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	<title>Romano Prodi &#187; Interviste</title>
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	<description>Pagine del sito del prof. Romano Prodi</description>
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		<title>Expo 2015 &#8211; Prodi accusa: Ora solo veleni dal trionfo su Smirne al disastro</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Jun 2010 09:05:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Intervista di Marco Marozzi a Romano Prodi su La Repubblica del 25 giugno 2010
E Prodi accusa: Ora solo veleni dal trionfo su Smirne al disastro
BOLOGNA &#8211; «Che figuraccia. Mamma mia, che disastro». Romano Prodi commenta il «disastro» dell&#8217; Expo di Milano subito dopo aver assistito al disastro della Nazionale di calcio. Le parole valgono doppio. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1778" class="wp-caption alignright" style="width: 423px"><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/06/milano-expo.png"><img class="size-full wp-image-1778    " title="Concept plan originale del sito di Expo 2015" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/06/milano-expo.png" alt="Il progetto di Expo 2015" width="413" height="328" /></a><p class="wp-caption-text">Concept plan originale del sito di Expo 2015</p></div>
<p>Intervista di Marco Marozzi a Romano Prodi su <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/06/25/prodi-accusa-ora-solo-veleni-dal.html" target="_blank">La Repubblica</a> del 25 giugno 2010</p>
<p>E Prodi accusa: Ora solo veleni dal trionfo su Smirne al disastro</p>
<p>BOLOGNA &#8211; «Che figuraccia. Mamma mia, <a href="http://www.repubblica.it/cronaca/2010/07/05/news/expo_inchiesta-5391955/" target="_blank">che disastro</a>». Romano Prodi commenta il «disastro» dell&#8217; <a href="http://www.comune.milano.it/portale/wps/portal/CDM?WCM_GLOBAL_CONTEXT=/wps/wcm/connect/contentlibrary/In%20Comune/In%20Comune/Strategia%20di%20Sviluppo/Grandi%20Progetti/Expo%202015_Strategie%20di%20sviluppo_Grandi%20Progetti" target="_blank">Expo di Milano</a> subito dopo aver assistito al disastro della Nazionale di calcio. Le parole valgono doppio. «Che tristezza» dice il Professore nel suo studio di via Santo Stefano, nel cuore di Bologna, dove sta preparando le sue lezioni per l&#8217; università di Shanghai. Corso estivo, si parte domenica per la Cina. Un altro clima lo attende. Da un Expo terremotato a Milano, a un Expo super decollato a Shangai.</p>
<p>Eppure <a href="http://notizie.virgilio.it/esteri/expo-shanghai-prestigiacomo-italia.html" target="_blank">in Cina</a> l&#8217; Italia ha mandato all&#8217; inaugurazione «solo» il ministro Stefania Prestigiacomo e a maggio a Roma all&#8217; insediamento del nuovo ambasciatore cinese, Ding Wei, non c&#8217; erano le cariche istituzionali italiane. «Ho sempre pensato che la Cina sarebbe stato presto una protagonista della politica e dell&#8217; economia mondiale. Questo mi è stato regolarmente rimproverato dagli attuali governanti. Quindi non mi stupisco rispetto a due episodi che rappresentano la continuazione di una linea passata e che riflettono la scarsa comprensione che essi hanno del ruolo della Cina nel mondo. Secondo una recente indagine della Bcc, l&#8217; Italia è tra i paesi occidentali quello che ha la percezione peggiore nei confronti della Cina».</p>
<p>Prodi parla di Cina per parlare di Italia. Di una «scarsa comprensione» che si risolve in un «disastro». E&#8217; lontanissimo quel 31 marzo 2008 in cui <a href="http://www.repubblica.it/2008/03/sezioni/cronaca/expo-2015/prodi-expo/prodi-expo.html" target="_blank">Milano batté Smirne</a> a Parigi 86 a 65. L&#8217; Expo 2015 sarebbe stato nella capitale lombarda, il sindaco Letizia Moratti si sperticò in lodi per Prodi, premier sconfitto e dimissionario che però fra i suoi ultimi atti si impegnò a fondo per l&#8217; Expo a Milano. Poi? «Attorno all&#8217; Expo è andata in scena una lite continua fra strutture di potere» ripete da tempo l&#8217; ex presidente del Consiglio. L&#8217; indice è puntato su tutti: Moratti, Formigoni, Lega, Pdl, <a href="http://www.gadlerner.it/2009/02/19/milano-expo-il-fiasco-della-padania.html" target="_blank">liti «su tutto» </a>nel governo. «Milano &#8211; ricorda l&#8217; ex premier &#8211; la spuntò su Smirne grazie a un grande gioco di squadra del sistema-Italia che poi è saltato».</p>
<p>Letizia Moratti un anno dopo la vittoria, sempre a Parigi, annunciò che Prodi, D&#8217; Alema, Al Gore, altri grandi nomi sarebbero stati nel Comitato d&#8217; onore dell&#8217; Expo. Con la benedizione di Berlusconi. «Veramente, pensavo di esserci già da almeno un anno, dal 2008» ride Prodi. «Invece dopo la vittoria non ho avuto più avuto notizie né alcun aggiornamento sui lavori».</p>
<p>«La questione non è mai stata il comitato d&#8217; onore, ma un percorso condiviso che consentisse di portare in porto un evento di tale portata» è il commento di Prodi. «Gli unici aggiornamenti sull&#8217; Expo di Milano li ho avuti recandomi all&#8217; estero per il mio lavoro. E non mi hanno fatto per niente piacere. Molti di quelli che a Parigi ci avevano dato il voto, mi <a href="http://milano.corriere.it/notizie/politica/10_luglio_2/Giannattasio-tremonti-crede-nell-expo-1703310432961.shtml" target="_blank">chiedevano preoccupati</a> che cosa <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-07-02/ndrangheta-punta-expo-arresti-102205.shtml?uuid=AYatMD4B" target="_blank">stesse succedendo</a>, come mai <a href="http://milano.repubblica.it/cronaca/2010/06/24/news/stanca_abbandona_expo_2015_l_ad_presenta_le_dimissioni-5111905/" target="_blank">la macchina</a> non si fosse ancora messa <a href="http://www.milanoweb.com/notizie/economia-e-finanza/3022_problemi-finanziari-per-l-expo-2015" target="_blank">in moto</a>. Verso di loro, io ed altri del mio governo ci eravamo spesi in prima persona». E <a href="http://www.expoizmir2015.org/" target="_blank">i turchi</a>? «Lasciamo perdere i loro commenti». E adesso cosa si augura? «L&#8217; Expo riguarda l&#8217; interesse nazionale. Per questo, il mio augurio è che si raggiunga un&#8217; intesa. Non solo sugli aspetti immobiliari. Sui contenuti».</p>
<p><iframe width="425" height="350" frameborder="0" scrolling="no" marginheight="0" marginwidth="0" src="http://maps.google.it/maps?ie=UTF8&amp;t=h&amp;source=embed&amp;ll=45.519188,9.106679&amp;spn=0.010524,0.018239&amp;z=15&amp;output=embed"></iframe><br /><small><a href="http://maps.google.it/maps?ie=UTF8&amp;t=h&amp;source=embed&amp;ll=45.519188,9.106679&amp;spn=0.010524,0.018239&amp;z=15" style="color:#0000FF;text-align:left">Visualizzazione ingrandita della mappa</a></small><br />
L&#8217;area su cui dovrebbe sorgere Expo 2015</p>
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		<title>La politica è una corsa a tappe. Purtoppo vedo in giro solo velocisti&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Jun 2010 10:13:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ll</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Francia]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Intervista di Andrea Satta a Romano Prodi su L&#8217;Unità del 11 giugno 2010
«La politica è una corsa a tappe. Purtoppo vedo in giro solo velocisti&#8230;»
Quella che segue è la trascrizione fedele di una conversazione di bilancio sul Giro d’Italia tra Andrea Satta e Romano Prodi, ciclisti, con qualche cenno inevitabile alle rispettive altre passioni, occupazioni, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/06/bici.jpg"><img class="size-full wp-image-1742 alignright" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/06/bici.jpg" alt="" width="386" height="290" /></a>Intervista di Andrea Satta a Romano Prodi su <strong><a href="http://www.unita.it/news/andrea_satta/99872/la_politica_una_corsa_a_tappe_purtoppo_vedo_in_giro_solo_velocisti" target="_blank">L&#8217;Unità</a></strong> del 11 giugno 2010</p>
<p>«La politica è una corsa a tappe. Purtoppo vedo in giro solo velocisti&#8230;»</p>
<p>Quella che segue è la trascrizione fedele di una conversazione di bilancio sul Giro d’Italia tra Andrea Satta e Romano Prodi, ciclisti, con qualche cenno inevitabile alle rispettive altre passioni, occupazioni, mestieri, disillusioni e speranze.</p>
<p>Ore 19.45 Driiin!!!</p>
<p><em>Pronto presidente come stai?</em></p>
<p>Ci possiamo sentire tra mezz’ora perché sai, noi padani, stiamo già mangiando … noi della Lega&#8230;</p>
<p><em>Vedo che sei di buon umore, ti chiamo dopo</em></p>
<p>Fra mezz’ora…</p>
<p><em>Benissimo.</em></p>
<p>Ore 20.15 Ri-Driiin!!!!</p>
<p><em>Perché un padano va in bicicletta?</em></p>
<p>Perché la pianura è piatta.</p>
<p><em>E tu come l’hai visto questo Giro?</em></p>
<p>Bene, è stato meno veloce di altri, e spero dipenda dai meno additivi usati. Un <a href="http://www.gazzetta.it/Speciali/Giroditalia/2010/it/" target="_blank">Giro</a> intelligente, con bei giochi di squadra, tranne la tappa de L’Aquila magari&#8230;</p>
<p><em>Basso che rinasce?</em></p>
<p>Interessante. Alla fine ha fatto quattro anni di purgatorio. Rinascere vuol dire avere grinta. Un buon presagio per il Giro di Francia.</p>
<p><em>Che effetto ti fa vedere in tv una corsa che passa sulle strade di casa?</em></p>
<p>È una delle cose che ti fa appartenere al Giro d’Italia.</p>
<p><em>Adesso Ivan deve confermarsi al Tour&#8230;</em></p>
<p>Sì, perché c’è una sola corsa al mondo che muove tutto, stampa e immagine più di ogni altra, il Tour de France.</p>
<p><em>Un lombardo e un siciliano che si aiutano e fanno squadra&#8230;</em></p>
<p>Sono stati bravi i manager e bravi loro due a capire che era interesse comune aiutarsi. Non succede spesso, una cosa così.</p>
<p><em>La salita della <a href="http://www.piste-ciclabili.com/itinerari/1754-bologna-passo-della-raticosa" target="_blank">Raticosa</a>, la tua salita, è una strada che attraversa la storia partigiana. Si può ancora dire?</em></p>
<p>Lo possiamo dire, guardando quei luoghi. Buttando un occhio, col senso della compassione, al <a href="http://resistenzatoscana.it/monumenti/firenzuola/cimitero_militare_germanico_della_futa/" target="_blank">cimitero tedesco</a> della Futa, dove ovunque c’è scritto unbekannt (sconosciuto). Ma i giovani di tutto questo non sanno quasi niente.</p>
<p><em>Che ti viene in mente quando vedi un bambino in bicicletta?</em></p>
<p>Che ce ne sono pochi.</p>
<p><em>E uno che ha appena levato le rotelle?</em></p>
<p>Che è la parabola della vita.</p>
<p><em>E quando passa un vecchio col secchio della verdura ?</em></p>
<p>Di quelli se ne vedono di più.</p>
<p><em>E quando ci vedi su uno straniero nelle strade di campagna?</em></p>
