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	<title>Romano Prodi &#187; Africa</title>
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	<description>Pagine del sito del prof. Romano Prodi</description>
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		<title>Miracolo africano. Leader, sfide e ricchezze del nuovo continente emergente</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Jul 2010 09:19:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ll</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Prefazione di Romano Prodi al libro &#8216;Miracolo africano&#8216; di Riccardo Barlaam e Massimo di Nola edito da Il Sole 24 Ore
L&#8217;Africa è un Continente che vive un&#8217;importante fase di trasformazione in Italia poco conosciuta. Se ne scrive poco. Ed è una lacuna che tutti dobbiamo contribuire a colmare.
Il Mondo è tornato a guardare alle  grandi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1826" class="wp-caption alignright" style="width: 260px"><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/07/9788863451405.jpg"><img class="size-full wp-image-1826 " title="Miracolo africano. Leader, sfide e ricchezze del nuovo continente emergente - di Riccardo Barlaam; Massimo Di Nola - Ed: Il Sole 24 Ore" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/07/9788863451405.jpg" alt="Miracolo africano. Leader, sfide e ricchezze del nuovo continente emergente - di Riccardo Barlaam; Massimo Di Nola - Ed: Il Sole 24 Ore" width="250" height="368" /></a><p class="wp-caption-text">Miracolo africano. Leader, sfide e ricchezze del nuovo continente emergente - di Riccardo Barlaam; Massimo Di Nola - Ed: Il Sole 24 Ore</p></div>
<p>Prefazione di Romano Prodi al libro &#8216;<a href="http://www.radio24.ilsole24ore.com/popup/player.php?filename=100626-economia-in-pagine.mp3" target="_blank">Miracolo africano</a>&#8216; di Riccardo Barlaam e Massimo di Nola edito da <a href="http://www.hoepli.it/libro/miracolo-africano.asp?ib=9788863451405&amp;pc=000005002015004" target="_blank">Il Sole 24 Ore</a></p>
<p><em>L&#8217;Africa è un Continente che vive un&#8217;importante fase di trasformazione in Italia poco conosciuta. Se ne scrive poco. Ed è una lacuna che tutti dobbiamo contribuire a colmare.</em></p>
<p><em>Il Mondo è tornato a guardare alle  grandi potenzialità dei Paesi africani soprattutto per il recente boom dei prezzi delle materie prime. L&#8217;Africa detiene, infatti, ancora grandi risorse minerarie, agricole, energetiche. Sono aspetti rilevanti. Ma un&#8217;ottica limitata a questi aspetti è  fuorviante e ci porta indietro nel tempo.</em></p>
<p><em>L&#8217;epoca delle colonie è definitivamente e irreversibilmente finita e oggi queste risorse devono servire in primo luogo agli  africani. I Governi dei loro Paesi  hanno un&#8217;agenda impegnativa di obiettivi da raggiungere che in buona parte coincidono con i cosiddetti Millenium Goals: servono infrastrutture, ospedali, scuole, posti di lavoro, sviluppo sociale.</em></p>
<p><em>Il tutto in un contesto sostenibile: un tema, questo,  a cui è sensibile un numero crescente di leader politici africani.</em></p>
<p><em>Si è scritto anche &#8211; in maniera troppo spesso strumentale &#8211; della crescente <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Attualita%20ed%20Esteri/Esteri/2006/11/rb31106_mappacinaafrica.shtml?uuid=6e1bcea6-6b40-11db-ae01-00000e251029" target="_blank">presenza cinese in Africa</a>. La Cina, nel corso degli ultimi anni, ha accresciuto in grande misura la sua presenza nel Continente. In cambio di un accesso alle risorse offre e realizza infrastrutture, fornisce assistenza in campo economico, sanitario, tecnico scientifico, con un massiccio <a href="http://temi.repubblica.it/limes/cina-in-africa-nonostante-la-crisi" target="_blank">apporto di investimenti</a>. Questo riteniamo che sia un bene per l&#8217;Africa e per la Cina. Possono esistere (e vi sono) casi di sfruttamento condannabili ma in questo caso c&#8217;è da chiedersi a chi tocca scagliare la prima pietra… E soprattutto occorre separare le responsabilità di aziende e di imprenditori che possono essere cinesi come di qualsiasi altro Paese, dall&#8217;approccio del Governo di Pechino, solitamente attento a rispettare le esigenze delle sue controparti. E gli Stati africani sono perfettamente in grado di sapere e di chiedere ciò di cui hanno bisogno.</em></p>
<p><em>Invece di parlare di un presunto pericolo cinese per l&#8217;Africa, quindi, cerchiamo di studiarlo più a fondo e, soprattutto, cerchiamo di creare, insieme alla Cina, un programma comune, con regole comuni, per fare in modo che anche l&#8217;Africa cominci il suo cammino di sviluppo. I Paesi africani hanno bisogno di impegni concreti: questa la sfida che devono oggi affrontare l&#8217;Europa e l&#8217;Italia.</em></p>
<p><em>L&#8217;<a href="http://translate.google.it/translate?hl=it&amp;sl=en&amp;tl=it&amp;u=http://europa.eu/legislation_summaries/development/african_caribbean_pacific_states/r12540_en.htm&amp;anno=2" target="_blank">Unione Europea</a>, negli ultimi anni ha prodotto uno sforzo considerevole per dare un indirizzo e  obiettivi chiari e condivisi, nella sua politica di <a href="http://ec.europa.eu/europeaid/index_it.htm" target="_blank">cooperazione</a> con l&#8217;Africa. Accanto all&#8217;assistenza economica finalizzata allo sviluppo e al raggiungimento degli Obiettivi del millennio,  punta a rafforzare la capacità di Governance degli Stati africani. Si concentra sul rafforzamento delle istituzioni della società civile, della presenza e dello sviluppo dell&#8217;imprenditoria locale e soprattutto della cooperazione tra gli stessi Stati Africani.</em></p>
<p><em>Il quadro si presenta naturalmente in modo differente per le diverse aree geografiche. Con la sponda  Mediterranea del Continente  esiste già una maggiore spinta verso l&#8217;integrazione che coinvolte aspetti del mondo delle imprese, delle organizzazioni e delle strutture della società civile, delle università, della gestione dei flussi migratori ed altri capitoli importanti. Il coordinamento di  questa rete complessa di rapporti fa capo alla cosiddetta politica di vicinato ed è importante proseguire, con maggiore energia, in questa direzione.</em></p>
<p><em>Bisogna tuttavia tenere presente che nessuna politica di vicinato o nessuna politica mediterranea può essere portata a compimento senza un adeguato impegno politico e senza i necessari mezzi finanziari che lo sostengono. Né l&#8217;uno né l&#8217;altro mi sembrano oggi sufficienti per raggiungere un reale livello di integrazione.</em></p>
