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	<title>Romano Prodi &#187; Federalismo</title>
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	<description>Pagine del sito del prof. Romano Prodi</description>
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		<title>Bologna prima in qualità della vita&#8230; ma senza vittorie di tappa</title>
		<link>http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/bologna-prima-in-qualita-della-vita-ma-senza-vittorie-di-tappa_4222.html</link>
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		<pubDate>Mon, 05 Dec 2011 07:36:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Giro vinto senza vittorie di tappa
Articolo di Romano Prodi su Il Sole 24 Ore del 5 dicembre 2011
Ho provato una certa soddisfazione nell&#8217;apprendere che la città in cui da tanti anni abito è risultata prima nell&#8217;annuale classifica della qualità della vita tra tutte le province italiane. Non che queste classifiche mi appassionino particolarmente perché esse, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/12/bologna.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4223" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/12/bologna-300x205.jpg" alt="" width="300" height="205" /></a>Giro vinto senza vittorie di tappa</strong></p>
<p>Articolo di Romano Prodi su <strong><a href="http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2011-12-05/giro-vinto-senza-vittorie-085525.shtml?uuid=AaVvcRRE" target="_blank">Il Sole 24 Ore</a></strong> del 5 dicembre 2011</p>
<p>Ho provato una certa soddisfazione nell&#8217;apprendere che la città in cui da tanti anni abito <a href="http://www.ilsole24ore.com/speciali/qvita_2011/home.shtml?gtdpage=qvita_2011_province_bologna" target="_blank">è risultata prima</a> nell&#8217;annuale <a href="http://www.ilsole24ore.com/speciali/qvita_2011/home.shtml?gtdpage=qvita_2011_settori_classifica_finale" target="_blank">classifica della qualità della vita</a> tra tutte le province italiane. Non che queste classifiche mi appassionino particolarmente perché esse, se sono elaborate con cura come questa del Sole 24 Ore, sono obbligate a mettere insieme parametri assai complessi e diversi fra di loro.</p>
<p>Misurare la qualità della vita con dati quantitativi è infatti un po&#8217; come dare i voti alla felicità. Il che è sempre un&#8217;impresa titanica. Lo sforzo fatto è tuttavia di grande interesse proprio perché moltissimi sono gli elementi di cui si cerca di tenere conto, dal reddito al costo della vita, dall&#8217;occupazione all&#8217;organizzazione sanitaria, dai livelli di scolarizzazione alle infrastrutture, dall&#8217;ordine pubblico al tempo libero. Sono tutte cose diverse ma, mettendole assieme, si ha un&#8217;idea abbastanza ben costruita di come si vive in una città.</p>
<p>Con tutti questi limiti, leggere che <a href="http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/economia/2011/5-dicembre-2011/bologna-provincia-dove-si-vive-meglio-1902418156599.shtml" target="_blank">a Bologna si vive relativamente meglio</a> che altrove mi ha fatto molto piacere perché corrisponde a un mio personale sentimento. Ho infatti scelto di continuare ad abitare a Bologna proprio perché qui mi trovo bene, perché la considero una giusta misura fra il grande e il piccolo e fra il passato e il presente. Sono tuttavia particolarmente felice di questo giudizio perché da qualche anno mi trovo tra persone che, pur vivendo in una condizione relativamente migliore di altri, provano estremo diletto nel lamentarsi. Cioè si lamentano sempre. L&#8217;insoddisfazione è indubbiamente un aspetto non trascurabile dell&#8217;umana grandezza ma non ho mai ritenuto che essa sia di per se stessa utile a migliorare la condizione umana. Leggendo che arbitri estranei ed imparziali (ancorché fallibili come tutti gli arbitri) dicono che a Bologna si vive bene, incoraggerà i miei concittadini a pensare che vi è ancora un futuro e a fare di tutto per migliorarlo.</p>
<p><iframe width="425" height="350" frameborder="0" scrolling="no" marginheight="0" marginwidth="0" src="http://maps.google.it/maps?q=bologna&amp;oe=utf-8&amp;client=firefox-a&amp;ie=UTF8&amp;hl=it&amp;hq=&amp;hnear=Bologna,+Emilia+Romagna&amp;ll=44.49419,11.346518&amp;spn=0.023296,0.038581&amp;t=k&amp;z=14&amp;vpsrc=6&amp;output=embed"></iframe><br /><small><a href="http://maps.google.it/maps?q=bologna&amp;oe=utf-8&amp;client=firefox-a&amp;ie=UTF8&amp;hl=it&amp;hq=&amp;hnear=Bologna,+Emilia+Romagna&amp;ll=44.49419,11.346518&amp;spn=0.023296,0.038581&amp;t=k&amp;z=14&amp;vpsrc=6&amp;source=embed" style="color:#0000FF;text-align:left">Visualizzazione ingrandita della mappa</a></small></p>
<p>Vi è tuttavia un altro dato che mi ha colpito ed è che siamo risultati primi in modo abbastanza particolare: siamo infatti <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-12-05/qualita-vita-bologna-emilia-080256.shtml?uuid=AaTJUQRE" target="_blank">al vertice della classifica</a> generale ma non siamo primi in nessuno dei grandi capitoli che la compongono. Come quei corridori che vincono il giro d&#8217;Italia ma non arrivano primi in nessuna tappa. Questi sono certo i corridori migliori ma non esaltano i propri tifosi, che spesso preferiscono le vittorie effimere ma ben visibili al primato nel traguardo finale.</p>
