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	<title>Romano Prodi &#187; Ambiente</title>
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	<description>Pagine del sito del prof. Romano Prodi</description>
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		<title>Bologna prima in qualità della vita&#8230; ma senza vittorie di tappa</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Dec 2011 07:36:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ll</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
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		<description><![CDATA[Giro vinto senza vittorie di tappa
Articolo di Romano Prodi su Il Sole 24 Ore del 5 dicembre 2011
Ho provato una certa soddisfazione nell&#8217;apprendere che la città in cui da tanti anni abito è risultata prima nell&#8217;annuale classifica della qualità della vita tra tutte le province italiane. Non che queste classifiche mi appassionino particolarmente perché esse, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/12/bologna.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4223" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/12/bologna-300x205.jpg" alt="" width="300" height="205" /></a>Giro vinto senza vittorie di tappa</strong></p>
<p>Articolo di Romano Prodi su <strong><a href="http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2011-12-05/giro-vinto-senza-vittorie-085525.shtml?uuid=AaVvcRRE" target="_blank">Il Sole 24 Ore</a></strong> del 5 dicembre 2011</p>
<p>Ho provato una certa soddisfazione nell&#8217;apprendere che la città in cui da tanti anni abito <a href="http://www.ilsole24ore.com/speciali/qvita_2011/home.shtml?gtdpage=qvita_2011_province_bologna" target="_blank">è risultata prima</a> nell&#8217;annuale <a href="http://www.ilsole24ore.com/speciali/qvita_2011/home.shtml?gtdpage=qvita_2011_settori_classifica_finale" target="_blank">classifica della qualità della vita</a> tra tutte le province italiane. Non che queste classifiche mi appassionino particolarmente perché esse, se sono elaborate con cura come questa del Sole 24 Ore, sono obbligate a mettere insieme parametri assai complessi e diversi fra di loro.</p>
<p>Misurare la qualità della vita con dati quantitativi è infatti un po&#8217; come dare i voti alla felicità. Il che è sempre un&#8217;impresa titanica. Lo sforzo fatto è tuttavia di grande interesse proprio perché moltissimi sono gli elementi di cui si cerca di tenere conto, dal reddito al costo della vita, dall&#8217;occupazione all&#8217;organizzazione sanitaria, dai livelli di scolarizzazione alle infrastrutture, dall&#8217;ordine pubblico al tempo libero. Sono tutte cose diverse ma, mettendole assieme, si ha un&#8217;idea abbastanza ben costruita di come si vive in una città.</p>
<p>Con tutti questi limiti, leggere che <a href="http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/economia/2011/5-dicembre-2011/bologna-provincia-dove-si-vive-meglio-1902418156599.shtml" target="_blank">a Bologna si vive relativamente meglio</a> che altrove mi ha fatto molto piacere perché corrisponde a un mio personale sentimento. Ho infatti scelto di continuare ad abitare a Bologna proprio perché qui mi trovo bene, perché la considero una giusta misura fra il grande e il piccolo e fra il passato e il presente. Sono tuttavia particolarmente felice di questo giudizio perché da qualche anno mi trovo tra persone che, pur vivendo in una condizione relativamente migliore di altri, provano estremo diletto nel lamentarsi. Cioè si lamentano sempre. L&#8217;insoddisfazione è indubbiamente un aspetto non trascurabile dell&#8217;umana grandezza ma non ho mai ritenuto che essa sia di per se stessa utile a migliorare la condizione umana. Leggendo che arbitri estranei ed imparziali (ancorché fallibili come tutti gli arbitri) dicono che a Bologna si vive bene, incoraggerà i miei concittadini a pensare che vi è ancora un futuro e a fare di tutto per migliorarlo.</p>
<p><iframe width="425" height="350" frameborder="0" scrolling="no" marginheight="0" marginwidth="0" src="http://maps.google.it/maps?q=bologna&amp;oe=utf-8&amp;client=firefox-a&amp;ie=UTF8&amp;hl=it&amp;hq=&amp;hnear=Bologna,+Emilia+Romagna&amp;ll=44.49419,11.346518&amp;spn=0.023296,0.038581&amp;t=k&amp;z=14&amp;vpsrc=6&amp;output=embed"></iframe><br /><small><a href="http://maps.google.it/maps?q=bologna&amp;oe=utf-8&amp;client=firefox-a&amp;ie=UTF8&amp;hl=it&amp;hq=&amp;hnear=Bologna,+Emilia+Romagna&amp;ll=44.49419,11.346518&amp;spn=0.023296,0.038581&amp;t=k&amp;z=14&amp;vpsrc=6&amp;source=embed" style="color:#0000FF;text-align:left">Visualizzazione ingrandita della mappa</a></small></p>
<p>Vi è tuttavia un altro dato che mi ha colpito ed è che siamo risultati primi in modo abbastanza particolare: siamo infatti <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-12-05/qualita-vita-bologna-emilia-080256.shtml?uuid=AaTJUQRE" target="_blank">al vertice della classifica</a> generale ma non siamo primi in nessuno dei grandi capitoli che la compongono. Come quei corridori che vincono il giro d&#8217;Italia ma non arrivano primi in nessuna tappa. Questi sono certo i corridori migliori ma non esaltano i propri tifosi, che spesso preferiscono le vittorie effimere ma ben visibili al primato nel traguardo finale.</p>
<p>Eppure questa mi sembra una caratteristica che esprime bene Bologna, in cui la quotidianità prevale sul sensazionale. In cui se si fanno cose esemplari è meglio fare finta di niente perché non si sa mai come verranno interpretate. Una città nella quale vincere il giro senza vincerne nessuna tappa è il migliore risultato possibile.</p>
<p>Debbo invece ammettere che sarei più contento se arrivassimo primi arricchiti da qualche impresa sensazionale. Forse però, in questo modo, Bologna non sarebbe più Bologna: una città in cui si sta bene purchè nessuno esageri. Purché nessuno, come si dice da queste parti, pensi di essere un fenomeno. Sarebbe tuttavia ancora più bello se l&#8217;anno prossimo vincessimo non solo il giro ma anche qualche tappa dolomitica.</p>
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		<title>No allo scontro fisico, ma la crisi la pagano gli ultimi; capisco la loro rabbia</title>
		<link>http://www.romanoprodi.it/interviste/no-allo-scontro-fisico-ma-la-crisi-la-pagano-gli-ultimi-capisco-la-loro-rabbia_3955.html</link>
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		<pubDate>Sat, 15 Oct 2011 07:05:21 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[Il colloquio
Prodi festeggia Nomisma e difende Bologna
&#8220;Basta lamentarsi, ma la città punti in alto&#8221;
Intervista di Giovanni Egidio a Romano Prodi su La Repubblica di Bologna del 15 ottobre 2011
Il Professore sarà martedì prossimo in San Domenico per i 30 anni del centro studi che contribuì a fondare nel 1981. &#8220;La sussidiarietà? Non è certo un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/10/indignadosbologna.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3962" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/10/indignadosbologna.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Il colloquio<br />
<strong>Prodi festeggia Nomisma e difende Bologna<br />
&#8220;Basta lamentarsi, ma la città punti in alto&#8221;</strong></p>
<p>Intervista di Giovanni Egidio a Romano Prodi su <a href="http://bologna.repubblica.it/cronaca/2011/10/15/news/prodi_festeggia_nomisma_e_difende_bologna_basta_lamentarsi_ma_la_citt_punti_in_alto-23256103/" target="_blank"><strong>La Repubblica</strong></a> di Bologna del 15 ottobre 2011</p>
