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	<title>Romano Prodi &#187; Antifascismo</title>
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	<description>Pagine del sito del prof. Romano Prodi</description>
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		<title>Scalfaro ha servito il proprio Paese difendendo la Costituzione</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 04:20:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ll</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Scalfaro: Prodi, ha difeso e promosso principi Costituzione
Roma, 29 gen. (Adnkronos) &#8211; &#8220;Apprendo con profonda tristezza e commozione la notizia della morte di  Oscar Luigi Scalfaro, un protagonista della storia politica del nostro  Paese, un uomo che ha saputo vivere con profonda coerenza e rigore  personale i valori in cui credeva. Scalfaro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2012/01/CostituzioneScalfaro.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4470" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2012/01/CostituzioneScalfaro-300x156.jpg" alt="" width="300" height="156" /></a></p>
<p><strong>Scalfaro: Prodi, ha difeso e promosso principi Costituzione</strong></p>
<p>Roma, 29 gen. (<a href="http://www.liberoquotidiano.it/news/921240/Scalfaro-Prodi-ha-difeso-e-promosso-principi-Costituzione.html" target="_blank"><strong>Adnkronos</strong></a>) &#8211; &#8220;Apprendo con profonda tristezza e commozione la notizia della morte di  <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/29/berlusconi-tace-sulla-morte-scalfaro-dopo-anni-insulti-serpente-golpista/187520/" target="_blank">Oscar Luigi Scalfaro</a>, un protagonista della storia politica del nostro  Paese, un uomo che ha saputo vivere con profonda coerenza e rigore  personale <a href="http://www.adnkronos.com/IGN/News/Politica/Scalfaro-Prodi-ha-difeso-e-promosso-principi-Costituzione_312915639866.html" target="_blank">i valori</a> in cui credeva. Scalfaro ha difeso, promosso e fatto  conoscere ai giovani i principi della Costituzione, riconoscendo in  essa, in quanto espressione condivisa delle differenti culture politiche  italiane, la base della <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/29/berlusconi-tace-sulla-morte-scalfaro-dopo-anni-insulti-serpente-golpista/187520/" target="_blank">convivenza pacifica e civile</a> del nostro Paese.</p>
<p>Sapeva bene che la Costituzione avrebbe rappresentato nelle tante,  difficili contingenze delle vicende politiche, il baluardo del sistema  istituzionale e del bene comune. In tutti i ruoli che ha ricoperto, a  cominciare da quello più alto di Presidente della Repubblica italiana,  Scalfaro ha servito <a href="http://www.ilrestodelcarlino.it/bologna/politica/2012/01/29/660895-scalfaro_cordoglio_bologna.shtml" target="_blank">il proprio Paese</a>, mettendo sempre al primo posto il  bene comune.</p>
<p>Ha vissuto e testimoniato la propria fede come un dono che  rende più forti le ragioni della scelta di dedicarsi alla politica.  In  questo momento di dolore, sono vicino a sua figlia Marianna che lo ha  assistito fino all&#8217;ultimo minuto della sua vita con amore e attenzione&#8221;</p>
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		<title>Stop alla deriva populistica di Orban: quando l&#8217;Europa fa sentire la propria voce, viene ascoltata</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 06:43:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ll</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
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		<description><![CDATA[Il caso Ungheria
Il vento Poulista che soffia in Europa
Articolo di Romano prodi su Il Messaggero del 22 gennaio 2012
Sempre travolti dai problemi dell’Euro abbiamo con una certa leggerezza trascurato un’altra importante partita che si svolge non lontano dai nostri confini, una partita che si esprime nella crescente tensione fra l’Ungheria e le istituzioni europee. Una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4439" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2012/01/02-01-2012-demo-in-budapest.jpg"><img class="size-medium wp-image-4439" title="Dimostrazioni contro Victor Orban a Budapest " src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2012/01/02-01-2012-demo-in-budapest-300x197.jpg" alt="Dimostrazioni contro Victor Orban a Budapest " width="300" height="197" /></a><p class="wp-caption-text">Dimostrazioni contro Victor Orban a Budapest </p></div>
<p>Il caso Ungheria<br />
<strong>Il vento Poulista che soffia in Europa</strong></p>
<p>Articolo di Romano prodi su <strong><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2012/01/2012012202113600215.PDF">Il Messaggero</a></strong> del 22 gennaio 2012</p>
<p>Sempre travolti dai problemi dell’Euro abbiamo con una certa leggerezza trascurato un’altra importante partita che si svolge non lontano dai nostri confini, una partita che si esprime nella crescente tensione fra l’Ungheria e le istituzioni europee. Una partita molto importante perché non riguarda specificamente interessi economici ma le fondamentali regole democratiche e di convivenza sulle quali si basa l’Unione Europea.</p>