<p>Eh, lì se ne vedon tanti. Mi ci ritrovo sai, in questo che mi chiedi, è una domanda che ho dentro. La bici come primo gancio&#8230;</p>
<p><em>Pensi davvero che Bartali abbia salvato l’Italia dalla guerra civile nel ’48? Credi che ora Nibali e Basso possano fare qualcosa di simile?</em></p>
<p>No, allora eravamo come gli emigranti e la bici era il primo passo.</p>
<p><em>Infatti la bici era così importante che c’era “Ladri di biciclette”. Veloce ora&#8230; La bicicletta è leggera e&#8230;?</em></p>
<p><a href="http://www.maratona.net/turista/sport/bici.htm" target="_blank">Fortissima</a></p>
<p><em>È aria nei capelli e&#8230;?</em></p>
<p>Non c’è più, l’aria nei capelli. C’è il casco.</p>
<p><em>La bicicletta e l’Italia. Cominciamo da&#8230; Il telaio&#8230;?</em></p>
<p>Le relazioni fra la gente.</p>
<p><em>I pedali&#8230;?</em></p>
<p>Quelli che tirano, quelli che si alzano tutte le mattine alla stessa ora.</p>
<p><em>E la catena?</em></p>
<p>Sono le istituzioni, che spesso vengono deragliate apposta.</p>
<p><em>Il parafango italiano è&#8230;?</em></p>
<p>L’Europa.</p>
<p><em>Le luci?</em></p>
<p>I ragazzi.</p>
<p><em>La dinamo?</em></p>
<p>Un tempo erano le banche, ora non so.</p>
<p><em>I catarifrangenti?</em></p>
<p>Quelli che avvisano di un pericolo: beh, i carabinieri.</p>
<p><em>Le ruote?</em></p>
<p>Le ruote? In questo momento? Non so proprio.</p>
<p><em>Intravedi almeno un raggio?</em></p>
<p>Di raggi ce ne sono tanti, ma manca chi li tira, come si chiama quello che sa regolare i raggi delle ruote? Ecco, lui, quello che le tira a dovere, e le ruote, vedi, le ruote, restano storte.</p>
<p><em>Ma ci sono anche i freni&#8230; cosa rallenta un paese come il nostro?</em></p>
<p>La mancanza di etica.</p>
<p><em>Potrei chiederti «Per chi suona il campanello» invece ti domando&#8230; Siamo all’ultimo giro?</em></p>
<p>Non c’è mai un ultimo giro, per fortuna. Vedi, dopo il Giro, c’è il Tour de France&#8230;</p>
<p><em>Aldo Moser una volta m’ha detto che aveva così tanta sete in una Cuneo-Pinerolo che <a href="http://cerca.unita.it/data/PDF0115/PDF0115/text5/fork/ref/101488ut.HTM?key=andrea+satta&amp;first=51&amp;orderby=0&amp;f=fir" target="_blank">chiese acqua</a> a Jaques Anquetil, che era pur un avversario, questo gliela porse (gliela aveva passata sua moglie …) ma aggiunse “occhio che dentro c’è champagne …” Dobbiamo solo aver paura noi di questa generazione, o potremmo anche trovare champagne dentro una borraccia per l’acqua?</em></p>
<p>Eh, ma qui chi ce lo mette lo champagne nella borraccia?</p>
<p><em>Seduto In cima ad un paracarro ad aspettare&#8230; tu ci sei mai stato?</em></p>
<p>Mah&#8230; era il modo classico di&#8230; però, però, a proposito, che genio quello del <a href="http://www.touringclub.it/quitouring/articolo/751/Il-Museo-del-paracarro-in-Trentino" target="_blank">Museo dei Paracarri</a> di&#8230;</p>
<p><em>Pergine Valsugana, (un museo di centocinquanta paracarri, ognuno dedicato ad un ciclista ed estratto dalle strade delle sue imprese e delle sue fatiche, ndr).<br />
</em></p>
<p>Bravo sì, li della Valsugana, c’è la storia d’Italia là dentro!</p>
<p><em>Eh&#8230; sì sono amici miei, il Pegoretti e l’Osler. Lui era un gregario, ha fatto il ciclista, ha vinto anche una tappa al Giro, sai? Chi aspettavi sul paracarro allora?<br />
</em></p>
<p>Non aspettavo nessuno, mi sedevo perché ero morto, morto di fatica.</p>
<p><em>Un flash sul Tour. Credi che Armstrong possa ancora vincerlo?</em></p>
<p>Difficile, ma lui è un ragioniere, anzi uno scienziato del ragionare. Non mi sembra il favorito, ma se lo corre, vuol dire che ne ha le possibilità.</p>
<p><em>Dammi i primi tre&#8230;</em></p>
<p>Contador, Basso e Armstrong, non ci vuole mica un genio!</p>
<p><em>Però negli ultimi anni gli ordini d’arrivo sono stati stravolti dal doping che è diventato il nemico della passione per il ciclismo. Cosa c’è dietro?</em></p>
<p>Gli anni del doping sono stati una tragedia. Se questa è una fase chiusa, si riparte e si riparte in modo molto interessante. Le corse son diventate corse del mondo. Kazaki, australiani, americani. Il ciclismo ha delle potenzialità enormi. Se non è così, se non ne siamo usciti, è finita. Tu pensa che una squadra straniera, una delle più forti, si chiama Astana … Quanti italiani sanno che Astana è la capitale del Kazakistan? Ti rendi conto dove ci può portare il ciclismo? Che mondi può mettere in comunicazione?</p>
<p><em>Tu mi hai detto che le piste ciclabili sono un rilevatore di civiltà. Be’ ne sono state fatte poche anche nelle giunte di centro sinistra. Perché?</em></p>
<p>Perché le nostre città sono cresciute in modo incivile. O auto o bici, è difficile convivere. Le periferie dagli anni cinquanta alla metà degli anni settanta hanno vissuto una degenerazione continua che pagheremo per tantissimo tempo, dove il bulldozer ha sovrastato l’intelligenza. Ora è difficilissimo recuperare. Però si può inventare qualcosa. Lavorare sulle ferrovie dismesse, sugli argini dei fiumi&#8230;</p>
<p><em>Quanto è lunga questa curva?</em></p>
<p>È proprio molto lunga. È più un problema etico. C’è stato un cortocircuito fra etica e politica. La gente fa finta di volere politici migliori, invece è felice quando vede in un politico i propri difetti.</p>
<p><em>Eppure anche oggi, da qualche parte, un bambino ha imparato ad andare in bici, il primo equilibrio dopo quello del camminare. Sarà più libero, da oggi. Il mondo davanti. Digli una parola&#8230;</em></p>
<p>Attento! Anzi, attento, ma vai.</p>
<p><em> </em></p>
<div id="attachment_1745" class="wp-caption alignleft" style="width: 308px"><em><em><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/06/coppi-e-bartali.jpg"><img class="size-full wp-image-1745 " title="Fausto Coppi e Gino Bartali" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/06/coppi-e-bartali.jpg" alt="Fausto Coppi e Gino Bartali" width="298" height="400" /></a></em></em><p class="wp-caption-text">Fausto Coppi e Gino Bartali</p></div>
<p><em>Sulla Raticosa, passeresti una borraccia piena a Berlusconi?</em></p>
<p>Perché no, certamente. Sulla Raticosa, in cima, lassù, qualche volta mi son detto&#8230; ecco ora vorrei vedere Berlusconi&#8230; però, dai&#8230; sono sicuro: il problema non si pone!</p>
<p><em>E la prenderesti da lui?</em></p>
<p>Certamente (e ride di gusto), anche se sono sicuro che … il problema non si pone!</p>
<p><em>Perché ridi? Ascolta, a chi farebbe bene la bicicletta tra i politici di oggi?</em></p>
<p>A tutti (e torna serio).</p>
<p><em>Un velocista?</em></p>
<p>Tutti troppo velocisti i politici.</p>
<p><em>Uno scalatore?</em></p>
<p>Andrea, ci vogliono i passisti in politica, quelli da corse a tappe. La politica è una corsa a tappe.</p>
<p><em>Uno che credevi un campione e invece si è rilevato un bluff?</em></p>
<p>Lascia perdere, è una lista molto lunga. Il problema più grave, la cosa più grave è che si pensa solo alla volata, alle elezioni, all’istante che brucia tutto in un momento e molto poco alle corse di domani, al divenire, a costruire un destino per le generazioni future. Ma ce la facciamo insieme questa “<a href="http://www.appenninoromagnolo.it/passi/raticosa.asp" target="_blank">Raticosa</a>”?</p>
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		<title>Videoforum &#8211; L&#8217;Africa vista da Romano Prodi &#8211; In Italia la democrazia respira molto male</title>
		<link>http://www.romanoprodi.it/interviste/videoforum-lafrica-vista-da-romano-prodi-in-italia-la-democrazia-respira-molto-male_1684.html</link>
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		<pubDate>Fri, 11 Jun 2010 10:00:52 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Partito Democratico]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;Africa vista da Romano Prodi. Nel giorno di avvio di Sudafrica 2010, Repubblica Tv ospita l&#8217;ex premier, oggi presidente della Fondazione per la collaborazione tra i popoli e inviato dell&#8217;Onu e dell&#8217;Unione africana per le missioni di peacekeeping. Con Lucio Caracciolo, direttore Limes. Conducono Massimo Giannini e Annalisa Cuzzocrea

Prodi a Repubblica TV: &#8220;La democrazia così [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Africa vista da Romano Prodi. Nel giorno di avvio di Sudafrica 2010, Repubblica Tv ospita l&#8217;ex premier, oggi presidente della Fondazione per la collaborazione tra i popoli e inviato dell&#8217;Onu e dell&#8217;Unione africana per le missioni di peacekeeping. Con Lucio Caracciolo, direttore Limes. Conducono Massimo Giannini e Annalisa Cuzzocrea</p>
<p><object id="objMP" classid="clsid:6bf52a52-394a-11d3-b153-00c04f79faa6" width="500" height="390" codebase="http://activex.microsoft.com/activex/controls/mplayer/en/nsmp2inf.cab#Version=5,1,52,701"><param name="fileName" value="http://tv.repubblica.it/asx/search_block.php?block_id=9161" /><param name="url" value="http://tv.repubblica.it/asx/search_block.php?block_id=9161" /><param name="showControls" value="1" /><param name="volume" value="60" /><param name="autoStart" value="1" /><param name="showStatusBar" value="True" /><param name="uiMode" value="full" /><param name="stretchToFit" value="true" /><param name="name" value="objMP2" /><param name="src" value="http://tv.repubblica.it/asx/search_block.php?block_id=9161" /><embed id="objMP" type="application/x-mplayer2" width="500" height="390" src="http://tv.repubblica.it/asx/search_block.php?block_id=9161" name="objMP2" stretchtofit="true" uimode="full" showstatusbar="True" autostart="1" volume="60" showcontrols="1" url="http://tv.repubblica.it/asx/search_block.php?block_id=9161" filename="http://tv.repubblica.it/asx/search_block.php?block_id=9161"></embed></object></p>
<p>Prodi a <a href="http://www.repubblica.it/politica/2010/06/11/news/prodi_la_democrazia_cos_respira_molto_male-4756535/" target="_blank"><strong>Repubblica TV</strong></a>: &#8220;La democrazia così respira molto male&#8221;</p>
<p>ROMA &#8211; &#8220;Sono preoccupatissimo. La prima pagina vuota di Repubblica di oggi esprime anche lo stato del mio animo&#8221;, dice Romano Prodi durante un videoforum a Repubblica Tv, nel corso del quale ha parlato del suo impegno in Africa, per conto delle Nazioni Unite. &#8220;Soprattutto &#8211; si chiede Prodi &#8211; ci rendiamo conto che sono mesi e mesi che si va avanti su questi temi, e solo su questi temi? Il resto è periferico, il resto passa&#8221;. &#8220;La continuità &#8211; ha anche aggiunto l&#8217;ex presidente del Consiglio &#8211; è il tentativo di controllare il Paese. Io sono personalmente molto, molto preoccupato perchè è la democrazia che entra in sofferenza, che respira male&#8221;. &#8220;Poi &#8211; ha detto ancora Prodi &#8211; credo che ci sia una forza che nei momenti più strani salta fuori. Parlavo l&#8217;altro giorno con Kohl delle difficoltà della politica europea e lui mi ha raccontato di aver incontrato dei ragazzi che hanno capito che bisogna cambiare completamente pagina. Contiamo su quei ragazzi&#8221;.</p>
