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	<title>Romano Prodi &#187; banche</title>
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	<description>Pagine del sito del prof. Romano Prodi</description>
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		<title>Incognite sulla ripresa. Germania non sarà la locomotiva che speravamo</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Jul 2010 11:09:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 11 luglio 2010
ROMA (11 luglio) &#8211; Se non è mai facile prevedere i modi e i tempi di uscita da una crisi, questo esercizio è ancora più difficile quando, contemporaneamente alla crisi economica, cambiano i rapporti di forza tra i protagonisti della vita politica. Mentre tutti infatti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/07/financial-crisis.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1833" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/07/financial-crisis.jpg" alt="" width="403" height="306" /></a>Articolo di Romano Prodi su <strong><a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=110206&amp;sez=HOME_ECONOMIA" target="_blank">Il Messaggero</a></strong> del 11 luglio 2010</p>
<p>ROMA (11 luglio) &#8211; Se non è mai facile prevedere i modi e i tempi di uscita da una crisi, questo esercizio è ancora più difficile quando, contemporaneamente alla crisi economica, cambiano i rapporti di forza tra i protagonisti della vita politica. Mentre tutti infatti sono d’accordo che l’<a href="http://www.eastasiaforum.org/2010/01/24/chinas-response-to-the-global-financial-crisis/" target="_blank">Asia</a> (e in minor misura l’America Latina) non ha assolutamente subìto alcuna conseguenza dalla crisi e <a href="http://www.neurope.eu/articles/Business-in-China--the-road-to-recovery/101939.php" target="_blank">continua a crescere</a> con immutato ritmo di sviluppo, non vi è alcuna interpretazione condivisa riguardo al futuro degli altri protagonisti dell’economia mondiale.</p>
<p>Negli Stati Uniti si nota certamente uno sforzo per mettere in ordine lo squilibrato rapporto tra consumi e risparmi. Esso è accompagnato da segni di ripresa di alcuni settori (tra i quali primeggia l’automobile) ma l’andamento dell’<a href="http://worldnewsvine.com/2010/07/wall-street-prospering-while-millions-remain-jobless/" target="_blank">occupazione</a> non fa pensare all’inizio di un nuovo ciclo di sviluppo stabile e duraturo. Le <a href="http://www.wsws.org/articles/2010/jul2010/jobs-j03.shtml" target="_blank">preoccupazioni</a> riguardo a quanto può accadere dopo l’estate tendono a crescere: si parla sempre più dell’ipotesi di una nuova caduta dell’economia prima di iniziare una duratura ripresa futura. Inoltre su questa possibile ripresa, proprio per confermare quanto la politica incida sull’economia, incombe sempre l’<a href="http://www.neurope.eu/articles/Let-China-save-Europe/101948.php" target="_blank">incubo della Cina</a>. In conseguenza di questo incubo si pensa che l’economia americana dipenda più dalla rivalutazione dello yuan sul dollaro che non dalle misure prese dal governo per mettere in ordine i conti del settore pubblico, per porre in sicurezza i bilanci delle banche e per incentivare la ripresa dell’occupazione. Si ha l’impressione che la paura di vedere messo a dura prova il <a href="http://www.earthtimes.org/articles/news/332815,us-1st-half-gm.html" target="_blank">primato</a> degli Stati Uniti nel mondo prevalga rispetto alla fiducia sulla ripresa del Paese.</p>
<p>In Europa la situazione è ancora più complicata perché i segni di ripresa sono più <a href="http://www.finanzaonline.com/notizie/news.php?id=%257BAF56B4A6-77C1-4D51-B345-8917E0EE2F80%257D&amp;folsession=cc4b168a0903fdb703f1a2b584dbb717" target="_blank">deboli e contradditori</a> rispetto a quelli americani. Deboli perché in tutta l’area dell’euro si può parlare di una crescita intorno all’1% nel 2010 e poco superiore nel 2011. Di fronte alla caduta degli scorsi due anni non si può certo concludere che si tratta di dati confortanti. Essi inoltre divergono da settore a settore e da Paese a Paese. Vanno <a href="http://www.asca.it/news-AUTO__SISTINO_%28FIAT%29__MERCATO_ITALIANO_2010_A_1_9_MLN_DI_VEICOLI_%28-10_PERCENTO_%29-929042-ORA-.html" target="_blank">male le automobili</a>, ma vanno a gonfie vele i beni strumentali diretti verso l’Asia, va meglio la Germania ma hanno pesanti problemi la Spagna e la Grecia.</p>
<p>Inoltre, anche all’interno dell’Europa, la crisi mette in luce un grande cambiamento nei rapporti di potere tra le diverse nazioni. Semplificando l’analisi si può dire che è finito il lungo e difficile processo di riorganizzazione della Germania dopo l’unificazione. Questo Paese emerge sempre più forte rispetto agli altri grandi Paesi europei. Soprattutto l’equilibrio tra la Francia e la Germania (equilibrio che era stato a lungo almeno formalmente tenuto in vita) si è definitivamente spezzato.</p>
<p>La produzione industriale tedesca ha ormai distanziato senza confronti quella degli altri Paesi e le esportazioni tedesche, dopo aver invaso i mercati europei, conquistano crescenti quote in tutti i mercati mondiali, per cui oggi il tasso di disoccupazione germanico è ormai in linea con quello precedente la crisi.</p>
<p>Non possiamo parlare però di forte ripresa tedesca perché, a fianco del boom delle esportazioni, rimane una stagnante domanda interna da parte di consumatori timorosi riguardo al futuro e colpiti dalle decisioni restrittive del governo.</p>
<p>La Germania, cioè, esporta sempre di più ed è sempre più forte ma non sarà la locomotiva della ripresa europea che noi avevamo sperato. O meglio, la Germania è una locomotiva che per correre forte e sicura, ha deciso di <a href="http://www.telegraph.co.uk/finance/economics/7883349/Breaking-up-eurozone-would-benefit-economy-say-experts.html" target="_blank">staccare i vagoni</a> anche a costo di accrescere i sacrifici dei propri cittadini, salvo poi investire i surplus accumulati dalle proprie banche nei buoni del Tesoro della Grecia e constatare poi che questi vengono messi a rischio da una politica avventurosa.</p>
<p><a href="http://www.professionefinanza.com/Articoli/ViewArticolo.php?idArticolo=1806&amp;idcategoria=8" target="_blank">Di fronte</a> a questa Germania, la Francia non ha interesse a seguire la stessa politica e non ha la forza di costruirne una alternativa. Dato che tutti gli altri Paesi (a partire dall’Italia) stanno a guardare senza fare proposte o costruire alleanze, non ci dobbiamo stupire che la nostra ripresa sia lenta, difficile e incerta.</p>
<p>Essa non può infatti essere costruita su politiche nazionali divergenti che, proprio perché tali, non hanno la forza di cambiare l’andamento dell’intera economia europea.</p>
<p>Non credo che il problema sia di facile soluzione proprio perché non è mai facile prendere atto dei cambiamenti della storia. Non lo è per gli Stati Uniti nei confronti della Cina, non lo è per la Francia nei confronti della Germania. Quanto a quest’ultima essa non sembra voler prendere atto che, se non si tiene conto del contesto europeo in cui si opera, non si riesce nemmeno a portare il proprio Paese verso un cammino di stabile crescita. Non credo infatti che nemmeno i tedeschi siano felici di comprimere a lungo i propri consumi e il proprio tenore di vita. Anche se non sono esperto in materia, credo infatti che nessuno nasca masochista. Nemmeno i tedeschi.</p>
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		<title>Un accordo forte fra tutti i Paesi europei per uscire dalla crisi</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Jun 2010 07:21:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Quel vuoto politico che nutre la crisi
Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 05 Giugno 2010
Come non ho mai creduto nella catastrofe, così non ho mai creduto che l’uscita dalla crisi fosse rapida e indolore. Stiamo ancora camminando nel fondo del catino. Essendo sul fondo non penso peggioreremo la nostra situazione, ma avremo da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/06/crisi-mondo.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1674" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/06/crisi-mondo.jpg" alt="" width="369" height="325" /></a>Quel vuoto politico che nutre la crisi</p>