<p>I fatti sono molto semplici. Anche in conseguenza di  molti anni di forti tensioni politiche e di cattiva amministrazione dell’economia del paese, <a href="http://blog.panorama.it/mondo/2012/01/18/ungheria-viktator-orban-imbarazza-leuropa-il-ritratto/" target="_blank">Viktor Orban</a> ha vinto due anni fa le elezioni ungheresi con una <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Hungarian_parliamentary_election,_2010" target="_blank">maggioranza schiacciante</a>. Una maggioranza da lui utilizzata per una radicale e progressiva <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Constitution_of_Hungary">riforma della costituzione</a>. Un passo indubbiamente necessario, data l’inadeguatezza della costituzione precedente ma che è stato utilizzato da Orban per <a href="http://www.bbc.co.uk/news/world-europe-16549259" target="_blank">cambiare in senso autoritario</a> e fortemente nazionalistico le leggi fondanti dell’Ungheria.</p>
<p>Simbolica di questo passaggio è stata la proposta di estendere la cittadinanza ungherese anche a coloro che, essendo di etnia magiara, vivono al di fuori dei confini del paese, risuscitando in tale modo il <a href="http://www.france24.com/en/20110418-hungary-parliament-adopts-disputed-new-constitution-viktor-orban-fidez" target="_blank">nazionalismo della grande Ungheri</a>a e seminando panico nei paesi, come la Slovacchia e la Romania, dove vivono numerosi cittadini di origine magiara. Lo slogan di Orban, che l’Ungheria è responsabile del destino degli ungheresi che vivono oltre i suoi confini, è già di per se stesso un <a href="http://www.france24.com/en/20120117-hungary-eu-constitutional-reform-legal-action-barroso-orban-authoritarian" target="_blank">elemento di turbamento</a> dei rapporti all’interno dell’Unione europea, rapporti che debbono essere gestiti in modo cooperativo e nel rispetto delle sovranità di tutti.</p>
<p>Al nazionalismo etnico si è ovviamente accompagnato il nazionalismo economico, che ha portato ad azioni mirate contro le imprese straniere e ad una tensione crescente nei rapporti con la Banca Centrale Europea.</p>
<p>E’ interessante notare che Orban era entrato in politica con una piattaforma estremamente liberista che, durante il suo precedente mandato da primo ministro nella seconda parte degli anni novanta, imponeva con enfasi a tutti i suoi colleghi, i quali ( me compreso) dovevano sorbirsi vere e proprie lezioni sulle eterne e indefettibili regole dell’economia di mercato.</p>
<p>Ed è perciò importante notare che questo <a href="http://stream.aljazeera.com/story/authoritarianism-returning-hungary-0021987" target="_blank">nazionalismo aggressivo ed enfatico</a> per cui “nessuno al mondo potrà mai dire ai rappresentanti del popolo ungherese come possono o non possono votare” è stata proprio la piattaforma che ha permesso a Orban di vincere in modo trionfale le elezioni del 2010.</p>
<p>Siamo tuttavia ben consapevoli che, quando si cavalca la tigre del nazionalismo, si sa da dove si parte ma  non si sa mai dove si arriva. Su quest’onda è infatti cominciata da parte di Orban un’azione progressivamente restrittiva delle libertà dei media, della possibilità di espressione degli oppositori  e infine, come fatalmente avviene in questi casi, delle competenze delle fondamentali istituzioni democratiche del paese. A farne le spese sono stati i ruoli della corte suprema e della banca centrale, sempre più sottoposti alla forza ormai incontrollata del potere esecutivo.</p>
<p>Di fronte a questa evoluzione, le istituzioni europee sono rimaste <a href="http://www.forexinfo.it/Ungheria-democrazia-in-pericolo" target="_blank">per molto tempo mute</a> e sorde ma, finalmente, nelle ultime settimane, <a href="http://it.euronews.net/2012/01/18/gli-eurodeputati-contro-viktor-orban-pesanti-critiche-al-governo-nazionalista-/" target="_blank">la voce dell’Europa</a> si è cominciata a sentire. Una voce sempre più forte e chiara nel sostenere il principio che le leggi e i comportamenti dei paesi membri debbono riflettere i comuni valori europei. Le autorità comunitarie non debbono quindi  limitarsi ad analizzare gli aspetti tecnici delle decisioni dei paesi,  ma sono obbligate a valutarne le conseguenze sull’evoluzione delle regole democratiche, sulle  relazioni fra governi e opposizioni e sui rapporti fra lo stato e la società civile. <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-01-03/ungheria-migliaia-piazza-manifestare-192047.shtml?uuid=AaaZGVaE" target="_blank">L’Unione Europea</a>, pur nel rispetto della sovranità dei paesi membri, si deve infatti assumere il compito di garantire in essi l’applicazione dei principi democratici.</p>
