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	<title>Romano Prodi &#187; Articoli</title>
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	<description>Pagine del sito del prof. Romano Prodi</description>
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		<title>Rilanciare l&#8217;occupazione con radicali riforme dell&#8217;intero sistema capitalistico mondiale</title>
		<link>http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/rilanciare-loccupazione-con-radicali-riforme-dellintero-sistema-capitalistico-mondiale_4482.html</link>
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		<pubDate>Sun, 05 Feb 2012 07:47:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La sfida anticrisi
Dove può nascere il lavoro
Articolo di Romano prodi su Il Messaggero del 5 febbraio 2012
La storia è certo maestra di vita, ma anche i maestri sono a volte difficili da interpretare. Per molti anni abbiamo infatti pensato che la rivoluzione informatica sarebbe stata una rivoluzione come tutte le altre, riducendo in una prima [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2012/02/P1080064.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4486" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2012/02/P1080064-300x204.jpg" alt="" width="300" height="204" /></a>La sfida anticrisi<br />
<strong>Dove può nascere il lavoro</strong></p>
<p>Articolo di Romano prodi su <a href="http://www.difesa.it/Sala_Stampa/rassegna_stampa_online/Pagine/PdfNavigator.aspx?d=05-02-2012&amp;pdfIndex=46" target="_blank"><strong>Il Messaggero</strong></a> del 5 febbraio 2012</p>
<p>La storia è certo maestra di vita, ma anche i maestri sono a volte difficili da interpretare. Per molti anni abbiamo infatti pensato che la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Rivoluzione_informatica" target="_blank">rivoluzione informatica</a> sarebbe stata una rivoluzione come tutte le altre, riducendo in una prima fase i posti di lavoro ma restituendoli moltiplicati in seguito. Così come era successo in passato con l&#8217;arrivo dell&#8217;automobile, dell&#8217;elettricità e del telefono.</p>
<p>Quando è arrivata l&#8217;auto i produttori di carrozze a cavallo hanno reagito malamente ma le grandi <a href="http://www.virtualcar.it/contenuti/carrozza.pdf" target="_blank">conseguenze positive</a> portate dalle nuove fabbriche e dalle infrastrutture necessarie per fare correre le automobili hanno presto reso obsolete le stesse proteste.</p>
<p>Tutti speravano e molti si ostinano ancora a credere che anche la rivoluzione informatica alla fine produca le stesse conseguenze. A venti anni di distanza da quando l&#8217;informatica ha cominciato a manifestare diffusamente i suoi effetti le conseguenze appaiono essere invece molto diverse in termini quantitativi e qualitativi.</p>
<p>Riguardo all&#8217;occupazione l&#8217;informatica ha infatti prodotto cambiamenti più profondi, più diffusi e più duraturi di tutte la grandi rivoluzioni precedenti. Essa non ha inciso su un solo settore, ma ha trasformato tutto il sistema economico e lo ha fatto in modo così pervasivo  e silenzioso da darci l&#8217;illusione che fosse un cambiamento indolore.  Si tratta di un progresso straordinario, che cambia in meglio non solo i processi produttivi (rendendo possibili automazioni e precisioni prima impensabili) ma anche la nostra vita quotidiana. Esso però riduce e ridurrà  ancora a lungo la mano d&#8217;opera necessaria per produrre e distribuire la stessa quantità di beni e servizi.</p>
<p>Ben pochi hanno infatti messo in giusto rilievo che dai grandi e piccoli uffici sono scomparse centinaia di migliaia di segretarie. E così i disegnatori degli studi di architettura e di ingegneria mentre, nelle imprese, le enormi sale nelle quali centinaia di persone lavoravano ai tecnigrafi, sono state sostituite da piccole stanze dove opera un numero limitato di specialisti.</p>
<p>Gli avvocati consultano direttamente al computer i precedenti delle sentenze senza ricorrere ad alcun collaboratore, mentre i commercialisti operano su modelli che moltiplicano di molte volte la rapidità del loro lavoro.</p>
<p>Quest&#8217; elenco potrebbe non avere fine perché il cambiamento tocca tutti i sistemi di contabilità, le vendite per corrispondenza e sta rivoluzionando il  funzionamento delle imprese di assicurazione e delle banche, dove il numero di persone che si rivolge direttamente allo sportello cala ogni anno.</p>
<p>Passeggiando pochi giorni fa per le strade di Bologna (ma credo che lo stesso avvenga in ogni città italiana) mi veniva spontaneo pensare, leggendo le targhe che facevano bella mostra di sé di fianco a ogni numero civico, a quante persone di meno rispetto a qualche anno fa lavorano negli studi professionali o negli uffici che vi hanno sede. E&#8217; vero che sono anche apparse nuove insegne di singoli o di imprese che si occupano di consulenza informatica ma esse, anche se sono spesso di elevata qualificazione, non arrivano ad occupare nemmeno una piccola percentuale di coloro che avevano perso il proprio posto di lavoro a causa delle ultime innovazioni.  Si deve anche aggiungere che nessuna delle nuove apparecchiature è stata progettata o è costruita nel nostro paese e che la produzione di componenti o di software è nettamente inferiore alla quantità da noi importata.</p>
<p>Potrei anche dilungarmi sul fatto che questa rivoluzione, colpendo così largamente la classe media, spinge verso un&#8217;ulteriore depressione dell&#8217;economia  e aggrava anche sotto quest&#8217;aspetto, il problema dell&#8217;occupazione.</p>
<p>A questo punto però non ci si può solo voltare indietro  ma si deve guardare avanti.</p>
<p><a href="http://www.repubblica.it/economia/2012/01/31/news/lavoro_disoccupazione_al_8_9_e_il_record_dal_2004-29061768/" target="_blank">In Italia</a> questo significa in primo luogo <a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/gli-investimenti-piu-necessari-per-ridare-impulso-alleconomia-sono-quelli-in-istruzione-e-ricerca_4461.html" target="_blank">sfidare la globalizzazione</a> supportando <a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/prodi-a-confindustria-puntare-su-manifatturiero-energia-e-ambiente-per-uscire-dalla-crisi_1003.html" target="_blank">i settori manufatturieri</a> nei quali siamo relativamente forti. Essi non sono nè pochi nè trascurabili , dato il peso italiano nella produzione di un&#8217;infinita gamma di beni strumentali, dei beni di lusso e degli alimenti di qualità. Abbiamo in molti casi prodotti e costi assolutamente competitivi,  purchè si moltiplichino gli investimenti nelle scuole tecniche e professionali, nella ricerca e nell&#8217;export.</p>
<p><a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/per-ridare-speranza-ai-giovani-investire-su-ricerca-investimenti-e-scuola_4040.html" target="_blank">Nuova occupazione</a> può anche nascere nel campo dei servizi alla persona che, organizzati in modo elementare, offrono ora possibilità di lavoro soprattutto agli immigrati.  E nuova occupazione deve nascere dai servizi avanzati (progettazione, ingegneria, finanza ecc) nei quali l&#8217;Italia è grande importatore netto.  Tanti  sono <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/tre-ricette-per-rilanciare-loccupazione_2504.html" target="_blank">gli strumenti utili</a> per invertire la <a href="http://www.romanoprodi.it/interviste/con-questa-scuola-litalia-perde-la-gara-del-mondo_2741.html" target="_blank">continua caduta</a> dell&#8217;occupazione ma su questi non abbiamo sufficientemente approfondito né gli aspetti qualitativi né gli aspetti quantitativi. E bisognerà farlo, non dimenticando tuttavia che il problema del lavoro è il dramma  di tutte le economie avanzate.</p>
<p>Nessuno è oggi in grado di risolverlo: non gli Stati Uniti, non i paesi europei. Il problema dell&#8217;occupazione può essere solo risolto con profonde e radicali riforme dell&#8217;intero sistema capitalistico.</p>
<p>Se tale sistema dovesse infatti necessariamente implicare la precarizzazione  e l&#8217;allontanamento dal mercato del lavoro della futura generazione allora vi sarebbe molto da cambiare  sia per quanto riguarda il funzionamento dei mercati, sia per quanto riguarda il ruolo degli stati.</p>
<p>Per questo motivo seguiamo con tanta preoccupazione la mancanza di leadership politica a livello mondiale  e la mancanza di un accordo a <a href="http://www.romanoprodi.it/interviste/l%E2%80%99europa-e-l%E2%80%99unica-nostra-speranza-andando-separati-siamo-finiti_2967.html" target="_blank">livello europeo</a>.</p>
<p>Anche se le decisioni a livello nazionale sono importanti esse, di fronte a queste sfide, non saranno infatti mai sufficienti a garantire il futuro della risorsa più importante dell&#8217;umanità, che e&#8217; il lavoro.</p>
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		<title>Sacrifici molto pesanti, ma per salvare il Paese. Gli altri leader europei facciano la loro parte</title>
		<link>http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/sacrifici-molto-pesanti-ma-per-salvare-il-paese-gli-altri-leader-europei-facciano-la-loro-parte_4474.html</link>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 05:10:41 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Italia]]></category>
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		<description><![CDATA[Verso il Consiglio europeo
L&#8217;egoismo tedesco allunga la crisi
Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 29 gennaio 2012
Frastornati e confusi fra i rapporti del Fondo Monetario Internazionale, le decisioni della Banca Centrale Europea, i summit franco-tedeschi, gli happening delle agenzie di rating e i decreti del governo, i poveri italiani stanno perdendo la bussola e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2012/01/980e6273410971e0c574002bb28a4261_XL.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4476" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2012/01/980e6273410971e0c574002bb28a4261_XL-300x265.jpg" alt="" width="300" height="265" /></a>Verso il Consiglio europeo<br />
<strong>L&#8217;egoismo tedesco allunga la crisi</strong></p>
<p>Articolo di Romano Prodi su <a href="http://www.difesa.it/Sala_Stampa/rassegna_stampa_online/Pagine/PdfNavigator.aspx?d=29-01-2012&amp;pdfIndex=61" target="_blank"><strong>Il Messaggero</strong></a> del 29 gennaio 2012</p>
