel suo complesso è più grande di tutte le altre potenze: come Pil, come produzione industriale, come esportazioni. Ma non avendo capacità decisionale&#8230;<br />
<em><br />
La Grecia dichiarerà <a href="http://www.adnkronos.com/IGN/News/Economia/Grecia-Bce-bancarotta-ormai-possibile_312479422524.html" target="_blank">bancarotta</a>?</em></p>
<p>Vorrei capire a chi conviene farla fallire mettendo a rischio la sopravvivenza dell&#8217;euro. <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/estero/leuropa-non-ha-imparato-nulla-angela-merkel-deve-mostrare-maggiore-ruolo-di-leadership_3386.html" target="_blank">Nemmeno la Germania</a> ha interesse a far cadere una dopo l&#8217;altra le carte del castello. Poi credo che alla Grecia vada sì chiesto di mettere ordine nei propri conti pubblici e nell&#8217;economia ma allo stesso tempo alla popolazione va data una prospettiva, una speranza. Altrimenti questi tagli diventano una forma di sadismo.<br />
<em><br />
Non le sembra che la Commissione europea e la Banca centrale europea siano un po&#8217; ondivaghe nelle loro politiche? </em></p>
<p>La Commissione ha predicato il rigore di bilancio ma si è riconvertuta alle politiche espansive quando ha capito che la crescita stentava. La Bce ha addirittura aumentato i tassi d&#8217;interesse fino a poche settimane fa e ora annuncia prossimi tagli. Direi che comunque il rigore prevale. Siamo dominati dalla paura anziché dalla solidarietà. Applicando la dottrina ortodossa, conservatrice, ci si mette sempre la coscienza a posto. Da quando la Bce ha cominciato ad aumentare i tassi mi sono chiesto: che logica c&#8217;è? E&#8217; giusto che la Bce sia severa ma siamo arrivati a un punto che è troppo severa. Fa la prima della classe. E infatti la crescita sta soffrendo. Ho fatto una proposta insieme all&#8217;economista Alberto Quadrio Curzio: emettiamo <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/eurounionbond-per-la-nuova-europa_3598.html" target="_blank">3 mila miliardi di eurobond</a>, di cui 2 mila dedicati al sostegno dei paesi deboli. Ma mille investiamoli nelle infrastrutture. Dalla crisi si esce con la disciplina ma anche con il rilancio. Nel 1929 il mondo si salvò con questa ricetta. Allora la spesa pubblica, purtroppo, era per le armi, adesso sarebbe per gli oleodotti e le ferrovie. Attenzione: Keynes è esistito e ci ha insegnato che, pur tenendo conto della necessità di avere i <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Teoria_generale_dell%27occupazione,_dell%27interesse_e_della_moneta" target="_blank">bilanci in ordine, bisogna investire</a>. Negli ultimi 30 anni molti lo hanno esecrato, ma adesso va rivalutato. Non si lasciano morire le economie. E l&#8217;America si trova in un dilemma identico a quello dell&#8217;Europa.</p>
<p><em>Almeno la crisi ha messo in moto un rafforzamento del <a href="http://europa.eu/legislation_summaries/economic_and_monetary_affairs/stability_and_growth_pact/index_it.htm" target="_blank">patto di stabilità e crescita</a>: più controllo sui bilanci pubblici e sanzioni per chi sgarra. Come giudica la nuova governance europea? </em></p>
<p><a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/non-si-esce-dalla-crisi-con-il-default-pilotato-occorre-maggiore-coesione-fra-gli-stati-europei_3797.html" target="_blank">Quale governance?</a> E&#8217; stato lanciato all&#8217;esterno un messaggio di disarmonia, non di armonia. I grandi paesi avrebbero potuto avviare una <a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/non-basta-leuro-ci-vogliono-riforme-e-politiche-comuni-ed-efficaci_3761.html" target="_blank">riorganizzazione del governo comune</a> e invece è prevalso l&#8217;orientamento di togliere potere alle strutture di governance veramente europee come la Commissione. Ma la perdita di ruolo della Commissione ha segnalato un disimpegno di Francia e Germania e così all&#8217;esterno è passato un messaggio di disarmonia. E qui sono cominciate le preoccupazioni degli americani e dei cinesi per tornare alla domanda iniziale. Perché può esistere temporaneamente una moneta comune in attesa che venga costruita una politica economica comune, ma non ci può essere una moneta comune consolidata con una cacofonia di posizioni tra i diversi Paesi. La Bce è stata importante ma i suoi poteri sono limitati: supplisce, supplisce, ma fino a un certo punto. Abbiamo visto tutti quante difficoltà ha incontrato quando ha dovuto decidere di acquistare i bond dei paesi in difficoltà.</p>
<p><strong>LE RIFORME DEL SISTEMA</strong></p>
<p><em>Intanto stiamo andando dritti verso una nuova recessione&#8230;</em></p>
<p>&#8220;Direi di no. Probabilmente stiamo andando verso un forte rallentamento della ripresa. E&#8217; cominciato tutto all&#8217;inizio di giugno. Fino ad allora l&#8217;economia si stava lentamente aggiustando. Poi c&#8217;è stato un rallentamento e tutti hanno cominciato a rivedere al ribasso le previsioni. Penso che andiamo incontro a un periodo di stagnazione. Nel 2008 quando è cominciata la crisi i miei colleghi storici dell&#8217;economia mi dicevano che ci sarebbero voluti sette anni per riaggiustare tutto. Io replicavo che <a href="http://online.wsj.com/article/SB123307183916519783.html" target="_blank">Usa</a> e <a href="http://articles.latimes.com/2008/nov/10/business/fi-china10" target="_blank">Cina</a> avevano reagito mettendo sul piatto <a href="http://online.wsj.com/article/SB123307183916519783.html" target="_blank">800</a> e <a href="http://articles.latimes.com/2008/nov/10/business/fi-china10" target="_blank">585</a> miliardi di dollari: Keynes ci ha insegnato come fare, usciremo prima da questo inferno. Ma loro insistevano: bisogna &#8220;pulire&#8221; dalle scorie il sistema economico. E non avevano nemmeno previsto quanto rapidamente il contagio si sarebbe esteso ai titoli del debito pubblico provocando quindi la politica recessiva. Oggi la ripresa è lenta mentre i governi vanno avanti adagio con piccole correzioni ma non ci sono prospettive di grandi riforme del sistema finanziario ed economico. Negli Stati Uniti il potere politico è debolissimo verso la finanza: non ha avuto la forza di imporre il ritorno al <a href="http://www.investopedia.com/articles/03/071603.asp#axzz1a69fpwmp" target="_blank">Glass-Steagall Act</a>, cioè la separazione delle banche commerciali da quelle di investimento. Le altre grandi riforme come la Tobin tax per essere efficaci richiedono un&#8217;adesione universale.&#8221;.</p>
<p><em>Perché non c&#8217;è unità d&#8217;intenti sulle grandi riforme?</em></p>
<p>&#8220;La mia interpretazione è che nei momenti di grande cambiamento dei rapporti di forza le riforme non le vuole nessuno. Non gli Stati Uniti, che temono di dover rinunciare al privilegio della centralità del dollaro nel sistema finanziario internazionale. Non la Cina che non è pronta a fare il grande salto verso la convertibilità della sua moneta ed è consapevole di avere tutto da guadagnare ad aspettare: una riforma tra 4-5 anni li vedrà molto più forti di una riforma fatta oggi. E sarà più conveniente per loro. Chi potrebbe avanzare delle proposte è l&#8217;Unione europea, avrebbe interesse a far da arbitro, ma si è talmente indebolita che è riuscita nell&#8217;obiettivo di farsi portare la guerra in casa quando le sue condizioni finanziarie erano e sono migliori di quelle americane: il nostro rapporto deficit-Pil è inferiore di quattro punti a quello Usa e la California non è certo messa meglio della Grecia. Eppure <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/perche-gli-speculatori-attaccano-leuropa-ma-non-gli-usa_3491.html" target="_blank">il dollaro non ne viene toccato</a>. Quindi è difficile pensare che sia l&#8217;Europa il leader delle grandi riforme internazionali&#8221;.</p>
<p><em>Intanto le diseguaglianze sono sempre più ampie.</em></p>
<p>&#8220;Non è un fatto casuale ma il frutto di una filosofia precisa. Storicamente fino alla fine degli anni 80 le diseguaglianze nei paesi industrializzati si stavano riducendo, poi sono impazzite per motivi spiegabilissimi. Il primo è che c&#8217;è una nuova dottrina. Non c&#8217;è più un senso profondo dell&#8217;ingiustizia sociale. Mi ricordo che 30 anni un mio articolo sul Corriere della Sera in cui calcolavo che il manager numero uno di un&#8217;impresa sconfitto alle regionali del 2008 abbandonò all&#8217;improvviso la politica lasciando interdetti sostenitori, alleati, ed amici, per tornare a fare l&#8217;imprenditore nelle aziende di famigliaguadagnava 40 volte la media degli operai suscitò polemiche a non finire. Adesso nessuno dice nulla se quel rapporto è 400 volte. Si è fatta strada la filosofia calvinista o protestante per cui il ricco è benedetto da Dio. Punto e basta. E poi è cambiato il sistema fiscale: con Ronald Reagan e Margaret Thatcher l&#8217;aliquota massima, che negli Usa era al 70 per cento, si è dimezzata. E lì si è imboccata la strada che ha portato <a href="http://www.timesonline.co.uk/tol/money/tax/article1996735.ece" target="_blank">Warren Buffett</a>, per sua stessa ammissione, a pagare <a href="http://www.youtube.com/watch?v=Cu5B-2LoC4s" target="_blank">meno tasse della sua segretaria</a>. In aggiunta l&#8217;imposta sulle eredità è caduta dovunque, o quasi. Infine la globalizzazione ha indubbiamente colpito i salari più bassi: il lavoro standard è volato via. Senza contare che l&#8217;aumento di valore dei beni mobili e immobili ha aumentato la distanza tra chi li possiede e chi non li possiede&#8221;.</p>