<p>Eppure questa mi sembra una caratteristica che esprime bene Bologna, in cui la quotidianità prevale sul sensazionale. In cui se si fanno cose esemplari è meglio fare finta di niente perché non si sa mai come verranno interpretate. Una città nella quale vincere il giro senza vincerne nessuna tappa è il migliore risultato possibile.</p>
<p>Debbo invece ammettere che sarei più contento se arrivassimo primi arricchiti da qualche impresa sensazionale. Forse però, in questo modo, Bologna non sarebbe più Bologna: una città in cui si sta bene purchè nessuno esageri. Purché nessuno, come si dice da queste parti, pensi di essere un fenomeno. Sarebbe tuttavia ancora più bello se l&#8217;anno prossimo vincessimo non solo il giro ma anche qualche tappa dolomitica.</p>
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		<title>Il decentramento dei ministeri non è una cosa seria. Poi il governo si riunirebbe in treno?</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jul 2011 13:46:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ll</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Federalismo]]></category>
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		<description><![CDATA[FEDERALISMO: PRODI, DECENTRAMENTO MINISTERI? UNA PROVOCAZIONE
15:46 28 LUG 2011
(AGI) &#8211; Bologna, 28 lug. &#8211; Il decentramento dei ministeri, fortemente voluto dalla Lega Nord, non non e&#8217; un esempio di federalismo ma solo &#8220;una provocazione&#8221;: ne e&#8217; convinto Romano Prodi, intervistato oggi a Bologna dal giornalista Giampiero Gramaglia nel corso dell&#8217;avvio dei lavori per la realizzazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/07/affittasi.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3510" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/07/affittasi-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>FEDERALISMO: PRODI, DECENTRAMENTO MINISTERI? UNA PROVOCAZIONE</strong></p>
<p>15:46 28 LUG 2011</p>
<p>(<a href="http://www.agi.it/bologna/notizie/201107281546-cro-rt10159-federalismo_prodi_decentramento_ministeri_una_provocazione" target="_blank"><strong>AGI</strong></a>) &#8211; Bologna, 28 lug. &#8211; Il decentramento dei ministeri, fortemente <a href="http://www.ilgiornale.it/video/inaugurazione_ministeri_nord/id=monza_ministeri" target="_blank">voluto dalla Lega Nord</a>, non non e&#8217; un esempio di federalismo ma solo &#8220;una provocazione&#8221;: ne e&#8217; convinto Romano Prodi, intervistato oggi a Bologna dal giornalista Giampiero Gramaglia nel corso dell&#8217;avvio dei lavori per la realizzazione del nuovo <a href="http://www.regione.emilia-romagna.it/notizie/primo-piano/attivita-produttive-al-via-il-percorso-per-il-piano-2012-14" target="_blank">piano triennale della attivita&#8217; produttive</a> 2012-2014 della Regione Emilia Romagna. &#8220;<a href="http://www.libero-news.it/news/792482/Governo-Prodi-decentramento-ministeri-e--provocazione-non-e--serio.html" target="_blank">Io volevo il decentramento</a> &#8211; ha chiarito l&#8217;ex premier &#8211; ma non cominciando dai ministeri che devono continuare a parlarsi l&#8217;uno con l&#8217;altro.</p>
<p>Il decentramento di agenzie come la Consob o l&#8217;Antitrust si puo&#8217; tranquillamente fare. Le agenzie hanno ragione di essere decentrate, quello va fatto con vigore contro la resistenza romana&#8221;.</p>
<p>In sostanza l&#8217;ex presidente del consiglio e&#8217; favorevole ad un federalismo che ottimizzi le caratteristiche e potenzialita&#8217; del territorio destinando le risorse secondo le esigenze dei cittadini. Una strategia diversa dal decentramento dei ministeri.</p>
<p>&#8220;Il consiglio dei ministri &#8211; ironizza il Professore &#8211; si dovrebbe fare in treno? Il decentramento dei ministeri e&#8217; una cosa bizzarra, una provocazione, non e&#8217; una cosa seria. Se il federalismo viene fatto contro qualcuno &#8211; ha concluso Prodi &#8211; e per fare la secessione non sta ne&#8217; in cielo ne&#8217; in terra&#8221;. (AGI) Ari/Bo1</p>
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		<title>Esecutivo debole, fa gli interessi delle lobby e non sa difendere le donne e i giovani</title>
		<link>http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/esecutivo-debole-fa-gli-interessi-delle-lobby-e-non-sa-difendere-le-donne-e-i-giovani_2879.html</link>
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		<pubDate>Tue, 03 May 2011 07:00:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L&#8217;ex premier «Esecutivo debole, prevalgono gli interessi delle lobby»  Prodi e il rimpianto dell&#8217;Ulivo «Gli eredi non fanno che litigare»
Articolo di M. Gu. sul Corriere della Sera del 3 maggio 2011
ROMA — Il padre nobile del Pd guarda ai suoi «figli» da lontano ed è  chiaro che quel che vede non gli piace. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/05/veltronifranceschini.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2880" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/05/veltronifranceschini-300x208.jpg" alt="" width="300" height="208" /></a>L&#8217;ex premier «Esecutivo debole, prevalgono gli interessi delle lobby»  Prodi e il rimpianto dell&#8217;Ulivo «Gli eredi non fanno che litigare»</strong></p>
<p>Articolo di M. Gu. sul <a href="http://www.difesa.it/Sala+Stampa/Rassegna+stampa+On-Line/PdfNavigator.htm?DateFrom=03-05-2011&amp;pdfIndex=76" target="_blank"><strong>Corriere della Sera</strong></a> del 3 maggio 2011</p>
<p>ROMA — Il padre nobile del Pd guarda ai suoi «figli» da lontano ed è  chiaro che quel che vede non gli piace. Un partito diviso, frenato nella  sua corsa dall&#8217;eterna lotta al vertice.</p>