<p>Frastornati e confusi fra i rapporti del <a href="http://www.imf.org/external/pubs/ft/weo/2012/update/01/pdf/0112.pdf" target="_blank">Fondo Monetario Internazionale</a>, le decisioni della <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-01-28/fiducia-torna-riforme-081036.shtml" target="_blank">Banca Centrale Europea</a>, i summit <a href="http://ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2012/01/08/visualizza_new.html_41464693.html" target="_blank">franco-tedeschi</a>, gli <a href="http://www.tgcom24.mediaset.it/economia/articoli/1033898/standard--poors-declassa-mezza-europa%3Cbr%3Ebene-monti-ma-le-riforme-sono-a-rischio.shtml" target="_blank">happening</a> delle agenzie di <a href="http://www.wallstreetitalia.com/article/1312451/fitch-declassa-il-rating-italia-tagli-piu-severi-evitati-grazie-a-monti.aspx" target="_blank">rating</a> e i <a href="http://www.tgcom24.mediaset.it/politica/articoli/articolo1035358.shtml" target="_blank">decreti</a> del <a href="http://www.governo.it/Notizie/Palazzo%20Chigi/dettaglio.asp?d=65689" target="_blank">governo</a>, i poveri italiani stanno <a href="http://www.repubblica.it/politica/2012/01/30/news/italiani_lotta_governo-28993174/?rss" target="_blank">perdendo la bussola</a> e non riescono a capire che cosa sta capitando e, soprattutto, che cosa ci capiterà in futuro.</p>
<p>Riguardo allo stato dei fatti,  è chiaro che la crisi non accenna a finire ma anzi <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/l%E2%80%99italia-si-dovra-preparare-a-un-anno-col-segno-meno-nessuna-crescita-senza-un-nuovo-patto-europeo_4290.html" target="_blank">durerà ancora a lungo</a>, assai più del previsto. L&#8217;<a href="https://www.cia.gov/library/publications/the-world-factbook/fields/2003.html" target="_blank">economia mondiale</a> continua a crescere ma appena intorno  al tre per cento (due punti in meno di due anni fa) e solo per la forza dei paesi in via di sviluppo che, seppure correndo con andatura più ridotta, mantengono una distanza abissale nei confronti della modesta crescita americana e della recessione europea.</p>
<p>Anche se non siamo quindi in grado di sapere quando usciremo dalla crisi, sappiamo tuttavia con certezza che vi usciremo in un mondo in cui i rapporti di forza saranno molto diversi rispetto al passato.</p>
<p>Limitandoci al quadro europeo, le più recenti ma non certo le più pessimistiche analisi (<a href="http://www.prometeia.it/it/media/comunicati-stampa/prometeia-presenta-a-bologna-il-br---strong-rapporto-di-previsione-strong----gennaio-2012.aspx?idC=63337&amp;idO=16721&amp;LN=it-IT" target="_blank">Prometeia 27 gennaio</a>) prevedono addirittura un calo dello 0,4% del PIL della zona Euro, con generali arretramenti di tutte le economie rispetto al passato e, perfino, con  una sostanziale stagnazione dell&#8217;economia tedesca.</p>
<p>Non possiamo certo meravigliarci. In conseguenza della frammentazione della politica europea tutti i paesi sono stati costretti ad aggiustare i bilanci nazionali, tagliando la spesa pubblica ed aumentando il peso fiscale. Per non essere vittime della speculazione internazionale siamo stati obbligati ad adottare una politica depressiva. Non dobbiamo perciò sorprenderci se la crisi si è aggravata in tutta Europa e ancora meno può destare sorpresa che, dato il nostro debito elevato e i nostri problemi strutturali, la situazione italiana sia assai peggiore della media europea. Avremo infatti in Italia una probabile <a href="http://www.oipamagazine.eu/categoria4696/Economia-e-Finanza/Economia-e-Lavoro/pil-rapporto-prometeia-previsto-un-calo-dell%5E17-quest%5Eanno.-ripresa-nel-2013.html" target="_blank">caduta del reddito</a> intorno all&#8217;1,7%  mentre, solo pochi mesi fa, speravamo di assestarci attorno allo zero.</p>
<p>Alla base di questo grave slittamento italiano sta il <a href="http://borsaitaliana.it.reuters.com/article/businessNews/idITMIE80Q03M20120127" target="_blank">crollo dei consumi</a> che, nel corso di due anni, sono destinati a calare di quasi il 5%.  Un crollo così ampio da coinvolgere pesantemente non solo i beni durevoli ma  anche i <a href="http://bologna.repubblica.it/dettaglio-news/15:23/4104300" target="_blank">prodotti alimentari</a>. Nello stesso rapporto <a href="http://www.prometeia.it/it/media/comunicati-stampa/prometeia-presenta-a-bologna-il-br---strong-rapporto-di-previsione-strong----gennaio-2012.aspx?idC=63337&amp;idO=16721&amp;LN=it-IT" target="_blank">Prometeia</a> vi è scritto che, alla fine del 2014, i consumi alimentari saranno, in termini reali, inferiori del 9,6% rispetto a quelli del 2007.  Questo impressionante regresso è avvenuto in conseguenza di una caduta dei redditi delle famiglie così forte che i consumi stanno crollando anche in presenza di una sostanziosa diminuzione del tasso di risparmio. Una diminuzione  che ci ha già portato in pochi anni dal primo all&#8217;ultimo posto nella classifica del risparmio tra i grandi paesi europei.</p>
<p>Approfondendo tutti questi dati troviamo inoltre l&#8217;evidenza (dolorosa anche se non sorprendente) che la riduzione del reddito disponibile si è concentrata maggiormente sulle <a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=44642&amp;sez=HOME_ECONOMIA&amp;npl=&amp;desc_sez=" target="_blank">fasce  più basse</a>.</p>
<p>Il paese sta quindi diventando <a href="http://www.agi.it/in-primo-piano/notizie/201201252124-ipp-rt10315-famiglie_piu_povere_i_redditi_tornano_agli_anni_90" target="_blank">più povero e più ingiusto</a>. D&#8217;altra parte non potrebbe essere altrimenti dato che, negli ultimi anni, soprattutto in conseguenza delle profonde ristrutturazioni dell&#8217;apparato industriale, abbiamo perso quasi <a href="http://www.rassegna.it/articoli/2011/12/15/81152/italia-in-recessione-persi-1-milione-di-posti-di-lavoro" target="_blank">ottocentomila posti di lavoro</a>. Altri purtroppo ne dovremo perdere nel prossimo futuro, anche se una grande parte delle ristrutturazioni è già stata compiuta. Solo una minima percentuale della perdita di occupazione può essere infatti compensata dall&#8217;aumento della domanda di cura alle persone, soprattutto dovuto all&#8217;invecchiamento della popolazione.</p>
<p>L&#8217;unico elemento positivo è dato dalle prospettive delle esportazioni, sperando naturalmente che la debolezza delle economie europee non si accompagni al rafforzamento dell&#8217;euro che, nonostante i recenti assestamenti, mi sembra essere ancora sopravvalutato.</p>
<p>Ho riportato tutti questi dati non certo per confondere ulteriormente il lettore e nemmeno per demoralizzarlo. Essi mettono semplicemente in rilievo che il necessario e non procrastinabile <a href="http://www.governo.it/Notizie/Palazzo%20Chigi/dettaglio.asp?d=65689" target="_blank">aggiustamento della nostra economia</a> deciso dal governo Monti ha obbligato il nostro paese a sacrifici molto pesanti e che questi sacrifici saranno prolungati anche in futuro.</p>
<p>Abbiamo fatto cioè <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/litalia-ha-fatto-il-suo-dovere-ora-tocca-agli-altri_4274.html" target="_blank">tutti i compiti</a> che i vari maestri ci avevano assegnato. A questo punto abbiamo il diritto di sapere  se e quando se ne manifesteranno gli effetti positivi. Ci attendiamo perciò che i prossimi <a href="http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=161126" target="_blank">vertici europei</a> non si concludano con misure insufficienti e talmente vaghe nella loro fase di attuazione, da non arrestare il gioco della speculazione, rinviando alle calende greche ogni prospettiva di ripresa europea.</p>
<p>Il fatto che anche la Germania veda <a href="http://borsaitaliana.it.reuters.com/article/foreignNews/idITL5E8CU1DG20120130" target="_blank">peggiorare</a> le proprie prospettive e che il presidente Obama sia <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-11-28/vertici-missione-casa-bianca-083204.shtml?uuid=AaCWBJPE" target="_blank">visibilmente preoccupato</a> per i possibili effetti negativi di una recessione europea sulle elezioni americane dovrebbe spingere verso una politica che, attraverso una maggiore solidarietà, avvicini finalmente la fine della crisi e prepari la ripresa.</p>
<p>Dati i precedenti non sono troppo ottimista che questo avvenga in fretta. Per ora mi basta che i leader europei siano convinti che, fra i compiti da fare, non vi sia quello di fare testamento.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Stop alla deriva populistica di Orban: quando l&#8217;Europa fa sentire la propria voce, viene ascoltata</title>
		<link>http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/stop-alla-deriva-populistica-di-orban-quando-leuropa-fa-sentire-la-propria-voce_4432.html</link>
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		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 06:43:31 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Italia]]></category>
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		<category><![CDATA[Ungheria]]></category>

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		<description><![CDATA[Il caso Ungheria
Il vento Poulista che soffia in Europa
Articolo di Romano prodi su Il Messaggero del 22 gennaio 2012
Sempre travolti dai problemi dell’Euro abbiamo con una certa leggerezza trascurato un’altra importante partita che si svolge non lontano dai nostri confini, una partita che si esprime nella crescente tensione fra l’Ungheria e le istituzioni europee. Una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4439" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2012/01/02-01-2012-demo-in-budapest.jpg"><img class="size-medium wp-image-4439" title="Dimostrazioni contro Victor Orban a Budapest " src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2012/01/02-01-2012-demo-in-budapest-300x197.jpg" alt="Dimostrazioni contro Victor Orban a Budapest " width="300" height="197" /></a><p class="wp-caption-text">Dimostrazioni contro Victor Orban a Budapest </p></div>
<p>Il caso Ungheria<br />
<strong>Il vento Poulista che soffia in Europa</strong></p>
<p>Articolo di Romano prodi su <strong><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2012/01/2012012202113600215.PDF">Il Messaggero</a></strong> del 22 gennaio 2012</p>
