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	<title>Romano Prodi &#187; crisi economica</title>
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	<description>Pagine del sito del prof. Romano Prodi</description>
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		<title>L&#8217;agenda del nuovo Ministro dello Sviluppo: Mercato e Stato, la sfida del rilancio si gioca in due</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 08:43:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Fiat e il nuovo sistema industriale
Mercato e Stato, la sfida del rilancio si gioca in due
Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 29 Luglio 2010
Anche negli ultimi giorni si continua a dibattere se siamo davvero usciti dalla crisi. E questa discussione andrà avanti ancora per un bel pezzo, perché quel poco di ripresa che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/07/imagoeconomica161987940607201732_big.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1864" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/07/imagoeconomica161987940607201732_big.jpg" alt="" width="372" height="263" /></a>Fiat e il nuovo sistema industriale</strong></p>
<p><strong>Mercato e Stato, la sfida del rilancio si gioca in due</strong></p>
<p>Articolo di Romano Prodi su <strong><a href="http://carta.ilmessaggero.it/view.php?data=20100729&amp;ediz=20_CITTA&amp;npag=1&amp;file=PROD_32.xml&amp;type=STANDARD" target="_blank">Il Messaggero</a> </strong>del 29 Luglio 2010</p>
<p>Anche negli ultimi giorni si continua a dibattere se siamo <a href="http://www.university.it/ultimora/vedi_rubrica.php?NEWS=ADN20100720174933.xml" target="_blank">davvero usciti</a> dalla crisi. E questa discussione andrà avanti ancora per un bel pezzo, perché quel poco di ripresa che c’è è ancora incerto, varia da settore a settore e non offre alcun segno di venire incontro alla caduta dell’occupazione, che è la conseguenza più seria e permanente della crisi economica.</p>
<p>Per questo motivo vorrei sottrarmi al difficile ma affascinante esercizio di fare previsioni per il futuro e riflettere sulle cose certe, sugli inevitabili cambiamenti della nostra economia e sulle decisioni da prendere, sperando che <a href="http://www.repubblica.it/economia/2010/07/23/news/berlusconi_nuovo_ministro_la_prossima_settimana-5781108/?ref=HREC1-3" target="_blank">nelle prossime ore</a> si materializzi <a href="http://www.repubblica.it/economia/2010/07/23/news/napolitano_ventaglio-5770417/?ref=HREC1-3" target="_blank">finalmente</a> un ministro dello Sviluppo in grado, per capacità tecniche e per indipendenza di giudizio, di accompagnare e guidare la necessaria trasformazione delle nostre strutture produttive.</p>
<p>La conseguenza (questa davvero indubitabile) della crisi è infatti la necessità di una trasformazione completa del nostro sistema produttivo, trasformazione che non può essere compiuta solo dal mercato o solo dallo Stato. Come è stato autorevolmente affermato in un recente dibattito, la crisi sta mettendo ancora più in rilievo che l’essenza dello sviluppo economico è la trasformazione strutturale, l’ascesa cioè di nuove industrie e di nuovi modi di produrre rispetto a quelli tradizionali e che questo non è un processo facile e non è un processo automatico. Esso richiede la convergenza di forze di mercato e di un robusto supporto governativo. Se il governo è troppo oppressivo, esso stronca l’imprenditorialità privata. Se esso è troppo distaccato, i mercati continuano a fare ciò che essi sanno fare al meglio, confinando il Paese alla sua specializzazione in prodotti tradizionali e settori a bassa produttività.</p>
<p>Il <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/ministero-per-lo-sviluppo-economico-unamnesia-nel-paese-dei-ritardi_1855.html" target="_blank">nuovo ministro dello Sviluppo</a> ha sul suo tavolo proprio questo grande compito, di aiutare le trasformazioni strutturali del nostro Paese, mobilitando imprese e governo.<br />
Lo dovrà fare in fretta, sapendo che dobbiamo contare principalmente sull’industria non solo perché siamo ancora il quinto Paese del mondo per produzione industriale assoluta e il secondo del mondo (dopo la Germania) per produzione industriale pro-capite, ma anche perché la nostra presenza nel terziario è molto più debole ed esige trasformazioni ancora più difficili.</p>
<p>Il primo riferimento della politica industriale dovrà essere naturalmente il mondo delle <a href="http://www.denaro.it/VisArticolo.aspx?IdArt=604418" target="_blank">Piccole e Medie Imprese</a>, dominanti per importanza in Italia, sia all’interno che al di fuori dei distretti industriali. Le direzioni nelle quali agire e gettare ogni aiuto e ogni incentivo sono ormai molto chiare e cioè la <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/tornare-a-investire-subito-nelle-scienze-della-vita-nelle-nuove-energie-e-nella-protezione-ambientale_931.html" target="_blank">Ricerca</a> e lo <a href="http://www.romanoprodi.it/interviste/attenti-ai-medici-che-non-conoscono-lammalato-reagire-alla-crisi-con-innovazione-e-ricerca_1506.html" target="_blank">Sviluppo</a>, il trasferimento tecnologico, la presenza nei mercati esteri (soprattutto quelli nuovi) la crescita dimensionale e l’innalzamento della qualità del capitale umano. Le nostre imprese hanno infatti una percentuale di ricercatori e di laureati nettamente inferiore a quella dei Paesi direttamente a noi concorrenti e sono troppo piccole per innovare ed essere presenti nei mercati esteri.</p>
<p>Vorrei perciò che il primo colloquio del nuovo ministro fosse con il suo collega responsabile dell’Istruzione per capire e fare capire come la moltiplicazione della conoscenza tecnica a tutti i livelli sia il requisito primario del nostro futuro sviluppo. La scuola tecnica non può più essere considerata marginale o residuale come avviene oggi. Anche se è certo che noi viviamo e vivremo al livello della nostra competenza tecnica, non mi sembra che questa realtà sia oggi una priorità né nel mondo politico, né in quello imprenditoriale o sindacale.</p>
<p>Non mi sembra né giusto né utile che quando si parla di decisioni per il futuro delle nostre imprese il discorso si fermi sempre alle pur importantissime “condizioni di contesto”, come la Pubblica amministrazione, le infrastrutture e le banche. Una seria politica industriale deve lavorare non solo sul “contesto” ma sull’innalzamento delle risorse umane e del modo di operare delle imprese.</p>
<p>Nell’ufficio ancora deserto del ministro vi è tuttavia qualcosa che riguarda una grande impresa, cioè il dossier <a href="http://www.ilsussidiario.net/Dossier/FIAT/" target="_blank">Fiat</a>. Finora tale dossier è stato trattato solo nei suoi pur importantissimi aspetti sociali ma esso cade in pieno nel capitolo delle <a href="http://www.affaritaliani.it/economia/fiat_marchionne_sindacati_fiom_disdetta29072010.html" target="_blank">trasformazioni strutturali</a> come obiettivo essenziale della nostra economia. È, cioè, compito del governo (come lo hanno fatto negli Stati Uniti, in Francia e in Germania) mettere attorno allo stesso tavolo sindacati e imprese per raggiungere gli obiettivi di flessibilità e innovazione che sono oggi indispensabili per operare nel mercato automobilistico internazionale. Come hanno dimostrato le esperienze degli altri Paesi, questo è un compito estremamente difficile ma se, come è avvenuto fino ad ora, ci si sottrae ad esso, la partita è certamente perduta.</p>
<p>Mi auguro quindi che il nuovo ministro arrivi in fretta e si metta subito al lavoro. E, soprattutto, gli auguro buon lavoro.</p>
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		<title>Ministero per lo Sviluppo Economico, un&#8217;amnesia nel Paese dei ritardi</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Jul 2010 09:44:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il Ministero vuoto. Sviluppo, un&#8217;amnesia nel Paese dei ritardi
Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 24 luglio 2010
Da mesi le voci che chiedono la nomina di un nuovo ministro per lo Sviluppo si susseguono invano e la poltrona di un dicastero così importante è rimasta desolantemente vuota fino a che un robusto richiamo del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/07/scajola-berlusconi.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1859" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/07/scajola-berlusconi.jpg" alt="" width="360" height="315" /></a>Il Ministero vuoto. Sviluppo, un&#8217;amnesia nel Paese dei ritardi</p>