<p>Il Professore sarà martedì prossimo in San Domenico per <a href="http://www.nomisma.it/index.php?id=324" target="_blank">i 30 anni del centro studi</a> che contribuì a fondare nel 1981. &#8220;La sussidiarietà? Non è certo un tema nuovo&#8221;. E sul movimento degli Indignados: &#8220;Non si può condividere quando cerca lo scontro fisico, ma capire certo sì. La crisi la pagano gli ultimi, e questa crisi è dura&#8221;</p>
<p>Prodi festeggia <a href="http://www.nomisma.it/" target="_blank">Nomisma</a> e difende Bologna &#8220;Basta lamentarsi, ma la città punti in alto&#8221; Romano Prodi<br />
Il governo ha appena ottenuto la sua sofferta fiducia, Romano Prodi, nel suo studio di via Santo Stefano, oscilla sul suo pc tra i siti di informazione e quello della Borsa Italiana, con i giornali squadernati sulla scrivania. Non commenta e quasi non batte ciglio, chiude l&#8217;attualità con un sorriso enigmatico e dice: &#8220;Meglio guardare avanti&#8221;. Avanti oggi per lui significa guardare al trentesimo di Nomisma &#8211; che si celebrerà martedì prossimo 18 ottobre in San Domenico &#8211; il centro studi che il Professore fondò nel 1981 insieme ad altri economisti, scegliendo quel nome, Nomisma, che in greco antico significa &#8220;<a href="http://www.nomisma.it/index.php?id=61" target="_blank">il valore reale delle cose</a>&#8220;. Praticamente, l&#8217;esatto contrario di quello che è successo nell&#8217;economia mondiale da allora oggi.</p>
<p>&#8220;Purtroppo sì, e non è nemmeno una grande consolazione pensare che allora avevamo ragione a decidere di studiare l&#8217;economia reale, per capire dove bisognasse andare, mentre il mondo si faceva prendere la mano dalla finanziarizzazione esasperata, che ci ha portato a questa crisi. Certo possiamo dire che allora la nostra intuizione fu giusta, e che oggi a maggior ragione è la strada da seguire: tornare all&#8217;economia reale. Credo che questo sia l&#8217;impegno di Nomisma anche per il prossimo futuro&#8221;.</p>
<p><em>Allora Nomisma fu anche un <a href="http://www.nomisma.it/index.php?id=167" target="_blank">laboratorio di intelligenze</a> politiche, ne uscirono ministri e perfino un presidente del consiglio, nonché della commissione europea. Potrà esserlo anche in futuro?</em></p>
<p>&#8220;Ma allora fu quasi casuale, o forse no&#8230; Certo erano anni in cui Bologna era al centro di un fermento politico notevole ed era quasi naturale che da lì nascesse anche qualche protagonista della classe dirigente. Comunque Nomisma in questi anni ha sempre continuato a lavorare, semmai è stata l&#8217;Italia che saputo selezionare meno le sua risorse umane&#8221;.<br />
<em><br />
E del fermento politico bolognese che ne è stato, professore?</em></p>
<p>&#8220;La città secondo me resta vivace e ci si vive ancora bene, io non sono d&#8217;accordo con chi la denigra quasi per abitudine. Ci sono intelligenze e iniziative preziose, l&#8217;importante è che sia chiaro a tutti che o si guarda al mondo, o si rischia seriamente di sparire. Penso a Nomisma come ad <a href="http://www.almalaurea.it/" target="_blank">Almalaurea</a>, alla<a href="http://www.almaweb.unibo.it/it/almags/home.plp" target="_blank"> Business school</a> come alla <a href="http://www.cinetecadibologna.it/" target="_blank">Cineteca</a>, che pure mi sembra si sia dato un profilo internazionale. Non è nemmeno una scelta, ma proprio una necessità dei tempi moderni&#8221;.<br />
<em><br />
I tempi moderni sono appunto anche quelli della crisi, e in città si è aperto il <a href="http://www.telesanterno.com/merola-sulla-sussidiarieta-senza-il-pubblico-non-si-fa-nulla-1010.html" target="_blank">dibattito sulla sussidiarietà</a>, ovvero sul rapporto pubblico-privato per far fronte ai tagli. Lei che idea ha?</em></p>
<p>&#8220;Sì, leggo che <a href="http://www.google.it/search?q=business+school+comune+di+bologna&amp;ie=utf-8&amp;oe=utf-8&amp;aq=t&amp;rls=org.mozilla:en-US:official&amp;client=firefox-a#pq=business+school+comune+di+bologna&amp;hl=it&amp;sugexp=kjrmc&amp;cp=12&amp;gs_id=y&amp;xhr=t&amp;q=sussidiarietà&amp;client=firefox-a&amp;hs=H3h&amp;rls=org.mozilla:en-US:official&amp;gs_sm=&amp;gs_upl=&amp;um=1&amp;ie=UTF-8&amp;tbo=u&amp;tbm=nws&amp;source=og&amp;sa=N&amp;tab=wn&amp;bav=on.2,or.r_gc.r_pw.,cf.osb&amp;fp=272da982d526d5c3&amp;biw=1024&amp;bih=433" target="_blank">si parla molto</a> di sussidiarietà, e mi viene quasi da sorridere pensando che si rispolvera un <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Principio_di_sussidiariet%C3%A0" target="_blank">termine così antico</a>, quasi medioevale, per affrontare i nuovi tempi. Cos&#8217;è in fondo la sussidiarietà? È accorgersi che da soli non ce la facciamo, che dobbiamo essere meno frammentati e più solidali, che l&#8217;economia di mercato non è l&#8217;unica soluzione a tutti i nostri problemi. Anzi, ancora meglio: a cosa ci rimanda in fondo il termine sussidiarietà? Al sussidiario delle elementari, quello al quale ci appoggiavamo per approfondire tutte le materie. Ecco, funziona così anche oggi, ma non mi sembra una grande novità&#8230;&#8221;.</p>
<p><em>A proposito della vivacità di Bologna: l&#8217;ultima buona idea che ha visto passeggiando per strada?</em></p>
<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/10/pedonalizzazioneviapepoli.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3966" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/10/pedonalizzazioneviapepoli.jpg" alt="" width="300" height="205" /></a>&#8220;La <a href="http://www.google.it/search?q=pedonalizzazione+via+pepoli+bologna&amp;ie=utf-8&amp;oe=utf-8&amp;aq=t&amp;rls=org.mozilla:en-US:official&amp;client=firefox-a" target="_blank">pedonalizzazione di via Pepoli</a>. Sono per un centro vivibile, con poco asfalto e molto lastricato, poche serrande e molte porte di legno. Si chiama <a href="http://bologna.repubblica.it/cronaca/2010/12/02/news/bella_bologna-9763413/" target="_blank">arredo urbano</a>, ed è molto importante&#8221;.<br />
<em><br />
L&#8217;altro ieri in piazza Cavour ci sono stati <a href="http://tv.repubblica.it/dossier/crisi-italia-2011/indignati-a-bologna-scontri-tra-manifestanti-e-polizia/78097/76487" target="_blank">scontri tra la polizia</a> e i cosiddetti Indignados, studenti e precari arrabbiati che hanno puntato sulla Banca d&#8217;Italia. Si può capire la rabbia dei precari?</em></p>
<p>&#8220;Non certo condividere quando sceglie come obbiettivo la Banca d&#8217;Italia o cerca lo scontro fisico, ma capire certo sì. La crisi la pagano gli ultimi, e questa crisi è dura&#8221;<em>.</em></p>
<p><em>Alla festa di Nomisma incontrerà Fini e Tremonti, cosa gli dirà?</em></p>
<p>&#8220;Anzitutto li saluterò, che non ci si vede da un po&#8217;, poi dal tono della risposta capirò di cosa chiacchierare&#8230; Ho avuto buoni rapporti personali con entrambi, aldilà della diversità di vedute. Ma di sicuro a Tremonti non potrò dire che <a href="http://www.tmnews.it/web/sezioni/top10/20111011_085649.shtml" target="_blank">lo invidio&#8230;</a>&#8220;</p>
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		<title>Ricerca, innovazione e contaminazione dei saperi, la grande sfida che Reggio Emilia sta vincendo</title>
		<link>http://www.romanoprodi.it/notizie/ricerca-innovazione-e-contaminazione-dei-saperi-la-grande-sfida-che-reggio-emilia-sta-vincendo_3326.html</link>
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		<pubDate>Fri, 01 Jul 2011 11:50:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ 