<p>Il fondatore parla da Bologna,  gli chiedono un giudizio sugli «eredi» dell&#8217;Ulivo, la sua amatissima  creatura politica, e l&#8217;ex premier risponde sconsolato: «Quando uno è  morto gli eredi <a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=147768&amp;sez=HOME_INITALIA" target="_blank">non fanno che litigare</a>. E più grosso è il patrimonio che  lascia, più litigano&#8230;». Parole dense di rammarico per un partito  sognato come una rivoluzione virtuosa, che ancora tarda a compiersi.</p>
<p>«Il  problema è tornare ad avere visioni di lungo periodo, avere un  riformismo su temi concreti, a cominciare dal lavoro e dall&#8217;immigrazione  — è la riflessione di Prodi —. Invece nella politica di oggi è tutto  concentrato su problemi più stretti, ma che non coinvolgono l&#8217;ansia di  tutte le famiglie».</p>
<p>Il monito arriva alla fine di una giornata che ha  visto i democratici ancora alle prese con i postumi dell&#8217;<a href="http://www.ilfoglio.it/soloqui/8694" target="_blank">intervista di Walter Veltroni</a>, che dalle  colonne del Foglio ha lanciato Renzi, Zingaretti e Chiamparino e chiesto  una «<a href="http://www.ilfoglio.it/soloqui/8730" target="_blank">verifica</a>» sulla linea di Pier Luigi Bersani.</p>
<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/05/2010-09-18-Repubblica-PD-perde-facile.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2883" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/05/2010-09-18-Repubblica-PD-perde-facile-300x196.jpg" alt="" width="300" height="196" /></a>«<a href="http://www.libero-news.it/articolo.jsp?id=727165" target="_blank">Adesso è il momento  di vincere</a> queste elezioni amministrative», è il gelido non—commento di  Dario Franceschini sulle proposte di Veltroni, che ai piani alti del Pd,  per usare le parole della Velina rossa di Pasquale Laurito, sono state  accolte come «una pugnalata alle spalle» del segretario in carica.</p>
<p>Ma  Walter Verini, il deputato più vicino a Veltroni, assicura che quello  dell&#8217;ex leader è «<a href="http://beta.partitodemocratico.it/doc/207709/verini-partito-democratico-mai-unito-come-ora.htm" target="_blank">un contributo al confronto</a>» e che il Pd «è unito  nell&#8217;azione politica, come mai è avvenuto fin dalla sua fondazione».</p>
<p>Prodi si tiene alla larga dalle polemiche di giornata e vola alto,  ragiona sulla debolezza della democrazia italiana, parla di federalismo,  di Lega e anche di politica estera.</p>
<p>Intervistato dal vicedirettore del  Messaggero Alessandro Barbano — che alla facoltà di Scienze politiche ha presentato il suo libro <a href="http://www.amazon.it/andremo-finire-Dialoghi-Alessandro-Einaudi/dp/8806205897" target="_blank">Dove  andremo a finire</a> — il professore vede un governo «debole» che non sa  difendere le donne e i giovani e lascia prevalere gli interessi delle  lobby. «Quello che manca — afferma riguardo alle polemiche su Primo  Maggio e grande distribuzione — è l&#8217;arbitrato forte del governo. Succede  dappertutto, non crediamo che l&#8217;Italia sia anomala. Da noi è  semplicemente più debole il potere del governo e quindi gli interessi di  categoria sono più forti».</p>
<p>Per Bossi e compagni la soluzione di tutti i  problemi è il federalismo, ma Prodi non è d&#8217;accordo: «Fino a due anni  fa il federalismo fiscale era una torta che tutti volevano mangiare,  oggi ci siamo accorti che i problemi sono più grossi delle soluzioni». E  del Carroccio, cosa pensa l&#8217;ex capo del governo? «La stessa Lega dal  punto di vista del vocabolario non ha cambiato nulla, dal punto di vista  dei contenuti invece sta cambiando tutto&#8230;».</p>
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		<title>L&#8217;Ulivo è morto e gli eredi non fanno che litigare. La politica deve tornare ai problemi concreti</title>
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		<pubDate>Tue, 03 May 2011 06:00:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Romano Prodi: &#8220;l&#8217;Ulivo è morto e gli eredi non fanno che litigare&#8221;
Il professore durante la presentazione del libro &#8220;Dove andremo a finire&#8221; di Alessandro Barbano ha risposto con una battuta a chi gli chiedeva un giudizio sugli eredi politici dell&#8217;esperienza dell&#8217;Ulivo
Articolo di Beppe Persichella su La Repubblica del 3 maggio 2011
Romano Prodi recita il requiem [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/05/prodi1.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-2871" title="prodi1" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/05/prodi1.jpg" alt="prodi1" width="295" height="216" /></a>Romano Prodi: &#8220;l&#8217;Ulivo è morto e gli eredi non fanno che litigare&#8221;</strong></p>
<p>Il professore durante la presentazione del libro &#8220;Dove andremo a finire&#8221; di Alessandro Barbano ha risposto con una battuta a chi gli chiedeva un giudizio sugli eredi politici dell&#8217;esperienza dell&#8217;Ulivo</p>
<p>Articolo di Beppe Persichella su <a href="http://bologna.repubblica.it/cronaca/2011/05/02/news/romano_prodi_l_ulivo_morto_e_gli_eredi_non_fanno_che_litigare-15693979/?ref=HREC1-7" target="_blank"><strong>La Repubblica</strong></a> del 3 maggio 2011</p>
