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	<title>Romano Prodi &#187; G20</title>
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	<description>Pagine del sito del prof. Romano Prodi</description>
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		<title>Se ognuno dei cuochi bada alla sua pentola</title>
		<link>http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/se-ognuno-dei-cuochi-bada-alla-sua-pentola_1749.html</link>
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		<pubDate>Sun, 27 Jun 2010 08:54:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 27 Giugno 2010
La lenta agonia del G8 prosegue il suo corso, anche se nessuno è ancora in grado di verificarne la morte cerebrale. Perché la sua fine non facesse troppo rumore è stato per ora affiancato al G20, che progressivamente ne prenderà il posto senza pianti e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1750" class="wp-caption alignright" style="width: 410px"><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/06/g8_xin-400x300.jpg"><img class="size-full wp-image-1750 " title="I leaders del G20 ieri a Toronto " src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/06/g8_xin-400x300.jpg" alt="I leaders del G8 ieri a Toronto " width="400" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">I leaders del G20 ieri a Toronto</p></div>
<p>Articolo di Romano Prodi su <a href="http://carta.ilmessaggero.it/view.php?data=20100627&amp;ediz=20_CITTA&amp;npag=1&amp;file=PRODI_39.xml&amp;type=STANDARD" target="_blank"><strong>Il Messaggero</strong></a> del 27 Giugno 2010</p>
<p>La lenta <a href="http://www.asca.it/news-G8__BOZZA_CONCLUSIONI__RIPRESA_FRAGILE__A_RISCHIO_OBIETTIVI_SVILUPPO-926767-ECO-1.html" target="_blank">agonia del G8</a> prosegue il suo corso, anche se nessuno è ancora in grado di verificarne la morte cerebrale. Perché la sua fine non facesse troppo rumore è stato per ora <a href="http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=142392" target="_blank">affiancato al G20</a>, che progressivamente ne prenderà il posto senza pianti e senza rimpianti. Il G8 ormai da qualche tempo rappresentava una realtà mondiale sorpassata e la <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/associata/2010/06/27/visualizza_new.html_1846708627.html" target="_blank">riunione di ieri</a> lo ha semplicemente confermato. Sono stati passati in rassegna tutti i principali aspetti della politica internazionale (dall’Afghanistan, all’Iran, dal terrorismo internazionale al narcotraffico) senza tuttavia alcuna sostanziosa nuova deliberazione in materia.</p>
<p>L’unica cosa importante è l’impegno di mettere a disposizione la cospicua somma di <a href="http://www.adnkronos.com/IGN/News/Esteri/G20-73-miliardi-di-dollari-per-mamme-e-bimbi-Organizzazioni-umanitarie-pochi_598767153.html" target="_blank">7,3 miliardi</a> di dollari per la salute delle madri e dei bambini nei Paesi più poveri del pianeta, anche se debbo prendere questa bella decisione con un pizzico di prudenza perché non sarebbe la prima volta che i Paesi del G8 si impegnano ad assegnare ai Paesi più poveri risorse che non vengono poi versate ma restano solo una promessa. Non parliamo poi dell’efficacia concreta dei generici impegni per un approccio globale nella lotta contro la fame nel mondo. Quasi mai i fatti hanno avuto la stessa dimensione delle parole.</p>
<p>Ho partecipato a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Romano_Prodi" target="_blank">troppi G8 nella mia vita</a> (cinque come presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana e cinque come presidente della Commissione Europea) per non essermi reso conto della caduta di rappresentatività dei G8 in un mondo che cambia e in cui i nuovi attori della politica e dell’economia mondiale, tenuti fuori da tale consesso, non possono essere più esclusi dalle grandi decisioni che riguardano il futuro del mondo.</p>
<p>Celebrata l’estrema unzione del G8 è <a href="http://www.asca.it/news-G8__OGGI_CHIUSURA_LAVORI__IL_TIMONE_PASSA_AL_G20-926692-ATT-.html" target="_blank">successivamente</a> iniziato il G20, nel cui campo giocano sostanzialmente tutti i protagonisti della politica mondiale che dovranno essere in futuro il punto di riferimento delle grandi decisioni planetarie, ma che oggi potranno concludere ben poco per la mancanza di accordo sul principale tema che è sul tavolo e cioè la strategia di uscita dalla crisi.</p>
