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	<title>Romano Prodi &#187; Francia</title>
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	<description>Pagine del sito del prof. Romano Prodi</description>
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		<title>Ministero per lo Sviluppo Economico, un&#8217;amnesia nel Paese dei ritardi</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Jul 2010 09:44:38 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
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		<description><![CDATA[Il Ministero vuoto. Sviluppo, un&#8217;amnesia nel Paese dei ritardi
Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 24 luglio 2010
Da mesi le voci che chiedono la nomina di un nuovo ministro per lo Sviluppo si susseguono invano e la poltrona di un dicastero così importante è rimasta desolantemente vuota fino a che un robusto richiamo del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/07/scajola-berlusconi.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1859" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/07/scajola-berlusconi.jpg" alt="" width="360" height="315" /></a>Il Ministero vuoto. Sviluppo, un&#8217;amnesia nel Paese dei ritardi</p>
<p>Articolo di Romano Prodi su <strong><a href="http://carta.ilmessaggero.it/view.php?data=20100724&amp;ediz=20_CITTA&amp;npag=1&amp;file=PRODI_41.xml&amp;type=STANDARD" target="_blank">Il Messaggero</a></strong> del 24 luglio 2010</p>
<p>Da mesi le voci che chiedono la nomina di un nuovo <a href="http://www.asca.it/news-GOVERNO__NUOVO_MINISTRO_SVILUPPO__GLI_SCENARI_POSSIBILI_%28IL_PUNTO%29-937709-ORA-.html" target="_blank">ministro per lo Sviluppo</a> si susseguono invano e la poltrona di un dicastero così importante è rimasta desolantemente vuota fino a che un <a href="http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE66M06520100723" target="_blank">robusto richiamo</a> del Presidente della Repubblica ha indotto il presidente del Consiglio a ripensarci.</p>
<p>Finalmente la prossima settimana dovremmo quindi avere <a href="http://www.ilgiornale.it/interni/il_ministro_sviluppo_lo_saprete_settimana/24-07-2010/articolo-id=462967-page=0-comments=1" target="_blank">qualcuno</a> incaricato di curarsi dell’economia reale e delle politiche da seguire per riparare almeno parzialmente i danni provocati dalla più grave crisi industriale degli ultimi decenni.</p>
<p>Questo vuoto di potere, forse dovuto soprattutto alla difficoltà di trovare un successore, è stato ripetutamente motivato da un avversione al concetto stesso di politica industriale, come se l’azione del governo fosse un elemento di freno e non di spinta per lo sviluppo economico. Tutto questo in un momento in cui, anche senza chiamarla per nome, la politica industriale costituisce il pezzo forte anche dei Paesi che più si fondano sull’economia di mercato.</p>
<p>Lo è in Germania dove accanto al ministero responsabile per la politica finanziaria vi è un’istituzione simmetrica che guida l’economia reale, lo è negli Stati Uniti, dove <a href="http://climateprogress.org/2010/07/04/obama-solar-pv-csp/" target="_blank">risorse impressionanti</a> sono indirizzate verso settori innovativi, a partire dalla ricerca e dalla produzione delle nuove fonti di energia. Non parliamo naturalmente della Francia dove gli interessi nazionali vengono difesi con strumenti che vanno forse anche al di là delle condivise regole europee.</p>
