<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Romano Prodi &#187; giustizia</title>
	<atom:link href="http://www.romanoprodi.it/tag/giustizia/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.romanoprodi.it</link>
	<description>Pagine del sito del prof. Romano Prodi</description>
	<lastBuildDate>Thu, 29 Jul 2010 11:45:14 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.8.6</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>Trent&#8217;anni dalla strage di Ustica</title>
		<link>http://www.romanoprodi.it/comunicati/trentanni-dalla-strage-di-ustica_1678.html</link>
		<comments>http://www.romanoprodi.it/comunicati/trentanni-dalla-strage-di-ustica_1678.html#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 25 Jun 2010 16:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ll</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati]]></category>
		<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.romanoprodi.it/?p=1678</guid>
		<description><![CDATA[Messaggio di Romano Prodi al Convegno sulla strage di Ustica tenutosi a   Bologna il 25 giugno 2010
Cosa avremmo saputo della strage di Ustica senza di voi, senza la perseveranza e il coraggio, senza la vostra dedizione? 
Questi trent&#8217;anni di storia italiana esigono un tributo all&#8217;Associazione dei familiari delle vittime e a Daria Bonfietti, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/06/Museo_ustica.JPG"><img class="alignright size-large wp-image-1679" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/06/Museo_ustica-1024x768.jpg" alt="" width="430" height="323" /></a>Messaggio di Romano Prodi al <a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/06/Carlino20100624Ustica.pdf">Convegno sulla strage di Ustica</a> tenutosi a   Bologna il 25 giugno 2010</p>
<p><em>Cosa avremmo saputo della <a href="http://www.ilrestodelcarlino.it/bologna/cronaca/2010/06/25/350065-strage_ustica_scontro.shtml" target="_blank">strage di Ustica</a> senza di voi, senza la perseveranza e il coraggio, senza la vostra dedizione? </em></p>
<p><em>Questi trent&#8217;anni di storia italiana esigono un tributo all&#8217;<a href="http://www.comune.bologna.it/iperbole/ustica/" target="_blank">Associazione dei familiari delle vittime</a> e a <a href="http://www.reti-invisibili.net/ustica/articles/art_3901.html" target="_blank">Daria Bonfietti</a>, tenace Presidente. Ha saputo unire tante voci in una <a href="http://www.stragi80.it/indice.html" target="_blank">unica voce</a> che ha tenuto viva per anni e anni l&#8217;attenzione su questa tragedia. Una <a href="http://www.ilrestodelcarlino.it/bologna/cronaca/2010/06/25/350065-strage_ustica_scontro.shtml" target="_blank">richiesta di giustizia</a> che riguarda la salvaguardia dei valori democratici. </em></p>
<p><em>Avreste potuto trasformare il vostro dolore in volontà di vendetta, in rancore. Al contrario, avete cercato di migliorare il tessuto civile della comunità nazionale promuovendo verità, conoscenze e valori: ci avete costretto a riflettere sulla democrazia e sulla sua messa in pratica. Avete perciò svolto una obiettiva funzione civile contro l&#8217;oblio, grazie alla forza della memoria, valore fondante di ogni società, aspetto irrinunciabile per tornare a dare vita a un ideale di comunità violato, quell&#8217;ideale di comunità che per vivere ha bisogno anche di azioni concrete da parte di chi si occupa di amministrare la cosa pubblica.</em></p>
<p><em>La <a href="http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntata.aspx?id=197" target="_blank">storia</a> non può essere scritta solo nelle aule giudiziarie, la politica deve fare la sua parte. Di fianco ai magistrati ci sia allora anche la politica. Quella politica che deve mettere la magistratura nelle condizioni di poter agire, quella politica che deve lasciare libera la stampa di scavare e approfondire perché possa contribuire a chiarire gli avvenimenti, a tenere viva la coscienza a formare una opinione pubblica capace di sentire la storia del Paese intero come storia condivisa.</em></p>