<p><em>Qualche Paese ha saputo però contrastare la tendenza.</em></p>
<p>&#8220;Certo. Però devi avere una cultura radicata come in Svezia o devi essere il Brasile di Lula. Altrimenti le diseguaglianze aumentano. E l&#8217;ingiustizia è cresciuta anche nei paesi in via di sviluppo dove tutti si sono spostati verso l&#8217;alto ma i ricchi sono saliti di più: cala la miseria ma aumentano le differenze. Ed è in questo senso che io vedo la possibilità di una riflessione mondiale che può esprimersi anche attraverso l&#8217;indignazione, o anche peggio. Vedere che negli <a href="http://www.repubblica.it/esteri/2011/10/05/news/protesta_waal-street-22721699/" target="_blank">Stati Uniti</a>, in <a href="http://video.ilsole24ore.com/SoleOnLine5/Video/Notizie/Medio%20Oriente%20e%20Africa/2011/indignados-israele/indignados-israele.php" target="_blank">Israele</a> e in <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/19/spagna-gli-indignados-invadono-le-piazze-non-siamo-merci-in-mano-a-politici-e-banchieri/120088/" target="_blank">Spagna</a> manifestano allo stesso modo fa molto riflettere. Se ci sono tre paesi diversi sono questi. Eppure le modalità della protesta sono simili. In Israele, dove hanno tanti problemi politici che sovrastano qualsiasi altra questione (la <a href="http://www.romanoprodi.it/interviste/donne-protagoniste-della-primavera-araba-bisogna-coordinare-il-lavoro-del-volontariato-in-africa_3316.html" target="_blank">primavera egiziana</a>, la <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/la-turchia-di-erdogan-fortissima-concorrente-ma-anche-potenziale-alleata_3286.html" target="_blank">Turchia</a>, lo <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/leuropa-sostenga-la-creazione-di-due-stati-sovrani-israele-e-palestina_3754.html" target="_blank">stato palestinese</a>), stupisce vedere 400 mila persone che protestano contro la disoccupazione e la difficoltà di trovare un alloggio. Come in Spagna. Può anche darsi che sia un campanello d&#8217;allarme, il segnale che un periodo storico è finito&#8221;.</p>
<p><em>Può nascere una rivolta violenta da questa situazione?</em></p>
<p>&#8220;Non sono un sociologo e non so dire se ci sono i presupposti. Come economista mi impressiona che queste questioni siano sollevate simultaneamente e in modo pubblico in paesi e società così diversi&#8221;.</p>
<p style="padding-left: 60px;"><em>In cattedra su La7 La serie avrà per titolo &#8220;Il mondo che verrà&#8221;. Da martedì 11 ottobre su La7, alle 23 (e disponibili anche sul sito dell`emittente) tre appuntamenti con Romano Prodi che, dall`aula dello Stabat Mater dell`Università dl Bologna, parlerà dei presente e dei futuro dell`economia mondiale: la sfida tra I tre continenti (America, Asia ed Europa) e le armi per combattere la crisi; che cosa fare contro l`aumento della disuguaglianza che separa sempre più le classi ricche da quelle povere; la paura dei futuro (Immigrazione, concorrenza Internazionale e futuro del figli sono I principali timori del quotidiano) e come vincerla. Prodi si confronterà con una classe di studenti Italiani e stranieri provenienti dalle diverse facoltà dell`Università dl Bologna.</em></p>
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		<title>Lunare il taglio delle tasse. Investire sul futuro: scuola, ricerca e innovazione</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jun 2011 07:21:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Prodi: &#8220;Il Paese ora si svegli lunare il taglio delle tasse&#8221;
&#8220;Impossibile tagliare le tasse ma la crescita va costruita&#8221;
Intervista di Teresa Bartoli a Romano Prodi su Il Mattino del 22 giugno 2011
Il giudizio di Romano Prodi è severo: «Il futuro bisogna costruirlo, non  tagliarlo. E oggi non è garantito». Per questo «il Paese ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/06/napoli_rifiuti_cartellone.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3276" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/06/napoli_rifiuti_cartellone-300x187.jpg" alt="" width="300" height="187" /></a>Prodi: &#8220;Il Paese ora si svegli lunare il taglio delle tasse&#8221;</strong></p>
<p><strong>&#8220;Impossibile tagliare le tasse ma la crescita va costruita&#8221;</strong></p>
<p>Intervista di Teresa Bartoli a Romano Prodi su <strong><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/06/IlMattino20110622.pdf">Il Mattino</a></strong> del 22 giugno 2011</p>
<p>Il giudizio di Romano Prodi è severo: «Il futuro bisogna costruirlo, non  tagliarlo. E oggi non è garantito». Per questo «il Paese ha bisogno di  una scossa. Ha bisogno di crescere». E se è vero che «non siamo a  rischio Grecia», «il problema è che bisogna fare delle scelte». Quindi  «no ai tagli lineari che sono la rinuncia al governo delle cose ma  investimento sul futuro. E dunque scuola, ricerca ed innovazione».  Sicuramente no al <a href="http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=154004" target="_blank">taglio delle tasse</a>: «Chi propone oggi la riforma  fiscale viene dalla Luna. A meno che non sia intenzionato a recuperare  <a href="http://www.adnkronos.com/IGN/Daily_Life/Edicola/Prodi-Impossibile-tagliare-le-tasse-se-non-si-recupera-levasione-fiscale_312159232510.html" target="_blank">l&#8217;evasione fiscale</a> per reperire risorse, ma non mi sembra questo il  caso&#8230;».</p>
<p>Ischia. &#8211; Romano Prodi è in vacanza ad Ischia con la moglie Flavia:  rilascia l&#8217;intervista prima di partecipare al <a href="http://www.teleischia.it/index.php?Itemid=1&amp;option=com_content&amp;task=view&amp;id=16266" target="_blank">dibattito</a> organizzato da  Franco Iacono e condotto dal direttore del Mattino Virman Cusenza,  durante una serata in cui si discute degli scenari dell&#8217;economia, di  politica internazionale e inevitabilmente anche delle vicende politiche  italiane.</p>
<p><em>Professor Prodi, allarmi ed avvertimenti si rincorrono. L&#8217;Italia è a  rischio come la Grecia? L&#8217;opposizione chiede al governo una «operazione  verità» sui conti, quasi che si sospettino trucchi e deficit nascosti.</em></p>
<p>«L&#8217;Italia ha un&#8217;economia più solida rispetto a quella della Grecia. Ma  certo, quando il mare è in tempesta, si balla tutti. Però il nostro  problema è che non cresciamo. Gli Stati Uniti crescono meno dei paesi  emergenti &#8211; Cina, India e Brasile &#8211; l&#8217;Europa cresce meno degli Usa ed in  Europa <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/lillegalita-italiana-frena-gli-investimenti-unica-via-per-uscire-dalla-crisi_3114.html" target="_blank">noi cresciamo meno di tutti</a> gli altri. E in ballo il nostro  futuro, il futuro nelle prossime generazioni che non è più garantito. Il  punto è dare la sveglia al paese e invece stiamo reagendo nel modo  sbagliato, quasi fossimo spettatori di quel che accade. Sembra prevalere  un senso di paura».</p>
<p><em>Il governo, o meglio la Lega ed il presidente del  Consiglio, puntano alla riforma fiscale per far ripartire l&#8217;economia.  Può essere la risposta giusta? </em></p>
<p>«<a href="http://www.renatobrunetta.it/2011/05/31/subito-la-riforma-fiscale-per-vincere-le-elezioni/" target="_blank">Chi ne parla</a> oggi <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Norme%20e%20Tributi/2010/01/berlusconi-riforma-fiscale-due-aliquote.shtml?uuid=c21747fe-fcf8-11de-8c90-4a248985d8b2" target="_blank">viene dalla Luna</a>. Il  gettito fiscale non può certo diminuire. A meno che non si intenda  recuperare l&#8217;evasione fiscale, per reperire risorse. Ma non mi sembra  questa l&#8217;intenzione, Dunque, siamo nel campo delle battute».</p>
<p><em>Lotta all&#8217;evasione: si citano i dati del Mezzogiorno,  ma non è quella del Nord ad incidere di più sui conti pubblici? </em></p>
<p>«L&#8217;evasione è sempre evasione. Che pesi di più o di meno, è sempre  illegale e un paese non può reggersi sull&#8217;illegalità. Il paese ha  bisogno di verità e non di storie. L&#8217;ho provato sulla mia pelle:  Berlusconi <a href="http://www.tgcom.mediaset.it/politica/articoli/articolo303760.shtml" target="_blank">promise l&#8217;abolizione dell&#8217;Ici</a>, ha vinto ma ha rovinato  l&#8217;Italia. So che <a href="http://www.repubblica.it/2007/10/sezioni/economia/conti-pubblici-53/padoa-annunziata/padoa-annunziata.html" target="_blank">chi parla di tasse perde</a> consensi ma servono rigore e  disciplina o ci suicidiamo.  Ìo sono fuori dalla mischia ma, è ora  di dire come stanno le cose, non di raccontare storie».</p>
<p><em>Dunque ha ragione  il ministro dell&#8217;Economia a <a href="http://www.repubblica.it/economia/2011/06/11/news/tremonti_11_giugno-17538405/" target="_blank">resistere</a>? </em></p>
<p>«Certo non ha ragione nel  pensare a <a href="http://oltreconfini.blogautore.repubblica.it/2011/06/01/draghi-il-paese-soffre-per-i-tagli-lineari-di-tremonti/" target="_blank">tagli lineari</a>. Ma non voglio fare nomi e cognomi o entrare  nella polemica politica quotidiana».</p>