<p><em><a href="http://www.paginedidifesa.it/2004/tani_040119.html" target="_blank">Diverso è il caso</a> dell&#8217;Africa subsahariana e dell&#8217;Africa centrale e meridionale dove, accanto a Paesi in decollo sociale ed economico, esistono Stati che devono ancora risolvere  situazioni di <a href="http://www.peacelink.it/conflitti/i/1063.html" target="_blank">conflitto</a> e che hanno bisogno di costruire dalle fondamenta le proprie istituzioni amministrative, giuridiche e di sicurezza. L&#8217;obiettivo in questo caso è di accelerare il processo di consolidamento di questi Stati rafforzando il ruolo svolto dalle istituzioni regionali che si propongono di estendere il livello di integrazione economica e politica del Continente, per culminare nell&#8217;Unione Africana, a cui esse fanno riferimento. Si deve in parallelo tracciare un cammino che consenta al maggior numero possibile di questi Paesi di raggiungere uno stato di associazione all&#8217;Unione Europea, che comporta un miglior accesso non solo al mercato comunitario ma anche ai diversi strumenti della Ue in campo economico, scientifico, di sviluppo sociale e di tutela della sicurezza e dell&#8217;ambiente.</em></p>
<p><em>L&#8217;Italia si inserisce in questo contesto. Accanto alla Francia e alla Spagna è in grado di svolgere un ruolo di primo piano nella politica euromediterranea. In Africa occorre flessibilità, realismo ma anche una grande dose di entusiasmo. Le <a href="http://www.esteri.it/MAE/IT/Politica_Estera/Aree_Geografiche/Africa/Impegno_per_lAfrica.htm" target="_blank">potenzialità</a> del nostro Paese, delle nostre imprese, delle nostre istituzioni e della società civile per fornire un contribuito in questa direzione sono veramente grandi e lo dimostrano diversi esempi, alcuni dei quali sono riportati anche in questo libro. Altri si possono citare: ad esempio il contributo della <a href="http://www.santegidio.org/documenti/doc_1062/20001003_aids_bestaggini.pdf" target="_blank">Comunità di Sant&#8217;Egidio</a> e del <a href="http://www.ana.it/index.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=3968&amp;theme=Printer" target="_blank">Corpo degli Alpini</a> alla pacificazione del Mozambico. La presenza di numerosissime missioni insediate nelle aree più disagiate del Continente con un costante ruolo di aiuto alle popolazioni locali. L&#8217;attività delle miriadi di organizzazioni non governative che lavorano dal basso, lontani dai riflettori.</em></p>
<p><em>Un ultimo aspetto di particolare rilevanza è rappresentato dall&#8217;emigrazione africana in Europa e in Italia. Anche questo è un fenomeno di cui,  troppo spesso,  si sottolineano gli aspetti che allarmano l&#8217;opinione pubblica, dimenticando invece l&#8217;enorme contributo che può fornire alla cooperazione tra i nostri due continenti. Emigrazione significa scambio di esperienze, conoscenza reciproca, arricchimento di culture. Gli immigrati ghanesi che dall&#8217;Emilia  ritornano al loro Paese per avviare una propria attività imprenditoriale, a cui si fa cenno in questo libro, sono soltanto uno dei mille esempi. Si potrebbe aggiungere il ruolo, svolto nella direzione opposta dal turismo responsabile, e vorrei dire anche aperto a suggestioni nuove. Quante persone, tornate da un viaggio nel Continente, si dichiarano dopo pochi giorni afflitti dal mal d&#8217;Africa. Che non è una nuova malattia ma il risultato di un&#8217;esperienza positiva, che apre nuovi orizzonti e un diverso modo di vedere gli altri.</em></p>
<p><em>L&#8217;obiettivo degli autori di questo libro è di suscitare l&#8217;attenzione del lettore italiano sui cambiamenti in atto nel Continente prendendo spunto da situazioni particolarmente significative sotto il profilo politico, economico e sociale.</em></p>
<p><em>Non è, non vuole e non potrebbe essere quello di proporre un&#8217;enciclopedia sull&#8217;Africa. Se ne potranno condividere o meno alcune osservazioni,  ma ritengo che sia un contributo che va nella giusta direzione. Conoscere meglio l&#8217;Africa di oggi è importante per noi e per i nostri figli.</em></p>
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		<title>L&#8217;Africa e la crisi economica. Dinamiche interne e relazioni internazionali</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Jun 2010 12:53:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[XV Corso di Formazione e Perfezionamento sul Diritto dei Popoli &#8220;L&#8217;Africa e la crisi economica. Dinamiche interne e relazioni internazionali&#8221; organizzata dalla Fondazione Lelio Basso
Video della Lectio Magistralis di Romano Prodi (Presidente della Fondazione per la collaborazione tra i Popoli e del Gruppo di lavoro ONU-Unione Africana sulle missioni di peacekeeping in Africa) tenutasi a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/06/giornata-mondiale-della-terra.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1850" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/06/giornata-mondiale-della-terra.jpg" alt="" width="302" height="310" /></a>XV Corso di Formazione e Perfezionamento sul Diritto dei Popoli &#8220;<a href="http://www.internazionaleleliobasso.it/index.php?newsid=490" target="_blank">L&#8217;Africa e la crisi economica. Dinamiche interne e relazioni internazionali</a>&#8221; organizzata dalla Fondazione Lelio Basso</p>
<p>Video della <a href="http://www.misna.org/news.asp?a=1&amp;IDLingua=2&amp;id=274444" target="_blank">Lectio Magistralis</a> di Romano Prodi (Presidente della Fondazione per la collaborazione tra i Popoli e del Gruppo di lavoro ONU-Unione Africana sulle missioni di peacekeeping in Africa) tenutasi a Roma l&#8217;11 giugno 2010, presso la sala conferenze di Palazzo Marini (Camera dei Deputati). Introduzione di Luigi Ciotti (Presidente di Libera &#8211; Associazioni nomi e numeri contro le mafie).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;<br />
Video:     <a href="http://www.archive.org/download/UnaPoliticaPerLafrica/prodi_512kb.mp4" target="_blank">Introduzione</a> di Luigi Ciotti<br />
