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	<title>Romano Prodi &#187; federalismo</title>
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	<description>Pagine del sito del prof. Romano Prodi</description>
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		<title>Chi offende l&#8217;unità d&#8217;Italia affossa il federalismo</title>
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		<pubDate>Wed, 05 May 2010 08:39:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ll</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
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		<category><![CDATA[politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Il futuro è sotto una sola bandiera
Chi offende l&#8217;unità d&#8217;Italia affossa il federalismo
Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 05 Maggio 2010
Qualche giorno fa il presidente Azeglio Ciampi ci ha ricordato, con semplici e brevi parole, come il rafforzamento dell’unità nazionale sia la premessa di ogni riforma. E ha insistito sul fatto che questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-full wp-image-1481" title="bandiera_italiana_web-400x300" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/05/bandiera_italiana_web-400x300.jpg" alt="bandiera_italiana_web-400x300" width="400" height="300" />Il futuro è sotto una sola bandiera</p>
<p>Chi offende l&#8217;unità d&#8217;Italia affossa il federalismo</p>
<p>Articolo di Romano Prodi su <strong><a href="http://carta.ilmessaggero.it/view.php?data=20100505&amp;ediz=20_CITTA&amp;npag=1&amp;file=PRODI_35.xml&amp;type=STANDARD" target="_blank">Il Messaggero</a></strong> del 05 Maggio 2010</p>
<p>Qualche giorno fa il presidente Azeglio Ciampi ci ha ricordato, con <a href="http://www.asca.it/news-RIFORME__CIAMPI__PARTANO_DA_RAFFORZAMENTO_UNITA__NAZIONALE-910633-ORA-.html" target="_blank">semplici e brevi parole</a>, come il rafforzamento dell’unità nazionale sia la premessa di ogni riforma. E ha insistito sul fatto che questo rafforzamento sia una condizione essenziale perché si possano togliere i molti ostacoli che bloccano lo sviluppo del Paese. In poche parole ci ha detto che non si può passare all’attuazione del federalismo se non si parte dalla constatazione che viviamo in un’unica comunità e camminiamo dietro una sola bandiera.</p>
<p>Quando ho letto queste parole speravo che fossero superflue, quasi un richiamo di rito da parte di chi aveva ed ha sempre fatto dell’unità nazionale un punto fondamentale della propria vita personale e politica.</p>
<p>Ho dovuto non solo constatare che di queste parole vi era <a href="http://iltempo.ilsole24ore.com/politica/2010/05/05/1155602-unita_italia_napolitano.shtml" target="_blank">assolutamente bisogno</a> ma anche vedere con personale sofferenza che sono <a href="http://www.repubblica.it/politica/2010/05/04/news/bossi_celebrazioni-3798953/?ref=search" target="_blank">ricominciate</a> le <a href="http://www.ilgiornale.it/parola_lettori/una_festa_paesana_150_anni_dellunita_ditalia/29-04-2010/articolo-id=441500-page=0-comments=1" target="_blank">fronde</a> nei riguardi delle celebrazioni del centocinquantesimo anniversario dell’Unità Italiana e gli ormai <a href="http://www.unita.it/news/italia/97701/la_trota_si_presenta_no_ai_culattoni_non_tifo_per_litalia" target="_blank">abituali insulti</a> nei confronti della <a href="http://www.sandrazampa.it/in-parlamento/il-ministro-bossi-insulta-gli-italiani-le-ragioni-di-una-profonda-indignazione_333.html" target="_blank">bandiera nazionale</a>. Voglio subito dire che questa mi sembra la peggiore premessa all’introduzione del federalismo.</p>
