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	<title>Romano Prodi &#187; cooperazione</title>
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	<description>Pagine del sito del prof. Romano Prodi</description>
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		<title>La dignità dell&#8217;Africa, i doveri del Mondo</title>
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		<pubDate>Sun, 30 May 2010 07:13:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La dignità dell&#8217;Africa, i doveri del Mondo
Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 30 Maggio 2010
Nel 1960, ventitré Paesi africani raggiunsero la propria indipendenza. A cinquant’anni di distanza le celebrazioni di quegli avvenimenti costituiscono non solo un’occasione di festa, ma anche un momento di riflessione sui risultati positivi e sulle mancanze storiche di questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/05/elefante_sud_africa.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1658" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/05/elefante_sud_africa.jpg" alt="" width="432" height="298" /></a>La dignità dell&#8217;Africa, i doveri del Mondo</p>
<p>Articolo di Romano Prodi su <a href="http://carta.ilmessaggero.it/view.php?data=20100530&amp;ediz=20_CITTA&amp;npag=1&amp;file=PRODI_41.xml&amp;type=STANDARD" target="_blank"><strong>Il Messaggero</strong></a> del 30 Maggio 2010</p>
<p>Nel 1960, ventitré Paesi africani raggiunsero la propria <a href="http://www.silab.it/storia/?pageurl=51-l-indipendenza-dell-africa" target="_blank">indipendenza</a>. A cinquant’anni di distanza le celebrazioni di quegli avvenimenti costituiscono non solo un’occasione di festa, ma anche un momento di riflessione sui risultati positivi e sulle mancanze storiche di questo grande evento. Debbo tuttavia constatare che, nonostante i forti legami e le tante espressioni retoriche, l’Italia è quasi assente da questa riflessione collettiva, mentre assai forte è l’attenzione dei governi e dei media degli altri Paesi europei. Eppure nessuno può esimersi dal riflettere sulle ragioni del mancato sviluppo politico, economico ed umano dell’Africa.</p>
<p>Queste responsabilità sono da suddividere in modo equo tra le leadership locali e quelle dei Paesi industrializzati, che troppo spesso hanno agito seguendo interessi egoistici e di breve periodo. Anche se è giusto ricordare che, nell’ultimo decennio, sono stati creati meccanismi di <a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/it/news/Nazioni-Unite-e-Unione-Africana-rafforzata-la-cooperazione-per-i-diritti-umani-in-Africa/1534" target="_blank">collaborazione</a> fra Nazioni Unite e <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Unione_Africana" target="_blank">Unione Africana</a> che hanno portato a risultati di notevole importanza, contribuendo alla <a href="http://www.un.org/en/peacekeeping/missions/unamid/" target="_blank">diminuzione</a> dei conflitti armati e perfino ad una sostenuta crescita economica in alcune aree (anche se ancora molto poche) della realtà africana, è tuttavia ormai chiaro che solo superando la presente frammentazione politica ed economica, si potrà ottenere maggiore pace, sviluppo e prosperità.</p>
<p>La frammentazione del continente in oltre cinquanta Paesi non permette infatti alcuna prospettiva di sviluppo economico e di solidità politica. Da soli questi Paesi non hanno né la forza né le dimensioni per modernizzare l’agricoltura, per fare crescere l’industria perché troppo piccoli per costruire un mercato interno. Le loro debolezze e la loro frammentazione rende inoltre impossibile una moderna organizzazione statuale e un’effettiva democrazia. Il grande contributo che possiamo dare all’Africa è perciò quello di aiutare la sua integrazione politica ed economica.</p>
<p>Questo significa rovesciare la tradizione europea, che ha sempre preferito il rapporto diretto e bilaterale con i singoli Paesi, con una specie di continuità con i vecchi costumi di tipo coloniale. Un’operazione ancora più necessaria di fronte alla <a href="http://www.eurobull.it/La-politica-estera-della-Cina-in-Africa-e-nel-resto-del-mondo" target="_blank">politica cinese</a> in Africa, l’unica politica che, sgombra di retaggi storici, si realizza con una strategia a livello veramente continentale e con una dimensione fino ad ora ignota. È infatti la prima volta nella storia dell’umanità che un Paese esporta contemporaneamente capitali, uomini e tecnologie.</p>
<p>Di fronte a questa nuova realtà sarebbe disastroso continuare il vecchio gioco di dividere fra di loro i Paesi africani e trasferire in essi i propri conflitti e le proprie aree di influenza come avveniva tra Paesi europei al tempo del colonialismo e tra Unione Sovietica e Stati Uniti al tempo della guerra fredda. L’Africa ha bisogno della cooperazione di tutti e di unità al suo interno. Qualche sostanzioso progresso è stato ottenuto con la già citata collaborazione fra Unione Africana e Nazioni Unite che, pur tra mille limiti e difficoltà, ha contribuito alla stabilizzazione di diverse regioni africane.</p>
<p>Questo però non basta. Che non basti emerge dall’analisi dei conflitti tuttora in corso ed è emerso ancora più chiaramente ed in modo unanime nel recente convegno tenuto a Bologna con il titolo “<a href="http://www.fondazionepopoli.org/?p=417" target="_blank">Africa: 53 Paesi, un Solo Continente</a>.” In esso si è fatta strada la proposta che l’Unione Africana, l’Unione Europea, insieme agli Stati Uniti e alla Cina, si diano appuntamento per studiare le prospettive di un autentico orientamento comune nei confronti dell’Africa, superando gli approcci bilaterali che ne hanno così negativamente influenzato lo sviluppo. Questa è una condizione necessaria ma non certo sufficiente perché l’Africa inizi il proprio cammino verso la modernità. A tale azione si deve ovviamente affiancare il rinnovamento interno dei governi e dei sistemi politici dei diversi Paesi africani, troppe volte paralizzati da nepotismo, corruzione e abusi.</p>
<p>Questo è tuttavia davvero un altro capitolo. Da parte nostra dobbiamo lavorare per costruire un nuovo processo di cooperazione tra i grandi protagonisti dell’economia e della politica mondiale nei confronti dell’Africa. Un lavoro difficile ma non impossibile perché è nell’interesse di tutti.</p>