Prodi: &#8220;Ricerca e innovazione giuste per l’Area nord&#8221;
Resoconto sul sito del Comune di Reggio Emilia del 1 luglio 2011
“Ho trovato un’atmosfera di grande vitalità, uno spirito di collaborazione e dialogo fra settori fra loro diversi, come Reggio Children, la Meccatronica, le Energie rinnovabili. C’è la volontà di fare sistema, di mettere insieme le forze [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<div id="attachment_3330" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><strong><strong><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/07/Mediopadana0_opt.jpg"><img class="size-medium wp-image-3330" title="Il progetto Mediopadana di Reggio Emilia" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/07/Mediopadana0_opt-300x227.jpg" alt="Il progetto Mediopadana di Reggio Emilia" width="300" height="227" /></a></strong></strong><p class="wp-caption-text">Il progetto Mediopadana di Reggio Emilia</p></div>
<p><strong>Prodi: &#8220;Ricerca e innovazione giuste per l’Area nord&#8221;</strong></p>
<p>Resoconto sul sito del <a href="http://www.comune.re.it/retecivica/urp/retecivi.nsf/DocumentID/3E0CA2305E0EB724C12578C000217615?opendocument" target="_blank"><strong>Comune di Reggio Emilia</strong></a> del 1 luglio 2011</p>
<p>“Ho trovato un’atmosfera di grande vitalità, uno spirito di collaborazione e dialogo fra settori fra loro diversi, come <a href="http://zerosei.comune.re.it/italiano/reggiochildren.htm" target="_blank">Reggio Children</a>, la <a href="http://www.municipio.re.it/retecivica/urp/retecivi.nsf/0/44B0D52BF1F3C91DC12577C800313E65?opendocument&amp;FROM=GrppdprgttMcctrnc1" target="_blank">Meccatronica</a>, le <a href="http://www.google.it/#sclient=psy&amp;hl=it&amp;safe=off&amp;source=hp&amp;q=energie+rinnovabili+progetto+comune+reggio+emilia&amp;aq=f&amp;aqi=&amp;aql=&amp;oq=&amp;pbx=1&amp;bav=on.2,or.r_gc.r_pw.&amp;fp=484c08d268f38ccd&amp;biw=1280&amp;bih=864" target="_blank">Energie rinnovabili</a>. C’è la volontà di fare sistema, di mettere insieme le forze per creare un progetto comune per l’economia della conoscenza. E’ la strada giusta”.<br />
Con queste parole il professor Romano Prodi ha concluso, nel Municipio di Reggio Emilia, il seminario dedicato al lavoro dei <a href="http://www.comune.re.it/retecivica/urp/retecivi.nsf/DocumentID/BC9678E720CCB32CC12577C90020C0C3?opendocument" target="_blank">Gruppi di progetto</a> sullo sviluppo delle competenze distintive di Reggio Emilia nell’Area nord.</p>
<p>Prodi ha accettato infatti la proposta rivoltagli dal sindaco Graziano Delrio di dare il proprio contributo, in virtù della sua competenza scientifica e conoscenza della città, al percorso avviato con gli <a href="http://www.municipio.re.it/retecivica/urp/retecivi.nsf/DocumentID/90124BA8C520D217C125754F003302F7?opendocument" target="_blank">Stati generali del 2009</a> e gli Stati generali per il <a href="http://www.comune.re.it/retecivica/urp/retecivi.nsf/DocumentID/63A1EA144238F862C12577C100372C8E?opendocument" target="_blank">Masterplan sull’Area nord del 2010</a>, proseguito con <a href="http://www.comune.re.it/retecivica/urp/retecivi.nsf/DocumentID/BC9678E720CCB32CC12577C90020C0C3?opendocument" target="_blank">il lavoro dei Gruppi di progetto</a>: il professore fa parte degli advisor, o saggi, personalità internazionali amiche di Reggio, con Howard Gardner e il premio Nobel per l’Economia, James Heckman.</p>
<p>“Serve mettere insieme le forze – ha proseguito Prodi – per formare nuove risorse umane e per attrarre nuove risorse dall’esterno, dall’Europa, per organizzare nuove strutture formative e di ricerca, strutturata anche in modo ‘consortile’, che possano servire all’elevazione di tutta la città, un tema centrale in ogni paese moderno. Questo è pensare al futuro. E’ stata una riunione totalmente <a href="http://www.reggionline.com/it/2011/06/30/area-nord-oggi-il-seminario-in-comune-con-prodi-5063" target="_blank">proiettata sul futuro</a>. Ho trovato molto interessante la valorizzazione della zona nord della città, in cui la nuova <a href="http://reggiocomune.it/2010/07/20/stazione-mediopadana-iniziati-i-lavori/" target="_blank">stazione Mediopadana</a> serve un bacino extraprovinciale. E ho trovato molto interessante il progetto, un gioiello per il terziario superiore di ricerca avanzata e innovazione, che è il <a href="http://www.reggionline.com/it/2011/05/17/area-reggiane-tempi-piu-rapidi-per-la-creazione-del-tecnopolo-3894" target="_blank">Tecnopolo</a> nell’area ex Reggiane: è la giusta vocazione”.</p>
<p>“Dall’evolversi della discussione – ha concluso il professor Prodi &#8211; si è visto quanti siano i punti in comune in tema di innovazione e contaminazione dei saperi, da cui si possono creare progetti e azioni utili a tutta la città e al suo futuro. Serve mettere sempre più in rete questo sistema con l’estero, soprattutto con il sistema degli importanti fondi europei. Una città che agisce insieme riesce ad ottenere molto di più. La grande sfida è che l’Area nord diventi attrattiva non solo per la stessa città di Reggio, ma per il contesto di Area vasta in cui si<strong> </strong> inserisce”.<strong> </strong></p>
<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/07/8.A3A.gif"><img class="alignleft size-medium wp-image-3328" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/07/8.A3A-300x201.gif" alt="" width="300" height="201" /></a>“Accogliamo queste valutazioni del professor Prodi – ha detto il sindaco Delrio – come invito a proseguire nel cammino intrapreso dello sviluppo dell’economia della conoscenza e delle competenze distintive della nostra città, focalizzando su questi temi i nostri sforzi e i nostr<strong> </strong>i obiettivi. Ci ha detto che siamo sulla strada giusta e questo invito, così autorevole, non può che confortarci. Le proposte scaturite e sviluppate dai Gruppi di progetto sulle competenze distintive di Meccatronica, Educazione ed Energie rinnovabili sono state al centro del seminario, così come la grande potenzialità economica di Reggio Children, del centro Altervis, del Tecnopolo per la ricerca applicata alle imprese e della stazione Mediopadana. Abbiamo poi ascoltato in anteprima, con interesse, gli esiti della ricerca del Club Meccatronica su Reggio da distretto industriale ad hub tecnologico. I preziosi consigli del professor Prodi, di cui siamo grati, ci aiutano a lavorare sempre meglio e insieme nei processi strategici per l’Area nord della nostra città”.</p>
<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/07/0.8A.gif"><img class="size-full wp-image-3329 alignright" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/07/0.8A.gif" alt="" width="200" height="286" /></a>Al seminario, per i Gruppi di progetto, erano presenti: il presidente di Industriali Reggio Emilia Stefano Landi, il direttore della stessa associazione Giovanni Roveda, il presidente del Club Meccatronica Aimone Storchi e Davide Bezzecchi dell’area Ricerca e innovazione di Industriali, per il Gruppo sulla Meccatronica coordinato dallo stesso Storchi; la presidente di Reggio Children Carla Rinaldi, il prorettore dell’Università di Modena e Reggio Emilia Luigi Grasselli, la presidente dell’Istituzione Nidi e scuole d’infanzia Claudia Giudici, la direttrice dell’Istituzione Nudi e scuole d’infanzia Paola Cagliari, la responsabile dell’Area Mostre Editoria Atelier di Reggio Children Vea Vecchi e la dirigente amministrativa della stessa Istituzione Tiziana Tondelli, per il Gruppo sull’Educazione coordinato dalla stessa Rinaldi; il direttore generale di Iren Andrea Viero, il dirigente della pianificazione strategica di Iren Stefano Zuelli e Carlo Pasini di Iren Altervis, per il Gruppo su Energia-Edilizia sostenibile coordinato allo stesso Viero.<br />