<p><em>Questo insegnamento rimarrà. La memoria vive in ognuno di noi, e fare memoria è soprattutto questo: continuare a chiedere che la verità si faccia strada. Tenere vivo il ricordo è infatti la condizione per continuare a cercare la verità nella sua interezza, e per difenderla da tentativi di violazione.</em></p>
<p><em>Quando chiedemmo alle autorità politico-militari della <a href="http://www.liveleak.com/view?i=62e_1172060667" target="_blank">Nato</a> che i tracciati <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/File:Strageusticaradar1.gif" target="_blank">radar</a> venissero messi a disposizione dell&#8217;autorità giudiziaria italiana facemmo semplicemente il nostro dovere. &#8220;Intrecci eversivi&#8221; e &#8220;forse anche intrighi internazionali&#8221;, &#8220;opacità di comportamenti da parte di corpi dello Stato e inefficienze di apparati&#8221; hanno allontanato la verità sulla strage del Dc9 affondato a Ustica, ha detto di recente il <a href="http://www.quirinale.it/elementi/Continua.aspx?tipo=Discorso&amp;key=1848" target="_blank">Presidente Giorgio Napolitano</a>. Voglio proprio concludere con queste parole del Capo dello Stato perché essi ci aiutano a perseguire ogni sforzo per giungere a una veritiera ricostruzione della tragedia di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Strage_di_Ustica" target="_blank">Ustica</a>.</em></p>
<p><em>Non è solo un atto dovuto a vittime innocenti, ma anche un atto dovuto alla coscienza democratica del nostro Paese.</em></p>
<p><em>Grazie a voi tutti.</em></p>
<p><em>Romano  Prodi</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.romanoprodi.it/comunicati/trentanni-dalla-strage-di-ustica_1678.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Adesso basta.  Prodi querela &#8220;Il Giornale&#8221; e &#8220;Libero&#8221;</title>
		<link>http://www.romanoprodi.it/notizie/adesso-basta-prodi-querela-il-giornale-e-libero_1703.html</link>
		<comments>http://www.romanoprodi.it/notizie/adesso-basta-prodi-querela-il-giornale-e-libero_1703.html#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 12 Jun 2010 11:10:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ll</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.romanoprodi.it/?p=1703</guid>
		<description><![CDATA[Roma, 12 giu. (Adnkronos) &#8211; &#8220;In riferimento ad alcuni articoli apparsi nelle edizioni di oggi del quotidiano di proprieta&#8217; della famiglia Berlusconi e di Libero, il Presidente Romano Prodi, visto l&#8217;intento chiaramente diffamatorio e lesivo della sua immagine di servitore delle istituzioni e di cittadino, ha deciso di adire alle vie legali attraverso querele a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1704" class="wp-caption alignright" style="width: 470px"><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/06/bp-oil-spill-deepwater-ho-004.jpg"><img class="size-full wp-image-1704 " title="La fuoriuscita di petrolio dal pozzo BP ripresa da una telecamera subacquea" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/06/bp-oil-spill-deepwater-ho-004.jpg" alt="La fuoriuscita di petrolio dal pozzo della BP ripresa da una telecamera subacquea." width="460" height="276" /></a><p class="wp-caption-text">La fuoriuscita di petrolio dal pozzo BP ripresa da una telecamera subacquea</p></div>
<p>Roma, 12 giu. (<strong><a href="http://www.libero-news.it/regioneespanso.jsp?id=431654" target="_blank">Adnkronos</a></strong>) &#8211; &#8220;In riferimento ad alcuni <a href="http://www.ilgiornale.it/interni/per_soldi_prodi_difende_petrolieri__che_hanno_avvelenato_latlantico/12-06-2010/articolo-id=452446-page=0-comments=1" target="_blank">articoli</a> apparsi nelle edizioni di oggi del quotidiano di proprieta&#8217; della famiglia Berlusconi e di Libero, il Presidente Romano Prodi, visto l&#8217;intento chiaramente diffamatorio e lesivo della sua immagine di servitore delle istituzioni e di cittadino, ha deciso di adire alle vie legali attraverso querele a carico dei succitati quotidiani con richiesta di risarcimento&#8221;. Si legge in una nota dell&#8217;ufficio stampa a proposito di alcuni articoli secondo cui l&#8217;ex-premier sarebbe stato &#8220;<a href="http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/economia/2010/11-giugno-2010/anche-prodi-team-salva-bp-prof-curera-immagine-azienda-1703180792192.shtml" target="_blank">reclutato dalla Bp</a>&#8221; con l&#8217;incarico di ridare un buon nome alla multinazionale dopo il disastro nel golfo del Messico.</p>