<p>Federalismo non vuole dire anarchia, non vuole dire scioglimento dei legami che ci tengono insieme, non vuole dire adozione di regole vaghe e flessibili. Dove il federalismo esiste vi è certamente maggiore capacità decisionale da parte degli enti periferici (a cominciare dalle Regioni) ma vi è un profondo senso di appartenere ad una comunità guidata da regole inflessibili e da una riconosciuta autorità in grado di garantire la compatibilità e l’armonia dei diritti e dei doveri delle diverse componenti della comunità nazionale. Se si parte mettendo in dubbio quest’appartenenza non si va da nessuna parte. Per essere ancora più preciso, mi chiedo come si possa arrivare ad un qualsiasi accordo sui temi oggi sul tavolo, come le definizioni dei costi standard e il concreto significato di perequazione, concetti sui quali si dibatte tra sottintesi, cose non dette e obiettivi divergenti. E ancora più come si possa parlare di sanzioni quando l’obiettivo primario diviene quello dell’indebolimento dell’unità nazionale e quindi della cancellazione di ogni autorità sanzionatoria.</p>
<p>Non ci dobbiamo perciò stupire del fatto che si discute accanitamente sui costi standard senza nessun accordo sulla qualità e la quantità dei servizi da prestare. Se non c’è un accordo politico (perché deve essere eminentemente politico) sugli standard come vi può essere un accordo sui costi?</p>
<p>E potremmo procedere con l’elenco di tanti altri problemi che debbono assolutamente essere affrontati prima di attuare una riforma così radicale e importante, ma voglio limitarmi a due osservazioni di preliminare buon senso. La prima è che, nel dibattito sul federalismo fiscale ognuno assicura ai propri elettori (siano essi del sud che del nord, siano essi professionisti che lavoratori dipendenti) grandi vantaggi dall’attuazione del federalismo stesso. Anche tenendo conto delle sue potenziali conseguenze virtuose, questa mi sembra un’affermazione priva del necessario supporto numerico.</p>
<p>Partendo inoltre dal vecchio concetto che chi ben comincia è a metà dell’opera vorrei notare l’incongruenza di chi vuole il federalismo fiscale e nello stesso tempo ha voluto la <a href="http://www.tgcom.mediaset.it/politica/articoli/articolo303760.shtml" target="_blank">cancellazione</a> dell’imposta sugli immobili (la ben nota Ici ) che, in tutti i Paesi del mondo, è il fondamento di ogni imposizione locale. Capisco, e me ne sono reso conto di persona, che parlare di Ici è assolutamente impopolare ma so anche che, come si dice dalle mie parti, non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca. E che perciò, pur salvaguardando le classi più deboli, bisognerà pur arrivare a qualche diffusa applicazione di imposta sugli immobili o perlomeno a dichiarare con che cosa la si sostituisce, in modo da impedire il definitivo crollo delle autonomie locali. A questo punto mi resta che concludere ritornando alle parole di Ciampi, che <a href="http://www.asca.it/news-RIFORME__CIAMPI__PARTANO_DA_RAFFORZAMENTO_UNITA__NAZIONALE-910633-ORA-.html" target="_blank">ci ricorda</a> che per costruire l’autostrada delle riforme occorre “una tensione morale e una politica lungimirante che sappia assumere le sue responsabilità”.</p>
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		<title>Bersani: proposta Prodi illumina il PD e indica nuovo progetto per l&#8217;unità del Paese</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Apr 2010 10:40:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ll</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[federalismo]]></category>
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		<category><![CDATA[Partito Democratico]]></category>

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		<description><![CDATA[FEDERALISMO, BERSANI: COSTRUIRE NUOVA UNITA&#8217; PAESE
(AGI) &#8211; Roma, 12 apr &#8211; &#8220;Ritengo le considerazioni di Romano Prodi un contributo direttamente utile ad illuminare non solo le possibili prospettive di un partito come il nostro, ma la forma stessa degli assetti democratici del Paese&#8221;. Parla Pier Luigi Bersani che, in una lettera al direttore di un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-medium wp-image-1437" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/04/20100412_99-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" />FEDERALISMO, BERSANI: COSTRUIRE NUOVA UNITA&#8217; PAESE</p>