<p>In Italia si è lasciata per mesi e mesi la <a href="http://www.repubblica.it/rubriche/market-place/2010/06/07/news/la_sede_vacante-4639477/" target="_blank">poltrona vuota</a> mentre, ovviamente, gli altri ministri cercavano di spolpare i vari fondi e le varie competenze del ministero dello Sviluppo togliendogli non solo le risorse ma i poteri di coordinamento che erano stati alla base della sua nascita, anche se raramente tali poteri erano stati effettivamente esercitati.</p>
<p>Una volta posto termine a questo periodo di cannibalismo e ripristinata la propria autorità, il nuovo ministro avrà sul suo tavolo un’agenda con alcuni compiti precisi.</p>
<p>In primo luogo dovrà riprendere la promozione di un efficace funzionamento delle regole della concorrenza e del mercato, regole che non possono essere fatte rispettare separatamente dai diversi ministeri. Frammentando la politica della concorrenza, ogni ministro controllore finisce nelle mani dei propri controllati. I mercati hanno bisogno di ben altro.</p>
<p>In secondo luogo ci vuole qualcuno che coordini tutti gli strumenti necessari per l’ingresso nei settori innovativi, come le scienze della vita e le energie pulite, e che aiuti la riorganizzazione e la strategia globale dei nostri settori forti come il made in Italy e i beni strumentali. Bisogna inoltre che abbia la capacità di aiutare la produzione di nuove idee e di assicurare che le idee creative si trasferiscano rapidamente dalle università e dai centri di ricerca verso il mondo produttivo. E che le politiche fiscali e le politiche scolastiche tengano conto non solo dei propri sacri e inviolabili obiettivi ma anche delle future necessità del Paese.</p>
<p>Vi è un terzo compito che mi sembra particolarmente vitale per noi, cioè quello di coordinare tutti gli strumenti per fare in modo che gli investitori esteri ritornino a considerare l’Italia come un Paese attraente per i loro investimenti. Il progresso dell’industria, in un mercato aperto, non può fare a meno del contributo di innovazione portato dagli investimenti esteri, mentre anche le statistiche più recenti provano che i grandi investitori internazionali si tengono sempre più alla larga dal nostro Paese.</p>
<p>In un periodo di diffuse crisi aziendali come quello in cui viviamo non possiamo inoltre continuare a non avere un centro di riflessione e di organizzazione degli strumenti per fare fronte a queste crisi, lasciandone la responsabilità politica alle sole competenze del ministero del Lavoro, per sua natura deputato a trovare rimedi e non a ricercare soluzioni.</p>
<p>Come ulteriore osservazione vedo la necessità di riprendere i fili della politica territoriale, sia riguardo alla reinterpretazione del ruolo dei distretti industriali che al ripensamento della politica per il Mezzogiorno, oggi definitivamente abbandonata.</p>
<p>Mi auguro infine che su questi temi si apra finalmente un dibattito che coinvolga tutte le parti interessate, a cominciare da Confindustria, che ho visto più interessata a dettare le ricette macroeconomiche al governo che non ad approfondire analiticamente e concretamente i nuovi problemi e le nuove esigenze dell’industria, che è e dovrà rimanere un pilastro fondamentale ed insostituibile della nostra economia.</p>
<p>È quindi necessario rispondere subito all’invito del Presidente della Repubblica prima che il ministero dello Sviluppo venga completamente svuotato delle competenze e dei poteri necessari per una nuova politica industriale.</p>
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		<title>La politica è una corsa a tappe. Purtoppo vedo in giro solo velocisti&#8230;</title>
		<link>http://www.romanoprodi.it/interviste/la-politica-e-una-corsa-a-tappe-purtoppo-vedo-in-giro-solo-velocisti_1740.html</link>