<p>Articolo di Romano Prodi su <strong><a href="http://carta.ilmessaggero.it/view.php?data=20100724&amp;ediz=20_CITTA&amp;npag=1&amp;file=PRODI_41.xml&amp;type=STANDARD" target="_blank">Il Messaggero</a></strong> del 24 luglio 2010</p>
<p>Da mesi le voci che chiedono la nomina di un nuovo <a href="http://www.asca.it/news-GOVERNO__NUOVO_MINISTRO_SVILUPPO__GLI_SCENARI_POSSIBILI_%28IL_PUNTO%29-937709-ORA-.html" target="_blank">ministro per lo Sviluppo</a> si susseguono invano e la poltrona di un dicastero così importante è rimasta desolantemente vuota fino a che un <a href="http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE66M06520100723" target="_blank">robusto richiamo</a> del Presidente della Repubblica ha indotto il presidente del Consiglio a ripensarci.</p>
<p>Finalmente la prossima settimana dovremmo quindi avere <a href="http://www.ilgiornale.it/interni/il_ministro_sviluppo_lo_saprete_settimana/24-07-2010/articolo-id=462967-page=0-comments=1" target="_blank">qualcuno</a> incaricato di curarsi dell’economia reale e delle politiche da seguire per riparare almeno parzialmente i danni provocati dalla più grave crisi industriale degli ultimi decenni.</p>
<p>Questo vuoto di potere, forse dovuto soprattutto alla difficoltà di trovare un successore, è stato ripetutamente motivato da un avversione al concetto stesso di politica industriale, come se l’azione del governo fosse un elemento di freno e non di spinta per lo sviluppo economico. Tutto questo in un momento in cui, anche senza chiamarla per nome, la politica industriale costituisce il pezzo forte anche dei Paesi che più si fondano sull’economia di mercato.</p>
<p>Lo è in Germania dove accanto al ministero responsabile per la politica finanziaria vi è un’istituzione simmetrica che guida l’economia reale, lo è negli Stati Uniti, dove <a href="http://climateprogress.org/2010/07/04/obama-solar-pv-csp/" target="_blank">risorse impressionanti</a> sono indirizzate verso settori innovativi, a partire dalla ricerca e dalla produzione delle nuove fonti di energia. Non parliamo naturalmente della Francia dove gli interessi nazionali vengono difesi con strumenti che vanno forse anche al di là delle condivise regole europee.</p>
<p>In Italia si è lasciata per mesi e mesi la <a href="http://www.repubblica.it/rubriche/market-place/2010/06/07/news/la_sede_vacante-4639477/" target="_blank">poltrona vuota</a> mentre, ovviamente, gli altri ministri cercavano di spolpare i vari fondi e le varie competenze del ministero dello Sviluppo togliendogli non solo le risorse ma i poteri di coordinamento che erano stati alla base della sua nascita, anche se raramente tali poteri erano stati effettivamente esercitati.</p>
<p>Una volta posto termine a questo periodo di cannibalismo e ripristinata la propria autorità, il nuovo ministro avrà sul suo tavolo un’agenda con alcuni compiti precisi.</p>
<p>In primo luogo dovrà riprendere la promozione di un efficace funzionamento delle regole della concorrenza e del mercato, regole che non possono essere fatte rispettare separatamente dai diversi ministeri. Frammentando la politica della concorrenza, ogni ministro controllore finisce nelle mani dei propri controllati. I mercati hanno bisogno di ben altro.</p>
<p>In secondo luogo ci vuole qualcuno che coordini tutti gli strumenti necessari per l’ingresso nei settori innovativi, come le scienze della vita e le energie pulite, e che aiuti la riorganizzazione e la strategia globale dei nostri settori forti come il made in Italy e i beni strumentali. Bisogna inoltre che abbia la capacità di aiutare la produzione di nuove idee e di assicurare che le idee creative si trasferiscano rapidamente dalle università e dai centri di ricerca verso il mondo produttivo. E che le politiche fiscali e le politiche scolastiche tengano conto non solo dei propri sacri e inviolabili obiettivi ma anche delle future necessità del Paese.</p>
<p>Vi è un terzo compito che mi sembra particolarmente vitale per noi, cioè quello di coordinare tutti gli strumenti per fare in modo che gli investitori esteri ritornino a considerare l’Italia come un Paese attraente per i loro investimenti. Il progresso dell’industria, in un mercato aperto, non può fare a meno del contributo di innovazione portato dagli investimenti esteri, mentre anche le statistiche più recenti provano che i grandi investitori internazionali si tengono sempre più alla larga dal nostro Paese.</p>
<p>In un periodo di diffuse crisi aziendali come quello in cui viviamo non possiamo inoltre continuare a non avere un centro di riflessione e di organizzazione degli strumenti per fare fronte a queste crisi, lasciandone la responsabilità politica alle sole competenze del ministero del Lavoro, per sua natura deputato a trovare rimedi e non a ricercare soluzioni.</p>
<p>Come ulteriore osservazione vedo la necessità di riprendere i fili della politica territoriale, sia riguardo alla reinterpretazione del ruolo dei distretti industriali che al ripensamento della politica per il Mezzogiorno, oggi definitivamente abbandonata.</p>
<p>Mi auguro infine che su questi temi si apra finalmente un dibattito che coinvolga tutte le parti interessate, a cominciare da Confindustria, che ho visto più interessata a dettare le ricette macroeconomiche al governo che non ad approfondire analiticamente e concretamente i nuovi problemi e le nuove esigenze dell’industria, che è e dovrà rimanere un pilastro fondamentale ed insostituibile della nostra economia.</p>
<p>È quindi necessario rispondere subito all’invito del Presidente della Repubblica prima che il ministero dello Sviluppo venga completamente svuotato delle competenze e dei poteri necessari per una nuova politica industriale.</p>
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		<title>Incognite sulla ripresa. Germania non sarà la locomotiva che speravamo</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Jul 2010 11:09:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 11 luglio 2010
ROMA (11 luglio) &#8211; Se non è mai facile prevedere i modi e i tempi di uscita da una crisi, questo esercizio è ancora più difficile quando, contemporaneamente alla crisi economica, cambiano i rapporti di forza tra i protagonisti della vita politica. Mentre tutti infatti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/07/financial-crisis.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1833" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/07/financial-crisis.jpg" alt="" width="403" height="306" /></a>Articolo di Romano Prodi su <strong><a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=110206&amp;sez=HOME_ECONOMIA" target="_blank">Il Messaggero</a></strong> del 11 luglio 2010</p>
<p>ROMA (11 luglio) &#8211; Se non è mai facile prevedere i modi e i tempi di uscita da una crisi, questo esercizio è ancora più difficile quando, contemporaneamente alla crisi economica, cambiano i rapporti di forza tra i protagonisti della vita politica. Mentre tutti infatti sono d’accordo che l’<a href="http://www.eastasiaforum.org/2010/01/24/chinas-response-to-the-global-financial-crisis/" target="_blank">Asia</a> (e in minor misura l’America Latina) non ha assolutamente subìto alcuna conseguenza dalla crisi e <a href="http://www.neurope.eu/articles/Business-in-China--the-road-to-recovery/101939.php" target="_blank">continua a crescere</a> con immutato ritmo di sviluppo, non vi è alcuna interpretazione condivisa riguardo al futuro degli altri protagonisti dell’economia mondiale.</p>
<p>Negli Stati Uniti si nota certamente uno sforzo per mettere in ordine lo squilibrato rapporto tra consumi e risparmi. Esso è accompagnato da segni di ripresa di alcuni settori (tra i quali primeggia l’automobile) ma l’andamento dell’<a href="http://worldnewsvine.com/2010/07/wall-street-prospering-while-millions-remain-jobless/" target="_blank">occupazione</a> non fa pensare all’inizio di un nuovo ciclo di sviluppo stabile e duraturo. Le <a href="http://www.wsws.org/articles/2010/jul2010/jobs-j03.shtml" target="_blank">preoccupazioni</a> riguardo a quanto può accadere dopo l’estate tendono a crescere: si parla sempre più dell’ipotesi di una nuova caduta dell’economia prima di iniziare una duratura ripresa futura. Inoltre su questa possibile ripresa, proprio per confermare quanto la politica incida sull’economia, incombe sempre l’<a href="http://www.neurope.eu/articles/Let-China-save-Europe/101948.php" target="_blank">incubo della Cina</a>. In conseguenza di questo incubo si pensa che l’economia americana dipenda più dalla rivalutazione dello yuan sul dollaro che non dalle misure prese dal governo per mettere in ordine i conti del settore pubblico, per porre in sicurezza i bilanci delle banche e per incentivare la ripresa dell’occupazione. Si ha l’impressione che la paura di vedere messo a dura prova il <a href="http://www.earthtimes.org/articles/news/332815,us-1st-half-gm.html" target="_blank">primato</a> degli Stati Uniti nel mondo prevalga rispetto alla fiducia sulla ripresa del Paese.</p>