<p style="text-align: right;">(11 giugno 2010)</p>
<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/06/africa1.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1691" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/06/africa1.jpg" alt="" width="342" height="273" /></a>Prodi a <a href="http://sport.repubblica.it/news/sport/calcio-mondiali-prodi-successo-se-saranno-di-tutta-lafrica/3793597" target="_blank"><strong>Repubblica TV</strong></a>:  &#8220;successo se saranno di tutta l&#8217;Africa&#8221;</p>
<p>CALCIO, MONDIALI &#8211; Romano Prodi individua la &#8216;chiave&#8217; per assicurare un sicuro successo ai mondiali che si aprono oggi in Sudafrica. &#8220;Se il Sudafrica riesce a identificare il suo campionato di calcio come quello del continente saranno soldi ben spesi, altrimenti no &#8211; ha detto il &#8216;professore&#8217; a Repubblica Tv -. Il football è la cosa che più unisce gli africani, è il legame popolare. Organizzare la più grande festa popolare del mondo non ha paragoni. Quando i mondiali sono stati assegnati al Sudafrica si è detto è la vittoria di un continente. L&#8217;Africa ha bisogno di elementi di unità, vediamo se il Sudafrica mantiene l&#8217;idea di radunare tutti i Paesi africani&#8221;.</p>
<p style="text-align: right;">(11 giugno 2010)</p>
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		<title>La speculazione è forte quando la politica è debole</title>
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		<pubDate>Fri, 28 May 2010 14:37:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Prodi: «La Tobin tax è un&#8217;idea giusta. Ma va applicata su scala planetaria»
Intervista di Vittorio Carlini a Romano Prodi su Il Sole 24 Ore.com del 28 maggio 201
«Da un lato i mercati finanziari sono di fatto globalizzati; dall&#8217;altro gli strumenti per regolarli hanno ancora una dimensione locale, nazionale. E&#8217; questa la contraddizione che ci ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/05/small-world.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1651" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/05/small-world.jpg" alt="" width="400" height="400" /></a>Prodi: «La Tobin tax è un&#8217;idea giusta. Ma va applicata su scala planetaria»</p>
<p>Intervista di Vittorio Carlini a Romano Prodi su <strong><a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-05-28/prodi-speculazione-forte-quando-104100.shtml?uuid=AYWxMvtB" target="_blank">Il Sole 24 Ore.com</a></strong> del 28 maggio 201</p>
<p>«Da un lato i mercati finanziari sono di fatto globalizzati; dall&#8217;altro gli strumenti per regolarli hanno ancora una dimensione locale, nazionale. E&#8217; questa la contraddizione che ci ha portato alla crisi». Romano Prodi, raggiunto al telefono nella sua casa di Bologna, non fa troppi sconti. Il Professore non nasconde le sue preoccupazioni: il futuro, perlomeno nell&#8217;immediato, non è roseo. «Questa dicotomia – dice &#8211; non sarà risolta in tempi brevi. Non vedo uno slancio, uno scatto in avanti in favore di una regolamentazione a livello mondiale».</p>
<p><em>Il problema della finanza è una conseguenza del più ampio fenomeno della globalizzazione…</em></p>
<p>La globalizzazione, in generale, sta provocando il cambiamento della sovranità nazionale. I mercati finanziari sono una parte del discorso. Lo <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Westphalian_sovereignty" target="_blank">stato westfaliano</a>, come noi lo conosciamo, è oggetto di profondi mutamenti: è perforato da continui vasi comunicanti, essenzialmente per una duplice causa.</p>
<p><em>Vale a dire?</em></p>
<p>In primis, c&#8217;è il forte aumento del peso di istituzioni sovranazionali, quali per esempio l&#8217;Unione europea. Poi ci sono strumenti non istituzionali, come appunto le Borse e i mercati finanziari. Questi ultimi, però, sono guidati da forze non regolate in maniera sufficiente. E qui sta il guaio: fino a quando non lo affrontiamo, assisteremo al succedersi di altre crisi, di altri periodi di difficoltà.</p>
<p><em>Eppure, almeno a livello di dichiarazioni, c&#8217;è chi continua a richiamare il tema della riforma sistemica…</em></p>
<p>Sì, ma manca la politica. Non vedo all&#8217;orizzonte un forte accordo per il cambiamento. Fino all&#8217;aprile dell&#8217;anno scorso, si spingeva per una regolamentazione di tipo globale. Pian piano, le ambizioni sono diminuite; si è preferito ripiegare su argomentazioni di carattere tecnico, sulla soluzione di singoli aspetti del problema. Per carità, proposte pur sempre importanti ma che non affrontano il &#8220;peccato originale&#8221;, non risolvono alla radice la contraddizione. Basta vedere quello che è successo per la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tobin_Tax" target="_blank">Tobin tax</a>.</p>
<p><em>Cosa intende dire?</em></p>
<p>In sé è una buona idea. Ma se non viene condivisa da tutti, se non c&#8217;è uno scatto in avanti della politica che la impone a livello planetario non ha senso. Può essere aggirata sempre e comunque, passando per qualche <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Paradiso_fiscale" target="_blank">isola del Caimano</a>.</p>
<p><em>Ma le regole sono veramente sufficienti a riportare nei giusti limiti un capitalismo finanziario che ha messo in atto la fuga in avanti?</em></p>
<p>Le regole sono tutto. Io parlo di accordi tra istituzioni, governi, organi che devono farle rispettare. La speculazione è forte quando la politica è debole. Se nel caso della Grecia avessimo avuto una politica con legami precisi, accordi precisi, strumenti precisi gli speculatori avrebbero preso una bastonata tale da ricordarsela per molto tempo.</p>
<p><em>Rimanendo sulla scala mondiale, molti auspicano una maggiore collaborazione tra Europa e Stati Uniti…</em></p>
<p>Su questi temi sarebbe utile arrivare ad una grande alleanza tra le due sponde dell&#8217;oceano Atlantico. Tuttavia, non credo che il governo di Washington sia in grado di prendere una simile iniziativa e le capitali europee non mi sembrano unite tra loro.</p>
<p><em>Perché pensa che il presidente Barack Obama non sia in grado di farsi promotore di un simile disegno?</em></p>
<p>Il mondo politico americano è diviso. Nel recente passato, soprattutto sul tema della finanza, ci sono state molte grida ma non grandi passaggi concreti. Non vedo un&#8217;idea che possa portare, per esempio, a dar vita ad una nuova <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Conferenza_di_Bretton_Woods" target="_blank">Bretton Woods</a>: cioè ad un grande accordo a livello mondiale. La conferenza, avviata nel 1944, avvenne in un momento in cui gli Stati Uniti potevano esercitare una forte leadership. Fu preparata da due anni di dicussioni. E poi, allora, il mondo era più piccolo: adesso bisogna coinvolgere molti più stati. Oggi come oggi solo il <a href="http://www.g20.org/" target="_blank">G20</a> potrebbe convocare, per il medio termine, un simile consesso. Tuttavia non vedo una spinta reale in tal senso. Non vorrei sembrare troppo pessimista, ma bisogna leggere la realtà con molta serietà.</p>
<p><em>Insomma, la politica non c&#8217;è. Per quale motivo?</em></p>
<p>Perché siamo in una fase ancora arretrata di cooperazione internazionale. Ci sono troppi players che vogliono giocare le loro carte. Gli stati nazionali hanno le loro prerogative, le loro regole cui non vogliono rinunciare. A ben vedere, non esiste un colpevole preciso. E&#8217; la storia che va avanti: già nel passato abbiamo vissuto periodi di grande mutamento, e nel futuro ce ne saranno altri. Di certo, però, la soluzione non è tornare al protezionismo. I mercati dei beni e quelli finanziari devono restare aperti, collegati tra loro e permettere una vita economica dinamica. Chiuderli significherebbe solo peggiorare le cose: il mondo tornerebbe verso la miseria e la guerra.</p>
<p><em>Passando a un piano più limitato, quello dell&#8217;Unione europea, dopo lo scoppio della crisi greca abbiamo assistito ad accenni di maggiore integrazione: nell&#8217;ipotesi di riforma del patto di stabilità è ipotizzato, per esempio, che i bilanci statali possano sottostare a una valutazione ex ante del Consiglio europeo. Un passo che condivide?</em></p>
<p>Sì e mi auguro che, dopo la crisi, i provvedimenti adottati spingano ancora di più in questa direzione. La politica monetaria comune deve essere affiancata da una politica economica coordinata sui grandi temi. Altrimenti, la situazione non può più reggere a lungo.</p>
<p><em>Quest&#8217;impostazione, giocoforza, conduce alla limitazione della sovranità nazionale nella politica fiscale…</em></p>
<p>Credo che, sui grandi capitoli economici, sia un processo inevitabile. Poi, voglio essere chiaro. Se la domanda è: dev&#8217;esserci un sistema sanitario europeo? Bé, rispondo con forza di no. Il principio di sussidiarietà è una cosa seria e i servizi ospedalieri debbono rimanere vicino ai cittadini. Un discorso analogo può farsi, ad esempio, per lo stato sociale: seppure può immaginarsi un coordinamento tra gli stati, la sua organizzazione resta un tema di livello locale. E&#8217; compito della politica individuare e definire cosa è nazionale e cosa sovranazionale.</p>
<p><em>In tal senso è stata fatta la proposta di un&#8217;agenzia di rating europea, un progetto sensato?</em></p>
<p>Si tratta di un problema serio. Già parecchi anni fa non avevo una grande considerazione di queste società: vedevo come davano i voti. E, poi, se il loro giudizio dev&#8217;essere considerato oggettivo perché pubblicarlo a mercati aperti? Senza dimenticare, inoltre, il tema del conflitto d&#8217;interessi. Ciò detto, non sono favorevole ad un&#8217;agenzia europea che non potrebbe limitarsi a valutare non solo il debito sovrano ma anche i bond aziendali.</p>
<p><em>Una soluzione potrebbe essere quella di rafforzare la Bce, attribuendogli un potere di valutazione sul merito di credito…</em></p>
<p>E&#8217; un discorso serio. La <a href="http://www.ecb.int/ecb/html/index.it.html" target="_blank">Bce</a> è indipendente e risponde, in definitiva, all&#8217;opininione pubblica europea. Il tema del rafforzamento degli organi comunitari è rilevante. Penso, per esempio, ad Eurostat: che senso ha poter verificare solamente la bottom line di un bilancio, quando non puoi analizzare se gli addendi da cui deriva sono falsi oppure no. Torniamo al tema della maggiore integrazione e coordinamento, sempre però su i grandi capitoli economici</p>
<p><em>Insomma… Lei è un glocal</em></p>