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		<pubDate>Fri, 11 Jun 2010 10:13:48 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Francia]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Intervista di Andrea Satta a Romano Prodi su L&#8217;Unità del 11 giugno 2010
«La politica è una corsa a tappe. Purtoppo vedo in giro solo velocisti&#8230;»
Quella che segue è la trascrizione fedele di una conversazione di bilancio sul Giro d’Italia tra Andrea Satta e Romano Prodi, ciclisti, con qualche cenno inevitabile alle rispettive altre passioni, occupazioni, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/06/bici.jpg"><img class="size-full wp-image-1742 alignright" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/06/bici.jpg" alt="" width="386" height="290" /></a>Intervista di Andrea Satta a Romano Prodi su <strong><a href="http://www.unita.it/news/andrea_satta/99872/la_politica_una_corsa_a_tappe_purtoppo_vedo_in_giro_solo_velocisti" target="_blank">L&#8217;Unità</a></strong> del 11 giugno 2010</p>
<p>«La politica è una corsa a tappe. Purtoppo vedo in giro solo velocisti&#8230;»</p>
<p>Quella che segue è la trascrizione fedele di una conversazione di bilancio sul Giro d’Italia tra Andrea Satta e Romano Prodi, ciclisti, con qualche cenno inevitabile alle rispettive altre passioni, occupazioni, mestieri, disillusioni e speranze.</p>
<p>Ore 19.45 Driiin!!!</p>
<p><em>Pronto presidente come stai?</em></p>
<p>Ci possiamo sentire tra mezz’ora perché sai, noi padani, stiamo già mangiando … noi della Lega&#8230;</p>
<p><em>Vedo che sei di buon umore, ti chiamo dopo</em></p>
<p>Fra mezz’ora…</p>
<p><em>Benissimo.</em></p>
<p>Ore 20.15 Ri-Driiin!!!!</p>
<p><em>Perché un padano va in bicicletta?</em></p>
<p>Perché la pianura è piatta.</p>
<p><em>E tu come l’hai visto questo Giro?</em></p>
<p>Bene, è stato meno veloce di altri, e spero dipenda dai meno additivi usati. Un <a href="http://www.gazzetta.it/Speciali/Giroditalia/2010/it/" target="_blank">Giro</a> intelligente, con bei giochi di squadra, tranne la tappa de L’Aquila magari&#8230;</p>
<p><em>Basso che rinasce?</em></p>
<p>Interessante. Alla fine ha fatto quattro anni di purgatorio. Rinascere vuol dire avere grinta. Un buon presagio per il Giro di Francia.</p>
<p><em>Che effetto ti fa vedere in tv una corsa che passa sulle strade di casa?</em></p>
<p>È una delle cose che ti fa appartenere al Giro d’Italia.</p>
<p><em>Adesso Ivan deve confermarsi al Tour&#8230;</em></p>
<p>Sì, perché c’è una sola corsa al mondo che muove tutto, stampa e immagine più di ogni altra, il Tour de France.</p>
<p><em>Un lombardo e un siciliano che si aiutano e fanno squadra&#8230;</em></p>
<p>Sono stati bravi i manager e bravi loro due a capire che era interesse comune aiutarsi. Non succede spesso, una cosa così.</p>
<p><em>La salita della <a href="http://www.piste-ciclabili.com/itinerari/1754-bologna-passo-della-raticosa" target="_blank">Raticosa</a>, la tua salita, è una strada che attraversa la storia partigiana. Si può ancora dire?</em></p>
<p>Lo possiamo dire, guardando quei luoghi. Buttando un occhio, col senso della compassione, al <a href="http://resistenzatoscana.it/monumenti/firenzuola/cimitero_militare_germanico_della_futa/" target="_blank">cimitero tedesco</a> della Futa, dove ovunque c’è scritto unbekannt (sconosciuto). Ma i giovani di tutto questo non sanno quasi niente.</p>
<p><em>Che ti viene in mente quando vedi un bambino in bicicletta?</em></p>
<p>Che ce ne sono pochi.</p>
<p><em>E uno che ha appena levato le rotelle?</em></p>
<p>Che è la parabola della vita.</p>
<p><em>E quando passa un vecchio col secchio della verdura ?</em></p>
<p>Di quelli se ne vedono di più.</p>
<p><em>E quando ci vedi su uno straniero nelle strade di campagna?</em></p>