<p><em>Eppure si annuncia una manovra di  tagli. Se fosse al governo, quale formula userebbe? Come coniugherebbe  rigore e sviluppo,  come darebbe quella sveglia al paese che sollecita? </em></p>
<p>«Non sono al governo. E non esistono formule magiche. Ma  certo i tagli lineari sono la <a href="http://it.finance.yahoo.com/notizie/Manovra-Marcegaglia-No-Tagli-agixml-4247219702.html?x=0" target="_blank">strada sbagliata</a>. Vuol dire, lo ripeto, <a href="http://www.milanofinanza.it/news/dettaglio_news.asp?id=201106211338001910&amp;chkAgenzie=PMFNW&amp;titolo=Conti%20pubblici:%20Cgil;%20basta%20tagli%20lineari,%20serve%20patrimoniale" target="_blank"> rinunciare al futuro</a>. So che scegliere non è facile, soprattutto in  momenti di crisi. Ma governare è scegliere. Si può tagliare sulla spesa  pubblica perché, malgrado i proclami, non solo non è diminuita ma ha  camminato come un treno. Bisogna invece investire su <a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/ricerca-sviluppo-e-innovazione-per-rimanere-competitivi-e-superare-la-crisi_655.html" target="_blank">innovazione,  ricerca e scuola</a>. Come ha fatto anche l&#8217;ultraconservatore governo  inglese. Il futuro bisogna costruirlo, non tagliarlo».</p>
<p><em>La partecipazione  al referendum indica che il paese, soprattutto i giovani, si sono  svegliati? </em></p>
<p>«In quel voto, più che la risposta ai quesiti, vedo proprio  la <a href="http://www.romanoprodi.it/interviste/litalia-si-sta-scongelando-le-vittorie-ai-referendum-dicono-che-i-cittadini-creano-nuove-catene-di-rapporti_3212.html" target="_blank">volontà di esprimersi</a>, di partecipare e influire sulle scelte ed il  futuro. Un dato che ha colto di sorpresa tutti, me compreso, che penso  sia dovuto proprio alla <a href="http://www.romanoprodi.it/interventi/voto-non-ha-detto-viva-il-pd-ma-che-il-popolo-non-si-riconosce-piu-in-questo-governo_3250.html" target="_blank">preoccupazione per il futuro</a>. Le famiglie  sentono tutto il peso di una crisi più dura di quel che si pensasse. E drammmatico il dato della riduzione del 30 per cento delle  spese dentistiche: un allarme che non ha precedenti nella storia, per la  prima volta arretriamo e l&#8217;idea i tornare indietro è angosciante».</p>
<p><em>Con  che spirito ha attraversato Napoli invasa ancora di rifiuti?</em></p>
<p>«<a href="http://www.youtube.com/watch?v=bS5brhhGrUc" target="_blank">Con tanta  amarezza</a>. Ricordo cosa mi si diceva tre anni fa: Sembrava fossimo degli  incapaci. E oggi la situazione è <a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/complimenti-al-governo-berlusconi-per-come-ha-risolto-il-problema-rifiuti-a-napoli_2280.html" target="_blank">più grave</a> di allora. E&#8217; un problema  <a href="http://www.youtube.com/watch?v=Bep5Mr9ryIY" target="_blank">molto serio</a>, che può essere risolto solo con la solidarietà e  collaborazione di tutti».</p>
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		<title>Sarà l&#8217;ultima volta in cui Europa e USA si spartiranno il comando della finanza mondiale</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Jun 2011 06:16:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il Fondo monetario
L&#8217;ultima volta di Europa e Stati Uniti
Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 19 giugno 2011
Da oltre 50 anni è in vigore un tacito e solido accordo per cui l’Europa e gli Stati Uniti si dividono il comando delle due principali istituzioni finanziarie mondiali, create per regolare  il sistema monetario e per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3239" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/06/ChristineLagarde.jpg"><img class="size-medium wp-image-3239" title="Christine Lagarde" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/06/ChristineLagarde-300x201.jpg" alt="Christine Lagarde" width="300" height="201" /></a><p class="wp-caption-text">Christine Lagarde</p></div>
<p>Il Fondo monetario</p>
<p><strong>L&#8217;ultima volta di Europa e Stati Uniti</strong></p>
<p>Articolo di Romano Prodi su <a href="http://www.difesa.it/Sala_Stampa/rassegna_stampa_online/Pagine/PdfNavigator.aspx?d=19-06-2011&amp;pdfIndex=94" target="_blank"><strong>Il Messaggero</strong></a> del 19 giugno 2011</p>
<p>Da oltre 50 anni è in vigore un tacito e solido accordo per cui l’Europa e gli Stati Uniti si dividono il comando delle due principali istituzioni finanziarie mondiali, create per regolare  il sistema monetario e per fornire risorse addizionali e assistenza ai paesi in via di sviluppo.</p>
<p>Agli <a href="http://web.worldbank.org/WBSITE/EXTERNAL/EXTABOUTUS/ORGANIZATION/EXTPRESIDENT2007/0,,contentMDK:21394208~menuPK:64822289~pagePK:64821878~piPK:64821912~theSitePK:3916065,00.html" target="_blank">Stati Uniti</a> è sempre toccato il potere  della <a href="http://web.worldbank.org/WBSITE/EXTERNAL/EXTABOUTUS/0,,contentMDK:20046292~menuPK:51123588~pagePK:50004410~piPK:36602~theSitePK:29708,00.html" target="_blank">Banca Mondiale</a> e all’Europa (di fatto soprattutto alla <a href="http://www.imf.org/external/about/mgmt.htm" target="_blank">Francia</a>) il comando del <a href="http://www.imf.org/external/about.htm" target="_blank">Fondo Monetario Internazionale</a>.</p>
<p>Una spartizione fino ad ora quasi naturale perché, in tutto il dopoguerra, Stati Uniti ed Europa, con qualche incursione giapponese, hanno sempre  tenuto in mano il potere effettivo dell’economia mondiale.</p>
<p>Le cose sono sostanzialmente  cambiate negli ultimi tempi. USA ed Europa non raggiungono il 45% del prodotto lordo mondiale e si prevede che questa quota tenda rapidamente a diminuire nel prossimo futuro, con la inevitabile conseguenza di dovere aprire la porta della sala del comando anche ai nuovi protagonisti dell’economia mondiale.</p>
<p>Per questo motivo lo stesso giorno in cui <a href="http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=152957" target="_blank">Dominique Strauss-Kahn</a> si è dimesso dal Fondo Monetario Internazionale, gli Stati Uniti e l’Europa hanno immediatamente presentato una <a href="http://www.guardian.co.uk/world/video/2011/may/25/christine-lagarde-imf-video" target="_blank">comune candidatura </a>nella persona del Ministro delle Finanze francese, la signora <a href="http://www.lettera43.it/economia/finanza/16871/fmi-brics-contro-christine-lagarde.htm" target="_blank">Christine Lagarde</a>.</p>
<p>Una candidatura forte di una persona di grande esperienza e di collaudate doti di negoziatore. Una candidatura fortissima in quanto fatta propria in modo unanime da tutti i governi delle due sponde dell’Atlantico. Un evento straordinario, portato avanti in tutta fretta proprio per  mettere eventuali altre candidature di fronte al fatto compiuto. Da parte americana <a href="http://www.telegraph.co.uk/finance/dominique-strauss-kahn/8539700/Hillary-Clinton-welcomes-Christine-Lagardes-IMF-candidacy.html" target="_blank">l’accordo è stato accettato</a> senza discussione proprio per porre una robusta ipoteca nei confronti della conservazione della presidenza della Banca Mondiale quando verrà a scadenza. L’interesse a frenare il corso della storia ha spinto ad un accordo fra paesi europei e fra Europa e stati Uniti con una facilità che mai si era verificata in passato. La signora Lagarde ha  fulmineamente cominciato un <a href="http://articles.economictimes.indiatimes.com/2011-05-26/news/29586130_1_imf-chief-post-imf-managing-director-dominique-strauss-kahn" target="_blank">viaggio elettorale</a> intorno al mondo, in modo da ricevere il più forte appoggio possibile prima che nascessero altre candidature. L’obiettivo di questa “campagna elettorale globale” non è stato però raggiunto, non certo per la mancanza di capacità della signora Lagarde, ma proprio perché <a href="http://www.bloomberg.com/news/2011-05-27/lagarde-sees-europe-debt-crisis-middle-east-as-focuses-for-next-imf-chief.html" target="_blank">Cina</a>, <a href="http://www.bbc.co.uk/news/13598722" target="_blank">Brasile</a>, <a href="http://www.bbc.co.uk/news/world-south-asia-13677943" target="_blank">India</a> e gli altri paesi emergenti hanno voluto inviare a tutto il mondo il messaggio che le cose sono davvero cambiate.</p>
<p>Come sempre succede in queste vicende, la mancanza di unanimità ha poi generato altre candidature, come quella del governatore della banca centrale del Messico <a href="http://latindispatch.com/2011/05/25/mexicos-agustin-carstens-bids-to-head-imf-faces-tough-competition-from-frances-lagarde/" target="_blank">Agustin Carstens</a> e del governatore della Banca di Israele <a href="http://online.wsj.com/article/SB10001424052702304259304576377032115717972.html" target="_blank">Stanley Fischer</a>. Anche in questi due casi si tratta di pesi massimi perché Carstens ha gestito in modo pregevole la banca centrale di un paese pieno di problemi e di tragici conflitti come il Messico e Fisher, oltre ad avere insegnato molti anni al MIT, è stato dal 1994 al 2001 il numero due dello stesso Fondo Monetario. <a href="http://www.haaretz.com/news/national/bank-of-israel-governor-stanley-fischer-disqualified-from-imf-race-1.367561" target="_blank">Fischer si è poi ritirato</a>, in teoria perché, avendo superato i sessantacinque anni,  avrebbe dovuto avere una approvazione speciale da parte di tutti i centoottantasette paesi che compongono il Fondo. In realtà,  essendo egli molto vicino agli Stati Uniti, la sua candidatura avrebbe messo in rischio proprio gli equilibri di potere che si volevano conservare.</p>
