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	<title>Romano Prodi &#187; Emilia Romagna</title>
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	<description>Pagine del sito del prof. Romano Prodi</description>
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		<title>Edmondo Berselli: uomo libero che amava l&#8217;ironia</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Apr 2010 05:26:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ll</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[Emilia Romagna]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Uomo libero che amava l&#8217;ironia
Ci ha raccontato debolezze e vizi dell&#8217;Italia con tanta partecipazione
Articolo di Romano Prodi su L&#8217;Espresso del 16 aprile 2010
Se Edmondo Berselli si fosse sentito definire un intellettuale si sarebbe certamente infuriato. Il suo vezzo era quello di scrivere con intelligenza dei costumi e della mancanza di costumi, della politica e della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-full wp-image-1446" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/04/800px-Edmondo_Berselli.jpg" alt="" width="432" height="288" />Uomo libero che amava l&#8217;ironia</p>
<p>Ci ha raccontato debolezze e vizi dell&#8217;Italia con tanta partecipazione</p>
<p>Articolo di Romano Prodi su <strong><a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/uomo-libero-che-amava-lironia/2125285" target="_blank">L&#8217;Espresso</a></strong> del 16 aprile 2010</p>
<p>Se <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Edmondo_Berselli" target="_blank">Edmondo Berselli</a> si fosse sentito definire un intellettuale si sarebbe certamente infuriato. Il suo vezzo era quello di <a href="http://www.ibs.it/libri/berselli+edmondo/i+libri+di+berselli+edmondo" target="_blank">scrivere</a> con intelligenza dei costumi e della mancanza di costumi, della politica e della mancanza di politica, delle passioni e dei vizi individuali ma anche delle passioni e dei vizi collettivi. Ma lo faceva sempre con voluta leggerezza e, soprattutto con un ironico sorriso di comprensione per le debolezze umane che Edmondo amava più sfottere che condannare in modo moralistico o dottrinario.</p>
<p>Proprio per questo motivo era un vero intellettuale, capace di pensare all&#8217;Italia con uno sguardo impietoso ma che la sua ironia non rendeva mai disperato. Certo raccontava più di tutto le debolezze e i vizi del Paese e, per raggiungere questo scopo, usava come strumenti soprattutto l&#8217;ironia e l&#8217;umorismo.</p>
<p>E questo era il modo con cui poteva criticare persone, istituzioni e partiti senza sconti e senza servilismo. In fondo la sua ironia emiliana era il suo grande strumento di libertà per cui poteva anche bastonare un po&#8217; gli amici senza creare risse ma obbligandoli a pensare. Posso dire questo perché anch&#8217;io sono entrato in questa particolare dialettica con Edmondo senza che mai fosse incrinata un&#8217;amicizia durata più di trent&#8217;anni. E queste cose le può fare solo un grande intellettuale.</p>
<p>D&#8217;altra parte non si arriva in un ambiente sofisticato ed in un certo senso esclusivo come <a href="http://www.mulino.it/" target="_blank">il Mulino</a> passando in breve tempo dal ruolo di semplice redattore a quello del direttore della rivista e protagonista nel dibattito dell&#8217;Associazione se non si è un intellettuale raffinato, capace di passare tutti gli esami da quelli scritti a quelli orali. E si è certo un intellettuale raffinato se la lettura dei tuoi libri provoca ogni volta discussioni a non finire sui loro contenuti e sui loro significati. Questo a cominciare da quel &#8216;<a href="http://www.ibs.it/code/9788804556435/berselli-edmondo/piu-mancino-dei.html" target="_blank">Il più mancino dei tiri</a>&#8216; che voleva essere solo un gioco e che finì con l&#8217;essere discusso come una parabola interpretativa del comportamento degli italiani.</p>
<p>Tutti i suoi libri successivi, da &#8216;<a href="http://vulgo.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=322:qquel-gran-pezzo-dellemiliaq-di-edmondo-berselli&amp;catid=116:quasi-un-classico&amp;Itemid=45" target="_blank">Quel gran pezzo dell&#8217;Emilia</a>&#8216; ai &#8216;<a href="http://webcache.googleusercontent.com/search?q=cache:7IqxCgxcpyEJ:duemilaragioni.myblog.it/archive/2008/11/11/edmondo-berselli-sinistrati.html+edmondo+berselli+sinistrati&amp;cd=3&amp;hl=it&amp;ct=clnk&amp;gl=it" target="_blank">Sinistrati</a>&#8216;, hanno un voluto titolo provocatorio ma un contenuto assolutamente serio e profondamente ragionato. Insomma i suoi libri nascono da una grande cultura e da una grande libertà interiore e hanno davvero aiutato il Paese a diventare meno piegato e più libero, anche se Edmondo ha sempre voluto nascondere questa sua profondità di analisi con un linguaggio da ragazzaccio. Questo era per lui il modo di fare crescere la società italiana, rendendola consapevole dei suoi difetti e dei suoi vizi.</p>
<p>Le canzoni e lo sport, dei quali era peraltro conoscitore raffinatissimo, erano uno strumento per verificare i cambiamenti del Paese, riguardo ai quali prevaleva sempre la nostalgia per il tempo prima del 1968, anno che era stato per Edmondo un momento di involuzione rispetto ai cambiamenti profondi ma meno conflittuali che si stavano realizzando in Italia.</p>
<p>Ho saputo dalla sua carissima Marzia che prima di morire ha potuto finire il suo ultimo libro di cui tante volte avevamo discusso per telefono. Un libro di cui non conosco il titolo ma riguardo al quale abbiamo scambiato lunghe conversazioni sul problema delle crescenti disuguaglianze ecologiche e culturali della nostra società, sulle nuove povertà, sulla progressiva caduta delle attese dei giovani e sull&#8217;evoluzione necessaria alla politica e al pensiero per potere mettere freno a questa caduta delle attese che la recente crisi aveva messo in atto.</p>