<p>Articolo di Romano Prodi su <a href="http://carta.ilmessaggero.it/view.php?data=20100605&amp;ediz=20_CITTA&amp;npag=1&amp;file=PRODI_40.xml&amp;type=STANDARD" target="_blank"><strong>Il Messaggero</strong></a> del 05 Giugno 2010</p>
<p>Come <a href="http://www.romanoprodi.it/interviste/prodi-ora-basta-con-la-follia-ma-l%E2%80%99europa-non-e-al-collasso_1471.html" target="_blank">non ho mai creduto</a> nella catastrofe, così <a href="http://www.romanoprodi.it/interviste/la-speculazione-e-forte-quando-la-politica-e-debole_1648.html" target="_blank">non ho mai creduto</a> che l’uscita dalla crisi fosse rapida e indolore. Stiamo ancora camminando nel fondo del catino. Essendo sul fondo non penso peggioreremo la nostra situazione, ma avremo da camminare ancora molto prima di uscire dall’acqua.<br />
Questo non per una fatale necessità ma perché la mancanza di accordo tra le politiche dei vari Paesi europei ha reso la ripresa più difficile e lontana.</p>
<p>Fino allo scoppio della <a href="http://www.romanoprodi.it/interviste/la-grecia-e-lue-il-commento-di-romano-prodi_1462.html" target="_blank">crisi finanziaria greca</a> lo scenario era quello di una lentissima crescita (appunto il fondo del catino), ma senza l’adozione di politiche di bilancio eccessivamente restrittive. Arrivata la crisi finanziaria greca, grave per le colpe che l’hanno causata ma modesta per dimensione e quindi facilmente risolvibile, è mancato un rapido accordo sulle decisioni da prendere. Soprattutto è mancato il coordinamento della politica fiscale fra i diversi Paesi europei.</p>
<p>Ognuno si è presentato diviso e la speculazione ha cominciato a infilare ad una ad una le nazioni più deboli, con la vecchia strategia degli Orazi e Curiazi a noi ben nota fin dalla scuola elementare. Come sempre succede quando ognuno pensa solo per se stesso si è assistito a veri e propri scontri verbali fra i politici dei diversi Paesi, creando in tutti i media mondiali che l’Europa fosse fatalmente divisa fra Sud e Nord, fra Paesi virtuosi e Paesi viziosi, fra cicale e formiche, con quale messaggio di solidarietà ognuno può facilmente immaginare.</p>
<p>A questo punto, dovendosi difendere da soli, tutti hanno dovuto adottare misure finanziarie severe e politiche di bilancio più restrittive, mentre diveniva chiaro che la politica monetaria avrebbe dovuto mantenere a lungo bassi tassi di interesse.</p>
<p>Le restrizioni di bilancio sono state dappertutto più rapide e severe del previsto, dato che nessuno poteva permettersi di essere il più debole di fronte agli attacchi della speculazione. Con le sue necessarie frenate ogni Paese ha finito col danneggiare la ripresa degli altri. Per spiegarlo in parole più semplici, il settore pubblico ha trasformato la necessità di aggiustamento del proprio bilancio in un minore potere d’acquisto dei suoi cittadini. I quali, costretti a diminuire il proprio potere d’acquisto, hanno reso la crisi ancora più grave. In questo stato di incertezza la speculazione impazza, come è accaduto nei mercati borsistici della settimana che è terminata ieri e che ha visto <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2010-06-04/piazza-affari-lieve-rialzo-091200.shtml?uuid=AYFBRnvB" target="_blank">colpire azioni e obbligazioni</a> con una forza raramente vista in passato, in un susseguirsi senza fine di incontrollate voci e indiscrezioni, ma senza che alcun elemento concretamente verificabile rendesse giustificabile questo panico.</p>
<p>L’unico aspetto positivo di questo stato confusionale è che, nella previsione di un prolungamento della crisi e nell’ipotesi del mantenimento per il prevedibile futuro di bassi tassi di interesse, l’<a href="http://www.milanofinanza.it/news/dettaglio_news.asp?id=201006041410045243&amp;chkAgenzie=TMFI&amp;sez=news&amp;testo=&amp;titolo=Euro/dollaro%20sui%20minimi%20a%20un%20passo%20da%201,20" target="_blank">Euro ha perso</a> sempre più valore fino ad arrivare ieri intorno a 1,20 rispetto al dollaro, cedendo in poche settimane oltre il 15% nei confronti della moneta americana.</p>
<p>Un ritorno dell’Euro verso livelli di cambio meno sfavorevoli aiuterà certamente le nostre esportazioni nei confronti del resto del mondo ma questo vantaggio si trasferisce all’economia solo lentamente, mentre la politica di restrizione fiscale agisce in tempi rapidissimi, anche in conseguenza dell’incertezza che rende tutti più esitanti e paurosi riguardo ad ogni decisione di acquisto o di investimento.</p>
<p>Eppure, anche in questi concitati momenti, è apparso chiaramente che l’esistenza dell’Euro <a href="http://www.manageronline.it/articoli/vedi/2419/fmi-litalia-cresce-poco-ma-e-virtuosa-sui-conti/" target="_blank">giova a tutti</a>, a cominciare dalla Germania che, solo negli ultimi dodici mesi, ha visto un attivo della propria bilancia commerciale di 207 miliardi, di cui oltre la metà nei confronti degli altri Paesi dell’Euro. Ed i governanti tedeschi sanno benissimo che, in mancanza della moneta comune, le svalutazioni competitive, oltre che portare un definitivo caos nella vita economica di tutti i Paesi europei, farebbero sparire in un attimo il surplus tedesco. Ed i banchieri francesi e tedeschi sanno altrettanto bene quale sarebbe la fine delle obbligazioni greche o di altri Paesi attaccati dalla speculazione che essi posseggono copiosamente nei loro portafogli.</p>
<p>Ed infine è ben noto a tutti che, se vi fosse una forte volontà di cooperazione, i fondi mobilitati dai sedici Paesi dell’Euro per una politica di reciproco soccorso sono più che sufficienti per bloccare ogni speculazione, come sono stati sufficienti negli Stati Uniti di fronte a squilibri finanziari ben più preoccupanti.</p>
<p>Quello di cui abbiamo bisogno è solo un accordo forte e senza riserve fra i Paesi europei, un accordo che deve essere guidato e condotto in porto dalla Germania e dalla Francia.</p>
<p>Ci attendiamo quindi che i governanti dei maggiori Paesi europei si assumano la responsabilità di prendere immediatamente le decisioni che possono mettere fine alla speculazione e all’incertezza dei mercati. Il vuoto della politica sta pericolosamente allungando la crisi economica: è tempo che questo vuoto venga colmato.</p>
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		<title>La speculazione è forte quando la politica è debole</title>
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		<pubDate>Fri, 28 May 2010 14:37:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Prodi: «La Tobin tax è un&#8217;idea giusta. Ma va applicata su scala planetaria»
Intervista di Vittorio Carlini a Romano Prodi su Il Sole 24 Ore.com del 28 maggio 201
«Da un lato i mercati finanziari sono di fatto globalizzati; dall&#8217;altro gli strumenti per regolarli hanno ancora una dimensione locale, nazionale. E&#8217; questa la contraddizione che ci ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/05/small-world.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1651" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/05/small-world.jpg" alt="" width="400" height="400" /></a>Prodi: «La Tobin tax è un&#8217;idea giusta. Ma va applicata su scala planetaria»</p>
<p>Intervista di Vittorio Carlini a Romano Prodi su <strong><a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-05-28/prodi-speculazione-forte-quando-104100.shtml?uuid=AYWxMvtB" target="_blank">Il Sole 24 Ore.com</a></strong> del 28 maggio 201</p>
<p>«Da un lato i mercati finanziari sono di fatto globalizzati; dall&#8217;altro gli strumenti per regolarli hanno ancora una dimensione locale, nazionale. E&#8217; questa la contraddizione che ci ha portato alla crisi». Romano Prodi, raggiunto al telefono nella sua casa di Bologna, non fa troppi sconti. Il Professore non nasconde le sue preoccupazioni: il futuro, perlomeno nell&#8217;immediato, non è roseo. «Questa dicotomia – dice &#8211; non sarà risolta in tempi brevi. Non vedo uno slancio, uno scatto in avanti in favore di una regolamentazione a livello mondiale».</p>
<p><em>Il problema della finanza è una conseguenza del più ampio fenomeno della globalizzazione…</em></p>
<p>La globalizzazione, in generale, sta provocando il cambiamento della sovranità nazionale. I mercati finanziari sono una parte del discorso. Lo <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Westphalian_sovereignty" target="_blank">stato westfaliano</a>, come noi lo conosciamo, è oggetto di profondi mutamenti: è perforato da continui vasi comunicanti, essenzialmente per una duplice causa.</p>
<p><em>Vale a dire?</em></p>