<p><a href="http://financesjournal.com/blogs/imf-nominations-close-duel-carstens-lagarde-5313.html" target="_blank">In lizza</a> sono perciò rimasti <a href="http://www.tg1.rai.it/dl/tg1/2010/articoli/ContentItem-25aa7bf6-8327-4e0d-912e-1816411886e6.html" target="_blank">soltanto in due</a>. Christine Lagarde deve però difendersi da accuse di gestione non trasparente di vecchi problemi francesi, mentre Carsterns, nonostante le sua capacità, si trova a non godere nemmeno del pieno appoggio dei paesi dell’America Latina, a cominciare dal Brasile.  I nuovi paesi contano sempre di più e conteranno sempre di più, ma non costituiscono ancora un fronte unito. Col passare del tempo la candidatura europea ha perso la forza dell’iniziale unanimità, ma nemmeno l’alternativa si presenta finora abbastanza robusta per raccogliere in  prima battuta una sufficiente ampiezza di consensi. E’ probabile che, se non nascono problemi domestici irrimediabili alla signora Lagarde,  la comunanza di obiettivi tra Europa e Stati Uniti, unita alla forza della conservazione e al possesso della maggioranza delle quote del Fondo, faccia <a href="http://www.notiziefinanza.it/06/12/leadership-fmi-lagarde-sempre-piu-favorita-su-carstens/" target="_blank">prevalere la candidatura francese</a>.</p>
<p>E’ tuttavia certo che, se questo avverrà, non sarà senza condizioni riguardo al futuro. Questa è cioè l’ultima volta in cui Europa e Stati Uniti saranno in grado di spartire tra di loro il comando delle massime istituzioni finanziarie mondiali. Quando le nuove cariche andranno a scadenza, il loro peso complessivo sarà infatti ben al di sotto del 40% dell’economia mondiale. Comincerà perciò una nuova danza con regole e alleanze diverse, alle quali conviene prepararsi fin da ora, risolvendo al più presto i problemi della zona euro e affrontando la contraddizione di un dollaro sempre più fragile ma ancora onnipotente.</p>
<p>Tuttavia né il presidente Obama  né i deboli leader europei sembrano oggi in grado di preparare il nuovo mondo. Per ora si sono limitati a proporre una nuova candidatura.</p>
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		<title>Troppe contraddizioni sulle rivolte arabe, così l&#8217;Italia perderà peso in Nordafrica</title>
		<link>http://www.romanoprodi.it/interviste/troppe-contraddizioni-sulle-rivolte-arabe-cosi-litalia-perdera-peso-in-nordafrica_3201.html</link>
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		<pubDate>Thu, 16 Jun 2011 05:29:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Romano Prodi a Washinton per presiedere la seconda conferenza internazionale &#8220;53 Countries One Union&#8221;
&#8220;Troppe contraddizioni sulle rivolte arabe così l&#8217;Italia perderà  peso  in Nordafrica&#8221; Aumenterà l&#8217;influenza di quei paesi che hanno  strategie  più chiare: Francia, Inghilterra Cina e Turchia
Intervista di Federico Rampini a Romano Prodi su La Repubblica del 16 giugno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/06/rivolteafricane.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3204" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/06/rivolteafricane-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Romano Prodi a Washinton per presiedere la seconda conferenza internazionale &#8220;53 Countries One Union&#8221;</p>
<p><strong>&#8220;Troppe contraddizioni sulle rivolte arabe così l&#8217;Italia perderà  peso  in Nordafrica&#8221; Aumenterà l&#8217;influenza di quei paesi che hanno  strategie  più chiare: Francia, Inghilterra Cina e Turchia</strong></p>
<p>Intervista di Federico Rampini a Romano Prodi su <a href="http://rampini.blogautore.repubblica.it/2011/06/16/prodi-litalia-sta-perdendo-il-nordafrica/" target="_blank"><strong>La Repubblica</strong></a> del 16 giugno 2011</p>
<p>L&#8217;intervista &#8211; Dal nostro inviato federico Rampini, Washington -</p>
<p>«E&#8217; ondivaga la politica dell&#8217;Italia verso il Nordafrica. Le  <a href="http://notizie.virgilio.it/notizie/politica/2011/6_giugno/16/mondo_arabo_prodi_ondivaga_politica_italiana_verso_nord_africa,30101709.html" target="_blank">oscillazioni italiane</a>, i continui cambiamenti, non ci giovano in nessuno  scenario, qualunque sia l&#8217;esito finale in Libia e altrove». Romano  Prodi è a Washington per presiedere la seconda conferenza internazionale  &#8220;<a href="http://www.fondazionepopoli.org/?p=1156" target="_blank">Africa: 53 Countries One Union</a>&#8221; e da qui lancia l&#8217;allarme per la  perdita d&#8217;influenza del nostro paese in un&#8217;area strategica.</p>
<p><em>Quale prezzo  pagherà l&#8217;Italia? </em></p>
<p>«In Libia e in tutto il Nordafrica aumenterà  l&#8217;influenza di quei paesi che hanno strategie più chiare: la Francia,  l&#8217;Inghilterra tra gli europei, la Cina sicuramente, anche la Turchia per  il suo <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/brics-un-altro-passo-avanti-verso-un-mondo-pluralistico-e-multipolare_2814.html" target="_self">peso economico crescente</a>. Il problema non si limita alla Libia.  Sono in preda a sconvolgimenti tutti i paesi nei quali storicamente  l&#8217;Italia si trova al primo o secondo posto come partner economico:  Egitto, Tunisia, Siria, Iran. L&#8217;<a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/non-basta-trovare-soldi-per-azioni-militari-manca-una-leadership-internazionale_2845.html" target="_blank">ondeggiare non ci aiuta</a>, l&#8217;Italia va  verso una perdita secca su questo fronte strategico.</p>
<p>Manca la capacità di inventare una nuova politica. Il governo italiano dovrebbe  farsi promotore di una nuova visione europea, perché solo un approccio  multilaterale ci può salvare».</p>
<p><em>Lei qui a Washington oggi incontra i  dirigenti americani e cinesi, oltre ai rappresentanti dell&#8217;Unione europea  e dell&#8217;Africa. Di tutte le rivoluzioni democratiche incompiute quale la  preoccupa di più?</em></p>
<p>«L&#8217;Egitto, per l&#8217;<a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/litalia-e-in-prima-linea-promuova-un-massiccio-piano-di-aiuto-al-nuovo-egitto_2943.html" target="_blank">importanza unica</a> di questo paese. Le  cose non stanno andando bene al Cairo, le difficoltà economiche sono  enormi, l&#8217;industria turistica ha visto crollare le entrate in valuta,  aumenta la delinquenza, un milione e mezzo di emigrati egiziani in Libia  sono tornati e s&#8217;inaridiscono le rimesse.</p>
<p>I capitali sono fuggiti, gli  imprenditori sono in carcere o progettano di scappare all&#8217;estero».</p>
<p><em>Lei  propone &#8220;una grande prova di amicizia&#8221; verso quei paesi. Al <a href="http://www.aise.it/esteri/mae/83940-g8-deauville-fondi-per-sostenere-la-qprimavera-arabaq-ma-gheddafi-se-ne-deve-andare.html" target="_blank">G8 di  Deauville</a> Barack Obama ha già annunciato la <a href="http://www.adnkronos.com/IGN/News/Esteri/Egitto-Obama-Usa-cancellano-fino-a-un-miliardo-di-debiti_312036253876.html" target="_blank">cancellazione del debito</a> egiziano e tunisino. </em></p>
<p>«E&#8217; importante, ma bisogna vigilare al rispetto degli impegni, i G8 non hanno una gran  tradizione nel mantenere le promesse».</p>
<p><em>Lei chiede di <a href="http://www.fondazionepopoli.org/?cat=11" target="_blank">trasferire risorse e competenze</a> all&#8217;Unione africana, ma paesi come la Francia e  l&#8217;Inghilterra si oppongono. </em></p>
<p>«E&#8217; comprensibile, in certi paesi africani  le ex potenze coloniali ancora svolgono un ruolo immenso, gestiscono  molti servizi essenziali. Ma bisogna uscirne, non è credibile una  gestione degli interventi affidata ai vecchi colonizzatori».</p>
<p><em>Potrebbe  uscire da questa conferenza una <a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/prodi-io-mediatore-con-gheddafi-non-so-nulla_3098.html" target="_blank">mediazione</a> per sbloccare l&#8217;impasse libica? </em></p>
<p>«La parola mediazione <a href="http://www.irispress.it/Iris/page.asp?VisImg=S&amp;Art=112402&amp;Cat=1&amp;I=immagini/Politica/Prodi%20Romano.jpg&amp;IdTipo=0&amp;TitoloBlocco=Esteri&amp;Codi_Cate_Arti=16" target="_blank">è impropria</a>. La Nato non la vuole, evidentemente  pensa che la vittoria è vicina. Ma la fine di Gheddafi avrà implicazioni  profonde in tutta l&#8217;Africa, basti pensare che l&#8217;Unione africana  otteneva il 30% dei suoi fondi dalla Libia».</p>
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		<title>Africa unita, per il futuro</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jun 2011 11:08:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Unita per il futuro
Intervista di Vincenzo Giardina a Romano Prodi in copertina di Misna del 9 giugno 2011