<p>(<a href="http://www.agi.it/politica/notizie/201004121015-pol-rt10024-federalismo_bersani_costruire_nuova_unita_paese" target="_blank"><strong>AGI</strong></a>) &#8211; Roma, 12 apr &#8211; &#8220;Ritengo le <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/il-partito-democratico-ritrovi-le-sue-radici_1421.html" target="_blank">considerazioni</a> di Romano Prodi un contributo direttamente utile ad illuminare non solo le possibili prospettive di un partito come il nostro, ma la forma stessa degli assetti democratici del Paese&#8221;. Parla Pier Luigi Bersani che, in una <a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=97806&amp;sez=HOME_INITALIA" target="_blank">lettera al direttore</a> di un importante quotidiano italiano, commenta l&#8217;intervento sul federalismo fatto dall&#8217;ex premier il giorno primam sullo stesso giornale.</p>
<p>&#8220;Il fine &#8211; scrive il leader Pd &#8211; e&#8217; la possibilita&#8217; di progettare una nuova unita&#8217; della nazione oggi corrosa da crescenti divari economici, sociali e civili e dai meccanismi difensivi e corporativi incoraggiati dalla crisi. Oggi la scelta federale puo&#8217; essere il progetto di una nuova unita&#8217; o l&#8217;alibi per il suo affossamento. Siano, dunque, al tema delle architetture politiche ed istituzionali: al terna dei punti di equilibrio e dei contrappesi che possono fare o no della pluralita&#8217; la materia prima dell`unita&#8217;. Cio&#8217; porta.<br />
innanzitutto. a dire (ed e&#8217; materia di questi giorni) che non si puo&#8217; prefigurare un modello istituzionale fortemente federale affidando allo stesso tempo gli elementi di garanzia unitaria alle tempeste della contesa politica. Inoltre l&#8217;equilibrio di rappresentanze e di poteri centrali e decentrati non e&#8217; un gioco a somma zero: e&#8217; possibile e necessario rafforzare sia gli elementi di pluralita&#8217; sia i presidi dell&#8217;unita&#8217;. Quel che vale per le prospettive istituzionali vale anche per quelle del sistema politico. Per cio&#8217; che ci riguarda, dovremo dunque discutere dell&#8217;organizzazione del partito (molto giovane, ancora!) alla luce dello Stato che vogliamo: uno Stato che sappia interpretare modernamente la nuova unita&#8217; della nazione. Nel partito i meccanismi di rappresentanza di direzione e di selezione delle classi dirigenti dovranno determinarsi piu&#8217; nettamente a partire dal territorio. Una leadership forte nella dimensione regionale non potra&#8217; emergere davvero senza meccanismi che partano dalla dimensione locale.</p>
<p>D&#8217;altra parte la partecipazione delle leadership regionali ai luoghi di direzione centrale dovra&#8217; legittimare una possibilita&#8217; d&#8217;intervento dal centro, possibilita&#8217; che oggi e&#8217; troppo debole&#8221;.&#8221;Sia il pluralismo politico e culturale sia le forme di coinvolgimento di iscritti, cittadini ed elettori dovranno innervarsi in modo ordinato in questa architettura &#8211; prosegue Bersani nella sua lettera al quotodiano . Ci vorra&#8217; l&#8217;aiuto di una piu&#8217; forte griglia di codici etici ed organizzativi: questo non dovra&#8217;, tuttavia, riguardare un partito solo. Attraverso una legislazione sui partiti, bisognera&#8217; allestire elementi generali di garanzia nel rapporto fra cittadini. partiti politici e Stato. Tutto questo comportera&#8217; per noi una riflessione generale sugli assetti statutari. alla luce dell`evoluzione della discussione sulle scelte istituzionali.</p>
<p>Gia&#8217; da subito, chiusa la fase elettorale, procederemo a discutere i primi avanzamenti necessari ed utili ad un migliore radicamento del nostro partito e ad un rafforzamento della sua struttura federale. Io &#8211; sottolinea il segretario del Pd &#8211; interpreto cosi&#8217; il punto di fondo che Prodi segnala a noi e a tutti: nel sistema politico i meccanismi centralizzati, mediatici o correntizi non sono adeguati a &#8216;rappresentare&#8217;, cioe&#8217; a dare sufficiente visibilita&#8217; ai problemi e alle istanze reali della societa&#8217;. E&#8217; un tema di fondo.</p>