<p>Il presidente americano <a href="http://notizie.virgilio.it/notizie/economia/2010/6_giugno/26/al_g20_obama_chiedera_riforme_e_stimoli_per_ripresa_globale,24945980.html" target="_blank">Obama</a> ha infatti, a questo proposito, chiesto ripetutamente ai due Paesi che sono fortemente in attivo nei saldi del commercio mondiale di riequilibrare la propria posizione, rendendo in tal modo più facile l’aggiustamento di coloro che, a partire dagli Stati Uniti, sono invece in cronico passivo. Alla Cina Obama ha chiesto la flessibilità del cambio dello yuan, mentre ha fatto pressione sulla Germania perché aiutasse la ripresa adottando una politica di minore austerità fiscale.</p>
<p>La risposta positiva <a href="http://www.libero-news.it/regioneespanso.jsp?id=442198" target="_blank">cinese</a> è stata già data in anticipo con la disponibilità verso una maggiore flessibilità della valuta nazionale.</p>
<p>È un impegno importante ma che lascia alla Cina un grande margine discrezionale sui tempi e sui modi di attuazione di un’eventuale rivalutazione.</p>
<p>La <a href="http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/argomenti/numero/20100625/pagina/02/pezzo/281162/" target="_blank">Germania</a> ha invece risposto picche ed ha varato invece un piano di austerità, non certo utile per la ripresa europea (che poneva le proprie speranze sulla crescita della domanda interna tedesca) ma sicuramente popolare presso gli elettori tedeschi, convinti che la crisi debba in ogni caso essere combattuta con l’austerità, anche se le ricette per la guarigione non possono essere le stesse quando le malattie sono diverse.</p>
<p>Nessuna proposta comune, quindi, per accelerare la ripresa dell’economia, anche se non noi europei non possiamo muovere alcun rimprovero agli altri perché, nonostante il legame che ci unisce, non siamo stati in grado di disegnare un percorso comune di uscita dalla crisi. Non mi dolgo invece riguardo al mancato accordo su una tassa sulle banche. Capisco che essa sarebbe stata molto popolare, ma sarebbe anche stata quantomeno una ragione per rendere più caro il credito, scaricando sui clienti il peso della tassa stessa proprio in un momento in cui molte aziende sono affamate di credito semplicemente per sopravvivere.</p>
<p>Se non succedono miracoli sarà quindi un <a href="http://www.repubblica.it/economia/2010/06/25/news/arriva_il_g20_ma_un_dialogo_tra_sordi_torna_la_paura_della_bancarotta_greca-5140917/?ref=HREC1-7" target="_blank">G20 particolarmente magro</a> e magri saranno anche i prossimi, se non ci affrettiamo a dotarli di strutture forti e permanenti, in grado di elaborare le proposte con largo anticipo e di arrivare all’approvazione finale dopo discussioni approfondite ed esaurienti. Questi vertici, con protagonisti numerosi e con calendari serrati e predeterminati, possono arrivare ad importanti decisioni solo se il menu è quasi pronto prima dell’inizio della riunione. Mi sembra che, stavolta, il menu fosse scritto solo sulla carta e che in cucina non ci fosse nessuno chef in grado di coordinare il lavoro dei cuochi e che ognuno badasse solo alla sua pentola. Se il G8 sta passando a miglior vita per la insufficiente rappresentatività dei suoi protagonisti, non vorrei che il G20 entri in una crisi irreversibile perché gli attori non sono in grado di lavorare insieme.</p>
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		<title>La strategia di Prodi sulla Cina &#8220;Non chiediamo di rivalutare. E nel commercio la situazione è migliore di quanto si pensava&#8221;</title>
		<link>http://www.romanoprodi.it/interviste/la-strategia-di-prodi-sulla-cina-non-chiediamo-di-rivalutare-e-nel-commercio-la-situazione-e-migliore-di-quanto-si-pensava_1347.html</link>
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		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 13:38:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Articolo di Marco Del Corona su Il Corriere della Sera del 16 marzo 2010
La strategia di Prodi sulla Cina &#8220;Non chiediamo di rivalutare&#8221;
&#8220;E nel commercio la situazione è migliore di quanto si pensava&#8221;