<br /><object classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" height="506" width="640"><param value="true" name="allowfullscreen"><param value="always" name="allowscriptaccess"><param value="high" name="quality"><param value="true" name="cachebusting"><param value="#000000" name="bgcolor"><param name="movie" value="http://www.archive.org/flow/flowplayer.commercial-3.2.1.swf"><param value="config={'key':'#$aa4baff94a9bdcafce8','playlist':[{'url':'http://www.archive.org/download/UnaPoliticaPerLafrica-Introduzione/format=Thumbnail?.jpg','autoPlay':true,'scaling':'fit'},'http://www.archive.org/download/UnaPoliticaPerLafrica-Introduzione/ciotti_512kb.mp4'],'clip':{'autoPlay':false,'scaling':'fit','provider':'h264streaming'},'canvas':{'backgroundColor':'#000000','backgroundGradient':'none'},'plugins':{'controls':{'playlist':false,'fullscreen':true,'height':26,'backgroundColor':'#000000','autoHide':{'fullscreenOnly':true}},'h264streaming':{'url':'http://www.archive.org/flow/flowplayer.pseudostreaming-3.2.1.swf'}},'contextMenu':[{},'-','Flowplayer v3.2.1']}" name="flashvars"><embed src="http://www.archive.org/flow/flowplayer.commercial-3.2.1.swf" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" cachebusting="true" bgcolor="#000000" quality="high" flashvars="config={'key':'#$aa4baff94a9bdcafce8','playlist':[{'url':'http://www.archive.org/download/UnaPoliticaPerLafrica-Introduzione/format=Thumbnail?.jpg','autoPlay':true,'scaling':'fit'},'http://www.archive.org/download/UnaPoliticaPerLafrica-Introduzione/ciotti_512kb.mp4'],'clip':{'autoPlay':false,'scaling':'fit','provider':'h264streaming'},'canvas':{'backgroundColor':'#000000','backgroundGradient':'none'},'plugins':{'controls':{'playlist':false,'fullscreen':true,'height':26,'backgroundColor':'#000000','autoHide':{'fullscreenOnly':true}},'h264streaming':{'url':'http://www.archive.org/flow/flowplayer.pseudostreaming-3.2.1.swf'}},'contextMenu':[{},'-','Flowplayer v3.2.1']}" height="506" width="640"> </object></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Video:     Romano Prodi: &#8220;<a href="http://www.archive.org/download/UnaPoliticaPerLafrica-Introduzione/ciotti_512kb.mp4" target="_blank">Una Politica per l&#8217;Africa</a>&#8221;<br />
<br />
<object classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" height="506" width="640"><param value="true" name="allowfullscreen"><param value="always" name="allowscriptaccess"><param value="high" name="quality"><param value="true" name="cachebusting"><param value="#000000" name="bgcolor"><param name="movie" value="http://www.archive.org/flow/flowplayer.commercial-3.2.1.swf"><param value="config={'key':'#$aa4baff94a9bdcafce8','playlist':[{'url':'http://www.archive.org/download/UnaPoliticaPerLafrica/format=Thumbnail?.jpg','autoPlay':true,'scaling':'fit'},'http://www.archive.org/download/UnaPoliticaPerLafrica/prodi_512kb.mp4'],'clip':{'autoPlay':false,'scaling':'fit','provider':'h264streaming'},'canvas':{'backgroundColor':'#000000','backgroundGradient':'none'},'plugins':{'controls':{'playlist':false,'fullscreen':true,'height':26,'backgroundColor':'#000000','autoHide':{'fullscreenOnly':true}},'h264streaming':{'url':'http://www.archive.org/flow/flowplayer.pseudostreaming-3.2.1.swf'}},'contextMenu':[{},'-','Flowplayer v3.2.1']}" name="flashvars"><embed src="http://www.archive.org/flow/flowplayer.commercial-3.2.1.swf" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" cachebusting="true" bgcolor="#000000" quality="high" flashvars="config={'key':'#$aa4baff94a9bdcafce8','playlist':[{'url':'http://www.archive.org/download/UnaPoliticaPerLafrica/format=Thumbnail?.jpg','autoPlay':true,'scaling':'fit'},'http://www.archive.org/download/UnaPoliticaPerLafrica/prodi_512kb.mp4'],'clip':{'autoPlay':false,'scaling':'fit','provider':'h264streaming'},'canvas':{'backgroundColor':'#000000','backgroundGradient':'none'},'plugins':{'controls':{'playlist':false,'fullscreen':true,'height':26,'backgroundColor':'#000000','autoHide':{'fullscreenOnly':true}},'h264streaming':{'url':'http://www.archive.org/flow/flowplayer.pseudostreaming-3.2.1.swf'}},'contextMenu':[{},'-','Flowplayer v3.2.1']}" height="506" width="640"> </object></p>
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		<title>Videoforum &#8211; L&#8217;Africa vista da Romano Prodi &#8211; In Italia la democrazia respira molto male</title>
		<link>http://www.romanoprodi.it/interviste/videoforum-lafrica-vista-da-romano-prodi-in-italia-la-democrazia-respira-molto-male_1684.html</link>
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		<pubDate>Fri, 11 Jun 2010 10:00:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Africa vista da Romano Prodi. Nel giorno di avvio di Sudafrica 2010, Repubblica Tv ospita l&#8217;ex premier, oggi presidente della Fondazione per la collaborazione tra i popoli e inviato dell&#8217;Onu e dell&#8217;Unione africana per le missioni di peacekeeping. Con Lucio Caracciolo, direttore Limes. Conducono Massimo Giannini e Annalisa Cuzzocrea

Prodi a Repubblica TV: &#8220;La democrazia così [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Africa vista da Romano Prodi. Nel giorno di avvio di Sudafrica 2010, Repubblica Tv ospita l&#8217;ex premier, oggi presidente della Fondazione per la collaborazione tra i popoli e inviato dell&#8217;Onu e dell&#8217;Unione africana per le missioni di peacekeeping. Con Lucio Caracciolo, direttore Limes. Conducono Massimo Giannini e Annalisa Cuzzocrea</p>
<p><object id="objMP" classid="clsid:6bf52a52-394a-11d3-b153-00c04f79faa6" width="500" height="390" codebase="http://activex.microsoft.com/activex/controls/mplayer/en/nsmp2inf.cab#Version=5,1,52,701"><param name="fileName" value="http://tv.repubblica.it/asx/search_block.php?block_id=9161" /><param name="url" value="http://tv.repubblica.it/asx/search_block.php?block_id=9161" /><param name="showControls" value="1" /><param name="volume" value="60" /><param name="autoStart" value="1" /><param name="showStatusBar" value="True" /><param name="uiMode" value="full" /><param name="stretchToFit" value="true" /><param name="name" value="objMP2" /><param name="src" value="http://tv.repubblica.it/asx/search_block.php?block_id=9161" /><embed id="objMP" type="application/x-mplayer2" width="500" height="390" src="http://tv.repubblica.it/asx/search_block.php?block_id=9161" name="objMP2" stretchtofit="true" uimode="full" showstatusbar="True" autostart="1" volume="60" showcontrols="1" url="http://tv.repubblica.it/asx/search_block.php?block_id=9161" filename="http://tv.repubblica.it/asx/search_block.php?block_id=9161"></embed></object></p>
<p>Prodi a <a href="http://www.repubblica.it/politica/2010/06/11/news/prodi_la_democrazia_cos_respira_molto_male-4756535/" target="_blank"><strong>Repubblica TV</strong></a>: &#8220;La democrazia così respira molto male&#8221;</p>
<p>ROMA &#8211; &#8220;Sono preoccupatissimo. La prima pagina vuota di Repubblica di oggi esprime anche lo stato del mio animo&#8221;, dice Romano Prodi durante un videoforum a Repubblica Tv, nel corso del quale ha parlato del suo impegno in Africa, per conto delle Nazioni Unite. &#8220;Soprattutto &#8211; si chiede Prodi &#8211; ci rendiamo conto che sono mesi e mesi che si va avanti su questi temi, e solo su questi temi? Il resto è periferico, il resto passa&#8221;. &#8220;La continuità &#8211; ha anche aggiunto l&#8217;ex presidente del Consiglio &#8211; è il tentativo di controllare il Paese. Io sono personalmente molto, molto preoccupato perchè è la democrazia che entra in sofferenza, che respira male&#8221;. &#8220;Poi &#8211; ha detto ancora Prodi &#8211; credo che ci sia una forza che nei momenti più strani salta fuori. Parlavo l&#8217;altro giorno con Kohl delle difficoltà della politica europea e lui mi ha raccontato di aver incontrato dei ragazzi che hanno capito che bisogna cambiare completamente pagina. Contiamo su quei ragazzi&#8221;.</p>