<p>&#8220;E&#8217; bene evidente infatti, gia&#8217; ad una prima lettura degli articoli, il tono diffamatorio che risulta incomprensibile visto anche il <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2010/06/11/visualizza_new.html_1821682451.html" target="_blank">pronto chiarimento</a>, avvenuto gia&#8217; nella giornata di ieri, che il Presidente Prodi ha fornito attraverso il suo ufficio stampa&#8221;, si conclude.</p>
<p>Politica | 12/06/2010 | ore 13.10 »</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.romanoprodi.it/notizie/adesso-basta-prodi-querela-il-giornale-e-libero_1703.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Rassegnarsi al declino: un errore imperdonabile</title>
		<link>http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/rassegnarsi-al-declino-un-errore-imperdonabile_1415.html</link>
		<comments>http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/rassegnarsi-al-declino-un-errore-imperdonabile_1415.html#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 04 Apr 2010 08:27:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ll</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[Fede e politica]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[povertà]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.romanoprodi.it/?p=1415</guid>
		<description><![CDATA[La crisi, Il Paese, le risposte.
Rassegnarsi al declino: un errore imperdonabile
Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 4 aprile 2010
È arrivata anche la Pasqua ma la crisi economica non accenna a finire. Ogni giorno si parla di segnali di ripresa, rapidamente smentiti dai dati successivi. La realtà è che, dopo un crollo della produzione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1419" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1419" title="Pasqua in una mensa della Caritas" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/04/pasqua-alla-mensa-dei-poveri-300x225.jpg" alt="Pasqua in una mensa della Caritas" width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">Pasqua in una mensa della Caritas</p></div>
<p>La crisi, Il Paese, le risposte.</p>
<p>Rassegnarsi al declino: un errore imperdonabile</p>
<p>Articolo di Romano Prodi su <strong><a href=" 04 Aprile 2010 	Chiudi chiudi finestra 		 	 	 	 	 	 	di ROMANO PRODI È arrivata anche la Pasqua ma la crisi economica non accenna a finire. Ogni giorno si parla di segnali di ripresa, rapidamente smentiti dai dati successivi. La realtà è che, dopo un crollo della produzione e del reddito, ci si accontenta di avere nelle statistiche il segno più, anche se seguito da uno zero virgola qualcosa. Un quadro ormai consueto, che da molti mesi ci vede camminare nel fondo di un catino, rispetto al quale non è possibile scendere ulteriormente ma dal cui fondo non riusciamo a risalire se non con la velocità delle lumache. Andiamo cioè più lenti degli altri Paesi europei, che pure viaggiano più lenti degli Stati Uniti, a loro volta enormemente distanziati dai Paesi asiatici. Continuando così in Italia ci vorranno più di cinque anni per avvicinarsi al livello a cui ci trovavamo prima della crisi. Non dobbiamo perciò stupirci che il perdurare di questa situazione stia allargando l’area di disagio e di sofferenza dei molti che hanno perduto il lavoro o che si trovano direttamente colpiti dalla lunga crisi economica. In molti casi si sono infatti esauriti i pochi risparmi accumulati, in altri i legami della solidarietà familiare non riescono più a fare fronte nemmeno alle necessità più