Pechino &#8211; Quando l&#8217;America chiede a Pechino di apprezzare il renminbi, a Pechino non ride nessuno. Ma ieri un sorriso è scappato a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-full wp-image-1348" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/03/yuan-dollar-3_42.jpg" alt="" width="400" height="252" />Articolo di Marco Del Corona su <a href="http://rassegnastampa.mef.gov.it/mefnazionale/View.aspx?ID=2010031615218312-1" target="_blank"><strong>Il Corriere della Sera</strong></a> del 16 marzo 2010</p>
<p>La strategia di Prodi sulla Cina &#8220;Non chiediamo di rivalutare&#8221;</p>
<p>&#8220;E nel commercio la situazione è migliore di quanto si pensava&#8221;</p>
<p>Pechino &#8211; Quando l&#8217;America <a href="http://www.reportonline.it/2010031341573/economia/obama-chiede-alla-cina-di-rivalutare-lo-yuan.html" target="_blank">chiede</a> a Pechino di apprezzare il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Renminbi_cinese" target="_blank">renminbi</a>, a Pechino <a href="http://it.euronews.net/2010/02/04/pechino-agli-usa-equilibrato-il-tasso-yuan-dollaro/" target="_blank">non ride</a> nessuno. Ma ieri un sorriso è scappato a Romano Prodi: &#8220;Quanto più alto è il rango del politico che chiede alla Cina di rivalutare la sua moneta, tanto maggiore sarà il ritardo con cui Pechino deciderà se rivalutarla. Se ne potrebbe ricavare perfino una formula matematica&#8230;&#8221;. Dunque, una Cina sempre più calata nel suo ruolo di attore decisivo sulla scena mondiale non può accettare che la sua agenda sia dettata da altri Paesi. &#8220;<a href="http://www.g20.org/about_what_is_g20.aspx" target="_blank">Il G20</a> è l&#8217;effetto, la conseguenza politica&#8221; di un processo che vede la Repubblica Popolare aver voce in capitolo anche in virtù dell&#8217;imponente quota di debito americano che controlla.</p>
<p>Cambio bloccato Sono 6,83 gli yuan necessari per un dollaro Usa. Dalla metà del 2008 Pechino avrebbe bloccato il cambio per far fronte al calo di esportazioni cinesi dovuto alla crisi. Ne risulterebbe una sottovalutazione del 9,9%, secondo una stima della Bank of America. Fino al 40%, secondo altre fonti Usa</p>
<p>Le parole dell&#8217;ex presidente della Commissione europea risuonano il giorno dopo <a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=98&amp;ID_articolo=503&amp;ID_sezione=180&amp;sezione=" target="_blank">l&#8217;ennesimo &#8220;no&#8221;</a> opposto agli Usa da Wen Jiabao durante la conferenza stampa di chiusura dei lavori del Congresso nazionale del popolo (il Parlamento). Prodi ripercorre le parole del premier cinese e resta convinto che &#8220;finché si ripeteranno queste richieste, la rivalutazione del renminbi non avverrà mai&#8221;. <a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/la-cina-esalta-romano-prodi_1334.html" target="_blank">Reduce dalle lezioni</a> tenute alla China Europe International Business School di Shanghai, il Professore ha parlato ieri davanti ai membri della Camera di commercio europea. La quale, pur apprezzando l&#8217;impegno di Wen a facilitare l&#8217;accesso delle aziende straniere al mercato cinese, aveva di recente denunciato il protezionismo nascosto (in leggi, regolamenti, vincoli) messo in atto dalle autorità cinesi, peraltro molto attive nell&#8217;accusare a loro volta americani ed europei di protezionismo.</p>
<p>Prodi, in questo, sembra andare controcorrente. Sdrammatizza. &#8220;Pur in un contesto di crisi, il numero delle controversie &#8211; ha spiegato rispondendo al Corriere &#8211; non è significativamente aumentato. Ci sono casi circoscritti. Gli interessi per i commerci prevalgono: forse sono troppo ottimista ma la situazione è meglio di quanto si potesse immaginare&#8221;. Intervistato dal Global Times, quotidiano ufficiale dai toni spesso accesamente critici verso l&#8217;Occidente, l&#8217;ex presidente del Consiglio aveva raccomandato di tamponare l&#8217;impatto delle dispute commerciali &#8220;lavorando con gli strumenti che abbiamo. C&#8217;è la Wto, guidata da persone sagge e rispettate da tutti, ma dobbiamo dargli più fiducia… Andando oltre un certo numero di liti, Cina ed Europa faranno male a se stesse, e lo stesso vale per Cina e Usa&#8221;.</p>