<p>Non so proprio se Edmondo abbia scritto di queste cose che tanto lo preoccupavano nei lunghi mesi di sofferenza che hanno preceduto la morte, ma sono certo che, se lo ha fatto, non avrà abbandonato la sua ironia, la sua passione ma anche il suo meraviglioso atteggiamento da ragazzaccio.</p>
<p>E, anche dopo la sua morte, potremo imparare da Edmondo Berselli come si può guardare in faccia alla nostra società con acutezza, con senso critico ma anche con tanta partecipazione. (15 aprile 2010)</p>
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		<title>L&#8217;Emilia Romagna e&#8217; un modello che fa ancora scuola</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Mar 2010 20:24:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ll</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[Emilia Romagna]]></category>
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		<category><![CDATA[povertà]]></category>

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		<description><![CDATA[CRISI: PRODI, SOFFERENZA PERSONE NON SI PUO&#8217; MASCHERARE  NEGLI ULTIMI ANNI
AMORE GIOCATO SOLO COME SLOGAN
(ANSA) &#8211; BOLOGNA, 26 MAR &#8211; &#8216;Questa grande sofferenza che sta venendo a galla non si puo&#8217; mascherare e la dobbiamo
interpretare&#8217;. E&#8217; l&#8217;opinione dell&#8217;ex presidente del Consiglio Romano Prodi, intervenuto a Bologna per portare il suo saluto alla manifestazione conclusiva della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1411" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1411 " title="Vasco Errani" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/03/vasco_errani-300x256.jpg" alt="vasco_errani" width="300" height="256" /><p class="wp-caption-text">Vasco Errani</p></div>
<p>CRISI: PRODI, SOFFERENZA PERSONE NON SI PUO&#8217; MASCHERARE  NEGLI ULTIMI ANNI<br />
AMORE GIOCATO SOLO COME SLOGAN</p>
<p>(<strong><a href="http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/emiliaromagna/2010/03/26/visualizza_new.html_1737575599.html" target="_blank">ANSA</a></strong>) &#8211; BOLOGNA, 26 MAR &#8211; &#8216;Questa grande sofferenza che sta venendo a galla <a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=95999" target="_blank">non si puo&#8217; mascherare</a> e la dobbiamo<br />
interpretare&#8217;. E&#8217; l&#8217;opinione dell&#8217;ex presidente del Consiglio Romano Prodi, intervenuto a Bologna per portare il suo saluto alla manifestazione conclusiva della campagna elettorale di <a href="http://www.vascoerrani.it/" target="_blank">Vasco Errani</a>.</p>
<p>Parlando del modello di welfare dell&#8217;Emilia-Romagna, Prodi ha parlato degli effetti della crisi: &#8216;Si vedono anche persone vicine a noi &#8211; ha detto Prodi &#8211; che hanno fatto un passo indietro nella societa&#8217;. Prima alla mensa della Caritas c&#8217;erano solo immigrati, adesso ci sono molti italiani. Queste grandi sofferenze si possono tenere nascoste per alcuni mesi, ma alla lunga non si possono mascherare e vengono a galla&#8217;.</p>
<p>Parlando invece degli effetti generali di questa crisi, secondo Prodi &#8216;l&#8217;impazzimento degli ultimi anni di individualismo e sfiducia sulla coesione e l&#8217;autorita&#8217;, dove l&#8217;amore e&#8217; giocato solo come uno slogan, nel mondo va un po&#8217; cambiando. Perche&#8217; la crisi sta minacciando alcuni miti del passato e noi abbiamo la necessita&#8217; di correggere alcune vie e riparare il veicolo della nostra politica e della nostra economia&#8217;. (ANSA).NES/LP 26-MAR-10 21:44</p>
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		<title>Bravo Giuliano Razzoli. Era da tanto che non mi emozionavo così per una gara.</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Feb 2010 06:39:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[VANCOUVER: RAZZOLI; PRODI, DA TANTO NON MI EMOZIONAVO COSI&#8217;
(ANSA) &#8211; BOLOGNA, 28 FEB &#8211; &#8216;Era molto tempo che non mi emozionavo cosi&#8217; per una gara&#8216;. Parola di Romano Prodi, ex premier, sportivo e soprattutto reggiano, come la neo medaglia d&#8217; oro Giuliano Razzoli di Villa Minozzo, centro dell&#8217; Appennino che il Professore conosce molto bene.
&#8216;Ieri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-medium wp-image-1323" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/03/giuliano_razzoli_slalom_gigante_coppa_del_mondo_kranjska_gora-300x187.jpg" alt="" width="300" height="187" />VANCOUVER: RAZZOLI; PRODI, DA TANTO NON MI EMOZIONAVO COSI&#8217;</p>
<p>(ANSA) &#8211; BOLOGNA, 28 FEB &#8211; &#8216;Era molto tempo che non mi emozionavo cosi&#8217; per una <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Sport/2010/02/razzoli-oro-slalom-Vancouver.shtml?uuid=5d0d96ee-246f-11df-8906-310c0aabc48b&amp;DocRulesView=Libero" target="_blank">gara</a>&#8216;. Parola di Romano Prodi, ex premier, sportivo e soprattutto reggiano, come la neo medaglia d&#8217; oro Giuliano Razzoli di Villa Minozzo, centro dell&#8217; Appennino che il Professore conosce molto bene.<br />
&#8216;Ieri sera ho visto la gara ed e&#8217; stato molto bello. <a href="http://www.repubblica.it/static/speciale/2010/vancouver-2010/foto-racconto/2802.html" target="_blank">Razzoli</a> e&#8217; stato bravissimo, sono contentissimo&#8217;, spiega al telefono dalla sua abitazione bolognese, al ritorno da una delle sue corse domenicali. &#8216;Mi colpiscono i grandi risultati di sciatori &#8216;appenninici&#8217;, perche&#8217; da noi non ci sono scuole, c&#8217;e&#8217; poca neve&#8217;, riflette Prodi. Poi scherza: &#8216;Mah, questi reggiani.<br />
Evidentemente non hanno solo la &#8216;testa quadra&#8217;, ma anche gambe robuste&#8230;&#8217;.(ANSA).</p>
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		<title>Il monito di Prodi a Bersani &#8220;Il Pd non è un partito centrista&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 13:55:37 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Emilia Romagna]]></category>
		<category><![CDATA[L'Ulivo]]></category>
		<category><![CDATA[Partito Democratico]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>