elementari e ovunque sono in continua diminuzione i fondi a disposizione delle autorità locali per scopi di assistenza. Basta rivolgersi alle strutture della Caritas o alle organizzazioni assistenziali di qualsiasi città italiana per rendersi conto di quanto sia cresciuto il numero delle persone e delle famiglie che non sono più in grado di fare fronte nemmeno ai bisogni essenziali. Il numero di coloro che chiedono il pasto quotidiano è più che raddoppiato rispetto a due anni fa e, nei centri di assistenza a cui si rivolgevano quasi esclusivamente gli extracomunitari, chiedono oggi aiuto migliaia e migliaia di cittadini italiani. Vent’anni fa questi fenomeni, uniti all’evidenza dell’ampia evasione fiscale che emerge dalle statistiche ufficiali pubblicate in questi giorni, avrebbero provocato tensioni, ribellioni e disordini. Oggi non succede nulla, come nulla succede in Paesi come la Spagna dove il malessere e la disoccupazione sono ancora maggiori. Nell’Europa della crisi e delle crescenti disparità la pace sociale domina incontrastata. L’unica modesta eccezione è costituita dalla Grecia, dove le dimostrazioni non hanno avuto origine nella parte più miserevole della popolazione ma tra i pubblici dipendenti, direttamente toccati dalle misure prese dal governo per arginare la crisi finanziaria del Paese. Diverse possono essere le spiegazioni di questo comportamento ma sono spinto a pensare che esso sia in primo luogo dovuto alle caratteristiche di questa crisi, che non tocca singoli settori o singole imprese ma si estende in tutto il sistema economico, dall’industria al commercio, dalle banche alla finanza. Una crisi percepita non come un evento transitorio ma come un fase di un grande cambiamento secolare, nel quale potere e ricchezza si muovono verso nuovi orizzonti e segnatamente verso l’Asia. Di fronte a fenomeni di questo tipo non solo la rabbia cede il posto alla rassegnazione ma perfino i pochi elementi di speranza si rivolgono verso direzioni assolutamente inedite e fino a poco tempo fa inimmaginabili. Non posso infatti non rilevare il fatto che di fronte alla minaccia di chiusura di alcune tra le poche grandi imprese ancora esistenti nel mezzogiorno e cioè la Fiat di Termini Imprese e gli impianti chimici sardi di Porto Torres e di Ottana le attese dei lavoratori, dei sindacati e delle comunità locali siano concentrate nella speranza di interventi Cinesi, Tailandesi o del Qatar. Nemmeno la fantasia più incontrollata avrebbe potuto immaginare una simile ipotesi solo pochi mesi fa. Davvero un segno di cambiamenti epocali, di fronte ai quali non possiamo permetterci di assistere passivamente ma abbiamo il compito di preparare una risposta fatta di ricerca, innovazione e cambiamenti radicali nella gestione delle nostre imprese e della nostra società. Sappiamo tutti quanto sia complessa e quanto sia difficile questa risposta ma vorrei terminare queste mie riflessioni affermando, con un concreto esempio, che questa risposta è possibile. Negli scorsi mesi infatti una giovane impresa di nome Yoox e che vende on line in tutto il mondo il più raffinato made in Italy, ha riportato in Italia, e precisamente in Calabria, una cinquantina di posti di lavoro per ingegneri di software che prima operavano in India. E lo ha fatto non per puro amore di patria ma perché ha trovato proprio in Calabria un gruppo di giovani estremamente preparati che, con la loro intelligenza e con la loro capacità di lavoro hanno reso conveniente trasferire in Italia funzioni di alto livello di qualificazione. Capisco che questo è un esempio di modeste dimensioni ma esso dimostra che è ancora possibile preparare una strategia contro la rassegnazione. E non solo nel giorno di Pasqua. " target="_blank">Il Messaggero</a></strong> del 4 aprile 2010</p>