<p>Eh, lì se ne vedon tanti. Mi ci ritrovo sai, in questo che mi chiedi, è una domanda che ho dentro. La bici come primo gancio&#8230;</p>
<p><em>Pensi davvero che Bartali abbia salvato l’Italia dalla guerra civile nel ’48? Credi che ora Nibali e Basso possano fare qualcosa di simile?</em></p>
<p>No, allora eravamo come gli emigranti e la bici era il primo passo.</p>
<p><em>Infatti la bici era così importante che c’era “Ladri di biciclette”. Veloce ora&#8230; La bicicletta è leggera e&#8230;?</em></p>
<p><a href="http://www.maratona.net/turista/sport/bici.htm" target="_blank">Fortissima</a></p>
<p><em>È aria nei capelli e&#8230;?</em></p>
<p>Non c’è più, l’aria nei capelli. C’è il casco.</p>
<p><em>La bicicletta e l’Italia. Cominciamo da&#8230; Il telaio&#8230;?</em></p>
<p>Le relazioni fra la gente.</p>
<p><em>I pedali&#8230;?</em></p>
<p>Quelli che tirano, quelli che si alzano tutte le mattine alla stessa ora.</p>
<p><em>E la catena?</em></p>
<p>Sono le istituzioni, che spesso vengono deragliate apposta.</p>
<p><em>Il parafango italiano è&#8230;?</em></p>
<p>L’Europa.</p>
<p><em>Le luci?</em></p>
<p>I ragazzi.</p>
<p><em>La dinamo?</em></p>
<p>Un tempo erano le banche, ora non so.</p>
<p><em>I catarifrangenti?</em></p>
<p>Quelli che avvisano di un pericolo: beh, i carabinieri.</p>
<p><em>Le ruote?</em></p>
<p>Le ruote? In questo momento? Non so proprio.</p>
<p><em>Intravedi almeno un raggio?</em></p>
<p>Di raggi ce ne sono tanti, ma manca chi li tira, come si chiama quello che sa regolare i raggi delle ruote? Ecco, lui, quello che le tira a dovere, e le ruote, vedi, le ruote, restano storte.</p>
<p><em>Ma ci sono anche i freni&#8230; cosa rallenta un paese come il nostro?</em></p>
<p>La mancanza di etica.</p>
<p><em>Potrei chiederti «Per chi suona il campanello» invece ti domando&#8230; Siamo all’ultimo giro?</em></p>
<p>Non c’è mai un ultimo giro, per fortuna. Vedi, dopo il Giro, c’è il Tour de France&#8230;</p>
<p><em>Aldo Moser una volta m’ha detto che aveva così tanta sete in una Cuneo-Pinerolo che <a href="http://cerca.unita.it/data/PDF0115/PDF0115/text5/fork/ref/101488ut.HTM?key=andrea+satta&amp;first=51&amp;orderby=0&amp;f=fir" target="_blank">chiese acqua</a> a Jaques Anquetil, che era pur un avversario, questo gliela porse (gliela aveva passata sua moglie …) ma aggiunse “occhio che dentro c’è champagne …” Dobbiamo solo aver paura noi di questa generazione, o potremmo anche trovare champagne dentro una borraccia per l’acqua?</em></p>
<p>Eh, ma qui chi ce lo mette lo champagne nella borraccia?</p>
<p><em>Seduto In cima ad un paracarro ad aspettare&#8230; tu ci sei mai stato?</em></p>
<p>Mah&#8230; era il modo classico di&#8230; però, però, a proposito, che genio quello del <a href="http://www.touringclub.it/quitouring/articolo/751/Il-Museo-del-paracarro-in-Trentino" target="_blank">Museo dei Paracarri</a> di&#8230;</p>
<p><em>Pergine Valsugana, (un museo di centocinquanta paracarri, ognuno dedicato ad un ciclista ed estratto dalle strade delle sue imprese e delle sue fatiche, ndr).<br />
</em></p>
<p>Bravo sì, li della Valsugana, c’è la storia d’Italia là dentro!</p>
<p><em>Eh&#8230; sì sono amici miei, il Pegoretti e l’Osler. Lui era un gregario, ha fatto il ciclista, ha vinto anche una tappa al Giro, sai? Chi aspettavi sul paracarro allora?<br />
</em></p>
<p>Non aspettavo nessuno, mi sedevo perché ero morto, morto di fatica.</p>
<p><em>Un flash sul Tour. Credi che Armstrong possa ancora vincerlo?</em></p>
<p>Difficile, ma lui è un ragioniere, anzi uno scienziato del ragionare. Non mi sembra il favorito, ma se lo corre, vuol dire che ne ha le possibilità.</p>
<p><em>Dammi i primi tre&#8230;</em></p>