“Bisogna coltivare l’utopia dell’integrazione interafricana” dice alla MISNA Romano Prodi, ex presidente della Commissione europea, ex presidente del Consiglio italiano, ma soprattutto uomo che guarda lontano come ha confermato un suo studio per conto dell’Onu e dell’Unione africana [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.fondazionepopoli.org/wp-content/uploads/2011/06/africa.jpg"><img class="size-medium wp-image-1180 alignright" src="http://www.fondazionepopoli.org/wp-content/uploads/2011/06/africa-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Unita per il futuro</strong></p>
<p>Intervista di Vincenzo Giardina a Romano Prodi in copertina di <a href="http://www.misna.org/economia-e-politica/unita-per-il-futuro-intervista-a-romano-prodi/" target="_blank"><strong>Misna</strong></a> del 9 giugno 2011</p>
<p>“Bisogna coltivare l’utopia dell’integrazione interafricana” dice alla MISNA Romano Prodi, ex presidente della Commissione europea, ex presidente del Consiglio italiano, ma soprattutto uomo che guarda lontano come ha confermato un <a href="http://www.fondazionepopoli.org/?p=279&amp;lang=en" target="_blank">suo studio</a> per conto dell’Onu e dell’Unione africana sulle <a href="http://www.fondazionepopoli.org/?p=273" target="_blank">missioni di pace a sud del Sahara</a>.</p>
<p>La settimana prossima a Washington la sua Fondazione per la collaborazione tra i popoli organizza una conferenza dal titolo “<a href="http://www.fondazionepopoli.org/?p=1083" target="_blank">Africa 53 Stati – Una unione. Le nuove sfide</a>”. È la seconda tappa di un percorso che si concluderà l’anno prossimo ad Addis Abeba, capitale dell’Etiopia e sede dell’Ua. Dalla guerra in Libia alla divisione del Sudan, ammette Prodi, la strada si fa più difficile…</p>
<p><em>Presidente, il 15 e 16 giugno si discuterà di integrazione africana come unica via per lo sviluppo. Ma intanto il continente si divide…</em></p>
<p>“È vero, il continente purtroppo si divide. Ma è meglio separare i problemi. L’indipendenza del Sud Sudan da Khartoum è la conclusione di un processo lunghissimo e, per questo, non stupisce. Allo stesso tempo è il segno di un continente in cui, non dico la ricerca dell’unità, ma anche solo una collaborazione più stretta tra i paesi è assolutamente difficile. Nel caso della Libia ci sono le tensioni e le proteste alimentate da un regime autoritario ma anche divisioni profonde tra Tripolitania e Cirenaica, in epoca coloniale province distinte. Un altro elemento è che nel bene e nel male Muammar Gheddafi è stato un forte contributore materiale dell’Unione africana, nonostante questo aiuto sempre rimasta povera di mezzi. Anche in futuro, dunque, l’esiguità di risorse finanziarie creerà problemi molto seri all’Ua. Debbo ammettere, d’altra parte, che non pochi Stati africani diffidano di un’Unione forte o condizionano i loro contributi alla trasparenza dei conti e alle scelte politiche. Tutti questi fattori rendono più difficile l’obiettivo di un’integrazione del continente incentrata sull’Unione africana e le sue deboli organizzazioni regionali”.</p>
<p><em>Quali sono le “nuove sfide” per il continente?</em></p>
<p>“Vediamo le difficoltà, ma non perdiamo la fede nel disegno di <a href="http://www.fondazionepopoli.org/?p=417" target="_blank">favorire la cooperazione tra i paesi africani</a>. È l’unica alternativa a che il continente diventi terreno di scontro tra clan contrapposti e grandi potenze. O c’è un dialogo che coinvolga l’Europa, gli Stati Uniti, la Cina e l’Unione africana oppure la crescente influenza di Pechino si scontrerà con la resistenza della Francia nei paesi francofoni, della Gran Bretagna nei paesi anglofoni e degli Stati Uniti nei paesi amici del Golfo di Guinea. Gli africani saranno così deboli che potranno solo affidarsi a un sostegno esterno o, peggio ancora, subire una penetrazione dall’esterno. Il continente è il più grande serbatoio di energie e risorse naturali di un mondo che va verso i nove miliardi di abitanti. O obblighiamo le grandi potenze a dialogare tra loro o riprodurremo nel XXI secolo uno scenario già visto”.</p>
<p><em>A sud del Sahara esiste il rischio di un’integrazione economica che non preveda collaborazione politica?<br />
</em><br />
“L’integrazione economica presuppone quella politica. Per costruire infrastrutture regionali o creare un mercato comune serve la collaborazione tra i governi. Ma Stati africani separati non sono in grado di contrapporsi all’Europa, alla Cina o all’America. Se le ex potenze coloniali adottano una politica del ‘divide et impera’ per l’Africa non c’è speranza”.</p>
<p><em>Dalla Costa d’Avorio alla Libia, l’Unione africana ha fallito nel compito di garantire la pace?</em></p>
<p>“Per forza che ha fallito! È come quando togliamo potere all’Onu e poi diciamo che non interviene. Come fa l’Unione africana a non mostrare la sua debolezza? Le mie proposte sul trasferimento di risorse per le missioni di mantenimento della pace dell’Unione africana sono state bloccate dal veto di Francia e Gran Bretagna. Non possiamo tagliare le gambe a un atleta e lamentarci che non corre. In Africa quando scoppia un conflitto si fa ricorso a truppe di vari paesi, spesso <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/non-basta-trovare-soldi-per-azioni-militari-manca-una-leadership-internazionale_2845.html" target="_blank">male organizzate</a> e non coordinate tra loro; per la formazione dei contingenti di ‘peacekeeper’ mancano le strutture di finanziamento”.</p>
<p><em>Come giudica la <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/leuropa-e-assente-ma-litalia-non-ha-fatto-nulla-i-politici-e-la-moralita-pubblica_2702.html" target="_blank">politica italiana nella crisi libica</a>? Dal Trattato di amicizia con Gheddafi si è passati alle promesse di “enormi somme di denaro” ai rivoltosi di Bengasi.<br />
</em><br />
“Preferirei limitarmi a due osservazioni. Prima dell’inizio dell’intervento militare della Nato non sono state esperite fino in fondo le possibilità di una soluzione non conflittuale. Ogni giorno, poi, vedo continue capriole: facce feroci diventano subito indecisioni o dimostrazioni di apertura. Questi aspetti contraddittori mi rendono inquieto”.</p>
<p><em>Si è scritto di un suo ruolo come mediatore per la Libia incaricato dall’Unione europea. È una possibilità?</em></p>
<p>“Finora nessuno mi ha contattato, neanche in fase esplorativa. Poi, se nelle cancellerie si facciano di queste ipotesi…”</p>
<p><em>Mentre i caccia della Nato bombardano Tripoli, <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/brics-un-altro-passo-avanti-verso-un-mondo-pluralistico-e-multipolare_2814.html" target="_blank">potenze emergenti</a> come Cina, India e Brasile fanno affari.</em></p>
<p>“India e Cina si rincorrono l’un l’altra. New Delhi vorrebbe riprendere l’iniziativa anche per motivi storici, penso alla forte presenza a sud del Sahara di migranti originari dell’India. A oggi, però, la dimensione quantitativa delle attività cinesi è molto superiore. Pechino ha senz’altro contribuito allo sviluppo macroeconomico dell’Africa ma non alla ridistribuzione del reddito, cioè alla giustizia. Quanto questo sia da addebitare alla Cina o ai governi africani è un tema su cui meditare”.</p>
<p><em>E i diritti umani?</em></p>
<p>“La promozione dei diritti umani deve essere il fatto fondamentale della politica europea. Ma <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/italia-esiga-un-urgente-programma-europeo-per-la-ripresa-economica-dei-paesi-in-rivolta_2628.html" target="_blank">quando la gente muore di fame</a> bisogna capire che ci sono necessità drammatiche alle quali si deve far fronte. Come presidente della Commissione europea mi sono trovato più volte di fronte alla scelta se cooperare con governi non democratici. Ho scelto di cooperare: boicottaggi che spesso colpiscono i tiranneggiati non sono una buona politica”.</p>
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		<title>All&#8217;estero mi vergogno per l&#8217;Italia</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Jun 2011 06:00:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Prodi: “Immagine all’estero bassa. Ci mancava solo lo scandalo calcio scommesse”
Intervista di Elena Boromeo a Romano Prodi su Il Fatto Quotidiano del 8 giugno 2011
Il Professore a Modena per un incontro con gli imprenditori: &#8220;Io ho paura di una cosa: che prima di cambiare abbiamo bisogno di toccare il fondo. Non riesco più a guardare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/06/calcioscommesse.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3143" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/06/calcioscommesse-300x262.jpg" alt="" width="300" height="262" /></a>Prodi: “Immagine all’estero bassa. Ci mancava solo lo scandalo calcio scommesse”</strong></p>
<p>Intervista di Elena Boromeo a Romano Prodi su <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/08/prodi-immagine-allestero-bassa-ci-mancava-solo-lo-scandalo-calcio-scommesse/116560/" target="_blank"><strong>Il Fatto Quotidiano</strong></a> del 8 giugno 2011</p>
<p>Il Professore a Modena per un incontro con gli imprenditori: &#8220;Io ho paura di una cosa: che prima di cambiare abbiamo bisogno di toccare il fondo. Non riesco più a guardare neppure il Giro d&#8217;Italia perché non so chi è drogato e chi no&#8221;</p>