<p style="text-align: right;">(11 giugno 2010)</p>
<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/06/africa1.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1691" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/06/africa1.jpg" alt="" width="342" height="273" /></a>Prodi a <a href="http://sport.repubblica.it/news/sport/calcio-mondiali-prodi-successo-se-saranno-di-tutta-lafrica/3793597" target="_blank"><strong>Repubblica TV</strong></a>:  &#8220;successo se saranno di tutta l&#8217;Africa&#8221;</p>
<p>CALCIO, MONDIALI &#8211; Romano Prodi individua la &#8216;chiave&#8217; per assicurare un sicuro successo ai mondiali che si aprono oggi in Sudafrica. &#8220;Se il Sudafrica riesce a identificare il suo campionato di calcio come quello del continente saranno soldi ben spesi, altrimenti no &#8211; ha detto il &#8216;professore&#8217; a Repubblica Tv -. Il football è la cosa che più unisce gli africani, è il legame popolare. Organizzare la più grande festa popolare del mondo non ha paragoni. Quando i mondiali sono stati assegnati al Sudafrica si è detto è la vittoria di un continente. L&#8217;Africa ha bisogno di elementi di unità, vediamo se il Sudafrica mantiene l&#8217;idea di radunare tutti i Paesi africani&#8221;.</p>
<p style="text-align: right;">(11 giugno 2010)</p>
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		<title>La dignità dell&#8217;Africa, i doveri del Mondo</title>
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		<pubDate>Sun, 30 May 2010 07:13:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La dignità dell&#8217;Africa, i doveri del Mondo
Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 30 Maggio 2010
Nel 1960, ventitré Paesi africani raggiunsero la propria indipendenza. A cinquant’anni di distanza le celebrazioni di quegli avvenimenti costituiscono non solo un’occasione di festa, ma anche un momento di riflessione sui risultati positivi e sulle mancanze storiche di questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/05/elefante_sud_africa.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1658" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/05/elefante_sud_africa.jpg" alt="" width="432" height="298" /></a>La dignità dell&#8217;Africa, i doveri del Mondo</p>
<p>Articolo di Romano Prodi su <a href="http://carta.ilmessaggero.it/view.php?data=20100530&amp;ediz=20_CITTA&amp;npag=1&amp;file=PRODI_41.xml&amp;type=STANDARD" target="_blank"><strong>Il Messaggero</strong></a> del 30 Maggio 2010</p>
<p>Nel 1960, ventitré Paesi africani raggiunsero la propria <a href="http://www.silab.it/storia/?pageurl=51-l-indipendenza-dell-africa" target="_blank">indipendenza</a>. A cinquant’anni di distanza le celebrazioni di quegli avvenimenti costituiscono non solo un’occasione di festa, ma anche un momento di riflessione sui risultati positivi e sulle mancanze storiche di questo grande evento. Debbo tuttavia constatare che, nonostante i forti legami e le tante espressioni retoriche, l’Italia è quasi assente da questa riflessione collettiva, mentre assai forte è l’attenzione dei governi e dei media degli altri Paesi europei. Eppure nessuno può esimersi dal riflettere sulle ragioni del mancato sviluppo politico, economico ed umano dell’Africa.</p>
<p>Queste responsabilità sono da suddividere in modo equo tra le leadership locali e quelle dei Paesi industrializzati, che troppo spesso hanno agito seguendo interessi egoistici e di breve periodo. Anche se è giusto ricordare che, nell’ultimo decennio, sono stati creati meccanismi di <a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/it/news/Nazioni-Unite-e-Unione-Africana-rafforzata-la-cooperazione-per-i-diritti-umani-in-Africa/1534" target="_blank">collaborazione</a> fra Nazioni Unite e <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Unione_Africana" target="_blank">Unione Africana</a> che hanno portato a risultati di notevole importanza, contribuendo alla <a href="http://www.un.org/en/peacekeeping/missions/unamid/" target="_blank">diminuzione</a> dei conflitti armati e perfino ad una sostenuta crescita economica in alcune aree (anche se ancora molto poche) della realtà africana, è tuttavia ormai chiaro che solo superando la presente frammentazione politica ed economica, si potrà ottenere maggiore pace, sviluppo e prosperità.</p>
<p>La frammentazione del continente in oltre cinquanta Paesi non permette infatti alcuna prospettiva di sviluppo economico e di solidità politica. Da soli questi Paesi non hanno né la forza né le dimensioni per modernizzare l’agricoltura, per fare crescere l’industria perché troppo piccoli per costruire un mercato interno. Le loro debolezze e la loro frammentazione rende inoltre impossibile una moderna organizzazione statuale e un’effettiva democrazia. Il grande contributo che possiamo dare all’Africa è perciò quello di aiutare la sua integrazione politica ed economica.</p>
<p>Questo significa rovesciare la tradizione europea, che ha sempre preferito il rapporto diretto e bilaterale con i singoli Paesi, con una specie di continuità con i vecchi costumi di tipo coloniale. Un’operazione ancora più necessaria di fronte alla <a href="http://www.eurobull.it/La-politica-estera-della-Cina-in-Africa-e-nel-resto-del-mondo" target="_blank">politica cinese</a> in Africa, l’unica politica che, sgombra di retaggi storici, si realizza con una strategia a livello veramente continentale e con una dimensione fino ad ora ignota. È infatti la prima volta nella storia dell’umanità che un Paese esporta contemporaneamente capitali, uomini e tecnologie.</p>
<p>Di fronte a questa nuova realtà sarebbe disastroso continuare il vecchio gioco di dividere fra di loro i Paesi africani e trasferire in essi i propri conflitti e le proprie aree di influenza come avveniva tra Paesi europei al tempo del colonialismo e tra Unione Sovietica e Stati Uniti al tempo della guerra fredda. L’Africa ha bisogno della cooperazione di tutti e di unità al suo interno. Qualche sostanzioso progresso è stato ottenuto con la già citata collaborazione fra Unione Africana e Nazioni Unite che, pur tra mille limiti e difficoltà, ha contribuito alla stabilizzazione di diverse regioni africane.</p>
<p>Questo però non basta. Che non basti emerge dall’analisi dei conflitti tuttora in corso ed è emerso ancora più chiaramente ed in modo unanime nel recente convegno tenuto a Bologna con il titolo “<a href="http://www.fondazionepopoli.org/?p=417" target="_blank">Africa: 53 Paesi, un Solo Continente</a>.” In esso si è fatta strada la proposta che l’Unione Africana, l’Unione Europea, insieme agli Stati Uniti e alla Cina, si diano appuntamento per studiare le prospettive di un autentico orientamento comune nei confronti dell’Africa, superando gli approcci bilaterali che ne hanno così negativamente influenzato lo sviluppo. Questa è una condizione necessaria ma non certo sufficiente perché l’Africa inizi il proprio cammino verso la modernità. A tale azione si deve ovviamente affiancare il rinnovamento interno dei governi e dei sistemi politici dei diversi Paesi africani, troppe volte paralizzati da nepotismo, corruzione e abusi.</p>