<p>Contador, Basso e Armstrong, non ci vuole mica un genio!</p>
<p><em>Però negli ultimi anni gli ordini d’arrivo sono stati stravolti dal doping che è diventato il nemico della passione per il ciclismo. Cosa c’è dietro?</em></p>
<p>Gli anni del doping sono stati una tragedia. Se questa è una fase chiusa, si riparte e si riparte in modo molto interessante. Le corse son diventate corse del mondo. Kazaki, australiani, americani. Il ciclismo ha delle potenzialità enormi. Se non è così, se non ne siamo usciti, è finita. Tu pensa che una squadra straniera, una delle più forti, si chiama Astana … Quanti italiani sanno che Astana è la capitale del Kazakistan? Ti rendi conto dove ci può portare il ciclismo? Che mondi può mettere in comunicazione?</p>
<p><em>Tu mi hai detto che le piste ciclabili sono un rilevatore di civiltà. Be’ ne sono state fatte poche anche nelle giunte di centro sinistra. Perché?</em></p>
<p>Perché le nostre città sono cresciute in modo incivile. O auto o bici, è difficile convivere. Le periferie dagli anni cinquanta alla metà degli anni settanta hanno vissuto una degenerazione continua che pagheremo per tantissimo tempo, dove il bulldozer ha sovrastato l’intelligenza. Ora è difficilissimo recuperare. Però si può inventare qualcosa. Lavorare sulle ferrovie dismesse, sugli argini dei fiumi&#8230;</p>
<p><em>Quanto è lunga questa curva?</em></p>
<p>È proprio molto lunga. È più un problema etico. C’è stato un cortocircuito fra etica e politica. La gente fa finta di volere politici migliori, invece è felice quando vede in un politico i propri difetti.</p>
<p><em>Eppure anche oggi, da qualche parte, un bambino ha imparato ad andare in bici, il primo equilibrio dopo quello del camminare. Sarà più libero, da oggi. Il mondo davanti. Digli una parola&#8230;</em></p>
<p>Attento! Anzi, attento, ma vai.</p>
<p><em> </em></p>
<div id="attachment_1745" class="wp-caption alignleft" style="width: 308px"><em><em><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/06/coppi-e-bartali.jpg"><img class="size-full wp-image-1745 " title="Fausto Coppi e Gino Bartali" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/06/coppi-e-bartali.jpg" alt="Fausto Coppi e Gino Bartali" width="298" height="400" /></a></em></em><p class="wp-caption-text">Fausto Coppi e Gino Bartali</p></div>
<p><em>Sulla Raticosa, passeresti una borraccia piena a Berlusconi?</em></p>
<p>Perché no, certamente. Sulla Raticosa, in cima, lassù, qualche volta mi son detto&#8230; ecco ora vorrei vedere Berlusconi&#8230; però, dai&#8230; sono sicuro: il problema non si pone!</p>
<p><em>E la prenderesti da lui?</em></p>
<p>Certamente (e ride di gusto), anche se sono sicuro che … il problema non si pone!</p>
<p><em>Perché ridi? Ascolta, a chi farebbe bene la bicicletta tra i politici di oggi?</em></p>
<p>A tutti (e torna serio).</p>
<p><em>Un velocista?</em></p>
<p>Tutti troppo velocisti i politici.</p>
<p><em>Uno scalatore?</em></p>
<p>Andrea, ci vogliono i passisti in politica, quelli da corse a tappe. La politica è una corsa a tappe.</p>
<p><em>Uno che credevi un campione e invece si è rilevato un bluff?</em></p>
<p>Lascia perdere, è una lista molto lunga. Il problema più grave, la cosa più grave è che si pensa solo alla volata, alle elezioni, all’istante che brucia tutto in un momento e molto poco alle corse di domani, al divenire, a costruire un destino per le generazioni future. Ma ce la facciamo insieme questa “<a href="http://www.appenninoromagnolo.it/passi/raticosa.asp" target="_blank">Raticosa</a>”?</p>