<p>È arrivata anche la Pasqua ma la crisi economica non accenna a finire. Ogni giorno si parla di segnali di <a href="http://www.adnkronos.com/IGN/News/Economia/Pil-Fmi-taglia-stime-Italia-+08-nel-2010-e-+11-2011_208109225.html" target="_blank">ripresa</a>, rapidamente <a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=96821" target="_blank">smentiti</a> dai dati successivi. La realtà è che, dopo un crollo della produzione e del reddito, ci si accontenta di avere nelle statistiche il segno più, anche se seguito da uno <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2010/04/03/visualizza_new.html_1758973353.html" target="_blank">zero virgola</a> qualcosa. Un quadro ormai consueto, che da molti mesi ci vede camminare nel fondo di un catino, rispetto al quale non è possibile scendere ulteriormente ma dal cui fondo non riusciamo a risalire se non con la velocità delle lumache. Andiamo cioè più lenti degli altri Paesi europei, che pure viaggiano più lenti degli Stati Uniti, a loro volta enormemente distanziati dai Paesi asiatici. Continuando così in Italia ci vorranno più di cinque anni per avvicinarsi al livello a cui ci trovavamo prima della crisi.</p>
<p>Non dobbiamo perciò stupirci che il perdurare di questa situazione stia allargando l’area di disagio e di sofferenza dei molti che hanno perduto il lavoro o che si trovano direttamente colpiti dalla lunga crisi economica. In molti casi si sono infatti esauriti i pochi risparmi accumulati, in altri i legami della solidarietà familiare non riescono più a fare fronte nemmeno alle necessità più elementari e ovunque sono in continua diminuzione i fondi a disposizione delle autorità locali per scopi di assistenza.</p>
<p>Basta rivolgersi alle strutture della Caritas o alle organizzazioni assistenziali di <a href="http://www.agi.it/torino/notizie/201003131631-cro-rto1006-poverta_caritas_a_torino_110mila_persone_in_difficolta" target="_blank">qualsiasi</a> <a href="http://www.qds.it/index.php?id=3365" target="_blank">città</a> italiana per rendersi conto di quanto sia cresciuto il numero delle persone e delle famiglie che non sono più in grado di fare fronte nemmeno ai bisogni essenziali. Il numero di coloro che chiedono il pasto quotidiano è più che raddoppiato rispetto a due anni fa e, nei centri di assistenza a cui si rivolgevano quasi esclusivamente gli extracomunitari, chiedono oggi aiuto migliaia e migliaia di cittadini italiani.</p>
<p>Vent’anni fa questi fenomeni, uniti all’evidenza dell’ampia evasione fiscale che emerge dalle statistiche ufficiali pubblicate in questi giorni, avrebbero provocato tensioni, ribellioni e disordini.</p>
<p>Oggi non succede nulla, come nulla succede in Paesi come la Spagna dove il malessere e la disoccupazione sono ancora maggiori. Nell’Europa della crisi e delle crescenti disparità la pace sociale domina incontrastata. L’unica modesta eccezione è costituita dalla Grecia, dove le dimostrazioni non hanno avuto origine nella parte più miserevole della popolazione ma tra i pubblici dipendenti, direttamente toccati dalle misure prese dal governo per arginare la crisi finanziaria del Paese.</p>
<p>Diverse possono essere le spiegazioni di questo comportamento ma sono spinto a pensare che esso sia in primo luogo dovuto alle caratteristiche di questa crisi, che non tocca singoli settori o singole imprese ma si estende in tutto il sistema economico, dall’industria al commercio, dalle banche alla finanza. Una crisi percepita non come un evento transitorio ma come un fase di un grande cambiamento secolare, nel quale potere e ricchezza si muovono verso nuovi orizzonti e segnatamente verso l’Asia. Di fronte a fenomeni di questo tipo non solo la rabbia cede il posto alla rassegnazione ma perfino i pochi elementi di speranza si rivolgono verso direzioni assolutamente inedite e fino a poco tempo fa inimmaginabili.</p>
<p>Non posso infatti non rilevare il fatto che di fronte alla minaccia di chiusura di alcune tra le poche grandi imprese ancora esistenti nel mezzogiorno e cioè la Fiat di <a href="http://lnx.cataniapolitica.it/wordpress/2010/04/04/termini-imerese/" target="_blank">Termini Imprese</a> e gli impianti chimici sardi di <a href="http://unionesarda.ilsole24ore.com/Articoli/Articolo/172795" target="_blank">Porto Torres</a> e di <a href="http://lanuovasardegna.gelocal.it/dettaglio/equipolymers-ai-thailandesi-e-fatta/1891702" target="_blank">Ottana</a> le attese dei lavoratori, dei sindacati e delle comunità locali siano concentrate nella speranza di interventi Cinesi, Tailandesi o del Qatar. Nemmeno la fantasia più incontrollata avrebbe potuto immaginare una simile ipotesi solo pochi mesi fa.</p>