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		<description><![CDATA[Intervista di Marco Marozzi a Romano Prodi su La Repubblica del 17 gennaio 2010
Benedice Emma Bonino nella sua corsa per il Lazio. «Come mio ministro è stata bravissima e leale, molto leale. E tale è rimasta dopo. Se c´è qualcuno che può vincere, è Emma». Con un avvertimento: «Deve però dimostrare di essere la sintesi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-1249" href="http://www.romanoprodi.it/interviste/il-monito-di-prodi-a-bersani-il-pd-non-e-un-partito-centrista_1248.html/attachment/prodi-e-bersani"><img class="size-full wp-image-1249 alignright" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/01/prodi-e-bersani.jpg" alt="prodi e bersani" width="230" height="247" /></a>Intervista di Marco Marozzi a Romano Prodi su <strong><a href="http://www.rassegnastampa.comune.roma.it/View.aspx?ID=2010011714708112" target="_blank">La Repubblica</a></strong> del 17 gennaio 2010</p>
<p>Benedice Emma Bonino nella sua corsa per il Lazio. «Come mio ministro è stata bravissima e leale, molto leale. E tale è rimasta dopo. Se c´è qualcuno che può vincere, è Emma». Con un avvertimento: «Deve però dimostrare di essere la sintesi di una coalizione, di essere capace di unire».</p>
<p>Romano Prodi fino ad ora ha evitato &#8220;incursioni&#8221; nella gestione &#8220;bersaniana&#8221; del Pd. Ma al <a href="http://www.libero-news.it/regioneespanso.jsp?id=327170" target="_blank">convegno</a> per <a href="http://www.redattoresociale.it/RedattoreSocialeSE_files/calendarioHTML/allegato_evento_812010_17182.pdf" target="_blank">ricordare</a> Ermanno <a href="http://www.fondazionegorrieri.it/jsps/158/Menu_Sinistro/165/Ermanno_Gorrieri/184/Biografia.jsp" target="_blank">Gorrieri</a> non riesce a trattenersi. E da il suo placet alla &#8220;corsa&#8221; dell´esponente radicale nel Lazio. Nello stesso tempo veste i panni del &#8220;padre nobile&#8221; e trasmette qualche raccomandazione ai democratici. A cominciare dal rapporto con l´Udc di Pier Ferdinando Casini: va bene l´alleanza ma non può essere a trazione &#8220;casiniana&#8221;. Bisogna evitare omologazioni «centriste».</p>
<p>I punti di riferimento devono rimanere i «valori» e il «fare». «Sono un testone: bisogna essere coerenti in politica e nell´etica». E in questo senso più che il centrismo sarebbe indispensabile l´impegno dei cattolici in politica: «Se ne sente la mancanza». Il Professore, dunque, accetta il ruolo di &#8220;saggio&#8221;: «Il rischio vero è che persino un settantenne si senta giovane, con questi chiari di luna».</p>
<p>Nel palazzo modenese voluto da Gorrieri e da un sindaco comunista, Prodi evoca l´Ulivo e il Pd. In prima fila i dirigenti regionali democratici, il bersaniano Bonaccini e la franceschiniana Bastico, parlamentari, professori, cooperatori, il capo degli europarlamentari Pd, Sassoli.</p>
<p>Clima da cantiere, con Prodi che parla del rapporto fra <a href="http://www.viaemilianet.it/rssmo.php?id=4591" target="_blank">comunisti e cattolici</a>. «Gorrieri fu di un anticomunismo totale e intransigente reso diverso dal rapporto con la vita quotidiana. In Italia invece dopo la caduta del Muro si è aperta la grande stagione dell´anticomunismo globale». Come reagire? «Si sente tantissimo la necessità del cristianesimo sociale» dice l´ex premier. «I cattolici hanno perduto la propria missione all´interno degli schieramenti poiché i loro valori non sono stati tradotti in politica. Bisogna annunciare i valori e starci dentro. Senza un progetto hai perso. I valori non tradotti in conseguente azione politica sono solo enunciazione. E le enunciazioni in politica non contano niente. Non farle seguire da atti coerenti lascia spazio a qualsiasi aberrazione».</p>
<p>Il ragionamento ricade nel confronto in vista delle prossime regionali. «Il rapporto quotidiano fra il politico e la sua gente &#8211; avverte Prodi &#8211; è reso impossibile dall´attuale legge elettorale per il Parlamento». Per questo chiama ancora una volta il Pd a mobilitarsi contro il sistema a liste bloccate voluto da Berlusconi nel 2005. «Ha creato l´anonimato fra i parlamentari. Con conseguenze enormi, terribili. La perdita di rapporti fra rappresentato e rappresentante rende inutile, senza senso, parlare di federalismo, localismo, autonomia. La politica sarà sempre sottoposta al potere centrale se non risponde nel quotidiano alla propria gente».</p>
<p>Il senatore veltroniano Giorgio Tonini dice che l´ex premier durante il suo governo «teneva conto della complessità della baracca». «In alcuni momenti &#8211; commenta l´interessato &#8211; tenevo conto solo io di questa complessità». Una riflessione che adesso riguarda il nuovo partito. La distanza con il gesuita padre Bartolomeo Sorge, presente al convegno, è su questo nettissima. Il religioso cita Lorenzo Dellai, ex-Margherita ora con Rutelli, e delinea la creazione di un aggregazione centrista, con il Pd e Casini. «L´onorevole Sorge &#8211; commenta con una punta di ironia &#8211; ci ha parlato di un partito politico&#8230; di centro». «Gorrieri &#8211; avvisa Prodi, al centro e a sinistra &#8211; non è mai stato innamorato del blairismo e su questo siamo stati felicemente d´accordo». E rispetto a «sindacato, partito, autorità ecclesiastica» era «non ribelle ma testone».</p>
<p>Luciano Guerzoni, presidente della Fondazione Gorrieri, lo blandisce: «Siete uguali». Prodi ride e ringrazia. «Testone è un termine emiliano. Se non sei così, è difficile nella vita politica di oggi essere coerenti, fedeli ad un´etica, ad una direzione».</p>
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		<title>&#8220;Emilia Romano&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 07 May 2009 16:15:40 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[Emilia Romagna]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[Niclas Müller intervista Romano Prodi su ADAC reisemagazin di Mai/Juni 2009
EMILIA ROMANO
E&#8217; stato di casa in Europa, ha guidato l&#8217;Italia, visitato il mondo.
Però è rimasto con i piedi per terra.
Romano Prodi 69 anni, il suo amore per la sua terra.
