Sbagliato contrastare gli abusi eliminando i voucher: ora migliaia di lavoratori saltuari diventano ancora più precari

Sbagliato contrastare gli abusi eliminando i voucher: ora migliaia di lavoratori saltuari diventano ancora più precari

Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 9 aprile 2017

Da qualche settimana si parla poco in pubblico dei voucher ma se ne parla invece molto in privato: tutti coloro che li adoperavano correttamente per regolare i lavori veramente saltuari e marginali non sanno più come comportarsi. Anzi la maggior parte di coloro con i quali ho avuto modo di parlare hanno confessato di essere costretti a comportarsi come si comportavano in precedenza: pagare in nero o essere pagati in nero. Si sta ovviamente ritornando ai comportamenti seguiti prima che si introducessero i voucher che erano stati proprio voluti (a imitazione di quanto già avveniva in molti altri paesi) proprio per garantire, almeno in parte, i lavoratori che esercitavano funzioni minori e saltuarie.

Sappiamo che quest’innovazione, certamente positiva, è stata indebitamente estesa e largamente oggetto di abusi. In questi casi l’interesse generale dovrebbe spingere il governo e le parti sociali a elaborare una strategia comune per combattere l’abuso e riportare l’applicazione della legge nei limiti delle disposizioni adottate. Ed è proprio quello che non è avvenuto in Italia: questo risultato può essere infatti raggiunto solo attraverso il dialogo fra le diverse parti sociali e fra loro e il governo, mettendo sul tavolo i problemi concreti delle imprese, dei lavoratori e dell’economia.

Si è percorso invece il cammino opposto e si è chiesto un referendum, che è lo strumento istituito per decidere fra il sì e il no, fra due proposte alternative come Repubblica o Monarchia, ma non adatto a intervenire quando si deve operare per migliorare con la lima, e non con il martello, le imperfezioni di una legge.

Sbagliato è stato quindi il ricorso al referendum sui voucher da parte della CGIL e ancora più sbagliata è stata la risposta del governo di abolire semplicemente i voucher.

Come abbiamo già messo in rilievo, questo strumento fu istituito per dare un minimo di garanzia a chi faceva lavori saltuari senza alcuna protezione sociale. L’applicazione è partita dall’agricoltura per assicurare coloro che erano ingaggiati per la vendemmia pochi giorni all’anno ed è stata poi estesa ad altri piccoli lavori di durata temporanea, ma ugualmente importanti per la nostra economia. La semplicità del loro uso li ha resi uno strumento prezioso per le famiglie e le piccolissime imprese e, quando sono stati usati in coerenza ai loro obiettivi, hanno funzionato bene.

Tuttavia, negli ultimi anni, sono stati sempre più usati anche per ridurre gli oneri salariali e assicurarsi un’estrema flessibilità del lavoro, diminuendo le garanzie pensionistiche e assicurative per i lavoratori che ne avrebbero avuto diritto.

Di fronte a questi abusi l’unica reazione ragionevole e democratica sarebbe stata quella di combattere gli abusi stessi e riportare l’applicazione della legge in linea con gli obiettivi per cui era stata votata. Mi sono perciò preoccupato quando è nata la proposta di referendum, ma mi sono ancora più preoccupato quando, per evitare il referendum, i voucher sono stati aboliti.

Questo giudizio negativo nasce dalla constatazione che l’urgenza politica è prevalsa ancora una volta sul riformismo di lungo periodo, che è l’anima di ogni paese democratico.

Molto spesso abbiamo giustamente condannato la scelta del compromesso al ribasso come strumento per trovare un accordo fra i diversi partiti o fra le componenti di uno stesso partito. In questo caso siamo di fronte a un compromesso di livello ancora inferiore: per non turbare gli equilibri politici si elimina un istituto che per alcuni anni era stato capace di rendere meno precarie le condizioni di molte migliaia di prestatori di lavoro marginali e temporanei. E lo si fa perché non si è posto argine all’uso improprio di questo istituto quando si era in tempo.

Si è presa una decisione che ha eliminato molti abusi ma che, nello stesso tempo, ha peggiorato la situazione di un ben più grande numero di lavoratori. Abbiamo fatto contenti i sindacati, i partiti e il governo ma nello stesso tempo l’economia e la società italiana hanno fatto un ulteriore passo indietro.

Ora, come sembra essere l’orientamento del governo, ci aspettiamo che si metta rapidamente riparo all’errore, anche se problemi politicamente più caldi stanno ovviamente ritardando l’elaborazione di una nuova disciplina, lasciando del tutto disorientata un’innumerevole fascia di cittadini. Per ora, quando qualcuno di loro mi chiede consiglio su come deve comportarsi per saldare con correttezza e semplicità il conto delle ripetizioni di matematica o per pagare la babysitter non posso che rispondere “veda Lei”.

E questa, in uno stato di diritto, non mi sembra una bella risposta.

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aprile 30, 2017
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