<p>Romano Prodi recita il requiem sulla stagione dell’Ulivo: &#8220;Quando uno è morto <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/02/prodi-lulivo-e-morto-gli-eredi-sanno-solo-litigare/108507/" target="_blank">gli eredi non fanno che litigare</a> e più grosso è il patrimonio che lascia, più litigano&#8221;. Il professore ha così risposto a chi gli chiedeva come si stessero comportando i politici che hanno raccolto il suo testimone.</p>
<p>L&#8217;occasione è la presentazione del libro &#8220;<a href="http://www.einaudi.it/libri/libro/alessandro-barbano/dove-andremo-a-finire/978880620589" target="_blank">Dove andremo a finire</a>&#8221; di Alessandro Barbano, otto interviste sul futuro immediato e inevitabile ad altrettante autorevoli personalità, da Giuliano Amato a Nicola Cabibbo, da Umberto Eco a Sergio Romano. In questo contesto, nell&#8217;aula magna di Scienze politiche all&#8217;Università di Bologna, Barbano ha interrogato il professore su temi di stretta attualità, dagli scenari politici internazionali al futuro dell&#8217;Italia. Inevitabile la domanda sull&#8217;Ulivo. <a href="http://www.blitzquotidiano.it/politica-italiana/prodi-centrosinistra-diviso-ulivo-eredi-842131/" target="_blank">Inattesa la risposta</a> che è stata accolta dalla platea, formata da un centinaio di studenti, con un applauso.</p>
<p>Invitato al dibattito assieme al politologo Paolo Pombeni, l’ex premier ha posto l&#8217;accento su quello che, a suo dire, è il problema più urgente: &#8220;Tornare ad avere visioni di lungo periodo, avere un riformismo su temi concreti, a cominciare dal lavoro e dall&#8217;immigrazione. Invece nella politica di oggi è tutto concentrato su problemi più stretti, ma che non coinvolgono l&#8217;ansia di tutte le famiglie&#8221;.</p>
<p>Parlando degli interessi diffusi &#8220;che sono sempre deboli&#8221; mentre quelli &#8220;concentrati di pochi sono molto più forti&#8221;, l&#8217;ex premier ha dichiarato: &#8220;Non crediamo che l&#8217;Italia sia così anomala rispetto agli altri paesi&#8221;. Insomma, &#8220;la normalità di una democrazia debole è quella delle categorie che fanno prevalere i loro interessi&#8221;. La differenza, però, è <a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=147768&amp;sez=HOME_INITALIA" target="_blank">la debolezza del governo</a>. &#8220;In  Italia è semplicemente più debole il potere del governo e quindi gli interessi di categoria sono più forti&#8221;. Di fronte alle osservazioni di Barbano che ha sostenuto come nessuno, neanche a sinistra, si prenda davvero a cuore la difesa delle donne e la disoccupazione giovanile, Prodi ha risposto: &#8220;E&#8217; il governo che deve capire quelli che sono i drammi futuri della società, quale deve essere il cammino della società. È Il governo che ha il compito di proporlo e poi di imporlo. Se il governo non è forte, gli interessi diffusi chi li può difendere?&#8221;.</p>
<p>Il ragionamento è lo stesso, secondo il professore, anche per il primo maggio, dove si contrappongono gli interessi della grande distribuzione (pochi ma forti) e quelli diffusi di lavoratori e famiglie. Se dal governo non arriva la battaglia per la difesa degli interessi diffusi, come è successo in altri paesi europei, allora è chiaro che la questione si ferma alla prevalenza degli interessi della grande distribuzione, a cui sono solo il sindacato si oppone. &#8220;Viene lasciata la lotta in questi termini, in questo momento in Italia è questo quello che avviene &#8211; dice Prodi &#8211; non c&#8217;è arbitrato forte da parte del governo&#8221; quindi ci sono questi scontri, &#8220;che sono assolutamente normali&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/05/federalismo_fiscale.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2877" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/05/federalismo_fiscale-294x300.jpg" alt="" width="294" height="300" /></a>Altro tema al centro del dibattito il <a href="http://bologna.repubblica.it/dettaglio-news/19:24-19:24/3962062" target="_blank">federalismo fiscale</a>, che &#8220;fino a due anni fa era una torta che <a href="www.assbb.it/cmi/quaderno_etica_35.pdf" target="_blank">tutti volevano mangiare</a>&#8221; salvo poi rendersi conto &#8220;che i problemi sono <a href="http://www.arezzopolitica.it/2011/01/21/federalismo-fiscale-una-riforma-che-litalia-attende-da-150-anni/" target="_blank">più grossi</a> delle soluzioni&#8221;. Una contraddizione che coinvolge anche la Lega: &#8220;Non ha cambiato il vocabolario, ma ha cambiato i contenuti. Si diceva che tutte le regioni ci avrebbero guadagnato, ma non può esistere una percentuale superiore al 100%&#8221;.</p>
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		<title>Prodi: Roma è fredda con le autonomie speciali</title>
		<link>http://www.romanoprodi.it/notizie/prodi-roma-e-fredda-con-le-autonomie-speciali_1954.html</link>
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		<pubDate>Mon, 06 Sep 2010 12:41:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[
ALTO ADIGE: PRODI, ROMA FREDDA CON LE AUTONOMIE =
(ASCA) &#8211; Bolzano, 6 set &#8211; &#8216;Roma e&#8217; fredda con le autonomie speciali&#8217;. Lo  osserva Romano Prodi in un&#8217;intervista rilasciata all&#8221;Alto Adige&#8217;, dopo  essere stato insignito a Castel Tirolo del Grande ordine di merito provinciale di Bolzano, insieme ad altri undici &#8216;amici dell&#8217;autonomia&#8217;. Prodi si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/09/300px-Flag_of_South_Tyrol.png"><img class="alignright size-full wp-image-1959" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/09/300px-Flag_of_South_Tyrol.png" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