Mr. Prodi, gli italiani si riferiscono a Lei con tre diversi appellativi: professore, San Romano e Mortadella. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_717" class="wp-caption alignright" style="width: 244px"><a href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/05/profgerusalemme.jpg"><img class="size-medium wp-image-717" title="Romano Prodi alla finestra di casa" src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/05/profgerusalemme-234x300.jpg" alt="Romano Prodi alla finestra di casa" width="234" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Romano Prodi alla finestra di casa</p></div>
<p>Niclas Müller intervista Romano Prodi su <a href="http://www.adac-verlag.de/magazine/reisemagazine/" target="_blank"><strong>ADAC reisemagazin</strong></a> di Mai/Juni 2009</p>
<p>EMILIA ROMANO</p>
<p>E&#8217; stato di casa in Europa, ha guidato l&#8217;Italia, visitato il mondo.<br />
Però è rimasto con i piedi per terra.<br />
Romano Prodi 69 anni, il suo amore per la sua terra.</p>
<p><em>Mr. Prodi, gli italiani si riferiscono a Lei con tre diversi appellativi: professore, San Romano e Mortadella. Quale Le piace di più?</em></p>
<p>Mi piacciono tutti, certo che San Romano devono averlo trovato fans particolarmente gentili; gli altri invece si riferiscono davvero alla mia persona.</p>
<p><em>Cioè? Un tedesco si offenderebbe all&#8217;essere chiamato come un insaccato</em></p>
<p>Anche i miei avversari lo pensavano. Venne abbondantemente utilizzato, questo appellativo, all&#8217;inizio del 2008 quando stava terminando il mio secondo mandato. E alcuni senatori fecero anche altro ovvero mandare in Senato pane e mortadella il giorno della mia disfatta. E questo nel tempio della politica italiana.</p>
<p><em>Ma tutto sommato però il nome non La disturba?</em></p>
<p>La Mortadella è una eccezionale specialità della città dove io vivo. Esattamente come professore sta a significare lo stretto rapporto tra questa città e la più antica Università d&#8217;Italia. Bologna è detta la Dotta, e la Grassa. Amo questi due appellativi, segni di due aspetti identificativi della città: la cultura in quanto conoscenza e la cultura del mangiare bene. Mi piace.</p>
<p><em>Dopo le elezioni nel 2006 e la Sua vittoria nei confronti di Berlusconi si parlò di Trionfo del Mortadella.</em></p>
<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/05/romano-prodi-mortadella.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-729" title="specialità bolognese" src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/05/romano-prodi-mortadella-300x283.jpg" alt="" width="300" height="283" /></a>Si, il nomignolo che avrebbe dovuto influenzare negativamente la mia immagine, ricadde sui miei avversari. La Mortadella è infatti un insaccato della tradizione, appartiene alla gente semplice, ai lavoratori. Ecco perché soprattutto qui a Bologna mi ha piuttosto aiutato anziché limitato.<br />
E in più va detto che qui la mortadella viene preparata in modo accurato e con l&#8217;utilizzo di ottimi prodotti e in tante varianti.</p>
<p><em>Mi scusi questa è l&#8217;ultima domanda sul tema mortadella…</em></p>
<p>Non si preoccupi, non è una discussione accademica. E come sa le persone qui da noi amano mangiare e chiacchierare.</p>
<p><em>OK  bene. Ma se lei dovesse a sua volta attribuire un soprannome al Presidente Berlusconi, legato sempre alla cucina, quale sarebbe?</em></p>
<p>Io direi: il piatto vuoto (oppure Pietanza senza sostanza, ndt)</p>
<p><em>E&#8217; preoccupato per l&#8217;Italia?</em></p>
<p>Mah, ho comunque vinto due elezioni e la sua maggioranza non è poi cementata. Ma lui ha cambiato l&#8217;Italia grazie anche alle sue TV e vinto le elezioni del 2008 perché rappresenta lo spirito della maggior parte delle persone.</p>
<p><em>E&#8217; un po&#8217; un discorso amaro?</em></p>
<p>Ma sa, io sono un tipico italiano. Ma io credo che tra i miei connazionali ve ne siano molti che preferiscono parcheggiare in seconda fila; io in realtà sto sempre attento alle disposizioni vigenti.</p>
<p><em>Sarebbe d&#8217;accordo nel dire che questa apertura al dialogo è tipica della Sua regione?</em></p>
<p>La nostra immagine è quella di gente, in Emilia Romagna, che lavora intensamente e ha il piacere della vita. Qui c&#8217;è gente tra i giovani che magari sta in piedi tutta la notte e poi alle 7 sono già al lavoro.</p>
<p><em>Questo fa pensare alle virtù che i tedeschi si attribuiscono spesso</em></p>
<p>Non glielo so dire, ma è certo che l&#8217;Emilia Romagna era già negli anni &#8216;80, una delle regioni più ricche in Europa; con industrie moderne ed efficienti. Una regione che pur non avendo le grandi industrie ricorda nella sua struttura il Baden- Wuerttemberg.</p>
<p><em>Ai tempi in cui era presidente del consiglio e presidente del parlamento europeo era sempre in viaggio, ciò non l&#8217;ha sradicata un po&#8217; dalla sua terra?</em></p>
<p>No, assolutamente. Io ho quasi 70 anni e non ho mai trascorso un Natale lontano dai miei familiari. Non importava dove e come o quanto, ma anche se per un solo giorno, a Natale sono sempre stato a casa.</p>
<p><em>Cosa rappresenta per lei l&#8217;essere a casa?</em></p>
<p>Avere intorno le persone che amo, la mia famiglia. Ma è chiaro. Vuol anche dire che da questo ufficio faccio 900 metri e sono a casa; ne faccio 200 e sono all&#8217;università…e poi le edizioni Il Mulino, i portici, le chiese, le persone che incontro di volta in volta: colleghi, vicini di casa, ex alunni, tutto questo significa essere a casa.</p>
<p><em>Lei passeggia per Bologna e chiacchiera?</em></p>
<p>Certo, in una città metropolitana non sarebbe possibile ma per me è necessario. Queste sono in primis le cose che mi mancano quando sono lontano. Qui, quando sono libero, il sabato pomeriggio vado a bermi un caffè in Piazza Maggiore o a vedere una mostra ed ecco incontro altra gente.</p>
<p><em>Se Lei dovesse vivere abbastanza a lungo altrove non sarebbe la stessa cosa?</em></p>
<p>No mi mancherebbero i portici. Sono un simbolo. Ma Lei ha fatto mai attenzione alla pavimentazione davanti ai portoni?</p>
<p><em>Si, ogni due metri è diversa.</em></p>
<p>Esatto, sono come la pavimentazione all&#8217;interno. E lei può camminare per 40 km sotto i portici e si sente a suo agio sia all&#8217;interno che all&#8217;esterno. Non vi è la pavimentazione anonima delle altre città perché lei si muove sul pavimento che è anche quello all&#8217;interno della casa.</p>