<p>In primis, c&#8217;è il forte aumento del peso di istituzioni sovranazionali, quali per esempio l&#8217;Unione europea. Poi ci sono strumenti non istituzionali, come appunto le Borse e i mercati finanziari. Questi ultimi, però, sono guidati da forze non regolate in maniera sufficiente. E qui sta il guaio: fino a quando non lo affrontiamo, assisteremo al succedersi di altre crisi, di altri periodi di difficoltà.</p>
<p><em>Eppure, almeno a livello di dichiarazioni, c&#8217;è chi continua a richiamare il tema della riforma sistemica…</em></p>
<p>Sì, ma manca la politica. Non vedo all&#8217;orizzonte un forte accordo per il cambiamento. Fino all&#8217;aprile dell&#8217;anno scorso, si spingeva per una regolamentazione di tipo globale. Pian piano, le ambizioni sono diminuite; si è preferito ripiegare su argomentazioni di carattere tecnico, sulla soluzione di singoli aspetti del problema. Per carità, proposte pur sempre importanti ma che non affrontano il &#8220;peccato originale&#8221;, non risolvono alla radice la contraddizione. Basta vedere quello che è successo per la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tobin_Tax" target="_blank">Tobin tax</a>.</p>
<p><em>Cosa intende dire?</em></p>
<p>In sé è una buona idea. Ma se non viene condivisa da tutti, se non c&#8217;è uno scatto in avanti della politica che la impone a livello planetario non ha senso. Può essere aggirata sempre e comunque, passando per qualche <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Paradiso_fiscale" target="_blank">isola del Caimano</a>.</p>
<p><em>Ma le regole sono veramente sufficienti a riportare nei giusti limiti un capitalismo finanziario che ha messo in atto la fuga in avanti?</em></p>
<p>Le regole sono tutto. Io parlo di accordi tra istituzioni, governi, organi che devono farle rispettare. La speculazione è forte quando la politica è debole. Se nel caso della Grecia avessimo avuto una politica con legami precisi, accordi precisi, strumenti precisi gli speculatori avrebbero preso una bastonata tale da ricordarsela per molto tempo.</p>
<p><em>Rimanendo sulla scala mondiale, molti auspicano una maggiore collaborazione tra Europa e Stati Uniti…</em></p>
<p>Su questi temi sarebbe utile arrivare ad una grande alleanza tra le due sponde dell&#8217;oceano Atlantico. Tuttavia, non credo che il governo di Washington sia in grado di prendere una simile iniziativa e le capitali europee non mi sembrano unite tra loro.</p>
<p><em>Perché pensa che il presidente Barack Obama non sia in grado di farsi promotore di un simile disegno?</em></p>
<p>Il mondo politico americano è diviso. Nel recente passato, soprattutto sul tema della finanza, ci sono state molte grida ma non grandi passaggi concreti. Non vedo un&#8217;idea che possa portare, per esempio, a dar vita ad una nuova <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Conferenza_di_Bretton_Woods" target="_blank">Bretton Woods</a>: cioè ad un grande accordo a livello mondiale. La conferenza, avviata nel 1944, avvenne in un momento in cui gli Stati Uniti potevano esercitare una forte leadership. Fu preparata da due anni di dicussioni. E poi, allora, il mondo era più piccolo: adesso bisogna coinvolgere molti più stati. Oggi come oggi solo il <a href="http://www.g20.org/" target="_blank">G20</a> potrebbe convocare, per il medio termine, un simile consesso. Tuttavia non vedo una spinta reale in tal senso. Non vorrei sembrare troppo pessimista, ma bisogna leggere la realtà con molta serietà.</p>
<p><em>Insomma, la politica non c&#8217;è. Per quale motivo?</em></p>
<p>Perché siamo in una fase ancora arretrata di cooperazione internazionale. Ci sono troppi players che vogliono giocare le loro carte. Gli stati nazionali hanno le loro prerogative, le loro regole cui non vogliono rinunciare. A ben vedere, non esiste un colpevole preciso. E&#8217; la storia che va avanti: già nel passato abbiamo vissuto periodi di grande mutamento, e nel futuro ce ne saranno altri. Di certo, però, la soluzione non è tornare al protezionismo. I mercati dei beni e quelli finanziari devono restare aperti, collegati tra loro e permettere una vita economica dinamica. Chiuderli significherebbe solo peggiorare le cose: il mondo tornerebbe verso la miseria e la guerra.</p>
<p><em>Passando a un piano più limitato, quello dell&#8217;Unione europea, dopo lo scoppio della crisi greca abbiamo assistito ad accenni di maggiore integrazione: nell&#8217;ipotesi di riforma del patto di stabilità è ipotizzato, per esempio, che i bilanci statali possano sottostare a una valutazione ex ante del Consiglio europeo. Un passo che condivide?</em></p>
<p>Sì e mi auguro che, dopo la crisi, i provvedimenti adottati spingano ancora di più in questa direzione. La politica monetaria comune deve essere affiancata da una politica economica coordinata sui grandi temi. Altrimenti, la situazione non può più reggere a lungo.</p>
<p><em>Quest&#8217;impostazione, giocoforza, conduce alla limitazione della sovranità nazionale nella politica fiscale…</em></p>
<p>Credo che, sui grandi capitoli economici, sia un processo inevitabile. Poi, voglio essere chiaro. Se la domanda è: dev&#8217;esserci un sistema sanitario europeo? Bé, rispondo con forza di no. Il principio di sussidiarietà è una cosa seria e i servizi ospedalieri debbono rimanere vicino ai cittadini. Un discorso analogo può farsi, ad esempio, per lo stato sociale: seppure può immaginarsi un coordinamento tra gli stati, la sua organizzazione resta un tema di livello locale. E&#8217; compito della politica individuare e definire cosa è nazionale e cosa sovranazionale.</p>
<p><em>In tal senso è stata fatta la proposta di un&#8217;agenzia di rating europea, un progetto sensato?</em></p>
<p>Si tratta di un problema serio. Già parecchi anni fa non avevo una grande considerazione di queste società: vedevo come davano i voti. E, poi, se il loro giudizio dev&#8217;essere considerato oggettivo perché pubblicarlo a mercati aperti? Senza dimenticare, inoltre, il tema del conflitto d&#8217;interessi. Ciò detto, non sono favorevole ad un&#8217;agenzia europea che non potrebbe limitarsi a valutare non solo il debito sovrano ma anche i bond aziendali.</p>
<p><em>Una soluzione potrebbe essere quella di rafforzare la Bce, attribuendogli un potere di valutazione sul merito di credito…</em></p>
<p>E&#8217; un discorso serio. La <a href="http://www.ecb.int/ecb/html/index.it.html" target="_blank">Bce</a> è indipendente e risponde, in definitiva, all&#8217;opininione pubblica europea. Il tema del rafforzamento degli organi comunitari è rilevante. Penso, per esempio, ad Eurostat: che senso ha poter verificare solamente la bottom line di un bilancio, quando non puoi analizzare se gli addendi da cui deriva sono falsi oppure no. Torniamo al tema della maggiore integrazione e coordinamento, sempre però su i grandi capitoli economici</p>
<p><em>Insomma… Lei è un glocal</em></p>
<p>Certo che sì. Da tutta una vita sono <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Glocalizzazione" target="_blank">glocal</a>; quando ero presidente della Commissione europea ho tenuto la mia famiglia e le mie radici ben salde a Bologna, la mia terra.</p>
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		<title>Euro al bivio: o maggiore coordinazione delle politiche economiche o sciglimento</title>
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		<pubDate>Sat, 22 May 2010 08:55:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Articolo di Romano Prodi su Il Sole 24 Ore del 22 maggio 2010
Quando è stato creato l&#8217;euro, tutti sapevano che, prima o poi, si sarebbe verificata una crisi. Era inevitabile, infatti, che nell&#8217;ambito di un progetto così ambizioso e senza precedenti in alcuni paesi (perfino nei più virtuosi) si sarebbe commesso qualche errore o si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/05/euro-money.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1605" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/05/euro-money.jpg" alt="" width="282" height="425" /></a>Articolo di Romano Prodi su <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Editrice/IlSole24Ore/2010/05/22/Italia/15_B.shtml?uuid=e40a7250-6567-11df-87da-3032239fa3f5&amp;DocRulesView=Libero" target="_blank"><strong>Il Sole 24 Ore</strong></a> del 22 maggio 2010</p>