<p>ALTO ADIGE: PRODI, ROMA FREDDA CON LE AUTONOMIE =</p>
<p>(<a href="http://www.asca.it/regioni-ALTO_ADIGE__PRODI__ROMA_FREDDA_CON_LE_AUTONOMIE-529143--.html" target="_blank"><strong>ASCA</strong></a>) &#8211; Bolzano, 6 set &#8211; &#8216;Roma e&#8217; fredda con le autonomie speciali&#8217;. Lo  osserva Romano Prodi in un&#8217;intervista rilasciata all&#8221;Alto Adige&#8217;, dopo  essere stato <a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/prodi-riceve-il-grande-ordine-di-merito-unica-via-per-il-futuro-e-la-pacifica-convivenza_1948.html" target="_blank">insignito</a> a Castel Tirolo del <a href="http://www.provinz.bz.it/usp/285.asp?art=337056" target="_blank">Grande ordine di merito</a> provinciale di Bolzano, insieme ad altri undici &#8216;amici dell&#8217;autonomia&#8217;. Prodi si augura che &#8216;i provvedimenti, su fatti profondi di convivenza,  abbiano un orizzonte lungo&#8217;, e spera che &#8216;la regola elementare venga  rispettata&#8217;.</p>
<p>In merito al suo impegno a favore dell&#8217;Alto Adige dichiara di &#8216;avere  prestato attenzione alle esigenze e alle particolarita&#8217; della provincia  di Bolzano&#8217; e di aver lavorato molto anche per Trento. &#8216;Da europeista  convinto &#8211; afferma &#8211; ritengo che l&#8217;Europa potra&#8217; vivere solo se  costruita sulle autonomie locali, secondo il principio della  sussidiarieta&#8217;: cio&#8217; che puo&#8217; essere fatto a Bolzano, venga fatto a  Bolzano&#8217;.</p>
<p>Inoltre, definisce le autonomie &#8216;un fatto dinamico, che non puo&#8217; essere una sorta di Vangelo chiuso per sempre.<br />
L&#8217;autonomia richiede dialogo e capacita&#8217; di interpretare i nuovi  problemi. Insomma, va rivista sempre, purche&#8217; avvenga con il dialogo&#8217;.</p>
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		<title>Chi offende l&#8217;unità d&#8217;Italia affossa il federalismo</title>
		<link>http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/chi-offende-lunita-ditalia-affossa-il-federalismo_1478.html</link>
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		<pubDate>Wed, 05 May 2010 08:39:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ll</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il futuro è sotto una sola bandiera
Chi offende l&#8217;unità d&#8217;Italia affossa il federalismo
Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 05 Maggio 2010
Qualche giorno fa il presidente Azeglio Ciampi ci ha ricordato, con semplici e brevi parole, come il rafforzamento dell’unità nazionale sia la premessa di ogni riforma. E ha insistito sul fatto che questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-full wp-image-1481" title="bandiera_italiana_web-400x300" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/05/bandiera_italiana_web-400x300.jpg" alt="bandiera_italiana_web-400x300" width="400" height="300" />Il futuro è sotto una sola bandiera</p>
<p>Chi offende l&#8217;unità d&#8217;Italia affossa il federalismo</p>
<p>Articolo di Romano Prodi su <strong><a href="http://carta.ilmessaggero.it/view.php?data=20100505&amp;ediz=20_CITTA&amp;npag=1&amp;file=PRODI_35.xml&amp;type=STANDARD" target="_blank">Il Messaggero</a></strong> del 05 Maggio 2010</p>
<p>Qualche giorno fa il presidente Azeglio Ciampi ci ha ricordato, con <a href="http://www.asca.it/news-RIFORME__CIAMPI__PARTANO_DA_RAFFORZAMENTO_UNITA__NAZIONALE-910633-ORA-.html" target="_blank">semplici e brevi parole</a>, come il rafforzamento dell’unità nazionale sia la premessa di ogni riforma. E ha insistito sul fatto che questo rafforzamento sia una condizione essenziale perché si possano togliere i molti ostacoli che bloccano lo sviluppo del Paese. In poche parole ci ha detto che non si può passare all’attuazione del federalismo se non si parte dalla constatazione che viviamo in un’unica comunità e camminiamo dietro una sola bandiera.</p>
<p>Quando ho letto queste parole speravo che fossero superflue, quasi un richiamo di rito da parte di chi aveva ed ha sempre fatto dell’unità nazionale un punto fondamentale della propria vita personale e politica.</p>
<p>Ho dovuto non solo constatare che di queste parole vi era <a href="http://iltempo.ilsole24ore.com/politica/2010/05/05/1155602-unita_italia_napolitano.shtml" target="_blank">assolutamente bisogno</a> ma anche vedere con personale sofferenza che sono <a href="http://www.repubblica.it/politica/2010/05/04/news/bossi_celebrazioni-3798953/?ref=search" target="_blank">ricominciate</a> le <a href="http://www.ilgiornale.it/parola_lettori/una_festa_paesana_150_anni_dellunita_ditalia/29-04-2010/articolo-id=441500-page=0-comments=1" target="_blank">fronde</a> nei riguardi delle celebrazioni del centocinquantesimo anniversario dell’Unità Italiana e gli ormai <a href="http://www.unita.it/news/italia/97701/la_trota_si_presenta_no_ai_culattoni_non_tifo_per_litalia" target="_blank">abituali insulti</a> nei confronti della <a href="http://www.sandrazampa.it/in-parlamento/il-ministro-bossi-insulta-gli-italiani-le-ragioni-di-una-profonda-indignazione_333.html" target="_blank">bandiera nazionale</a>. Voglio subito dire che questa mi sembra la peggiore premessa all’introduzione del federalismo.</p>