<p>Almeno per una volta questa dichiarazione di assunzione di responsabilità da parte dell’Unione Europea si è accompagnata a <a href="http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=160755" target="_blank">misure concrete</a>. Da un lato sono stati sospesi gli aiuti di cui l’Ungheria ha necessità per affrontare con qualche possibilità di successo la sua drammatica crisi economica e, dall’altro, è stato annunciato l’inizio di una<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/17/ungheria-risponde-alla-svolta-autoritaria-orban-aperta-procedura-dinfrazione/184466/" target="_blank"> procedura di infrazione</a> riguardo alle decisioni volte a limitare l’indipendenza della Corte Suprema e della Banca Centrale d’Ungheria.</p>
<p>Un po’ di bastone e un po’ di carota <a href="http://www.agi.it/in-primo-piano/notizie/201201181027-ipp-rt10040-ungheria_orban_pronto_a_negoziare_nuove_leggi_con_bruxelles" target="_blank">hanno spinto</a> Orban ad un’<a href="http://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/voceeurodeputati/2012/01/18/visualizza_new.html_46169683.html" target="_blank">apertura politica</a> di cui negli scorsi mesi non vi era traccia. Fra due giorni si svolgeranno infatti a Bruxelles  <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2012/01/20/visualizza_new.html_47062521.html" target="_blank">incontri  dedicati</a> a preparare la soluzione di problemi che sembravano destinati a diventare insolubili e quindi drammatici.</p>
<p>E’ troppo presto per cantare vittoria, ma vi sono almeno elementi sufficienti  per dire che quando le istituzioni europee ( soprattutto la Commissione e il Parlamento) fanno sentire la propria voce, finiscono con l’essere ascoltate. Mi auguro perciò che la voce dell’Europa si faccia sentire più spesso in futuro e che essa  sia sempre più capace di regolare i comportamenti non solo dell’Ungheria ma di tutti i membri dell’Unione.</p>
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		<title>Un nuovo 25 Aprile per ricostruire l&#8217;Italia</title>
		<link>http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/un-nuovo-25-aprile-per-ricostruire-litalia_2833.html</link>
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		<pubDate>Sun, 24 Apr 2011 08:00:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Per un nuovo 25 aprile
Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 24 aprile 2011
Domani è il 25 aprile. Una data fondamentale per la nostra storia, anche se la distanza ne ha affievolito il ricordo fino a renderlo quasi assente nelle più giovani generazioni. Non ci dobbiamo sorprendere di questo fatto perché il tempo tutto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/04/laresistenzacontinua.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2842" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/04/laresistenzacontinua-300x204.jpg" alt="" width="300" height="204" /></a>Per un nuovo 25 aprile</strong></p>
<p>Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 24 aprile 2011</p>
<p>Domani è il <a href="http://www.anpi.it/" target="_blank">25 aprile</a>. Una data fondamentale <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Resistenza_italiana" target="_blank">per la nostra storia</a>, anche se la distanza ne ha affievolito il ricordo fino a renderlo quasi assente nelle più giovani generazioni. Non ci dobbiamo sorprendere di questo fatto perché il tempo tutto appiattisce e tutto cancella. Vale tuttavia la pena di ricordare che cosa significava questo giorno in passato e che cosa deve significare oggi.</p>
<p>Il 25 aprile del 1945 è una <a href="http://www.resistenze.org/sito/te/cu/st/cust9d21-004904.htm" target="_blank">data fondamentale</a> nella storia italiana non solo perché ricorda la fine di una lunga tragica guerra e la liberazione della nostra Italia dal giogo del nazismo e del fascismo ma soprattutto perchè apre finalmente una nuova prospettiva di vita economica e politica del Paese.</p>
<p>Non ci si libera solo dal nazi-fascismo ma <a href="http://cronologia.leonardo.it/storia/tabello/tabe1547.htm" target="_blank">si liberano le forze positive</a> che, pur con grande fatica e con un procedere non sempre lineare, hanno alimentato il nostro sviluppo civile, sociale ed economico.</p>
<p>Uno sviluppo che parte dalla fissazione dei valori e delle regole della  <a href="http://www.quirinale.it/qrnw/statico/costituzione/costituzione.htm" target="_blank">Costituzione</a>, frutto di un <a href="http://www.nascitacostituzione.it/" target="_blank">lungo, civile ed approfondito confronto</a> fra le principali forze politiche democraticamente elette.</p>
<p>Un momento unico della nostra storia perché mai dopo di allora il Parlamento è stato impegnato così a lungo e in modo così costruttivo in un dibattito dedicato a <a href="http://www.liberliber.it/biblioteca/g/galassi/la_costituzione_e_le_vicende_politico_istituzionali_ital_etc/html/c_cap1.htm" target="_blank">tracciare le grandi direzioni</a> dello sviluppo futuro dell’Italia. Un dibattito che, pur con tanta fatica e tante difficoltà, è riuscito a fare convergere verso un’idea unitaria le principali forze politiche italiane. Per questo motivo, anche se alcuni aspetti tecnici della nostra Carta hanno dovuto essere adattati ai tempi, i principi fondamentali della Costituzione sono ancora il <a href="http://www.google.it/search?hl=it&amp;client=firefox-a&amp;rls=org.mozilla%3Aen-US%3Aofficial&amp;q=costituzione+quirinale.it&amp;aq=f&amp;aqi=&amp;aql=&amp;oq=" target="_blank">punto di riferimento</a> della nostra identità politica e resistono anche di fronte ai ripetuti tentativi di sovvertirne la lettera e lo spirito.</p>