Hanno partecipato inoltre al seminario gli assessori comunali ai Progetti speciali Mimmo Spadoni, alle Risorse del territorio Ugo Ferrari, alla Mobilità e Infrastrutture Paolo Gandolfi; erano presenti i dirigenti del Comune David Zilioli (Alta velocità), Alessandro Meggiato (Mobilità) e Maria Sergio (Urbanistica), oltre a Saverio Serri della Pianificazione strategica del Comune.</p>
<p>Nel corso del workshop, il sindaco Delrio ha presentato il percorso svolto dal 2009 ad oggi, il lavoro dei Gruppi di progetto sulle competenze distintive per l’Area nord, le proposte di innovazione del modello economico, sociale e culturale e le chance del modello emiliano-romagnolo di competere nell’economia della conoscenza. Inoltre, la valorizzazione delle competenze strategiche di Reggio: l’Educazione (competenza distintiva), la Meccatronica e l’Agoalimentare (competenze a livello di competizione), Energia-Edilizia sostenibile (competenze emergenti), gli obiettivi da raggiungere. Quindi si è aperto il confrontano con il professor Prodi sul percorso stesso e sulle prossime direzioni di lavoro.</p>
<p>Il professor Prodi, già presidente della Commissione europea e presidente del Consiglio dei ministri, è economista di fama internazionale, docente di Economia e politica industriale nella facoltà di Scienze politiche dell’Università di Bologna per più di 30 anni, figura accanto a Giacomo Becattini, Franco Momigliano e Paolo Sylos Labini, fra i fondatori della Scuola italiana di Economia industriale. I suoi interessi di ricerca hanno spaziato dallo sviluppo delle piccole e medie imprese alle relazioni fra Stato e Mercato, dalle politiche di privatizzazione a quelle antitrust; ha approfondito il ruolo centrale giocato dai sistemi scolastici nella promozione dello sviluppo economico e della coesione sociale; il processo di integrazione europea e la dinamica dei diversi modelli di capitalismo. E’ stato presidente della società editrice Il Mulino e fondatore di Nomisma, una delle principali società italiane di studi economici.</p>
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		<title>Bologna ha mostrato più attenzione ai ciclisti. Buon lavoro alla Consulta della bicicletta</title>
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		<pubDate>Thu, 05 May 2011 06:00:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Saluto di Romano Prodi alla presentazione della nuova Consulta della bicicletta di Bologna e Provincia
Per me la bici ha rappresentato a seconda dei momenti un utile mezzo di trasporto cittadino, uno strumento di passione sportiva e un buon espediente per trovare la concentrazione giusta a prendere decisioni importanti.
Non ho mai rinunciato alla bici. Ed è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/05/prodi-346x212.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2891" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/05/prodi-346x212-300x183.jpg" alt="" width="300" height="183" /></a>Saluto di Romano Prodi alla presentazione della nuova <strong><a href="http://consultadellabiciclettabologna.wordpress.com/2011/05/02/presentazione-ufficiale-della-nuova-consulta-della-bicicletta-di-bologna-e-provincia/" target="_blank">Consulta della bicicletta di Bologna e Provincia</a></strong></p>
<p>Per me la bici ha rappresentato a seconda dei momenti un utile mezzo di trasporto cittadino, uno strumento di <a href="http://freeforumzone.leonardo.it/lofi/Prodi-e-ciclismo-/D4861963.html" target="_blank">passione sportiva</a> e un buon espediente per trovare la <a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/musica-bici-e-democrazia-incontro-fra-prodi-e-andrea-satta_2358.html" target="_blank">concentrazione giusta</a> a prendere <a href="http://www.iltempo.it/adnkronos/?q=YToxOntzOjEyOiJ4bWxfZmlsZW5hbWUiO3M6MjE6IkFETjIwMTEwNTA1MTcyODQyLnhtbCI7fQ==" target="_blank">decisioni importanti</a>.</p>
<p>Non ho mai rinunciato alla bici. Ed è stato un gran piacere per me <a href="http://archiviostorico.corriere.it/1997/giugno/17/Romano_Prodi_una_bici_regalo_co_0_97061716443.shtml" target="_blank">essere identificato</a> come il <a href="http://iltirreno.gelocal.it/grosseto/cronaca/2010/08/10/news/romano-prodi-in-bici-visita-arcidosso-2245722" target="_blank">presidente che va in bici</a>. Perché la bici è un simbolo positivo, uno <a href="http://www.studiocelentano.it/23098/" target="_blank">strumento di fatica</a> ma anche per <a href="http://www.ilsalvagente.it/Sezione.jsp?idSezione=8931" target="_blank">vedere e riflettere</a>. Un mezzo economico, popolare, legato <a href="http://www.nove.firenze.it/vediarticolo.asp?id=98.08.27.23.27" target="_blank">alla natura</a> e ai valori più sani delle <a href="http://www.lanazione.it/prato/2007/07/17/24629-prodi_sosta_bibita.shtml" target="_blank">nostre comunità</a>.</p>
<p>Con la bici ho conosciuto e apprezzato a fondo tutti gli angoli dell&#8217;Appennino tosco emiliano, la pianura padana e non solo. Addirittura grazie a quelle traversate lunghe tutto un giorno ho potuto capire le differenze di <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/difendiamo-davvero-il-nostro-territorio_962.html" target="_blank">governo del territorio</a> da zona a zona e da regione a regione.</p>
<p>Ma la bici per me ha rappresentato soprattutto un mezzo di trasporto cittadino. Fino a quando la mia professione e poi l&#8217;impegno in politica me lo hanno consentito. D&#8217;altronde non sarebbe stato facile per la mia scorta seguirmi per gli stretti vicoli del centro.</p>
<p>La bicicletta è un tipico mezzo di locomozione urbano. Serve a conservare la giusta forma  e a  mantenere un buono stato di salute. Non solo, è il mezzo che permette ai cittadini di fare il bene della propria città abbassando i livelli di inquinamento e perché no? favorendo la socializzazione. Purtroppo spesso per i ciclisti non c&#8217;è neanche il minimo spazio di manovra. Le piste ciclabili rare e scarsamente segnalate, con la totale mancanza di sicurezza.</p>
<p>Per tutto questo l&#8217;impegno della <a href="http://consultadellabiciclettabologna.wordpress.com/" target="_blank">Consulta della bicicletta di Bologna e Provincia</a> è benvenuto. Negli ultimi anni <a href="http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/cronaca/2011/5-maggio-2011/prodi-bologna-faccia-piu-ciclisti-190577350899.shtml" target="_blank">Bologna ha dimostrato</a> un po&#8217; più di attenzione ai ciclisti (&#8221;utenza debole&#8221; come viene chiamato in maniera alquanto grottesca chi ama e usa questo mezzo straordinario) ma questo non basta per raggiungere i necessari livelli. Bologna può raggiungere livelli nord europei anche se non è in pianura come molti pensano (provare Via Indipendenza). Si può seguire il modello di Parigi o altri esempi, ma abbiamo soprattutto bisogno di piste ciclabili sicure. Magari poche ma ben fatte.</p>
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		<title>La fame ci sfida. Le responsabilità europee, americane e cinesi</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Oct 2010 12:07:57 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La fame ci sfida. Entro metà del secolo dovremo sfamare nove miliardi di persone,  raddoppiando la produzione alimentare. Le responsabilità europee,  americane e cinesi. La caccia ai terreni agricoli: una partita  geopolitica. Vincoli finanziari e ricadute ambientali.