<p>Federalismo non vuole dire anarchia, non vuole dire scioglimento dei legami che ci tengono insieme, non vuole dire adozione di regole vaghe e flessibili. Dove il federalismo esiste vi è certamente maggiore capacità decisionale da parte degli enti periferici (a cominciare dalle Regioni) ma vi è un profondo senso di appartenere ad una comunità guidata da regole inflessibili e da una riconosciuta autorità in grado di garantire la compatibilità e l’armonia dei diritti e dei doveri delle diverse componenti della comunità nazionale. Se si parte mettendo in dubbio quest’appartenenza non si va da nessuna parte. Per essere ancora più preciso, mi chiedo come si possa arrivare ad un qualsiasi accordo sui temi oggi sul tavolo, come le definizioni dei costi standard e il concreto significato di perequazione, concetti sui quali si dibatte tra sottintesi, cose non dette e obiettivi divergenti. E ancora più come si possa parlare di sanzioni quando l’obiettivo primario diviene quello dell’indebolimento dell’unità nazionale e quindi della cancellazione di ogni autorità sanzionatoria.</p>
<p>Non ci dobbiamo perciò stupire del fatto che si discute accanitamente sui costi standard senza nessun accordo sulla qualità e la quantità dei servizi da prestare. Se non c’è un accordo politico (perché deve essere eminentemente politico) sugli standard come vi può essere un accordo sui costi?</p>
<p>E potremmo procedere con l’elenco di tanti altri problemi che debbono assolutamente essere affrontati prima di attuare una riforma così radicale e importante, ma voglio limitarmi a due osservazioni di preliminare buon senso. La prima è che, nel dibattito sul federalismo fiscale ognuno assicura ai propri elettori (siano essi del sud che del nord, siano essi professionisti che lavoratori dipendenti) grandi vantaggi dall’attuazione del federalismo stesso. Anche tenendo conto delle sue potenziali conseguenze virtuose, questa mi sembra un’affermazione priva del necessario supporto numerico.</p>
<p>Partendo inoltre dal vecchio concetto che chi ben comincia è a metà dell’opera vorrei notare l’incongruenza di chi vuole il federalismo fiscale e nello stesso tempo ha voluto la <a href="http://www.tgcom.mediaset.it/politica/articoli/articolo303760.shtml" target="_blank">cancellazione</a> dell’imposta sugli immobili (la ben nota Ici ) che, in tutti i Paesi del mondo, è il fondamento di ogni imposizione locale. Capisco, e me ne sono reso conto di persona, che parlare di Ici è assolutamente impopolare ma so anche che, come si dice dalle mie parti, non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca. E che perciò, pur salvaguardando le classi più deboli, bisognerà pur arrivare a qualche diffusa applicazione di imposta sugli immobili o perlomeno a dichiarare con che cosa la si sostituisce, in modo da impedire il definitivo crollo delle autonomie locali. A questo punto mi resta che concludere ritornando alle parole di Ciampi, che <a href="http://www.asca.it/news-RIFORME__CIAMPI__PARTANO_DA_RAFFORZAMENTO_UNITA__NAZIONALE-910633-ORA-.html" target="_blank">ci ricorda</a> che per costruire l’autostrada delle riforme occorre “una tensione morale e una politica lungimirante che sappia assumere le sue responsabilità”.</p>
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		<title>Bersani: proposta Prodi illumina il PD e indica nuovo progetto per l&#8217;unità del Paese</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Apr 2010 10:40:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[FEDERALISMO, BERSANI: COSTRUIRE NUOVA UNITA&#8217; PAESE
(AGI) &#8211; Roma, 12 apr &#8211; &#8220;Ritengo le considerazioni di Romano Prodi un contributo direttamente utile ad illuminare non solo le possibili prospettive di un partito come il nostro, ma la forma stessa degli assetti democratici del Paese&#8221;. Parla Pier Luigi Bersani che, in una lettera al direttore di un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-medium wp-image-1437" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/04/20100412_99-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" />FEDERALISMO, BERSANI: COSTRUIRE NUOVA UNITA&#8217; PAESE</p>
<p>(<a href="http://www.agi.it/politica/notizie/201004121015-pol-rt10024-federalismo_bersani_costruire_nuova_unita_paese" target="_blank"><strong>AGI</strong></a>) &#8211; Roma, 12 apr &#8211; &#8220;Ritengo le <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/il-partito-democratico-ritrovi-le-sue-radici_1421.html" target="_blank">considerazioni</a> di Romano Prodi un contributo direttamente utile ad illuminare non solo le possibili prospettive di un partito come il nostro, ma la forma stessa degli assetti democratici del Paese&#8221;. Parla Pier Luigi Bersani che, in una <a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=97806&amp;sez=HOME_INITALIA" target="_blank">lettera al direttore</a> di un importante quotidiano italiano, commenta l&#8217;intervento sul federalismo fatto dall&#8217;ex premier il giorno primam sullo stesso giornale.</p>
<p>&#8220;Il fine &#8211; scrive il leader Pd &#8211; e&#8217; la possibilita&#8217; di progettare una nuova unita&#8217; della nazione oggi corrosa da crescenti divari economici, sociali e civili e dai meccanismi difensivi e corporativi incoraggiati dalla crisi. Oggi la scelta federale puo&#8217; essere il progetto di una nuova unita&#8217; o l&#8217;alibi per il suo affossamento. Siano, dunque, al tema delle architetture politiche ed istituzionali: al terna dei punti di equilibrio e dei contrappesi che possono fare o no della pluralita&#8217; la materia prima dell`unita&#8217;. Cio&#8217; porta.<br />