<p>Davvero un segno di cambiamenti epocali, di fronte ai quali non possiamo permetterci di assistere passivamente ma abbiamo il compito di preparare una risposta fatta di ricerca, innovazione e cambiamenti radicali nella gestione delle nostre imprese e della nostra società. Sappiamo tutti quanto sia complessa e quanto sia difficile questa risposta ma vorrei terminare queste mie riflessioni affermando, con un concreto esempio, che questa risposta è possibile. Negli scorsi mesi infatti una giovane impresa di nome <a href="http://www.yoox.com/" target="_blank">Yoox</a> e che vende on line in tutto il mondo il più raffinato made in Italy, ha riportato in Italia, e precisamente in Calabria, una cinquantina di posti di lavoro per ingegneri di software che prima operavano in India. E lo ha fatto non per puro amore di patria ma perché ha trovato proprio in Calabria un gruppo di giovani estremamente preparati che, con la loro intelligenza e con la loro capacità di lavoro hanno reso <a href="http://finanza.repubblica.it/News_Dettaglio.aspx?del=20100311&amp;fonte=TLB&amp;codnews=684" target="_blank">conveniente</a> trasferire in Italia funzioni di alto livello di qualificazione. Capisco che questo è un esempio di modeste dimensioni ma esso dimostra che è ancora possibile preparare una strategia contro la rassegnazione. E non solo nel giorno di Pasqua.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/rassegnarsi-al-declino-un-errore-imperdonabile_1415.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Ne esco in maniera chiara e inequivocabile, era tutto strumentale</title>
		<link>http://www.romanoprodi.it/interviste/ne-esco-in-maniera-chiara-e-inequivocabile-era-tutto-strumentale_1160.html</link>
		<comments>http://www.romanoprodi.it/interviste/ne-esco-in-maniera-chiara-e-inequivocabile-era-tutto-strumentale_1160.html#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 17:15:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ll</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[intercettazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.romanoprodi.it/?p=1160</guid>
		<description><![CDATA[L&#8217; ex premier «Mai pensato al complotto Soffrivo in silenzio»
Ne esco in maniera chiara e inequivocabile, era tutto strumentale
Intervista di Francesco Alberti a Romano Prodi su Il Corriere della Sera del 22 novembre 2009
BOLOGNA &#8211; «Credo che la giustizia trionfi sempre, anche se a volte attraverso sentieri tortuosi. Che alla fine vincano i buoni, come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-medium wp-image-1162" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2009/11/482f11a4df7b0_zoom-300x232.jpg" alt="" width="300" height="232" />L&#8217; ex premier «Mai pensato al complotto Soffrivo in silenzio»</p>
<p>Ne esco in maniera chiara e inequivocabile, era tutto strumentale</p>
<p>Intervista di Francesco Alberti a Romano Prodi su <strong><a href="http://archiviostorico.corriere.it/2009/novembre/22/Mai_pensato_complotto_Soffrivo_silenzio_co_8_091122014.shtml" target="_blank">Il Corriere della Sera</a></strong> del 22 novembre 2009</p>
<p>BOLOGNA &#8211; «Credo che la <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2009/novembre/22/Why_not_niente_prove_Archiviazione_co_8_091122015.shtml" target="_blank">giustizia trionfi</a> sempre, anche se a volte attraverso sentieri tortuosi. Che alla fine vincano i buoni, come piace ai bambini&#8230;».</p>
<p>Anche in Italia, presidente?</p>
<p>«Ma sì, non ho mai imprecato contro i magistrati, mai gridato al martirio o al complotto. Ho sofferto, questo sì, in silenzio&#8230;».</p>