<p><em>Ha appena suonato il suo cellulare: è la Nona di Beethoven ..Ma Lei non dovrebbe essere un fan di Verdi vista la sua origine?</em></p>
<p>Non c&#8217;è alcun inno come quello europeo, l&#8217;inno alla Gioia. Niente dà maggiormente il senso di fratellanza, gioia, solidarietà. Ci sono molti inni che sono anche impetuosi, quasi battaglieri.<br />
Ma la Nona di Beethoven è unica.</p>
<p><em>Come presidente della commissione europea lei è stato l&#8217;artefice dell&#8217;euro. Può una persona con un tale sentimento di appartenenza all&#8217;Europa sentirsi anche fortemente legato alla sua madrepatria?</em></p>
<p>Io sono fiero dell&#8217;Euro e mi sento profondamente italiano. Il mio patriottismo mi porta in direzione dell&#8217;Europa. Cinquecento anni fa l&#8217;Italia non era unita ma divisa in staterelli anche tutti molto efficienti. Ma per poco non perse l&#8217;appuntamento con la prima globalizzazione… scomparendo quasi dalla carta geografica. La stessa cosa succederebbe all&#8217;Europa se non rimanesse unita.</p>
<p><em>Lei è nato a Scandiano nel 1939. In quelle zone sono state ambientate le scene del film &#8220;Novecento&#8221; di Bernardo Bertolucci, il cui filo conduttore sono le lotte contadine e la Grande Guerra dapprima, e il fascismo con la lotta partigiana per la Liberazione poi.</em></p>
<p>Per avere un quadro completo della mia terra Lei dovrebbe vedere anche i film di Federico Fellini, anch&#8217;egli originario dell&#8217;Emilia-Romagna in quanto nato a Rimini.</p>
<p><em>Bologna è altresì soprannominata &#8220;La Rossa&#8221;, chiaro riferimento alla visione/forza politica del territorio e alla lotta partigiana.<br />
Come visse Lei da giovane quel particolare periodo storico?</em></p>
<p>Fu un periodo terribile della nostra storia. Allora l&#8217;Emilia era centro di produzione degli armamenti.<br />
Il mio ricordo è del tutto legato a come ho vissuto quegli eventi, non tanto alle notizie o ai fatti politici di allora.<br />
Ricordo per esempio che trovavo singolare come mia nonna per proteggerci/si dai bombardamenti ci/si metteva in testa un secchio oppure non dimenticherò mai con quale passione mia madre pianse alla notizia dei bombardamenti a Reggio Emilia, città dove mio padre si trovava per lavoro.<br />
Sembrava di essere in un film. Mio padre era ingegnere del Comune e mia madre insegnante. Non eravamo ricchi. Alcuni giorni avevamo poco da mangiare.<br />
Ma abbiamo avuto fortuna.</p>
<p><em>In quale modo?</em></p>
<p>Tutta la mia famiglia è sopravissuta alla guerra. Metà dei miei compagni di scuola erano diventati orfani, senza nessuno che si prendesse cura di loro. Erano così poveri che non potevano neppure permettersi un francobollo per il bigliettino d&#8217;auguri di Natale da mandare ai nostri maestri.<br />
Anche dopo la guerra abbiamo vissuto e superato dei tempi durissimi. Avvenivano reati, omicidi, controversie e litigi di carattere sociale, privato e politico tra vicini di casa.<br />
Fu questa la spinta, ed il mio desiderio profondo di porre fine a tale clima, che mi indussero a occuparmi di politica, formando una coalizione tra cattolici, progressisti e gli allora comunisti.</p>
<p><em>Fu durante l&#8217;età scolare che Lei e la Sua famiglia vi trasferiste da Scandiano alla vicina Reggio Emilia?</em></p>
<p>Sì, e su questo Le racconto una storia che Le potrà sembrare buffa: noi non siamo una famiglia comunista, al contrario, molto cattolica. A quei tempi però vivevamo in una casa appartenente al partito comunista.<br />
A me era stato affidato il compito di consegnare l&#8217;affitto ad un giovane impiegato del partito. Ebbene, dopo 40 anni, questa persona divenne sottosegretario del mio Governo. Questa è l&#8217;Emilia-Romagna!</p>
<p><em>In Germania iniziò poi il periodo del cosiddetto &#8220;miracolo economico&#8221;. Da Lei cosa successe?</em></p>
<p>Molti emigrarono per lavoro, soprattutto verso la città di St-Etienne (Francia, città della Loira). Essi, tuttavia, dopo un anno ritornarono tutti aprendo nuove attività.<br />
Fu un periodo di cambiamenti di portata inimmaginabile.<br />
Non esisteva la grande industria ed ovunque sorgevano piccole e medie aziende manifatturiere (industria automobilistica, alimentare e degli imballaggi).</p>
<p><em>Cosa pensava dei turisti tedeschi che arrivavano in massa sulle vostre spiagge?</em></p>
<p>E&#8217; stato un periodo splendido per la Costa Adriatica.</p>
<p><em>Non deve aver riguardo.</em></p>
<p>C&#8217;é una grande simpatia tra tedeschi e italiani. Io da giovane ero un gran ciclista e amavo stare in montagna, dove abitava la mia famiglia. Con amici facevamo dei tour in bicicletta nell&#8217;appennino a sud di Reggio Emilia e Modena; oppure a Ferrara in direzione della costa. Incontravamo pochi italiani lungo il percorso, qualche olandese, ma soprattutto tanti tanti tedeschi in bicicletta. Erano i turisti più pazzi.</p>
<p><em>All&#8217;estero dove viaggiava?</em></p>
<p>La farà ridere, per la prima volta ho viaggiato a 19 anni! E andai in Germania. Ancora oggi ci vado spesso e volentieri.</p>
<p>Una volta disse che l&#8217;Europa é stata influenzata soprattutto dalla cultura germanica e romana…<br />
…sì, agli inizi. Oggi anche dalla cultura islamica.</p>
<p><em>Restiamo per un attimo su una tipica tradizione tedesca &#8211; è stato all&#8217;Oktoberfest?</em></p>
<p>Sì, unico! Non si tratta di un evento con pretese elevate, ma non c&#8217;e&#8217; nulla di paragonabile &#8211; e va bene così.</p>
<p><em>E&#8217; un&#8217;influenza germanica positiva per l&#8217;Europa quella di bere birra in bicchieri da litro?!</em></p>
<p>Direi che per quanto riguarda il bere e il mangiare, domina la cultura romana a ragione. Ma ci sono anche altri ambiti culturali, ha sentito la mia suoneria del cellulare…</p>
<p><em>Che cosa amano i visitatori della sua regione?</em></p>
<p>E&#8217; il mix tra cibo eccellente, città d&#8217;arte e costa. In passato si trattava solo della costa con i suoi divertimenti: gelato, pizza, vino &#8211; ma questi ormai li trovi ovunque, non più solo a Rimini.</p>
<p><em>Quando riceve ospiti &#8211; cosa li porta a vedere?</em></p>
<p>Non ho un programma standard. Le delegazioni dalla Cina o dall&#8217;Ucraina ad esempio non sono interessate a particolari simboli (monumenti). Amano fare una passeggiata in tranquillità. Guardi che meraviglia la Piazza Maggiore e la paragoni ad un incisione del XVI secolo. Nulla è cambiato! Questa atmosfera è unica, soprattutto perché non si è urtati da altri turisti.</p>