<p>“La nostra <a href="http://www.newyorker.com/reporting/2011/06/06/110606fa_fact_levy" target="_blank">immagine all’estero</a> adesso è molto bassa. E lo dico per esperienza personale. Siamo in giorni in cui anche <a href="http://www.gazzetta.it/Calcio/01-06-2011/maxi-inchesta-scommesse-801432985152.shtml" target="_blank">lo sport più importante</a> viene <a href="http://www.gazzetta.it/Calcio/05-06-2011/inchiesta-scommesse-801483935458.shtml" target="_blank">messo in discussione</a>. E io ho paura di una cosa, che prima di cambiare, abbiamo bisogno di toccare il fondo“. Romano Prodi, per tutti il Professore, lo dice quasi col cuore in mano, parlando alla platea di imprenditori che si sono <a href="http://www.ilrestodelcarlino.it/modena/cronaca/2011/06/07/520287-prodi_modena_calcioscommesse.shtml" target="_blank">riuniti oggi a Modena</a>, nell’<a href="http://www.ilsitodimodena.it/content/428-mercato-globale-romano-prodi-interverr%C3%A0-al-convegno-di-confindustria" target="_blank">incontro</a> organizzato da Confindustria sul tema “<a href="http://www.confindustriamodena.it/index.html?_id1=193&amp;_id4=419&amp;_id5=3891&amp;_id6=db_contenuti&amp;_id9=11f0520a3a" target="_blank">Il mondo è rotondo e rotola in fretta, come inseguirlo?</a>” (titolo scelto da lui).</p>
<p>Da questa triste immagine non si salva neanche la sua vecchia passione: il ciclismo. “Non posso più <a href="http://www.gazzetta.it/Ciclismo/22-07-2009/di-luca-positivo-giro-50832808563.shtml" target="_blank">neanche guardare il Giro d’Italia</a> – dice l’ex premier – perché <a href="http://it.notizie.yahoo.com/ansa-doping-0-9-ciclisti-professionisti-positivo-9-165700963.html" target="_blank">non so chi è drogato</a> e chi no”. Parole che dette nella città di <a href="http://www.cobraricco.it/" target="_blank">Riccardo Riccò</a>, hanno un sapore particolarmente amaro. Poi racconta di quando, mentre faceva ginnastica a Pechino indossando una felpa con la scritta “Italia” si sia sentito domandare da un cinese: “Ma perché lei non torna in Italia? E’ un paese così divertente (it’s such an entertaining country)”. Dopo questa domanda “mi sono vergognato così tanto”, racconta Prodi.</p>
<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/06/doping.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3144" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/06/doping.jpg" alt="" width="300" height="250" /></a>Il Professore quindi parla dei nuovi Paesi emergenti (come l’India e la Turchia), di un’Europa “contraddittoria e asimmetrica”, nonché di un Paese (il nostro) con un debito pubblico altissimo, dicendo di essere “<a href="http://www.emmeweb.it/it/romano-prodi-striglia-litalia-e-leuropa.html" target="_blank">meno ottimista di due mesi fa</a>” rispetto al superamento della crisi. “Di fronte ad una disoccupazione così alta e a un debito pubblico così elevato, l’unica strada è crescere. C’è troppa esitazione”. Anche in questo 150^ dell’Unità d’Italia, il nostro Paese si conferma “sempre all’inseguimento, sempre dietro”.</p>
<p>Ma la prima questione che gli pone un imprenditore riguarda l’etica: quanto è importante nell’economia? “E’ fondamentale – risponde – l’etica negli affari è importantissima”. Quindi sottolinea la “<a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/lillegalita-italiana-frena-gli-investimenti-unica-via-per-uscire-dalla-crisi_3114.html" target="_blank">mancanza di investimenti stranieri</a>” nel nostro Paese, di cui avremmo tanto bisogno. “Gli imprenditori stranieri vengono a comprare un marchio, come nel caso della Parmalat, ma non c’è nessuno che venga a <a href="http://www.modena2000.it/2011/06/08/prodi-a-scandiano-%E2%80%9Cl%E2%80%99italia-non-puo-essere-solo-un-paese-divertente%E2%80%9D/" target="_blank">fare investimenti</a>. Questo è uno dei drammi – avverte – noi non ci pensiamo mai”. In questo, spiega il Professore, “io do un <a href="http://www.romanoprodi.it/interviste/sulla-disunita-che-unisce-litalia_2657.html" target="_blank">peso enorme al Mezzogiorno</a> e alla criminalità organizzata. Mi dispiace dire queste cose, ma gli imprenditori non si fidano. Perché lo straniero non distingue come il Censis il tessuto economico a macchia di leopardo, le zone virtuose. No, e quando mette l’etichetta è finita”.</p>
<p>Tra gli altri mali, inoltre, “c’è  la lentezza della giustizia, che viene legata al non rispetto della legge. E anche la lentezza della burocrazia”, prosegue. Senza contare la “paura degli imprenditori”, che invece di investire in innovazione, preferiscono buttarsi nel mercato immobiliare e “rinunciare alla sfida. Così si dà un quadro di ritirata”. Ma il Governo (anche se il Professore non lo cita mai direttamente), è il primo a <a href="http://www3.lastampa.it/economia/sezioni/articolo/lstp/406035/" target="_blank">non dare un esempio di coraggio</a>: “Il taglio lineare è simbolo di paura. Tagliare del 10% tutto così non brontola nessuno, significa non fare scelte“, ma “per togliere la paura, noi abbiamo bisogno di qualche successo. Ed io mi auguro che arrivi”. Con questo augurio, Prodi conclude il suo intervento e si ferma a parlare con gli imprenditori. A un cronista che gli chiede una valutazione sulle <a href="http://www.agi.it/in-primo-piano/notizie/berlusconi--su-tagli-tasse-faremo-la-riforma-del-fisco" target="_blank">manovre correttive</a> di cui sta discutendo il Governo, non risponde: spalanca gli occhi e si allontana con l’aria di chi “è meglio che non parli”.</p>
<p>Elena Boromeo</p>
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		<title>La missione di Draghi alla BCE: non usare l&#8217;inflazione per uscire dalla crisi</title>
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		<pubDate>Sun, 29 May 2011 11:44:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Bce, la missione di Draghi
Non usare l&#8217;inflazione per uscire dalla crisi
Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 29 maggio 2011
Per molti anni lo studio del governatore della banca d&#8217;Italia è stato impreziosito da una antica tavola raffigurante San Sebastiano che sorride mentre viene trafitto da frecce strazianti. Penso che Mario Draghi, ottenute le dovute [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/05/mario_draghi_bankitalia.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3106" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/05/mario_draghi_bankitalia-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Bce, la missione di Draghi</strong></p>
<p><strong>Non usare l&#8217;inflazione per uscire dalla crisi</strong></p>
<p>Articolo di Romano Prodi su <strong><a href="http://www.cnel.it/Cnel/view_groups/download?file_path=/shadow_rassegna_stampa/attachments/000/417/890/075-10PINI.pdf" target="_blank">Il Messaggero</a></strong> del 29 maggio 2011</p>
<p>Per molti anni lo studio del governatore della <a href="http://www.bancaditalia.it/bancaditalia/direttorio/governatore" target="_blank">banca d&#8217;Italia</a> è stato impreziosito da una antica tavola raffigurante San Sebastiano che sorride mentre viene trafitto da frecce strazianti. Penso che Mario Draghi, ottenute le dovute autorizzazioni, dovrebbe portare questa tavola a Francoforte quando <a href="http://www.notizie2000.it/economia/5324-mario-draghi-verso-la-presidenza-di-bce/" target="_blank">si insedierà</a> nella sede della <a href="http://www.lettera43.it/economia/macro/16085/e--ufficiale-draghi-al-vertice-della-bce.htm" target="_blank">Banca Centrale Europea</a>.</p>
<p>Egli, infatti, non solo dovrà ripararsi dalle frecce generate dalla crisi dell&#8217;Euro ma dovrà misurarsi con il collega americano, con il nuovo direttore del Fondo Monetario Internazionale e con i responsabili delle maggiori economie mondiali per riorganizzare il filo di una politica economica che sembra essersi perduto.  Non sarà facile mettere assieme paesi come la Cina e l&#8217;India che crescono a velocità vertiginosa ma che vivono nell&#8217;incubo dell&#8217; inflazione con altri nei quali la disoccupazione è il problema dominante e altri ancora, tra cui purtroppo l&#8217;Italia, nei quali la stagnazione  e una  bassa produttività si combinano con un&#8217;inflazione che già alza la testa. Al tutto si aggiunge il fatto che la maggioranza dei paesi ad elevato livello di sviluppo, a cominciare dagli Stati Uniti e a finire ancora dall&#8217;Italia,  è gravata da un debito pubblico così elevato da avere paragone quasi soltanto con i periodi di guerra.</p>
<p>Se noi prendiamo in mano i manuali di storia economica troviamo che, quasi invariabilmente, l&#8217;uscita dal peso eccessivo del debito pubblico è stata ottenuta <a href="http://www.rai.it/dl/grr/notizie/ContentItem-52c6468c-61f8-4c7e-b38b-3424b25a3261.html" target="_blank">attraverso l&#8217;inflazione</a>. L&#8217;inflazione è un rimedio facile ma è un  processo crudele, che colpisce soprattutto i poveri, i salariati e i pensionati. E&#8217; una comoda scorciatoia per i governi che possono tagliare i loro debiti senza  ricorrere a leggi, decreti o dibattiti parlamentari. La scorciatoia è talmente comoda da averci accompagnati in tutta la nostra storia.</p>
<p>Oggi però, almeno nell&#8217;area Euro, non può più funzionare: la moneta unica rende impossibile le svalutazioni competitive e la dinamica politica spinge verso una politica di rigore alla quale la BCE non potrà sottrarsi. Ancora meno lo potrà fare il nuovo Governatore, la cui meritatissima nomina è stata rinviata nel tempo solo per l&#8217;infondato pregiudizio che un italiano sia strutturalmente incapace di garantire l&#8217;applicazione di una politica monetaria rigorosa.</p>