<p>Sempre travolti dai problemi dell’Euro abbiamo con una certa leggerezza trascurato un’altra importante partita che si svolge non lontano dai nostri confini, una partita che si esprime nella crescente tensione fra l’Ungheria e le istituzioni europee. Una partita molto importante perché non riguarda specificamente interessi economici ma le fondamentali regole democratiche e di convivenza sulle quali si basa l’Unione Europea.</p>
<p>I fatti sono molto semplici. Anche in conseguenza di  molti anni di forti tensioni politiche e di cattiva amministrazione dell’economia del paese, <a href="http://blog.panorama.it/mondo/2012/01/18/ungheria-viktator-orban-imbarazza-leuropa-il-ritratto/" target="_blank">Viktor Orban</a> ha vinto due anni fa le elezioni ungheresi con una <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Hungarian_parliamentary_election,_2010" target="_blank">maggioranza schiacciante</a>. Una maggioranza da lui utilizzata per una radicale e progressiva <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Constitution_of_Hungary">riforma della costituzione</a>. Un passo indubbiamente necessario, data l’inadeguatezza della costituzione precedente ma che è stato utilizzato da Orban per <a href="http://www.bbc.co.uk/news/world-europe-16549259" target="_blank">cambiare in senso autoritario</a> e fortemente nazionalistico le leggi fondanti dell’Ungheria.</p>
<p>Simbolica di questo passaggio è stata la proposta di estendere la cittadinanza ungherese anche a coloro che, essendo di etnia magiara, vivono al di fuori dei confini del paese, risuscitando in tale modo il <a href="http://www.france24.com/en/20110418-hungary-parliament-adopts-disputed-new-constitution-viktor-orban-fidez" target="_blank">nazionalismo della grande Ungheri</a>a e seminando panico nei paesi, come la Slovacchia e la Romania, dove vivono numerosi cittadini di origine magiara. Lo slogan di Orban, che l’Ungheria è responsabile del destino degli ungheresi che vivono oltre i suoi confini, è già di per se stesso un <a href="http://www.france24.com/en/20120117-hungary-eu-constitutional-reform-legal-action-barroso-orban-authoritarian" target="_blank">elemento di turbamento</a> dei rapporti all’interno dell’Unione europea, rapporti che debbono essere gestiti in modo cooperativo e nel rispetto delle sovranità di tutti.</p>
<p>Al nazionalismo etnico si è ovviamente accompagnato il nazionalismo economico, che ha portato ad azioni mirate contro le imprese straniere e ad una tensione crescente nei rapporti con la Banca Centrale Europea.</p>
<p>E’ interessante notare che Orban era entrato in politica con una piattaforma estremamente liberista che, durante il suo precedente mandato da primo ministro nella seconda parte degli anni novanta, imponeva con enfasi a tutti i suoi colleghi, i quali ( me compreso) dovevano sorbirsi vere e proprie lezioni sulle eterne e indefettibili regole dell’economia di mercato.</p>
<p>Ed è perciò importante notare che questo <a href="http://stream.aljazeera.com/story/authoritarianism-returning-hungary-0021987" target="_blank">nazionalismo aggressivo ed enfatico</a> per cui “nessuno al mondo potrà mai dire ai rappresentanti del popolo ungherese come possono o non possono votare” è stata proprio la piattaforma che ha permesso a Orban di vincere in modo trionfale le elezioni del 2010.</p>
<p>Siamo tuttavia ben consapevoli che, quando si cavalca la tigre del nazionalismo, si sa da dove si parte ma  non si sa mai dove si arriva. Su quest’onda è infatti cominciata da parte di Orban un’azione progressivamente restrittiva delle libertà dei media, della possibilità di espressione degli oppositori  e infine, come fatalmente avviene in questi casi, delle competenze delle fondamentali istituzioni democratiche del paese. A farne le spese sono stati i ruoli della corte suprema e della banca centrale, sempre più sottoposti alla forza ormai incontrollata del potere esecutivo.</p>
<p>Di fronte a questa evoluzione, le istituzioni europee sono rimaste <a href="http://www.forexinfo.it/Ungheria-democrazia-in-pericolo" target="_blank">per molto tempo mute</a> e sorde ma, finalmente, nelle ultime settimane, <a href="http://it.euronews.net/2012/01/18/gli-eurodeputati-contro-viktor-orban-pesanti-critiche-al-governo-nazionalista-/" target="_blank">la voce dell’Europa</a> si è cominciata a sentire. Una voce sempre più forte e chiara nel sostenere il principio che le leggi e i comportamenti dei paesi membri debbono riflettere i comuni valori europei. Le autorità comunitarie non debbono quindi  limitarsi ad analizzare gli aspetti tecnici delle decisioni dei paesi,  ma sono obbligate a valutarne le conseguenze sull’evoluzione delle regole democratiche, sulle  relazioni fra governi e opposizioni e sui rapporti fra lo stato e la società civile. <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-01-03/ungheria-migliaia-piazza-manifestare-192047.shtml?uuid=AaaZGVaE" target="_blank">L’Unione Europea</a>, pur nel rispetto della sovranità dei paesi membri, si deve infatti assumere il compito di garantire in essi l’applicazione dei principi democratici.</p>
<p>Almeno per una volta questa dichiarazione di assunzione di responsabilità da parte dell’Unione Europea si è accompagnata a <a href="http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=160755" target="_blank">misure concrete</a>. Da un lato sono stati sospesi gli aiuti di cui l’Ungheria ha necessità per affrontare con qualche possibilità di successo la sua drammatica crisi economica e, dall’altro, è stato annunciato l’inizio di una<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/17/ungheria-risponde-alla-svolta-autoritaria-orban-aperta-procedura-dinfrazione/184466/" target="_blank"> procedura di infrazione</a> riguardo alle decisioni volte a limitare l’indipendenza della Corte Suprema e della Banca Centrale d’Ungheria.</p>
<p>Un po’ di bastone e un po’ di carota <a href="http://www.agi.it/in-primo-piano/notizie/201201181027-ipp-rt10040-ungheria_orban_pronto_a_negoziare_nuove_leggi_con_bruxelles" target="_blank">hanno spinto</a> Orban ad un’<a href="http://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/voceeurodeputati/2012/01/18/visualizza_new.html_46169683.html" target="_blank">apertura politica</a> di cui negli scorsi mesi non vi era traccia. Fra due giorni si svolgeranno infatti a Bruxelles  <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2012/01/20/visualizza_new.html_47062521.html" target="_blank">incontri  dedicati</a> a preparare la soluzione di problemi che sembravano destinati a diventare insolubili e quindi drammatici.</p>
<p>E’ troppo presto per cantare vittoria, ma vi sono almeno elementi sufficienti  per dire che quando le istituzioni europee ( soprattutto la Commissione e il Parlamento) fanno sentire la propria voce, finiscono con l’essere ascoltate. Mi auguro perciò che la voce dell’Europa si faccia sentire più spesso in futuro e che essa  sia sempre più capace di regolare i comportamenti non solo dell’Ungheria ma di tutti i membri dell’Unione.</p>
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		<title>Πρόντι: Όποιος παίζει με την Ελλάδα παίζει με όλους</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 11:42:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[«Είναι η ώρα της αλληλεγγύης»
Πρόντι: Όποιος παίζει με την Ελλάδα παίζει με όλους
Dichiarazione di Romano Prodi alle agenzie di stampa greche del 19 gennaio 2012: &#8220;Chi gioca contro la Grecia, gioca contro tutta l&#8217;Europa&#8220;

«Είναι η ώρα της αλληλεγγύης. Προσέξτε, όποιος παίζει με την Ελλάδα, παίζει με όλους» δηλώνει στο Αθηναϊκό Πρακτορείο Ειδήσεων ο πρώην πρόεδρος [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2012/01/domino.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4450" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2012/01/domino-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>«Είναι η ώρα της αλληλεγγύης»<br />
<strong>Πρόντι: Όποιος παίζει με την Ελλάδα παίζει με όλους</strong></p>
<p><em>Dichiarazione di Romano Prodi alle agenzie di stampa greche del 19 gennaio 2012: &#8220;<a href="http://www.protothema.gr/economy/article/?aid=171884" target="_blank"><strong>Chi gioca contro la Grecia, gioca contro tutta l&#8217;Europa</strong></a>&#8220;</em><strong><br />
</strong></p>
<p>«<a href="http://www.skai.gr/news/finance/article/192191/r-prodi-opoios-paizei-me-tin-ellada-paizei-me-olous/" target="_blank">Είναι η ώρα της αλληλεγγύης</a>. Προσέξτε, όποιος παίζει με την Ελλάδα, παίζει με όλους» δηλώνει στο Αθηναϊκό Πρακτορείο Ειδήσεων ο πρώην πρόεδρος της Ευρωπαϊκής Επιτροπής και Ιταλός πρώην πρωθυπουργός, <a href="http://www.metrogreece.gr/ArticleDetails/tabid/82/ArticleID/59828/Default.aspx" target="_blank">Ρομάνο Πρόντι</a>.</p>
<p>«<a href="http://www.amna.gr/articleview2.php?id=7249" target="_blank">Δεν θέλω να κάνω προβλέψεις</a> σχετικά με τη στάση της σημερινής ευρωπαϊκής ηγεσίας, αλλά είμαι βέβαιος ότι βρίσκεται ενώπιον μιας μεγάλης ευθύνης σε ό,τι αφορά τις αποφάσεις, που πρέπει να ληφθούν» προσθέτει, επισημαίνοντας πως «<a href="http://www.imerisia.gr/article.asp?catid=12336&amp;subid=2&amp;pubid=112804098" target="_blank">η Ελλάδα κάνει θυσίες και λαμβάνει μέτρα πολύ επώδυνα</a>. Όλα αυτά, όσοι κρατούν τα σκήπτρα αυτή τη στιγμή, πρέπει να τα λάβουν οπωσδήποτε υπόψη τους».</p>
<p>Σε ό,τι αφορά τη στάση της Γερμανίας και ολόκληρης της Ευρωπαϊκής Ένωσης διατυπώνει έντονες επικρίσεις: «<a href="http://www.kathimerini.gr/4dcgi/_w_articles_kathremote_1_19/01/2012_423222" target="_blank">Αυτή τη στιγμή λείπει η γενικότερη αίσθηση</a> τού τι σημαίνει Ιστορία. Η ελληνική κρίση στο παρελθόν μπορούσε να λυθεί πολύ εύκολα. Σήμερα, είναι απόλυτα αναγκαίες αλληλέγγυες παρεμβάσεις. Η δε Γερμανία δεν πρέπει να ξεχάσει την ευρωπαϊκή υποστήριξη κατά τη <a href="http://gr.news.yahoo.com/%CF%80%CF%81%CF%8C%CE%BD%CF%84%CE%B9-%CF%8C%CF%80%CE%BF%CE%B9%CE%BF%CF%82-%CF%80%CE%B1%CE%AF%CE%B6%CE%B5%CE%B9%CE%BC%CE%B5-%CF%84%CE%B7%CE%BD-%CE%B5%CE%BB%CE%BB%CE%AC%CE%B4%CE%B1-%CF%80%CE%B1%CE%AF%CE%B6%CE%B5%CE%B9-%CE%BC%CE%B5-%CF%8C%CE%BB%CE%BF%CF%85%CF%82-171038288.html" target="_blank">φάση της ανοικοδόμησής της</a>».</p>
<p>Ειδικότερα για τη Γερμανία, σημειώνει: «Ανησυχώ όταν ακούω τη Γερμανία να μας λέει, και σε εμάς τους Ιταλούς, ότι πρέπει να πετύχουμε μόνοι μας τους επιβεβλημένους και αναγκαίους οικονομικούς στόχους. Διότι, σε περίπτωση αποτυχίας και χρεοκοπίας του ευρώ -που δεν νομίζω ότι, τελικώς, θα σημειωθεί- θα πληρώσει σοβαρές συνέπειες και η Γερμανία. <a href="http://www.ert.gr/ellada/item/2160-R-Pronti-%C2%ABOpoios-paizei-me-thn-Ellada,-paizei-me-oloys%C2%BB" target="_blank">Θα ήταν η πρώτη που θα έβγαινε χαμένη από μια τέτοια εξέλιξη</a>».</p>