<p><em>I capi di stato di altre nazioni conoscono l&#8217;Emilia-Romagna?</em></p>
<p>Pochissimi stranieri conoscono le nostre regioni ma le singole città, quelle sì. Soprattutto Bologna è molto conosciuta nei circoli universitari. Come regioni in quanto tali sono conosciute solo l&#8217;Alto Adige, la Toscana e forse anche la Sicilia e la Sardegna.</p>
<p><em>E gli italiani? Riescono a riconoscere la sua regione di provenienza?</em></p>
<p>Sì sicuramente, un romano riconosce benissimo il mio accento. In Emilia-Romagna abbiamo una pronuncia più marcata, ma parliamo più lentamente. Le consonanti suonano in maniera diversa, soprattutto la &#8220;z&#8221; è difficile da pronunciare.<br />
Quando da giovane professore di economia incontrai l&#8217;ex capo della Fiat Giovanni Agnelli mi disse: &#8220;Professor Prodi, Lei utilizza il suo accento bolognese come uno strumento di potere&#8221;.</p>
<p><em>Dopo la vittoria del 1996, Helmut Kohl disse che lei è l&#8217;unico italiano che parla a voce bassa e che questo fu il motivo della sua vittoria alle elezioni.</em></p>
<p>Già, Helmut Kohl e io ci capivamo benissimo. Abbiamo un retroterra simile, l&#8217;educazione cattolica, e io l&#8217;ho sempre ammirato, per il modo in cui riusciva a semplificare dei problemi enormi, fino ad arrivare alla fine ad un si o ad un no.</p>
<p><em>Non ha mai aggredito qualcuno verbalmente?</em></p>
<p>No, per ora ancora no.</p>
<p><em>Da non credere &#8211; pur essendo l&#8217;ottavo di nove figli!</em></p>
<p>Un momento! Non parlo della mia gioventù. Allora si litigava per poter sopravvivere. Se uno ha otto fratelli, impara a fare politica. Ma la mia strategia già allora era quella del tono basso. Se quasi non si esiste, si può giocare in pace.</p>
<p><em>(Qualche ora dopo l&#8217;intervista, Prodi passeggia indisturbato sotto i portici di Via S. Stefano)</em></p>
<p>Ecco vede, è questo che intendevo: ci si incontra per caso qui. Meraviglioso!</p>
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		<title>Ricerca, sviluppo e innovazione, per rimanere competitivi e superare la crisi.</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Mar 2009 19:35:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[EMILIA A LEZIONE DA PRODI
Territori. Il «Prof» a Parma parla di modelli di sviluppo
di Paolo Bricco su Il Sole 24 ore del 26 marzo 2009
PARMA. Dal nostro inviato  «Ricordiamoci sempre cosa è successo nella Bologna del `500. Avevamo il monopolio della seta fine. Per realizzarla, disponevamo di meravigliosi macchinari in legno. Eppure, nell`arco di due [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_656" class="wp-caption alignright" style="width: 210px"><a href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/03/chemicalresearchlab.jpg"><img class="size-medium wp-image-656" title="un laboratorio di ricerca chimica" src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/03/chemicalresearchlab-200x300.jpg" alt="un laboratorio di ricerca chimica" width="200" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">un laboratorio di ricerca chimica</p></div>
<p>EMILIA A LEZIONE DA PRODI</p>
<p>Territori. Il «Prof» a Parma parla di modelli di sviluppo</p>
<p>di Paolo Bricco su <strong>Il Sole 24 ore</strong> del 26 marzo 2009</p>
<p>PARMA. Dal nostro inviato  «Ricordiamoci sempre cosa è successo nella Bologna del `500. Avevamo il monopolio della seta fine. Per realizzarla, disponevamo di meravigliosi macchinari in legno. Eppure, nell`arco di due generazioni, Lione ci ha battuti, fornendo tessuti meno nobili, ma più colorati, alle signore di Parigi. Per tornare in auge, abbiamo impiegato cinque secoli».</p>
<p>Romano Prodi, all`Università di Parma, ricorre alla storia di lungo periodo per spiegare la sua visione, fondamentalmente ottimista ma anche densa di complessità, sul futuro del modello emiliano, sospeso fra la tradizione dei distretti e la modernità delle così dette reti lunghe.</p>
<p>Il Professore è stato invitato al seminario allargato che fa da abbrivio alla ricerca sulla metamorfosi di questa economia locale, coordinata da Franco Mosconi, suo allievo e già suo uomo di staffa Roma e a Bruxelles. Di ottimo umore e in una forma fisica che quasi rasenta la secchezza, il &#8220;Prof`, come lo chiama più di una ragazza nell`aula congressi della facoltà di Economia, usa di continuo il pronome &#8220;noi&#8221;:</p>
<p>«Noi cinque secoli fa avevamo il monopolio&#8230; oggi noi dobbiamo stare attenti&#8230;». Sì, perché Prodi parla alla sua comunità: gli studenti e i docenti, ma soprattutto gli imprenditori di quella provincia italiana da cui è partita la sua storia personale e di cui, in quindici anni di ascesa e declino dell`Ulivo, ha fornito anche una precisa rappresentazione politica.</p>
<p>A raccontare i loro successi e  le loro difficoltà, ci sono Gian Paolo Dallara (Dallara Automobili), Stefano Landi (LandiRenzo), Gian Luca Sghedoni (Kerakoll) e Daniele Vacchi (Ima), oltre ad Anna Maria Artoni, attuale presidente di Confindustria Emilia Romagna. Automotive, componentistica, macchinari per piastrelle, meccanica. Un combinato disposto in grado di realizzare, ancora nel 2007, un surplus commerciale regionale di 17 miliardi di euro. Un tessuto che, dai distretti molecolarizzati degli anni Settanta, si è gradualmente inspessito, dando vita in molti casi a medie imprese internazionalizzate.<br />
In termini di Pil e di occupati, il manifatturiero qui vale quasi il 30% dell`economia. Oltre la metà delle aziende manifatturiere ha un laboratorio di Ricerca e Sviluppo, oppure realizza attività di questo tipo al di fuori del perimetro aziendale: in centri privati o pubblici, nelle università. Anche per questa ragione, fra 200o e 2007 il valore medio unitario delle esportazioni è salito del 26,6%: i clienti, sui mercatiinternazionali, sono stati disposti a pagare di più.</p>