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		<title>San Marino TV: Africa, Prodi riunisce a Bologna capi di Stato, esperti e diplomatici per parlare di sviluppo</title>
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		<pubDate>Sun, 23 May 2010 15:35:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Africa: Prodi riunisce a Bologna capi di Stato, esperti e diplomatici per parlare di sviluppo
L&#8217;incontro è stato organizzato dalla Fondazione per la collaborazione fra i popoli, presieduta dall&#8217;ex premier
Articolo di Silvia Pelliccioni su San Marino tv del 23 maggio 2010
Pace, cooperazione e rafforzamento dell’Unione Africana nel suo ruolo di interlocutore per il “mondo occidentale”. Sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/05/lastminute-africa.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1639" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/05/lastminute-africa-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Africa: Prodi riunisce a Bologna capi di Stato, esperti e diplomatici per parlare di sviluppo<br />
L&#8217;incontro è stato organizzato dalla Fondazione per la collaborazione fra i popoli, presieduta dall&#8217;ex premier</p>
<p>Articolo di Silvia Pelliccioni su <a href="http://www.sanmarinortv.sm/economia/default.asp?id=33&amp;id_n=43106" target="_blank"><strong>San Marino tv</strong></a> del 23 maggio 2010</p>
<p>Pace, cooperazione e rafforzamento dell’Unione Africana nel suo ruolo di interlocutore per il “mondo occidentale”. Sono le priorità indicate da Romano Prodi nell’incontro organizzato dalla Fondazione per la collaborazione fra i popoli, da lui presieduta. “<a href="http://www.fondazionepopoli.org/" target="_blank">Africa: 53 Paesi, una sola Unione</a>”, il titolo del forum, più che mai esplicativo della visione maturata dall’ex presidente del consiglio dei ministri e della Commissione europea durante l’esperienza alla guida del panel dell’Onu per il peacekeeping. “L’Africa ha assoluto bisogno di pace ma c’è altrettanta necessità di lavorare insieme”, ha detto. “Finora le relazioni sono state bilaterali e questo ha frammentato i rapporti e le politiche”. Visione condivisa anche dall’ex presidente del Sudafrica Thabo Mbeki.</p>
<p>Al termine della sua disamina Prodi ha lanciato un’idea: “Il modello cui l’Europa e l’Occidente dovrebbero ispirarsi per le politiche di aiuto e sostegno all’Africa è quello del piano Marshall, messo in piedi dagli Stati Uniti al termine della seconda guerra mondiale per l’Europa distrutta. Non era infatti limitato alle infrastrutture, ma orientato anche alla ricostruzione della struttura finanziaria ed economica”.</p>
<p>Dal presidente del Senegal, Abdoulaye Wade, l’invito alle imprese europee di investire e produrre in Africa in una prospettiva di interesse reciproco.</p>
<p>Silvia Pelliccioni</p>
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		<title>Discorso di apertura di Romano Prodi ad &#8220;Africa. 53 Countries, one Union&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 21 May 2010 20:45:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Africa. 53 Countries, one Union
Discorso di apertura del Presidente Romano Prodi
Bologna, Palazzo Re Enzo, 21 maggio 2010
Onorevoli Presidenti, Ministri e partecipanti a quest&#8217;assemblea, cari colleghi, signore e signori,è un grande piacere per me aprire questa conferenza. Essere qui è un grande onore , non solo per la reputazione dei partecipanti, ma soprattutto per via delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-medium wp-image-1570" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/05/IMG_18381-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /><strong><a href="http://www.fondazionepopoli.org/" target="_blank">Africa. 53 Countries, one Union</a></strong></p>
<p>Discorso di apertura del Presidente Romano Prodi</p>
<p><em>Bologna, Palazzo Re Enzo, 21 maggio 2010</em></p>
<p>Onorevoli Presidenti, Ministri e partecipanti a quest&#8217;assemblea, cari colleghi, signore e signori,è un grande piacere per me aprire questa conferenza. Essere qui è un grande onore , non solo per la reputazione dei partecipanti, ma soprattutto per via delle attuali difficoltà politiche ed economiche.</p>
<p>Viviamo in un tempo di crisi nel quale è essenziale condividere nel modo più aperto possibile e rafforzare le nostre idee con coloro che operano in questa complessa realtà.</p>
<p>Gli stati africani stanno affrontando  sfide enormi alla loro stabilità e sicurezza. Sebbene negli ultimi anni ci sia stato un considerevole progresso nella conquista della pace e della crescita economica, ancora molte popolazioni dell&#8217;Africa non godono dei benefici della pace.</p>
<p>Inoltre, vecchie e nuove minacce continuano a mettere a repentaglio la stabilità politica.<br />
Tutto ciò è particolarmente destabilizzante in quanto la pace nel continente africano non riguarda solo il futuro dell&#8217;Africa ma quello di tutti noi.</p>
<p>In riposta a queste sfide i leader africani hanno creato importanti istituzioni comuni.<br />
Abbiamo intrapreso negli ultimi anni un lungo percorso e non posso che riconoscere gli enormi progressi fatti dall&#8217;Unione Africana e dalle Comunità economiche regionali.<br />
Grazie  all&#8217;Architettura della Pace e della Sicurezza Africana (APSA), progressi significativi sono stati raggiunti in numerosi campi: dalla prevenzione dei conflitti all&#8217;organizzazione delle  missioni di peacekeeping,   fino alo sviluppo di capacità a lungo termine.</p>
<p>Tuttavia ci sono significative possibilità di miglioramento. Raggiungere questi obiettivi richiede però un più efficiente coordinamento e dipende dal rafforzamento e dall&#8217;approfondimento dei meccanismi esistenti.</p>
<p>E&#8217; ormai diventato evidente che solo superando l&#8217;attuale  frammentazione politica ed economica dell&#8217;Africa, essa potrà procedere ulteriormente verso la pace, il progresso e la prosperità. Anche i paesi africani devono trarre i benefici della pace e della prosperità.<br />
Per realizzare tutto ciò comunque è necessario che operino insieme.<br />