<p>In Europa la situazione è ancora più complicata perché i segni di ripresa sono più <a href="http://www.finanzaonline.com/notizie/news.php?id=%257BAF56B4A6-77C1-4D51-B345-8917E0EE2F80%257D&amp;folsession=cc4b168a0903fdb703f1a2b584dbb717" target="_blank">deboli e contradditori</a> rispetto a quelli americani. Deboli perché in tutta l’area dell’euro si può parlare di una crescita intorno all’1% nel 2010 e poco superiore nel 2011. Di fronte alla caduta degli scorsi due anni non si può certo concludere che si tratta di dati confortanti. Essi inoltre divergono da settore a settore e da Paese a Paese. Vanno <a href="http://www.asca.it/news-AUTO__SISTINO_%28FIAT%29__MERCATO_ITALIANO_2010_A_1_9_MLN_DI_VEICOLI_%28-10_PERCENTO_%29-929042-ORA-.html" target="_blank">male le automobili</a>, ma vanno a gonfie vele i beni strumentali diretti verso l’Asia, va meglio la Germania ma hanno pesanti problemi la Spagna e la Grecia.</p>
<p>Inoltre, anche all’interno dell’Europa, la crisi mette in luce un grande cambiamento nei rapporti di potere tra le diverse nazioni. Semplificando l’analisi si può dire che è finito il lungo e difficile processo di riorganizzazione della Germania dopo l’unificazione. Questo Paese emerge sempre più forte rispetto agli altri grandi Paesi europei. Soprattutto l’equilibrio tra la Francia e la Germania (equilibrio che era stato a lungo almeno formalmente tenuto in vita) si è definitivamente spezzato.</p>
<p>La produzione industriale tedesca ha ormai distanziato senza confronti quella degli altri Paesi e le esportazioni tedesche, dopo aver invaso i mercati europei, conquistano crescenti quote in tutti i mercati mondiali, per cui oggi il tasso di disoccupazione germanico è ormai in linea con quello precedente la crisi.</p>
<p>Non possiamo parlare però di forte ripresa tedesca perché, a fianco del boom delle esportazioni, rimane una stagnante domanda interna da parte di consumatori timorosi riguardo al futuro e colpiti dalle decisioni restrittive del governo.</p>
<p>La Germania, cioè, esporta sempre di più ed è sempre più forte ma non sarà la locomotiva della ripresa europea che noi avevamo sperato. O meglio, la Germania è una locomotiva che per correre forte e sicura, ha deciso di <a href="http://www.telegraph.co.uk/finance/economics/7883349/Breaking-up-eurozone-would-benefit-economy-say-experts.html" target="_blank">staccare i vagoni</a> anche a costo di accrescere i sacrifici dei propri cittadini, salvo poi investire i surplus accumulati dalle proprie banche nei buoni del Tesoro della Grecia e constatare poi che questi vengono messi a rischio da una politica avventurosa.</p>
<p><a href="http://www.professionefinanza.com/Articoli/ViewArticolo.php?idArticolo=1806&amp;idcategoria=8" target="_blank">Di fronte</a> a questa Germania, la Francia non ha interesse a seguire la stessa politica e non ha la forza di costruirne una alternativa. Dato che tutti gli altri Paesi (a partire dall’Italia) stanno a guardare senza fare proposte o costruire alleanze, non ci dobbiamo stupire che la nostra ripresa sia lenta, difficile e incerta.</p>
<p>Essa non può infatti essere costruita su politiche nazionali divergenti che, proprio perché tali, non hanno la forza di cambiare l’andamento dell’intera economia europea.</p>
<p>Non credo che il problema sia di facile soluzione proprio perché non è mai facile prendere atto dei cambiamenti della storia. Non lo è per gli Stati Uniti nei confronti della Cina, non lo è per la Francia nei confronti della Germania. Quanto a quest’ultima essa non sembra voler prendere atto che, se non si tiene conto del contesto europeo in cui si opera, non si riesce nemmeno a portare il proprio Paese verso un cammino di stabile crescita. Non credo infatti che nemmeno i tedeschi siano felici di comprimere a lungo i propri consumi e il proprio tenore di vita. Anche se non sono esperto in materia, credo infatti che nessuno nasca masochista. Nemmeno i tedeschi.</p>
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		<title>Miracolo africano. Leader, sfide e ricchezze del nuovo continente emergente</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Jul 2010 09:19:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Prefazione di Romano Prodi al libro &#8216;Miracolo africano&#8216; di Riccardo Barlaam e Massimo di Nola edito da Il Sole 24 Ore
L&#8217;Africa è un Continente che vive un&#8217;importante fase di trasformazione in Italia poco conosciuta. Se ne scrive poco. Ed è una lacuna che tutti dobbiamo contribuire a colmare.
Il Mondo è tornato a guardare alle  grandi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1826" class="wp-caption alignright" style="width: 260px"><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/07/9788863451405.jpg"><img class="size-full wp-image-1826 " title="Miracolo africano. Leader, sfide e ricchezze del nuovo continente emergente - di Riccardo Barlaam; Massimo Di Nola - Ed: Il Sole 24 Ore" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/07/9788863451405.jpg" alt="Miracolo africano. Leader, sfide e ricchezze del nuovo continente emergente - di Riccardo Barlaam; Massimo Di Nola - Ed: Il Sole 24 Ore" width="250" height="368" /></a><p class="wp-caption-text">Miracolo africano. Leader, sfide e ricchezze del nuovo continente emergente - di Riccardo Barlaam; Massimo Di Nola - Ed: Il Sole 24 Ore</p></div>
<p>Prefazione di Romano Prodi al libro &#8216;<a href="http://www.radio24.ilsole24ore.com/popup/player.php?filename=100626-economia-in-pagine.mp3" target="_blank">Miracolo africano</a>&#8216; di Riccardo Barlaam e Massimo di Nola edito da <a href="http://www.hoepli.it/libro/miracolo-africano.asp?ib=9788863451405&amp;pc=000005002015004" target="_blank">Il Sole 24 Ore</a></p>
<p><em>L&#8217;Africa è un Continente che vive un&#8217;importante fase di trasformazione in Italia poco conosciuta. Se ne scrive poco. Ed è una lacuna che tutti dobbiamo contribuire a colmare.</em></p>
<p><em>Il Mondo è tornato a guardare alle  grandi potenzialità dei Paesi africani soprattutto per il recente boom dei prezzi delle materie prime. L&#8217;Africa detiene, infatti, ancora grandi risorse minerarie, agricole, energetiche. Sono aspetti rilevanti. Ma un&#8217;ottica limitata a questi aspetti è  fuorviante e ci porta indietro nel tempo.</em></p>
<p><em>L&#8217;epoca delle colonie è definitivamente e irreversibilmente finita e oggi queste risorse devono servire in primo luogo agli  africani. I Governi dei loro Paesi  hanno un&#8217;agenda impegnativa di obiettivi da raggiungere che in buona parte coincidono con i cosiddetti Millenium Goals: servono infrastrutture, ospedali, scuole, posti di lavoro, sviluppo sociale.</em></p>
<p><em>Il tutto in un contesto sostenibile: un tema, questo,  a cui è sensibile un numero crescente di leader politici africani.</em></p>
<p><em>Si è scritto anche &#8211; in maniera troppo spesso strumentale &#8211; della crescente <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Attualita%20ed%20Esteri/Esteri/2006/11/rb31106_mappacinaafrica.shtml?uuid=6e1bcea6-6b40-11db-ae01-00000e251029" target="_blank">presenza cinese in Africa</a>. La Cina, nel corso degli ultimi anni, ha accresciuto in grande misura la sua presenza nel Continente. In cambio di un accesso alle risorse offre e realizza infrastrutture, fornisce assistenza in campo economico, sanitario, tecnico scientifico, con un massiccio <a href="http://temi.repubblica.it/limes/cina-in-africa-nonostante-la-crisi" target="_blank">apporto di investimenti</a>. Questo riteniamo che sia un bene per l&#8217;Africa e per la Cina. Possono esistere (e vi sono) casi di sfruttamento condannabili ma in questo caso c&#8217;è da chiedersi a chi tocca scagliare la prima pietra… E soprattutto occorre separare le responsabilità di aziende e di imprenditori che possono essere cinesi come di qualsiasi altro Paese, dall&#8217;approccio del Governo di Pechino, solitamente attento a rispettare le esigenze delle sue controparti. E gli Stati africani sono perfettamente in grado di sapere e di chiedere ciò di cui hanno bisogno.</em></p>
<p><em>Invece di parlare di un presunto pericolo cinese per l&#8217;Africa, quindi, cerchiamo di studiarlo più a fondo e, soprattutto, cerchiamo di creare, insieme alla Cina, un programma comune, con regole comuni, per fare in modo che anche l&#8217;Africa cominci il suo cammino di sviluppo. I Paesi africani hanno bisogno di impegni concreti: questa la sfida che devono oggi affrontare l&#8217;Europa e l&#8217;Italia.</em></p>