<p>Il 25 aprile è anche la data che pone le basi per una nuova politica estera dell’Italia, spinta a guardare verso le  altre democrazie  e a preparare il terreno per la costruzione europea che, pur con tutti i suoi limiti e le sue incompiutezze, ha garantito pace, sviluppo e progresso civile ad un continente per secoli massacrato da guerre e divisioni. Da quel momento, e solo da quel momento, è stata  possibile una politica capace di preparare una consapevole risposta italiana  ai cambiamenti del mondo.</p>
<p>Una risposta che oggi sembra invece lontana, quasi impossibile. Pur avendo conosciuto un crescente benessere l’Italia è infatti attraversata dalla divisione e dalla paura. Paura della nuova concorrenza, paura degli immigrati ma, soprattutto, paura di noi stessi e delle nostre insanabili divisioni. Per costruire un nuovo 25 Aprile bisogna perciò superare queste paure e liberare quelle forze che oggi non sono in grado di esprimersi e che, non potendo contribuire allo sviluppo del paese, ne alimentano la  paura.</p>
<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/04/25_aprile_ANPI.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2835" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/04/25_aprile_ANPI-285x300.jpg" alt="" width="285" height="300" /></a>E’ venuto il tempo di ricostruire la speranza per chi teme di non avere più un futuro, soprattutto per i ragazzi che pensano oramai di avere perduto la gara della loro vita e per le donne, che vedono il loro ruolo molto più debole di quello giocato dalle donne degli altri paesi. Costruire il nuovo significa quindi, prima di tutto, combattere la paura.</p>
<p>Non per nulla di tutti i discorsi che Giovanni Paolo II ha fatto nei lunghi anni del suo Pontificato la frase che più di tutte viene ricordata è proprio il “<a href="http://www.youtube.com/watch?v=kqh9binRd5w" target="_blank">non abbiate paura</a>”. Un ammonimento che vale per tutti, ma soprattutto per noi italiani. Solo fondandoci su una nuova speranza abbiamo la possibilità di guardare ai cambiamenti del mondo senza sentirci sopraffatti dalle grandi potenze o dai nuovi paesi che cercano quello spazio che la storia aveva loro da lungo tempo negato.</p>
<p>E dovremo anche capire che, se il mondo è tanto cambiato, vi è ancora più bisogno di una Europa forte e coesa. Un’Europa che noi dobbiamo costruire con fiducia giorno per giorno e non limitarci a lamentarne la mancanza quando non la sentiamo solidale di fronte ai nostri problemi. Per avere un nuovo 25 Aprile noi dobbiamo inoltre riacquistare il senso di un destino comune. Il che significa rispettare lo spirito dell’Assemblea Costituente e ritrovare il valore delle regole, come esse sono scritte nella nostra Costituzione.</p>
<div id="attachment_2841" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/04/comando_generale_CVL.jpg"><img class="size-medium wp-image-2841" title="Liberazione di Milano - Il comando generale del Corpo Volontari della Libertà apre la sfilata - Da sinistra: Mario Argenton, Giovan Battista Stucchi, Ferruccio Parri, Raffaele Cadorna, Luigi Longo, Enrico Mattei - 25 aprile 1945" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/04/comando_generale_CVL-300x245.jpg" alt="Liberazione di Milano - Il comando generale del Corpo Volontari della Libertà apre la sfilat - Da sinistra: Mario Argenton, Giovan Battista Stucchi, Ferruccio Parri, Raffaele Cadorna, Luigi Longo, Enrico Mattei - 25 aprile 1945" width="300" height="245" /></a><p class="wp-caption-text">Liberazione di Milano - Il comando generale del Corpo Volontari della Libertà apre la sfilata - Da sinistra: Mario Argenton, Giovan Battista Stucchi, Ferruccio Parri, Raffaele Cadorna, Luigi Longo, Enrico Mattei - 25 aprile 1945</p></div>
<p>Regole che non possono divenire uno strumento di sopraffazione e che non possono essere mutate a seconda della nostra convenienza. Non avere paura significa infine avere fiducia nella nostra capacità di trovare in questo momento di <a href="http://www.repubblica.it/politica/2011/04/23/news/liberazione_frasi-15308454/" target="_blank">gravissima crisi</a> la solidarietà necessaria per convincere tutti gli italiani che la ricostruzione civile ed economica dell’Italia sarà portata avanti dai sacrifici di tutti ma dagli sforzi proporzionati alle spalle di chi li deve compiere. Proprio come apparve possibile il 25 Aprile del 1945, in un’Italia pur ancora dilaniata dagli odii e dalle divisioni.</p>
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		<title>Prodi non mise la camicia nera</title>
		<link>http://www.romanoprodi.it/notizie/prodi-non-mise-la-camicia-nera_2109.html</link>