<p>Il nuovo governatore della Banca Centrale Europea sarà quindi il paladino del rigore monetario e lo farà per il bene di tutti noi, ma dovrà anche essere attento a difendere gli interessi europei di fronte alle scelte  degli altri grandi protagonisti dell&#8217;economia mondiale.</p>
<p>Nei mesi scorsi, anche se con le cautele derivanti da una crescita ancora fragile, la Banca Centrale Europea ha iniziato una politica di <a href="http://www.euribor.it/previsioni.php" target="_blank">aumento dei tassi</a> mentre la politica americana ha continuato nella strada della <a href="http://www.repubblica.it/economia/2011/04/27/news/stime_fed-15459483/" target="_blank">moneta facile</a>. Non credo che questa divaricazione  crescente  possa durare all&#8217;infinito e che  l&#8217;Europa sia lasciata sola a combattere l&#8217;inflazione con un Euro spinto sempre più in alto, con conseguenze non certo positive per le nostre esportazioni e, quindi, per la nostra ripresa.</p>
<p>Un Euro sopravvalutato, mentre Usa e Cina  sistemano bilateralmente i loro rapporti,  non è  nel nostro interesse.</p>
<p><a href="http://www.libero-news.it/news/403559/Draghi___Oltre_alla_Grecia_a_rischio_altri_Paesi_.html" target="_blank">Non minori</a> saranno le difficoltà all&#8217;interno della zona Euro, dove i governi hanno obiettivi così diversi e difficili da conciliare che, da quando è scoppiata la crisi greca, l&#8217;unica strategia possibile è stata quella di rinviare la soluzione dei problemi, rendendoli in questo modo ancora più complicati. Certo non è facile, con i deboli strumenti previsti dalle regole europee, affrontare insieme i drammi della <a href="http://www.libero-news.it/news/363286/Grecia__Draghi_promuove_il_piano_anticrisi.html" target="_blank">Grecia</a>, dove la finanza pubblica è stata devastata da politiche di governo sciagurate, con quelli dell&#8217;<a href="http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2011-05-25/allarme-draghi-crisi-debiti-163827.shtml?uuid=AahugPaD" target="_blank">Irlanda</a>, dove  le politiche sciagurate sono state messe in atto dalle banche e il governo si è dovuto accollare i debiti per evitarne il fallimento. Per  non parlare del <a href="http://qn.quotidiano.net/economia/2011/05/16/506893-crisi_portogallo.shtml" target="_blank">Portogallo</a> dove le colpe private si sommano  a quelle pubbliche. Il tutto in un momento in cui gli elettori tedeschi invitano i propri governanti a respingere ogni politica di sostegno alle economie più deboli fino a mettere in discussione  la sopravvivenza  della moneta unica, su cui pure si fonda molta parte della crescente forza germanica.</p>
<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/05/San-Sebastiano.JPG"><img class="alignleft size-medium wp-image-3109" title="San Sebastiano" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/05/San-Sebastiano-300x264.jpg" alt="San Sebastiano" width="300" height="264" /></a>Nello stesso tempo la <a href="../articoli/italia/non-e-ancora-lalta-marea-che-ci-sollevera-dalla-crisi_1886.html" target="_blank">Germania</a> ( e in misura minore anche la <a href="../articoli/italia/se-merkel-e-sarkozy-decidono-tutto-mentre-il-nostro-premier-pensa-ai-suoi-guai_2594.html" target="_blank">Francia</a>)  cercano di difendere fino all&#8217;ultimo gli interessi delle loro banche  che, nelle capriole finanziarie che hanno condotto alla crisi, si sono  pesantemente indebitate nei confronti dei governi e delle banche che si  sono gonfiate di titoli fasulli. Comporre tra di loro gli interessi dei  governi e delle banche  e, nello stesso tempo, aiutare la costruzione di  una politica di sviluppo a basso livello di inflazione  obbliga a  sforzi ed equilibrismi che sembrano quasi impossibili. Questo è tuttavia  il compito che spetta al nuovo governatore della Banca Centrale  Europea.</p>
<p>Mi sembra quindi opportuno che Mario Draghi  porti davvero la tavola di San Sebastiano a Francoforte. Per molti anni dovrà infatti continuare a sorridere anche se colpito da frecce strazianti.</p>
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		<title>BRICS: un altro passo avanti verso un mondo pluralistico e multipolare</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Apr 2011 08:04:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Chi fa l&#8217;arbitro nel mondo che cambia
Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 17 aprile 2011
BRIC è una sigla nuova, costruita per indicare Brasile, Russia, India e Cina. Una sigla nata nel 2001 semplicemente per elencare  le quattro nuove potenze economiche e politiche emergenti. La sigla non si riferisce perciò a un gruppo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2816" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/04/brics-china-eonomy-2011-4-14.jpg"><img class="size-medium wp-image-2816" title="Il primo ministro indiano Manmohan Singh, il presidente russo Dmitry Medvedev, il presidente cinese Hu Jintao, il presidente brasiliano Dilma Rouseff e il presidente sudafricano Jacob Zuma - Terza riunione BRICS ad Hainan (14 aprile 2011)" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/04/brics-china-eonomy-2011-4-14-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Il primo ministro indiano Manmohan Singh, il presidente russo Dmitry Medvedev, il presidente cinese Hu Jintao, il presidente brasiliano Dilma Rouseff e il presidente sudafricano Jacob Zuma - Terza riunione BRICS ad Hainan (14 aprile 2011)</p></div>
<p><strong>Chi fa l&#8217;arbitro nel mondo che cambia</strong></p>
<p>Articolo di Romano Prodi su <strong><a href="http://www.ilmessaggero.it/" target="_blank">Il Messaggero</a></strong> del 17 aprile 2011</p>
<p><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/BRICS" target="_blank">BRIC</a> è una sigla nuova, costruita per indicare Brasile, Russia, India e Cina. Una sigla nata nel 2001 semplicemente per elencare  le quattro nuove potenze economiche e politiche emergenti. La sigla <a href="http://blogs.ft.com/beyond-brics/2011/04/13/brics-in-hainan-no-common-cause/" target="_blank">non si riferisce</a> perciò a un gruppo di paesi tra di loro amici o strategicamente alleati. Pur mettendo in atto una politica sempre più autonoma il Brasile resta infatti legato agli Stati Uniti e all&#8217;Europa, la Russia attua una propria politica sempre più assertiva e la Cina e l&#8217;India, pur avendo costruito consistenti legami economici e commerciali fra di loro, non si possono certo considerare paesi fratelli. Dal punto di vista economico le divergenze sono forse maggiori delle complementarietà, anche solo per il semplice fatto che Brasile e Russia si presentano come grandi esportatori di materie prime ed energia, mentre Cina e India saranno sempre di più i grandi importatori. Una visione comune sui prezzi delle commodities sembra perciò assai difficile.</p>
<p>Nonostante tutto ciò, questi paesi stanno stringendo fra di loro rapporti permanenti e hanno dato un&#8217;enorme rilevanza alla loro <a href="http://italian.cri.cn/761/2011/03/22/101s145861.htm" target="_blank">riunione</a> che si è svolta giovedì scorso nell&#8217;isola tropicale di <a href="http://italian.cri.cn/761/2011/04/17/101s146634.htm" target="_blank">Hainan</a> a sud della Cina. La ragione di tutto questo è molto comprensibile. I quattro paesi rappresentano il 40% della popolazione mondiale e il 25% della sua produzione e, negli ultimi dieci anni, la loro economia è cresciuta del 92,7%. Sono inoltre essi a sostenere quel poco di ripresa che c&#8217;è oggi e sono consapevoli del fatto che, tra una generazione, almeno tre di essi saranno inclusi fra le prime cinque economie mondiali.</p>
<p>La riunione di Hainan, più che costruire un&#8217;alleanza strategica, aveva perciò lo scopo di ribadire il loro crescente ruolo nella gestione della politica e dell&#8217;<a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-04-15/brics-attacco-dollaro-063722.shtml?uuid=Aanrj4OD" target="_blank">economia globale</a>, soprattutto in considerazione della sempre <a href="http://www.telegraph.co.uk/finance/comment/liamhalligan/8455956/The-BRIC-countries-Hainan-summit-could-make-the-G20-redundant.html" target="_blank">minore efficacia</a> dei vertici dei G20, nell&#8217;ambito dei quali, per arrivare a qualche decisione, bisognerà perciò costruire alleanze su alcuni grandi temi anche in presenza di  divergenze esistenti su temi specifici.</p>
<p>Questo non vuole affatto dire che si stia costituendo un gruppo omogeneo antioccidentale. E&#8217; stato semplicemente ribadito con forza che questi grandi paesi emergenti vogliono giocare un ruolo sempre più importante nella politica mondiale e che per ottenere quest&#8217;obiettivo, hanno tutto l&#8217;interesse a lavorare insieme anche in presenza di differenze non certo trascurabili.</p>