<p>Quando è stato <a href="http://www.interno.it/mininterno/export/sites/default/it/sezioni/sala_stampa/speciali/cittadini_europa/scheda_14692.html" target="_blank">creato l&#8217;euro</a>, tutti sapevano che, prima o poi, si sarebbe verificata una crisi. Era inevitabile, infatti, che nell&#8217;ambito di un progetto così ambizioso e senza precedenti in alcuni paesi (perfino nei più virtuosi) si sarebbe commesso qualche errore o si sarebbe verificato un evento imprevisto. Altrettanto chiaro, come ho detto anche in passato, è che il Patto di stabilità e di crescita era &#8220;stupido&#8221;, non perché avesse finalità sbagliate, ma perché si basava su parametri meramente matematici, senza potere discrezionale alcuno, senza strumento politico in grado di farlo rispettare. Germania e Francia sono stati i primi paesi a violarlo, quantunque non in modo destabilizzante: i loro ministri delle Finanze hanno semplicemente deciso di non tener conto delle obiezioni della Commissione europea (verosimilmente perché erano &#8220;troppo grandi per poter fallire&#8221;).</p>
<p>A causa delle difficoltà politiche, non è stato possibile proteggere l&#8217;euro. Per anni ho messo in guardia dal fatto che, benché non sia imputabile a nessuno in particolare, si sarebbero potuti verificare alcuni eventi straordinari che avrebbero costretto a una coordinazione condivisa delle politiche fiscali. Poi è subentrata la <a href="http://www.borsaitaliana.it/notizie/sotto-la-lente/crisi-grecia.htm">crisi greca</a>, seria per ciò che riguarda le violazioni che l&#8217;hanno provocata, ma facilmente risolvibile, se si tiene conto delle modeste dimensioni dell&#8217;economia di quel paese.</p>
<p>Nondimeno è venuto a mancare un intervento tempestivo, che di fatto ha reso impossibile raggiungere un accordo in tempi rapidi in materia di disciplina fiscale. Le <a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/201005articoli/54802girata.asp" target="_blank">elezioni</a> nello stato tedesco del Nord Reno-Westfalia hanno differito la presa di coscienza che la crisi greca rappresentava un&#8217;opportunità notevole per prendere i provvedimenti necessari in direzione di una governance economica che non era possibile quando fu creato l&#8217;euro. Ciò comporta la creazione di nuove istituzioni o enti che possano monitorare i budget degli stati membri, imporre la disciplina fiscale e sanzioni per chi viola ripetutamente le normative in questione.</p>
<p>Molti paesi, tuttavia, ancora adesso non sono disponibili a effettuare un cambiamento così radicale in materia di sovranità economica, anche se un&#8217;eventuale crisi (e non necessariamente quella greca) è stata argomento al centro di ricorrenti discussioni negli ambienti politici e universitari.</p>
<p>Ci troviamo pertanto a un bivio. L&#8217;unica alternativa a una maggiore coordinazione delle politiche economiche è lo scioglimento dell&#8217;euro: ciò infliggerebbe però un colpo devastante al progetto europeo e, per la Germania, sarebbe particolarmente rovinoso. Malgrado la ristrutturazione avvenuta negli ultimi dieci anni, la competitività tedesca sarebbe fortemente ridimensionata da svalutazioni monetarie nei paesi periferici della zona euro. Di conseguenza, le sue eccedenze commerciali si prosciugherebbero in poco tempo.</p>
<p>A suo tempo <a href="http://www.repubblica.it/online/fatti/rifondazione/prodi/prodi.html" target="_blank">mi adoperai</a> moltissimo per far<a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/litalia-era-pronta-a-entare-nelleuro-da-subito-nessun-tentativo-di-rinvio_1515.html" target="_blank"> entrare l&#8217;Italia</a> nella zona euro, per dare al mio paese la disciplina di cui necessitava, per porre fine alla sfilza di continue svalutazioni monetarie che avevano reso fragile la sua economia e pregiudicato le sue finanze pubbliche, malgrado la presenza di un forte settore manifatturiero.</p>
<p>Considero pertanto le recenti decisioni prese a Bruxelles un passo importantissimo in direzione di una creazione graduale del federalismo fiscale europeo. Mettere insieme le risorse dei paesi dell&#8217;Eurozona e della Commissione con quelle della Bce è un progresso notevole rispetto al Patto di stabilità e di crescita. Di fatto, la creazione di enti in grado di operare preventivamente e intervenire con successo implicherebbe che il Patto è stato ormai sostituito da un coordinamento più efficace.</p>
<p>La parte più rilevante del nuovo <a href="http://www.unita.it/notizie_flash/109445/eurozona_messi_a_punto_i_dettagli_del_fondo_di_stabilizzazione" target="_blank">Fondo di stabilizzazione europea</a> &#8211; del valore di 440 miliardi di euro &#8211; è formata dai fondi nazionali di 16 paesi della zona euro ed è limitata a tre anni; ma noi tutti sappiamo quanto sia difficile tirarsi indietro rispetto a un obbligo simile.</p>
<p>Sebbene le divisioni politiche e i ritardi nel processo decisionale abbiano indebolito fortemente l&#8217;euro e innescato grande scompiglio nei mercati, la decisione di puntellarlo con una collaborazione finanziaria vicendevole è un considerevole passo avanti.</p>
<p>Incertezze continueranno a esserci, perché molti aspetti operativi legati all&#8217;attuazione delle decisioni prese hanno ambiti e contorni alquanto ampi. Tuttavia, la Bce, la Commissione e la maggior parte dei paesi europei hanno ricevuto poteri più forti, incarichi e responsabilità maggiori e di più vasta portata rispetto al passato, e i mercati ne terranno sicuramente conto.</p>
<p>Resta da capire come si concretizzeranno questi poteri, nel momento in cui vari paesi devono affrontare l&#8217;irrequietezza politica e in qualche caso veri e propri disordini tra la popolazione in conseguenza dei provvedimenti d&#8217;austerità varati. Nondimeno, anche se questo intervento di salvataggio è arrivato in ritardo rispetto a quanto sperato, con una spesa estremamente più alta, dopo che è stato arrecato un danno all&#8217;immagine dell&#8217;Europa, adesso l&#8217;Unione Europea ha imboccato la rotta giusta. L&#8217;accordo di Bruxelles dimostra che non esiste alternativa positiva all&#8217;euro.</p>
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		<title>A big step towards fiscal federalism in Europe</title>
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		<pubDate>Thu, 20 May 2010 09:41:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[A big step towards fiscal federalism in Europe
By Romano Prodi published on Financial Times of May 20 2010
When the euro was born everyone knew that sooner or later a crisis would occur. It was inevitable that, for a such a bold and unprecedented project, in some countries (even the most virtuous ones), mistakes would be [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/05/euro-money1.jpg" mce_href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/05/euro-money1.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1609" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/05/euro-money1.jpg" mce_src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/05/euro-money1.jpg" alt="" height="531" width="353"></a>A big step towards fiscal federalism in Europe</p>
<p>By Romano Prodi published on <a target="_blank" mce_href="http://www.ft.com/cms/s/0/3f74c1d8-6444-11df-8618-00144feab49a.html" href="http://www.ft.com/cms/s/0/3f74c1d8-6444-11df-8618-00144feab49a.html"><b>Financial Times</b></a> of May 20 2010</p>
<p>When the <a href="http://library.thinkquest.org/04oct/01949/ebirth.htm" mce_href="http://library.thinkquest.org/04oct/01949/ebirth.htm" target="_blank">euro was born</a> everyone knew that sooner or later a crisis would occur. It was inevitable that, for a such a bold and unprecedented project, in some countries (even the most virtuous ones), mistakes would be made and unforeseeable events occur. It was also clear that the stability and growth pact was – as I have said before – “stupid”, not because it was mistaken in its objectives, but because it was founded on purely mathematical parameters without any discretionary powers or political instruments to enforce it. Germany and France were the first countries to violate it, although not in a destabilising way: their finance ministers decided to ignore the objections of the European Commission (possibly because they were “too big to fail”).</p>
<p>Due to political difficulties it was not possible to protect the euro. I was warning years ago that, through no one’s fault in particular, extraordinary events could occur that would force joint co-ordination of fiscal policies. Then the <a href="http://www.ft.com/greece" mce_href="http://www.ft.com/greece" target="_blank">Greek crisis</a> arrived – serious in terms of the sins that caused it but easily solvable, considering the modest size of the country’s economy.</p>