<p>Si è dissolto come una <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2009/11/21/visualizza_new.html_1619459251.html" target="_blank">bolla di sapone</a> l&#8217; ennesimo <a href="http://www.ilgiornale.it/interni/inchiesta_why_not_telefonate_prodi_dossier_camera/05-08-2007/articolo-id=197421-page=0-comments=1" target="_blank">spettro giudiziario</a> che da tempo danzava attorno a Romano Prodi e alla sua corposa carriera politica: il due volte ex premier è uscito completamente pulito dall&#8217; inchiesta «<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Why_not" target="_blank">Why not</a>», nella quale era stato risucchiato nel 2007 (quando ancora era a Palazzo Chigi) in qualità di indagato per presunti illeciti nella gestione di fondi pubblici. «Generiche e vaghe», secondo il gip di Catanzaro, Tiziana Macrì, le ipotesi accusatorie per le quali l&#8217; allora pm Luigi De Magistris, passato poi alla politica sotto le bandiere dipietriste, aveva iscritto il Professore nel registro degli indagati.</p>
<p>«Ho letto il testo e sono contento» spiega Prodi dalla sua casa di Bologna, rientrato dagli Usa e atteso da un ciclo di conferenze in Italia. «Ne esco in maniera chiara e inequivocabile, ma soprattutto finalmente ho capito che cosa ipoteticamente mi veniva attribuito ed è emersa la strumentalità dell&#8217; amplificazione mediatica che se ne fece all&#8217; epoca».</p>
<p>Nella sua lunga carriera, l&#8217; ex premier si è ritrovato cucita addosso un&#8217; infinità di maschere, molte delle quali per niente lusinghiere: gli hanno dato della spia russa (caso <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dossier_Mitrokhin" target="_blank">Mitrokhin</a> nel 2006), del tangentaro (affare <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Affare_Telekom_Serbia" target="_blank">Telekom Serbia</a>, 2003), del lobbista-nepotista (caso <a href="http://www.ilgiornale.it/interni/vendita_italtel_procura__setaccia_affari_prodi/18-04-2007/articolo-id=171912-page=0-comments=1" target="_blank">Italtel</a>, estate 2008) e pure del furbetto fiscale (quando lui e la moglie Flavia furono vittime nel 2006, alla vigilia delle elezioni politiche, di <a href="http://www.repubblica.it/2006/10/sezioni/cronaca/retata-spie-3/spiati-prodi-e-moglie/spiati-prodi-e-moglie.html" target="_blank">spionaggio tributario</a>).</p>
<p>«Tutte porcherie, indegni polveroni, con gli accusatori finiti sul banco degli imputati &#8211; sospira Prodi -. Ma quando le vivi è pesante: la gente mormora e tu mica puoi metterti a gridare in strada che non hai fatto nulla, ti prenderebbero per matto&#8230;».</p>
<p>Se poi si rivestono certe cariche, la situazione si complica. «Chi ha una responsabilità politica deve innanzitutto evitare che il suo operato possa essere condizionato da simili vicende: penso che la democrazia la si difenda anche soffrendo» prosegue l&#8217; ex premier. Che nel 2003, quando ancora era presidente della commissione Ue, reagì con furore al fango di <a href="http://www.repubblica.it/2003/j/sezioni/politica/telekomserbiaquattro/scusa/scusa.html" target="_blank">Telekom Serbia</a> («È robaccia, non mi fermeranno» gridò).</p>
<p>Ma già tre anni dopo, finito nel mirino dell&#8217; ineffabile <a href="http://www.sandrazampa.it/in-parlamento/dalla-loro-parte-farina-e-guzzanti-e-le-calunnie-contro-prodi-dalla-nostra-marco-travaglio-e-il-suo-amore-per-la-verita_200.html" target="_blank">Scaramella</a> e dell&#8217; affare <a href="http://www.youtube.com/watch?v=gNI-iXAysJo" target="_blank">Mitrokhin</a>, riuscì perfino a riderci: «Sì &#8211; ricorda -, tre volte: quando mi diedero della spia russa, quando il mio accusatore si ritrovò nelle vesti di accusato e quando Putin, ex capo del Kgb, mi disse: &#8220;Ma, Romano, potevi dirmelo che eri uno dei nostri&#8221;&#8230;».</p>
<p>Francesco Alberti</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.romanoprodi.it/interviste/ne-esco-in-maniera-chiara-e-inequivocabile-era-tutto-strumentale_1160.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