L&#8217;intervento di Romano Prodi pubblicato su Limes numero 4/2010 in edicola dal 30 settembre è tratto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/10/past.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-2121" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/10/past.jpg" alt="" width="402" height="270" /></a>La fame ci sfida</em><em>. Entro metà del secolo dovremo sfamare nove miliardi di persone,  raddoppiando la produzione alimentare. Le responsabilità europee,  americane e cinesi. La caccia ai terreni agricoli: una partita  geopolitica. Vincoli finanziari e ricadute ambientali.</em></p>
<p><em>L&#8217;intervento di Romano Prodi pubblicato su <a href="http://temi.repubblica.it/limes/il-ritorno-del-sultano/14800" target="_blank"><strong>Limes</strong></a> numero 4/2010 in edicola dal 30 settembre è tratto dal suo discorso tenuto al simposio internazionale &#8220;Sicurezza alimentare, la Cina ed il Mondo&#8221; tenutosi a Pechino il 1 luglio 2010. Pubblichiamo qui il testo integrale del discorso.</em></p>
<p style="text-align: center;">International Symposium<br />
&#8220;<a href="http://www.kas.de/china/en/events/41825/" target="_blank">Food Security: China and the World</a>&#8221;<br />
Beijing, 1st July, 2010</p>
<p>Speech of President Romano Prodi</p>
<p><strong>The Challenge</strong></p>
<p>We face three global crises. They concern environment, finance and food. The sharpest of them is the current financial collapse. The most frightening is the looming food crisis. The most alarming is the climate change. The three are different but closely interconnected.</p>
<p>This is not the place to go deeper into each of these challenges. Let me just recall that <a href="http://www.worldometers.info/it/" target="_blank">world population</a> is growing by 220,000 people a day, and that there will be <a href="http://www.eirma.org/eiq/008/eiq-2006-008-0012.html" target="_blank">3bn people living in 2050</a> with <a href="http://www.globalissues.org/article/26/poverty-facts-and-stats" target="_blank">less than $2 a day</a>. Urbanization means more demand for food to feed people, and for foodstuffs to feed livestock, with less farmers on the land to produce them. Production tends to move to the most competitive regions. Trade in food becomes more open, but ironically also more managed, because of concerns about food security.</p>
<p>An additional challenge is the increasing market volatility. Market volatility is the effect of stock fluctuations, food imbalances and market segmentation, exchange rates and consumer sensitivity to food quality, safety and price. There is also uncertainty regarding timing and application of innovations as regards biotechnology, nanotechnology, precision farming, carbon sequestration, and information technology. Finally, there is the challenge of who will pay for agricultural public services produced by land managers that the market does not pay for, such as rural landscape maintenance, environmental protection, and biodiversity.</p>
<p><strong>Food Security</strong></p>
<p>Farmland is under stress. For the World Earth Institute the main reasons of a tightening world food supply are population explosion, and accelerated urbanization,  changes in life-stiles, falling water tables and diversion of irrigated water towards the cities.  All this leads to losses in soil availability, quality and use for food. Water shortages translate into food shortages. While individuals drink only two to four liters of water (in different forms) a day, it takes <a href="http://www.itmonline.org/arts/water.htm" target="_blank">2,000 liters of water</a> to produce the food an individual consumes daily (around <a href="http://www.waterfootprint.org/Reports/Zygmunt_2007.pdf" target="_blank">one liter of water per calorie</a> of food).</p>
<p>Other factors conspire to worsen the picture, such as continuing over plowing and overgrazing, increasing biomass production for fuel, a growing shift towards grain-based meat production in poorer countries, shrinking harvests with dwindling water resources and rising temperatures, and so forth. Farmers ask how they can balance food demand and supply, save energy and water, and preserve the environment, all at the same time. In any case I firmly think that the best use of diminishing water resources is not to produce more fuel and less food. We are indeed witnessing a mounting competition between food and fuel and a consequent structural shift in US and European agricultural markets.</p>
<p>Even if most of highly productive agricultural land is already exploited, there is still good potential new land for cultivation, notably in Latin America, Africa and east Europe. But, new land is insufficient. It is either inappropriate because of poor or polluted soils, or difficult to use for food production due to doubtful property rights and/or poor finance. Much potential food production on new land also suffers from government mismanagement, weak advisory extension services and lack of transportation infrastructure to reach the domestic and foreign markets.</p>
<p>To meet world demand the necessary food production growth will to a large extent have to be met by a rise in the productivity of the land already being farmed today. Technology can of course help to increase sustainable food production. Low- till or no-till farming techniques help retain water, raise soil carbon content, reduce energy needed for cultivation, as well as wind and water erosion, but up to a point. New technologies capable to raise land productivity are shrinking and will be of diminishing help as yields of wheat, rice, and corn press against the ceiling ultimately imposed by the limits of photosynthetic efficiency. Despite substantial expected yield increases in India, the USA, Russia and the Ukraine, it will therefore be extremely difficult to reverse the decline in the <a href="http://www.fao.org/docrep/004/y3557e/y3557e07.htm" target="_blank">growth of global agricultural productivity</a> from 4% p.a. in the sixties to eighties, to barely 1% in 2000 to 2030 (forecast).</p>
<p>Europe is currently the world&#8217;s largest food importer and also exporter. But its role as provider of food to the world is diminishing. The net crop-trade position of the EU-27 can be expected to deteriorate. Between 2003/05 and 2013/15 <a href="http://www.oilworld.biz/app.php?fid=1090&amp;fpar=0&amp;isSSL=0&amp;aps=0&amp;blub=99d5d4612ae78dfcf3f261cddd2f91a5&amp;ista=52e4d86402031c8fe0b92ec2dcbd9c00" target="_blank">European Union demand</a> for grains and oil seeds can be expected to increase more than its supplies. For wheat, the EU will move from a net exporter to a net importer position. Part of the explanation lies in a shift towards bio-fuel production. As a consequence the EU capacity to help fight world starvation will be reduced at a time in which food production will decline predominantly in those countries who already record increasing food import needs.</p>
<p>Europe is of course only one player but the same trend will characterize US agriculture. All countries will have to improve their food security policies. In many of them, in particular in Africa, one cannot expect to boost agricultural production without land reform and courageous food price policies helping the farmer and costly to the urbanite.</p>
<p>The food crunch may have eased, but make no mistake: the food crisis will come back. Developing countries spend about one third of the world&#8217;s food import bill and that bill is growing fast. FAO has warned against a &#8220;false sense of security&#8221; as it expects the current combination of low food prices, high input costs, and tightening export finance and conditions will unleash even more severe food crises than those experienced recently.</p>
<p>There are numerous signs of an international scramble for food, and beyond it a scramble for land to produce it. According to FAO, the <a href="http://farmlandgrab.org/2458" target="_blank">race</a> by some countries to secure farmland overseas risks creating a <a href="http://www.dawn.com/wps/wcm/connect/dawn-content-library/dawn/in-paper-magazine/encounter/faos-uturn-on-landgrab-310" target="_blank">&#8220;neo-colonial system&#8221;</a>. A growing number of countries, including China are seeking to lease or even buy vast areas of productive land, for instance in Madagascar, Ethiopia and the Sudan in order to satisfy their own domestic food demand. This scramble for land shows how important food security has become. One can well imagine what sort of political problems may eventually arise if a country hosting foreign investment in farming faced a serious food crisis.</p>
<p>Clearly, also banking crises have a substantial impact on food demand and supply, notably on planting, investments and trade. The world&#8217;s poorest developing countries lack the necessary credit lines to buy food; the great food exporters suffer from a lack of export finance. Food commodity markets are meanwhile so volatile and unpredictable, that barter trade has become too tempting to resist.</p>