Cinquantaquattro paesi devono essere un continente &#8211; a loro misura, senza sacrificare le proprie identità e gli interessi nazionali.<br />
Nel nuovo mondo globalizzato neppure i più grandi paesi africani hanno la forza e le dimensioni economiche per garantire pace e crescita nel lungo periodo.</p>
<p>Progressi tangibili sono stati fatti, ma la sfida è continuare su questa strada.<br />
La mia visione muove da quattro principi:</p>
<p style="padding-left: 30px;">Primo, l&#8217;Africa non ha necessita di nuove istituzioni continentali per ottenere i benefici dell&#8217;integrazione. Al contrario, bisogna puntare a coadiuvare lo sviluppo delle istituzioni esistenti e investire sulle loro capacità.</p>
<p style="padding-left: 30px;">Secondo, l&#8217;Africa deve procedere contemporaneamente su diversi fronti piuttosto che concentrarsi solo su una singola linea politica. Regolare il conflitto allo scopo di stabilizzare e garantire la sicurezza è importante ma non è ancora sufficiente. Diritti umani, politici, civili, e obiettivi economici sono necessari allo stesso  modo per realizzare un nuovo futuro per l&#8217;Africa.</p>
<p style="padding-left: 30px;">Terzo,  solo i paesi africani posso assicurare il loro stesso futuro pacifico. Tuttavia,  anche un più integrato e coerente contributo da parte dei paesi sviluppati e delle organizzazioni sovranazionali può giocare un ruolo vitale. Su questo punto vogliamo insistere sulla necessità di lasciare il tradizionale modello di &#8220;foreign aid&#8221; per relazioni più flessibili fondate su strategie a larga scala nel commercio e negli investimenti.</p>
<p style="padding-left: 30px;">Quarto, un progresso concreto è molto più importante di obiettivi astratti. Non si possono negare grandi ambizioni come pace e prosperità, ma bisogna anche insistere sul fatto che tali ambizioni saranno raggiunte pienamente solo dandosi punti di riferimento e obiettivi che rendano più facile dimostrare progressi misurabili.</p>
<p>Operando in considerazione di questi quattro principi suggeriamo un programma d&#8217;azione limitato ma ambizioso. Il traguardo non è sovvertire l&#8217;esperienza africana: solo gli africani stessi possono farlo. Piuttosto noi speriamo di poter suggerire alcune aree in cui l&#8217;esperienza di cooperazione può mettere radici e dove il precedente successo può favorire lo slancio per costruire.<br />
Inoltre,  identifichiamo aree in cui il coordinamento tra paesi sviluppati e organizzazioni sovranazionali è più promettente e produttivo.</p>
<p>La priorità deve essere la gestione attiva dei conflitti per creare un contesto stabile e sicuro a livello nazionale, regionale e continentale. L&#8217;Architettura per la Sicurezza e la Pace Africana è stata realizzata con importanti contributi dell&#8217;Unione Africana, dell&#8217;ECOWAS,  della SADC, e di altre organizzazioni. Tuttavia, per una sua piena realizzazione mancano ancora molte risorse. E manca un coerente supporto esterno.</p>
<p>Inoltre, la maggior parte dei paesi sviluppati ha una grande responsabilità per la situazione attuale, avendo avuto rapporti con gli stati africani su basi strettamente bilaterali e non prestando alcuna attenzione ad un approccio continentale. Ora è il momento di sviluppare un comune approccio tra Unione Europea, Stati Uniti, Nazioni Unite e paesi emergenti quali India, Cina, Russia e Brasile.</p>
<p>Viviamo nella eredità storica di rapporti bilaterali, paese per paese.  Pur riconoscendo ovviamente la natura e il grande ruolo degli stati nazionali dobbiamo lavorare insieme per l&#8217;obiettivo di sostenere e accrescere la loro collaborazione.</p>
<p>Noi siamo in una nuova era in cui la dimensione e la complessità della sfida richiedono una forte collaborazione tra tutti gli attori. Affrontare questa sfida richiede relazioni effettive, coordinamento rafforzato e chiara comprensione delle forze e delle debolezze di ciascuno.</p>
<p>Non sorprende che siano le capacità militari ad essere al centro del dibattito, ma come è sottolineato nel Rapporto Prodi, nel continente africano la pace non può essere raggiunta solo attraverso lo spiegamento di forze militare.<br />
Un secondo punto riguarda, quindi, attività economiche quali il commercio, gli investimenti, i trasporti e l&#8217;energia.<br />
Infatti,  energia e trasporti determinano alcuni dei più alti costi nel settore economico.<br />
Lo scopo non è solo l&#8217;integrazione dell&#8217;Africa nel mercato globale, ma anche la promozione del commercio all&#8217;interno del continente.<br />
I paesi africani non sono divisi solo dalle lingue e dai regimi, ma anche dalle deboli infrastrutture, da istituzioni di mercato povere, e da simili (piuttosto che complementari) profili industriali, che limitano i guadagni che possono derivare dall&#8217;integrazione. Pensiamo che queste sono aree in cui esistono opportunità per un approccio &#8220;comunitario&#8221; tra paesi africani. Questo cooperazione può emergere nelle esistenti organizzazioni regionali e continentali.<br />
Esse possono affrontare le molte e differenti sfide che i paesi africani devono fronteggiare.<br />
E possono trarre benefici da un coordinamento rafforzato tra paesi sviluppati e organizzazioni  &#8211; dove la competizione è la regola. Tuttavia, solo un successo a questo livello può assicurare la stabilità oltre il breve termine. L&#8217;Africa può prosperare solo se sarà sicura.</p>
<p>Questa nostra prima Conferenza a Bologna si concentra principalmente su queste due serie di tematiche.<br />
Tuttavia, l&#8217;agenda deve essere ampliata nelle altre due conferenze che seguiranno a Washington D.C. (2011) e ad Addis Abeba (2012).<br />
Questo impegno di lungo termine vuole abbozzare una road map volta allo sviluppo dell&#8217;integrazione africana.</p>
<p>&#8220;    Un terzo piano di attività tocca le tematiche della salute, dell&#8217;educazione, della partecipazione, della cittadinanza, della povertà, dell&#8217;ineguaglianza e dei diritti umani &#8211; che rappresentano le chiavi dello sviluppo nel lungo periodo. Queste sono propriamente materie per le istituzioni nazionali. L&#8217;azione a livello continentale o regionale deve essere di supporto, ma solo i politici nazionali e locali possono realizzare il cambiamento. Tuttavia abbiamo lo scopo di migliorare il coordinamento al fine di evitare duplicazioni inutili di sforzi o inefficienze che emergono da progetti di lavoro non accordati.</p>