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		<title>Prodi rifiuta la presidenza di South Stream: &#8220;basta affari, insegno in Cina&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Mar 2010 13:05:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[LA SCELTA DI PRODI, NO A PUTIN, BASTA AFFARI INSEGNO IN CINA
IN INTERVISTA A AFP SPIEGA IL RIFIUTO A PRESIDENZA SOUTH STREAM
(ANSA) &#8211; ROMA, 17 MAR &#8211; Basta con gli affari, meglio insegnare e per di piu&#8217; in una delle 30 migliori scuole del mondo, secondo la classifica del Financial Times: la China
Europa international business [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-medium wp-image-1375" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/03/23544-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" />LA SCELTA DI PRODI, NO A PUTIN, BASTA AFFARI INSEGNO IN CINA<br />
IN INTERVISTA A AFP SPIEGA IL RIFIUTO A PRESIDENZA SOUTH STREAM</p>
<p>(<a href="http://archivio-radiocor.ilsole24ore.com/articolo-793226/gas-prodi-no-putin-presidenza/" target="_blank"><strong>ANSA</strong></a>) &#8211; ROMA, 17 MAR &#8211; Basta con gli affari, <a href="http://www.romanoprodi.it/?s=ceibs" target="_blank">meglio insegnare</a> e per di piu&#8217; in una delle 30 migliori scuole del mondo, secondo la classifica del Financial Times: la China<br />
Europa international business School di Shangai. Per questo l&#8217;ex presidente del Consiglio Romano Prodi ha detto di no &#8221;per scelta&#8221; anche alla <a href="http://www.mysinchew.com/node/36520" target="_blank">proposta di Vladimir Putin</a> di diventare presidente di South Stream: &#8216;&#8217;se avessi voluto guadagnare avrei accettato la sua offerta&#8221;, ma &#8221;gli ho spiegato che e&#8217; meglio che un ex politico non lavori ad un progetto che ha contribuito a realizzare durante la sua carriera politica&#8221;.</p>
<p>Intervistato dall&#8217;<a href="http://www.google.com/hostednews/afp/article/ALeqM5jrDXhy2YDeTeMpSGmARBC8hGBB7Q" target="_blank">Afp</a> a Shangai, dove si trova per dare il via ad una serie di conferenze sull&#8217;Ue e la visione europea della Cina, Prodi assicura che tra i tanti lavori fatti nella<br />
sua vita, &#8221;questa e&#8217; la scelta migliore&#8221;.</p>
<p>Scelte differenti, ricorda l&#8217;Afp, sono costate ad altri ex premier l&#8217;accusa di &#8221;presunto conflitto di interessi&#8221;, come nel caso dell&#8217;ex cancelliere tedesco Gerhard Schroeder, che dopo le sue dimissioni accetto&#8217; una poltrona nel consiglio di amministrazione di un oleodotto russo tedesco di cui aveva firmato l&#8217;atto di nascita, o ancora l&#8217;ex capo di governo britannico Tony Blair che ha moltiplicato i suoi contratti.</p>
<p>Prodi invece, sottolinea l&#8217;agenzia di stampa francese, sceglie di insegnare. &#8221;E&#8217; la scelta piu&#8217; appropriata per un ex uomo politico. Non c&#8217;e&#8217; niente di male a fare soldi -assicura- ma e&#8217; una scelta differente. Se avessi voluto far soldi avrei dovuto accettare l&#8217;offerta di Putin&#8221;.</p>
<p>Una scelta diversa, dunque, in un paese, la Cina, che non sta vivendo &#8221;un processo di cambiamento solo economico, ma totale&#8221;. E in una citta&#8217;, Shangai, che Prodi definisce<br />
&#8221;incredibile: il ritmo dei cambiamenti, la sua vitalita&#8217; e&#8217; senza paragoni. Ne&#8217; Los Angeles, ne&#8217; New York o Londra, ne&#8217; Parigi&#8230; Shangay -assicura Prodi- un crocevia di novita&#8217; &#8221;. (ANSA). TAM</p>
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		<title>Nessuno può guardarci dall&#8217;alto in basso</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Feb 2010 08:54:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[I deficit di USA, Inghilterra e Spagna.