<p>Questo è tuttavia davvero un altro capitolo. Da parte nostra dobbiamo lavorare per costruire un nuovo processo di cooperazione tra i grandi protagonisti dell’economia e della politica mondiale nei confronti dell’Africa. Un lavoro difficile ma non impossibile perché è nell’interesse di tutti.</p>
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		<title>San Marino TV: Africa, Prodi riunisce a Bologna capi di Stato, esperti e diplomatici per parlare di sviluppo</title>
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		<pubDate>Sun, 23 May 2010 15:35:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Africa: Prodi riunisce a Bologna capi di Stato, esperti e diplomatici per parlare di sviluppo
L&#8217;incontro è stato organizzato dalla Fondazione per la collaborazione fra i popoli, presieduta dall&#8217;ex premier
Articolo di Silvia Pelliccioni su San Marino tv del 23 maggio 2010
Pace, cooperazione e rafforzamento dell’Unione Africana nel suo ruolo di interlocutore per il “mondo occidentale”. Sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/05/lastminute-africa.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1639" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/05/lastminute-africa-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Africa: Prodi riunisce a Bologna capi di Stato, esperti e diplomatici per parlare di sviluppo<br />
L&#8217;incontro è stato organizzato dalla Fondazione per la collaborazione fra i popoli, presieduta dall&#8217;ex premier</p>
<p>Articolo di Silvia Pelliccioni su <a href="http://www.sanmarinortv.sm/economia/default.asp?id=33&amp;id_n=43106" target="_blank"><strong>San Marino tv</strong></a> del 23 maggio 2010</p>
<p>Pace, cooperazione e rafforzamento dell’Unione Africana nel suo ruolo di interlocutore per il “mondo occidentale”. Sono le priorità indicate da Romano Prodi nell’incontro organizzato dalla Fondazione per la collaborazione fra i popoli, da lui presieduta. “<a href="http://www.fondazionepopoli.org/" target="_blank">Africa: 53 Paesi, una sola Unione</a>”, il titolo del forum, più che mai esplicativo della visione maturata dall’ex presidente del consiglio dei ministri e della Commissione europea durante l’esperienza alla guida del panel dell’Onu per il peacekeeping. “L’Africa ha assoluto bisogno di pace ma c’è altrettanta necessità di lavorare insieme”, ha detto. “Finora le relazioni sono state bilaterali e questo ha frammentato i rapporti e le politiche”. Visione condivisa anche dall’ex presidente del Sudafrica Thabo Mbeki.</p>
<p>Al termine della sua disamina Prodi ha lanciato un’idea: “Il modello cui l’Europa e l’Occidente dovrebbero ispirarsi per le politiche di aiuto e sostegno all’Africa è quello del piano Marshall, messo in piedi dagli Stati Uniti al termine della seconda guerra mondiale per l’Europa distrutta. Non era infatti limitato alle infrastrutture, ma orientato anche alla ricostruzione della struttura finanziaria ed economica”.</p>
<p>Dal presidente del Senegal, Abdoulaye Wade, l’invito alle imprese europee di investire e produrre in Africa in una prospettiva di interesse reciproco.</p>
<p>Silvia Pelliccioni</p>
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		<title>Radio vaticana: Conferenza sull&#8217;Africa a Bologna: Prodi propone un Piano Marshall</title>
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		<pubDate>Sat, 22 May 2010 15:29:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Conferenza sull&#8217;Africa a Bologna: Prodi propone un Piano Marshall
Articolo di &#8220;RR&#8221; su Radio Vaticana del 22 maggio 2010
La disparità esistente tra Africa e Paesi sviluppati “è un problema che riguarda l’intera umanità”. Lo ha dichiarato Romano Prodi, nelle battute conclusive del meeting tenutosi ieri a Bologna dal titolo “Africa. 53 Paesi un’Unione”, organizzato dalla Fondazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/05/C_3_africaNews_2774_foto.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1635" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/05/C_3_africaNews_2774_foto-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Conferenza sull&#8217;Africa a Bologna: Prodi propone un Piano Marshall</p>
<p>Articolo di &#8220;RR&#8221; su <a href="http://www.oecumene.radiovaticana.org/it1/Articolo.asp?c=394915" target="_blank">Radio Vaticana</a> del 22 maggio 2010</p>
<p>La disparità esistente tra Africa e Paesi sviluppati “è un problema che riguarda l’intera umanità”. Lo ha dichiarato Romano Prodi, nelle battute conclusive del meeting tenutosi ieri a Bologna dal titolo “Africa. 53 Paesi un’Unione”, organizzato dalla <a href="http://www.fondazionepopoli.org/" target="_blank">Fondazione per la Collaborazione tra i Popoli</a>, presieduta dall’ex Presidente del Consiglio italiano. Prodi ha auspicato un’ “azione congiunta per la rinascita africana”, rilanciando la necessità di realizzare l&#8217;Unione Africana sul modello di altri continenti: “i 53 Paesi africani devono essere un continente a loro misura, senza sacrificare le proprie identità e gli interessi nazionali&#8221;.</p>
<p>Al termine del lavori, l’ex premier ha sottolineato la necessità di mettere fine al bilateralismo con i Paesi africani e di mettere in campo una strategia di cooperazione da concordare a livello regionale e continentale: “una sorta di Piano Marshall per l’Africa – ha spiegato &#8211; che porti in sé uno spirito in grado di stimolare la cooperazione tra i diversi Stati”. Un po&#8217; scettico sull&#8217;idea si è mostrato l&#8217;ex presidente del Sudafrica, Thabo Mbeki: “È improbabile che avremo un piano Marshall dai Paesi più sviluppati perchè non sono così spaventati come lo erano all&#8217;epoca della guerra fredda tra i due blocchi”.</p>
<p>Il dibattito ha alternato numerosi interventi di esponenti africani a quelli di alti rappresentati del Nord del mondo. Tutti accomunati dall’obiettivo di mettere a fuoco le iniziative migliori per un’integrazione tra i Paesi del continente in marcia verso un unico mercato comune e, con il tempo, verso gli “Stati Uniti d’Africa”.</p>
<p>(R.R.)</p>
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		<title>Prodi: l’Europa si è mossa in ritardo, ma ha la forza di resistere a questa e ad altre crisi</title>
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		<pubDate>Sat, 22 May 2010 08:14:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Prodi: l’Europa si è mossa in ritardo
Articolo di di Fabrizio Frizzi su Il Messaggero del 22 maggio 2010.