<p>Questi suggerimenti  di azione non intendono ignorare le molte altre sfide che devono essere affrontate dai paesi africani. Al contrario, siamo ben consapevoli della necessità di operare in molte altre aree.<br />
Dal briefing book che accompagna questa conferenza risulta del tutto chiaro l&#8217;importanza delle questioni. Questa selezione di tematiche illustra le potenzialità dell&#8217;integrazione.<br />
Seguendo il principio di sussidiarietà queste sono aree in cui l&#8217;azione integrata sarebbe molto più efficace di quelle basate sugli sforzi autonomi degli stati nazionali.</p>
<p>L&#8217;obiettivo è pace e prosperità.<br />
Un traguardo che può essere raggiunto quando l&#8217;integrazione è uno strumento,  e non lo scopo finale. I cinquantatre paesi dell&#8217;Unione Africana risiedono già in un unico continente. L&#8217;obiettivo  non è l&#8217;eliminazione di questi paesi, ma la trasformazione delle relazioni tra di essi, così che tutti ne possano beneficiare.</p>
<p>Auguro a tutti voi che questa conferenza sia produttiva.<br />
Voglio ancora ringraziare tutti i prestigiosi partecipanti, i colleghi del SAIS Bologna Center dell&#8217;Università Johns Hopkins e, in modo particolare, gli studenti che sotto la guida del professor Erik Johns hanno realizzato una eccellente ricerca su alcune delle sfide vitali affrontate dagli stati africani.<br />
Il superbo risultato di questo lavoro lo si può trovare nel &#8220;Briefing book&#8221; che trovate nelle vostre cartelline.<br />
Ora è il momento di sfruttare appieno questa opportunità.<br />
Grazie.</p>
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		<title>Un nuovo &#8220;Piano Marshall&#8221; per la rinascita dell&#8217;Africa</title>
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		<pubDate>Fri, 21 May 2010 17:50:07 +0000</pubDate>
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Bologna, 21 mag. &#8211; (Adnkronos) &#8211; &#8220;Una sorta di piano Marshall per l&#8217;Africa che porti in se uno spirito in grado di stimolare la cooperazione tra i diversi Stati&#8221;. E&#8217; quanto auspica l&#8217;ex premier e ex presidente della Commissione Ue Romano Prodi concludendo a Bologna il meeting intitolato &#8216;Africa. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-full wp-image-1540" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/05/002_euroalabarda2.jpg" alt="" width="300" height="413" />Esteri | 21/05/2010 | ore 19.50 »<br />
Bologna, 21 mag. &#8211; (<a href="httphttp://www.libero-news.it/regioneespanso.jsp?id=417488" target="_blank"><strong>Adnkronos</strong></a>) &#8211; &#8220;Una sorta di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Piano_Marshall" target="_blank">piano Marshall</a> per l&#8217;Africa che porti in se uno spirito in grado di stimolare la cooperazione tra i diversi Stati&#8221;. E&#8217; quanto auspica l&#8217;ex premier e ex presidente della Commissione Ue Romano Prodi concludendo a Bologna il meeting intitolato &#8216;<a href="http://www.fondazionepopoli.org/" target="_blank">Africa. 53 Paesi una unione</a>&#8216; e organizzato dalla fondazione per la Collaborazione tra i popoli da lui stesso fondata e presieduta. Prodi ha sottolineato, al termine dei lavori dell&#8217;intera giornata, la &#8220;necessita&#8217; di mettere fine al bilateralismo con i Paesi africani e di mettere in campo una strategia di cooperazione sovrana da concordare a livello regionale e continentale&#8221;.</p>
<p>In particolare, Prodi ha rimarcato che i temi al centro del dibattito che deve coinvolgere anche Onu, Usa e Cina, sono relative ad alcune macro aree: pace e sicurezza, investimenti in infrastrutture, emergenza idrica e sicurezza alimentare e, infine, istruzione. Un po&#8217; scettico sull&#8217;idea di poter riproporre un piano Marshall come accadde dopo la Seconda guerra mondiale si e&#8217; mostrato l&#8217;ex presidente del Sudafrica Thabo Mbeki. &#8220;E&#8217; improbabile che avremo un piano Marshall dai Paesi piu&#8217; sviluppati -ha detto l&#8217;ex premier sudafricano- perche&#8217; non sono cosi&#8217; spaventati come lo erano all&#8217;epoca della guerra fredda tra i due blocchi&#8221;.</p>
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		<title>53 paesi africani devono essere un Continente, ma senza sacrificare le loro identità</title>
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		<pubDate>Fri, 21 May 2010 16:09:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Africa/ Prodi: 53 Paesi devono essere un continente
18:09 &#8211; ESTERI- 21 MAG 2010 Non eliminare i paesi ma trasformare le loro relazioni
Bologna, 21 mag. (Apcom) &#8211; I 53 Paesi africani devono essere un continente &#8220;a loro misura, senza sacrificare le proprie identità e gli interessi nazionali&#8221;. A ribadirlo è Romano Prodi, ex presidente del Consiglio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-full wp-image-1544" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/05/C_3_TopNews_88882_foto.jpg" alt="" width="358" height="238" />Africa/ Prodi: 53 Paesi devono essere un continente</p>
<p>18:09 &#8211; ESTERI- 21 MAG 2010 Non eliminare i paesi ma trasformare le loro relazioni<br />
Bologna, 21 mag. (<a href="http://www.apcom.net/newsesteri/20100521_180930_41305f0_88882.html" target="_blank">Apcom</a>) &#8211; I 53 Paesi africani devono essere un continente &#8220;a loro misura, senza sacrificare le proprie identità e gli interessi nazionali&#8221;. A ribadirlo è Romano Prodi, ex presidente del Consiglio italiano, presidente della Fondazione per la collaborazione tra i popoli, che ha promosso oggi a Bologna <a href="http://www.fondazionepopoli.org/">il primo di tre incontri</a> con i rappresentanti africani.</p>