<p>Yet swift action was lacking, which made it impossible to reach a quick agreement on fiscal discipline. <a href="http://www.dw-world.de/dw/article/0,,5558046,00.html" mce_href="http://www.dw-world.de/dw/article/0,,5558046,00.html" target="_blank">Elections</a> in the German state of North Rhine-Westphalia delayed the realisation that the Greek crisis presented an opportunity to take the inevitable steps towards economic governance that were not possible when the euro was created. This implies new institutions or bodies to monitor the budgets of member states, enforce fiscal discipline and impose punishments for repeat offenders of budget discipline rules.</p>
<p>Many countries, however, are still not willing to entertain such a radical change to economic sovereignty, even though a possible crisis (not necessarily the Greek one) has been the subject of recurrent discussions in political and academic circles.</p>
<p>We are therefore at a crossroads. The only alternative to greater co-ordination of economic policies is dissolution of the euro. This would be a cataclysmic blow to the European project and, for Germany, particularly devastating. Despite the restructuring of the past decade, German economic competitiveness would be greatly reduced by currency devaluations in peripheral eurozone countries. As a consequence, its trade surplus would quickly dry up.</p>
<p>I <a href="http://www.businessweek.com/news/2010-05-14/euro-breakup-talk-increases-as-germany-loses-proxy-update1-.html" mce_href="http://www.businessweek.com/news/2010-05-14/euro-breakup-talk-increases-as-germany-loses-proxy-update1-.html" target="_blank">pushed hard</a> to get Italy into the <a href="http://www.interno.it/mininterno/export/sites/default/it/sezioni/sala_stampa/speciali/cittadini_europa/scheda_14692.html" mce_href="http://www.interno.it/mininterno/export/sites/default/it/sezioni/sala_stampa/speciali/cittadini_europa/scheda_14692.html" target="_blank">eurozone</a> to give my country the discipline it needed to end the string of currency devaluations that had left its economy fragile and undermined its public finances, despite the existence of a strong manufacturing sector.</p>
<p>I therefore consider the recent decisions made in Brussels as a very important step towards the gradual creation of a European fiscal federalism. Combining the resources of the eurozone countries and the Commission with those of the European Central Bank is a step beyond the stability and growth pact. In fact, creating bodies capable of preventative action and successful intervention would imply that the pact has been replaced by a more muscular co-ordination.</p>
<p>The biggest part of the new European stabilisation mechanism fund, worth €440bn ($540bn, £380bn), consists of national funds from the 16 eurozone countries, and is limited to three years. But we all know how difficult it is to withdraw from such an obligation.</p>
<p>Even though political divisions and delays in decision-making have profoundly weakened the euro and triggered market turmoil, the decision to underpin the euro with mutual financial co-operation is a big step forward.</p>
<p>Uncertainty will continue because many operational aspects of implementing the decisions are quite broad in outline. However, the ECB, the Commission and most eurozone countries have been given stronger powers and more far-reaching tasks and responsibilities than in the past, and markets will take this into account.</p>
<p>Questions remain about how these powers will be put into effect, as countries face political turbulence, and in some cases civil unrest, in the face of austerity measures. Yet, even though this rescue came very late, at an extremely high cost, and with damage to Europe’s image, the ship of the European Union is now sailing in the right direction. The Brussels agreement has shown there is no viable alternative to the euro.</p>
<p>The writer is former Italian prime minister and was president of the European Commission, 1999-2004</p>
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		<title>Speculazione, Europa divisa e la speranza di Kohl</title>
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		<pubDate>Sun, 09 May 2010 10:02:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Piccoli giochi e grandi sfide
Speculazione, Europa divisa e la speranza di Kohl
Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 09 Maggio 2010
Per fortuna oggi si vota nel North-Rhine Westfalia. Dovrebbe essere una notizia trascurabile nel panorama della crisi finanziaria ma purtroppo, nella mancanza di regole europee comuni e condivise, le decisioni sono rimaste in mano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-full wp-image-1497" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/05/48cf7e5a132fd_zoom.jpg" alt="" width="400" height="266" />Piccoli giochi e grandi sfide</p>
<p>Speculazione, Europa divisa e la speranza di Kohl</p>
<p>Articolo di Romano Prodi su <strong><a href="http://carta.ilmessaggero.it/view.php?data=20100509&amp;ediz=20_CITTA&amp;npag=1&amp;file=PRODI_34.xml&amp;type=STANDARD" target="_blank">Il Messaggero</a></strong> del 09 Maggio 2010</p>
<p>Per fortuna oggi si vota nel <a href="http://www.corriere.it/esteri/10_maggio_10/merkel-no-tagli-tasse_51a30fd2-5c2d-11df-92dd-00144f02aabe.shtml" target="_blank">North-Rhine Westfalia</a>. Dovrebbe essere una notizia trascurabile nel panorama della crisi finanziaria ma purtroppo, nella mancanza di regole europee comuni e condivise, le decisioni sono rimaste in mano agli stati nazionali e i governanti hanno agito tendendo conto non degli interessi di lungo periodo ma delle passioni popolari del momento . Si è verificato perciò lo scenario peggiore tra tutti quelli prevedibili, uno scenario in cui un problema di dimensioni quantitative modeste, come il deficit greco, ha prodotto le peggiori conseguenze possibili, sconvolgendo i mercati azionari ed obbligazionari di tutta Europa. Quando la politica non adempie al suo compito, la speculazione non può che approfittare del disorientamento generale e fare duramente il proprio gioco. Ed è questo che è avvenuto nella scorsa settimana, in cui l’attacco speculativo non solo ha provocato <a href="http://www.repubblica.it/economia/2010/05/07/news/borse_continua_il_crollo_i_governi_annunciano_reazioni-3899163/" target="_blank">pesanti ribassi</a> in borsa ma ha generato una catena di crisi di fiducia che ha reso più difficile e costoso il funzionamento dei crediti interbancari e ha infine messo a dura prova la solidità dei titoli di Stato di diversi paesi, con l’ovvia ultima conseguenza di attentare al cuore stesso dell’Euro.</p>
<p>La finanza (o forse meglio dire la speculazione finanziaria) ha travolto la politica perché essa ha per definizione interessi e obiettivi ben precisi mentre la politica europea non è stata in grado di preparare una forte strategia comune. Il prezzo di tutto ciò è elevatissimo: basti pensare che la metà del pacchetto di aiuti preparato qualche giorno fa sta ora andando in fumo per l’aumento dei tassi di interesse del debito pubblico greco, aumento dovuto proprio alla difficoltà, alla lentezza e alla scarsa convinzione con cui era stato preparato dagli “amici” europei.</p>
<p>Insomma la speculazione agisce quando sa di essere più forte della politica, più forte degli Stati. Oggi in Europa lo è.</p>
<p>Non solo perché è in grado di mobilitare enormi masse di denaro in un brevissimo periodo di tempo ( rapidità moltiplicata dagli automatismi con cui vengono dati gli ordini di acquisto o di vendita) ma anche perché tutto questo provoca ondate di panico nei possessori di titoli, allarmati da questi eventi improvvisi, imprevisti e della cui portata non sono in grado di rendersi conto. Nei giorni scorsi molti possessori di azioni sono corsi a vendere semplicemente per paura, così come sono corsi verso i Bund tedeschi altrettanti proprietari di obbligazioni pubbliche di diversi paesi.</p>