<p>Certo che sì. Da tutta una vita sono <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Glocalizzazione" target="_blank">glocal</a>; quando ero presidente della Commissione europea ho tenuto la mia famiglia e le mie radici ben salde a Bologna, la mia terra.</p>
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		<title>L&#8217;Africa e il professore. Prodi racconta la sua nuova vita</title>
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		<pubDate>Thu, 20 May 2010 12:33:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Articolo di Riccardo Barlaam su Il Sole 24 Ore del 20 maggio 2010
La fotografia è del 2004. Al centro c&#8217;è un pallone da calcio, con tante mani sopra e i segni delle firme passate col pennarello. Due mani bianche e tante mani nere, di tonalità diverse. C&#8217;è la mano di Nelson di Mandela, quella di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1838" class="wp-caption alignright" style="width: 419px"><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/07/fifa-world-cup-2010.jpg"><img class="size-full wp-image-1838" title="Nelson Mandela con la Coppa del Mondo FIFA dopo la decisione di tenere l'edizione 2010 in Sud Africa" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/07/fifa-world-cup-2010.jpg" alt="Nelson Mandela con la Coppa del Mondo FIFA dopo la decisione di tenere l'edizione 2010 in Sud Africa" width="409" height="295" /></a><p class="wp-caption-text">Nelson Mandela con la Coppa del Mondo FIFA dopo la decisione di tenere l&#39;edizione 2010 in Sud Africa</p></div>
<p>Articolo di Riccardo Barlaam su <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-05-21/lafrica-professore-prodi-racconta-075400.shtml?uuid=AYA7yDrB&amp;fromSearch" target="_blank"><strong>Il Sole 24 Ore</strong></a> del 20 maggio 2010</p>
<p>La fotografia è del 2004. Al centro c&#8217;è un pallone da calcio, con tante mani sopra e i segni delle firme passate col pennarello. Due mani bianche e tante mani nere, di tonalità diverse. C&#8217;è la mano di Nelson di Mandela, quella di Thabo Mbeki, allora presidente del Sudafrica, accanto a quella di Abdoulaye Wade, presidente del Senegal, quella più chiara di Gheddafi. Ci sono le mani bianche di Sepp Blatter, presidente della Fifa, e di Romano Prodi, allora presidente della Commissione europea.</p>
<p>Questa foto immortala il momento in cui viene ufficializzata la candidatura del Sudafrica per organizzare i Mondiali di calcio nel 2010. Una sfida impossibile. L&#8217;11 giugno i mondiali di calcio in Africa cominciano davvero. Sono passati appena 18 anni dalla riammissione del Sudafrica, dopo la fine dell&#8217;apartheid, nella federazione mondiale di gioco del calcio.<br />
<em><br />
<strong>Leader ascoltato dagli africani</strong></em></p>
<p>Prodi quell&#8217;immagine la ricorda bene: «Quella sera ci furono danze e musiche che non finivano più. Fu una vera festa africana». Il &#8220;professore&#8221; nell&#8217;Africa ha sempre creduto. Da presidente della Commissione europea prima («Noi europei siamo stati i primi a sostenere finanziariamente l&#8217;Unione africana dalla sua nascita, nel 2002, e non è stato facile: non tutti erano d&#8217;accordo») e da primo ministro poi. Lontano dai riflettori, in questi anni, ha sempre continuato a svolgere la sua azione di mediatore. Mentre parliamo, negli uffici della sua <a href="http://www.fondazionepopoli.org/" target="_blank">Fondazione per la Collaborazione tra i popoli</a> &#8211; un semplice appartamento tra i portici di Bologna &#8211; riceve una telefonata del consigliere politico del primo ministro somalo, <a href="http://www.newstimeafrica.com/archives/12454" target="_blank">Omar Sharmarke</a>. La sua espressione si fa seria. Il governo di transizione, debole già dal nome, è caduto. Il presidente Sheikh Ahmed ha sfiduciato il premier. Mentre i miliziani islamici continuano, quasi indisturbati, la loro guerra anti modernità, il paese è nel caos anche istituzionale.</p>
<p><strong><em>La riforma delle missioni di pace Onu</em></strong></p>
<p>Nel settembre 2008 Prodi, appena superata la sbornia dell&#8217;esperienza di Palazzo Chigi, alla vigilia dei 70 anni, <a href="http://www.fondazionepopoli.org/?p=56" target="_blank">ha voltato, di nuovo, completamente pagina</a>. È tornato a fare il professore in due università negli <a href="http://www.romanoprodi.it/comunicati/prodi-nominato-professor-at-large-alla-brown-university-usa_448.html" target="_blank">Stati Uniti</a> e in <a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/prodi-professore-alla-china-europe-international-business-school_1136.html" target="_blank">Cina</a>. Ma l&#8217;incarico più importante è legato proprio al continente nero. Il segretario delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, gli ha affidato la <a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/former-italian-prime-minister-to-head-african-union-un-peacekeeping-panel_66.html" target="_blank">presidenza del Panel internazionale</a> per riformare le missioni di pace. Missioni che fanno acqua da tante parti e che costituiscono la voce di spesa più elevata per lo sterminato bilancio Onu. Il <a href="http://www.romanoprodi.it/comunicati/consegnato-allonu-il-rapporto-sul-piano-di-peacekeeping-in-africa_319.html" target="_blank">lavoro è terminato</a>. Il dossier è stato presentato al Consiglio di sicurezza che dovrà pronunciarsi sul da farsi. La squadra capitanata da Prodi propone di passare progressivamente la responsabilità delle missioni di pace in Africa agli africani in termini finanziari, logistici, di formazione. Una nuova sfida impossibile. Il Consiglio di sicurezza non ha ancora deciso ed è diviso. I cinesi e gli americani sostengono la proposta Prodi. Contrarie le ex potenze coloniali europee, Francia e Gran Bretagna, che non ci stanno a perdere di colpo la loro sfera di influenza: «Non dico che sia sbagliato. È chiaro che ogni paese cerchi di favorire le relazioni economiche bilaterali per i propri interessi. Ma dico che bisogna superare questa impostazione, sforzandosi di aumentare la cooperazione in un rapporto di reciprocità».</p>
<p><strong><em>Il dialogo sempre. Da Bertinotti a Mugabe</em></strong></p>
<p>La sua linea è sempre la stessa con <a href="http://www.centomovimenti.com/2004/dicembre/01_prodi.htm" target="_blank">Bertinotti</a> e <a href="http://www.youtube.com/watch?v=lkIhG_HK5IY" target="_blank">Mastella</a>, o con <a href="http://www.masterworld.org/news/32684/La-Merkel-attacca-Mugabe-Fa-male-a-tutta-l-Africa.html" target="_blank">Mugabe</a> e <a href="http://www.unimondo.org/Notizie/Italia-incontro-Prodi-El-Bashir-domenica-il-Darfur-Day" target="_blank">Bashir</a>: «Cercare di mediare, cercare sempre il dialogo, senza nascondere i problemi ma sforzandosi sempre di vedere prima le cose che uniscono rispetto a quelle che dividono». E di bilanci il professore non vuole ancora farne. È presto. «Mi sto divertendo un mondo. Vado due settimane in Cina a insegnare ai ragazzi e poi negli Stati Uniti, in Africa o qui a Bologna». Come se tutto dovesse ancora cominciare, lui giura di non avere rimpianti. «L&#8217;unico vero rimpianto &#8211; dice scherzando &#8211; è di non avere mai vinto il Tour de France».</p>
<p>Nel suo ufficio campeggia una bandiera tricolore, accanto al vessillo dell&#8217;Unione europea. Sfondo azzurro e stelle gialle. Incorniciata da un lato c&#8217;è un&#8217;antica bandiera tricolore della Repubblica Cisalpina. Nelle stanze accanto brulicano i preparativi. Gli amici e i volontari della Fondazione e le due storiche segretarie, fidatissime, lavorano agli ultimi dettagli per il convegno internazionale di venerdì 21 maggio: &#8220;<a href="http://www.fondazionepopoli.org/?p=417" target="_blank">High level Conference on Africa: 53 Countries, One union</a>&#8220;. Sono attesi rappresentanti di Unione europea, Onu, Unione africana, Cina, Stati Uniti e, ovviamente, una lunga serie di leader politici africani, capi di stato, rappresentanti delle istituzioni sovranazionali, capi tribali, regine e regine madri&#8230; L&#8217;obiettivo di questo incontro di policy maker è dare un contributo per rilanciare l&#8217;integrazione tra i 53 paesi africani. «Quest&#8217;anno &#8211; spiega Prodi &#8211; 23 paesi africani festeggiano i 50 anni d&#8217;indipendenza. Ma molte speranze legate alla fine della colonizzazione non hanno trovato la loro realizzazione. Le responsabilità del mancato sviluppo sono complesse. Vanno suddivise in modo equo tra le leadership locali e quelle dei paesi industrializzati».</p>
<p><strong><em>Road map per l&#8217;unità africana</em></strong></p>
<div id="attachment_1840" class="wp-caption alignleft" style="width: 430px"><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/07/1.jpg"><img class="size-full wp-image-1840   " title="Il progetto del palazzo dell' Unione Africana ad Addis Abeba" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/07/1.jpg" alt="Il progetto del palazzo della Unione Africana ad Addis Ababa" width="420" height="280" /></a><p class="wp-caption-text">Il progetto del palazzo dell&#39; Unione Africana ad Addis Abeba</p></div>
<p>Con 42 ricercatori della John Hopkins University è stata preparata una vera e propria <a href="http://www.fondazionepopoli.org/?p=417" target="_blank">road map</a> per rilanciare i processi di collaborazione tra i paesi. «Non si può pensare di superare le instabilità politiche e di eliminare i conflitti senza migliorare le politiche di integrazione. Solo superando la frammentazione politica ed economica del continente africano si potranno ottenere pace, sviluppo economico, prosperità. Non ci sono altre strade». Questo non vuol dire che tutti i mali che affliggono l&#8217;Africa si possano risolvere migliorando l&#8217;integrazione. Ma significa, secondo Prodi, «riconoscere che molte delle questioni di natura regionale o continentale debbano essere risolte a un livello superiore di quello nazionale». L&#8217;obiettivo del convegno di Bologna è, appunto, stimolare il confronto e il dibattito sul tema.<br />
La road map prevede diverse fasi di avanzamento di questo processo, in previsione di due ulteriori conferenze internazionali che si terranno, dopo Bologna, a Washintgon nel 2011 e nel 2012 ad Addis Abeba, capitale dell&#8217;Etiopia e sede dell&#8217;Ua. Un altro dei segnali di un&#8217;Africa che sta cambiando e che vuol prendere in mano il proprio futuro. Nella città si intravede già il profilo del grattacielo in cristallo, a forma di abbraccio, che ospiterà la sede della Commissione africana. I lavori sono cominciati nel gennaio 2009 su un terreno donato dal governo. Dove prima c&#8217;erano le carceri politiche del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Terrore_rosso_%28Etiopia%29" target="_blank">terribile Mengistu</a> sorgerà la cittadella comunitaria con i palazzi delle direzioni generali, le sedi dei 53 paesi membri. Una capitale diplomatica. La Bruxelles africana.</p>