<p>Καταλήγοντας τονίζει πως «η έξοδος της Ελλάδας από το ευρώ και μια τυχόν χρεοκοπία θα ήταν ιδιαίτερα αρνητική εξέλιξη για όλα τα κράτη-μέλη της Ευρωζώνης». Επιπλέον, επαναλαμβάνει τη θέση του υπέρ της έκδοσης ευρωομολόγων αλλά και ενίσχυσης της Ευρωπαϊκής Κεντρικής Τράπεζας: «Είμαι βαθύτατα πεπεισμένος ότι ολόκληρη η Ευρωζώνη χρειάζεται οπωσδήποτε την έκδοση ευρωομολόγων και την άμεση, ουσιαστική ενίσχυση της Ευρωπαϊκής Κεντρικής Τράπεζας, διότι όσο δεν υπάρχει μια ισχυρή Κεντρική Τράπεζα, όπως στην Αμερική, η κερδοσκοπία θα συνεχίσει να επιτίθεται στις χώρες μας. Αν η Ευρώπη δεν αντιταχθεί ενωμένη στην επίθεση των κερδοσκόπων, θα χάσει το παιχνίδι. Αυτό είναι το κεντρικό μήνυμα, που πρέπει <a href="http://troktiko.eu/2012/01/pronti-opoios-paizei-me-thn-ellada-paizei-me-olous/" target="_blank">να κατανοήσει η Γερμανία</a>».</p>
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		<title>Limitare, una volta per tutte, il potere delle agenzie di rating</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Jan 2012 06:24:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Le agenzie di rating
Quei giudizi inaccettabili sull&#8217;Italia
Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 15 gennaio 2012
Anche per me, come ha ben scritto Oscar Giannino su queste stesse colonne, la prima reazione al declassamento dei titoli europei è stata di profonda irritazione. La seconda, più meditata, è stata di un&#8217;irritazione ancora maggiore.
Credo infatti che sia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4415" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2012/01/ParisSP.jpg"><img class="size-medium wp-image-4415" title="Proteste sotto la sede parigina di S.&amp;P." src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2012/01/ParisSP-300x199.jpg" alt="Proteste sotto la sede parigina di S.&amp;P." width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">Proteste sotto la sede parigina di S.&amp;P.</p></div>
<p>Le agenzie di rating<br />
<strong>Quei giudizi inaccettabili sull&#8217;Italia</strong></p>
<p>Articolo di Romano Prodi su <a href="http://www.difesa.it/Sala_Stampa/rassegna_stampa_online/Pagine/PdfNavigator.aspx?d=15-01-2012&amp;pdfIndex=51" target="_blank"><strong>Il Messaggero</strong></a> del 15 gennaio 2012</p>
<p>Anche per me, come ha ben scritto Oscar Giannino su queste stesse colonne, la prima reazione al declassamento dei titoli europei è stata di <a href="http://www.difesa.it/Sala_Stampa/rassegna_stampa_online/Pagine/PdfNavigator.aspx?d=14-01-2012&amp;pdfIndex=62" target="_blank">profonda irritazione</a>. La seconda, più meditata, è stata di un&#8217;irritazione ancora maggiore.</p>
<p>Credo infatti che sia ora di limitare, una volta per tutte, il potere delle agenzie di rating che ormai sopravanza quello degli stati e delle istituzioni internazionali. E&#8217; vero, come dicono molti esperti e come ha ripetuto ieri il ministro tedesco dell&#8217;Economia, che il loro ruolo non va sopravvalutato ma questo è solo un pio desiderio.</p>
<p>Quando il giudizio di queste agenzie manda alle stelle il tasso di interesse dei buoni del Tesoro, taglia le gambe alla capacità di credito delle banche e fa strage delle quotazione delle borse, diventa difficile farci credere che il loro potere sia sopravvalutato.</p>
<p>Il loro giudizio <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-10-21/draghi-meno-dipendenza-rating-063658.shtml?uuid=AYlZKLcC" target="_blank">mette infatti a rischio</a> il lavoro dei governi e i sacrifici di decine o centinaia di milioni di persone.<br />
Negli ultimi mesi le agenzie di rating hanno spesso avuto un ruolo più importante di quello giocato da parlamenti e governi e, ancora più spesso, <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2011-08-16/prodi-agenzie-americane-sono-164618.shtml?uuid=AaFKrkwD" target="_blank">hanno vanificato i risultati</a> delle decisioni prese dagli stessi parlamenti e governi.</p>
<p>Non voglio arrivare al punto di affermare che le scelte dei tempi e dei modi degli interventi siano finalizzati a esaltare la loro imparzialità di giudizio e fare con questo dimenticare il dieci e lode che esse hanno attribuito a <a href="http://spazioinwind.libero.it/cobas/nelmondo/Enron%202.htm" target="_blank">Enron</a>, <a href="http://www.movimentoconsumatori.it/contents.asp?id=285" target="_blank">Lehman Brothers</a> o <a href="http://parma.repubblica.it/cronaca/2011/07/05/news/parmalat_standard_poor_s_condannata_a_restituire_parcelle-18719885/" target="_blank">Parmalat</a> alla vigilia del loro fallimento.</p>
<p>Tuttavia <a href="http://www.ultimaora.net/notizie-economia-e-finanza/le-agenzie-di-rating-vanno-daccordo-tra-loro.html" target="_blank">non possiamo permettere</a> che il nostro futuro ed il futuro delle nostre istituzioni democratiche sia progressivamente delegato a strutture che non solo sono fallibili per definizione ma che, pur correttamente, perseguono interessi che sono quelli dei loro azionisti, dei loro dirigenti e dei gruppi finanziari ad esse pur legittimamente collegati. Interessi che, anche se mediati da severe regole e procedure, difficilmente possono essere considerati interessi generali.</p>
<p>Come ha detto Mario Draghi, bisogna quindi <a href="http://finanza.repubblica.it/News_Dettaglio.aspx?code=698&amp;dt=2011-12-19&amp;src=TLB" target="_blank">ridurre il peso di queste agenzie</a> e definire un robusto quadro normativo che ne <a href="http://www.ilgiornale.it/interni/draghi_euro_irreversibile_eccessivo_peso_rating/20-12-2011/articolo-id=563309-page=0-comments=1" target="_blank">disciplini l&#8217;operato</a>.</p>
<p>Il primo strumento è naturalmente quello di <a href="http://www.romanoprodi.it/interviste/leuro-e-uno-scudo-non-si-torna-indietro_1499.html" target="_blank">rompere il potere esclusivo</a> delle tre imprese che dominano il mercato aggiungendo ad esse nuovi protagonisti, siano essi europei, cinesi o di qualsiasi altra provenienza.</p>
<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2012/01/action-sends-new-signal-of-trouble-in-euro-zone.jpg"><img class="size-medium wp-image-4417 alignleft" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2012/01/action-sends-new-signal-of-trouble-in-euro-zone-300x212.jpg" alt="" width="300" height="212" /></a>Questo passo non è tuttavia sufficiente perché, se la capacità di giudizio sull&#8217;andamento delle aziende può essere delegata al potere esclusivo di imprese commerciali, questo non può avvenire quando si tratta di giudicare e quindi determinare il futuro di interi paesi o dell&#8217;intero pianeta. E&#8217;perciò necessario disporre di un&#8217;autorità soprannazionale che sia almeno in grado di affiancare il proprio giudizio a quello delle società di rating. Bisogna cioè che, a livello mondiale, il Fondo Monetario Internazionale assuma competenze e potere non solo per valutare  le politiche economiche dei diversi paesi ma anche, di conseguenza, per esprimere un vero e proprio voto sull&#8217;affidabilità del loro debito. Questo giudizio è diventato un problema di sovranità e le istituzioni internazionali debbono fare in modo che questo potere sia almeno usato in maniera bilanciata.</p>
<p>E&#8217; infatti <a href="http://www.standardandpoors.com/ratings/articles/en/us/?articleType=HTML&amp;assetID=1245327294763" target="_blank">inammissibile sentire affermare</a> che il <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-01-14/monti-europa-essere-sotto-081146.shtml?uuid=AaMyowdE" target="_blank">governo italiano</a> ha fatto cose egregie ma che la sua futura forza politica è opinabile e che quindi ( di conseguenza) è bene che gli investitori  stiano lontani dai titoli pubblici italiani. E desta stupore che, dopo avere espresso critiche all&#8217;operato di queste società, il presidente dell&#8217;Eurogruppo si auguri che il Fondo Salvastati riesca a mantenere la sua tripla A.</p>
<p><a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/perche-gli-speculatori-attaccano-leuropa-ma-non-gli-usa_3491.html" target="_blank">Le follie</a> a cui negli scorsi mesi abbiamo assistito hanno avuto tuttavia almeno due conseguenze potenzialmente positive, anche se non certamente volute.</p>
<p>La prima è che l&#8217;<a href="http://www.asca.it/news-Euro__ogni_risalita_sembra_buona_per_venderlo_(analisi_Fxcm)-1112618-ECO.html" target="_blank">Euro ha finalmente ceduto</a> un po&#8217; di valore di fronte al dollaro, favorendo con questo le nostre esportazioni al di fuori dell&#8217;Europa, esportazioni sulle quali dobbiamo soprattutto contare in attesa di qualche futuro risveglio della domanda interna italiana ed europea.</p>
<p>La seconda è che anche la <a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=43774&amp;sez=HOME_INITALIA&amp;npl=&amp;desc_sez=" target="_blank">Francia è ora costretta</a> ad ammettere che l&#8217;attacco ai paesi deboli dell&#8217;Euro è <a href="http://www.liberoquotidiano.it/news/904916/Sarkozy-scarica-la-Merkel-Parigi-sta-con-Monti.html" target="_blank">rivolto anche a Lei</a>. Non penso nemmeno lontanamente che mal comune sia mezzo gaudio ma spero che la Francia comprenda finalmente che il suo ruolo non è quello di costruire un debole e insufficiente contrappeso alla Germania, ma di rendersi protagonista di un nuovo e più forte legame fra i paesi europei e di fare capire alla Germania che la fine dell&#8217;Euro causerebbe anche <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/se-la-grande-germania-capisse-quanto-e-piccola_1935.html" target="_blank">il declino della grande</a> prosperità tedesca</p>
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		<title>“Cento euro senza ricevuta o centocinquanta con la ricevuta?&#8221;</title>
		<link>http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/%e2%80%9ccento-euro-senza-ricevuta-o-centocinquanta-con-la-ricevuta_4333.html</link>
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		<pubDate>Sun, 08 Jan 2012 06:22:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La crisi del debito
Europa e Fisco, segnali di svolta
Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 8 gennaio 2012