<p><em>L&#8217;<a href="http://translate.google.it/translate?hl=it&amp;sl=en&amp;tl=it&amp;u=http://europa.eu/legislation_summaries/development/african_caribbean_pacific_states/r12540_en.htm&amp;anno=2" target="_blank">Unione Europea</a>, negli ultimi anni ha prodotto uno sforzo considerevole per dare un indirizzo e  obiettivi chiari e condivisi, nella sua politica di <a href="http://ec.europa.eu/europeaid/index_it.htm" target="_blank">cooperazione</a> con l&#8217;Africa. Accanto all&#8217;assistenza economica finalizzata allo sviluppo e al raggiungimento degli Obiettivi del millennio,  punta a rafforzare la capacità di Governance degli Stati africani. Si concentra sul rafforzamento delle istituzioni della società civile, della presenza e dello sviluppo dell&#8217;imprenditoria locale e soprattutto della cooperazione tra gli stessi Stati Africani.</em></p>
<p><em>Il quadro si presenta naturalmente in modo differente per le diverse aree geografiche. Con la sponda  Mediterranea del Continente  esiste già una maggiore spinta verso l&#8217;integrazione che coinvolte aspetti del mondo delle imprese, delle organizzazioni e delle strutture della società civile, delle università, della gestione dei flussi migratori ed altri capitoli importanti. Il coordinamento di  questa rete complessa di rapporti fa capo alla cosiddetta politica di vicinato ed è importante proseguire, con maggiore energia, in questa direzione.</em></p>
<p><em>Bisogna tuttavia tenere presente che nessuna politica di vicinato o nessuna politica mediterranea può essere portata a compimento senza un adeguato impegno politico e senza i necessari mezzi finanziari che lo sostengono. Né l&#8217;uno né l&#8217;altro mi sembrano oggi sufficienti per raggiungere un reale livello di integrazione.</em></p>
<p><em><a href="http://www.paginedidifesa.it/2004/tani_040119.html" target="_blank">Diverso è il caso</a> dell&#8217;Africa subsahariana e dell&#8217;Africa centrale e meridionale dove, accanto a Paesi in decollo sociale ed economico, esistono Stati che devono ancora risolvere  situazioni di <a href="http://www.peacelink.it/conflitti/i/1063.html" target="_blank">conflitto</a> e che hanno bisogno di costruire dalle fondamenta le proprie istituzioni amministrative, giuridiche e di sicurezza. L&#8217;obiettivo in questo caso è di accelerare il processo di consolidamento di questi Stati rafforzando il ruolo svolto dalle istituzioni regionali che si propongono di estendere il livello di integrazione economica e politica del Continente, per culminare nell&#8217;Unione Africana, a cui esse fanno riferimento. Si deve in parallelo tracciare un cammino che consenta al maggior numero possibile di questi Paesi di raggiungere uno stato di associazione all&#8217;Unione Europea, che comporta un miglior accesso non solo al mercato comunitario ma anche ai diversi strumenti della Ue in campo economico, scientifico, di sviluppo sociale e di tutela della sicurezza e dell&#8217;ambiente.</em></p>
<p><em>L&#8217;Italia si inserisce in questo contesto. Accanto alla Francia e alla Spagna è in grado di svolgere un ruolo di primo piano nella politica euromediterranea. In Africa occorre flessibilità, realismo ma anche una grande dose di entusiasmo. Le <a href="http://www.esteri.it/MAE/IT/Politica_Estera/Aree_Geografiche/Africa/Impegno_per_lAfrica.htm" target="_blank">potenzialità</a> del nostro Paese, delle nostre imprese, delle nostre istituzioni e della società civile per fornire un contribuito in questa direzione sono veramente grandi e lo dimostrano diversi esempi, alcuni dei quali sono riportati anche in questo libro. Altri si possono citare: ad esempio il contributo della <a href="http://www.santegidio.org/documenti/doc_1062/20001003_aids_bestaggini.pdf" target="_blank">Comunità di Sant&#8217;Egidio</a> e del <a href="http://www.ana.it/index.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=3968&amp;theme=Printer" target="_blank">Corpo degli Alpini</a> alla pacificazione del Mozambico. La presenza di numerosissime missioni insediate nelle aree più disagiate del Continente con un costante ruolo di aiuto alle popolazioni locali. L&#8217;attività delle miriadi di organizzazioni non governative che lavorano dal basso, lontani dai riflettori.</em></p>
<p><em>Un ultimo aspetto di particolare rilevanza è rappresentato dall&#8217;emigrazione africana in Europa e in Italia. Anche questo è un fenomeno di cui,  troppo spesso,  si sottolineano gli aspetti che allarmano l&#8217;opinione pubblica, dimenticando invece l&#8217;enorme contributo che può fornire alla cooperazione tra i nostri due continenti. Emigrazione significa scambio di esperienze, conoscenza reciproca, arricchimento di culture. Gli immigrati ghanesi che dall&#8217;Emilia  ritornano al loro Paese per avviare una propria attività imprenditoriale, a cui si fa cenno in questo libro, sono soltanto uno dei mille esempi. Si potrebbe aggiungere il ruolo, svolto nella direzione opposta dal turismo responsabile, e vorrei dire anche aperto a suggestioni nuove. Quante persone, tornate da un viaggio nel Continente, si dichiarano dopo pochi giorni afflitti dal mal d&#8217;Africa. Che non è una nuova malattia ma il risultato di un&#8217;esperienza positiva, che apre nuovi orizzonti e un diverso modo di vedere gli altri.</em></p>
<p><em>L&#8217;obiettivo degli autori di questo libro è di suscitare l&#8217;attenzione del lettore italiano sui cambiamenti in atto nel Continente prendendo spunto da situazioni particolarmente significative sotto il profilo politico, economico e sociale.</em></p>
<p><em>Non è, non vuole e non potrebbe essere quello di proporre un&#8217;enciclopedia sull&#8217;Africa. Se ne potranno condividere o meno alcune osservazioni,  ma ritengo che sia un contributo che va nella giusta direzione. Conoscere meglio l&#8217;Africa di oggi è importante per noi e per i nostri figli.</em></p>
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		<title>Incontro di Romano Prodi col vicepremier cinese Hui Liangyu e intervento alla National School of Governance ed al CEIBS</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Jul 2010 08:15:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[From June 28 to July 4 2010, Romano Prodi visited Beijing as a guest of the China Institute for International Strategic Studies (CIISS) to participate in an international conference on food safety. On this occasion, Romano Prodi had meetings with Hui Liangyu, China&#8217;s vice Prime Minister, and with General Chen Bingde, the current PLA&#8217;s Chief [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1813" class="wp-caption alignright" style="width: 342px"><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/07/2.jpg"><img class="size-full wp-image-1813   " title="July 1 2010, Romano Prodi and Chinese vice Prime Minister Hui Liangyu at the Great Hall of the People" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/07/2.jpg" alt="July 1 2010, Romano Prodi and Chinese vice Prime Minister Hui Liangyu at the Great Hall of the People" width="332" height="270" /></a><p class="wp-caption-text">July 1 2010, Romano Prodi and Chinese vice Prime Minister Hui Liangyu at the Great Hall of the People</p></div>
<p>From June 28 to July 4 2010, Romano Prodi visited Beijing as a guest of the China Institute for International Strategic Studies (CIISS) to participate in an international conference on food safety. On this occasion, Romano Prodi had meetings with Hui Liangyu, China&#8217;s vice Prime Minister, and with General Chen Bingde, the current PLA&#8217;s Chief of Staff.</p>
<div id="attachment_1814" class="wp-caption alignleft" style="width: 440px"><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/07/IMG_0248.JPG"><img class="size-large wp-image-1814  " title="July 3 2010, public panel discussion at CEIBS Beijing, from right to left : General Giuseppe Cucchi, Romano Prodi, General Xiong Guangkai, Ambassador Lu Qiutian and David Gosset." src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/07/IMG_0248-1024x682.jpg" alt="July 3 2010, public panel discussion at CEIBS Beijing, from right to left : General Giuseppe Cucchi, Romano Prodi, General Xiong Guangkai, Ambassador Lu Qiutian and David Gosset." width="430" height="286" /></a><p class="wp-caption-text">July 3 2010, public panel discussion at CEIBS Beijing, from right to left : General Giuseppe Cucchi, Romano Prodi, General Xiong Guangkai, Ambassador Lu Qiutian and David Gosset.</p></div>