Nessuno può guardarci dsll&#8217;alto in basso.
Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 21 febbraio 2010
Da quando è cominciata questa lunga crisi economica sono entrati in crisi anche coloro che per professione commentano, analizzano e fanno previsioni sull’economia. In primo luogo perché il crollo è giunto quasi totalmente imprevisto, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-medium wp-image-1301" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/02/deficit-300x212.jpg" alt="" width="300" height="212" />I deficit di USA, Inghilterra e Spagna.</p>
<p>Nessuno può guardarci dsll&#8217;alto in basso.</p>
<p>Articolo di Romano Prodi su <a href="http://carta.ilmessaggero.it/view.php?data=20100221&amp;ediz=20_CITTA&amp;npag=1&amp;file=PRODI_29.xml&amp;type=STANDARD" target="_blank">Il Messaggero</a> del 21 febbraio 2010</p>
<p>Da quando è cominciata questa lunga crisi economica sono entrati in crisi anche coloro che per professione commentano, analizzano e fanno previsioni sull’economia. In primo luogo perché il crollo è giunto quasi totalmente imprevisto, anche se molti si sono affrettati a dire che già l’avevano messo in conto, semplicemente perché avevano scritto che gli squilibri esistenti non potevano durare all’infinito. E non era certo difficile dirlo. Le contraddizioni e le divergenze nel dibattito di oggi trovano tuttavia origine soprattutto nel fatto che la lunghezza e la profondità della crisi si accompagnano a cambiamenti del tutto imprevisti.</p>
<p>Qualsiasi siano le caratteristiche, i tempi e le modalità della ripresa emerge infatti una perdita di peso e una netta diminuzione della libertà di movimento degli Stati Uniti. Il costo dello sforzo militare che da ormai molti anni è crescente in ogni parte del mondo sommato al costo del salvataggio del sistema finanziario e delle riforme promesse dal presidente <a href="http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE60T08520100130" target="_blank">Obama</a>, hanno portato il <a href="http://notizie.tiscali.it/articoli/esteri/10/02/01/deficit-usa-finanziaria-obama.html" target="_blank">deficit americano</a> verso dimensioni insostenibili (superiori al 10%) anche da parte di un paese che possiede la moneta che è ancora il punto di riferimento dell’economia mondiale.</p>
<p>Attraversando l’Atlantico si incontra un’Europa che complessivamente ha le carte più in ordine, con un deficit medio poco più della metà di quello degli Stati Uniti, ma con differenze enormi tra paese e paese.</p>
<p>Si passa da un -3,6% della Germania, al -5,2% dell’<a href="http://www.dazebao.org/news/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=8677:draghi-lancia-lallarme-tasso-di-crescita-ai-minimi-europei-epifani-peggio-che-nel-2009-bersani-governo-inerte&amp;catid=77:econimia&amp;Itemid=176" target="_blank">Italia</a> al -12,3 della Grecia e della Gran Bretagna, fino a oltre il -13% dell’Irlanda.</p>
<p>Queste disparità hanno naturalmente attirato l’<a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/economia/201002articoli/52447girata.asp" target="_blank">attenzione</a> sul paese che unisce un deficit pesantissimo ad un debito pregresso altrettanto pesante, cioè la <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Italia/2009/commenti-sole-24-ore/21-febbraio-2010/partirta-dollari-gioco.shtml?uuid=8d03d8d6-1eed-11df-973b-d71534057fb5&amp;DocRulesView=Libero" target="_blank">Grecia</a>.</p>