<p>&#8220;Nel nuovo mondo globalizzato &#8211; spiega Prodi &#8211; neppure i grandi paesi africani hanno la forza e le dimensioni economiche per garantire pace e crescita nel lungo periodo&#8221;. Per questo è diventato urgente realizzare l&#8217;Unione africana sul modello di altri continenti. Secondo l&#8217;ex premier l&#8217;Africa non necessita di nuove istituzioni ma ha bisogno di una &#8220;regolazione del conflitto&#8221; in corso &#8220;allo scopo di stabilizzare e garantire la sicurezza&#8221;.</p>
<p>È importante anche il contributo che può arrivare dalle altre nazioni: &#8220;E&#8217; il momento &#8211; dice &#8211; di sviluppare un comune approccio tra Unione europea, Stati Uniti, Nazioni Unite e paesi emergenti quali India, Cina, Russia e Brasile. &#8220;Noi siamo in una nuova era &#8211; continua Prodi &#8211; in cui la dimensione e la complessità della sfida richiedono una forte collaborazione tra tutti gli attori. Affrontare questa sfida richiede relazioni effettive, coordinamento rafforzato e chiara comprensione delle forze e delle debolezze di ciascuno&#8221;.</p>
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		<title>ViaEmiliaNet: Prodi porta l&#8217;Africa a Bologna</title>
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		<pubDate>Fri, 21 May 2010 15:15:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Prodi porta l&#8217;Africa a Bologna
Articolo su Via Emilia Net del 21 maggio 2010
La Fondazione per la Collaborazione dei Popoli, presieduta dall&#8217;ex premier, ha riunito a Palazzo Re Enzo i leader africani e i rappresentanti delle istituzioni internazionali. Per far sì che i 53 paesi del continente affidino all&#8217;Unione Africana il ruolo di interlocutore con il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/05/africa.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1629" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/05/africa.jpg" alt="" width="295" height="289" /></a>Prodi porta l&#8217;Africa a Bologna</p>
<p>Articolo su Via Emilia Net del 21 maggio 2010</p>
<p>La <strong><a href="http://www.fondazionepopoli.org/" target="_blank">Fondazione per la Collaborazione dei Popoli</a></strong>, presieduta dall&#8217;ex premier, ha riunito a Palazzo Re Enzo i leader africani e i rappresentanti delle istituzioni internazionali. Per far sì che i 53 paesi del continente affidino all&#8217;Unione Africana il ruolo di interlocutore con il resto del mondo</p>
<p>BOLOGNA, 21 MAG. 2010 &#8211; Chiunque si sia trovato a passare nelle ultime ore per il centro di Bologna avrà di sicuto scoperto che a farla da padrone, in piazza del Nettuno, sono le auto blu. Da stamattina sostano in fila davanti all&#8217;entrata di Palazzo Re Enzo, dove la Fondazione per la Collaborazione tra i Popoli presieduta da Romano Prodi ha riunito i leader africani e i rappresentanti delle istituzioni internazionali. Il motivo è &#8220;Africa: 53 countires, one Union&#8221;, un convegno che già dal titolo esprime il suo proposito.</p>
<p>E&#8217; proprio sul rafforzamento dell&#8217;Unione Africana, del suo ruolo di interlocutore per il resto del mondo, che l&#8217;ex premier italiano ha messo infatti l&#8217;accento aprendo l&#8217;incontro: &#8220;La priorità dell&#8217;Africa è la pace, ma poi c&#8217;é la cooperazione: c&#8217;é un assoluto bisogno di lavorare insieme. Finora le relazioni sono state bilaterali e questo ha frammentato i rapporti e le politiche: oggi sotto il coordinamento dell&#8217;Onu, bisogna che a lavorare insieme siano Unione Europea, Unione Africana, Cina, Usa e gli altri grandi paesi&#8221;.</p>
<p>A confrontarsi con Prodi, oggi e domani, docenti universitari, esponenti di organizzazioni internazionali e molti esponenti dei governi africani, come il presidente del Senegal Abdoulaye Wade, Moussa Dosso, ministro della Costa D&#8217;Avorio, e Samuel Sam-Sumana, vice oresidente della Sierra Leone. Presente anche l&#8217;ambasciatore degli Stati Uniti presso l&#8217;Unione africana Michael A. Battle e il governo dell&#8217;Unione Europea con il commissario europeo per lo sviluppo, il lettone Andris Piebalgs.</p>
<p>&#8220;Occorrono investimenti in Africa, non carità. In un continente dove la popolazione cresce rapidamente quello che serve è lo sviluppo economico&#8221;, ha detto Piebalgs nel corso del suo inervento. Una considerazione condivisa anche dal presidente Wade: &#8220;Le priorità per l&#8217;Africa sono la crescita economica e la produzione di prodotti, innanzitutto per il consumo interno &#8211; ha sostenuto &#8211; in modo da arginare la forte emigrazione che impoverisce il continente&#8221;. Ma in molti concordano che, dopo Cina e India, sarà proprio l&#8217;Africa ad affacciarsi sulla scena economica mondiale.</p>
<p>Oltre allo sviluppo del continente, tema centrale del convegno sono anche le conseguenze che avrà su questa parte del mondo la crisi finanziaria. Un problema di cui Romano Prodi ha parlato a margine dei lavori: &#8220;Una crisi minore è diventata una crisi maggiore per effetto delle indecisioni e dei ritardi &#8211; ha detto &#8211; Ma fortunatamente nello scorso weekend si sono prese decisioni che mi sembrano sufficienti per poter in qualche modo porre fine alla crisi&#8221;.</p>
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		<title>Eurasia Review: “Africa: 53 Countries, One Union”, Conference In Bologna Today</title>
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		<pubDate>Fri, 21 May 2010 14:08:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[“Africa: 53 Countries, One Union”, Conference In Bologna Today
Published on Eurasia Review , May 21, 2010
The first of three such iunternational meetings aimed at tracking a development and peace course for Africa, the “Africa: 53 Countries, One Union” conference will take place in Bologna today; it is promoted by the Foundation for the Collaboration among [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/05/Africa-Political-Large.gif"><img class="alignright size-medium wp-image-1621" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/05/Africa-Political-Large-285x300.gif" alt="" width="285" height="300" /></a>“Africa: 53 Countries, One Union”, Conference In Bologna Today</p>
<p>Published on <a href="“Africa: 53 Countries, One Union”, Conference In Bologna Today" target="_blank"><strong>Eurasia Review</strong></a> , May 21, 2010</p>