<p>Noi democratici, in particolare, dobbiamo sentircene interrogati se vogliamo dare sostanza ad una idea di moderno partito popolare, in grado di essere utile al futuro di questo Paese&#8221;. &#8220;Con l&#8217;occasione &#8211; conclude Bersani &#8211; voglio ringraziare Romano Prodi&#8221; per il suo contributo.</p>
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		<title>Partiti e scelte scomode: difendiamo davvero il nostro territorio</title>
		<link>http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/difendiamo-davvero-il-nostro-territorio_962.html</link>
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		<pubDate>Wed, 26 Aug 2009 09:39:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 26 agosto 2009
ROMA (26 agosto) &#8211; Se le vacanze sono fatte per guardarsi intorno, anche quest’anno chi ha percorso o in su o in giù l’Italia non può che aver tratto sconsolanti conclusioni. La devastazione del territorio continua e si è ormai spinta a un livello tale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/08/cinese.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-983" src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/08/cinese-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a>Articolo di Romano Prodi su <strong><a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=21285&amp;sez=HOME_INITALIA" target="_blank">Il Messaggero</a></strong> del 26 agosto 2009</p>
<p>ROMA (26 agosto) &#8211; Se le vacanze sono fatte per guardarsi intorno, anche quest’anno chi ha percorso o in su o in giù l’Italia non può che aver tratto sconsolanti conclusioni. La devastazione del territorio continua e si è ormai spinta a un livello tale da farmi pensare che essa sarà ricordata anche tra molti secoli come il documento più buio della realtà italiana di questo dopoguerra.</p>
<p>Per sempre, di generazione in generazione, il nostro paesaggio è stato abbellito dalle mani dell’uomo per decadere in modo forse inesorabile nelle ultime due generazioni. Non solo le periferie sono quasi ovunque in uno stato avvilente, ma tutte le nostre pianure, la fascia pedemontana delle Alpi e degli Appennini e migliaia di chilometri delle nostre coste hanno perso la loro identità e la possibilità di offrire condizioni di vita decente ai loro abitanti.</p>
<p>Non parliamo della crescita inarrestabile delle aree industriali che continuano ad espandersi nonostante il grande numero di capannoni mai utilizzati o abbandonati a causa della crisi o delle mutate caratteristiche delle strutture produttive. Non parliamo nemmeno del danno all’agricoltura per effetto di un’urbanizzazione che non tiene in minimo conto le vocazioni del suolo. L’azione combinata di speculazione e incultura, rafforzata ed esaltata dalla forza del bulldozer, stanno veramente ferendo a morte l’Italia.</p>
<p>Ci vorranno secoli per rimediare, ammesso che sia possibile. Debbo tuttavia constatare che, nonostante tutto questo sia pienamente conosciuto e riconosciuto, sono state progressivamente create le condizioni per cui le amministrazioni locali sono sempre più costrette, da una legislazione incoerente, a sostenere i propri bilanci con i proventi degli oneri di urbanizzazione, aumentando ancora la devastazione del territorio. Sono cioè gli stessi comuni che, in molti casi, sono obbligati a reperire una parte sostanziosa delle proprie entrate attraverso una politica di urbanizzazione forzata e molto spesso inutile. Per tenere aperto l’asilo nido sono costretti a moltiplicare le concessioni edilizie.</p>
<p>Da tempo si sente la necessità di cambiare strada e di adottare leggi per fermare questo processo devastante. Tuttavia, come spesso avviene in questi casi, l’interesse politico di breve periodo finisce col prevalere rispetto al bene presente e futuro dell’Italia. L’ultimo grande esempio di questa schizofrenia fra interessi del Paese e obiettivi a breve termine della classe politica è il ben noto caso dell’ <a href="http://www.governoberlusconi.it/detail.php?id=23" target="_blank">abolizione dell’Ici</a> su tutte le prime case. Sappiamo che il togliere una tassa trova sempre il favore degli elettori, soprattutto quando si tratta di un’imposta su un bene così caro ed essenziale come la casa.</p>