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		<pubDate>Wed, 06 Oct 2010 07:58:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Articolo di Danilo Morini presidente dell’Associazione  Partigiani Cristiani di Reggio Emilia su L&#8217;Avvenire del 6 ottobre 2010
L’ultimo libro di Giampaolo Pansa I vinti non dimenticano ha dato occasione a molti quotidiani di pubblicarne un capitolo che – guarda caso – parla di Giovanni Prodi: fratello maggiore del più noto Romano, recentemente scomparso a Pisa dove [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2112" class="wp-caption alignright" style="width: 209px"><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/10/Giovanni_Prodi.jpg"><img class="size-medium wp-image-2112" title="Giovanni Prodi" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/10/Giovanni_Prodi-199x300.jpg" alt="Giovanni Prodi" width="199" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Giovanni Prodi</p></div>
<p>Articolo di Danilo Morini presidente dell’Associazione  Partigiani Cristiani di Reggio Emilia su <a href="http://www.avvenire.it/Cultura/Prodi+non+mise+la+camicia+nera_201010060723298470000.htm" target="_blank"><strong>L&#8217;Avvenire</strong></a> del 6 ottobre 2010</p>
<p>L’ultimo libro di Giampaolo Pansa <a href="http://www.iltempo.it/cultura/2010/10/01/1205774-partigiani_come_terroristi.shtml" target="_blank">I vinti non dimenticano</a> ha dato occasione a <a href="http://blog.panorama.it/libri/2010/10/04/giampaolo-pansa-torno-a-raccontare-i-vinti-i-fascisti-ma-anche-le-bombe-degli-alleati/" target="_blank">molti quotidiani</a> di pubblicarne <a href="http://www.ilgiornaledireggio.it/showPage.php?template=newsreggio&amp;id=6399&amp;masterPage=articoloreggio.htm" target="_blank">un capitolo</a> che – <a href="http://www.ilgiornale.it/cultura/cosi_fratello_prodi_fini_rsi/arte-mostre_milano-aaa/01-10-2010/articolostampa-id=477040-page=1-comments=1" target="_blank">guarda caso</a> – parla di <a href="http://www.pisanotizie.it/news/news_20100202_ricordo_giovanni_prodi.html" target="_blank">Giovanni Prodi</a>: fratello maggiore del più noto Romano, recentemente scomparso a Pisa dove aveva per anni insegnato alla Normale analisi matematica.</p>
<p>Nei precedenti libri Pansa ha dato prova di essersi ben documentato, ma questa volta (ed è difficile comprendere il motivo) la puntualità di documentazione è del tutto mancata. Su un quotidiano di cui Pansa è autorevole collaboratore, in prima pagina, è stata pubblicata una <a href="http://lorrore.blogspot.com/2010/10/odio-extra-vergine.html" target="_blank">vignetta molto infelice</a> sotto il titolo «Il fratello in camicia nera di Prodi»: in essa Romano sta alle spalle del fratello Giovanni raffigurato in camicia nera e con un cipiglio minaccioso. Ai tanti reggiani che hanno conosciuto la serena mitezza di Giovanni Prodi non rimane che sorridere.</p>
<p>A chi poi conosce la storia degli anni tragici del post 8 settembre 1943 non resta che dare del disinformato al vignettista. Giovanni Prodi infatti è stato arruolato negli anni 1944/45 nella Divisione Italia del ricostituito esercito delle Repubblica Sociale Italiana, ma non certo in modo volontario; inoltre i soldati di quel corpo non portavano affatto la camicia nera, ma bensì nelle mostrine «il gladio e l’alloro» di cui al titolo di un altro celebrato libro di Pansa.</p>
<p>Giovanni Prodi fu insomma uno dei 65.000 giovani delle classi 1924 e 1925 che sottostarono alla <a href="http://www.secondorisorgimento.it/rivista/miscellanea/rsi.htm" target="_blank">chiamata obbligatoria</a> alle armi per i famigerati <a href="http://cronologia.leonardo.it/storia/a1943rr.htm" target="_blank">bandi del Maresciallo Graziani</a>. In proposto scrive Pansa nel suo libro del 1991: «I bandi con la pena di morte. La ricerca e la cattura dei renitenti. Le rappresaglie sui genitori. I padri e le madri arrestati, picchiati, incarcerati. La ragnatela ripugnante delle spiate. I processi ai ragazzi disertori. Le fucilazioni nelle caserme. Le stragi di massa, come quella dell’aprile 1944 alla cascina della Benedica sull’Appennino ligure-alessandrino, un altro dei miei incubi da bambino. Le deportazioni in Germania dei renitenti catturati alla macchia (&#8230;) Fu seminato in quei mesi ciò che poi si raccolse nell’Italia appena liberata. Parlo del desiderio di vendetta. Intendo la voglia di farla pagare agli uomini in camicia nera che, per offrire al Mussolini di Salò il fantasma di un esercito, s’erano messi in quel tragico corteo».</p>
<p>Pansa scrive ora di aver appreso dell’arruolamento di Giovanni nella Divisione Italia dal libro Il Taccuino di Luciano Chiappini, egli pure arruolato dalla Rsi e finito dopo il 25 aprile 1945 nel <a href="http://www.italia-rsi.org/campi/coltano.htm" target="_blank">campo di prigionia di Coltano</a> come Giovanni. Alla domanda sul perché ha dedicato un capitolo a «Un Prodi a Coltano», Pansa risponde: «Perché nessuno ne ha mai parlato. Parliamo di Dario Fo e di Albertazzi, ma se c’è un parente di un protagonista della storia recente di questo Paese non se parla». Al che si può obiettare che sia Fo che Albertazzi si erano arruolati da volontari nei corpi armati della Rsi, pertanto c’è una bella differenza con il caso di Giovanni Prodi&#8230;</p>