innanzitutto. a dire (ed e&#8217; materia di questi giorni) che non si puo&#8217; prefigurare un modello istituzionale fortemente federale affidando allo stesso tempo gli elementi di garanzia unitaria alle tempeste della contesa politica. Inoltre l&#8217;equilibrio di rappresentanze e di poteri centrali e decentrati non e&#8217; un gioco a somma zero: e&#8217; possibile e necessario rafforzare sia gli elementi di pluralita&#8217; sia i presidi dell&#8217;unita&#8217;. Quel che vale per le prospettive istituzionali vale anche per quelle del sistema politico. Per cio&#8217; che ci riguarda, dovremo dunque discutere dell&#8217;organizzazione del partito (molto giovane, ancora!) alla luce dello Stato che vogliamo: uno Stato che sappia interpretare modernamente la nuova unita&#8217; della nazione. Nel partito i meccanismi di rappresentanza di direzione e di selezione delle classi dirigenti dovranno determinarsi piu&#8217; nettamente a partire dal territorio. Una leadership forte nella dimensione regionale non potra&#8217; emergere davvero senza meccanismi che partano dalla dimensione locale.</p>
<p>D&#8217;altra parte la partecipazione delle leadership regionali ai luoghi di direzione centrale dovra&#8217; legittimare una possibilita&#8217; d&#8217;intervento dal centro, possibilita&#8217; che oggi e&#8217; troppo debole&#8221;.&#8221;Sia il pluralismo politico e culturale sia le forme di coinvolgimento di iscritti, cittadini ed elettori dovranno innervarsi in modo ordinato in questa architettura &#8211; prosegue Bersani nella sua lettera al quotodiano . Ci vorra&#8217; l&#8217;aiuto di una piu&#8217; forte griglia di codici etici ed organizzativi: questo non dovra&#8217;, tuttavia, riguardare un partito solo. Attraverso una legislazione sui partiti, bisognera&#8217; allestire elementi generali di garanzia nel rapporto fra cittadini. partiti politici e Stato. Tutto questo comportera&#8217; per noi una riflessione generale sugli assetti statutari. alla luce dell`evoluzione della discussione sulle scelte istituzionali.</p>
<p>Gia&#8217; da subito, chiusa la fase elettorale, procederemo a discutere i primi avanzamenti necessari ed utili ad un migliore radicamento del nostro partito e ad un rafforzamento della sua struttura federale. Io &#8211; sottolinea il segretario del Pd &#8211; interpreto cosi&#8217; il punto di fondo che Prodi segnala a noi e a tutti: nel sistema politico i meccanismi centralizzati, mediatici o correntizi non sono adeguati a &#8216;rappresentare&#8217;, cioe&#8217; a dare sufficiente visibilita&#8217; ai problemi e alle istanze reali della societa&#8217;. E&#8217; un tema di fondo.</p>
<p>Noi democratici, in particolare, dobbiamo sentircene interrogati se vogliamo dare sostanza ad una idea di moderno partito popolare, in grado di essere utile al futuro di questo Paese&#8221;. &#8220;Con l&#8217;occasione &#8211; conclude Bersani &#8211; voglio ringraziare Romano Prodi&#8221; per il suo contributo.</p>
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		<title>Partiti e scelte scomode: difendiamo davvero il nostro territorio</title>
		<link>http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/difendiamo-davvero-il-nostro-territorio_962.html</link>
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		<pubDate>Wed, 26 Aug 2009 09:39:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gg</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 26 agosto 2009
ROMA (26 agosto) &#8211; Se le vacanze sono fatte per guardarsi intorno, anche quest’anno chi ha percorso o in su o in giù l’Italia non può che aver tratto sconsolanti conclusioni. La devastazione del territorio continua e si è ormai spinta a un livello tale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/08/cinese.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-983" src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/08/cinese-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a>Articolo di Romano Prodi su <strong><a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=21285&amp;sez=HOME_INITALIA" target="_blank">Il Messaggero</a></strong> del 26 agosto 2009</p>
<p>ROMA (26 agosto) &#8211; Se le vacanze sono fatte per guardarsi intorno, anche quest’anno chi ha percorso o in su o in giù l’Italia non può che aver tratto sconsolanti conclusioni. La devastazione del territorio continua e si è ormai spinta a un livello tale da farmi pensare che essa sarà ricordata anche tra molti secoli come il documento più buio della realtà italiana di questo dopoguerra.</p>
<p>Per sempre, di generazione in generazione, il nostro paesaggio è stato abbellito dalle mani dell’uomo per decadere in modo forse inesorabile nelle ultime due generazioni. Non solo le periferie sono quasi ovunque in uno stato avvilente, ma tutte le nostre pianure, la fascia pedemontana delle Alpi e degli Appennini e migliaia di chilometri delle nostre coste hanno perso la loro identità e la possibilità di offrire condizioni di vita decente ai loro abitanti.</p>
<p>Non parliamo della crescita inarrestabile delle aree industriali che continuano ad espandersi nonostante il grande numero di capannoni mai utilizzati o abbandonati a causa della crisi o delle mutate caratteristiche delle strutture produttive. Non parliamo nemmeno del danno all’agricoltura per effetto di un’urbanizzazione che non tiene in minimo conto le vocazioni del suolo. L’azione combinata di speculazione e incultura, rafforzata ed esaltata dalla forza del bulldozer, stanno veramente ferendo a morte l’Italia.</p>