Avevano chiesto all’Italia di fare i compiti a casa e noi abbiamo obbedito con puntualità. E li abbiamo fatti proprio tutti, compresa la versione di latino e i problemi di aritmetica sui quali ci eravamo impasticciati la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2012/01/740440440.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4343" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2012/01/740440440-300x250.jpg" alt="" width="300" height="250" /></a>La crisi del debito</p>
<p><strong>Europa e Fisco, segnali di svolta</strong></p>
<p>Articolo di Romano Prodi su <a href="http://www.difesa.it/Sala_Stampa/rassegna_stampa_online/Pagine/PdfNavigator.aspx?d=08-01-2012&amp;pdfIndex=45" target="_blank"><strong>Il Messaggero</strong></a> del 8 gennaio 2012</p>
<p>Avevano chiesto all’Italia di <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/la-germania-non-ha-alcun-titolo-per-fare-la-maestrina_4241.html" target="_blank">fare i compiti a casa</a> e noi abbiamo <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/litalia-ha-fatto-il-suo-dovere-ora-tocca-agli-altri_4274.html" target="_blank">obbedito con puntualità</a>. E li abbiamo fatti proprio tutti, compresa la versione di latino e <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/ogliere-di-mezzo-questo-governo-per-recuperare-la-fiducia-del-sistema-finanziario-internazionale_4064.html" target="_blank">i problemi di aritmetica</a> sui quali ci eravamo <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/manovra-basta-riempirci-di-parole-a-cui-nessuno-crede_3657.html" target="_blank">impasticciati la scorsa estate</a> presentando risultati sempre diversi e fra loro contradditori. Come apertamente riconoscono i governanti europei, il bilancio pubblico italiano si presenta in ordine ed il deficit ci pone fra i paesi più in regola, ben avanti rispetto alla Spagna e la Francia. Tutto questo dovrebbe dare garanzie sufficienti, anche in presenza del macigno del debito che ci portiamo da trent’anni sulle spalle ma di cui abbiamo sempre correttamente sopportato il peso degli interessi.</p>
<p>Nonostante tutto questo la tempesta continua, <a href="http://www.corriere.it/economia/12_gennaio_06/borsa-rialzo_5f558a9a-383d-11e1-86b7-c754a63c4545.shtml" target="_blank">il famoso spread</a> aumenta con una progressione che, se ripetuta nel futuro, renderà davvero insostenibile il peso del debito. Accanto a questo si è costruito un meccanismo infernale per cui le nostre banche ( pur essendo sostanzialmente meno inquinate da titoli tossici rispetto a quelle estere) vengono obbligate ad esorbitanti aumenti di capitale e vengono regolarmente bastonate ogni volta che mettono in atto gli aumenti medesimi.</p>
<p>Qualche mese fa si poteva dire che <a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/doveroso-lammonimento-della-bce-al-governo-italiano-arrivato-nel-massimo-del-caos-assoluto_3805.html" target="_blank">l’Italia veniva punita</a> per i suoi <a href="http://www.romanoprodi.it/comunicati/il-momento-e-drammatico-ogni-ritardo-puo-avere-conseguenze-irreversibili-per-lintero-paese_4073.html" target="_blank">comportamenti anomali</a> ma oggi può nascere il sospetto di essere puniti proprio perché facciamo il nostro dovere.<br />
Il fatto vero è che non siamo né puniti né premiati ma che in Europa <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/leuro-ci-ha-protetto-ora-facciamo-leuropa_4318.html" target="_blank">ognuno va per conto suo</a>, seguendo gli <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/il-prezzo-del-non-decidere-come-la-germania-ci-ha-spinto-nel-tunnel_4185.html" target="_blank">umori quotidiani</a> del proprio elettorato. Nonostante i ripetuti vertici, le divergenze sono continuamente aumentate. Il risultato è che le uniche decisioni prese riguardano la diminuzione del deficit: decisioni necessarie e sacrosante ma che, imposte in modo indiscriminato e senza misure di rilancio, non possono che portare ad un aggravamento della situazione economica. Per quanto riguarda l’Italia, le previsioni, già tristemente orientate <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/l%E2%80%99italia-si-dovra-preparare-a-un-anno-col-segno-meno-nessuna-crescita-senza-un-nuovo-patto-europeo_4290.html" target="_blank">verso il segno meno</a> per tutto l’anno in corso, sono continuamente <a href="http://www.tmnews.it/web/sezioni/top10/20111229_141825.shtml" target="_blank">corrette al ribasso</a>. Se si parla di un <a href="http://www.repubblica.it/economia/2011/12/22/news/italia_recessione_effetti-27031568/?rss" target="_blank">calo del due per cento</a> del reddito si passa quasi per ottimisti. Continuando così l’esito è segnato.</p>
<p>Mi sembra tuttavia che qualcosa si stia muovendo ed è l’atteggiamento della Francia. Da tanti mesi era evidente che i vertici a due fra <a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/ora-lasciamo-lavorare-monti-lasse-merkozy-e-sbagliato-e-non-ha-risolto-niente_4150.html" target="_blank">Francia e Germania</a> mettevano solo in luce una crescente disparità fra i due paesi. Come ho più volte sottolineato, l’interesse francese non è più quello di reggere l’impossibile confronto con la Germania ma di costituire la forza aggregante di una nuova solidarietà europea comprendente un vasto numero di paesi, a cominciare dall’Italia e dalla Spagna.</p>
<p>Forse spinto dal progressivo evidenziarsi delle proprie debolezze, forse convinto della serietà delle intenzioni italiane, il presidente Sarkozy sembra finalmente orientarsi verso questa politica di <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2012/gennaio/07/Monti_Sarkozy_asse_per_euro_co_8_120107037.shtml" target="_blank">forzata ed interessata solidarietà</a> nei confronti dell’Italia. L’incontro di Parigi fra <a href="http://www.youtube.com/watch?v=3nZX-dgK6AY&amp;feature=related" target="_blank">Sarkozy e Monti</a> è, a mio parere, più importante dell’interpretazione che ne è stata data: Essa denota infatti un cambiamento nell’analisi della realtà europea che può preparare una strategia di lotta contro la crisi di cui non sono stati capaci gli asfittici vertici degli scorsi mesi. Una politica che, se vuole avere risultati positivi, dovrà per forza adottare gli strumenti necessari allo scopo, e cioè l’<a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/la-missione-di-draghi-alla-bce-non-usare-linflazione-per-uscire-dalla-crisi_3104.html" target="_blank">allargamento dei poteri</a> della Banca Centrale Europea e l’emissione degli <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/eurounionbond-per-la-nuova-europa_3598.html" target="_blank">Eurobonds</a>, con tutte le garanzie necessarie per tranquillizzare i risparmiatori tedeschi. Può nascere insomma  una solidarietà interessata, capace di imprimere all’Europa una politica non esclusivamente depressiva come quella che la Germania ha imposto nello scorso anno. L’incontro di Parigi dimostra che l’Italia ha ancora le carte in mano per entrare tra i protagonisti di questa possibile nuova politica.</p>
<p>Per ricoprire questo ruolo abbiamo naturalmente <a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/monti-e-persona-coerente-e-severa-ridara-credibilita-allitalia_4127.html" target="_blank">bisogno di credibilità</a>, di essere cioè capaci di diminuire anno per anno, con la pazienza e la laboriosità delle formiche, il nostro debito. Questo naturalmente non può avvenire con un ulteriore inasprimento delle imposte, già vicine al limite di rottura. Diventa perciò assolutamente prioritaria la guerra contro l’evasione fiscale, anche se gli episodi di questi giorni dimostrano purtroppo che non tutti ne sono convinti.</p>
<p>Di fronte a una semplice e doverosa applicazione delle norme di legge che obbligano al <a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/si-accorgono-solo-ora-che-levasione-e-vastissima-e-questa-che-produce-il-deficit_3747.html" target="_blank">controllo sull’evasione fiscale</a> si è infatti scatenata una forsennata contesa sui modi (forse poco aggraziati) con cui sono avvenuti i doverosi controlli. Si è arrivati al punto di indicare come colpevole l’Agenzia delle Entrate, che ha fatto solo il proprio dovere, con un azione che mi auguro prolungherà nel tempo ed estenderà nello spazio. E mi auguro anche che tutti coloro che hanno un ruolo educativo prendano <a href="http://www.ilmessaggero.it/video.php?id=13743" target="_blank">sul serio le parole</a> dette ieri dal Presidente Monti, che ci ha ricordato che <a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=175924&amp;sez=HOME_INITALIA" target="_blank">le mani in tasca agli Italiani</a> non le mette lo Stato ma le mettono gli evasori. Perchè l’evasione è una violazione dei principi etici e di solidarietà. La vera debolezza italiana non è infatti la mancanza di risorse ma è quella di vivere in un paese in cui <a href="http://www.unita.it/culture/evasore-a-chi-non-si-faccia-br-il-gioco-dei-polli-di-trilussa-1.300101" target="_blank">è normale chiedere</a> “cento euro senza ricevuta o centocinquanta con la ricevuta”.</p>
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		<title>The Euro will be one of the landmarks for the world economy</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jan 2012 00:38:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ll</dc:creator>
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		<description><![CDATA[The flowers that launched the Euro
Simona Volta interviews Romano Prodi on Euronews of January 2nd 2012
To mark the anniversary of the arrival of the euro in the form of notes and coins, euronews spoke with Romano Prodi, who in 2002 was President of the European Commission

Simona Volta: “On the first of January we celebrated an [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2012/01/logo.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4355" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2012/01/logo-300x246.jpg" alt="" width="300" height="246" /></a><strong>The flowers that launched the Euro</strong></p>
<p>Simona Volta interviews Romano Prodi on <a href="http://www.euronews.net/2012/01/02/the-flowers-that-launched-the-euro/" target="_blank"><strong>Euronews</strong></a> of January 2nd 2012</p>
<p>To mark the anniversary of the <a href="http://m.sky.it/tg24/economia/2011/12/03/crisi_euro_blob_dichiarazioni_nascita_moneta_unica_2001_monti_prodi_berlusconi_bersani_bossi" target="_blank">arrival of the euro</a> in the form of notes and coins, euronews spoke with Romano Prodi, who in 2002 was President of the European Commission<br />
<em><br />