<p>«La manifattura &#8211; osserva Prodi &#8211; fornisce stabilità ai sistemi. A patto che, come hanno fatto questi nostri imprenditori, prevalgano i valori veri, come la continuità e il rifiuto della logica di breve periodo». Tuttavia, in una delle aree italiane a maggior contenuto innovativo, le criticità non mancano, soprattutto se si adotta un punto di vista comparato: secondo l`<a href="http://www.proinno-europe.eu/doc/EIS2006_final.pdf" target="_blank">European Innovation Scoreboard</a>, l`Emilia Romagna è passata, nella classifica delle regioni continentali più innovative, dal sessantaquattresimo posto del 2002 all`ottantunesimo. «Su questo dobbiamo aprire una riflessione &#8211; conclude Prodi non possiamo dormire sugli allori. E, poi, non dimentichiamo cosa ci è successo nel `5oo con la seta di Bologna&#8230;».</p>
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		<title>Lavorare di più? No, lavorare meglio.</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Mar 2009 19:26:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[IL PROFESSOR PRODI E IL MODELLO EMILIANO; UNIVERSITA` IMPRENDITORI ED ESPERTI A ECONOMIA
Su La Gazzetta di Parma del 25 marzo 2009
II professor Prodi e il modello emiliano
La giornata parmigiana dell`ex premier: «Siamo di fornte alla crisi, ma ne usciremo» L`Emilia Romagna ha grandi potenzialità, il valore della sua industria è elevatissimo, ma attenzione: «I primati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_651" class="wp-caption alignright" style="width: 260px"><a href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/03/prodiparma.jpg"><img class="size-full wp-image-651 " title="alla Facoltà di Economia di Parma" src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/03/prodiparma.jpg" alt="alla Facoltà di Economia di Parma" width="250" height="180" /></a><p class="wp-caption-text">alla Facoltà di Economia di Parma</p></div>
<p>IL PROFESSOR PRODI E IL MODELLO EMILIANO; UNIVERSITA` IMPRENDITORI ED ESPERTI A ECONOMIA</p>
<p>Su <strong><a href="http://www.gazzettadiparma.it/primapagina/dettaglio/1/16453/Prodi_a_Economia%3A_Lavorare_di_pi%C3%B9_No_meglio_-_Artoni%3A_Contro_la_crisi_si_investa_nella_ricerca.html" target="_blank">La Gazzetta di Parma</a></strong> del 25 marzo 2009</p>
<p>II professor Prodi e il modello emiliano</p>
<p>La giornata parmigiana dell`ex premier: «Siamo di fornte alla crisi, ma ne usciremo» L`Emilia Romagna ha grandi potenzialità, il valore della sua industria è elevatissimo, ma attenzione: «I primati si perdono sempre quando si crede di essere i più bravi e ci si chiude agli altri».</p>
<p>Il monito è arrivato da Romano Prodi, intervenuto ieri pomeriggio alla facoltà di Economia al seminario «La metamorfosi del &#8220;modello emiliano&#8221;», organizzato dalla cattedra Jean Monnet in economia industriale e moderato dal professor Franco Mosconi. Un`apertura, quella auspicata dall`ex presidente del Consiglio, che deve essere verso la conoscenza, ma anche verso i mercati esteri e un modo di fare impresa che punti all`innovazione.</p>
<p>Nell`occasione Prodi non ha rinunciato a rispondere all`invito di Berlusconi agli italiani perché<br />
lavorino di più: «Credo che lavoriamo già abbastanza- Dobbiamo invece lavorare meglio. Il progresso economico e tecnologico è fatto perché si possa lavorare anche un po` meno, ma meglio, molto meglio».</p>
<p>Per stare al passo con il resto del mondo, secondo l`ex presidente della Commissione europea, bisogna partire da un più forte e sistematico investimento sulla conoscenza. «Ci mancano forti strutture di ricerca e di innovazione. La costruzione di questi organismi, che partano dalle aziende o dalle università, è assolutamente indispensabile». E non bisogna avere paura di accogliere cervelli dall`estero:  «Questa attrazione è in favore anche dei nostri cervelli: solo dove c`è innovazione globale il numero di ricercatori aumenta. Occorre creare strutture che attraggano sia i nostri che gli altri».</p>
<p>Fondamentale è poi, secondo Prodi, lo sviluppo del rapporto con i mercati esteri. «Siamo di fronte a una crisi, ma io credo che se ne uscirà con il contributo soprattutto dei Paesi che si stanno sviluppando e dai quali verrà la domanda Se è vero che siamo una regione in cui le imprese sono soprattutto piccole e medie e operano in una nicchia di mercato nella quale hanno una quota molto forte, queste imprese vivono bene solo in un mondo grande, non in un mondo piccolo». Però, osserva; per poter prosperare in questo nuovo mondo «ci vuole tanta ricerca, tanta innovazione e tanto sviluppo». Quanto al produrre all`estero, osserva che «quando è necessario lo si deve fare, l`importante è che rimangano qui il cervello e la struttura innovativa».</p>
<p>In questo contesto un punto di forza l`impresa emiliano romagnola ce l`ha rispetto ad altre realtà italiane: la continuità.  «Continuità nella proprietà, nell`azionariato, nella strategia. Invece lo scossone industriale di molte imprese negli ultimi anni è stato quello di essere quasi violentate dalla logica dell`investimento a breve», a causa anche di fondi di investimento «che speculano soltanto abreve rompendo la continuità nelle imprese».</p>
<p>L&#8217;intervento di Prodi era stato preceduto dai saluti dei preside della facoltà Gianpiero Lugli e di Alessandro Duce, oltre che dal messaggio registrato del presidente della Fondazione Cariparma Carlo Gabbi Ma anche dai dati sullo stato di salute dell`economia regionale illustrati da Chiara Bentivogli della Banca. d`Italia e di Guido Caselli di Unioncamere. E&#8217; poi seguito il dibattito, cui hanno preso parte diversi imprenditori emiliano romagnoli. Per la presidente di Confindustria regionale, Anna Maria Artoni, «la crisi si supera, ma il problema è dopo. La crisi può anzi essere un`opportunità: purché si aiutino le aziende a tenere i motori accesi e si investa in conoscenza». Una strategia scelta da Gianpaolo Dallara, della Dallara automobili: «In questo .momento abbiamo deciso di privilegiare<br />
l`investimento in conoscenza, rimandando quelli per incrementare la capacità produttiva.».<br />
Anche per Gian Luca Sghedoni, ad della Kerakoll, «in un`impresa moderna serve una tensione costante a migliorare il livello medio delle persone che vi lavorano». Stefano Landi, ad della Landi Renzo, ha auspicato «cambiamenti strutturali, ma anche interventi legati all`emergenza congiunturale: ammortizzatori sociali, recupero della capacità di spesa, apertura del sistema creditizio alle imprese». Daniele Vacchi dell`Ima ha parlato del valore dei distretti industriali, che, ha ricordato, necessitano di due elementi per evolversi: «Formazione e innovazione». </p>
<p>f.ban.</p>