<p>Ma Pansa, che ben conosce e frequenta Reggio Emilia sì da aver dedicato al nostro ambiente il suo recente bel romanzo <a href="http://www.qlibri.it/narrativa-italiana/romanzi-storici/i-tre-inverni-della-paura/" target="_blank">I tre inverni della paura</a>, poteva facilmente acquisire in loco una più ampia e diretta conoscenza sull’arruolamento di Giovanni Prodi e sulle sue successive vicende. Nel maggio 1999 la stampa locale ha dato notizia, con tanto di foto di gruppo, del ritrovo di 12 maturati classici nel Liceo cittadino nell’anno scolastico 1942/43 e tra essi c’era Giovanni Prodi, che propose di scrivere e scambiarsi le rispettive vicende militari dei difficili successivi anni 1944/1945; alcuni aderirono e si scambiarono le loro memorie con particolar riguardo a «gli ultimi giorni della seconda guerra mondiale. Perché rimanga un ricordo». Ecco qui di seguito alcuni essenziali brani dello scritto di Giovanni Prodi.</p>
<p>«Avevo compiuto 19 anni nell’estate 1944 in Germania, nel periodo di istruzione militare; ero stato destinato alla Divisione Italia. Eccettuati pochi volontari, eravamo tutti &#8220;disfattisti&#8221;; nella grande carta geografica d’Europa, stesa nel refettorio, mettevamo le bandierine sulle città conquistate dagli Alleati. All’inizio del 1945 la Divisione era attestata nell’alta Garfagnana. La compagnia Telefonisti, a cui appartenevo, si era insediata a Rometta Apuania, occupando la stazione ferroviaria che era chiusa. L’ambiente era così tranquillo che ci si poteva illudere che la guerra fosse finita. Anche il tempo era bello; la primavera era in anticipo. Ricordo che potei fare il primo bagno il 19 marzo nel fiume Aulella. La nostra vita era attiva: non era possibile essere pigri quando si era agli ordini del maresciallo Telesforo Pirola».</p>
<p>«Al mattino si caricava il materiale su un carrettino che veniva trainato dalla cavalla Ulma e ci mettevamo a riparare le linee telefoniche. Per Telesforo era come se fosse già cominciata la ricostruzione, a partire dai telefoni di Stato. Veramente ogni tanto si sentiva qualche colpo di fucile sparato dai partigiani, ma l’ordine di Telesforo era di non rispondere: &#8220;State tranquilli – ci diceva –. Vedete: non sanno sparare&#8221;».</p>
<p>«La Pasqua quell’anno cadeva il primo Aprile; ricordo che Telesforo ci insegnò la Messa degli Angeli, che il giorno di Pasqua cantammo assieme alla gente del paese. Quella Pasqua fu il momento culminante, ma anche la fine della nostra situazione quasi magica di tranquillità. Nei giorni che seguirono le armate alleate si mossero per dare la spallata finale tanto attesa. Il comandante della nostra compagnia (capitano Gibelli, di Pavia), uomo saggio e benvoluto da tutti, aveva già iniziato le trattative con i comandi partigiani, a cui certamente era noto che il nostro arruolamento era avvenuto sotto minacce per noi e le nostre famiglie».</p>
<p>«Penso che una parte importante delle trattative con i partigiani le abbia avute il nostro commilitone torinese Bertola. Questi era un personaggio fra i più singolari che io abbia mai incontrato. Era molto colto non solo nella fisica e matematica, ma anche in molti campi scientifici; io, che stavo per cominciare gli studi universitari e che ero già orientato verso la matematica avevo molta ammirazione per lui. A differenza di tutti noi, si sottoponeva volentieri ai turni di guardia notturna. Ma i turni di guardia avevano anche un’altra utilità: gli consentivano di mettersi in comunicazione con i partigiani senza farsi notare. A seguito delle trattative di Bertola una parte molto consistente della Compagnia, con il comandante in testa, raggiunse la Brigata partigiana sulle colline vicine. Il piano di Bertola era quello di portare con i partigiani tutta la compagnia, ma – come mi aveva confidato – il piano esigeva l’eliminazione di Telesforo perché – secondo le sue valutazioni – non si sarebbe lasciato intimidire e avrebbe dato l’allarme. Io fui sdegnato da quella proposta, ma non ero io solo. Così una parte della Compagnia rinunciò a prendere iniziative e preferì aspettare gli eventi, tanto più che avevamo avuto notizie cattive del trattamento ricevuto dai nostri compagni passati con i partigiani».</p>
<p>E gli eventi furono il trasferimento, incalzati dagli Alleati sul passo della Cisa sino a Fornovo, dove Giovanni trova presso una famiglia di amici un vestito borghese, e poi attraverso varie altre peripezie decide di presentarsi a un comando partigiano. Così continua il suo racconto: «Fui preso come prigioniero e fui portato alla Certosa di Parma. Potei mandare un breve messaggio alla mia famiglia ed ebbi la grande gioia di rivedere mia sorella Maria Pia, che era venuta da Reggio in bicicletta. L’unica manifestazione collettiva a cui, mio malgrado, dovetti partecipare fu la sfilata per le vie di Parma in occasione del primo maggio. Capii concretamente la consuetudine in voga negli eserciti antichi di fare sfilare i prigionieri dietro il carro del generale trionfatore. Devo attestare, peraltro, che non mi capitò di subire violenze o di assistervi, al contrario di ciò che accadde in altre città».</p>