<p>If there still is currently a reasonable balance between world food demand and food supply, this is only because there are about one billion hungry people and about another billion undernourished. If they had, as they should have, the income necessary to feed them, the world food picture would be catastrophic, with demand outstripping supply and prices shooting up. This would have very serious consequences for the food bills of the six dozen net-food-importing developing countries.</p>
<p>This overall negative prospect of world food imbalance cannot leave anybody indifferent, with nearly <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Overpopulation" target="_blank">3 billion people</a> expected to be added to the world by 2050 (two thirds of whom in Asia and Africa) and 8 countries alone  accounting then 4.7 billion people, most of whom have neither the climate, nor the soil or other conditions necessary to feed themselves in the future.</p>
<p><strong>Environmental Security</strong></p>
<p>Agriculture contributes to greenhouse gas emissions, can both suffer as well as benefit from changing climates.</p>
<p>In the long run, environmental security is the mirror image of food security, because there is no food without substantial clean water resources, productive soils, and appropriate climate. In turn, failure to tackle environmental degradation jeopardizes the future of agriculture and of the countryside. This notably calls for further reduction in the impact of agriculture on Greenhouse Gas emissions.</p>
<p>The search for more environmentally friendly agricultural inputs and practices must continue. Scientists are working to improve the efficiency of photosynthesis, carbon capture, nitrogen fixation and many other cellular processes that boost biomass yields. Biotechnology is expected to allow producing crops in soils lost to salinity, and use other marginal or unusable farmland. There are also prospects for heat-tolerant livestock breeds, and for modifications in animal diet patterns to reduce methane emissions. These are promising fields of research but it remains doubtful weather they can succeed to reverse the present trends of agricultural production.</p>
<p>Current agricultural policies need an overhaul in the light of the new challenges we face. They notably need to discourage unsustainable practices, and improve resource productivity (which becomes more important than labor productivity).<br />
(According to the FAO, <a href="http://www.fao.org/ag/magazine/0103sp2.htm" target="_blank">farming is responsible</a> for 25% of CO2 emissions, largely from deforestation, 50% of methane emissions through rice and fermentation processes, and more than 75% of nitrous oxide emissions, mainly from fertilizer application.)<br />
A new green revolution would not help to reduce emissions, limit soil deterioration or lessen water use, quite the opposite.</p>
<p>But we are not without instruments and means to find a way out of the corner in which we have pushed ourselves. For instance, the EU has succeeded in reducing the <a href="http://www.eea.europa.eu/data-and-maps/indicators/greenhouse-gas-emission-trends/greenhouse-gas-emission-trends-assessment-3" target="_blank">share of agriculture in EU greenhouse gas</a> (GHG) emissions from 11% in 1990 to 9% in 2004.<br />
At a time in which the trend in agricultural support  is pointing downwards, whereas temperatures, emissions and environmental degradation are pointing upwards, growing attention is being devoted to the need to better meet public demand for public goods and services produced by farmers. Europe&#8217;s land managers help produce such public goods like eco-system services, including carbon sequestration and attractive landscapes. But European farmers still produce more &#8220;bads&#8221; than goods, that is, more pollution than a healthy environment. If nothing is done the environmental balance on our farms may worsen. If farm prices rise in the long term and presumably production costs as well, the opportunity cost for land managers of producing eco-systems and other public goods and services will rise as well. If direct farm payments are reduced after 2013, we might witness farming intensification and landscape neglect.</p>
<p>There are two ways out. Either one finds a method to attach an attractive price to these public resources, or &#8211; if one doesn&#8217;t know how, doesn&#8217;t want, or can&#8217;t do it -, one provides the subsidies necessary to ensure the production of the public goods that farmers can provide. In any event, in order to save our planet, we need to give a value to what cannot be bought such as many public goods.</p>
<p><strong>International Trade in a Global Market</strong></p>
<p>Globalization polarizes: some believe that it leads to the gates of salvation, that consumerism is the pass to happiness and that restraints of market excesses cause distress; others believe it is a &#8220;false dawn&#8221;, and a job killer, and that the winners of globalized financial systems are corporate raiders and speculators who capitalize on market volatility at the expense of productive workers and investors. This reflects the humus of today&#8217;s crisis of governance.</p>
<p>I don&#8217;t believe that the relentless pursuit of greed and acquisition in the global market system can lead to socially optimal outcomes. Nevertheless, I am a supporter of market globalization. Basically, because a working market is and will remain a motor of development, and because free trade based on competitive advantage is a plus for all participants.</p>
<p>In my view, we need to encourage profit seeking, but make sure at the same time that we give it a human face, and help cater for those that are less able to compete and are marginalized.</p>
<p>We need more responsibility and more fairness in world trade in order to avoid that globalization allow a few to enrich beyond belief excluding many others.  This notably means special and differential treatment in favor of developing countries with temporary trade protection so as to allow them to catch up with the often more competitive advanced industrialized countries. The developing countries should notably be allowed to protect themselves from a food import surge. This was a major bone of contention in the Doha Round and actually caused its collapse without great hope for resumption any time soon.</p>
<p>The Doha Round cannot continue on the old track. OECD tariffs are particularly high for goods of relevance to poorer countries. One proof of this is that the US government collected more tariff revenue from the import of shoes (from less developed countries) than from the import of automobiles, even though the value of car imports was ten times higher than that of shoes.</p>
<p>As Nobel Prize <a href="http://works.bepress.com/cgi/viewcontent.cgi?article=1008&amp;context=joseph_stiglitz" target="_blank">Joseph Stiglitz wrote</a>, if the Doha Round had been concluded as it nearly was, it would have penalized the developing countries, just as the Uruguay Round did. The reasons of this include &#8220;the loss of preference margins, the loss of revenue from trade taxes, institutional weaknesses, the absence of adequate safety nets, large implementation costs, lack of finance required to restructure the economy, and difficulties of the poor to manage short term employment. In most developing countries, supply constraints, low productivity, poor infrastructure, poor access to technology, imperfect markets make it impossible to take advantage of liberalized markets.&#8221;</p>
<p>Actually there is an important asymmetry of power in international negotiations: the developed countries gain in liberalizing their own markets, because they are able to adjust, and the disturbances posed to them by the developing countries are small. The developing countries are in a far more disadvantageous position; they can&#8217;t adjust unless they are given money and time. They may also have to accept exceedingly harsh conditions to accede to the WTO. As Stiglitz explained, &#8220;<a href="http://books.google.it/books?id=E6odVAay2BIC&amp;pg=PA161&amp;lpg=PA161&amp;dq=Joseph+Stiglitz+%22China+had+to+agree+to+large+tariff+reductions+in+agriculture%22&amp;source=bl&amp;ots=CfNVGhegqd&amp;sig=RB7pxrSZ05uFo31s4E5yyW7nq5E&amp;hl=it&amp;ei=gbatTKqzLcTIswb54NXGDQ&amp;sa=X&amp;oi=book_result&amp;ct=result&amp;resnum=1&amp;ved=0CBUQ6AEwAA#v=onepage&amp;q&amp;f=false" target="_blank">China had to agree</a> to large tariff reductions in agriculture that went far beyond the obligations of existing members, and had to accept a special safeguard clause, in breach of the Most Favored Nation principle, allowing individual WTO members to take measures to limit imports of Chinese products in case of a surge. This could open the floodgate for the application of discriminatory measures against China.&#8221; Conversely, the US preferred to let the Doha Round fail rather than accept India&#8217;s request for an upsurge clause to protect its farmers.</p>
<p>To the extent that the world moves towards food scarcity, we could expect less competition among the producers of staple food for access to food markets, and more competition among net-food-importing countries for access to supplies. We could then see a different kind of trade protection with food import barriers giving way to export restrictions. Those countries producing bulk farm products that experienced periods of excess or high domestic demand, could then tend to refuse to meet import requests &#8211; as Vietnam did for instance denying China&#8217;s request for food in 2004 -, or impose export limits, or simply engage in barter trade.</p>