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		<title>Da questa crisi uscirà un settore manifatturiero con produttività minore ma qualità del prodotto ancora più elevata.</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Jan 2009 11:44:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Lettera al direttore di La Repubblica &#8211; 15 gennaio 2009
Caro Direttore,
abbiamo letto con molto interesse l&#8217;articolo di Edmondo Berselli sulla messa in liquidazione delle ceramiche Iris, una chiusura di una impresa importante che viene letta come la crisi di un intero settore e addirittura di un intero modello produttivo. Dato che complessivamente, abbiamo studiato questo settore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/01/prodi_ceramica.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-353" title="Prodi a Sassuolo" src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/01/prodi_ceramica.jpg" alt="" width="240" height="188" /></a>Lettera al direttore di La Repubblica &#8211; 15 gennaio 2009</p>
<p>Caro Direttore,</p>
<p>abbiamo letto con molto interesse l&#8217;<a href="http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/economia/crisi-10/chiude-sassuolo/chiude-sassuolo.html" target="_blank">articolo</a> di Edmondo Berselli sulla messa in liquidazione delle ceramiche Iris, una chiusura di una impresa importante che viene letta come la crisi di un intero settore e addirittura di un intero modello produttivo. Dato che complessivamente, abbiamo studiato questo settore per quasi due generazioni, ci permettiamo di portare avanti qualche osservazione.</p>
<p>Il settore ceramico italiano ha affrontato in passato altri pesanti momenti di crisi e si è trovato di fronte a sempre nuovi concorrenti, prima la Spagna, poi la Turchia e il Brasile, infine la Cina. La crisi di oggi è forse la più grave da quando il distretto ceramico esiste. Tuttavia se ci voltiamo indietro a guardare il passato ci accorgiamo che le nostre imprese hanno sempre trovato la forza e le idee per reagire cambiando i prodotti, il modo di produrre e la struttura stessa delle imprese.</p>
<p>È sicuramente vero che il settore ceramico sta affrontando un periodo particolarmente difficile anche perché esso si trova non solo ad operare in una crisi di portata generale ma anche perche, essendo il settore ceramico profondamente legato all&#8217;andamento dell&#8217;edilizia, si trova vicino al punto di maggior sofferenza dell&#8217;intero sistema economico.</p>
<p>Tuttavia, pur in questo quadro a tinte fosche, la lettura dei dati più recenti indica che la ceramica italiana, anche se con una produzione in forte calo, sta reggendo meglio alla crisi dei suoi principali concorrenti mondiali, primi fra tutti gli spagnoli. Il distretto di Sassuolo regge proprio perché negli anni passati è stato capace di investire sia in tecnologie sia nel presidio dei mercati. Sostanzialmente Italia e Spagna producono quantità comparabili di piastrelle. L&#8217;Italia ne esporta quasi il 70%, mentre la Spagna solo 1/3.</p>
<p>Ovviamente vendere su mercati lontani è più difficile e costoso che vendere sul mercato domestico ma  i nostri produttori hanno affrontato da tempo questa sfida. Il distretto ceramico italiano, inoltre, si è in questi anni silenziosamente internazionalizzato, tanto che oggi circa il 20% della produzione delle imprese italiane avviene in paesi stranieri come Francia, Portogallo, Russia, Stati Uniti.</p>
<p>In questi anni le imprese italiane hanno inoltre investito in nuove tecnologie, spingendo l&#8217;automazione, presentando nuovi prodotti sempre diversi per design, spessori, etc. Tutto questo fa si che oggi esse riescono a spuntare sui mercati mondiali prezzi sensibilmente più alti rispetto ai concorrenti, circa il 30% in più rispetto alla Spagna e il doppio rispetto a Messico e Cina. Pur in un momento difficilissimo, le vendite italiane negli Stati Uniti sono calate sensibilmente di meno rispetto a quelle spagnole.<br />
Infine, e questo è un aspetto di fondamentale importanza, il distretto di Sassuolo non   produce solo piastrelle ma è leader mondiale nelle tecnologie per la produzione delle piastrelle. Certo si può dire che così Sassuolo ha creato concorrenza a se stessa ma, se non lo avessero fatto le nostre imprese, altri avrebbero sviluppato queste tecnologie e oggi saremmo in una posizione molto più debole.</p>
<p>Fatte queste osservazioni sul passato e sul presente, pensiamo al futuro. Le nostre riflessioni ci spingono a pensare che sia assai probabile che, da questa crisi, esca un settore con livelli produttivi un poco più bassi di quelli attuali, con un numero inferiore d&#8217;imprese ma probabilmente con una qualità del prodotto ancora più elevata. Ci potranno essere altri fallimenti specialmente di imprese che meno hanno investito in questi anni ma, ad oggi, non ci sono segnali di un collasso del distretto.  Anzi, è bene sottolineare che nel prodotto di alta qualità potremo e dovremo uscire relativamente più forti da questa crisi.</p>
<p>Per raggiungere questi obbiettivi non basta l&#8217;agire delle imprese: occorre un&#8217;azione forte e coordinata delle istituzioni pubbliche, delle banche e delle forze sociali.</p>
<p>È poi necessario che il sistema bancario continui a credere in questo settore e nella manifattura in generale restituendo almeno un po&#8217; della fiducia che i governi hanno dato alle banche stesse in questi momenti di difficoltà.</p>
<p>È necessario in generale continuare a credere ed investire in un modello di sviluppo che necessariamente parte da quello esistente e quindi dalle Piccole e Medie Imprese e soprattutto dalle reti di Pmi che devono essere messe sempre più in grado di integrarsi nella economia globale.</p>
<p>È necessario credere nella manifattura, soprattutto oggi che viene e riscoperta anche dai paesi che, come gli Stati Uniti, l&#8217;avevano negli ultimi anni abbandonata, abbagliati dai profitti finanziari.</p>
<p>Nessuno può dire che cosa potrebbe accadere se la crisi dovesse trasformarsi in una grande depressione, ma questo vale per tutte le industrie, dall&#8217;automotive alle banche dalla farmaceutica all&#8217;informatica e per tutti i paesi.</p>
<p>Oggi vi è l&#8217;angoscia di chi ha perso lavoro in modo inaspettato ma vi sono anche le condizioni perché l&#8217;industria possa continuare a produrre ricchezza per il nostro paese.</p>
<p>Giorgio e Romano Prodi<br />
Bologna, 13 gennaio 2009</p>
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