<p>Le <a href="http://www.globalpost.com/dispatch/news/regions/asia-pacific/china/110414/brics-summit-economy-china-brazil-south-africa" target="_blank">conclusioni</a> dell&#8217;<a href="http://www.thehindubusinessline.com/opinion/editorial/article1699668.ece?homepage=true" target="_blank">incontro</a> vanno infatti in questa <a href="http://italian.cri.cn/761/2011/04/12/65s146439.htm" target="_blank">direzione</a>. Da un lato, come era scontato, si è ribadita la volontà di una più stretta collaborazione in diversi campi, da quello della ricerca a quello della salute e dell&#8217;ambiente ma, dall&#8217;altro, si sono prese decisioni che avranno ripercussioni non di poco conto sulla politica mondiale.</p>
<p>Per <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-04-15/brics-attacco-dollaro-063722.shtml?uuid=Aanrj4OD" target="_blank">evitare</a> una eccessiva sovranità del dollaro essi hanno programmato di usare in modo crescente le valute nazionali nelle reciproche transazioni commerciali ma, soprattutto, hanno ribadito la comune volontà di riformare in modo radicale il funzionamento dei così detti Diritti Speciali di Prelievo che, anche senza entrare nei particolari tecnici, sono una &#8220;quasi moneta&#8221; creata dal Fondo Monetario Internazionale nei rapporti tra e con i governi.</p>
<p>Ad Hainan  si sono impegnato ad andare <a href="http://www.timeslive.co.za/local/article1026100.ece/BRICS-nations-moot-trade-in-own-currencies" target="_blank">oltre le quattro valute</a> che ora compongono il paniere dei DSP e che rappresentano solo gli Stati Uniti, l&#8217;Europa e il Giappone. Ci vorrà tempo e ci vorranno anche grandi cambiamenti da parte dei quattro BRIC, ma il confronto è già cominciato e le spinte per la riforma del sistema monetario internazionale si sono già messe concretamente in moto. I grandi nuovi paesi hanno inoltre  sottolineato con chiarezza a tutto il mondo che la loro comune opposizione all&#8217;intervento militare in Libia non è stato un evento occasionale ma un&#8217;occasione per ribadire la diversità di una politica che &#8220;esclude in ogni caso l&#8217;uso della forza&#8221;.</p>
<p>Vi sono messaggi abbastanza chiari che ci portano a concludere che la riunione dei BRIC è stato un altro passo in avanti verso un mondo pluralistico e multipolare in cui molti saranno i protagonisti e molte le diverse prese di posizione.</p>
<p>Un mondo più complicato e imprevedibile, nel quale la concorrenza economica e politica si farà sempre più acuta.</p>
<p>Un mondo che avrebbe bisogno di una autorità mondiale accettata, condivisa e abbastanza autorevole per affrontare le infinite frizioni che caratterizzeranno il futuro di questa diversa  fase della  politica internazionale.</p>
<p>Speriamo che si prenda sempre più coscienza della nuova realtà che si sta costruendo e che alle Nazioni Unite, al Fondo Monetario Internazionale, alla Banca Mondiale e agli altri organismi sovranazionali venga progressivamente data la possibilità di svolgere il ruolo di arbitrato e mediazione di cui il mondo ha sempre più bisogno.</p>
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		<title>Il mondo vinca le paure con la politica</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Jan 2010 16:56:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 24 gennaio 2010
I giornali di tutto il mondo hanno riportato a caratteri cubitali la notizia che il Prodotto nazionale lordo cinese ha superato quello giapponese e si colloca al secondo posto della classifica mondiale, dietro solo agli Stati Uniti.
Intorno a questa notizia i commenti stanno correndo a fiumi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-full wp-image-1257" title="soldato cinese" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/01/soldato-cinese.bmp" alt="soldato cinese" width="396" height="297" />Articolo di Romano Prodi su <strong><a href="http://sfoglia.ilmessaggero.it/view.php?data=20100124&amp;ediz=20_CITTA&amp;npag=1&amp;file=PRODI_36.xml&amp;type=STANDARD" target="_blank">Il Messaggero</a></strong> del 24 gennaio 2010</p>
<p>I giornali di tutto il mondo hanno riportato a caratteri cubitali la notizia che il Prodotto nazionale lordo cinese ha <a href="http://www.corriere.it/economia/10_gennaio_22/delcorona-cina-giappone_e497d9bc-071e-11df-8946-00144f02aabe.shtml" target="_blank">superato</a> quello giapponese e si colloca al secondo posto della classifica mondiale, dietro solo agli Stati Uniti.</p>
<p>Intorno a questa notizia i commenti stanno correndo a fiumi ma, prima di aggiungere i miei agli altri, trovo utile far sapere ai lettori come il quotidiano ufficiale cinese (<a href="http://www.chinadaily.com.cn/china/2009-03/10/content_7559222.htm" target="_blank">China Daily</a>) ha presentato la notizia.</p>
<p>Dopo aver ricordato nel titolo che il dibattito sul “sorpasso” si sta infiammando, l’articolo esordisce dicendo che la Cina rimane un <a href="http://en.china.cn/content/d717470,3c15e3,1899_15509.html" target="_blank">Paese in via di sviluppo</a> con un grandissimo numero di poveri e con un reddito pro-capite ancora molto basso. Ed aggiunge che, stando ai dati forniti dalla <a href="http://www.ml.com/media/113831.pdf" target="_blank">Bank of America-Merrill Lynch</a>, il sorpasso non è ancora avvenuto in termini di dollari perché, nonostante la crescita cinese del 10,7% nell’ultimo trimestre dello scorso anno, la moneta giapponese (cioè lo Yen) si è rivalutata del 10% nel corso del 2009, il che ha aumentato automaticamente il prodotto nazionale giapponese denominato in dollari.</p>
<p>A questo sfoggio di modestia segue poi la sottile e un po’ perfida osservazione che, se il sorpasso non è ancora avvenuto, è però solo questione di giorni, perché gli economisti della Reuter si attendono per quest’anno una <a href="http://www.reuters.com/article/idUSTRE60O08M20100125" target="_blank">crescita del 9,5%</a>, più che sufficiente per relegare il Giappone largamente al terzo posto.<br />
L’articolo termina tuttavia ricordando e sottolineando ancora una volta che, anche se ormai seconda economia mondiale, la Cina rimane un Paese in via di sviluppo perché si colloca solo al 106mo posto nella classifica mondiale del reddito pro-capite, con ben 150 milioni di persone con un reddito inferiore a un dollaro al giorno: una vera miseria.</p>
<p>In questo comunicato è contenuto tutto il disegno strategico della Cina di oggi: continuare il processo di crescita al ritmo più veloce possibile e diminuire le enormi differenze esistenti all’interno del Paese e soprattutto fra le diverse province. A cui si aggiunge l’obiettivo, a cui è stata dedicata una sostanziosa parte della manovra cinese messa in atto per combattere le conseguenze della crisi economica mondiale, di costruire progressivamente un sistema sanitario nazionale e di protezione delle classi più deboli di cui il Paese è tuttora largamente sprovvisto.</p>
<p>Ci troviamo perciò di fronte ad una sfida economica totalmente diversa da quella che era stata prima la sfida americana e poi quella giapponese. Il nuovo protagonista dell’economia mondiale è, nello stesso tempo, un Paese d’avanguardia fornito di tecnologie avanzatissime ed un Paese che si autodefinisce in via di sviluppo, con tutte le necessità, tutti i problemi e tutti i limiti dei Paesi in via di sviluppo.</p>
<p>Tutto questo si inserisce in una crisi economica mondiale dalla quale non si può uscire stabilmente se non con l’inclusione progressiva nell’economia mondiale di miliardi di nuovi consumatori.</p>
<p>La discussione sul “sorpasso” deve essere perciò l’occasione per moltiplicare gli sforzi di tutti i governi e tutte le autorità soprannazionali di prendere atto di questo comune interesse e di accelerare quella cooperazione a livello mondiale che nelle riunioni dei G20 dello scorso anno non è stata raggiunta per la mancanza della necessaria visione politica. Senza una Cina (e un’India e un Brasile) in forte e progressiva crescita e senza un accordo fra i Paesi ad alto livello di sviluppo e i nuovi protagonisti dell’economia mondiale saremo sempre destinati a cadere vittime delle nostre paure. Eppure quest’accordo è oggi possibile perché gli interessi di fondo sono tra di loro compatibili. È però evidente che un disegno di questa portata non può essere portato avanti senza una forte leadership politica da parte americana. Abbiamo perciò bisogno che il presidente Obama ponga fine alla fase di timida incertezza che ha caratterizzato il primo anno del suo mandato e che assuma l’iniziativa e si assuma il rischio di proporre un quadro di cooperazione in cui trovino posto, e siano tra loro collegati, la nostra ripresa e la necessità di sviluppo dei nuovi protagonisti dell’economia mondiale.</p>
<p>Non mi sembra davvero un obiettivo impossibile se mi accorgo che, dopo il mancato accordo di Copenaghen sull’inquinamento atmosferico, la Cina ha inserito nei propri programmi nazionali, traguardi più severi di quelli che ha rifiutato di accettare nel corso della conferenza sui cambiamenti climatici. Ed ancora più vicina mi sembra questa possibilità di cooperazione quando vedo che proprio fra Cina e Giappone, cioè fra i due grandi protagonisti del “sorpasso,” sono cominciati i sorrisi e le visite di cortesia dopo un infinito periodo di tragedie, tensioni e incomprensioni reciproche. Tutto si sta muovendo: abbiamo solo bisogno che si muova anche Obama, dato che sembra ancora in grado di farlo.</p>
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