Prodi vorrebbe un’Europa più forte politicamente, non solo di grandi dimensioni economiche, ma assegna un giudizio di sufficienza alle misure assunte da Bruxelles per affrontare la crisi greca. Probabilmente, se l’intervento fosse stato più rapido, sarebbe stato meglio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/05/romano-prodi.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1593" title="romano-prodi" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/05/romano-prodi.jpg" alt="romano-prodi" width="300" height="230" /></a>Prodi: l’Europa si è mossa in ritardo</p>
<p>Articolo di di Fabrizio Frizzi su <strong><a href="http://www.ultimenotizie.tv/notizie-economiche/prodi-leuropa-si-e-mossa-in-ritardo.html" target="_blank">Il Messaggero</a></strong> del 22 maggio 2010.</p>
<p>Prodi vorrebbe un’Europa più forte politicamente, non solo di grandi dimensioni economiche, ma assegna un giudizio di sufficienza alle misure assunte da Bruxelles per affrontare la crisi greca. Probabilmente, se l’intervento fosse stato più rapido, sarebbe stato meglio per tutti, dal momento che «una crisi minore è diventata una crisi maggiore per effetto delle indecisioni e dei ritardi». Ma nello «scorso week-end», rileva, «sono state prese decisioni che mi sembrano sufficienti per potere, in qualche modo, porre fine alla crisi». E sottolinea che il vero nodo è «mettere in atto la potenzialità politica con un’azione finalmente comune e decisa». In ogni caso, il voto del Professore è positivo, almeno in questo frangente. Perché l’Europa, dice, «ha la forza economica e la potenzialità politica per resistere a questa ed altre crisi». Ma più che all’Europa, ieri, l’ex premier si è dedicato all’Africa, <a href="http://www.fondazionepopoli.org/" target="_blank">riunendo a Bologna</a> capi di Stato, ministri, esponenti dei governi e delle organizzazioni internazionali, Onu e Unione africana, ambasciatori. Un parterre variopinto, pieno di colori e di folclore: molti calzavano scarpe dorate, altre signore esibivano collane trapuntate di pietre preziose.</p>
<p>Gheddafi ha telefonato facendo gli auguri. Se a Roma, quando era a Palazzo Chigi, gli applausi erano assai rari, specie da alcuni leader della sua coalizione, ieri, a Palazzo Nettuno, ne ha raccolti tantissimi, in particolare dagli africani. Se finora le relazioni «sono state bilaterali», e ciò ha «frammentato i rapporti e le politiche», Prodi ha incalzato l’Occidente a ispirarsi per gli aiuti al piano Marshall, come gli Stati Uniti fecero con l’Europa a conclusione del secondo conflitto mondiale. Ovvero un piano «non limitato alle infrastrutture, ma anche alla ricostruzione della struttura finanziaria ed economica, senza dimenticare che il piano Marshall ha stimolato in Europa, un’idea di cooperazione che ha portato alla nascita dell’Unione europea».</p>
<p>Il dibattito è stato intenso. L’Africa vuole adesso un seggio, al Consiglio di sicurezza dell’Onu, con diritto di veto. Se ne è fatto portavoce, il presidente del Senegal, Abdoulaye Wade, il quale non ha nascosto di voler realizzare un altro obiettivo: ovvero gli Stati Uniti d’Africa. L’ex presidente del Sudafrica, Thabo Mbeki, ha ricordato che «sul percorso verso l’unità c’è l’accordo di tutto, ma la sfida è capire come bisogna procedere. Bisogna stabilire una base politica comune».</p>
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		<title>Africanews24: una televisione panafricana sul satellite</title>
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		<pubDate>Sat, 22 May 2010 07:23:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Africanews24: una televisione panafricana sul satellite
Articolo di Sandra Federici su Africa e Mediterraneo del 22 maggio 2010
E’ stato presentato in anteprima durante il meeting internazionale “Africa 53 countries, One continent” (Bologna 21 maggio 2010) il progetto Africanews24, una nuova rete televisiva per il continente africano da realizzare sul modello di Euronews24. Il progetto è stato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/05/africa-news-24-300x225.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1625" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/05/africa-news-24-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Africanews24: una televisione panafricana sul satellite</p>
<p>Articolo di Sandra Federici su <strong><a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/index.php/africanews24-una-televisione-panafricana-sul-satellite/" target="_blank">Africa e Mediterraneo</a></strong> del 22 maggio 2010</p>
<p>E’ stato presentato in anteprima durante il meeting internazionale “<a href="http://www.fondazionepopoli.org/" target="_blank">Africa 53 countries, One continent</a>” (Bologna 21 maggio 2010) il progetto Africanews24, una nuova rete televisiva per il continente africano da realizzare sul modello di Euronews24. Il progetto è stato presentato con un video realizzato da Mimma Nocelli, direttrice artistica di NewCo Rai Internationa durante l’importante convegno organizzato dalla Foundation for World Wide Cooperation di Romano Prodi.<br />
Thabo Mbeki, ex presidente del Sudafrica, interviene al convegno di bologna</p>
<p>L’ex presidente della Commissione europea è riuscito a convocare a Bologna personaggi del calibro di Abdoulaye Wade, presidente del Senegal, Thabo Mbeki, ex presidente del Sudafrica, Asha Rose Mgiro, Vice Segretario Generale dell’ONU, Andrie Piebalgs, Commissario per lo Sviluppo della Commissione Europea, Maxwell Mkewezalamba, Commissario all’Economia dell’Unione Africana, Zhan Shu, Ambasciatore del dipartimento Africa del governo cinese. Il tema era l’identificazione di una road map per l’integrazione africana, con la partecipazione di tutti gli attori presenti nel continente: Unione africana, Nazioni unite, Unione europea, Cina e USA.</p>
<p>Il progetto Africanews24 è stato presentato dalla rete televisiva Euronews alla Commissione Europea, che ha dato il via libera, ed è in corso di realizzazione. Sarà la prima televisione panafricana, avrà sede in Africa, sarà multilingue e satellitare e presenterà una selezione di news dai media africani, ripetuta più volte al giorno, e programmi prodotti appositamente, come documentari e approfondimenti su temi importanti e talk show sulla realtà socioculturale africana.</p>
<p>I pubblici a cui si indirizza sono quello africano quello europeo e in generale quello mondiale, con una particolare attenzione alla diaspora Africana. Sarà chiesta la partecipazione di agenzie dell’ONU, Banca Mondiale e Banca Africana di Sviluppo, cooperazione bilaterale e multilaterale.</p>
<p>Gli attori strategici del continente come leader politici, decision maker, operatori nel settore dell’educazione e dei media potranno così avere un mezzo molto potente per fare sentire la loro voce.</p>
<p>Ha spiegato P.L. Malesani di Euronews “Ogni paese ha i suoi media locali ma manca una televisione che offra una visione panafricana trasmettendo da una sede interna al continente (…) La prima TV africana che ha aderito è quella della Costa d’Avorio, e ne stiamo contattando altre, per creare un network di televisioni sorelle. Nella fase iniziale saranno 8-10”.</p>
<p>“Il modello è Euronews”, ha aggiunto P. Cayla, manager del canale paneuropeo con sede a Lione, “che è internazionale (dà informazioni su Europa e resto del mondo) e multingue (trasmette in 9 lingue, in Africa si potrebbero utilizzare le 3 lingue europee usate e 3 lingue africane ad ampia diffusione)”.</p>
<p>Sarà realizzato anche un sito interattivo con archivio delle notizie, diffondibili anche via telefono cellulare. Per la sede della redazione, si è parlato finora di Dakar e Accra, ma non è ancora stato deciso nulla.</p>
<p>Sandra Federici</p>
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		<title>Discorso di apertura di Romano Prodi ad &#8220;Africa. 53 Countries, one Union&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 21 May 2010 20:45:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Africa. 53 Countries, one Union