<p>L&#8217;Europa è ovviamente un tema caro a Prodi. A fronte dell&#8217;imporsi della Cina, più che mai &#8220;dobbiamo essere uno, o diventeremo irrilevanti e poi spariremo&#8221;. Il rapporto della Cina con la Ue è fatto &#8220;di sentimenti misti&#8221;, un legame contraddittorio. Prodi ama ricordare l&#8217;impressione che la nascita dell&#8217;euro e la sparizione del franco francese e del marco suscitarono nelle stanze del potere di Pechino (&#8221;Ma non mi dissero nulla della lira&#8221;, sorride ancora). Accanto, resiste a Pechino la coesistenza di due atteggiamenti: &#8220;L&#8217;interesse indubbio per l&#8217;Unione, da una parte. Ma, dall&#8217;altra, anche il fatto che dividere i Paesi èmeglio&#8221;, ovvero l&#8217;inclinazione della diplomazia cinese a privilegiare i rapporti bilaterali con i singoli Stati membri anziché una relazione con la Ue nel suo complesso.</p>
<p>In ogni caso, la lezione europea ha qualcosa da seminare anche in Oriente: &#8220;Gli studenti mi ascoltavano sbalorditi quando facevo notare come le relazioni tra Francia e Germania storicamente non fossero meglio di quelle Cina-Giappone. E invece adesso c&#8217;è la sinergia tra Berlino e Parigi. L&#8217;Europa è un laboratorio&#8221;. Anche la Cina stessa sperimenta una crescita di proporzioni, tempi e modi senza precedenti. Il Professore conosce le inquietudini della leadership di Pechino. Così succede che negli <a href="http://borsaitaliana.it.reuters.com/article/businessNews/idITMIE62D01820100314" target="_blank">interventi</a> di Wen Jiabao davanti ai delegati del Parlamento Prodi abbia identificato quelli che considera i punti chiave dell&#8217;approccio del premier cinese: &#8220;L&#8217;enfasi sulla lotta alla corruzione e sull&#8217;uguaglianza da raggiungere nel Paese&#8221;.</p>
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		<title>Serve cooperazione mondiale per sviluppare la pace e la sicurezza in Africa</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 16:36:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[AFRICA: PRODI, SERVE COOPERAZIONE MONDIALE 
 
(ASCA) &#8211; Roma, 7 ott &#8211; Per risolvere i problemi dell&#8217;Africa &#8216;&#8217;serve cooperazione mondiale&#8221;. Cosi&#8217; l&#8217;ex Premier Romano Prodi, presidente del Comitato Onu-Ua sulle azioni di peace-keeping, intervenendo al convegno &#8216;Garantire la pace la sicurezza in Africa&#8217; che ha avuto luogo oggi alla Farnesina.
&#8221;Deve cambiare registro con cui affrontiamo i problemi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/10/darfur_0321.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1071" src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/10/darfur_0321-300x205.jpg" alt="" width="300" height="205" /></a>AFRICA: PRODI, SERVE COOPERAZIONE MONDIALE <br />
 <br />
(<strong><a href="http://www.asca.it/news-AFRICA__PRODI__SERVE_COOPERAZIONE_MONDIALE-864994-ORA-.html" target="_blank">ASCA</a></strong>) &#8211; Roma, 7 ott &#8211; Per risolvere i problemi dell&#8217;Africa &#8216;&#8217;serve cooperazione mondiale&#8221;. Cosi&#8217; l&#8217;ex Premier Romano Prodi, presidente del Comitato Onu-Ua sulle azioni di peace-keeping, intervenendo al convegno <a href="http://www.esteri.it/MAE/IT/Sala_Stampa/ArchivioNotizie/Approfondimenti/2009/10/20091007_PaceSicurezza_Africa.htm" target="_blank">&#8216;Garantire la pace la sicurezza in Africa&#8217;</a> che ha avuto luogo oggi alla Farnesina.</p>
<p>&#8221;Deve cambiare registro con cui affrontiamo i problemi africani&#8221;, ha dichiarato Prodi aggiungendo che e&#8217; necessario &#8216;&#8217;sviluppare un&#8217;architettura di pace e sicurezza in Africa per costituire nel lungo periodo una capacita&#8217; africana di peacekeeping&#8221;. Manca, secondo il presidente del <a href="http://www.un.org/News/Press/docs/2009/gapk201.doc.htm" target="_blank">Comitato Onu-Ua</a>, un approccio &#8221;collettivo&#8221; che assicuri la stabilita&#8217; a lungo periodo nel continente e questo perche&#8217; vige ancora un approccio &#8221;bilaterale&#8221;.</p>