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		<title>Attenti ai medici che non conoscono l&#8217;ammalato. Reagire alla crisi con innovazione e ricerca</title>
		<link>http://www.romanoprodi.it/interviste/attenti-ai-medici-che-non-conoscono-lammalato-reagire-alla-crisi-con-innovazione-e-ricerca_1506.html</link>
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		<pubDate>Tue, 18 May 2010 21:22:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ll</dc:creator>
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		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
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		<description><![CDATA[Intervista di Lilli Gruber a Romano Prodi a &#8220;Otto e mezzo&#8221; in onda su La 7 il 18 maggio 2010
Apc-Crisi/ PRODI: WELFARE FINITO? PAESI CHE LO HANNO CRESCONO DI PIÙ &#8220;ATTENTI AI MEDICI CHE NON CONOSCONO L&#8217;AMMALATO&#8221;
Roma, 18 mag. (Apcom) &#8211; Altro che abolire il welfare, in Europa i Paesi che hanno uno &#8217;stato sociale&#8217; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-full wp-image-1511" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/05/Prodi.jpg" alt="" width="361" height="242" />Intervista di Lilli Gruber a Romano Prodi a &#8220;Otto e mezzo&#8221; in onda su <a href="http://www.la7.it/approfondimento/dettaglio.asp?prop=ottoemezzo" target="_blank">La 7</a> il 18 maggio 2010</p>
<p>Apc-Crisi/ PRODI: WELFARE FINITO? PAESI CHE LO HANNO CRESCONO DI PIÙ &#8220;ATTENTI AI MEDICI CHE NON CONOSCONO L&#8217;AMMALATO&#8221;</p>
<p>Roma, 18 mag. (<a href="http://notizie.virgilio.it/notizie/politica/2010/05_maggio/18/crisi_prodi_welfare_finito_paesi_che_lo_hanno_crescono_di_piu,24371041.html" target="_blank"><strong>Apcom</strong></a>) &#8211; Altro che abolire il welfare, in Europa i Paesi che hanno uno &#8217;stato sociale&#8217; più forte sono quelli con la crescita più alta. Romano Prodi, durante &#8216;Otto e mezzo&#8217;, commenta così gli articoli apparsi in questi giorni sia sulla stampa italiana che su quella internazionale nei quali si recitava il &#8216;de profundis&#8217; per il welfare state.&#8221;In Europa &#8211; dice Prodi &#8211; i Paesi che stanno funzionando meglio come crescita sono quelli che hanno lo stato sociale più avanzato e più profondo. Sono quelli che crescono di più, i Paesi nordici, sono quelli che hanno più spesa sociale degli altri. Quindi stiamo molto attenti alle generalizzazioni che fanno i medici che non conoscono ammalato&#8221;.Adm182145 mag 1</p>
<p>CRISI: PRODI, REAGIRE CON INNOVAZIONE E RICERCA =</p>
<p>(<strong><a href="http://www.clandestinoweb.com/number-news/12235-crisi-prodi-reagire-con-innovazione-e-ricerca.html" target="_blank">AGI</a></strong>) &#8211; Roma, 18 mag.  &#8211; &#8220;Alla crisi bisogna reagire non andando in piazza ma con  l&#8217;innovazione, la ricerca, la scuola&#8221;. Questa e&#8217; la ricetta di Romano  Prodi per superare l&#8217;attuale contingenza. &#8220;E&#8217; una sfida &#8211; spiega &#8211; in  cui il cervello conta piu&#8217; dei muscoli&#8221;. L&#8217;ex premier non vede alle  porte scontri sociali come e&#8217; stato per la Grecia. &#8220;Con questi livelli  di disoccupazione, come il 20% in Spagna, 30 o 40 anni fa sarebbe  successo il finimondo. Con la gente in piazza. Oggi &#8211; osserva Prodi &#8211;  l&#8217;Europa e&#8217; dominata piu&#8217; da rassegnazione che da ribellione&#8221;. Quindi,  ribadisce, &#8220;il problema e&#8217; di esserci rassegnati a condizioni di vita  che tagliano il futuro alle nuove generazioni. Questa crisi e&#8217;, in  questo senso, molto subita, mentre invece bisogna reagire, riprendere  questo senso di essere all&#8217;avanguardia del mondo. Soprattutto con la  globalizzazione dobbiamo essere uniti&#8221;. (AGI) Lam/Dma 182135 MAG 10</p>
<p>FISCO: PRODI,EVASIONE E&#8217; GRANDE NEMICO DELLA SOCIETA&#8217; DEMOCRATICA</p>
<p>=   (<a href="http://notizie.virgilio.it/notizie/politica/2010/05_maggio/18/manovra_prodi_volgarita_dire_che_tasse_sono_mani_in_tasca,24370914.html" target="_blank"><strong>AGI</strong></a>) &#8211; Roma, 18 mag. &#8211; &#8220;L&#8217;evasione fiscale e&#8217; il grande nemico della  societa&#8217; democratica&#8221;. Ne e&#8217; convinto l&#8217;ex premier, Romano Prodi, ospite  di &#8216;Otto e mezzo&#8217;. &#8220;Su questo &#8211; sottolinea &#8211; non c&#8217;e&#8217; il minimo dubbio.  I Paesi che hanno i debiti piu&#8217; elevati sono quelli che hanno  accumulato una grande evasione fiscale&#8221;. Ma, &#8211; aggiunge Prodi &#8211; nel  nostro Paese &#8220;non viene combattuta per niente. Anzi &#8211; aggiunge &#8211; si  mandano messaggi secondo i quali il nemico e&#8217; il fisco, lo Stato. Io ho  avuto seri problemi quando ho abolito l&#8217;Ici al 40% per i ceti meno  abbienti. Poi e&#8217; arrivato Berlusconi e ha tolto l&#8217;imposta anche ai  ricchi. Cosi&#8217; &#8211; sottolinea Prodi &#8211; si crea l&#8217;idea che non si debba  pagare&#8221;. In questa ottica un ruolo fondamentale giocano anche i condoni.  &#8220;Sono il segnale per cui la gente poi pensa che se un condono viene  fatto oggi, poi sara&#8217; fatto anche in futuro. Quindi &#8211; aggiunge &#8211; non si  cambia il costume, mentre io ritengo importantissimo l&#8217;aspetto  educativo, per cui si insegna ai cittadini che devono contribuire al  benessere del proprio Paese&#8221;. (AGI) Lam/Pro 182126 MAG 10</p>
<p>CRISI:PRODI DIFENDE TASSE,DIRE MANI IN TASCA DISTRUGGE PAESE</p>
<p>(<a href="http://www.blitzquotidiano.it/politica-italiana/prodi-difende-tasse-382271/" target="_blank"><strong>ANSA</strong></a>) &#8211;  ROMA, 18 MAG &#8211; L&#8217;ex premier Romano Prodi, ospite di &#8216;Otto e mezzo&#8217; su  La7, si sfoga quando la conduttrice Lilli Gruber gli chiede se, per  affrontare la crisi, il governo dovra&#8217; mettere &#8216;le mani in tasca agli  italiani&#8217;. &#8216;Ma in che paese viviamo &#8211; sbotta il Professore &#8211; per usare  queste espressioni? Se vogliamo gli ospedali pubblici, la scuola, e&#8217;  giusto pagare le tasse. Bisogna essere spietati con chi evade e con chi  ruba ma l&#8217;idea che pagare le tasse e&#8217; mettere le mani in tasca e&#8217;  diseducativo, porta alla distruzione morale del paese, cosi&#8217; si  distrugge il sistema democratico e non si fara&#8217; mai un paese  moderno&#8217;.Una reazione forse eco delle critiche alle manovre economiche  dei suoi governi: &#8216;Io ho avuto il coraggio, ho sentito insulti da tutti  ma io ho dato i numeri veri&#8217;.(ANSA).FEL 18-MAG-10 21:11</p>
<p>CRISI:PRODI,RIGORE MI E&#8217; COSTATO VOTI,EVASIONE PRIMO NEMICO</p>
<p>(<a href="http://notizie.virgilio.it/notizie/politica/2010/05_maggio/18/prodi_stringere_la_cinghia_mi_e_costato_un_bel_po_di_voti,24370714.html" target="_blank"><strong>ANSA</strong></a>) &#8211;  ROMA, 18 MAG &#8211; Una politica di rigore sui conti pubblici &#8216;mi e&#8217; costata  anche un po&#8217; di voti&#8217;. Davanti agli annunci del governo sulla prossima  manovra, l&#8217;ex premier Romano Prodi ricorda le conseguenze della politica  economica del suo governo.&#8217;Tremonti &#8211; afferma Prodi &#8211; tiene i conti  molto riservati, non ho capito da che punto parta la strategia. Certo la  somma e&#8217; cospicua e non si copre certo con la finestra delle pensioni.  In ogni caso bisogna costruire il domani, non e&#8217; possibile che la cassa  integrazione si allunghi tagliando sulla formazione&#8217;. In ogni caso, l&#8217;ex  premier non vede in Italia il rischio di scontri sociali come in  Grecia, &#8217;semmai il problema e&#8217; la rassegnazione degli europei mentre  bisogna reagire non con le piazze ma con un nuovo dinamismo come  dimostrano paesi emergenti come la Cina&#8217;.Se &#8216;il sistema pensionistico e&#8217;  abbastanza in equilibrio e bisognerebbe dare molta flessibilita&#8221;,  Prodi non ha dubbi sul fatto che &#8216;l&#8217;evasione e&#8217; il nemico numero 1 dei  bilanci ed infatti i paesi con maggior deficit e&#8217; perche&#8217; si e&#8217;  accumulata evasione fiscale&#8217;.(ANSA).FEL 18-MAG-10 21:04</p>
<p>Manovra/ Prodi:  ANCORA NON HO CAPITO LE STRATEGIE DEL GOVERNO &#8216;TREMONTI TIENE I CONTI RISERVATI. IO DICO: PRESERVARE IL DOMANI&#8217;</p>
<p>Roma, 18 mag. (<strong><a href="http://notizie.virgilio.it/notizie/politica/2010/05_maggio/18/manovra_prodi_ancora_non_ho_capito_le_strategie_del_governo,24371043.html" target="_blank">Apcom</a></strong>) &#8211; Difficile commentare la manovra che il Governo sta mettendo a punto, Giulio Tremonti tiene &#8220;i conti molto riservati&#8221; e non si riesce a capire &#8220;da quali basi partano le strategie&#8221;, ma in generale è necessario &#8220;preservare il futuro&#8221;. Lo dice Romano Prodi, durante &#8216;Otto e mezzo&#8217;: &#8220;Mah, vede&#8230; Non sono al Governo &#8211; risponde quando gli viene chiesto dove bisognerebbe tagliare &#8211; non ho i conti in mano. Certamente la somma fatta dal ministro Tremonti è cospicua, mi sembra fossero 27 miliardi di euro. Le cifre avanzate ne coprono solo minima parte, l&#8217;unica idea concreta è quella delle finestre delle pensioni &#8211; a parte il fatto che non so se sia opportuno cominciare da questo &#8211; e potrà dare 1 miliardo, 1,5 miliardi di euro&#8230; Non ho la minima idea di dove il Governo voglia cominciare questa politica&#8221;.<br />
&#8220;Io dico &#8211; aggiunge &#8211; che bisogna in ogni modo preservare il domani. Quando vedo che la Cigs è pagata con i fondi Fas, pagata cioé diminuendo l&#8217;istruzione professionale, quindi diminuendo la scommessa sul futuro&#8230; beh mi preoccupo&#8221;.<br />
&#8220;Peraltro &#8211; conclude Prodi &#8211; è chiaro che i conti li ha in mano il ministro, e tra l&#8217;altro li tiene molto riservati. Non sono riuscito a capire veramente da quali basi partano le strategie di oggi, lo vedremo nei prossimi giorni&#8221;.</p>
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		<title>L&#8217;Euro è uno scudo. Non si torna indietro</title>
		<link>http://www.romanoprodi.it/interviste/leuro-e-uno-scudo-non-si-torna-indietro_1499.html</link>
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		<pubDate>Sat, 15 May 2010 08:28:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Intervista di Alessandra Spalletta  a Romano Prodi per AgiChina24
(AGI) Bologna, 15 mag. – AgiChina24 ha intervistato il Prof. Romano Prodi  presso la sede della Fondazione per la Collaborazione tra i Popoli.