<p>Lo scritto di Giovanni si conclude con episodi della vita nel campo di Coltano, dove lo raggiunsero quasi tutti quelli della Divisione Italia, e così continua: «Io fui contentissimo quando vidi arrivare Telesforo Pirola, con il suo volto arguto e cordiale. Non era fatto per l’ozio, nemmeno in campo di concentramento; gli ufficiali americani che comandavano il campo erano stati informati delle sue straordinarie capacità di artigiano musicale: e gli affidavano ogni sorta di strumenti musicali da riparare. Telesforo veniva compensato &#8220;in natura&#8221; con qualche sigaretta e con due gavette quotidiane di &#8220;pappina&#8221; che mi sembrava deliziosa. Questo prezioso cibo veniva quasi tutto riservato a me e a un compagno, giovane quanto me».</p>
<p>E poi così si chiude: «Ci sarebbero tante cose da raccontare riguardo alla mia prigionia, che si protrasse per tutta l’estate del 1945: può darsi che mi decida a ripassare qualche ulteriore ricordo. Comunque, qui voglio accennare all’aspetto che mi sembra il più importante. Nel nostro settore del campo veniva celebrata ogni giorno la Messa. Circolavano ottimi libri di spiritualità cristiana. Ripensando alle mie vicende, vedo l’importanza di questo lungo periodo di &#8220;Esercizi spirituali&#8221; situato tra l’adolescenza e la piena giovinezza. In quel periodo stabilii anche amicizie che durarono a lungo. Quei mesi non furono del tutto sprecati neppure sotto il profilo degli studi. Infatti la mancanza di maestri e di libri mi spinse a spremere il massimo dalle poche nozioni che avevo potuto apprendere occasionalmente».</p>
<p>Quanto sopra per l’esatta, e non strumentalizzata, verità storica e per ricordare un grande reggiano che ha onorato la scienza e che, come ci ha ricordato su La Libertà Sandro Chesi, «è unanimemente riconosciuto come una delle menti matematiche più acute d’Italia».</p>
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		<title>Prodi: Cossiga è stato ai vertici della politica in momenti difficili</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Aug 2010 12:29:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[COSSIGA: PRODI,AI VERTICI DELLA POLITICA IN MOMENTI DIFFICILI
(ANSA) &#8211; ROMA, 17 AGO &#8211; &#8220;Con Francesco Cossiga l&#8217;Italia perde uno dei protagonisti della storia repubblicana&#8217;. Lo scrive in una nota l&#8217;ex presidente del Consiglio, Romano Prodi, commentando la scomparsa del presidente emerito della Repubblica.
Prodi, che si unisce al dolore dei suoi famigliari, ricorda che Cossiga &#8217;si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1900" class="wp-caption alignright" style="width: 424px"><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/08/Aldo-Moro-e-Francesco-Cossiga.jpg"><img class="size-full wp-image-1900" title="Francesco Cossiga con Aldo Moro" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/08/Aldo-Moro-e-Francesco-Cossiga.jpg" alt="Francesco Cossiga con Aldo Moro" width="414" height="276" /></a><p class="wp-caption-text">Francesco Cossiga con Aldo Moro</p></div>
<p>COSSIGA: PRODI,AI VERTICI DELLA POLITICA IN MOMENTI DIFFICILI</p>
<p>(<a href="http://www.ilsecoloxix.it/p/politica/2010/08/17/AMy1OyxD-cossiga_protagonista_italia.shtml" target="_blank"><strong>ANSA</strong></a>) &#8211; ROMA, 17 AGO &#8211; &#8220;Con <a href="http://www.agi.it/news/notizie/201008171834-cro-rt10190-e_morto_francesco_cossiga" target="_blank">Francesco Cossiga</a> l&#8217;Italia perde uno dei protagonisti della storia repubblicana&#8217;. Lo scrive in una nota l&#8217;ex presidente del Consiglio, Romano Prodi, commentando la scomparsa del presidente emerito della Repubblica.</p>
<p>Prodi, che si unisce al dolore dei suoi famigliari, ricorda che Cossiga &#8217;si e&#8217; trovato ai vertici della politica del nostro Paese in momenti difficili ed estremamente complessi: ha saputo ricoprire ogni incarico con forte personalita&#8217; e, soprattutto, con grande rispetto delle istituzioni&#8217;. (ANSA).</p>
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		<title>Mai più parole come pietre</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 07:47:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 15 Dicembre 2009    
  
La gravissima aggressione al presidente del Consiglio ha colpito tutto il nostro Paese, non solo la classe politica ma tutti noi. Ci ha colpito in modo profondo perché un atto di simile violenza, da qualsiasi parte esso provenga, non solo è un’inaccettabile offesa verso una persona [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-medium wp-image-1186" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2009/12/inc13yuwX_20091213-300x221.jpg" alt="" width="300" height="221" />Articolo di Romano Prodi su <strong><a href="http://sfoglia.ilmessaggero.it/view.php?data=20091215&amp;ediz=20_CITTA&amp;npag=1&amp;file=PRODI_29.xml&amp;type=STANDARD" target="_blank">Il Messaggero</a></strong> del 15 Dicembre 2009    <br />