<p>Romano Prodi delivered a<a href="http://www.nsa.gov.cn/cenep/portal/user/anon/page/NSAEnglish_CMS.page?metainfoId=81f24dd83fa546d4907cfda2f64753d1&amp;appId=00000000000000001264&amp;categoryCode=100" target="_blank"> speech</a> at the <a href="http://www.nsa.gov.cn/cenep/" target="_blank">National School of Governance</a> and participated in a public <a href="http://www.ceibs.edu/media/archive/54234.shtml" target="_blank">panel discussion</a> at the <a href="http://www.ceibs.edu/" target="_blank">China Europe International Business School</a> on the 21st century main geopolitical dynamics.</p>
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		<title>L&#8217;emergenza alimentare tocca anche noi</title>
		<link>http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/lemergenza-alimentare-tocca-anche-noi_1757.html</link>
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		<pubDate>Sun, 04 Jul 2010 09:11:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 04 Luglio 2010
Qui a Pechino, in questi giorni, si è svolto un convegno internazionale sulla sicurezza alimentare in Cina e nel mondo. In un periodo in cui i prezzi agricoli sono ben lontani dalle punte raggiunte due anni fa e in cui sono soprattutto gli agricoltori a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/07/fame_nel_mondo.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1759" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/07/fame_nel_mondo.jpg" alt="" width="450" height="341" /></a>Articolo di Romano Prodi su <strong><a href="http://carta.ilmessaggero.it/view.php?data=20100704&amp;ediz=20_CITTA&amp;npag=1&amp;file=PROD_34.xml&amp;type=STANDARD" target="_blank">Il Messaggero</a></strong> del 04 Luglio 2010</p>
<p>Qui a <a href="http://paper.people.com.cn/rmrb/html/2010-07/02/nw.D110000renmrb_20100702_4-03.htm?div=-1" target="_blank">Pechino</a>, in questi giorni, si è svolto un <a href="http://english.peopledaily.com.cn/90001/90776/90882/7048810.html" target="_blank">convegno internazionale sulla sicurezza alimentare</a> in Cina e nel mondo. In un periodo in cui i prezzi agricoli sono ben lontani dalle punte raggiunte due anni fa e in cui sono soprattutto gli agricoltori a lamentarsi dei prezzi troppo bassi, il tema potrebbe apparire non particolarmente urgente. Soprattutto in un mondo in cui si è fatta l’abitudine al fatto che un miliardo di persone rischia quotidianamente la fame ed un altro miliardo vive al limite della sussistenza.</p>
<p>Eppure il tema viene proposto con la massima enfasi e con altrettanta urgenza non tanto da una sede accademica quanto dall’Istituto Internazionale di Studi Strategici, che ogni anno sceglie di dibattere il tema che più di ogni altro potrà condizionare gli equilibri politici e militari del nostro pianeta.</p>
<p>Il cibo torna ad essere il numero uno. Non solo perché ogni giorno la terra deve nutrire 220.000 persone in più, ma perché i cittadini del mondo tendono a migliorare sempre di più la loro dieta.</p>
<p>Nel prossimo e nel più lontano futuro avremo quindi bisogno di sempre più cibo. L’attuale organizzazione dell’agricoltura mondiale non è tuttavia in grado di venire incontro a questa sfida. Dopo la grande rivoluzione verde che, tra gli anni Sessanta agli anni Ottanta del secolo scorso, ha aumentato la produttività nell’agricoltura mondiale del 4% all’anno, siamo entrati un un periodo in cui essa progredisce a mala pena dell’1% all’anno.</p>
<p>Le cause di questo cambiamento sono molteplici e vanno da una generale diminuzione degli investimenti in ricerca e sviluppo in agricoltura al deterioramento delle qualità del terreno dovuto al disordinato sfruttamento. A questo si deve aggiungere l’urbanizzazione selvaggia di molti fra i terreni più fertili. E, ancora, bisogna tenere conto dell’inquinamento e dell’abbassamento delle falde acquifere. Quest’ultimo è addirittura un problema angosciante dato che, se ogni essere umano beve in media due litri di acqua al giorno, ne occorrono duemila per produrre il cibo che lo stesso individuo consuma quotidianamente (quasi un litro per ogni caloria). A rendere più probabile una futura scarsità di cibo contribuisce infine una sciagurata politica che tende ad incentivare oltre ogni misura l’uso del suolo agricolo non per produrre cibo ma energia. Se oggi vi è ancora nel mondo un certo equilibrio fra la domanda e l’offerta di cibo è solo perché vi è un miliardo di persone affamate e un altro miliardo sottonutrite.</p>
<div id="attachment_1764" class="wp-caption alignleft" style="width: 410px"><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/07/P201007011612551899015713.jpg"><img class="size-full wp-image-1764   " title="Romano Prodi all' International Symposium on Food Security symposium di Pechino" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/07/P201007011612551899015713.jpg" alt="Prodi all' International Symposium of Food Security symposium di Shangai" width="400" height="267" /></a><p class="wp-caption-text">Romano Prodi all&#39; International Symposium on Food Security symposium di Pechino</p></div>
<p>Tenendo conto di tutti questi fatti abbiamo di fronte a noi il tremendo compito di nutrire decentemente nove miliardi di persone, raddoppiando la produzione agricola da qui al 2050. È una sfida difficile da vincere ma con conseguenze drammatiche se essa viene perduta.Occorre quindi agire prontamente nell’elaborare una comune linea d’azione a <a href="http://www.ong.agimondo.it/notizie-in-tempo-reale/notizie/201006231715-cro-rt10322-fame_nel_mondo_onu_obiettivi_millennio_ancora_troppo_lontani" target="_blank">livello mondiale</a>, in primo luogo aumentando lo sforzo di ricerca e sviluppo in agricoltura, affiancando ad esso strutture capaci di diffondere le migliori tecnologie anche nelle aree più arretrate. In secondo luogo bisogna porre fine alla concorrenza fra energia e cibo ponendo limiti agli incentivi alle produzioni non agricole. In terzo luogo è necessario mettere un ordine alla progressiva espansione delle aree urbane ed infine vanno messi in atto enormi investimenti per adottare sistemi di irrigazione più efficienti specialmente intorno ai grandi fiumi (come il Nilo) che non sono più in grado di portare acqua a tutte le terre circostanti. E tanta altra acqua dolce dovrà essere ricavata utilizzando nuove forme di energia per desalinizzare l’acqua del mare. Se non metteremo in atto queste politiche con uno sforzo veramente globale noi assisteremo inevitabilmente in un breve periodo di tempo a un inaccettabile aumento dei prezzi agricoli, con altrettanto inaccettabili conseguenze di fame e violenza.</p>
<p>Non crediamo che questi problemi non ci riguardino in quanto, come europei, possiamo vivere tranquilli nella nostra sicurezza alimentare.</p>
<p>Per toglierci questa illusione la signora <a href="http://finance.dzwww.com/jiaodian/zxbb/201006/t20100612_5658945.html" target="_blank">Anthea Webb</a>, responsabile dell’ufficio di Pechino del programma alimentare delle <a href="http://it.wfp.org/" target="_blank">Nazioni Unite</a>, ci ha ricordato che in ogni Paese in cui scoppia una carestia vi sono solo tre alternative. O si accetta la morte o si emigra in massa o ci si ribella con la violenza. Credo che sia doveroso evitare ad ogni costo tutte e tre queste alternative.</p>
<p>PS. Abbiamo giustamente messo in rilievo quello che i governi e i responsabili politici debbono fare. Tuttavia qualcosa deve cambiare anche nel nostro comportamento quotidiano se in un Paese forzatamente parsimonioso come la Cina il 16% del cibo viene in diverse maniere sciupato e gettato e il 20% è utilizzato per fornire calorie in eccesso. Immaginiamo quale possa essere la situazione dei nostri Paesi!</p>
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		<title>Discorso di Prodi sulla crisi economica e finanziaria alla National School of Administration cinese</title>
		<link>http://www.romanoprodi.it/notizie/discorso-di-prodi-sulla-crisi-economica-e-finanziaria-alla-national-school-of-administration-cinese_1804.html</link>
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		<pubDate>Fri, 02 Jul 2010 08:01:54 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Cina]]></category>
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		<description><![CDATA[National School of Administration
The People&#8217;s Republic of China
On July 2, 2009, Mr. Romano Prodi, former President of the EU Commission and former Prime Minister of Italy, delivered a speech on current financial and economic crisis for CNSA trainees and faculty its premises.