<p>Come succede in questi casi è partita la speculazione, sono partite le previsioni negative rispetto al futuro e, in modo assolutamente immotivato, si è arrivati a prevedere perfino una prematura fine dell’Euro. Nulla di tutto questo accadrà perché, nonostante la critica situazione delle istituzioni europee, alla fine si è trovato un principio di accordo per venire incontro alle emergenze della Grecia.</p>
<p>L’Euro è infatti uno strumento troppo prezioso per abbandonarlo di fronte ai pur esecrabili errori dei governi dei paesi che ne fanno parte.</p>
<p>Questa altalena di eventi ha tuttavia portato a <a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/economia/201002articoli/52423girata.asp" target="_blank">variazioni nei cambi</a> anch’esse impreviste e, apparentemente, del tutto irrazionali. Fino a pochissimi mesi fa non solo l’Euro quotava attorno a 1,50 dollari ma le analisi più raffinate concordavano nel prevederne un ulteriore ascesa. C’era perfino chi riteneva inevitabile arrivare al livello di due dollari per euro. A causa della diversità delle situazioni tra paese e paese e , soprattutto, a causa della debolezza dei poteri di intervento delle istituzioni europee, l’Euro ha invece perduto il 10% del suo valore nei confronti del dollaro.</p>
<p>E la situazione è così incerta e confusa che, personalmente mi rifiuto di fare qualsiasi previsione sul futuro dei cambi, proprio perché manca ogni linea comune sulle grandi decisioni riguardo alla politica economica mondiale.<br />
In tale confusione l’unico punto fermo è che certamente non piango per l’indebolimento dell’Euro perché questo indebolimento costituisce oggi lo stimolo maggiore per le nostre esportazioni. Il che, per un paese come l’Italia, è l’aiuto più concreto ad una ripresa che ancora non si è seriamente materializzata.</p>
<p>Ritornando un attimo all’Europa, è doveroso notare come paesi come La <a href="http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=138064" target="_blank">Gran Bretagna</a> e la <a href="http://www.asca.it/focus-EUROZONA__GRECIA_E_SPAGNA_TRA_I_20_PAESI_PIU__RISCHIOSI_AL_MONDO-3046.html" target="_blank">Spagna</a>, che si presentavano come virtuosi e si permettevano di guardare dall’alto in basso l’Italia, presentano ora un bilancio pubblico con deficit fino a pochi anni fa inimmaginabili.</p>
<p>Questi alti e bassi dovrebbero spingere a un maggiore equilibrio di giudizio ma, soprattutto, a collaborare maggiormente nella direzione di una più forte costruzione europea. Il quadro politico va tuttavia nella direzione opposta e gli attuali leader europei sono più spinti a seguire le paure dei propri cittadini che non a spiegare loro cosa ci aspetta nel futuro. E per vedere questo futuro materializzarsi ci dobbiamo perciò spostare ulteriormente verso est, dove la nuova Asia non solo ha già superato la crisi ma accumula le risorse materiali e umane per assumere un ruolo trainante nel futuro.</p>
<p>Ci tocca perciò concludere che l’unica cosa certa è che, quando usciremo da questa crisi, il mondo non sarà più lo stesso.</p>
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