<p>Ci vorranno secoli per rimediare, ammesso che sia possibile. Debbo tuttavia constatare che, nonostante tutto questo sia pienamente conosciuto e riconosciuto, sono state progressivamente create le condizioni per cui le amministrazioni locali sono sempre più costrette, da una legislazione incoerente, a sostenere i propri bilanci con i proventi degli oneri di urbanizzazione, aumentando ancora la devastazione del territorio. Sono cioè gli stessi comuni che, in molti casi, sono obbligati a reperire una parte sostanziosa delle proprie entrate attraverso una politica di urbanizzazione forzata e molto spesso inutile. Per tenere aperto l’asilo nido sono costretti a moltiplicare le concessioni edilizie.</p>
<p>Da tempo si sente la necessità di cambiare strada e di adottare leggi per fermare questo processo devastante. Tuttavia, come spesso avviene in questi casi, l’interesse politico di breve periodo finisce col prevalere rispetto al bene presente e futuro dell’Italia. L’ultimo grande esempio di questa schizofrenia fra interessi del Paese e obiettivi a breve termine della classe politica è il ben noto caso dell’ <a href="http://www.governoberlusconi.it/detail.php?id=23" target="_blank">abolizione dell’Ici</a> su tutte le prime case. Sappiamo che il togliere una tassa trova sempre il favore degli elettori, soprattutto quando si tratta di un’imposta su un bene così caro ed essenziale come la casa.</p>
<p>Tutti però sanno altrettanto bene che questa imposta (da cui possono essere facilmente esentati i più bisognosi) è in tutto il mondo lo strumento per reperire le risorse necessarie a fornire i beni e i servizi che servono a rendere vivibile una città e quindi anche a conservare nel tempo il valore della casa. In termini concreti essa, più che una tassa, è il contributo necessario per mantenere nel futuro il valore della casa. A questo si aggiunge il fatto che il tributo da pagare sui beni immobili è ovunque nel mondo lo strumento principale per la necessaria autonomia degli enti locali. Per usare un gergo ora di moda è ovunque la base del federalismo fiscale.</p>
<p>Assume quindi un aspetto quasi grottesco vedere che, mentre il Paese naviga in un dibattito astratto e senza fine sul federalismo, si sostituisce l’imposta che di tutte è più legata al territorio con un parziale e incompleto trasferimento di risorse dallo Stato centrale. Il che significa togliere autonomia ai comuni e, ovviamente, aumentare altre imposte, meno visibili ma più pesanti per il futuro economico e sociale dell’Italia. Per non parlare del modo con cui i trasferimenti in pratica avvengono, premiando i comuni con i deficit maggiori e punendo coloro che avevano attuato una politica più saggia.</p>
<p>Non voglio a questo punto soffermarmi su aspetti troppo tecnici del problema ma ritornare alla constatazione precedente che, attuando una politica attenta alle esigenze di lungo periodo del Paese, si perdono le elezioni mentre, con una politica sbagliata ma demagogica, le elezioni si vincono. Il che, tradotto in linguaggio popolare, significherebbe che la democrazia si preserva solo facendo porcherie o, comunque, andando contro il sano sviluppo della nostra comunità. Questo processo è stato negli ultimi tempi accelerato dal crescente ruolo dei sondaggi di opinione. Essi infatti sono per definizione più attenti alle emozioni del momento che non all’analisi degli interessi futuri di tutti noi.</p>
<p>La politica del territorio è solo un esempio. Esso può essere facilmente esteso a tutti i settori della nostra realtà politica e sociale. Da queste constatazioni non traggo elementi di disperazione per la nostra democrazia perché il sistema democratico, con tutti i limiti elencati in precedenza, è l’unico capace di correggersi e di cambiare. A condizione che il cittadino venga posto di fronte a scelte alternative organiche e coerenti. La presente crisi economica e la diffusa percezione del livello di deterioramento raggiunto dal nostro Paese rendono le orecchie, i cuori e perfino i portafogli degli elettori molto più attenti ad ascoltare ed accogliere nuove proposte. Esse debbono però essere organiche e credibili.</p>
<p>Ma soprattutto occorre che siano forti e coraggiose proprio perché, al punto in cui siamo arrivati, debbono essere in grado di scomporre e ricomporre l’elettorato in modo comprensibile e coerente. È chiaro che in democrazia questo pesante compito spetta soprattutto al partito di opposizione. Per questo motivo gli italiani si aspettano dai leaders del partito democratico non tanto delle proposte e dei programmi per vincere il congresso ma per risolvere i problemi secolari dell’Italia.</p>
<p>P.S. A proposito di riflessioni estive, passeggiando in <a href="http://www.maratona.net/turista/sport/bici.htm" target="_blank">bicicletta</a> per l’Appennino tosco-emiliano, ho ancora una volta visivamente constatato la differenza tra il buon governo e il cattivo governo. Nonostante siano passati centocinquant’anni dall’unità d’Italia e siano stati cambiati i confini regionali, è ancor’oggi possibile leggere i confini di allora dalla natura del bosco. Alto,ordinato e rigoglioso il bosco toscano del granduca. Soprattutto ceduo e selvatico il bosco emiliano dello stato pontificio. Anche gli effetti del buon governo durano nei secoli.</p>
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