Mr. Wei Liqun, CNSA Executive Vice President met Mr. Prodi and chaired his speech [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/07/E-tu1.jpg"><img class="size-full wp-image-1805 alignright" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/07/E-tu1.jpg" alt="" width="639" height="190" /></a>National School of Administration<br />
The People&#8217;s Republic of China</p>
<p>On July 2, 2009, <a href="http://www.nsa.gov.cn/cenep/portal/user/anon/page/NSACMSPage.page?metainfoId=5927dfb67555461f94c549b26de49b9d" target="_blank">Mr. Romano Prodi</a>, former President of the EU Commission and former Prime Minister of Italy, delivered <a href="http://www.nsa.gov.cn/cenep/portal/user/anon/page/NSAEnglish_CMS.page?metainfoId=81f24dd83fa546d4907cfda2f64753d1&amp;appId=00000000000000001264&amp;categoryCode=100" target="_blank">a speech</a> on current financial and economic crisis for <a href="http://www.nsa.gov.cn/" target="_blank">CNSA</a> trainees and faculty its premises.</p>
<p>Mr. Wei Liqun, CNSA Executive Vice President met Mr. Prodi and chaired his speech later.</p>
<p>CNSA Vice Presidents, Mr. Hong Yi, Mr. Zhou Wenzhang and Mr. Han Kang  as well as Mr. Yang Wenming, Director General of CNSA Personnel Bureau were also present at the meeting and the speech.</p>
<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/07/1_2f29c89df608465e962ec34af32b9937.JPG"><img class="aligncenter size-full wp-image-1821" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/07/1_2f29c89df608465e962ec34af32b9937.JPG" alt="" width="500" height="333" /></a></p>
<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/07/2_7d2838c07bcb4b24ad7453876879544d.JPG"><img class="aligncenter size-full wp-image-1822" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/07/2_7d2838c07bcb4b24ad7453876879544d.JPG" alt="" width="500" height="333" /></a></p>
<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/07/3_7905a5d0bfa54df590f607a409c3369e.JPG"><img class="aligncenter size-full wp-image-1823" title="3_7905a5d0bfa54df590f607a409c3369e" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/07/3_7905a5d0bfa54df590f607a409c3369e.JPG" alt="3_7905a5d0bfa54df590f607a409c3369e" width="500" height="333" /></a></p>
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		<title>Se ognuno dei cuochi bada alla sua pentola</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Jun 2010 08:54:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 27 Giugno 2010
La lenta agonia del G8 prosegue il suo corso, anche se nessuno è ancora in grado di verificarne la morte cerebrale. Perché la sua fine non facesse troppo rumore è stato per ora affiancato al G20, che progressivamente ne prenderà il posto senza pianti e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1750" class="wp-caption alignright" style="width: 410px"><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/06/g8_xin-400x300.jpg"><img class="size-full wp-image-1750 " title="I leaders del G20 ieri a Toronto " src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/06/g8_xin-400x300.jpg" alt="I leaders del G8 ieri a Toronto " width="400" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">I leaders del G20 ieri a Toronto</p></div>
<p>Articolo di Romano Prodi su <a href="http://carta.ilmessaggero.it/view.php?data=20100627&amp;ediz=20_CITTA&amp;npag=1&amp;file=PRODI_39.xml&amp;type=STANDARD" target="_blank"><strong>Il Messaggero</strong></a> del 27 Giugno 2010</p>
<p>La lenta <a href="http://www.asca.it/news-G8__BOZZA_CONCLUSIONI__RIPRESA_FRAGILE__A_RISCHIO_OBIETTIVI_SVILUPPO-926767-ECO-1.html" target="_blank">agonia del G8</a> prosegue il suo corso, anche se nessuno è ancora in grado di verificarne la morte cerebrale. Perché la sua fine non facesse troppo rumore è stato per ora <a href="http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=142392" target="_blank">affiancato al G20</a>, che progressivamente ne prenderà il posto senza pianti e senza rimpianti. Il G8 ormai da qualche tempo rappresentava una realtà mondiale sorpassata e la <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/associata/2010/06/27/visualizza_new.html_1846708627.html" target="_blank">riunione di ieri</a> lo ha semplicemente confermato. Sono stati passati in rassegna tutti i principali aspetti della politica internazionale (dall’Afghanistan, all’Iran, dal terrorismo internazionale al narcotraffico) senza tuttavia alcuna sostanziosa nuova deliberazione in materia.</p>
<p>L’unica cosa importante è l’impegno di mettere a disposizione la cospicua somma di <a href="http://www.adnkronos.com/IGN/News/Esteri/G20-73-miliardi-di-dollari-per-mamme-e-bimbi-Organizzazioni-umanitarie-pochi_598767153.html" target="_blank">7,3 miliardi</a> di dollari per la salute delle madri e dei bambini nei Paesi più poveri del pianeta, anche se debbo prendere questa bella decisione con un pizzico di prudenza perché non sarebbe la prima volta che i Paesi del G8 si impegnano ad assegnare ai Paesi più poveri risorse che non vengono poi versate ma restano solo una promessa. Non parliamo poi dell’efficacia concreta dei generici impegni per un approccio globale nella lotta contro la fame nel mondo. Quasi mai i fatti hanno avuto la stessa dimensione delle parole.</p>
<p>Ho partecipato a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Romano_Prodi" target="_blank">troppi G8 nella mia vita</a> (cinque come presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana e cinque come presidente della Commissione Europea) per non essermi reso conto della caduta di rappresentatività dei G8 in un mondo che cambia e in cui i nuovi attori della politica e dell’economia mondiale, tenuti fuori da tale consesso, non possono essere più esclusi dalle grandi decisioni che riguardano il futuro del mondo.</p>
<p>Celebrata l’estrema unzione del G8 è <a href="http://www.asca.it/news-G8__OGGI_CHIUSURA_LAVORI__IL_TIMONE_PASSA_AL_G20-926692-ATT-.html" target="_blank">successivamente</a> iniziato il G20, nel cui campo giocano sostanzialmente tutti i protagonisti della politica mondiale che dovranno essere in futuro il punto di riferimento delle grandi decisioni planetarie, ma che oggi potranno concludere ben poco per la mancanza di accordo sul principale tema che è sul tavolo e cioè la strategia di uscita dalla crisi.</p>
<p>Il presidente americano <a href="http://notizie.virgilio.it/notizie/economia/2010/6_giugno/26/al_g20_obama_chiedera_riforme_e_stimoli_per_ripresa_globale,24945980.html" target="_blank">Obama</a> ha infatti, a questo proposito, chiesto ripetutamente ai due Paesi che sono fortemente in attivo nei saldi del commercio mondiale di riequilibrare la propria posizione, rendendo in tal modo più facile l’aggiustamento di coloro che, a partire dagli Stati Uniti, sono invece in cronico passivo. Alla Cina Obama ha chiesto la flessibilità del cambio dello yuan, mentre ha fatto pressione sulla Germania perché aiutasse la ripresa adottando una politica di minore austerità fiscale.</p>
<p>La risposta positiva <a href="http://www.libero-news.it/regioneespanso.jsp?id=442198" target="_blank">cinese</a> è stata già data in anticipo con la disponibilità verso una maggiore flessibilità della valuta nazionale.</p>
<p>È un impegno importante ma che lascia alla Cina un grande margine discrezionale sui tempi e sui modi di attuazione di un’eventuale rivalutazione.</p>
<p>La <a href="http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/argomenti/numero/20100625/pagina/02/pezzo/281162/" target="_blank">Germania</a> ha invece risposto picche ed ha varato invece un piano di austerità, non certo utile per la ripresa europea (che poneva le proprie speranze sulla crescita della domanda interna tedesca) ma sicuramente popolare presso gli elettori tedeschi, convinti che la crisi debba in ogni caso essere combattuta con l’austerità, anche se le ricette per la guarigione non possono essere le stesse quando le malattie sono diverse.</p>
<p>Nessuna proposta comune, quindi, per accelerare la ripresa dell’economia, anche se non noi europei non possiamo muovere alcun rimprovero agli altri perché, nonostante il legame che ci unisce, non siamo stati in grado di disegnare un percorso comune di uscita dalla crisi. Non mi dolgo invece riguardo al mancato accordo su una tassa sulle banche. Capisco che essa sarebbe stata molto popolare, ma sarebbe anche stata quantomeno una ragione per rendere più caro il credito, scaricando sui clienti il peso della tassa stessa proprio in un momento in cui molte aziende sono affamate di credito semplicemente per sopravvivere.</p>