Simona Volta: “On the first of January we celebrated an important anniversary. Ten years ago euro bank notes and coins came into circulation: the new European currency for 11 Countries. To mark this anniversary, we are joined from Rome by Romano Prodi. I would like to start by asking how you felt at that time?”</em></p>
<p>Romano Prodi: “I’ve have many political memories but just one emotional memory. In Vienna during New Year Eve I was with the Austrian Chancellor. On the stroke of midnight we made the first purchase with the euro. The first legal purchase: we bought <a href="http://www.repubblica.it/online/economia/euroecco/feste/feste.html" target="_blank">a bunch of flowers for our wives</a>. And everyone was in the streets, in a joyful Vienna.</p>
<p>“On a small scale it’s the memory of something great. The personal emotion of an event, together with the awareness of its enormous importance. Because <a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/non-basta-leuro-ci-vogliono-riforme-e-politiche-comuni-ed-efficaci_3761.html" target="_blank">changing currency means changing the structure</a> of the State.”<br />
<em><br />
euronews: “What drove you all, what convinced you about the necessity to adopt a unique European currency?”</em></p>
<p>Prodi: “The same thing that convinces me even today – because <a href="http://www.romanoprodi.it/la-mia-visione-dei-fatti" target="_blank">I haven’t changed my mind</a>. I mean, if we want to build up a new Europe we have to put together the pillars of a modern State. And these pillars are: the army and the currency. With ‘army’ I mean foreign policy, defence and security, with currency an economic symbol.</p>
<p>“Of course we could start with one or with the other, but historically we had this possibility, because the economical side has developed more quickly. That’s why, in that precise moment, we pushed with all our strength (to reach the target)because if the economy isn’t unified and we don’t have a common currency we can’t face the future.”<br />
<em><br />
euronews: “Ten years after its birth the euro is experiencing its most difficult time. Do you see a future for the common currency?”</em></p>
<p>Prodi: “Well, the difficult moments were predictable. When we created the euro, my objection, as an economist (and I talked about it with Kohl and with all the heads of government) was: how can we have a common currency without shared financial, economical and political pillars? The wise answer was: for the moment we’ve made this leap forward. The rest will follow.</p>
<p>“Then instead came <a href="http://www.romanoprodi.it/interviste/oggi-mancano-i-leader-visionari-ma-leuropa-senza-leuro-sarebbe-barbara_4316.html" target="_blank">the Europe of fear</a>: fear of China, fear of immigrants, fear of globalisation. So it was clear that this crisis would arrive. But the euro is so important, it’s so convenient for everyone — especially Germany — that I’ve no doubt that the euro won’t just survive, but it will be one of the landmarks for the world economy.”</p>
<p>Video of the interview:<br />
<iframe src="http://player.vimeo.com/video/34778207" width="480" height="272" frameborder="0" webkitAllowFullScreen mozallowfullscreen allowFullScreen></iframe>
<p><a href="http://vimeo.com/34778207">Euronews &#8211; The flowers that launched the euro</a> from <a href="http://vimeo.com/romanoprodi">Romano Prodi</a> on <a href="http://vimeo.com">Vimeo</a>.</p>
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		<title>L&#8217;Euro ci ha protetto, ora facciamo l&#8217;Europa</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Dec 2011 06:03:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dossier 2002-2012
L&#8217;Euro ci ha protetto, ora facciamo l&#8217;Europa
Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 31 dicembre 2011
Dieci anni fa, allo scadere della mezzanotte tra il 31 dicembre del 2001  e il primo gennaio del 2002, ho compiuto, insieme al cancelliere  austriaco, il primo acquisto in euro. In un chiosco di una Vienna [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/12/euro.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4319" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/12/euro-300x279.jpg" alt="" width="300" height="279" /></a>Dossier 2002-2012</p>
<p><strong>L&#8217;Euro ci ha protetto, ora facciamo l&#8217;Europa</strong></p>
<p>Articolo di Romano Prodi su <a href="http://www.difesa.it/Sala_Stampa/rassegna_stampa_online/Pagine/PdfNavigator.aspx?d=31-12-2011&amp;pdfIndex=61" target="_blank"><strong>Il Messaggero</strong></a> del 31 dicembre 2011<br />
Dieci anni fa, allo scadere della mezzanotte tra il 31 dicembre del 2001  e il primo gennaio del 2002, ho compiuto, insieme al cancelliere  austriaco, <a href="http://www.repubblica.it/online/economia/euroecco/feste/feste.html" target="_blank">il primo acquisto in euro</a>. In un chiosco di una Vienna in  festa abbiamo comprato un beneaugurante mazzo di fiori per le nostre  rispettive consorti.</p>
<p>L&#8217;atmosfera gioiosa non era fuori luogo perchè, con quel gesto  simbolico, si celebrava un <a href="http://m.sky.it/tg24/economia/2011/12/03/crisi_euro_blob_dichiarazioni_nascita_moneta_unica_2001_monti_prodi_berlusconi_bersani_bossi" target="_blank">avvenimento di importanza storica</a>: per la  prima volta un folto gruppo di Paesi abbandonava la propria moneta per  abbracciare una valuta comune. Con questa decisione essi rinunciavano a  uno dei due fondamenti della sovranità, cioè la moneta, in attesa di  condividere con i Paesi fratelli anche l&#8217;altro pilastro della Stato  moderno, e cioè l&#8217;esercito. Una decisione che voltava definitivamente le  spalle al passato europeo di guerre e di sangue e che, nello stesso  tempo, era in grado di inserire l&#8217;Europa tra i grandi protagonisti della  politica e dell&#8217;economia mondiale. Con la moneta unica l&#8217;Unione Europea  si candidava a entrare tra i costruttori della globalizzazione ormai in  corso e non più arrestabile.</p>
<p>Il traguardo dell&#8217;euro coronava un cammino lungo e difficile, durante il  quale le politiche dei diversi Paesi avevano dovuto adattarsi alle  regole comuni con l&#8217;adozione di cambiamenti radicali. A partire  dall&#8217;Italia, che aveva accumulato ingenti debiti e aveva vissuto gli  ultimi trent&#8217;anni in una devastante inflazione e una continua  svalutazione. Fu quindi un cammino molto difficile e si arrivò al  traguardo solo per la comunanza di obiettivi da parte dei leader dei  principali Paesi europei: Germania, Francia, Italia e Spagna decidevano  di mettere definitivamente in comune il proprio destino.</p>
<p>Non ci nascondevamo le difficoltà di un simile decisione ed eravamo  coscienti che a questa ne dovevano seguire altre, perchè non è possibile  avere <a href="http://www.romanoprodi.it/la-mia-visione-dei-fatti" target="_blank">una moneta comune</a> senza condividere le linee di <a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/non-basta-leuro-ci-vogliono-riforme-e-politiche-comuni-ed-efficaci_3761.html" target="_blank">una comune  politica economica</a>. Ricordo quante volte sollevai questo problema,  ammonendo che senza realizzare quest&#8217;obiettivo una crisi sarebbe stata <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/l%E2%80%99unione-politica-che-non-c%E2%80%99e-se-leuropa-rinuncia-a-salvare-la-grecia_1387.html" target="_blank"> prima o poi inevitabile</a>. Ricordo le sagge risposte del cancelliere Kohl,  che replicava dicendo che nemmeno Roma era stata edificata in un giorno  e che le decisioni necessarie per fare convergere le politiche  economiche sarebbero state prese in seguito, con il tempo e la  ponderazione necessari. Una risposta saggia, che non poteva però tenere  conto del progressivo cambiamento dello spirito pubblico e delle  leadership politiche europee.<br />
Agli anni della speranza sarebbero infatti seguiti gli anni della paura:  paura della globalizzazione, paura della disoccupazione, paura della  Cina. Paure che si potevano vincere solo con un&#8217;Europa unita e che  invece hanno finito con interrompere il suo cammino verso l&#8217;unità e  favorire il dilagare del populismo.</p>
<p>Eppure per otto anni l&#8217;euro ha funzionato come doveva, riducendo  l&#8217;inflazione, obbligando i Paesi a una maggiore disciplina di bilancio  e, attraverso la diminuzione dei tassi di interesse, rendendo possibile  il mantenimento dell&#8217;equilibrio finanziario anche nei Paesi pesantemente  indebitati, come l&#8217;Italia. Le divergenze nelle politiche economiche  hanno tuttavia reso quest&#8217;equilibrio sempre più precario, fino a che la  crisi greca non ha messo a nudo le differenze di efficienza e di  produttività che si erano accumulate dopo la costruzione dell&#8217;euro.</p>
<p>La <a href="http://www.romanoprodi.it/interviste/spegnere-lincendio-tenendo-saldi-i-conti-senza-questo-non-si-puo-neanche-pensare-alla-crescita_3357.html" target="_blank">crisi greca</a> che, per le sue modeste dimensioni, avrebbe potuto essere  <a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/leuropa-e-paralizzata-e-in-ritardo-rispetto-alla-crisi_4165.html" target="_blank">l&#8217;occasione per costruire</a> quella politica di coesione ritenuta  necessaria fin dal momento della fondazione dell&#8217;euro, ha segnato invece  <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/il-prezzo-del-non-decidere-come-la-germania-ci-ha-spinto-nel-tunnel_4185.html" target="_blank">l&#8217;inizio di una turbolenza</a> che non ha ancora avuto termine. La zona  euro, che globalmente gode di una situazione della finanza pubblica di  gran lunga migliore di quella degli Stati Uniti, è ora vittima di una  crisi che, per ironia della sorte, è proprio partita dagli Stati Uniti.</p>
<p>La politica unitaria americana ha trasformato in forza la sua debolezza,  mentre le divisioni europee hanno trasformato la forza europea in  debolezza. Oggi il nostro dovere è quindi quello di perseguire una  politica unitaria anche se non omogenea, perchè ogni governo deve fare  la sua parte ma al seguito di una guida generale e concordata.  All&#8217;Italia spetta il duro compito di <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/litalia-ha-fatto-il-suo-dovere-ora-tocca-agli-altri_4274.html" target="_blank">porre un freno agli squilibri</a> fra  spese ed entrate che, negli ultimi anni, hanno eroso i vantaggi  accumulati dalla provvidenziale caduta dei tassi di interesse provocata  dall&#8217;introduzione dell&#8217;euro. E questo lo sta facendo il governo Monti.</p>