<p>The first of three such iunternational meetings aimed at tracking a development and peace course for Africa, the “<a href="http://www.fondazionepopoli.org/" target="_blank">Africa: 53 Countries, One Union</a>” conference will take place in Bologna today; it is promoted by the Foundation for the Collaboration among peoples’ (instituted and formed by Romano Prodi) and by the Bologna Center of Johns Hopkins University, sponsored by the UN, AU and EU.</p>
<p>A greater integration of African states and economies is the prerequisite for the continent’s social and political development of Africa and this will serve as the theme of the summit to be opened by Romano Prodi, who led the UN commission for peacekeeping and peace missions to Africa as well as twice prime minister of Italy and president of the EU Commission from 1999-2004.</p>
<p>Tanzanian Asha-Rose Mtengeti Migiro, Vice-secretary general of the UN since January 2007, jean Ping, president iof the Au Commission and presidents Abdoulaye Wade and Faure Gnassingbe, of Senegal and Togo, Thabo Mbeki former president of South Africa and Zhan Shu, ambassador for policies to Africa from the Chinese ministry of foreign affairs.</p>
<p>Several other speakers from African are featured in the program including Abdelkader Messahel, Algerian minister for ‘African and Maghreb Affairs’, Mussa Dosso, minister of Education of Ivory Coast, Samuel Sam-Sumana, vice-president of Sierra Leone and Joseph Boakai, vice-president of Liberia, Andris Piebalgs, EU commissioner for development, Michael A. Battle, US ambassador to the AU, and various representatives from the World Bank to the OECD.</p>
<p>“My experience as president of the International UN and AU Panel for peacekeeping in Africa – said Prodi opening the conference – has led me to conclusions that extend beyond peacekeeping operations: “It is clear that only overcoming the current political-economic fragmentation of the African continent shall it be possible to achieve more peace, development and prosperity”.</p>
<p>The Conference shall therefore discuss of the “possible and desirable adoption of common policies by actors such as the EU, USA, China and international institutions such as the UN, the WTO and World Bank toward the African continent” “promote a debate over the greater possibilities of integrating African states and economies – write the organizers &#8211; as the prerequisite for the continent’s social and political development” also drafting “a useful document for promoting development and peace in Africa in view of two conferences” to be held in 2011 in Washington and in 2012 in Addis Abeba, home of the AU headquarters.</p>
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		<title>A Bologna convegno: &#8220;Africa, 53 Countries, One Union&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 20 May 2010 19:44:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[AFRICA: A BOLOGNA CONVEGNO &#8220;AFRICA, 53 COUNTRIES, ONE UNION&#8221;
(AGI) &#8211; Bologna, 20 mag. &#8211; Si svolgera&#8217; domani a Bologna il convegno &#8220;Africa, 53 Countries, One Union&#8220;, promosso dalla Fondazione per la collaborazione tra i Popoli, presieduta da Romano Prodi. Oltre allo stesso ex presidente del Consiglio italiano, interverranno il vicesegretario dell&#8217;ONU Asha Rose Migiro, numerosi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-medium wp-image-1521" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/05/locandina_smallsito-208x300.jpg" alt="" width="208" height="300" />AFRICA: A BOLOGNA CONVEGNO &#8220;AFRICA, 53 COUNTRIES, ONE UNION&#8221;</p>
<p>(<a href="http://www.agi.it/bologna/notizie/201005201917-...-rt10338-africa_a_bologna_convegno_africa_53_countries_one_union" target="_blank"><strong>AGI</strong></a>) &#8211; Bologna, 20 mag. &#8211; Si svolgera&#8217; domani a Bologna il convegno &#8220;<a href="http://www.fondazionepopoli.org/" target="_blank">Africa, 53 Countries, One Union</a>&#8220;, promosso dalla Fondazione per la collaborazione tra i Popoli, presieduta da Romano Prodi. Oltre allo stesso ex presidente del Consiglio italiano, interverranno il vicesegretario dell&#8217;ONU Asha Rose Migiro, numerosi presidenti dei Paesi africani, rappresentanti Ocse e della Banca Mondiale, oltre al commissaro europeo per lo sviluppo Asndris Piebalgs.</p>
<p>&#8220;Solo superando la presente frammentazione politico-economica del continente africano, si potra&#8217; avere piu&#8217; pace, sviluppo e prosperita&#8217;&#8221;, scrive Romano Prodi nella presentazione dell&#8217;evento. &#8220;Molti Paesi sviluppati, avendo adottato politiche rigidamente bilaterali nei confronti dell&#8217;Africa, hanno una grande responsabilita&#8217; delle condizioni attuali di questa regiopne del mondo.</p>
<p>Da questo punto di vista i recenti sforzi delle Nazioni Unite di creare una partnership strategica con l&#8217;Unione Africana e&#8217; un passo importante che merita di essere non solo continuato ma anche rafforzato. E&#8217; in questa prospettiva che la Conferenza &#8220;Africa: 53 Countries, One Union&#8221; intende promuovere un dibattito sulle possibilita&#8217; di maggiore integrazione tra gli Stati e le economie africane conme pre-requisito per lo sviluppo politico e sociale di questa regione&#8221;. (AGI) Mir</p>
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		<title>Une intégration progressive de l&#8217;Afrique sera le socle du développement du continent</title>
		<link>http://www.romanoprodi.it/articoli/estero/une-integration-progressive-de-lafrique-sera-le-socle-du-developpement-du-continent_1615.html</link>
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		<pubDate>Wed, 19 May 2010 10:21:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Une intégration progressive de l&#8217;Afrique sera le socle du développement du continent,
Article publié par Romano Prodi dans Le Monde du 19 mai 2010
Cette année, vingt-trois pays africains fêtent le cinquantenaire de leur indépendance. De nombreux espoirs nés à la fin de la colonisation n&#8217;ont toutefois pas pu devenir réalité. Du point de vue politique, économique [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/05/mappamondo_omini_410.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1617" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/05/mappamondo_omini_410.jpg" alt="" width="390" height="292" /></a>Une intégration progressive de l&#8217;Afrique sera le socle du développement du continent,</p>