Nel mese di aprile l’indice dei prezzi al consumo è aumentato del 2.8% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso, un salto ancora più evidente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1501" class="wp-caption alignright" style="width: 270px"><img class="size-full wp-image-1501" title="Romano Prodi con Wen Jiabao - 18 settembre 2006" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/05/700_dettaglio2_romano-prodi.jpg" alt="Romano Prodi con Wen Jiabao - 18 settembre 2006" width="260" height="196" /><p class="wp-caption-text">Romano Prodi con Wen Jiabao - 18 settembre 2006</p></div>
<p>Intervista di Alessandra Spalletta  a Romano Prodi per <strong><a href="http://www.agichina24.it/l-intervista/notizie/presidente-della-fondazione-per-la-collaborazione-tra-i-popoli-professore-presso-il-ceibs-e-la-brown-university-di-providence" target="_blank">AgiChina24</a></strong></p>
<p>(<a href="http://www.stato-oggi.it/archives/000106774.html" target="_blank"><strong>AGI</strong></a>) Bologna, 15 mag. – AgiChina24 ha intervistato il Prof. Romano Prodi  presso la sede della Fondazione per la Collaborazione tra i Popoli.</p>
<p><em>Nel mese di aprile l’indice dei prezzi al consumo è <a href="http://www.borsavip.it/cina-indice-prezzi-al-consumo-28-ad-aprile/" target="_blank">aumentato del 2.8%</a> rispetto allo stesso mese dell’anno scorso, un salto ancora più evidente  di quello del mese di marzo (+2.4%). Inflazione, aumento dei prezzi  immobiliare, nuovi prestiti erogati dalle banche: per l’economia cinese  il rischio surriscaldamento è sempre più concreto. “Anche se un aumento  dei tassi d’interesse è imperativo, mentre le aspettative per una  rivalutazione dello yuan salgono, tassi  più alti attirerebbero  un’ulteriore massa di capitali speculativi che andrebbero ad aggiungersi  alla liquidità già in circolazione”, ha dichiarato <a href="http://www.fxmarketalerts.com/free/document.aspx?codes=60f194f9-5999-4507-9ce6-1d6e63b17fcf&amp;DDID=2&amp;utm_campaign=GoogleNews_SampleReports" target="_blank">Cheng Siwei</a> il 7  maggio scorso.<br />
</em></p>
<p>Gli ultimi dati sono in fondo abbastanza attesi: l’aumento dal 2.4% al  2.8% significa avvicinarsi al tetto del 3% entro cui il governo cinese  si è proposto di contenere l’inflazione, ma è sempre inferiore al  livello di guardia. Credo che la Cina manterrà la politica perseguita  finora: non prevederà l’aumento unilaterale dei tassi d’interesse,  perfettamente in linea con le <a href="http://www.stockmarketsreview.com/reports/asian_stock_market_economy_and_companies_update_20100510_6417/" target="_blank">affermazioni</a> di Cheng Siwei, ma continuerà  ad agire sulla regolamentazione delle riserve bancarie. L’aumento  del  coefficiente di riserva obbligatoria delle banche è una misura di  controllo del credito assai più tenue rispetto all’aumento dei tassi  d’interesse. Esso va considerato come un early warning, un ammonimento  piuttosto che una misura con effetto immediato. In conseguenza del  riscaldamento dell’inflazione, vi sarà un maggiore controllo dei prezzi  immobiliari. Anche se il real estate è il settore che più ha preoccupato  i cinesi negli ultimi mesi, è inesatto parlare di rischio di una bolla  speculativa. I dati oggi disponibili illustrano un fenomeno circoscritto  alle grandi aree metropolitane. Se quindi l’aumento dei prezzi delle  case a Pechino o a Shanghai è altamente simbolico per gli occidentali,  esso è meno significativo se si tiene conto dei comportamenti meno  inflazionistici che il settore immobiliare ha avuto nel resto  dell’immenso paese.</p>
<p><em>Il consigliere della Banca centrale di Pechino <a href="http://www.milanofinanza.it/news/dettaglio_news.asp?id=201005120921411841&amp;chkAgenzie=TMFI&amp;sez=news&amp;testo=&amp;titolo=Cina,%20economista%20auspica%20rialzo%20tassi%20contro%20attese%20inflazione" target="_blank">Li Daokui</a> ha dichiarato:  “La Cina deve evitare aumenti eccessivi sul fronte della liquidità e dei  prezzi degli asset dopo che il piano europeo ha ridotto i rischi di  un&#8217;altra caduta dell’economia globale”. Ricordiamo che nel mese scorso  si è registrato un nuovo surplus commerciale. Quali saranno le reazioni  della Cina alla crisi greca?</em></p>
<p>Il <a href="http://www.china-inv.cn/" target="_blank">CIC</a> (China Investment Corporation, il fondo sovrano cinese) ha  diminuito le proprie stime sulla <a href="http://english.sina.com/business/2010/0506/318417.html" target="_blank">crescita del PIL</a> del 2010 dal 10.5 al  9.5; se da un lato le esportazioni cinesi sono riprese, dall’altro il  minore tasso di crescita previsto per il 2010  è ascrivibile, a mio  parere, al combinato disposto fra il controllo della bolla immobiliare e  le presunte conseguenze della crisi europea. Non ritengo, tuttavia, che  la crisi greca abbia ripercussioni sostanziali. Anche se le prospettive  sullo sviluppo delle economie europee non sono esaltanti, le previsioni  elaborate dopo lo scoppio della crisi non sono infatti sensibilmente  diverse da quelle precedenti. Non mi sembra quindi che gli eventi  europei recenti abbiano influenza sulla politica economica cinese.</p>
<p><em>La preoccupazione latente di Obama è che i paesi asiatici, Cina in  testa, inizino a disinteressarsi al dollaro per la necessità di  differenziare le riserve valutarie. Il disimpegno della Cina nel  sostegno del debito pubblico americano sembrò concretizzarsi mesi fa  quando Pechino cedette titoli del tesoro per un valore di 34,2 miliardi  di dollari. L’euro è un’alternativa al biglietto verde? Il prof.   <a href="http://www.agichina24.it/focus/notizie/il-dragone-lascia-il-dollaro-ldquoquestione-di-prioritarsquordquo" target="_blank">Laixiang Sun</a>, intervistato da AgiChina24, commentò: “L’euro rappresenta  una scelta difficile, perché anche se l’Unione europea ha una banca  centrale, i bond appartengono ai governi individuali: se succede  qualcosa alla Grecia, che effetto avrà tutto ciò sull’euro? Per Pechino è  meglio orientarsi sulle commodities o sui metalli preziosi”. Oggi  l’euro è ancora altalenante. Potrà costituite un’alternativa attraente  per la Cina in futuro?</em></p>
<p>Il governo cinese ha mostrato un grandissimo interesse per l’euro quando  è nata la moneta unica. Da presidente della Commissione Europea ho  potuto constatare una ripetuta volontà del governo cinese di orientare  le riserve in modo sostanzioso verso l’euro. Questo è stato fatto solo  parzialmente, non per una diminuzione d’interesse da parte cinese verso  un’equilibrata diversificazione delle riserve &#8211; interesse che c’è sempre  e che sempre ci sarà in ogni paese che deve gestire saggiamente le  proprie riserve -, ma perché non è stata realizzata quella politica  economica comune che deve dare ai cinesi la garanzia di mettere in  riserva una moneta sostenuta in modo totale, definitivo e condiviso da  tutti i paesi appartenenti alla zona Euro. In fondo i cinesi sono ben  coscienti dei dibattiti nati in sede europea sulla necessità e l’urgenza  di un progresso nella cooperazione economica accanto alla cooperazione  monetaria tra i paesi appartenenti all’Euro. Per questo motivo il grande  interesse iniziale nei confronti della moneta europea si è  successivamente affievolito. Esso può ritornare solo se nei prossimi  mesi l’indebolimento dell’Euro sarà accompagnato da un grande  rafforzamento della solidarietà di azione fra i diversi governi europei.</p>
<p><em>Il deficit commerciale registrato nel mese di marzo era stato invocato  dalle autorità cinesi per dimostrare agli Stati Uniti che sbagliano  quando attribuiscono la causa del surplus commerciale alla  sottovalutazione dello yuan.“<a href="http://www.romanoprodi.it/interviste/la-strategia-di-prodi-sulla-cina-non-chiediamo-di-rivalutare-e-nel-commercio-la-situazione-e-migliore-di-quanto-si-pensava_1347.html" target="_blank">La strategia di Prodi sulla Cina</a>: non  chiediamo di rivalutare, nel commercio la situazione è migliore di  quello che si pensa”, si legge in recente intervista di Marco del  Corona. Ad oggi, alla luce di una situazione internazionale che va  rendendosi sempre più complessa con la crisi europea, le pressioni  americane all’apprezzamento dello yuan appaiono inopportune se osservate  dal punto di vista della Cina, che deve fare fronte a una serie di  pressioni interne.</em></p>
<p>Con la diminuzione del valore dell’Euro, è evidente che la pressione  americana sulla Cina per la rivalutazione della sua moneta, se non  aumenterà, si manterrà senz’altro forte perché anche la concorrenza  europea nei confronti del mercato americano sarà più efficace. Non è  questo, tuttavia, il metodo con cui si può convincere la Cina a un  cambiamento del tasso di cambio: ogni volta che si fanno pressioni  dirette sul governo cinese per una rivalutazione dello yuan si ottiene  solo il risultato di renderla più improbabile. La rivalutazione della  moneta non è inoltre l’unico modo di riequilibrare la bilancia dei conti  esteri. L’aumento della domanda interna è certamente un aspetto  fondamentale della nuova politica economica cinese, a partire dal  pacchetto di stimoli di 4 trilioni di yuan varato dal governo cinese  all’inizio della crisi. Il consistente pacchetto non è soltanto uno  strumento anticrisi mirato a implementare gli investimenti pubblici  &#8211;  come è stato interpretato da molti osservatori -, ma l’inizio di una  politica di sostegno della domanda delle zone periferiche, delle aree  rurali e delle popolazioni più povere. Tutto questo avrà una crescente  influenza sulla bilancia dei pagamenti, che è influenzata non solo dal  tasso di cambio ma anche dall’andamento della domanda interna.</p>
<p><em>Lei ha una valutazione positiva dell’uso che il governo cinese ha fatto  del pacchetto di stimoli?</em></p>
<p>Guardando i dati macroeconomici, sì.</p>
<p><em>Non è troppo presto per giudicare?</em></p>
<p>Nel novembre del 2008 non solo gli osservatori economici ma anche i  vertici politici cinesi temevano che l’improvvisa crisi potesse  travolgere tutta l’economia cinese. Ricordo la genuina paura che la  caduta della produzione delle imprese del Guandong,  più delle altre  dipendenti dalle esportazioni, potesse moltiplicare il numero dei  disoccupati che già cominciavano a ritornare verso le campagne da cui  erano partiti per cercare lavoro.  Io ritengo che il pacchetto di  stimoli varato con grande rapidità abbia evitato che questo avvenisse.  Il tasso di sviluppo è ripreso quasi con i ritmi precedenti. Per questo  motivo sono portato a ritenere che la lettura dei dati macroeconomici  induca a pensare che abbia funzionato bene. Anche se in modo non  altrettanto determinante questo pacchetto è anche servito come strumento  di attenuazione della crisi mondiale.</p>
<p><em>Quindi la Cina avrà un ruolo di stabilizzazione dei mercati finanziari?</em></p>
<p>Ha avuto certamente questo ruolo, anche se l’economia della Cina è  ancora modesta rispetto alle economie occidentali. Non dobbiamo  confondere la realtà di oggi con le attese di una Cina tra 20 o 30 anni.  Quando i ministri cinesi affermano che la Cina è un paese in via di  sviluppo, dicono la verità, anche se non tutta la verità perché la Cina è  anche qualcosa di più.</p>
<p><em>Quando si parla di Beijing Consensus, la leadership cinese assume una  posizione prudenziale. Il successo del modello cinese è più ostentato  all’estero che in Cina, che da un lato è concentrata sulla gestione  delle criticità interne, dall’altro modera l’uso di un linguaggio che  potrebbe irritare gli americani.</em></p>