<p>Tuttavia <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/la-germania-non-ha-alcun-titolo-per-fare-la-maestrina_4241.html" target="_blank">i compiti a casa</a> non basteranno mai se non si ritorna alle  fondamenta dell&#8217;euro, per cui ogni Paese deve fare il suo dovere ma  sotto un&#8217;autorità europea in grado di stabilire quali siano questi  doveri e di farli rispettare sia quando la deviazione avviene in Italia  sia quando, come è capitato nella prima fase della vita dell&#8217;euro, erano  proprio la Germania e la Francia ad allontanarsi dalle regole comuni.</p>
<p>Il direttorio a uno (cioè della sola Germania) non si è dimostrato  capace di costruire l&#8217;unità indispensabile per difendere tutti noi  europei dalla speculazione internazionale. E&#8217; inutile girare attorno al  problema. O noi costruiamo gli strumenti comuni ormai noti, e cioè un  reale potere della <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/il-tandem-berlino-parigi-ha-fallito-portare-a-termine-il-progetto-delleuro_4308.html" target="_blank">Banca centrale europea e gli eurobond</a> per una comune  difesa della moneta, o la crisi continuerà a lungo, perchè contrastata  da azioni sempre deboli e ritardate.</p>
<p>Nonostante tutto ciò, penso che l&#8217;euro non solo si salverà ma celebrerà  molte altre decine di compleanni perchè esso costituisce la forza della  Germania e la sicurezza di tutti gli altri Paesi europei. La sua caduta  non conviene a nessuno: le conseguenze di una sua dissoluzione sarebbero  per tutti catastrofiche. Mentre <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/se-la-grande-germania-capisse-quanto-e-piccola_1935.html" target="_blank">la Germania perderebbe ogni vantaggio</a> commerciale con una valuta in salita verso le stelle, l&#8217;Italia si  ritroverebbe di nuovo nel gorgo dell&#8217;inflazione e nell&#8217;oppressione di  insostenibili tassi di interesse.</p>
<p>L&#8217;uscita dalla crisi dell&#8217;euro sarà quindi lenta e faticosa, perchè deve  percorrere una strada piena di paure e pregiudizi, ma non vi è alcuna  alternativa. Forse non è questo il modo più gioioso di celebrare un  compleanno ma è almeno consolante pensare che i prossimi compleanni  sicuramente ci saranno e soprattutto saranno migliori.</p>
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		<title>Il tandem Berlino-Parigi ha fallito. Portare a termine il progetto dell&#8217;Euro</title>
		<link>http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/il-tandem-berlino-parigi-ha-fallito-portare-a-termine-il-progetto-delleuro_4308.html</link>
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		<pubDate>Wed, 28 Dec 2011 07:39:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Prodi: via a Eurobond e SuperBCE. Il tandem Berlino-Parigi ha fallito
Intervista di Andrea Bonanni a Romano Prodi su La Repubblica del 28 dicembre 2011
Professor Prodi, dieci anni fa l`euro entrava per la prima volta nelle tasche dei cittadini. Oggi ci ritroviamo per una celebrazione o per un funerale?
«Diciamo che siamo di fronte alla necessità di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/12/2F10494A470D1354.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4314" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/12/2F10494A470D1354.jpg" alt="" width="180" height="120" /></a>Prodi: via a Eurobond e SuperBCE. Il tandem Berlino-Parigi ha fallito</strong></p>
<p>Intervista di Andrea Bonanni a Romano Prodi su <a href="http://www.difesa.it/Sala_Stampa/rassegna_stampa_online/Pagine/PdfNavigator.aspx?d=28-12-2011&amp;pdfIndex=49" target="_blank"><strong>La Repubblica</strong></a> del 28 dicembre 2011</p>
<p><em>Professor Prodi, dieci anni fa l`euro entrava per la prima volta nelle tasche dei cittadini. Oggi ci ritroviamo per una celebrazione o per un funerale?</em></p>
<p>«Diciamo che siamo di fronte alla <a href="http://www.asca.it/news-Euro__Prodi__progetto_incompiuto__Berlino_Parigi_rovinato_Ue(Repubblica)-1108777-FOT.html" target="_blank">necessità di una rifondazione</a>. Dobbiamo prendere atto dell`incompiutezza di quel progetto e <a href="http://www.diariodelweb.it/Articolo/Politica/?d=20111228&amp;id=230299" target="_blank">portarlo a termine</a>. Del resto anche allora io andavo dicendo che non si poteva avere una politica monetaria unica senza una politica economica comune. Ma la reazione, di Kohl come di Chirac, fu netta: è meglio rinviare la fase due»</p>
<p><em>Più che rinviarla, se la sono dimenticata…</em></p>
<p>«Sì. Perché l`Europa è cambiata. E` cominciata l`era della Grande Paura. Paura della globalizzazione. Paura della Cina. Paura del futuro. E la Germania si è fatta paladina di queste paure. Così tutto il processo si è rallentato. E quando è arrivata la tempesta non solo mancavano gli strumenti per affrontarla, ma anche la voglia di uscire dai porticcioli protetti degli egoismi nazionali».</p>
<p><em>Non le sembra che quella della globalizzazione fosse un paura giustificata?</em></p>
<p>«Non ha senso fuggire di fronte all`inevitabile. La globalizzazione ci impone una sfida. Ma era folle pensare di poterla evitare».</p>
<p><em>Nel suo libro appena uscito, “Dieci anni con l`euro in tasca” in cui dialoga con Delors, si dimostra ottimista sul futuro della moneta unica. Perché?</em></p>
<p>«Per la Germania l`uscita dall`euro sarebbe una tragedia mai vista. Certo, c`è una dose di schizofrenia nella politica europea: l` analisi guarda al futuro, ma la prassi pensa solo al presente immediato. Si <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/il-prezzo-del-non-decidere-come-la-germania-ci-ha-spinto-nel-tunnel_4185.html" target="_blank">dà addosso alla Grecia pensando</a> alle elezioni in Nordrhein-Westfalen. Ma anche la schizofrenia ha un limite».</p>
<p><em>Eppure avrà sentito anche lei <a href="http://www.socialistalab.it/lettere.asp?id_elemento_lettere=3032" target="_blank">le voci</a> secondo cui la Germania starebbe <a href="http://affaritaliani.libero.it/economia/eurocrisi_ritorno_al_marco30112011.html?refresh_ce" target="_blank">stampando</a> in Svizzera i nuovi marchi…</em></p>
<p>«Sì, le ho sentite. Ma sono, appunto, voci. Se si tornasse all` euro tedesco e all` euro italiano, il rapporto salirebbe immediatamente verso l`uno a due. E <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/se-la-grande-germania-capisse-quanto-e-piccola_1935.html" target="_blank">la Germania smetterebbe</a> di esportare. Nell`ultimo anno la Germania ha registrato un surplus commerciale di 200 miliardi, di cui metà verso la zona euro. Sarebbe cancellato in un attimo».</p>
<p><em>Chi avrebbe immaginato, solo pochi mesi prima che avvenisse, la fine dell`Urss? Non potrebbe accadere lo stesso con l`euro?</em></p>
<p>«Non credo. Quello sovietico era un sistema che aveva accumulato errori tali da non reggere più. L` euro, invece, è stato un elemento di stabilità e di progresso. In questi dieci anni l`industria europea si è andata rafforzando molto più di quella americana. Abbiamo imparato a vivere con una moneta forte. I Paesi del Golfo e la Cina aspettano solo una politica di buonsenso da parte degli europei per riequilibrare le loro riserve valutarie a favore dell` euro».</p>
<p><em>E quale sarebbe questa politica di buonsenso?</em></p>
<p>«Una moneta comune va difesa con strumenti comuni. Occorre che <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2011/12/28/visualizza_new.html_18463188.html" target="_blank">la Bce sia autorizzata a fare il proprio lavoro</a>, come lo fa la Fed. E occorre che gli <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/eurounionbond-per-la-nuova-europa_3598.html" target="_blank">eurobond</a>, garantiti dall`oro delle banche centrali nazionali, consentano non solo di difendere il debito, ma anche di rilanciare gli investimenti, come hanno fatto Cina e Usa nel momento del bisogno».</p>
<p><em>I tanti errori della coppiaMerkelSarkozy erano evitabili?</em></p>
<p>«Se governano in base ai sondaggi di opinione, no»</p>
<p><em>Ma in democrazia si può fare altrimenti?</em></p>
<p>«<a href="http://www.romanoprodi.it/index_archivio.html" target="_blank">Io l`ho fatto</a>: dalle carceri, alla politica di cittadinanza, all`immigrazione. E ne ho pagato il prezzo. Ma non ho rimpianti».</p>
<p><em>Oggi l`Europa è più tedesca che mai…</em></p>
<p>«E lo è per colpa della Francia. Parigi ha voluto contenere da sola la Germania senza averne il peso. Questo <a href="http://borsaitaliana.it/borsa/notizie/mf-dow-jones/italia-dettaglio.html?newsId=938118&amp;lang=it" target="_blank">direttorio a due ha rovinato l`Europa</a>, perché in realtà <a href="http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/la-germania-non-ha-alcun-titolo-per-fare-la-maestrina_4241.html" target="_blank">a comandare è solo la Germania</a>. E Berlino insegue solo il suo interesse immediato».</p>
<p><em>Ma se i grandi sbagliano impunemente, e i deboli, come è successo in Portogallo, Grecia e Italia, sono costretti a cambiare governi democraticamente eletti, che fine fa la democrazia?</em></p>
<p>«La democrazia va sempre in crisi se non si porta il processo democratico al livello in cui si prendono le decisioni vere, se il “potere del popolo” si esercita là dove non c`è più potere reale. E` quanto sta succedendo in Europa».</p>
<p><em>Allora non c`è via di uscita? </em></p>
<p>«Tanto per cominciare sono convinto che, come si sono dovuti cambiare i dirigenti dei Paesi perdenti, gli errori che si stanno accumulando sono talmente madornali che si finirà per cambiare anche quelli dei Paesi cosiddetti forti. La crisi economica dell`Europa, che è ormai inevitabile, si scaricherà su quelli che, a torto o a ragione, hanno avuto la pretesa di dirigerla. E a quel punto si potranno riaprire tutti i giochi».</p>
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		<title>Il Mondo multipolare occasione per l&#8217;Europa</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Dec 2011 06:43:54 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[Gli equilibri del futuro
Il Mondo multipolare occasione per l&#8217;Europa
Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 24 dicembre 2011
L&#8217;anno che sta per chiudersi ha assistito ad eventi di politica internazionale che molto influenzeranno il futuro del mondo.