<p>Article publié par Romano Prodi dans <a href="http://www.lemonde.fr/opinions/article/2010/05/19/une-integration-progressive-de-l-afrique-sera-le-socle-du-developpement-du-continent-par-romano-prodi_1353987_3232.html" target="_blank"><strong>Le Monde</strong></a> du 19 mai 2010</p>
<p>Cette année, vingt-trois pays africains fêtent le cinquantenaire de leur indépendance. De nombreux espoirs nés à la fin de la colonisation n&#8217;ont toutefois pas pu devenir réalité. Du point de vue politique, économique et humain, les responsabilités de cet échec en matière de développement sont complexes, et elles ont fait l&#8217;objet de vives discussions. Néanmoins, ce qui importe, c&#8217;est qu&#8217;elles soient partagées de façon équitable entre les responsables politiques africains et ceux des pays industrialisés qui, trop souvent, ont agi en poursuivant des intérêts de court terme et qui, de ce fait, ont échoué à construire les bases d&#8217;un développement stable et durable.</p>
<p>Toutefois, il est juste de rappeler qu&#8217;au cours des dix dernières années on a créé des mécanismes qui ont permis d&#8217;obtenir des résultats importants, en contribuant à la diminution des conflits armés et même à une croissance économique soutenue dans certaines zones &#8211; encore peu nombreuses &#8211; de cette région.</p>
<p>Même si la guerre n&#8217;a pas été extirpée du continent africain et bien qu&#8217;elle reste encore l&#8217;une des principales causes d&#8217;instabilité politique et économique, le partenariat entre l&#8217;Union africaine (UA) et les Nations unies a contribué à la stabilisation de différentes régions africaines tout en montrant aussi les nécessités de renforcer le rôle de l&#8217;UA et les moyens à sa disposition, encore trop insuffisants pour pouvoir répondre aux attentes. Il s&#8217;agit d&#8217;une stratégie complexe, qui requiert du temps, mais il est nécessaire de la préparer et de la poursuivre.</p>
<p>Ma récente expérience de président du groupe d&#8217;experts des Nations unies et de l&#8217;Union africaine sur les opérations de maintien de la paix en Afrique m&#8217;a amené à des conclusions qui débordent du seul cadre de notre mission. Il est clair, désormais, que l&#8217;on ne pourra obtenir davantage de paix, de développement et de prospérité qu&#8217;en surmontant la fragmentation politique et économique du continent africain.</p>
<p>Si importants et indéniables que puissent être les progrès accomplis jusqu&#8217;ici, il est essentiel de les étendre à d&#8217;autres domaines de collaboration entre les différents pays africains. Une plus grande intégration politique et économique est une avancée nécessaire. Elle n&#8217;est pas le remède absolu aux maux qui affligent l&#8217;Afrique, mais de nombreuses questions, de nature régionale ou continentale, ne trouveront de solution qu&#8217;à un échelon supérieur à l&#8217;échelon national.</p>
<p>RÉFÉRENCE SYMBOLIQUE</p>
<p>L&#8217;histoire de l&#8217;Europe, depuis la fin de la seconde guerre mondiale, montre combien l&#8217;intégration dans ces domaines peut produire des bénéfices pour tous les pays et pour leurs populations, sans mettre en discussion les intérêts légitimes et les identités nationales des communautés impliquées. La récente réponse à la crise financière grecque, par la coopération de nombreux Etats européens, n&#8217;est que la dernière illustration d&#8217;un processus dont tout le Vieux Continent a tiré des bénéfices sans précédents, même si ce fut parfois au prix de compromis difficiles.</p>
<p>L&#8217;exemple européen, pour d&#8217;évidentes raisons historiques, politiques et économiques, ne peut pas et ne doit pas être érigé en modèle pour une intégration future de l&#8217;Afrique. Il y a trop de différences entre les deux continents ; trop de différences entre les populations respectives. Néanmoins, il représente une référence historique, et même symbolique, qui peut inspirer de nouveaux projets de coopération entre les Etats et les économies africaines.</p>
<p>C&#8217;est pour cette raison que la Fondation pour la collaboration entre les peuples, que je préside, organise le 21 mai à Bologne une conférence dans le but de stimuler le débat sur ce sujet. L&#8217;objectif final est de proposer une feuille de route visant à promouvoir le développement et la paix en Afrique par des phases progressives d&#8217;intégration, en prévision de deux autres conférences qui auront lieu à Washington en 2011 et à Addis Abeba en 2012.</p>
<p>Je suis convaincu que seule une plus grande coopération entre les pays africains permettra de résoudre bon nombre des problèmes qui touchent le continent. Un objectif qui ne pourra être atteint, soulignons-le, qu&#8217;en supprimant les &#8220;zones d&#8217;influence&#8221; économiques et politiques bilatérales qui caractérisent encore la présence des pays développés en Afrique.</p>
<p>Il est grand temps que l&#8217;Union africaine, l&#8217;Union européenne, les Etats-Unis et la Chine se donnent rendez-vous pour inaugurer une vraie orientation commune à l&#8217;égard de ce continent, en dépassant les approches uniquement bilatérales qui ont contribué négativement au développement de l&#8217;Afrique. Ce qui doit nous guider à l&#8217;avenir, c&#8217;est la mise en place progressive d&#8217;un processus de coopération. Cela exige, de la part des grands protagonistes de l&#8217;économie et de la politique mondiale, une action concertée.</p>
<p><em>Romano Prodi est président de la <a href="http://www.fondazionepopoli.org/" target="_blank">Fondation pour la collaboration entre les peuples</a>, et l&#8217;ancien président de la Commission européenne (1999-2004).</em></p>
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		<title>Update on Peacekeeping in Africa</title>
		<link>http://www.romanoprodi.it/interventi/update-on-peacekeeping-in-africa_1041.html</link>
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		<pubDate>Wed, 23 Sep 2009 12:02:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Africa at UN.