<p>La prudenza cinese non mi stupisce affatto, riflette uno stile di  understatement che nella politica cinese è sempre perseguito quando si  entra in questioni delicate. Ribadire costantemente che la Cina è un  paese in via di sviluppo esprime da un lato una verità inconfutabile,   dall’altro è chiaramente un modo per non spaventare l’Occidente. Ho  potuto constatare un maggior grado di esternazione del successo del  proprio modello di sviluppo da parte della società civile cinese che non  da parte dei politici cinesi. Nei dibattiti  con gli studenti, il  successo della Cina è una fonte sempre più visibile di identità e di  orgoglio nazionale. La consapevolezza dei progressi compiuti è divenuto  un elemento fondamentale di ogni discussione. I politici sono  evidentemente più riservati e prudenti e non amano porre direttamente il  problema della differenza fra il Beijing Consensus e il Washington  Consensus. Essi si limitano a mostrare una crescente consapevolezza dei  progressi cinesi senza troppo soffermarsi sulla superiorità dei modelli.  La leadership cinese è consapevole delle virtù e dei difetti delle  nostre democrazie ma saggiamente non ama esibirsi nei confronti  filosofici fra i massimi sistemi. Nello stesso tempo aumentano  visibilmente le discussioni e gli approfondimenti sui problemi e le  mancanze dell’economia e della società cinese. Un esempio certamente  importante di questo nuovo spirito critico emerge dalla posizione presa  da Wen Jiabao all’Assemblea del Popolo, che ha dedicato una consistente  parte della sua conferenza stampa ad approfondire gli aspetti e le  conseguenze della corruzione e delle disparità di reddito nella società  cinese. Alla consapevolezza di un modello che funziona si accompagna,  quindi, una crescente attenzione ai problemi che non sono ancora stati  risolti.</p>
<p><em>Il 28 aprile, in occasione dell’incontro ufficiale con Barroso, <a href="http://dk.china-embassy.org/eng/TourChina/t689583.htm" target="_blank">Wen  Jiabao</a> ha dichiarato: “Cina e UE non sono entrate in conflitto su  questioni fondamentali. Entrambe credono in in mondo multipolare e nella  diversità culturale”. Non c’è stato un riferimento esplicito alla  rivalutazione dello yuan e alla crisi greca. Il Times ha dedicato uno  speciale all’Europa dal titolo “Where Did Europe Go”. L’Europa,  diversamente dagli USA, non ha una strategia di politica estera sulla  Cina. Nel 2008 Charles Grant scriveva un articolo dal titolo “<a href="http://www.cer.org.uk/pdf/p_837.pdf" target="_blank">Can China  and Europe shape e new world order?</a>”. Negli ultimi mesi, osservando le  schermaglia tra USA e Cina che hanno preceduto il vertice sul disarmo  nucleare di Washington, in molti si sono chiesti: e dov’è l’Europa?</em></p>
<p>Quando Wen Jiabao dice che Cina e Europa hanno gli stessi principi e  perseguono uno stesso obiettivo di multipolarismo, fa un’ osservazione  che contiene da un lato un aspetto di cortesia, e dall’altro esprime il  desiderio che l’Europa aiuti in modo forte e concreto il mondo a  diventare più multipolare. E’ lo stesso desiderio che la classe politica  cinese mi esprimeva quando stava nascendo l’euro, che veniva visto,  appunto, come uno strumento di multipolarismo. Nella pratica, di fronte a  un’Europa che si presenta ancora troppo divisa, la Cina è costretta a  trovare come unico interlocutore forte gli Stati Uniti, rivolgendosi al  tempo stesso ai singoli stati membri dell’EU, non alle istituzioni  europee. Lo stesso atteggiamento viene sostanzialmente tenuto da parte  degli Stati Uniti. Voglio chiarire questo concetto con due esempi. In  occasione della celebrazione del 20esimo anniversario della caduta del  muro di Berlino, Obama non era a Berlino, ma a Pechino. Durante la crisi  greca, Obama non ha telefonato a Van Rumpuy ma alla Merkel. Perché i  cinesi dovrebbero comportarsi nei confronti dell’Europa in modo diverso  da come si comportano in questo momento gli americani? O l’Europa fa un  passo in avanti verso l’unità &#8211; e forse la crisi greca a qualcosa è  servita -, oppure Cina e Stati Uniti rafforzeranno ulteriormente il  dialogo diretto.</p>
<p><em>Come la crisi greca cambierà l’atteggiamento dell’Europa?</em></p>
<p>Lo vedremo nel lungo periodo. E’ stato molto importante, se pure in  limine mortis, che si sia trovata una soluzione comune; soluzione che  obbliga a livelli di sorveglianza e di collaborazione non solo nel breve  ma anche nel lungo periodo. Si è arrivati sull’orlo dell’abisso, ma  nessun paese ama suicidarsi. L’euro è lo scudo di tutti i paesi, e  quindi dalla moneta unica non si torna indietro.</p>
<p><em>Le agenzie di rating che nel dicembre scorso hanno attribuito un outlook  negativo alle banche greche sono le stesse che non avevano previsto il  fallimento della Lehman Brothers. Queste agenzie americane sembrano  avere un potere incontrollato. Chi sono i controllori dei controllori?</em></p>
<p>Le agenzie di rating non hanno neanche l’atteggiamento prudenziale di  fornire l’outlook a borse chiuse. Hanno acquistato un potere del tutto  incontrollato che non trova giustificazione in un mondo globalizzato  come quello di oggi. E non credo che l’istituzione di un’agenzia  europea, che faccia da contrappeso a quelle americane, sia la soluzione.  Vi è invece bisogno di regole operative e di strumenti di sorveglianza.  Anche perché alcuni recenti madornali errori, a cominciare dal parere  positivo dato alla Lehman Brothers alla vigilia della sua bancarotta,  non possono che elevare un certo livello di scetticismo nei loro  confronti.</p>
<p><em>Sempre in tema di regolamentazione, il protezionismo sembra essere  l’unica soluzione per difendersi dalla concorrenza sleale o dalle misure  anti-dumping.</em></p>
<p>La regolamentazione dei mercati finanziari non sarà mai efficace senza  una forte volontà politica. Se a livello nazionale si faranno dei  miglioramenti in materia, in un mercato globale questo non è  sufficiente, se non è accompagnato da regolamentazioni e controlli a  livello sopranazionale. Anche se mi sento di prevedere un possibile  progresso nello scambio di informazioni, etc., non vedo la possibilità  di un grande cambiamento sistemico che  possa vaccinare il mondo dal  ritorno di altre crisi nel futuro. Dobbiamo sempre tenere aperta  l’ipotesi che queste crisi si possano ripetere.</p>
<p><em>Dopo l’89 le riforme politiche cinesi si sono arrestate. Recentemente si  è parlato di una possibile riduzione dei poteri del Partito, un  dibattito teorico che lascerebbe presagire una progressiva separazione  dei poteri. Nel 2012 ci sarà un ricambio generazionale importante della  leadership cinese. Oltre ai nuovi papabili leader – Xi Jinping e Li  Keqiang – importante sarà capire le nuove linee di governo. Il 15  aprile, come ha sottolineato Giovanni Andornino nel suo recente  editoriale per AgiChina24, Wen Jiabao ha <a href="http://chinageeks.org/2010/04/wen-jiabao-returning-to-xingyi-to-remember-hu-yaobang/" target="_blank">riabilitato Hu Yaobang</a>. Un  monito alla frangia maoista del PCC? Nel 2012 prevarrà la linea  conservatrice o quella riformista?</em></p>
<p>Non posso saperlo io, non può saperlo nessuno. Non mi risulta che i  commentatori cinesi abbiano individuato una motivazione esterna nella  riabilitazione di Hu Yaobang. Non so se questa mossa rappresenti  l’inizio di un processo di riforma politica. Mi limito a osservare i  comportamenti reali, gli unici sui quali posso formare il mio giudizio:  anche se di recente non vi è stato alcun cambiamento radicale delle  regole interne del potere, il linguaggio politico e l’atteggiamento  della classe politica sono cambiati sensibilmente. Maggiore apertura non  innesca necessariamente un processo di alterazione del potere formale  tra il PCC, il governo centrale e i governi locali. Di solito, però,  questi dibattiti preparano i cambiamenti: se questi avverranno a breve o  se essi saranno rallentati dall’insorgere di tensioni interne, non sono  in grado di prevederlo.</p>
<p><em>Nel 2008 è prevalsa la linea Hu-Wen che rivolge molta attenzione alla  costruzione di un sistema di welfare. Basta leggere le voci disaggregate  del pacchetto di stimoli fiscale varato allo scoppio della crisi…<br />
</em><br />
In occasione di un incontro privato, Wen Jiabao mi ha personalmente  ribadito che gli obiettivi del pacchetto di stimoli fiscali non sono  solo le infrastrutture pubbliche, ma anche la ridistribuzione della  ricchezza nei confronti delle regioni più povere e degli agricoltori e  l’inizio di una ricostituzione del welfare. Ritengo che per la Cina sia  indispensabile approfondire e applicare con la dovuta progressività un  modello di welfare di tipo europeo. Sono, ad esempio, convinto che in  termini di costi e di efficacia, il welfare europeo sia preferibile a  quello americano. E sono convinto che questa scelta debba essere fatta  rapidamente, prima che si affermino interessi che diventano ostacoli  insuperabili per la costituzione di un sistema di welfare universale,  equilibrato e progressivo. La sanità americana per la Cina è un  obiettivo troppo ingiusto e costoso. Nonostante il sensibile passo in  avanti compiuto dalla riforma sanitaria di Obama, i risultati sono  ancora lontani dalla copertura universale che abbiamo in Europa ed i  costi sono incomparabilmente superiori.</p>
<p><em>L’attesa disattesa dell’arrivo degli investimenti cinesi all’estero, da  un lato, il programma di riconversione energetica della Cina che negli  anni potrebbe alleggerire il fabbisogno di energia e rendere meno  necessario l’accaparramento delle materie prime all’estero, dall’altro.  Due dati in correlazione?</em></p>
<p>Nei prossimi anni ci sarà un inevitabile boom degli investimenti cinesi  all’estero. Man mano che le aziende si strutturano con nuove tecnologie e  dimensioni maggiori, rispondendo meglio all’esigenza della domanda  mondiale, l’avvento di player cinesi internazionali sarà inevitabile e  avverrà in grande stile. Il modo di operare delle imprese segue una  logica classica che prevede varie fasi: mercato interno, mercato di  esportazione con basse tecnologie, adozione di tecnologie innovative e  concorrenziali, rafforzamento delle linee produttive e strategia  innovativa, sono i passaggi che seguono la fase in cui le esportazioni  vengono accompagnate e infine sostituite dagli investimenti all’estero. I  massicci investimenti delle aziende cinesi in ricerca e sviluppo si  giustificano solo alla luce di una strategia globale e non solo  nazionale. Lo stesso percorso è stato fatto dalla Corea del Sud e dal  Giappone. La Cina non può che seguire la stessa direzione. E date le  dimensioni del paese e del mercato, quando accadrà, gli investimenti  cinesi all’estero faranno proprio un bel botto.</p>
<p><em>Giorni fa la cerimonia di insediamento del nuovo ambasciatore cinese,  <a href="http://notizie.virgilio.it/notizie/politica/2010/05_maggio/06/quirinale_napolitano_ha_ricevuto_cinque_nuovi_ambasciatori,24192854.html" target="_blank">Ding Wei</a>, si è svolta in assenza delle cariche istituzionali italiane.   La stessa assenza è stata registrata in occasione della cerimonia  inaugurale dell’<a href="http://www.adnkronos.com/IGN/News/Economia/Shanghai-2010-domani-Prestigiacomo-inaugurera-il-padiglione-italiano_326419571.html" target="_blank">Expo 2010</a>, che ha visto la sola partecipazione del  Ministro Prestigiacomo.<br />
</em><br />
Ho sempre pensato che la Cina sarebbe stato presto una protagonista  della politica e dell’economia mondiale. Questo mi è stato regolarmente  rimproverato dagli attuali governanti. Quindi non mi stupisco rispetto a  due episodi che rappresentano la continuazione di una linea passata e  che riflettono la scarsa comprensione che essi hanno del ruolo della  Cina nel mondo.</p>
<p><em>La missione di <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Mondo/2009/07/Hu_Jintao-visita-Italia.shtml" target="_blank">Hu Jintao</a> dell’anno scorso non ha cambiato nulla?</em></p>
<p>Ci sono tutti gli elementi perché si cominci un processo di conoscenza  più profonda. L’anno della cultura della Cina in Italia è una buona  occasione, purché questa presenza venga portata nelle province, dove le  paure nei confronti della Cina sono più forti: il che ha indubbiamente  indotto una parte della classe politica italiana a tenere la Cina in  scarsa considerazione. Del resto anche secondo una recente indagine  della BCC, l’Italia è tra i paesi occidentali quello che ha la  percezione peggiore nei confronti della Cina. Nei prossimi mesi tutto  ciò deve cambiare.</p>
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		<title>Prodi: ora basta con la follia, l’Europa non è al collasso</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Apr 2010 07:02:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Prodi: ora basta con la follia, ma l’Europa non è al collasso
«La speculazione internazionale approfitta dell’assenza della politica»
Intervista di Raffaella Cascioli e Mariantonietta Colimberti a Romano  Prodi su Europa  quotidiano del 29 aprile 2010