Tra questi voglio citare in primo luogo la fine ufficiale della guerra in Iraq. Un avvenimento seguito con poca [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gli equilibri del futuro</p>
<p><strong>Il Mondo multipolare occasione per l&#8217;Europa</strong></p>
<p>Articolo di Romano Prodi su <strong><a href="http://www.difesa.it/Sala_Stampa/rassegna_stampa_online/Pagine/PdfNavigator.aspx?d=24-12-2011&amp;pdfIndex=53" target="_blank">Il Messaggero</a> </strong>del 24 dicembre 2011</p>
<p>L&#8217;anno che sta per chiudersi ha assistito ad eventi di politica internazionale che molto influenzeranno il futuro del mondo.</p>
<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/12/irakendwar.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4301" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/12/irakendwar-300x195.jpg" alt="" width="300" height="195" /></a>Tra questi voglio citare in primo luogo la fine ufficiale della <a href="http://www.corriere.it/esteri/11_ottobre_21/obama-ritiro-iraq_ff14bb08-fc03-11e0-a389-b44dd5e172d2.shtml" target="_blank">guerra in Iraq</a>. Un avvenimento seguito con poca enfasi dai media europei sia perché era un evento ormai scontato sia perché da molti anni questa guerra, che aveva sconvolto la coscienza europea, era considerata un problema solo americano. In effetti la guerra in Iraq doveva essere il sigillo della potenza americana, segnando l&#8217;inizio di un nuovo secolo di dominio. Doveva essere cioè il riconoscimento della superiorità degli Stati Uniti sia come potenza militare che come leader del progresso della democrazia nei confronti di ogni minacciosa potenza dittatoriale. Sotto il primo aspetto il conflitto <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/2003_Mission_Accomplished_speech" target="_blank">doveva concludersi in pochi mesi</a> e si è trascinato per otto anni mentre, sotto il secondo aspetto, <a href="https://www.cia.gov/library/reports/general-reports-1/iraq_wmd/Iraq_Oct_2002.htm" target="_blank">le armi di distruzione di massa</a> che minacciavano gli equilibri mondiali, non sono mai state trovate. Ora, mentre <a href="http://www.nytimes.com/interactive/us/faces-of-the-dead.html" target="_blank">si contano i morti</a> e i feriti, ci si accorge anche che <a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=43282&amp;sez=HOME_NELMONDO&amp;npl=&amp;desc_sez=" target="_blank">il costo di questa guerra</a> è stato un elemento non certo secondario nel mettere in difficoltà il bilancio americano. Ci si accorge cioè che esso ha contribuito a mutare i rapporti di forza nello scacchiere mondiale, rafforzando inoltre l&#8217;Iran, tradizionale nemico degli Stati Uniti, mentre i sanguinosi conflitti interni iracheni sembrano continuare senza fine.</p>
<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/12/arabspring.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4302" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/12/arabspring-300x216.jpg" alt="" width="300" height="216" /></a>Il secondo grande avvenimento  è indubbiamente <a href="http://www.rainews24.rai.it/it/video.php?id=25656" target="_blank">la primavera araba</a>, con l&#8217;ondata di grandi speranze verso <a href="http://www.romanoprodi.it/interviste/africa-solo-la-democrazia-puo-garantire-la-prosperita_3195.html" target="_blank">un&#8217;evoluzione democratica</a> che, per ora, sembra concretizzarsi soltanto in Tunisia, mentre l&#8217;Egitto vive ancora in una transizione senza fine. Il lungo processo elettorale vede prevalere, oltre ogni previsione, i partiti islamici. Non solo i fratelli mussulmani, che negli ultimi anni si sono avvicinati ad una politica più moderata  e di progressivo riconoscimento dei diritti civili, ma anche i salafiti, saldamente orientati verso uno stato teocratico. Intanto l&#8217;Egitto soffre, la disoccupazione aumenta, il turismo è a zero, i capitali fuggono, la violenza cresce così come aumenta la tentazione di appellarsi all&#8217;esercito perché ponga fine a questa transizione senza fine. Naturalmente non è nemmeno necessario sottolineare come, al di là di grandi discorsi, l&#8217;Europa non faccia nulla per <a href="http://www.romanoprodi.it/interviste/troppe-contraddizioni-sulle-rivolte-arabe-cosi-litalia-perdera-peso-in-nordafrica_3201.html" target="_blank">aiutare il cammino</a> della primavera araba.</p>
<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/12/libyawar.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4303" title="libyawar" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/12/libyawar-300x210.jpg" alt="libyawar" width="300" height="210" /></a>Il terzo avvenimento importante dell&#8217;anno riguarda la guerra di Libia. Anche in questo caso <a href="http://www.romanoprodi.it/interviste/dobbiamo-pensare-al-dopo-gheddafi-e-difendere-i-frutti-delle-rivolte-arabe_3207.html" target="_blank">l&#8217;Europa si è presentata divisa</a> ma la grande novità è che il peso della guerra non è stato sopportato quasi interamente dagli Stati Uniti, come nel caso dell&#8217;Iraq e dell&#8217;Afghanistan, ma è stato equamente diviso con i paesi europei partecipanti ed è stata affidata a loro ( in questo caso particolarmente alla Francia) la guida politica e la conseguente visibilità del conflitto. A consuntivo Francia. Gran Bretagna e Stati Uniti hanno coperto ciascuno circa il 15% del <a href="http://www.embeddedagency.com/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=190:i-costi-della-guerra-in-libia&amp;catid=35:info" target="_blank">costo della guerra</a> e l&#8217;Italia il 10% ( più le basi logistiche). Anche se non si può da questo concludere che gli Stati Uniti si disinteressino del Mediterraneo ( se non altro per la presenza di Israele) è doveroso osservare come abbiano preferito condividere il peso  di  questa pur importante azione militare con gli alleati europei. Naturalmente non con l&#8217;Unione Europea perché le posizioni e gli interessi dei suoi componenti marciano, anche in questo caso, in direzione diversa.</p>
<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/12/obamatripindonesia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4305" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2011/12/obamatripindonesia-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>L&#8217;ultimo grande avvenimento di politica estera del 2011 non riguarda né una rivoluzione né una guerra ma il lungo viaggio di <a href="http://www.whitehouse.gov/the-press-office/2011/11/09/press-briefing-previewing-presidents-trip-hawaii-australia-and-indonesia" target="_blank">Obama e della signora Clinton nel Pacifico</a>. Accanto ad un supplemento di <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-11-17/tensione-pacifico-obama-manda-154330.shtml?uuid=AaqgkNME" target="_blank">impegno militare diretto</a> ( una nuova base militare in Australia) il viaggio è stato totalmente dedicato a costruire amichevoli rapporti con i paesi che gravitano intorno alla Cina e che hanno tensioni o contenziosi con la Cina stessa.  Così è stato per il Vietnam come per le Filippine, l&#8217;Indonesia , il Giappone  e perfino con la Cambogia, finora indissolubile alleato della Cina. Tutto questo in linea con l&#8217;opinione pubblica americana, sempre più calamitata ma altrettanto <a href="http://www.economist.com/node/9189760" target="_blank">impaurita dall&#8217;ascesa cinese</a>. Il Pacifico è ormai il centro di gravità dell&#8217;economia e della politica mondiale ma, anche in questo caso, gli Stati Uniti si rendono conto di non avere le risorse per controllare direttamente uno scacchiere così vasto e cercano perciò di costruire alleanze sempre più solide con coloro che in un modo o nell&#8217;altro hanno paura della Cina.</p>
<p>I quattro avvenimenti brevemente elencati non sono strettamente connessi fra di loro e forse non fanno parte di una politica deliberata e organica ma segnano con certezza l&#8217;accelerazione del passaggio da un mondo americano a un mondo tendenzialmente bipolare, con una contrapposizione crescente fra Stati Uniti e Cina.  Eppure vi è ancora spazio per un equilibrio multipolare anche perché Stati Uniti e Cina hanno tra di loro legami economici e finanziari troppo forti e non hanno quindi, per ora, alcun interesse ad uno scontro aperto. Dubito tuttavia che l&#8217;Europa di oggi sia in grado di inserirsi in questo spazio.</p>
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