  <br />
La gravissima <a href="http://www.repubblica.it/2009/12/dirette/sezioni/politica/comizio-berlusconi/comizio-berlusconi/index.html" target="_blank">aggressione</a> al presidente del Consiglio ha colpito tutto il nostro Paese, non solo la classe politica ma tutti noi. Ci ha colpito in modo profondo perché un atto di simile violenza, da qualsiasi parte esso provenga, non solo è un’inaccettabile offesa verso una persona che ricopre un’altissima responsabilità politica, ma costituisce una lacerazione della nostra vita democratica. La democrazia è stata infatti costruita per sostituire con il dialogo e con la parola il modo di vita di una società che prima era regolata solo dalla sopraffazione e dalla violenza.</p>
<p>Un <a href="http://www.youtube.com/watch?v=cqDuWdKmvCQ" target="_blank">atto</a> di questo tipo, anche se proviene da un uomo debole, non è solo un’aggressione verso una persona ma un passo indietro per tutta la nostra comunità. In queste difficili ore che seguono questa azione sciagurata è iniziata una doverosa riflessione se questo sia un episodio isolato o se segni l’inizio della diffusa violenza politica che già in passato ha insanguinato l’Italia. Vorrei che evitassimo di dividerci anche su questa previsione perché l’uno o l’altro esito dipendono solo da noi, dalla nostra moderazione e dalla nostra capacità di <a href="http://punto-informatico.it/2771095/PI/News/maroni-pugno-duro-facebook.aspx" target="_blank">regolare</a> i nostri <a href="http://www.adnkronos.com/IGN/News/Politica/Da-santo-ora-a-sposami-su-FB-migliaia-di-fan-per-Tartaglia-La-Procura-di-Roma-avvia-unindagine_4106102042.html" target="_blank">comportamenti</a> e di <a href="http://www.repubblica.it/2009/12/sezioni/politica/giustizia-21/gruppi-facebook/gruppi-facebook.html" target="_blank">misurare</a> le nostre <a href="http://www.ilgiornale.it/interni/e_statuetta_duomo_ora_va_ruba/15-12-2009/articolo-id=406922-page=0-comments=1" target="_blank">parole</a>.</p>
<p>Nei sistemi democratici le parole possono davvero essere più terribili e pericolose delle armi offensive. E dietro a noi abbiamo ormai troppi anni in cui, dentro e fuori dal Parlamento, la parola ha cessato di essere strumento di convincimento per divenire un’arma di offesa. Un’arma che scava solchi fra le persone, fra i gruppi e fra i partiti, un’arma che dovremo, soprattutto nelle prossime settimane, usare con prudenza e con saggezza.</p>
<p>Mentre auguro al presidente del Consiglio una pronta e completa guarigione, voglio insistere perché la parola ritorni ad essere strumento di dialogo e convincimento e diventi quindi il primo baluardo della nostra democrazia. In tale modo questo triste episodio rimarrà un tragico episodio ma non sarà l’inizio di tragedie ancora più grandi per l’Italia.</p>
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		<title>Auguri a Pietro Ingrao, esempio di generosità, tenacia e fede negli ideali.</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Mar 2009 14:05:28 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Comunicati]]></category>
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		<description><![CDATA[Messaggio di Romano Prodi al Presidente Emerito della camera dei Deputati Pietro Ingrao per il suo novantaquattresimo compleanno.
Caro Pietro, 
da Providence, dove mi trovo, ti mando i più affettuosi auguri per il tuo compleanno. E con affetto e stima abbraccio te che ancora oggi sai mettere a disposizione del paese, con generosità,  passione, tenacia e fede negli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_659" class="wp-caption alignright" style="width: 237px"><a href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/03/pietroingrao.jpg"><img class="size-medium wp-image-659" title="Pietro Ingrao si insedia alla presidenza della camera dei Deputati (5 luglio 1976)" src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/03/pietroingrao-227x300.jpg" alt="Pietro Ingrao si insedia alla presidenza della camera dei Deputati (5 luglio 1976)" width="227" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Pietro Ingrao si insedia alla presidenza della camera dei Deputati (5 luglio 1976)</p></div>
<p>Messaggio di Romano Prodi al Presidente Emerito della camera dei Deputati <a href="http://www.anpi.it/uomini/ingrao_pietro.htm" target="_blank">Pietro Ingrao</a> per il suo novantaquattresimo compleanno.</p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>Caro Pietro, </em></p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>da Providence, dove mi trovo, ti mando i più affettuosi auguri per il tuo compleanno. E con affetto e stima abbraccio te che ancora oggi sai mettere a disposizione del paese, con generosità,  passione, tenacia e fede negli ideali, il tuo impegno e la tua stessa esistenza.</em></p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>Romano</em></p>
<p><em></em></p>
]]></content:encoded>
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