<p>Barter trade that imperils efficient resource allocation, siphons off food stocks to the detriment of other trading partners, and tends to limit competition and increase prices. This is not the scenario I prefer. And yet, there must be understanding for behavior dictated by real food security considerations, simply because no government can ignore them for its own safety. One could draw the conclusion from these several arguments that the Doha Round may have failed to focus on a new, different world in which food security considerations cannot simply be dealt with by liberalizing food trade.</p>
<p>Agriculture is the key to development and trade, because a majority of the people in developing countries lives from it. If one by magic stick removed all agricultural subsidies and import barriers, a few developing countries would benefit, but net-food-importing developing countries would suffer, because food prices would shoot up.</p>
<p>In any event, agriculture is different from any other sector &#8211; and ought to be considered so in trade negotiations &#8211; because of climate and geography, and because key factors of production such as land and labor are completely or largely immobile. Similarly, food is different from any other product category, because it is the foremost human need and right. This explains why every country in the world had adopted some sort of agricultural and even food policy, which it believes particularly suited to its needs. This may hinder some trade, but is not the ultimate factor hampering trade.</p>
<p>I believe the last trade round would have been concluded if there had not been more confident China and India as counterweight to the US and others. May be it was better so, and negotiations might resume one day if there can be agreement to achieve &#8220;Fair Trade for All&#8221;.</p>
<p>It is clear that we face a future of food scarcity, with high, albeit very volatile prices both for inputs and outputs. Food scarcity will be aggravated by managed trade and lack of finance, and eventually also by environmental degradation. Climate change puts all businesses and society at cumulative, long-term risk.  The failure of agriculture alone would lead to widespread hunger in developing countries and mass migration of people (half a billion according to the UN).</p>
<p>The market has lost its magic. Recent events have proven that markets can fail. Failure can be tackled only via appropriate regulations. Open trade and related financing depend on it. Non-trade- distorting farm subsidies will have to stay, not just in Europe, but world wide, if food scarcity is not to worsen. However,  we must also deal with our collective challenge to update existing national agricultural policies so that they maximize the capacity to meet domestic food demand, and, whenever possible, help satisfy a growing world demand. This requires agricultural policy reforms, notably in order to help mitigate, and adapt to climate change. Southern hemisphere countries will notably have to introduce land reforms allowing the poor to accede to the land, and adopt more appropriate food pricing policies. But this may not suffice.  More ambitious environment policies will also be necessary so as to ensure the sustainability of increasing food production to feed the world, and contribute to adaptation to and mitigation of climate change.</p>
<p>The world&#8217;s farmers have a key role to play and have the right to ask how they can contribute to meet world food demand, save energy and water and conserve the environment. If we want to have enough food at affordable prices for everybody, we may also have to change our food habits, not to say our life-styles.</p>
<p><strong>Conclusions</strong></p>
<p style="text-align: left;">Drawing the conclusions, we are facing a difficult fundamental challenge: how to feed 9 billion people with the necessity of doubling the present food production from here to 2050.<br />
It is a challenge that will be difficult to gain but dramatic to loose.<br />
To avoid the tragedy we must act, considering that we don&#8217;t have time to wait.<br />
In dealing with such a vital problem we must elaborate a line of action able to work even if something or everything goes wrong.</p>
<p style="text-align: left;"><strong>First:</strong> We must substantially increase the existing trend of agriculture productivity.<br />
A world plan for enhancing Research and Development in agriculture is needed, creating the political, technical and economic conditions for a rapid worldwide diffusion of innovations.<br />
National and international taskforces need to spread the knowledge of the best practices till the most neglected areas.</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Second: </strong>We must put an end to the competition between energy and food.<br />
Food must come first. A general constraint should be adopted to the incentives to non food agricultural productions.<br />
<strong></strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong>Third:</strong> We need more land even if we must underline that the most productive land is already exploited and too much of it is used for urban purposes.<br />
<strong></strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong>Fourth:</strong> We need better use of existing water.<br />
A new policy for irrigation should be adopted implementing and diffusing the best water saving available technologies and run-off water from farms should be curtailed.<br />
Therefore a deeper engagement concerning the use of the water of the big international river basins and an enhanced effort in developing salt-water-resistant harvests are indispensable.<br />
This point connects the solution of food crisis to the energy production. The abundant supply of solar energy where China is now leader, will allow in 20 years large desalination of sea water. This way bring to agriculture large extension of today&#8217;s deserts.</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Fifth:</strong> If we don&#8217;t implement these policies we will certainly face a general and unacceptable increase in food prices in a short period of time, with unbearable consequences of hunger and unrest.</p>
<p style="text-align: left;">I think therefore that, because of its growing role in world food and feed markets, China, should mobilize the US, the European Union, India, Brazil, Russia and other concerned countries, and table new proposals in order to face the dramatic food-security challenge.</p>
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		<title>Prodi a Confindustria: puntare su manifatturiero, energia e ambiente per uscire dalla crisi</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Sep 2009 13:23:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ll</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Crisi economica]]></category>
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		<description><![CDATA[CRISI:PRODI,ITALIA RAFFORZI MANIFATTURIERO E PUNTI SU ENERGIA E AMBIENTE = 
(ASCA) &#8211; Roma, 9 set &#8211; Rafforzare il manifatturiero e puntare su energia e ambiente. Questa la ricetta per far uscire l&#8217;Italia dalla crisi dell&#8217;ex presidente del Consiglio, Romano Prodi, intervenuto alla presentazione delle previsioni economiche del Centro studi di Confindustria.
Prodi esordisce chiarendo: &#8216;Oggi parlo da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/09/482eba20e1c95_normal.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1004" src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/09/482eba20e1c95_normal-300x194.jpg" alt="" width="300" height="194" /></a>CRISI:PRODI,ITALIA RAFFORZI MANIFATTURIERO E PUNTI SU ENERGIA E AMBIENTE = </p>
<p>(<strong><a href="http://www.asca.it/news-CRISI_PRODI_ITALIA_RAFFORZI_MANIFATTURIERO_E_PUNTI_SU_ENERGIA_E_AMBIENTE-857790-ORA-.html" target="_blank">ASCA</a></strong>) &#8211; Roma, 9 set &#8211; Rafforzare il manifatturiero e puntare su energia e ambiente. Questa la ricetta per far uscire l&#8217;Italia dalla crisi dell&#8217;ex presidente del Consiglio, Romano Prodi, intervenuto alla presentazione delle <a href="http://www.adnkronos.com/IGN/News/Economia/?id=3.0.3751018122" target="_blank">previsioni economiche</a> del Centro studi di Confindustria.</p>
<p>Prodi esordisce chiarendo: &#8216;Oggi parlo da economista, sto cercando di togliermi la ruggine di questi anni. Ho ripreso l&#8217;insegnamento un po&#8217; negli Stati Uniti e un po&#8217; in Cina&#8217;. Secondo l&#8217;ex presidente del Consiglio uno dei problemi di oggi e&#8217; che &#8216;gli studi empirici sono crollati&#8217; e non e&#8217; &#8216;un problema solo italiano&#8217;.</p>
<p>In Europa, spiega Prodi, inoltre, &#8216;non esiste capacita&#8217; di decisione nel sistema economico&#8217;. E invita l&#8217;Italia a rafforzare il manifatturiero, cioe&#8217; &#8216;il sistema industriale che sostiene la bilancia commerciale&#8217; del nostro Paese.</p>