«L’Europa non è al collasso, ma certo occorrerebbe uno psichiatra per l’Unione. In realtà non c’è alcun elemento per cui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-medium wp-image-1473" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/04/crisi-greca-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" />Prodi: ora basta con la follia, ma l’Europa non è al collasso<br />
«La speculazione internazionale approfitta dell’assenza della politica»</p>
<p>Intervista di Raffaella Cascioli e Mariantonietta Colimberti a Romano  Prodi su <a href="http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/118154/prodi_ora_basta_con_la_follia_ma_leuropa_non_e_al_collasso" target="_blank"><strong>Europa  quotidiano</strong></a> del 29 aprile 2010</p>
<p>«L’Europa non è al collasso, ma certo occorrerebbe uno psichiatra per l’Unione. In realtà non c’è alcun elemento per cui si possa collassare ». Romano Prodi, già presidente della Commissione dell’Unione europea, risponde così a chi crede, come l’economista francese Jean-Paul Fitoussi, che <a href="http://notizie.virgilio.it/notizie/economia/2010/4_eprile/28/grecia_fitoussi_crolla_disegno_europeo_fallito_su_vera_prova,24061929.html" target="_blank">stia crollando</a> il disegno europeo.</p>
<p><em>Eppure, professore, qualche scricchiolio sinistro si avverte non foss’altro per una mancanza di unità di vedute tra i paesi dell’euro sugli aiuti alla Grecia. </em></p>
<p>Disastri in questa discordanza politica ne sono già stati prodotti abbastanza, speriamo che quello schema di <a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/economia/201004articoli/54529girata.asp" target="_blank">intervento</a> elaborato, che era così elementare e così semplice, possa essere messo in atto. D’altra parte questa non è una tempesta che viene dall’interno dei paesi dell’Unione europea, quanto piuttosto è una tempesta originata dalla speculazione internazionale che approfitta dell’assenza della politica.</p>
<p><em>La tempesta trova un’Europa incompiuta e, per certi aspetti, anche indifesa. Non crede che mai come oggi si avverta l’esigenza di un governo politico dell’economia?</em></p>
<p>All’epoca della costruzione dell’euro, la commissione da me presieduta ha proposto e lavorato per mesi affinché, accanto a un’autorità di politica monetaria come la Banca centrale europea, fosse prevista un’<a href="http://www.giannivattimo.it/menu/prodi.html" target="_blank">autorità capace di coordinare la politica economica</a>.</p>
<p>Un’autorità che avesse il compito di monitorare i comportamenti dei singoli paesi, di sanzionare quelli non corretti, di operare una manutenzione preventiva e suggerire le norme da prendere qualora si fosse cominciato a deviare. Insistetti a lungo sulla necessità di dotare l’Unione europea di strumenti di intervento in grado di fronteggiare eventuali terremoti. Purtroppo allora non c’era la volontà politica per andare più avanti della moneta unica.</p>
<p><em>Non c’era allora, ma non c’è stata fino ad oggi. Neanche con la crisi finanziaria di due anni fa&#8230; </em></p>
<p>Contavo e speravo che questo sarebbe avvenuto più avanti, ma così non è stato.</p>
<p><em>Crede che sia giunto quindi il momento per procedere a una maggiore integrazione europea?</em></p>
<p>Mi auguro di sì, ma non vedo segnali promettenti in materia. Oggi abbiamo strumenti parziali anche se la crisi dovrebbe insegnarci a mettere in atto strumenti generali.</p>
<p><em>Quali paesi sono oggi più responsabili se ciò non accade?</em></p>
<p>In questo momento l’attenzione si accentra sulla Germania che <a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=99399&amp;sez=HOME_ECONOMIA" target="_blank">non vuole organizzare</a> insieme agli altri paesi un’operazione comune e, più degli altri, ha contribuito a esasperare la situazione perché la sua opinione pubblica è convinta di dover sostenere tutto il peso del danno prodotto dall’atteggiamento greco. Purtroppo il dramma delle democrazie di oggi è quello di guardare al breve periodo e di non curare gli interessi di lungo periodo.</p>
<p><em>Giudica, dunque, positivamente l’atteggiamento del governo italiano sugli aiuti da dare alla Grecia?</em></p>
<p>Il problema non è l’atteggiamento. L’intervento è necessario e nel pacchetto di aiuti ipotizzato Francia, Italia e gli altri paesi hanno proposto il loro contributo.<br />
Tuttavia, è chiaro che se non c’è la Germania è difficile che si possa parlare di un successo dell’intervento stesso.</p>
<p><em>Crede sia possibile fermare gli attacchi speculativi?</em></p>
<p>È alla portata delle nostre capacità di oggi. Tuttavia, se si continua con la follia la situazione si aggrava.<br />
<em></em></p>
<p><em>La moneta unica potrebbe essere a rischio? </em></p>
<p><em></em>No, non credo proprio. Se si resta uniti l’euro non è aggredibile. D’altra parte tutti sono aggredibili se sono divisi.<br />
In realtà l’esempio del deficit non lo danno i paesi dell’Unione europea in media quanto piuttosto arriva dalla Gran Bretagna che ha un deficit simile a quello greco e dagli Stati Uniti che pure hanno un <a href="http://www.blitzquotidiano.it/economia/deficit-usa-a-1800-miliardi-di-dollari-verso-cifre-record-lindebitamento-dellamministrazione-obama-25401/" target="_blank">deficit superiore al 10%</a>. Se si pensa che l’economia greca rappresenta una piccola parte del Pil europeo, si capisce che il problema non è la dimensione dell’intervento, visto che sarebbe minore dei piani di salvataggio fatti per singoli istituti bancari, ma la volontà politica.</p>
<p><em>Raffaella Cascioli e Mariantonietta Colimberti</em></p>
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		<title>La Grecia e l&#8217;Ue: il commento di Romano Prodi</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Apr 2010 14:05:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La Grecia e l&#8217;Ue: il commento di Romano Prodi
Intervista di Ernesto Manfrè  a Romano Prodi trasmessa su Radio Capital il  28 aprile 2010.

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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1465" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1465" title="La Borsa di Atene" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/04/Greek-stock-market-001-300x180.jpg" alt="La Borsa di Atene" width="300" height="180" /><p class="wp-caption-text">La Borsa di Atene</p></div>
<p>La Grecia e l&#8217;Ue: il commento di Romano Prodi</p>
<p><a href="http://tv.repubblica.it/dossier/grecia-crisi-economica/la-grecia-e-l-ue-il-commento-di-romano-prodi/46286?video" target="_blank">Intervista</a> di Ernesto Manfrè  a Romano Prodi trasmessa su Radio Capital il  28 aprile 2010.</p>
<p><object classid=&quot;clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000&quot; codebase=&quot;http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=10,0,0,0&quot; width=&quot;640&quot; height=&quot;390&quot;><param name=&quot;movie&quot; value=&quot;http://tv.repubblica.it/static/swf/z_adv_player.swf&quot;></param><param name=&quot;allowScriptAccess&quot; value=&quot;always&quot; /><param name=&quot;allowFullScreen&quot; value=&quot;true&quot;></param><param value=&quot;bgColor=black&amp;autostart=false&amp;keyT=&amp;key=&amp;baseURL=http://tv.repubblica.it/static/images/player/&amp;file=repubblicatv/file/2010/prodi280410.flv&amp;repeat=false&amp;logo=1&amp;strip=8&amp;nielsenBrand=repubblicatv_&amp;brand=brand_repubblicaradio&amp;dState=normal&amp;scaleMethod=fit&amp;rel=false&amp;fsType=fl&amp;baseURL=http://tv.repubblica.it/static/images/player/&amp;videoTitle=La Grecia e lUe: il commento di Romano Prodi&amp;streamURL=http://tv.repubblica.it/dossier/grecia-crisi-economica/la-grecia-e-l-ue-il-commento-di-romano-prodi/46286?video&amp;nielsenBrand=repubblicatv_&amp;pub=dossier###grecia-crisi-economica&quot; name=&quot;flashvars&quot;><embed src=&quot;http://tv.repubblica.it/static/swf/z_adv_player.swf&quot; allowScriptAccess=&quot;always&quot;  type=&quot;application/x-shockwave-flash&quot; allowfullscreen=&quot;true&quot; width="640" height="390" flashvars=&quot;bgColor=black&amp;autostart=false&amp;keyT=&amp;key=&amp;baseURL=http://tv.repubblica.it/static/images/player/&amp;file=repubblicatv/file/2010/prodi280410.flv&amp;repeat=false&amp;logo=1&amp;strip=8&amp;nielsenBrand=repubblicatv_&amp;brand=brand_repubblicaradio&amp;dState=normal&amp;scaleMethod=fit&amp;rel=false&amp;fsType=fl&amp;baseURL=http://tv.repubblica.it/static/images/player/&amp;videoTitle=La Grecia e lUe: il commento di Romano Prodi&amp;streamURL=http://tv.repubblica.it/dossier/grecia-crisi-economica/la-grecia-e-l-ue-il-commento-di-romano-prodi/46286?video&amp;nielsenBrand=repubblicatv_&amp;pub=dossier###grecia-crisi-economica&quot;></embed></object></p>
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		<title>Prodi rifiuta la presidenza di South Stream: &#8220;basta affari, insegno in Cina&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Mar 2010 13:05:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[LA SCELTA DI PRODI, NO A PUTIN, BASTA AFFARI INSEGNO IN CINA
IN INTERVISTA A AFP SPIEGA IL RIFIUTO A PRESIDENZA SOUTH STREAM
(ANSA) &#8211; ROMA, 17 MAR &#8211; Basta con gli affari, meglio insegnare e per di piu&#8217; in una delle 30 migliori scuole del mondo, secondo la classifica del Financial Times: la China
Europa international business [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-medium wp-image-1375" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/03/23544-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" />LA SCELTA DI PRODI, NO A PUTIN, BASTA AFFARI INSEGNO IN CINA<br />
IN INTERVISTA A AFP SPIEGA IL RIFIUTO A PRESIDENZA SOUTH STREAM</p>
<p>(<a href="http://archivio-radiocor.ilsole24ore.com/articolo-793226/gas-prodi-no-putin-presidenza/" target="_blank"><strong>ANSA</strong></a>) &#8211; ROMA, 17 MAR &#8211; Basta con gli affari, <a href="http://www.romanoprodi.it/?s=ceibs" target="_blank">meglio insegnare</a> e per di piu&#8217; in una delle 30 migliori scuole del mondo, secondo la classifica del Financial Times: la China<br />
Europa international business School di Shangai. Per questo l&#8217;ex presidente del Consiglio Romano Prodi ha detto di no &#8221;per scelta&#8221; anche alla <a href="http://www.mysinchew.com/node/36520" target="_blank">proposta di Vladimir Putin</a> di diventare presidente di South Stream: &#8216;&#8217;se avessi voluto guadagnare avrei accettato la sua offerta&#8221;, ma &#8221;gli ho spiegato che e&#8217; meglio che un ex politico non lavori ad un progetto che ha contribuito a realizzare durante la sua carriera politica&#8221;.</p>
<p>Intervistato dall&#8217;<a href="http://www.google.com/hostednews/afp/article/ALeqM5jrDXhy2YDeTeMpSGmARBC8hGBB7Q" target="_blank">Afp</a> a Shangai, dove si trova per dare il via ad una serie di conferenze sull&#8217;Ue e la visione europea della Cina, Prodi assicura che tra i tanti lavori fatti nella<br />
sua vita, &#8221;questa e&#8217; la scelta migliore&#8221;.</p>
<p>Scelte differenti, ricorda l&#8217;Afp, sono costate ad altri ex premier l&#8217;accusa di &#8221;presunto conflitto di interessi&#8221;, come nel caso dell&#8217;ex cancelliere tedesco Gerhard Schroeder, che dopo le sue dimissioni accetto&#8217; una poltrona nel consiglio di amministrazione di un oleodotto russo tedesco di cui aveva firmato l&#8217;atto di nascita, o ancora l&#8217;ex capo di governo britannico Tony Blair che ha moltiplicato i suoi contratti.</p>
<p>Prodi invece, sottolinea l&#8217;agenzia di stampa francese, sceglie di insegnare. &#8221;E&#8217; la scelta piu&#8217; appropriata per un ex uomo politico. Non c&#8217;e&#8217; niente di male a fare soldi -assicura- ma e&#8217; una scelta differente. Se avessi voluto far soldi avrei dovuto accettare l&#8217;offerta di Putin&#8221;.</p>
<p>Una scelta diversa, dunque, in un paese, la Cina, che non sta vivendo &#8221;un processo di cambiamento solo economico, ma totale&#8221;. E in una citta&#8217;, Shangai, che Prodi definisce<br />
&#8221;incredibile: il ritmo dei cambiamenti, la sua vitalita&#8217; e&#8217; senza paragoni. Ne&#8217; Los Angeles, ne&#8217; New York o Londra, ne&#8217; Parigi&#8230; Shangay -assicura Prodi- un crocevia di novita&#8217; &#8221;. (ANSA). TAM</p>
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