<p>Se non succedono miracoli sarà quindi un <a href="http://www.repubblica.it/economia/2010/06/25/news/arriva_il_g20_ma_un_dialogo_tra_sordi_torna_la_paura_della_bancarotta_greca-5140917/?ref=HREC1-7" target="_blank">G20 particolarmente magro</a> e magri saranno anche i prossimi, se non ci affrettiamo a dotarli di strutture forti e permanenti, in grado di elaborare le proposte con largo anticipo e di arrivare all’approvazione finale dopo discussioni approfondite ed esaurienti. Questi vertici, con protagonisti numerosi e con calendari serrati e predeterminati, possono arrivare ad importanti decisioni solo se il menu è quasi pronto prima dell’inizio della riunione. Mi sembra che, stavolta, il menu fosse scritto solo sulla carta e che in cucina non ci fosse nessuno chef in grado di coordinare il lavoro dei cuochi e che ognuno badasse solo alla sua pentola. Se il G8 sta passando a miglior vita per la insufficiente rappresentatività dei suoi protagonisti, non vorrei che il G20 entri in una crisi irreversibile perché gli attori non sono in grado di lavorare insieme.</p>
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		<title>Salari e moneta. Ci sono tante novità in Cina</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Jun 2010 07:39:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 21 Giugno 2010
Per molti anni ci siamo abituati a pensare che, data l’illimitata offerta di mano d’opera, i salari cinesi sarebbero per sempre rimasti bassissimi, praticamente al livello di sussistenza. In effetti da quando, oltre trent’anni fa, la Cina ha deciso di irrompere nell’economia moderna, le cose [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1714" class="wp-caption alignright" style="width: 430px"><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/06/StrikeFoshanFengfuHonda.jpg"><img class="size-full wp-image-1714 " title="I lavoratori della Foshan Fengfu (fornitore Honda) in sciopero" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/06/StrikeFoshanFengfuHonda.jpg" alt="I lavoratori della Foshan Fengfu (fornitore Honda) in sciopero" width="420" height="241" /></a><p class="wp-caption-text">I lavoratori della Foshan Fengfu (fornitore Honda) in sciopero</p></div>
<p>Articolo di Romano Prodi su <a href="http://carta.ilmessaggero.it/view.php?data=20100621&amp;ediz=20_CITTA&amp;npag=1&amp;file=PRODI_35.xml&amp;type=STANDARD" target="_blank">Il Messaggero</a> del 21 Giugno 2010</p>
<p>Per molti anni ci siamo abituati a pensare che, data l’illimitata offerta di mano d’opera, i <a href="http://www.worldsalaries.org/china.shtml" target="_blank">salari</a> cinesi sarebbero per sempre rimasti bassissimi, praticamente al livello di sussistenza. In effetti da quando, oltre trent’anni fa, la Cina ha deciso di irrompere nell’economia moderna, le cose sono andate in questo modo.</p>
<p>L’enorme flusso migratorio dalle campagne alle città e dalle regioni sottosviluppate a quelle più avanzate ha permesso uno sviluppo economico sostenuto e continuato senza sostanziosi aumenti salariali. Come peraltro quasi sempre avviene nella fase iniziale dello sviluppo, la quota dei salari rispetto al Prodotto nazionale lordo è andata diminuendo proprio perché non vi erano limiti all’offerta di nuovi lavoratori, soprattutto nelle classi di popolazione giovanile. La politica governativa è inoltre stata costantemente dedicata a favorire il contenimento del livello salariale, proprio perché la priorità assoluta era la costruzione di una base industriale e una capacità di conquista dei mercati esteri, in modo da procedere a tappe forzate nel processo di modernizzazione del paese.</p>
<p>In teoria le cose potrebbero continuare allo stesso modo in futuro, anche perché il 40% della popolazione cinese è ancora impiegata in <a href="http://www.nationmaster.com/country/ch-china/lab-labor" target="_blank">agricoltura</a>, mentre nei paesi a più elevato livello di <a href="http://www.nationmaster.com/graph/lab_agr_wor_mal-labor-agricultural-workers-male" target="_blank">sviluppo</a> questa cifra non supera il 3 o 4 per cento. Vi dovrebbero essere infatti ancora centinaia di milioni di contadini pronti ad emigrare verso aree e professioni dove il salario e la produttività sono quattro o cinque volte più elevati. In effetti le cose sono un poco più complicate perché, in conseguenza della politica del <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/One-child_policy" target="_blank">figlio unico</a>, inaugurata nel 1979, le classi di età più disposte ad emigrare sono fortemente diminuite di numero. Basta pensare che i <a href="http://geography.about.com/od/populationgeography/a/chinapopulation.htm" target="_blank">giovani</a> fra i 20 e 29 anni erano 233 milioni nel 1990 e sono oggi intorno ai 150 milioni, mentre gli addetti all’agricoltura nelle stesse classi d’età superano di poco il 20%. Per usare la vecchia terminologia marxista, vi è ancora un grande esercito di riserva, ma non più illimitato nella quantità e nel tempo.</p>
<p>Di questa nuova realtà hanno preso atto le autorità cinesi con atteggiamenti e provvedimenti che delineano interessanti cambiamenti. In primo luogo è stato aperto un dibattito sempre più ampio e partecipato sulle grandi disparità di reddito e sulle ingiustizie esistenti nel Paese, dibattito che fino a qualche anno fa era inesistente in quanto proibito. Si possono oggi leggere indagini demoscopiche dalle quali emerge che il 75% dei cinesi pensa che la distribuzione del reddito sia fortemente iniqua. Accanto a questo viene messo in discussione anche il sistema di registrazione, che è sempre stato uno strumento di severa regolamentazione nei trasferimenti dalle campagne alle città.</p>
<p>Si è poi proceduto ad un <a href="http://www.nytimes.com/2010/06/08/business/global/08wages.html" target="_blank">aumento</a> del salario minimo fino al 20% in tutte le province a maggiore concentrazione industriale. Si è inoltre attribuita grande pubblicità ad una serie di scioperi, illustrandone in modo specifico le motivazioni, attribuite non solo al livello salariale ma anche alle non tollerabili condizioni di lavoro. Nei casi più noti, cioè gli stabilimenti cinesi della <a href="http://www.asianews.it/news-en/Honda-gives-in-and-raises-wages-following-Foshan-strike-18565.html" target="_blank">Honda</a> e gli impianti della <a href="http://abcnews.go.com/Technology/Media/foxconn-china-assembly-workers-receive-pay-raise/story?id=10846341" target="_blank">Foxconn</a> (grande fornitrice della Apple e di altre imprese ad elevata tecnologia) questi <a href="http://www.nytimes.com/2010/06/09/business/global/09labor.html" target="_blank">scioperi</a> si sono <a href="http://www.reuters.com/article/idUSTPV00158820100528" target="_blank">conclusi</a> con forti aumenti salariali, debitamente propagandati in tutta la Cina. Così come è stato dato ampio spazio al fatto che alcune imprese localizzate nell’area di Shanghai abbiano trasferito parte delle loro produzioni elementari non nelle province cinesi con livelli salariali inferiori ma addirittura in Vietnam dove il lavoro costa un ulteriore 40% in meno.</p>
<p>Siamo quindi di fronte a una vera e propria nuova politica, che attribuisce all’aumento della domanda interna un ruolo sempre maggiore nella strategia di crescita del Paese rispetto ad un disegno quasi esclusivamente fondato sulle esportazioni. Non pensiamo ad un processo rapido ed improvviso, perché i salari del lavoro non qualificato sono ancora almeno dieci volte inferiori a quelli medi europei. Il processo di avvicinamento è tuttavia accelerato dal fatto che, limitatamente alle funzioni tecniche più specializzate, i costi fra Europa e Cina si sono fortemente avvicinati fino a diventare, in alcuni casi, assolutamente paragonabili. Sembra quindi che il cambiamento di direzione sia ormai ben delineato.</p>
<p>A questo si aggiunge l’improvviso (ma non inatteso) annuncio del ritorno al <a href="http://www.bangkokpost.com/news/world/181839/china-central-bank-to-promote-currency-reform" target="_blank">cambio flessibile</a> dello yuan nei confronti del dollaro. Di questa decisione alcuni osservatori hanno sottolineato la tempestività politica alla vigilia del G20, altri hanno preconizzato una rivoluzione rispetto al passato. Nulla di tutto questo. I cambiamenti nelle regole del lavoro, gli aumenti salariali e la nuova flessibilità monetaria sono semplicemente il segnale che la Cina si considera definitivamente fuori dalla crisi economica e vuole suonare con tutti gli strumenti a disposizione per continuare la crescita, diminuire le enormi disparità interne e riassicurare il resto del mondo sul suo interesse ad essere un elemento non di turbamento ma di equilibrio dell’economia mondiale. Vedremo se tutti questi obiettivi verranno raggiunti, ma è certo che la Cina si muove in fretta ed è sempre di più protagonista della politica e dell’economia mondiale.</p>
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		<title>Lasciate in pace la Costituzione, sfidate le corporazioni</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Jun 2010 09:28:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Lasciate in pace la Costituzione, sfidate le corporazioni.
Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 13 Giugno 2010
Non posso nascondere di essermi sorpreso quando qualche giorno fa ho letto che, per dare un contributo alla liberalizzazione della nostra economia, bisognava assolutamente modificare l’articolo 41 della nostra Costituzione. Anche se già lo conoscevo, mi sono tuttavia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/06/intestazione_3.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1709" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/06/intestazione_3.jpg" alt="" width="400" height="280" /></a>Lasciate in pace la Costituzione, sfidate le corporazioni.</p>
<p>Articolo di Romano Prodi su <strong><a href="http://carta.ilmessaggero.it/view.php?data=20100613&amp;ediz=20_CITTA&amp;npag=1&amp;file=PRODI_40.xml&amp;type=STANDARD" target="_blank">Il Messaggero</a> </strong>del 13 Giugno 2010</p>
<p>Non posso nascondere di essermi sorpreso quando qualche giorno fa ho letto che, per dare un contributo alla liberalizzazione della nostra economia, <a href="http://it.reuters.com/article/itEuroRpt/idITLDE6581EL20100609" target="_blank">bisognava</a> assolutamente <a href="http://www.leragioni.it/2010/06/14/tremonti-alla-cisl-cambiare-gli-art-41-e-118-cost/" target="_blank">modificare</a> l’articolo <a href="http://www.quirinale.it/qrnw/statico/costituzione/costituzione.htm" target="_blank">41</a> della nostra Costituzione. Anche se già lo conoscevo, mi sono tuttavia preso cura di rileggere il suddetto articolo che, come tutti gli articoli della prima parte della nostra Carta fondamentale, brilla per semplicità e chiarezza. Esso scrive che “l’iniziativa privata è libera”. E aggiunge semplicemente che “non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale e in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà (opportuna questa insistenza sulla libertà) e alla dignità umana”. Come ovvio completamento, l’articolo aggiunge che “La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali”.</p>
<p>Terminata questa lettura mi sono messo il cuore in pace, nella sicurezza che né la lettera né lo spirito di quest’articolo mai avrebbero messo in rischio o semplicemente resa più difficile la libertà di intrapresa in quanto in qualsiasi sistema, anche nel più liberista, la legge ha il compito di dettare le norme di comportamento perché l’esercizio dell’attività economica non rechi danno all’esercizio dei diritti dei cittadini, sia che essi si organizzino in forma individuale che associata.</p>
<p>Tutti noi abbiamo infatti il diritto di essere tutelati dalla legge riguardo ai requisiti igienici o sanitari di un prodotto o della pericolosità di un giocattolo, così come in ogni parte del mondo i lavoratori e gli imprenditori trovano nella legge (italiana o europea) i diritti e gli obblighi che derivano dall’esercizio della propria attività. È peraltro evidente che, se esistono regolamentazioni eccessive, queste possono e debbono essere eliminate dall’attività legislativa, affidata all’iniziativa del Governo e del Parlamento.</p>
<p>Assolta la Costituzione da qualsiasi colpa in materia, mi è sorto il sospetto che potesse essere stata la Corte Costituzionale, attraverso le sue interpretazioni, ad impedire una maggiore liberalizzazione della nostra economia. Ho letto tuttavia a questo proposito un <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-06-08/meno-lacci-centra-carta-080400.shtml?uuid=AYAV7qwB" target="_blank">esauriente articolo</a> dell’ex presidente della corte Valerio Onida che dimostra che mai la corte in tutta la sua storia ha dichiarato l’illegittimità di una legge liberalizzatrice e che, al contrario, esistono numerose decisioni che hanno rimosso limiti ingiustificati alla libertà di iniziativa contenuti nelle leggi nazionali o in quelle regionali.</p>
<p>Tranquillizzato su tutti i fronti, ho quindi ritenuto la proposta come un semplice errore o come un ormai rituale messaggio di avversione allo spirito (visto che non è possibile farlo alla lettera) della nostra Costituzione.</p>
<p>L’ipotesi dell’inconsapevole errore è stata poi esclusa dal fatto che il presidente del Consiglio è <a href="http://it.notizie.yahoo.com/4/20100609/tts-oittp-berlusconi-imprese-costituzion-ca02f96.html" target="_blank">ritornato</a> ripetutamente sull’argomento ribadendo la necessità di una riforma dello stesso articolo 41, alla quale proposta, per abbondanza, il ministro dell’Economia, <a href="http://www.adnkronos.com/IGN/News/Economia/Imprese-Tremonti-modificare-articoli-41-e-118-della-Costituzione_535847493.html" target="_blank">ha aggiungo</a> ieri l’altrettanto inutile proposta di abolire l’altrettanto innocuo articolo <a href="http://www.quirinale.it/qrnw/statico/costituzione/costituzione.htm" target="_blank">118</a> della Costituzione.</p>
<p>Non riuscendo a raggiungere altre spiegazioni razionali per simili comportamenti, sono ricorso alla mia esperienza passata quando, insieme con l’allora ministro Bersani, ci accingemmo a fare un <a href="http://www.sviluppoeconomico.gov.it/pdf_upload/documenti/phpvUTxo4.pdf" target="_blank">programma sistematico e generalizzato di liberalizzazioni</a> e mi è facilmente saltato alla memoria il <a href="http://www.denaro.it/VisArticolo.aspx?IdArt=482648&amp;KeyW=" target="_blank">panorama</a> di <a href="http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2006/07_Luglio/18/farmacia.shtml" target="_blank">impressionanti</a> <a href="http://www.rainews24.rai.it/it//news_print.php?newsid=62713" target="_blank">proteste</a> che ci veniva dalla piazza. E ricordo benissimo che nessuno agitava il libretto della Costituzione ma cartelli minacciosi nei confronti del Governo come risposta corale e violenta alla presunta violazione delle prerogative, dei diritti e dei privilegi delle categorie interessate. Ed allora mi sorge il sospetto che l’accusa rivolta alla Costituzione e l’inutile scelta di un <a href="http://it.notizie.yahoo.com/19/20100610/tbs-cdm-lunga-discussione-su-modifiche-a-7e999a9.html" target="_blank">cammino tortuoso</a> per procedere alla semplice riduzione di lacci e laccioli sia il comprensibile desiderio di evitare le rumorose manifestazioni e le <a href="http://www.asca.it/news-CRISI__MARCEGAGLIA__BENE_TREMONTI_SU_MODIFICA_ART_41_COSTITUZIONE-921720-ora-.html" target="_blank">reazioni</a>, anche spesso incontrollate, delle <a href="http://www.adnkronos.com/IGN/News/Economia/Imprese-Confartigianato-condividiamo-modifica-art41-Costituzione_514890078.html" target="_blank">infinite categorie</a> e <a href="http://www.libero-news.it/news/431126/Imprese__Guidi__modifica_art_____Costituzione_puo__avere_effetti_molto_positivi.html" target="_blank">corporazioni</a> che su questi lacci prosperano non da decenni ma da secoli.</p>
<p>E vorrei anche aggiungere che, sempre secondo la mia esperienza, lo scontento e le pressioni non prendono solo la via dell’opposizione, ma anche le insidiose strade degli alleati di governo. In poche parole, a fare sul serio queste riforme, si perdono consensi e voti. Posso in coscienza dire che le abbiamo ugualmente portate avanti, pur con la piena consapevolezza delle possibili conseguenze negative, anche se non arrivo al punto di affermare che il mio Governo sia caduto esclusivamente per questo motivo.</p>
<p>Auguro quindi buon lavoro al ministro Tremonti. Sulle conseguenze sul Governo veda lui.</p>
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