<p>&#8216;La manifattura &#8211; insiste &#8211; e&#8217; il sostegno dell&#8217;economia italiana ed e&#8217; l&#8217;unica voce che abbiamo nel mondo. Il resto non c&#8217;e&#8221;. Sottolineando che &#8216;la politica economica deve essere di aiuto alle imprese e non un&#8217;intrusione&#8217; Prodi esorta a &#8216;rafforzare i nostri punti forti e ad entrare in settori nuovi.</p>
<p>Perche&#8217; &#8211; spiega &#8211; dei prodotti di punta creati negli ultimi 25 anni l&#8217;Italia non ne ha inventato nemmeno uno&#8217;. Per questo bisogna puntare su &#8216;<a href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/articoli/italia/puntare-sulla-ricerca-per-costruire-il-nostro-futuro_698.html" target="_blank">energia</a> ed <a href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/articoli/italia/litalia-per-tornare-competitiva-deve-investire-nella-ricerca-in-particolare-nelle-energie-rinnovabili-e-nelle-scienze-della-vita_664.html" target="_blank">ambiente</a>&#8216;. Due settori che pero&#8217; non possono prescindere da &#8216;la riforma della scuola, che e&#8217; la prima da attuare&#8217;.</p>
<p>Prodi infine &#8216;consiglia&#8217; all&#8217;Italia di gettare un occhio alla <a href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/?s=cina" target="_blank">Cina</a> che e&#8217; &#8216;irresistibile&#8217;. In particolare, secondo l&#8217;ex premier, &#8216;la Cina e&#8217; gia&#8217; protagonista della storia futura&#8217; e il nostro Paese deve &#8216;trarre vantaggi da questo aspetto&#8217;.</p>
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		<title>Partiti e scelte scomode: difendiamo davvero il nostro territorio</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Aug 2009 09:39:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gg</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 26 agosto 2009
ROMA (26 agosto) &#8211; Se le vacanze sono fatte per guardarsi intorno, anche quest’anno chi ha percorso o in su o in giù l’Italia non può che aver tratto sconsolanti conclusioni. La devastazione del territorio continua e si è ormai spinta a un livello tale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/08/cinese.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-983" src="http://www.romanoprodi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/08/cinese-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a>Articolo di Romano Prodi su <strong><a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=21285&amp;sez=HOME_INITALIA" target="_blank">Il Messaggero</a></strong> del 26 agosto 2009</p>
<p>ROMA (26 agosto) &#8211; Se le vacanze sono fatte per guardarsi intorno, anche quest’anno chi ha percorso o in su o in giù l’Italia non può che aver tratto sconsolanti conclusioni. La devastazione del territorio continua e si è ormai spinta a un livello tale da farmi pensare che essa sarà ricordata anche tra molti secoli come il documento più buio della realtà italiana di questo dopoguerra.</p>
<p>Per sempre, di generazione in generazione, il nostro paesaggio è stato abbellito dalle mani dell’uomo per decadere in modo forse inesorabile nelle ultime due generazioni. Non solo le periferie sono quasi ovunque in uno stato avvilente, ma tutte le nostre pianure, la fascia pedemontana delle Alpi e degli Appennini e migliaia di chilometri delle nostre coste hanno perso la loro identità e la possibilità di offrire condizioni di vita decente ai loro abitanti.</p>
<p>Non parliamo della crescita inarrestabile delle aree industriali che continuano ad espandersi nonostante il grande numero di capannoni mai utilizzati o abbandonati a causa della crisi o delle mutate caratteristiche delle strutture produttive. Non parliamo nemmeno del danno all’agricoltura per effetto di un’urbanizzazione che non tiene in minimo conto le vocazioni del suolo. L’azione combinata di speculazione e incultura, rafforzata ed esaltata dalla forza del bulldozer, stanno veramente ferendo a morte l’Italia.</p>
<p>Ci vorranno secoli per rimediare, ammesso che sia possibile. Debbo tuttavia constatare che, nonostante tutto questo sia pienamente conosciuto e riconosciuto, sono state progressivamente create le condizioni per cui le amministrazioni locali sono sempre più costrette, da una legislazione incoerente, a sostenere i propri bilanci con i proventi degli oneri di urbanizzazione, aumentando ancora la devastazione del territorio. Sono cioè gli stessi comuni che, in molti casi, sono obbligati a reperire una parte sostanziosa delle proprie entrate attraverso una politica di urbanizzazione forzata e molto spesso inutile. Per tenere aperto l’asilo nido sono costretti a moltiplicare le concessioni edilizie.</p>
<p>Da tempo si sente la necessità di cambiare strada e di adottare leggi per fermare questo processo devastante. Tuttavia, come spesso avviene in questi casi, l’interesse politico di breve periodo finisce col prevalere rispetto al bene presente e futuro dell’Italia. L’ultimo grande esempio di questa schizofrenia fra interessi del Paese e obiettivi a breve termine della classe politica è il ben noto caso dell’ <a href="http://www.governoberlusconi.it/detail.php?id=23" target="_blank">abolizione dell’Ici</a> su tutte le prime case. Sappiamo che il togliere una tassa trova sempre il favore degli elettori, soprattutto quando si tratta di un’imposta su un bene così caro ed essenziale come la casa.</p>
<p>Tutti però sanno altrettanto bene che questa imposta (da cui possono essere facilmente esentati i più bisognosi) è in tutto il mondo lo strumento per reperire le risorse necessarie a fornire i beni e i servizi che servono a rendere vivibile una città e quindi anche a conservare nel tempo il valore della casa. In termini concreti essa, più che una tassa, è il contributo necessario per mantenere nel futuro il valore della casa. A questo si aggiunge il fatto che il tributo da pagare sui beni immobili è ovunque nel mondo lo strumento principale per la necessaria autonomia degli enti locali. Per usare un gergo ora di moda è ovunque la base del federalismo fiscale.</p>
<p>Assume quindi un aspetto quasi grottesco vedere che, mentre il Paese naviga in un dibattito astratto e senza fine sul federalismo, si sostituisce l’imposta che di tutte è più legata al territorio con un parziale e incompleto trasferimento di risorse dallo Stato centrale. Il che significa togliere autonomia ai comuni e, ovviamente, aumentare altre imposte, meno visibili ma più pesanti per il futuro economico e sociale dell’Italia. Per non parlare del modo con cui i trasferimenti in pratica avvengono, premiando i comuni con i deficit maggiori e punendo coloro che avevano attuato una politica più saggia.</p>
<p>Non voglio a questo punto soffermarmi su aspetti troppo tecnici del problema ma ritornare alla constatazione precedente che, attuando una politica attenta alle esigenze di lungo periodo del Paese, si perdono le elezioni mentre, con una politica sbagliata ma demagogica, le elezioni si vincono. Il che, tradotto in linguaggio popolare, significherebbe che la democrazia si preserva solo facendo porcherie o, comunque, andando contro il sano sviluppo della nostra comunità. Questo processo è stato negli ultimi tempi accelerato dal crescente ruolo dei sondaggi di opinione. Essi infatti sono per definizione più attenti alle emozioni del momento che non all’analisi degli interessi futuri di tutti noi.</p>
<p>La politica del territorio è solo un esempio. Esso può essere facilmente esteso a tutti i settori della nostra realtà politica e sociale. Da queste constatazioni non traggo elementi di disperazione per la nostra democrazia perché il sistema democratico, con tutti i limiti elencati in precedenza, è l’unico capace di correggersi e di cambiare. A condizione che il cittadino venga posto di fronte a scelte alternative organiche e coerenti. La presente crisi economica e la diffusa percezione del livello di deterioramento raggiunto dal nostro Paese rendono le orecchie, i cuori e perfino i portafogli degli elettori molto più attenti ad ascoltare ed accogliere nuove proposte. Esse debbono però essere organiche e credibili.</p>
<p>Ma soprattutto occorre che siano forti e coraggiose proprio perché, al punto in cui siamo arrivati, debbono essere in grado di scomporre e ricomporre l’elettorato in modo comprensibile e coerente. È chiaro che in democrazia questo pesante compito spetta soprattutto al partito di opposizione. Per questo motivo gli italiani si aspettano dai leaders del partito democratico non tanto delle proposte e dei programmi per vincere il congresso ma per risolvere i problemi secolari dell’Italia.</p>
<p>P.S. A proposito di riflessioni estive, passeggiando in <a href="http://www.maratona.net/turista/sport/bici.htm" target="_blank">bicicletta</a> per l’Appennino tosco-emiliano, ho ancora una volta visivamente constatato la differenza tra il buon governo e il cattivo governo. Nonostante siano passati centocinquant’anni dall’unità d’Italia e siano stati cambiati i confini regionali, è ancor’oggi possibile leggere i confini di allora dalla natura del bosco. Alto,ordinato e rigoglioso il bosco toscano del granduca. Soprattutto ceduo e selvatico il bosco emiliano dello stato pontificio. Anche gli effetti del buon governo durano nei secoli.</p>
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