Discorso di apertura del Presidente Romano Prodi
Bologna, Palazzo Re Enzo, 21 maggio 2010
Onorevoli Presidenti, Ministri e partecipanti a quest&#8217;assemblea, cari colleghi, signore e signori,è un grande piacere per me aprire questa conferenza. Essere qui è un grande onore , non solo per la reputazione dei partecipanti, ma soprattutto per via delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-medium wp-image-1570" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/05/IMG_18381-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /><strong><a href="http://www.fondazionepopoli.org/" target="_blank">Africa. 53 Countries, one Union</a></strong></p>
<p>Discorso di apertura del Presidente Romano Prodi</p>
<p><em>Bologna, Palazzo Re Enzo, 21 maggio 2010</em></p>
<p>Onorevoli Presidenti, Ministri e partecipanti a quest&#8217;assemblea, cari colleghi, signore e signori,è un grande piacere per me aprire questa conferenza. Essere qui è un grande onore , non solo per la reputazione dei partecipanti, ma soprattutto per via delle attuali difficoltà politiche ed economiche.</p>
<p>Viviamo in un tempo di crisi nel quale è essenziale condividere nel modo più aperto possibile e rafforzare le nostre idee con coloro che operano in questa complessa realtà.</p>
<p>Gli stati africani stanno affrontando  sfide enormi alla loro stabilità e sicurezza. Sebbene negli ultimi anni ci sia stato un considerevole progresso nella conquista della pace e della crescita economica, ancora molte popolazioni dell&#8217;Africa non godono dei benefici della pace.</p>
<p>Inoltre, vecchie e nuove minacce continuano a mettere a repentaglio la stabilità politica.<br />
Tutto ciò è particolarmente destabilizzante in quanto la pace nel continente africano non riguarda solo il futuro dell&#8217;Africa ma quello di tutti noi.</p>
<p>In riposta a queste sfide i leader africani hanno creato importanti istituzioni comuni.<br />
Abbiamo intrapreso negli ultimi anni un lungo percorso e non posso che riconoscere gli enormi progressi fatti dall&#8217;Unione Africana e dalle Comunità economiche regionali.<br />
Grazie  all&#8217;Architettura della Pace e della Sicurezza Africana (APSA), progressi significativi sono stati raggiunti in numerosi campi: dalla prevenzione dei conflitti all&#8217;organizzazione delle  missioni di peacekeeping,   fino alo sviluppo di capacità a lungo termine.</p>
<p>Tuttavia ci sono significative possibilità di miglioramento. Raggiungere questi obiettivi richiede però un più efficiente coordinamento e dipende dal rafforzamento e dall&#8217;approfondimento dei meccanismi esistenti.</p>
<p>E&#8217; ormai diventato evidente che solo superando l&#8217;attuale  frammentazione politica ed economica dell&#8217;Africa, essa potrà procedere ulteriormente verso la pace, il progresso e la prosperità. Anche i paesi africani devono trarre i benefici della pace e della prosperità.<br />
Per realizzare tutto ciò comunque è necessario che operino insieme.<br />
Cinquantaquattro paesi devono essere un continente &#8211; a loro misura, senza sacrificare le proprie identità e gli interessi nazionali.<br />
Nel nuovo mondo globalizzato neppure i più grandi paesi africani hanno la forza e le dimensioni economiche per garantire pace e crescita nel lungo periodo.</p>
<p>Progressi tangibili sono stati fatti, ma la sfida è continuare su questa strada.<br />
La mia visione muove da quattro principi:</p>
<p style="padding-left: 30px;">Primo, l&#8217;Africa non ha necessita di nuove istituzioni continentali per ottenere i benefici dell&#8217;integrazione. Al contrario, bisogna puntare a coadiuvare lo sviluppo delle istituzioni esistenti e investire sulle loro capacità.</p>
<p style="padding-left: 30px;">Secondo, l&#8217;Africa deve procedere contemporaneamente su diversi fronti piuttosto che concentrarsi solo su una singola linea politica. Regolare il conflitto allo scopo di stabilizzare e garantire la sicurezza è importante ma non è ancora sufficiente. Diritti umani, politici, civili, e obiettivi economici sono necessari allo stesso  modo per realizzare un nuovo futuro per l&#8217;Africa.</p>
<p style="padding-left: 30px;">Terzo,  solo i paesi africani posso assicurare il loro stesso futuro pacifico. Tuttavia,  anche un più integrato e coerente contributo da parte dei paesi sviluppati e delle organizzazioni sovranazionali può giocare un ruolo vitale. Su questo punto vogliamo insistere sulla necessità di lasciare il tradizionale modello di &#8220;foreign aid&#8221; per relazioni più flessibili fondate su strategie a larga scala nel commercio e negli investimenti.</p>
<p style="padding-left: 30px;">Quarto, un progresso concreto è molto più importante di obiettivi astratti. Non si possono negare grandi ambizioni come pace e prosperità, ma bisogna anche insistere sul fatto che tali ambizioni saranno raggiunte pienamente solo dandosi punti di riferimento e obiettivi che rendano più facile dimostrare progressi misurabili.</p>
<p>Operando in considerazione di questi quattro principi suggeriamo un programma d&#8217;azione limitato ma ambizioso. Il traguardo non è sovvertire l&#8217;esperienza africana: solo gli africani stessi possono farlo. Piuttosto noi speriamo di poter suggerire alcune aree in cui l&#8217;esperienza di cooperazione può mettere radici e dove il precedente successo può favorire lo slancio per costruire.<br />
Inoltre,  identifichiamo aree in cui il coordinamento tra paesi sviluppati e organizzazioni sovranazionali è più promettente e produttivo.</p>
<p>La priorità deve essere la gestione attiva dei conflitti per creare un contesto stabile e sicuro a livello nazionale, regionale e continentale. L&#8217;Architettura per la Sicurezza e la Pace Africana è stata realizzata con importanti contributi dell&#8217;Unione Africana, dell&#8217;ECOWAS,  della SADC, e di altre organizzazioni. Tuttavia, per una sua piena realizzazione mancano ancora molte risorse. E manca un coerente supporto esterno.</p>
<p>Inoltre, la maggior parte dei paesi sviluppati ha una grande responsabilità per la situazione attuale, avendo avuto rapporti con gli stati africani su basi strettamente bilaterali e non prestando alcuna attenzione ad un approccio continentale. Ora è il momento di sviluppare un comune approccio tra Unione Europea, Stati Uniti, Nazioni Unite e paesi emergenti quali India, Cina, Russia e Brasile.</p>
<p>Viviamo nella eredità storica di rapporti bilaterali, paese per paese.  Pur riconoscendo ovviamente la natura e il grande ruolo degli stati nazionali dobbiamo lavorare insieme per l&#8217;obiettivo di sostenere e accrescere la loro collaborazione.</p>
<p>Noi siamo in una nuova era in cui la dimensione e la complessità della sfida richiedono una forte collaborazione tra tutti gli attori. Affrontare questa sfida richiede relazioni effettive, coordinamento rafforzato e chiara comprensione delle forze e delle debolezze di ciascuno.</p>
<p>Non sorprende che siano le capacità militari ad essere al centro del dibattito, ma come è sottolineato nel Rapporto Prodi, nel continente africano la pace non può essere raggiunta solo attraverso lo spiegamento di forze militare.<br />
Un secondo punto riguarda, quindi, attività economiche quali il commercio, gli investimenti, i trasporti e l&#8217;energia.<br />
Infatti,  energia e trasporti determinano alcuni dei più alti costi nel settore economico.<br />
Lo scopo non è solo l&#8217;integrazione dell&#8217;Africa nel mercato globale, ma anche la promozione del commercio all&#8217;interno del continente.<br />
I paesi africani non sono divisi solo dalle lingue e dai regimi, ma anche dalle deboli infrastrutture, da istituzioni di mercato povere, e da simili (piuttosto che complementari) profili industriali, che limitano i guadagni che possono derivare dall&#8217;integrazione. Pensiamo che queste sono aree in cui esistono opportunità per un approccio &#8220;comunitario&#8221; tra paesi africani. Questo cooperazione può emergere nelle esistenti organizzazioni regionali e continentali.<br />