<p>Tutti però sanno altrettanto bene che questa imposta (da cui possono essere facilmente esentati i più bisognosi) è in tutto il mondo lo strumento per reperire le risorse necessarie a fornire i beni e i servizi che servono a rendere vivibile una città e quindi anche a conservare nel tempo il valore della casa. In termini concreti essa, più che una tassa, è il contributo necessario per mantenere nel futuro il valore della casa. A questo si aggiunge il fatto che il tributo da pagare sui beni immobili è ovunque nel mondo lo strumento principale per la necessaria autonomia degli enti locali. Per usare un gergo ora di moda è ovunque la base del federalismo fiscale.</p>
<p>Assume quindi un aspetto quasi grottesco vedere che, mentre il Paese naviga in un dibattito astratto e senza fine sul federalismo, si sostituisce l’imposta che di tutte è più legata al territorio con un parziale e incompleto trasferimento di risorse dallo Stato centrale. Il che significa togliere autonomia ai comuni e, ovviamente, aumentare altre imposte, meno visibili ma più pesanti per il futuro economico e sociale dell’Italia. Per non parlare del modo con cui i trasferimenti in pratica avvengono, premiando i comuni con i deficit maggiori e punendo coloro che avevano attuato una politica più saggia.</p>
<p>Non voglio a questo punto soffermarmi su aspetti troppo tecnici del problema ma ritornare alla constatazione precedente che, attuando una politica attenta alle esigenze di lungo periodo del Paese, si perdono le elezioni mentre, con una politica sbagliata ma demagogica, le elezioni si vincono. Il che, tradotto in linguaggio popolare, significherebbe che la democrazia si preserva solo facendo porcherie o, comunque, andando contro il sano sviluppo della nostra comunità. Questo processo è stato negli ultimi tempi accelerato dal crescente ruolo dei sondaggi di opinione. Essi infatti sono per definizione più attenti alle emozioni del momento che non all’analisi degli interessi futuri di tutti noi.</p>
<p>La politica del territorio è solo un esempio. Esso può essere facilmente esteso a tutti i settori della nostra realtà politica e sociale. Da queste constatazioni non traggo elementi di disperazione per la nostra democrazia perché il sistema democratico, con tutti i limiti elencati in precedenza, è l’unico capace di correggersi e di cambiare. A condizione che il cittadino venga posto di fronte a scelte alternative organiche e coerenti. La presente crisi economica e la diffusa percezione del livello di deterioramento raggiunto dal nostro Paese rendono le orecchie, i cuori e perfino i portafogli degli elettori molto più attenti ad ascoltare ed accogliere nuove proposte. Esse debbono però essere organiche e credibili.</p>
<p>Ma soprattutto occorre che siano forti e coraggiose proprio perché, al punto in cui siamo arrivati, debbono essere in grado di scomporre e ricomporre l’elettorato in modo comprensibile e coerente. È chiaro che in democrazia questo pesante compito spetta soprattutto al partito di opposizione. Per questo motivo gli italiani si aspettano dai leaders del partito democratico non tanto delle proposte e dei programmi per vincere il congresso ma per risolvere i problemi secolari dell’Italia.</p>
<p>P.S. A proposito di riflessioni estive, passeggiando in <a href="http://www.maratona.net/turista/sport/bici.htm" target="_blank">bicicletta</a> per l’Appennino tosco-emiliano, ho ancora una volta visivamente constatato la differenza tra il buon governo e il cattivo governo. Nonostante siano passati centocinquant’anni dall’unità d’Italia e siano stati cambiati i confini regionali, è ancor’oggi possibile leggere i confini di allora dalla natura del bosco. Alto,ordinato e rigoglioso il bosco toscano del granduca. Soprattutto ceduo e selvatico il bosco emiliano dello stato pontificio. Anche gli effetti del buon governo durano nei secoli.</p>
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