<p>Quello dell&#8217;Africa, per Romano Prodi, e&#8217; proprio &#8221;il problema dell&#8217;unita&#8217; del continente&#8221; e della mancanza di una collaborazione tra i diversi Paesi africani. In tal senso &#8221;c&#8217;e&#8217; bisogno dell&#8217;Unione europea, con tutti i suoi limiti,&#8221; perche&#8217; puo&#8217; dare un esempio di come passare dal bilateralismo al &#8221;multilateralismo&#8221;.</p>
<p>Prodi infine ha ricordato la propria esperienza nell&#8217;ambito dei vari G8 a cui ha partecipato in qualita&#8217; di premier e di presidente della Commissione europea: &#8221;E&#8217; vero che il G8 ha sempre portato i problemi dell&#8217;Africa al centro dei colloqui ma con un approccio bilaterale&#8221; e non a livello di continenti. &#8221;Ho avuto un rimorso &#8211; ha ammesso &#8211; perche&#8217; al G8 successivo si doveva ripartire da quello precedente&#8221;.</p>
<p>Infine Prodi ha ribadito la necessita&#8217; di &#8221;rafforzare il rapporto tra Ue ed Onu, perche&#8217; la pace e la guerra sono nelle mani delle Nazioni Unite&#8221; e di rafforzare le relazioni tra Unione Africana ed Onu visto che e&#8217; indispensabile il ruolo dell&#8217;Ua &#8221;con tutta la sua debolezza, ma anche con la sua grande forza&#8221;.</p>
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		<title>Il G20 di Pittsburgh; decisioni a rilento ma il mondo va veloce</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Sep 2009 10:00:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 27 Settembre 2009
Se sI guarda alle decisioni concrete e immediate del vertice dei G20 di Pittsburgh non escono grandi novità.
E grandi novità non potevano esserci perché il futuro economico è ancora troppo incerto. Tutti sono infatti d’accordo che il punto più basso della crisi è passato, ma le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/09/pittsburgh1.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1063" src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/09/pittsburgh1-300x198.jpg" alt="" width="300" height="198" /></a>Articolo di Romano Prodi su <strong><a href="http://www.difesa.it/files/rassegnastampa/090927/13796389.pdf" target="_blank">Il Messaggero</a></strong> del 27 Settembre 2009</p>
<p>Se sI guarda alle <a href="http://www.pittsburghsummit.gov/mediacenter/press/index.htm" target="_blank">decisioni</a> concrete e immediate del vertice dei <a href="http://www.pittsburghsummit.gov/" target="_blank">G20</a> di <a href="https://www.pittsburghg20.org/index.aspx" target="_blank">Pittsburgh</a> non escono grandi novità.</p>
<p>E grandi novità non potevano esserci perché il futuro economico è ancora troppo incerto. Tutti sono infatti d’accordo che il punto più basso della crisi è passato, ma le incertezze su quando e come ci sarà una ripresa duratura e solida hanno ovviamente impedito l’adozione di una nuova strategia comune.</p>
<p>In poche parole l’orizzonte non è ancora chiaro per permettere di prendere le misure capaci di mettere in un equilibrio più stabile i diversi sistemi economici mondiali e costruire una strategia di sviluppo di lungo periodo. E, soprattutto, per diminuire il peso e il rischio dei grandi indebitamenti che i diversi Paesi hanno dovuto accumulare per far fronte alla crisi.</p>
<p>Il <a href="http://www.pittsburghsummit.gov/mediacenter/129639.htm" target="_blank">comunicato finale</a> di Pittsburgh è perciò pieno di belle parole e di ottime intenzioni, ma nulla si propone riguardo al grande squilibrio commerciale tra Usa e Cina e ben poco riguardo alle riforme del sistema finanziario internazionale.</p>
<p>Eppure, analizzando lo svolgimento del vertice, vi sono parecchie importanti osservazioni da fare.</p>
<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/09/pittsburgh2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1064" src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/09/pittsburgh2-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>In primo luogo il G20 ha svuotato il G8. Era logico che questo avvenisse perché bisognava rendersi conto che il mondo era cambiato, ma non può non destare sorpresa il linguaggio diretto e quasi brutale della <a href="http://www.whitehouse.gov/the_press_office/Fact-Sheet-Creating-a-21st-Century-International-Economic-Architecture/" target="_blank">dichiarazione</a> ufficiale del Governo americano in cui si scrive che i leader presenti «hanno messo il G20 al centro del loro disegno per costruire uno sviluppo duraturo ed evitare le debolezze finanziarie che hanno portato alla crisi».</p>