<p>Ad eventi così veloci si contrappone una situazione europea in cui nessuno ha il potere di agire con la necessaria rapidità e ogni decisione viene presa dopo che la speculazione ha raddoppiato la dimensione dell’intervento necessario. Questa è la ragione per cui l’attacco è stato mosso verso i paesi dell’Euro, anche se essi hanno in media un deficit molto molto inferiore a quello degli Stati Uniti o della Gran Bretagna ma hanno un potere politico frammentato, diviso e incapace di reagire agli eventi guardando in faccia alla realtà. Identica è la spiegazione sul contradditorio comportamento delle società di rating, che hanno promosso a pieni voti la banca Lemhan fino alla vigilia del fallimento e che ora gettano ombre di sospetto sull’Italia senza nulla dire riguardo all’enorme deficit di Gran Bretagna e Stati Uniti.</p>
<p>Intanto a Bruxelles si continua a discutere sui <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2010/05/10/visualizza_new.html_1791083184.html" target="_blank">possibili interventi</a> urgenti della Banca Centrale Europea e su come i mercati <a href="http://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/mf-dow-jones/italia-dettaglio.html?newsId=731777&amp;lang=it" target="_blank">reagiranno domani</a> di fronte alle misure prese. Se cioè sarà sufficiente un’iniezione aggiuntiva di liquidità alle banche perché acquistino titoli di Stato dei paesi sotto tiro o se si andrà verso la più complessa e ipotetica possibilità che sia la BCE stessa a comprare direttamente tali titoli. Vedremo domani se la decisione presa sarà in grado di calmare la furia dei mercati ma teniamoci ben in mente che, in ogni caso, si tratta di un rimedio di breve periodo. Il problema resta quello di creare degli strumenti di politica economica per tutta l’area dell’Euro che permettano di evitare i disastri come quello greco e che, se accadono, rendano possibile imporre nuovi comportamenti in modo rapido e autorevole.</p>
<p>Ritorniamo quindi al nostro problema di costruire una politica economica europea da affiancare alla politica monetaria, una politica abbastanza forte da imporre e fare rispettare le regole comuni. E’ proprio quello che i leader europei non hanno nel passato voluto e che gli eventi di questi giorni costringeranno invece a fare. A meno che non si voglia la distruzione dell’Euro, cosa che a nessuno giova a cominciare dalla Germania. Quando fra poche ore si chiuderanno le urne nel North-Rhine Westfalia si dovrà quindi ricominciare a parlare del nostro futuro, che esisterà solo se sarà un futuro comune. Per ora l’unica voce ottimista che ho potuto ascoltare in Germania è quella dell’ex cancelliere Helmut Kohl che, nel giorno del suo ottantesimo compleanno, mi ha rasserenato assicurandomi che la Germania è, nonostante tutto, pienamente consapevole del valore positivo ed indispensabile della solidarietà europea. Mi auguro proprio che abbia ragione.</p>
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		<title>Se c&#8217;è saggezza l&#8217;Euro non imploderà</title>
		<link>http://www.romanoprodi.it/notizie/se-ce-saggezza-leuro-non-implodera_1489.html</link>
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		<pubDate>Thu, 06 May 2010 19:41:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[CRISI: PRODI, IMPLOSIONE EURO? SE C&#8217;E&#8217; SAGGEZZA NO
(ANSA) &#8211; MONCALIERI (TORINO), 6 MAG &#8211; &#8221;Implosione dell&#8217;euro? Se c&#8217;e&#8217; saggezza no, se prevalgono invece pulsioni suicide tutto e&#8217; possibile, ma non credo&#8221;.
Cosi&#8217; ha risposto ai giornalisti Romano Prodi che ha tenuto una lezione al Collegio Carlo Alberto di Moncalieri (Torino) su &#8221;Mutamenti economico-politici globali e prospettive [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-medium wp-image-1490" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/05/euro-incentivi-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" />CRISI: PRODI, IMPLOSIONE EURO? SE C&#8217;E&#8217; SAGGEZZA NO</p>
<p>(<a href="http://www.asca.it/news-GRECIA__PRODI__SE_C_E__SAGGEZZA_EURO_NON_IMPLODERA_-914626-ORA-.html" target="_blank"><strong>ANSA</strong></a>) &#8211; MONCALIERI (TORINO), 6 MAG &#8211; &#8221;<a href="http://notizie.virgilio.it/notizie/economia/soldi/2010/05_maggio/06/grecia_roubini_contagio_puo_estendersi_euro_rischia_implodere,24183804.html" target="_blank">Implosione</a> dell&#8217;euro? Se c&#8217;e&#8217; saggezza no, se prevalgono invece <a href="http://www.peacelink.it/europace/a/31713.html" target="_blank">pulsioni suicide</a> tutto e&#8217; possibile, ma non credo&#8221;.</p>
<p>Cosi&#8217; ha risposto ai giornalisti Romano Prodi che ha tenuto una lezione al Collegio Carlo Alberto di Moncalieri (Torino) su &#8221;<a href="http://notizie.virgilio.it/notizie/economia/2010/5_maggio/06/grecia_prodi_sara_banco_di_prova_per_il_futuro_delleuropa,24190550.html" target="_blank">Mutamenti economico-politici globali e prospettive future</a>&#8221;.</p>
<p>&#8221;La crisi si risolvera&#8217; &#8211; ha aggiunto Prodi &#8211; ma si poteva risolvere con una spesa infinitamente minore&#8221;.</p>
<p>ANG/CLD</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Prodi: ora basta con la follia, l’Europa non è al collasso</title>
		<link>http://www.romanoprodi.it/interviste/prodi-ora-basta-con-la-follia-ma-l%e2%80%99europa-non-e-al-collasso_1471.html</link>
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		<pubDate>Thu, 29 Apr 2010 07:02:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ll</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Prodi: ora basta con la follia, ma l’Europa non è al collasso
«La speculazione internazionale approfitta dell’assenza della politica»
Intervista di Raffaella Cascioli e Mariantonietta Colimberti a Romano  Prodi su Europa  quotidiano del 29 aprile 2010
«L’Europa non è al collasso, ma certo occorrerebbe uno psichiatra per l’Unione. In realtà non c’è alcun elemento per cui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-medium wp-image-1473" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/04/crisi-greca-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" />Prodi: ora basta con la follia, ma l’Europa non è al collasso<br />
«La speculazione internazionale approfitta dell’assenza della politica»</p>
<p>Intervista di Raffaella Cascioli e Mariantonietta Colimberti a Romano  Prodi su <a href="http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/118154/prodi_ora_basta_con_la_follia_ma_leuropa_non_e_al_collasso" target="_blank"><strong>Europa  quotidiano</strong></a> del 29 aprile 2010</p>
<p>«L’Europa non è al collasso, ma certo occorrerebbe uno psichiatra per l’Unione. In realtà non c’è alcun elemento per cui si possa collassare ». Romano Prodi, già presidente della Commissione dell’Unione europea, risponde così a chi crede, come l’economista francese Jean-Paul Fitoussi, che <a href="http://notizie.virgilio.it/notizie/economia/2010/4_eprile/28/grecia_fitoussi_crolla_disegno_europeo_fallito_su_vera_prova,24061929.html" target="_blank">stia crollando</a> il disegno europeo.</p>
<p><em>Eppure, professore, qualche scricchiolio sinistro si avverte non foss’altro per una mancanza di unità di vedute tra i paesi dell’euro sugli aiuti alla Grecia. </em></p>
<p>Disastri in questa discordanza politica ne sono già stati prodotti abbastanza, speriamo che quello schema di <a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/economia/201004articoli/54529girata.asp" target="_blank">intervento</a> elaborato, che era così elementare e così semplice, possa essere messo in atto. D’altra parte questa non è una tempesta che viene dall’interno dei paesi dell’Unione europea, quanto piuttosto è una tempesta originata dalla speculazione internazionale che approfitta dell’assenza della politica.</p>
<p><em>La tempesta trova un’Europa incompiuta e, per certi aspetti, anche indifesa. Non crede che mai come oggi si avverta l’esigenza di un governo politico dell’economia?</em></p>
<p>All’epoca della costruzione dell’euro, la commissione da me presieduta ha proposto e lavorato per mesi affinché, accanto a un’autorità di politica monetaria come la Banca centrale europea, fosse prevista un’<a href="http://www.giannivattimo.it/menu/prodi.html" target="_blank">autorità capace di coordinare la politica economica</a>.</p>
<p>Un’autorità che avesse il compito di monitorare i comportamenti dei singoli paesi, di sanzionare quelli non corretti, di operare una manutenzione preventiva e suggerire le norme da prendere qualora si fosse cominciato a deviare. Insistetti a lungo sulla necessità di dotare l’Unione europea di strumenti di intervento in grado di fronteggiare eventuali terremoti. Purtroppo allora non c’era la volontà politica per andare più avanti della moneta unica.</p>