Versione italiana
Sept 23rd 2009.
The African Problem will be at center stage when today, September 23rd, the UN Security Council, chaired by President Barack Obama, will meet with the ten major contributors of human resources to the UN peace keeping operations, to discuss the issue of peace keeping in the world.
African wars in fact take up over [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1040" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/09/large_un-peacekeeper-mar14-08.jpg"><img class="size-medium wp-image-1040" title="An UN peacekeeper in Darfur" src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/09/large_un-peacekeeper-mar14-08-300x200.jpg" alt="An UN peacekeeper in Darfur" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">An UN peacekeeper in Darfur</p></div>
<p><strong>Africa at UN.</strong></p>
<p style="text-align: center;"><em><a href="http://www.fondazionepopoli.org/?p=363" target="_blank">Versione italiana</a></em></p>
<p>Sept 23rd 2009.</p>
<p>The African Problem will be at center stage when today, September 23rd, the UN Security Council, chaired by President Barack Obama, will meet with the ten major contributors of human resources to the UN peace keeping operations, to discuss the issue of peace keeping in the world.</p>
<p>African wars in fact take up over 70% of all the resources dedicated by the United Nations to Peace Keeping operations and there has been no peace for decades in many parts of  the continent. From the Horn to the Great Lakes to West Africa conflict is endemic. The cost is staggering. Millions of people have been killed  billions of dollars that have been spent. Associated problems such as poor infrastructure, environmental threats, displacement, diseases, mean that the aftermath of conflict is more damaging and long lasting than the conflict itself. Though military capability may be part of any potential solution, peace on the African continent cannot be achieved only through the deployment of military forces. Measures such as early warning, conflict prevention, conflict resolution and post-conflict reconstruction should be part of Peacekeeping Capacity.</p>
<p>The UN Security Council surely has full responsibility for keeping peace and security, and UN peacekeeping has undergone an exponential increase since the early 1990s.</p>
<p>However it is becoming more and more clear that these crucial objectives cannot be achieved without a much deeper involvement of African Institutions, such as the African Union and the Regional Organisations which can take care of wars spreading beyond national borders which have been drawn with no care for tribal, ethnical or religious realities.</p>
<p>A significant amount of synergy to be achieved by drawing on the respective capacities of these organisations, but  the African Union has recognised the need to develop its own capacity to respond to crises on the continent.</p>
<p>I believe it is extremely important to create the conditions for increasing the participation of the AU in the decision making process and execution of peace operations on the African continent and to bolster through financing it a ‘peacekeeping capacity’ so to  transfer, eventually ,  responsibility and ownership of the operations to AU.</p>
<p>But, up to now, important countries such as France and UK have opposed  the empowerment of the African Union to take care of African Peace. </p>
<p>The assumption is that the Africans have not the capacity to do it and, throwing money to the problem, would not help to solve it. </p>
<p>This is right , in principle, but does not consider that without doing something concrete, visible and with a long term perspective, we end up in the ‘chicken or egg syndrome’ and nothing will ever change.</p>
<p>But something new is coming.</p>
<p>The panel I chaired on Peace Keeping in Africa proposed, among other recommendations, a ‘Long Term Multidonor Trust Fund’, specifically designed for  African Union Capacity Building.</p>
<p>The report of the United Nations Secretary General to be released the 23rd  emphasizes the relevance of a strong strategic partnership between AU and UN.</p>
<p>It is very likely that President Obama will support these steps and as he said in his recent speeches on Africa, he will be strongly against policies which might even bring to memory some colonial culture. Policies which not only are very dangerous  for peace in Africa, but have effect going well beyond the issue of peace keeping . </p>
<p>The same who oppose the idea of a strong AU are those who privilege bilateral relations with those African countries where old ties exist. This bilateralism is preventing the creation of markets large enough to foster a significant economic growth. The internal trade in Africa is very low and projects for infrastructures at the continental level for transportation, energy and communication are totally insufficient. Also China, which is present in Africa all over, following a well visible continental policy, deals with the African Countries one by one and does not help their integration in a larger reality.</p>
<p>Rather then blaming the Chinese for their ‘exploitation’ of natural resources we should try to find with them a common policy toward the continent, aiming to a strengthening of the role and of the power of the African Union and to define long term strategies at the continental level, respectful of all the local ethnical, religious and tribal realities.</p>
<p>Economic support and assistance to those who are more in need are surely very important, but from peace keeping to diffusion of democracy and economic development a new integrated African Policy is badly and urgently needed.</p>
<p><em>Romano Prodi</em></p>
<p><em>Chairman of the UN-AU Panel for Peacekeeping in Africa</em></p>
<p><em>Former President of the European Commission and Italian Prime Minister</em></p>
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