<p>La fine del G8 non poteva essere annunciata in modo più secco, dato che ad esso vengono ora riservate soltanto le materie riguardanti la politica estera e le relazioni internazionali, materie che il G8, già da molti anni, si è dimostrato incapace di trattare.</p>
<p>A Pittsburgh si è celebrato il trionfo dei 20 grandi tra cui ben cinque Paesi asiatici con l’aggiunta di altre nuove inclusioni come l’Australia, l’Argentina e la Turchia, ma l’elevato numero dei Paesi partecipanti e le modalità di svolgimento di questo vertice hanno già reso evidente che le decisioni verranno in pratica prese da un gruppo ben più ristretto di Paesi.</p>
<p>E se analizziamo anche solo la dimensione e la qualità delle delegazioni presenti, gli Stati Uniti e la Cina hanno già assunto un ruolo di preminenza.</p>
<p>Il così detto G2, (cioè Stati Uniti più Cina), che ritenevo una ipotesi di un lontano futuro, appare meno lontano e fantasioso del previsto anche perché a questo accordo è sempre più condizionato il successo del prossimo vertice mondiale sull’ambiente che si terrà tra poche settimane a Copenaghen.</p>
<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/09/pittsburgh3.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1065" src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/09/pittsburgh3-300x236.jpg" alt="" width="300" height="236" /></a>In questo direttivo mondiale in formazione l’Europa appare sempre più debole e marginale. Nicolas Sarkozy e Gordon Brown si sono <a href="http://www.whitehouse.gov/the_press_office/Statements-By-President-Obama-French-President-Sarkozy-And-British-Prime-Minister-Brown-On-Iranian-Nuclear-Facility/" target="_blank">presentati</a> sul podio assieme ad Obama ma appaiono sempre più come un contorno quasi ornamentale di fronte alla forza del presidente americano, mentre anche la Germania, opacizzata dall’imminenza elettorale, si è limitata ad un semplice ruolo di appoggio.</p>
<p>Nel G20 i Paesi europei rimangono tanti ma, divisi, non sono in grado di giocare alcun ruolo, pur contando sulla presenza aggiuntiva di Spagna ed Olanda come Paesi osservatori.</p>
<p>L’Europa o è unita o non esiste ed è perciò quasi naturale che anche nel quadro del necessario aggiornamento del Fondo Monetario Internazionale, siano prevalentemente i Paesi europei a dover cedere parte delle loro quote ai nuovi protagonisti dell’economia mondiale. E questo proprio in un periodo in cui l’euro si va sempre più rafforzando.</p>
<p>Un altro importante messaggio che ci è arrivato da Pittsburgh riguarda la diffusa preoccupazione per il continuo aumento della disoccupazione. Essa è la più grave minaccia alla pace sociale e al futuro delle nostre economie, ma debbo ammettere che ho trovato un poco farisaico che ci si sia quasi stupiti del cattivo andamento del mercato del lavoro. Tutti gli studiosi di cicli economici sanno infatti che l’occupazione comincia a ripartire almeno un paio di trimestri dopo l’inizio di una solida ripresa. Dobbiamo quindi lavorare ancora per adottare interventi e sussidi aggiuntivi in grado di fare fronte ad una tragedia che sarà più severa nel corso dei prossimi mesi.</p>
<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/09/pittsburgh4.jpg"><img class="size-medium wp-image-1066 alignleft" src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/09/pittsburgh4-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Quanto alle riforme del sistema monetario internazionale, esse sono state ovviamente e direi saggiamente rinviate a quando il quadro di riferimento sarà più chiaro. Per ora ci si è accontentati di proporre una tenue regolamentazione ai “bonus” dei banchieri, placando in tal modo, anche se parzialmente, le ire popolari nei confronti di coloro che sono da molti ritenuti i principali responsabili della crisi.</p>
<p>Anche se i giudizi sintetici sono sempre imperfetti, mi sembra di poter concludere che a Pittsburgh abbiamo assistito, come spesso accade nella storia, ad un vertice che ha deciso ben poco di concreto, ma che ha registrato un mutamento radicale nei rapporti di forza della politica mondiale.</p>
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