<p><em>Non c’era allora, ma non c’è stata fino ad oggi. Neanche con la crisi finanziaria di due anni fa&#8230; </em></p>
<p>Contavo e speravo che questo sarebbe avvenuto più avanti, ma così non è stato.</p>
<p><em>Crede che sia giunto quindi il momento per procedere a una maggiore integrazione europea?</em></p>
<p>Mi auguro di sì, ma non vedo segnali promettenti in materia. Oggi abbiamo strumenti parziali anche se la crisi dovrebbe insegnarci a mettere in atto strumenti generali.</p>
<p><em>Quali paesi sono oggi più responsabili se ciò non accade?</em></p>
<p>In questo momento l’attenzione si accentra sulla Germania che <a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=99399&amp;sez=HOME_ECONOMIA" target="_blank">non vuole organizzare</a> insieme agli altri paesi un’operazione comune e, più degli altri, ha contribuito a esasperare la situazione perché la sua opinione pubblica è convinta di dover sostenere tutto il peso del danno prodotto dall’atteggiamento greco. Purtroppo il dramma delle democrazie di oggi è quello di guardare al breve periodo e di non curare gli interessi di lungo periodo.</p>
<p><em>Giudica, dunque, positivamente l’atteggiamento del governo italiano sugli aiuti da dare alla Grecia?</em></p>
<p>Il problema non è l’atteggiamento. L’intervento è necessario e nel pacchetto di aiuti ipotizzato Francia, Italia e gli altri paesi hanno proposto il loro contributo.<br />
Tuttavia, è chiaro che se non c’è la Germania è difficile che si possa parlare di un successo dell’intervento stesso.</p>
<p><em>Crede sia possibile fermare gli attacchi speculativi?</em></p>
<p>È alla portata delle nostre capacità di oggi. Tuttavia, se si continua con la follia la situazione si aggrava.<br />
<em></em></p>
<p><em>La moneta unica potrebbe essere a rischio? </em></p>
<p><em></em>No, non credo proprio. Se si resta uniti l’euro non è aggredibile. D’altra parte tutti sono aggredibili se sono divisi.<br />
In realtà l’esempio del deficit non lo danno i paesi dell’Unione europea in media quanto piuttosto arriva dalla Gran Bretagna che ha un deficit simile a quello greco e dagli Stati Uniti che pure hanno un <a href="http://www.blitzquotidiano.it/economia/deficit-usa-a-1800-miliardi-di-dollari-verso-cifre-record-lindebitamento-dellamministrazione-obama-25401/" target="_blank">deficit superiore al 10%</a>. Se si pensa che l’economia greca rappresenta una piccola parte del Pil europeo, si capisce che il problema non è la dimensione dell’intervento, visto che sarebbe minore dei piani di salvataggio fatti per singoli istituti bancari, ma la volontà politica.</p>
<p><em>Raffaella Cascioli e Mariantonietta Colimberti</em></p>
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		<title>Debito greco e tasse sulle banche. Non c&#8217;è un solo martire in Europa</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Apr 2010 06:23:30 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[banche]]></category>
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		<description><![CDATA[Debito greco e tasse sulle banche. Non c&#8217;è un solo martire in Europa
Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 25 Aprile 2010
Il primo ministro greco ha finalmente chiesto in modo ufficiale l’aiuto del Fondo Monetario Internazionale e degli amici ( si fa per dire) europei.
Un passo necessario ed urgente perché nel prossimo mese di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1458" class="wp-caption alignright" style="width: 289px"><img class="size-medium wp-image-1458" title="George Papandreou" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/04/George_Papandreou-279x300.jpg" alt="George Papandreou" width="279" height="300" /><p class="wp-caption-text">George Papandreou</p></div>
<p>Debito greco e tasse sulle banche. Non c&#8217;è un solo martire in Europa</p>
<p>Articolo di Romano Prodi su <strong><a href="http://carta.ilmessaggero.it/view.php?data=20100425&amp;ediz=20_CITTA&amp;npag=1&amp;file=PRODI_34.xml&amp;type=STANDARD" target="_blank">Il Messaggero</a></strong> del 25 Aprile 2010</p>
<p>Il primo ministro greco ha finalmente <a href="http://finanza.lastampa.it/Notizie/0,388933/Atene_chiede_ufficialmente_aiuto_dopo_la_debacle.aspx" target="_blank">chiesto</a> in modo ufficiale l’aiuto del Fondo Monetario Internazionale e degli amici ( si fa per dire) europei.</p>
<p>Un passo necessario ed urgente perché nel prossimo mese di maggio verranno a scadenza importanti rate del debito pubblico, ma anche un passo difficile perché l’opinione pubblica greca si rende perfettamente conto delle <a href="http://borsaitaliana.it.reuters.com/article/businessNews/idITMIE63K0HE20100421" target="_blank">dure condizioni</a> che verranno imposte al Paese in conseguenza di questo passo. Per tale motivo essa ha cercato con ogni mezzo di allontanare l’ora della verità, scaricando le responsabilità della crisi sulla malvagità degli speculatori internazionali e non sui lunghi anni in cui il Paese si è illuso di vivere al di sopra dei propri mezzi, sperando di potere accrescere all’infinito il <a href="http://www.ilgiornale.it/economia/eurostat_e_moodys_mandano_atene_tappeto/23-04-2010/articolo-id=439888-page=0-comments=1" target="_blank">debito pubblico</a>.</p>
<p>George Papandreou è uomo troppo esperto per non sapere che i dirigenti del Fondo Monetario, prima di sborsare i denari entro la metà di maggio, gli imporranno pesanti decisioni per il contenimento della spesa sanitaria e pensionistica e lo obbligheranno ad una riduzione dei costi della pletorica pubblica amministrazione.</p>
<p>In poche parole Papandreu dovrà imporre alla Grecia una prolungata politica di austerità: compito difficilissimo per ogni governo e quasi disperato ( lo posso dire con una certa esperienza) per un paese mediterraneo.</p>
<p>Gli ispettori del Fondo arriveranno quindi nei prossimi giorni ad Atene, scriveranno le ricette e detteranno le terapie per la guarigione della Grecia e, data la semplicità delle regole con cui ora operano, sborseranno in fretta i 15 miliardi di euro a cui il Fondo stesso si è obbligato. Poi sarà il turno dei 30 miliardi in conto ai paesi europei, per i quali la procedura è un labirinto per cui si deve passare attraverso il parere della Commissione e della Banca Centrale Europea e quindi l’approvazione di tutti i paesi membri dell’Euro, in alcuni casi dopo una complessa procedura parlamentare.</p>
<p>Non essendovi infatti gli strumenti per una decisione collettiva, l’aiuto alla Grecia non può venire che dalla somma delle decisioni dei singoli paesi. Un processo decisionale complicatissimo, che si è protratto già per mesi e mesi, provocando nel frattempo un pauroso aumento dei tassi del debito greco, e quindi ulteriori difficoltà al processo di risanamento. L’unico aspetto positivo di quest’assurda vicenda è che si va finalmente allargando la convinzione che non vi può essere una vera unione monetaria senza una maggiore integrazione e un più forte coordinamento delle politiche economiche dei diversi paesi. E che questo implica un potere di controllo e di sorveglianza sulle maggiori decisioni macroeconomiche dei paesi stessi. In poche parole, dato che incidenti ed errori nella gestione dei bilanci pubblici sempre vi sono stati e sempre vi saranno, bisogna provvedere agli strumenti di monitoraggio, di allarme e di intervento prima che i danni siano irreparabili.</p>
<p>Alcuni recenti comportamenti sono tuttavia difficilmente comprensibili anche con le regole oggi esistenti. La Germania si è infatti <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/l%E2%80%99unione-politica-che-non-c%E2%80%99e-se-leuropa-rinuncia-a-salvare-la-grecia_1387.html" target="_blank">opposta</a> in ogni modo al soccorso alla Grecia, sostenendo di non potere essere sempre la vittima sacrificale per le colpe altrui. Tuttavia, leggendo bene le cifre proposte, ci accorgiamo che essa si impegna per 8,4 miliardi di euro, mentre di 6,3 miliardi è l’impegno francese, di 5,5 quello italiano e di 3,7 quello spagnolo. Data la grande differenza nella dimensione dell’economia di questi paesi nessuno può pensare che lo sforzo richiesto alla Germania sia sproporzionato rispetto a quello dei suoi partner. Di fronte a quest’emergenza ciascuno di noi sta facendo il proprio dovere e non vi alcuna ragione per cui qualcuno si presenti come eroe o come martire. Fortunatamente fra poche settimane gli elettori del NorthRhine-Westfalia andranno a votare e, anche da parte tedesca, si potranno vedere le cose con quella serenità e oggettività che non sembrano essere permesse in campagna elettorale. E speriamo di non dovere più parlare, almeno per qualche tempo, del caso greco come di un’ emergenza che eccede le nostre capacità di intervento.</p>