Esse possono affrontare le molte e differenti sfide che i paesi africani devono fronteggiare.<br />
E possono trarre benefici da un coordinamento rafforzato tra paesi sviluppati e organizzazioni  &#8211; dove la competizione è la regola. Tuttavia, solo un successo a questo livello può assicurare la stabilità oltre il breve termine. L&#8217;Africa può prosperare solo se sarà sicura.</p>
<p>Questa nostra prima Conferenza a Bologna si concentra principalmente su queste due serie di tematiche.<br />
Tuttavia, l&#8217;agenda deve essere ampliata nelle altre due conferenze che seguiranno a Washington D.C. (2011) e ad Addis Abeba (2012).<br />
Questo impegno di lungo termine vuole abbozzare una road map volta allo sviluppo dell&#8217;integrazione africana.</p>
<p>&#8220;    Un terzo piano di attività tocca le tematiche della salute, dell&#8217;educazione, della partecipazione, della cittadinanza, della povertà, dell&#8217;ineguaglianza e dei diritti umani &#8211; che rappresentano le chiavi dello sviluppo nel lungo periodo. Queste sono propriamente materie per le istituzioni nazionali. L&#8217;azione a livello continentale o regionale deve essere di supporto, ma solo i politici nazionali e locali possono realizzare il cambiamento. Tuttavia abbiamo lo scopo di migliorare il coordinamento al fine di evitare duplicazioni inutili di sforzi o inefficienze che emergono da progetti di lavoro non accordati.</p>
<p>Questi suggerimenti  di azione non intendono ignorare le molte altre sfide che devono essere affrontate dai paesi africani. Al contrario, siamo ben consapevoli della necessità di operare in molte altre aree.<br />
Dal briefing book che accompagna questa conferenza risulta del tutto chiaro l&#8217;importanza delle questioni. Questa selezione di tematiche illustra le potenzialità dell&#8217;integrazione.<br />
Seguendo il principio di sussidiarietà queste sono aree in cui l&#8217;azione integrata sarebbe molto più efficace di quelle basate sugli sforzi autonomi degli stati nazionali.</p>
<p>L&#8217;obiettivo è pace e prosperità.<br />
Un traguardo che può essere raggiunto quando l&#8217;integrazione è uno strumento,  e non lo scopo finale. I cinquantatre paesi dell&#8217;Unione Africana risiedono già in un unico continente. L&#8217;obiettivo  non è l&#8217;eliminazione di questi paesi, ma la trasformazione delle relazioni tra di essi, così che tutti ne possano beneficiare.</p>
<p>Auguro a tutti voi che questa conferenza sia produttiva.<br />
Voglio ancora ringraziare tutti i prestigiosi partecipanti, i colleghi del SAIS Bologna Center dell&#8217;Università Johns Hopkins e, in modo particolare, gli studenti che sotto la guida del professor Erik Johns hanno realizzato una eccellente ricerca su alcune delle sfide vitali affrontate dagli stati africani.<br />
Il superbo risultato di questo lavoro lo si può trovare nel &#8220;Briefing book&#8221; che trovate nelle vostre cartelline.<br />
Ora è il momento di sfruttare appieno questa opportunità.<br />
Grazie.</p>
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		<title>Comunicato finale di &#8220;Africa, 53 Countries, one Union&#8221; Lavoreremo su Pace, sviluppo delle infrastrutture e istruzione</title>
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		<pubDate>Fri, 21 May 2010 20:30:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ll</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Prodi: &#8220;Lavoreremo su pace, sviluppo delle infrastrutture e istruzione&#8221;
Conclusa a Bologna la Conferenza &#8216;Africa, 53 Countries, one Union&#8217;
Una road map per avviare una stretta collaborazione tra gli  stati africani e i più importanti  protagonisti sulla scena mondiale per una nuova prospettiva di integrazione del continente africano.
E&#8217; questo il più importante degli obiettivi che sono emersi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/05/53Countries1Union.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1586" title="locandina_ok_31,3x45:Layout 1" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/05/53Countries1Union-208x300.jpg" alt="locandina_ok_31,3x45:Layout 1" width="208" height="300" /></a>Prodi: &#8220;Lavoreremo su pace, sviluppo delle infrastrutture e istruzione&#8221;</p>
<p><em>Conclusa a Bologna la Conferenza <a href="http://www.fondazionepopoli.org/" target="_blank">&#8216;Africa, 53 Countries, one Union&#8217;</a></em></p>
<p>Una road map per avviare una stretta collaborazione tra gli  stati africani e i più importanti  protagonisti sulla scena mondiale per una nuova prospettiva di integrazione del continente africano.</p>
<p>E&#8217; questo il più importante degli obiettivi che sono emersi nella Conferenza dal titolo &#8216;Africa, 53 Countries, one Union&#8217;  promossa dalla Fondazione per la Collaborazione tra i popoli di Romano Prodi che si è tenuta oggi a Bologna.</p>
<p>Primo di una serie di tre appuntamenti che seguiranno a Washington nel 2011 e ad Addis Abeba nel 2012, la conferenza, che ha portato intorno allo stesso tavolo capi di Stato africani, rappresentanti dell&#8217;Unione europea e delle principali organizzazioni internazionali, tra cui Onu, Ocse e Banca mondiale, è stata l&#8217;occasione per redigere un programma di incontri (che precederanno le prossime edizioni della Conferenza) che avranno il fine di sviluppare tre obiettivi  fondamentali precisati da Romano Prodi nel suo intervento finale: il raggiungimento di una pace duratura, lo sviluppo delle  infrastrutture e il progresso dell&#8217;educazione per le nuove generazioni. Gli obiettivi enunciati da Prodi hanno trovato il largo consenso dei partecipanti al dibattito.</p>
<p>&#8220;La nuova strategia &#8211; spiega l&#8217;ex premier italiano &#8211; è strategia di cooperazione: concludiamo questi due giorni di lavoro convinti della necessità di scrivere la parola &#8216;fine&#8217;  a un approccio bilaterale che ha caratterizzato la politica dei Paesi sviluppati nei confronti del continente africano: ha introdotto solo concorrenza negativa&#8221;.</p>
<p>Le azioni comuni, che  mirano a coinvolgere Unione europea, Onu, Stati Uniti e Cina, oltre, naturalmente, all&#8217;Unione africana, si focalizzeranno su alcuni punti chiave: pace e sicurezza, infrastrutture, sicurezza alimentare e istruzione.</p>
<p>Insomma, &#8220;un <a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/un-nuovo-piano-marshall-per-la-rinascita-dellafrica_1539.html" target="_blank">Piano Marshall per l&#8217;Africa</a>&#8220;, suggerisce Prodi.</p>
<p>Al centro della discussione nel Salone del Podestà di Palazzo Re Enzo, a Bologna, anche l&#8217;idea della creazione di un mercato comune africano,  caldeggiato dalla maggioranza dei partecipanti intervenuti  al dibattito, &#8220;che necessiterà di pazienza e spirito di collaborazione&#8221;; una maggiore cooperazione di tipo economico e finanziario; il superamento della stretta politica di visti esistente tra stati anche confinanti: per  permettere  ai cittadini africani di muoversi con maggiore libertà all&#8217;interno del continente si auspica &#8220;l&#8217;ottenimento di accordi a breve termine&#8221;.</p>
<p>Romano Prodi, presidente della Fondazione per la Collaborazione tra i popoli, è molto soddisfatto dell&#8217;esito dell&#8217;iniziativa che ha visto protagonisti, tra gli altri, l&#8217;ex presidente del Sud Africa Thabo Mbeki, Asha Rose Migiro, vice segretario delle Nazioni Unite, Andris Piebalgs,  commissario europeo per lo sviluppo e Abdoulaye Wade, presidente del Senegal.  &#8220;Intensificheremo gli incontri e le discussioni tecniche lungo tutto l&#8217;anno che ci separa dalla tappa di Washington del 2011&#8243;, promette infine Prodi.</p>
<p>Bologna 21 maggio 2010</p>
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