<p>In questi giorni il Fondo Monetario Internazionale non si è occupato solo del caso greco ma ha avanzato anche la proposta di tassare le banche per costituire i fondi necessari per venire incontro ad eventuali nuove crisi finanziarie.</p>
<p>L’idea di fare gravare <a href="http://borsaitaliana.it.reuters.com/article/businessNews/idITMIE63L10E20100422" target="_blank">sulle banche</a> e non sui contribuenti i costi dei salvataggi bancari è certamente popolare e può essere anche equa se adottata nei confronti delle banche che, attraverso la speculazione, hanno costruito la crisi. E’ assai dubbio che possa avere una qualsiasi utilità nei confronti delle banche che fanno principalmente il loro mestiere di raccogliere denaro per prestarlo a famiglie e imprese che ne hanno bisogno. E sarebbe sciagurato farlo in un periodo in cui queste stesse banche, soprattutto quando fanno bene il loro dovere, vedono aumentare i crediti dubbi o incagliati a causa della grave e prolungata crisi che sta colpendo famiglie e imprese. La discussione di questa proposta è stata fortunatamente <a href="http://www.repubblica.it/economia/2010/04/24/news/g20_aprile-3579704/" target="_blank">rinviata</a> al G20 del prossimo giugno. Mi auguro che il tempo che ci separa da questa riunione venga utilizzato per approfondire il problema e per rendersi conto della necessità di distinguere fra la speculazione e la necessaria funzione di fornire credito alle imprese e alle famiglie.</p>
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		<title>La strategia di Prodi sulla Cina &#8220;Non chiediamo di rivalutare. E nel commercio la situazione è migliore di quanto si pensava&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 13:38:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Articolo di Marco Del Corona su Il Corriere della Sera del 16 marzo 2010
La strategia di Prodi sulla Cina &#8220;Non chiediamo di rivalutare&#8221;
&#8220;E nel commercio la situazione è migliore di quanto si pensava&#8221;
Pechino &#8211; Quando l&#8217;America chiede a Pechino di apprezzare il renminbi, a Pechino non ride nessuno. Ma ieri un sorriso è scappato a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-full wp-image-1348" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/03/yuan-dollar-3_42.jpg" alt="" width="400" height="252" />Articolo di Marco Del Corona su <a href="http://rassegnastampa.mef.gov.it/mefnazionale/View.aspx?ID=2010031615218312-1" target="_blank"><strong>Il Corriere della Sera</strong></a> del 16 marzo 2010</p>
<p>La strategia di Prodi sulla Cina &#8220;Non chiediamo di rivalutare&#8221;</p>
<p>&#8220;E nel commercio la situazione è migliore di quanto si pensava&#8221;</p>
<p>Pechino &#8211; Quando l&#8217;America <a href="http://www.reportonline.it/2010031341573/economia/obama-chiede-alla-cina-di-rivalutare-lo-yuan.html" target="_blank">chiede</a> a Pechino di apprezzare il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Renminbi_cinese" target="_blank">renminbi</a>, a Pechino <a href="http://it.euronews.net/2010/02/04/pechino-agli-usa-equilibrato-il-tasso-yuan-dollaro/" target="_blank">non ride</a> nessuno. Ma ieri un sorriso è scappato a Romano Prodi: &#8220;Quanto più alto è il rango del politico che chiede alla Cina di rivalutare la sua moneta, tanto maggiore sarà il ritardo con cui Pechino deciderà se rivalutarla. Se ne potrebbe ricavare perfino una formula matematica&#8230;&#8221;. Dunque, una Cina sempre più calata nel suo ruolo di attore decisivo sulla scena mondiale non può accettare che la sua agenda sia dettata da altri Paesi. &#8220;<a href="http://www.g20.org/about_what_is_g20.aspx" target="_blank">Il G20</a> è l&#8217;effetto, la conseguenza politica&#8221; di un processo che vede la Repubblica Popolare aver voce in capitolo anche in virtù dell&#8217;imponente quota di debito americano che controlla.</p>
<p>Cambio bloccato Sono 6,83 gli yuan necessari per un dollaro Usa. Dalla metà del 2008 Pechino avrebbe bloccato il cambio per far fronte al calo di esportazioni cinesi dovuto alla crisi. Ne risulterebbe una sottovalutazione del 9,9%, secondo una stima della Bank of America. Fino al 40%, secondo altre fonti Usa</p>
<p>Le parole dell&#8217;ex presidente della Commissione europea risuonano il giorno dopo <a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=98&amp;ID_articolo=503&amp;ID_sezione=180&amp;sezione=" target="_blank">l&#8217;ennesimo &#8220;no&#8221;</a> opposto agli Usa da Wen Jiabao durante la conferenza stampa di chiusura dei lavori del Congresso nazionale del popolo (il Parlamento). Prodi ripercorre le parole del premier cinese e resta convinto che &#8220;finché si ripeteranno queste richieste, la rivalutazione del renminbi non avverrà mai&#8221;. <a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/la-cina-esalta-romano-prodi_1334.html" target="_blank">Reduce dalle lezioni</a> tenute alla China Europe International Business School di Shanghai, il Professore ha parlato ieri davanti ai membri della Camera di commercio europea. La quale, pur apprezzando l&#8217;impegno di Wen a facilitare l&#8217;accesso delle aziende straniere al mercato cinese, aveva di recente denunciato il protezionismo nascosto (in leggi, regolamenti, vincoli) messo in atto dalle autorità cinesi, peraltro molto attive nell&#8217;accusare a loro volta americani ed europei di protezionismo.</p>
<p>Prodi, in questo, sembra andare controcorrente. Sdrammatizza. &#8220;Pur in un contesto di crisi, il numero delle controversie &#8211; ha spiegato rispondendo al Corriere &#8211; non è significativamente aumentato. Ci sono casi circoscritti. Gli interessi per i commerci prevalgono: forse sono troppo ottimista ma la situazione è meglio di quanto si potesse immaginare&#8221;. Intervistato dal Global Times, quotidiano ufficiale dai toni spesso accesamente critici verso l&#8217;Occidente, l&#8217;ex presidente del Consiglio aveva raccomandato di tamponare l&#8217;impatto delle dispute commerciali &#8220;lavorando con gli strumenti che abbiamo. C&#8217;è la Wto, guidata da persone sagge e rispettate da tutti, ma dobbiamo dargli più fiducia… Andando oltre un certo numero di liti, Cina ed Europa faranno male a se stesse, e lo stesso vale per Cina e Usa&#8221;.</p>
<p>L&#8217;Europa è ovviamente un tema caro a Prodi. A fronte dell&#8217;imporsi della Cina, più che mai &#8220;dobbiamo essere uno, o diventeremo irrilevanti e poi spariremo&#8221;. Il rapporto della Cina con la Ue è fatto &#8220;di sentimenti misti&#8221;, un legame contraddittorio. Prodi ama ricordare l&#8217;impressione che la nascita dell&#8217;euro e la sparizione del franco francese e del marco suscitarono nelle stanze del potere di Pechino (&#8221;Ma non mi dissero nulla della lira&#8221;, sorride ancora). Accanto, resiste a Pechino la coesistenza di due atteggiamenti: &#8220;L&#8217;interesse indubbio per l&#8217;Unione, da una parte. Ma, dall&#8217;altra, anche il fatto che dividere i Paesi èmeglio&#8221;, ovvero l&#8217;inclinazione della diplomazia cinese a privilegiare i rapporti bilaterali con i singoli Stati membri anziché una relazione con la Ue nel suo complesso.</p>
<p>In ogni caso, la lezione europea ha qualcosa da seminare anche in Oriente: &#8220;Gli studenti mi ascoltavano sbalorditi quando facevo notare come le relazioni tra Francia e Germania storicamente non fossero meglio di quelle Cina-Giappone. E invece adesso c&#8217;è la sinergia tra Berlino e Parigi. L&#8217;Europa è un laboratorio&#8221;. Anche la Cina stessa sperimenta una crescita di proporzioni, tempi e modi senza precedenti. Il Professore conosce le inquietudini della leadership di Pechino. Così succede che negli <a href="http://borsaitaliana.it.reuters.com/article/businessNews/idITMIE62D01820100314" target="_blank">interventi</a> di Wen Jiabao davanti ai delegati del Parlamento Prodi abbia identificato quelli che considera i punti chiave dell&#8217;approccio del premier cinese: &#8220;L&#8217;enfasi sulla lotta alla corruzione e sull&#8217;uguaglianza da raggiungere nel Paese&#8221;.</p>
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